Creato da Gioiasole il 24/11/2006

Funambola

Il segreto per andare avanti è iniziare (S. Berger)

 

 

Evoluzione della specie.

Post n°138 pubblicato il 17 Aprile 2008 da upmarine
 
Tag: scoop

La risposta c'è stata.
Bene ... segni di vita su questo pianeta.

 
 
 

Un atto dovuto di umiltà

Post n°136 pubblicato il 07 Aprile 2008 da upmarine
 

Seguiamo a volte un filo, lo utilizziamo per orientarci in un mondo dove la direzione sembra sfuggirci, anche quando abbiamo abbiamo creduto di essere arrivati ad un passo dalla destinazione.
Che poi quale sarebbe il nostro punto di arrivo? Forse la caduta dei miti rappresenta un momento di salvezza rispetto alle nostre false convinzioni.
Mi sono accorto di non aver dato il giusto peso a me stesso e di aver invece imposto troppo spesso le mie effimere certezze.
Siamo proprio sicuri che quello che immaginiamo sia proprio il mondo migliore?
E se avessero ragione gli altri?

 
 
 

Buona Pasqua ... banda di matti.

Post n°135 pubblicato il 22 Marzo 2008 da upmarine
 
Tag: Auguri

Come ogni buon maggiordomo che si rispetti, sono passato da casa GioiaLù per dar aria ai locali. Qualche ragnatela qui e là, niente di preoccupante.





(MrUP, cosa ci fai alle donne?)




Mi sono chiesto mille volte il motivo per cui dedico le mie scarse risorse di tempo a curare il mio blog, ed eccomi che ho preso anche quest'altro impegno.
A dir il vero, non è che mi stia concedendo granché, compreso nel mio blog.


(silenzio, sto lavorando)


E vorrei che sia chiaro: sia io che GioiaLù di cose da dirvi ne abbiamo a bizzeffe; non ci mancano certamente gli argomenti.







(restate ancora un po' ad ascoltarmi)




E a questo aggiungeteci anche la nostra propensione a curare i rapporti interpersonali.
(Avete notato che inizio le frasi spesso con un E ...: dicono che sia una grave malattia della personalità. Solo i logorroici ne sono affetti).
Tuttavia, mi stupisco più nel considerare il tempo che dedico ai blog piuttosto che biasimare la durata dei lunghi distacchi miei e di GioiaLù.
Evidentemente, riscopriamo, di tanto in tanto, piacevoli sollazzi da praticare lontani da queste tastiere.
Questo è il motivo per cui GioiaLù è restia a manifestarsi.

La ragazza non è più qui ma è risorta, in un luogo ameno col suo venditore di cravatte taroccate.






(GioiaLù, a destra, col suo venditore di cravatte taroccate)



Buona Pasqua, bighelloni! Ed andate a lavorare invece di sprecare il vosto tempo a guardare il mondo attraverso lo schermo di un ordinatore quando è invece tutto lì fuori.

E guai a voi se guardate la TV, soprattutto Mediaset.

 
 
 

Andò vai se la licenza non ce l'hai?

Post n°134 pubblicato il 14 Marzo 2008 da upmarine
 

Questa frase, estratta da un articolo menzionato dal blog di Mantellini mi ha profondamente segnato:

Unanime la proposta richiesta alla prossima legislatura: una legge che permetta l'accesso ad internet solo grazie ad una licenza. ''Non basta l'intervento della comunita' serve anche l'intervento delle autorita'''. E' quanto sostiene l'avvocato Gianmarco Cesari, presidente dell'Osservatorio Vittime Lidu,
lega italiana dei diritti dell'uomo e organizzatore dell'evento.





(licenza di matrimonio di Gioialù: ho cancellato le generalità del venditore di cravatte per non violare le leggi sulla privacy)


Vediamo un po'. Ho la licenza elementare e delle scuole medie. Ho anche una laurea, la Cresima, patente di guida A e B, Carta d'identità, tessera sanitaria. No, proprio non riesco a trovare una licenda di navigazione internet.
Mi dispiace ragazzi, non potremo più frequentarci. Senza licenza non si può.
Mai che a nessuno sia venuto in mente di pretendere una licenza per trasmettere sui canali Mediaset. Oppure il Grande Fratello lo ha prescritto il fantastico psicopranoterapeuta Paolo Crepet?

 
 
 

Occhiali da miope su ... Parlane con Gioialù

Post n°133 pubblicato il 10 Marzo 2008 da upmarine

L'età incede, con tutti i suoi annessi e connessi. Non ho mai avuto bisogno degli occhiali, nonostante le terapagine di libri da me lette.
Tuttavia, ora ne ho comperato un paio per la lettura e ho dovuto sudare non poco per convincere il mio oculista a prescrivermeli. Secondo lui non ne ho bisogno perché quel leggero calo che ho registrato è fisiologico e devo tenere sotto sforzo la vista per non accelerare il processo di peggioramento.
Io invece ho sempre invidiato i miei amici che ne indossavano un paio con tanto charme che donava loro quel tipico aspetto da intellettuale.
Ora che li ho comperati non li uso: li dimentico sempre e, soprattutto, non servono allo scopo. Non leggo mica in pubblico, ad esempio su una panchina?
E poi vedo leggermente meglio si, ma solo da vicino. Basta che alzi il viso per guardare più in là del libro ed ecco che non vedo più nulla. Oppure devo abbassare gli occhiali sul naso e guardare al di sopra, col risultato di apparire un perfetto babbeo.

Come può un difetto fisico diventare il tramite per soddisfare quella punta di narcisismo che è in me? Sta a vedere che mi toccherà sottopormi ad un intervento di chirurgia estetica per farmi venire le orecchie a parafango?






(fototessera di GioiaLù)


Vediamo se con questa foto riusciamo a stanare GioiaLù.
DiabolUP.

 
 
 

MMMMM ... cosa ci faccio qui !

Post n°132 pubblicato il 04 Marzo 2008 da upmarine

Cari amici,
non ci siamo. La padrona di casa mi ha mollato le chiavi con la scusa che è indaffarata e non mi può dedicare il suo tempo.




(foto della padrona di casa)


Io ora dovrei passare ogni due o tre giorni per innaffiare le piante, proprio io che ho una grave forma di incostanza patologica.




(risultato del mio giardinaggio)

Senza contare che io normalmente passo da questo blog nella speranza di incontrarla. E invece, mi capita di restare ancora con me solo medesimo stesso.






(attesa paziente)


Questa è una maledizione. Ci avrò il malocchio!









Voglio, fortissimamente voglio, cazzeggiare con GioiaLù.
Sento la sua mancanza e questo non va bene. Dove sono i suoi sfottò?





(foto degli sfottò)



Allora sono giunto al mio ultimatum: o tu ritorni e mi affronti come si deve, oppure io mi toglierò la vita, qui in diretta. Fai tu! Voglio proprio vedere chi pulirà poi il sangue.




(una volta era blu)

 
 
 

Per una cara amica

Post n°131 pubblicato il 29 Febbraio 2008 da Gioiasole

In quel preciso momento l'uomo si disse:

che cosa non darei per la gioia

di stare al tuo fianco in Islanda

sotto il gran giorno immobile

e condividere l'adesso

come si condivide la musica

o il sapore di un frutto.

In quel preciso momento

l'uomo stava accanto a lei in Islanda.

                                                      Jorge Luis Borges

Incapace di trovare le parole, mi affido alla poesia di Borges.
Perchè, nonostante lei sappia già quanto avrei voluto esserle accanto in questi giorni, voglio comunque lasciarle il mio messaggio anche in questo luogo che ci ha fatte incontrare. Perchè non esistono distanze incolmabili quando ci si "sente" davvero.

 
 
 

Celebrazioni

Post n°130 pubblicato il 17 Febbraio 2008 da Gioiasole

Fa sempre piacere ricevere attestati di stima: in misura maggiore quando, pur consapevoli dell'affetto che unisce, questi arrivano inaspettati. E così, Carpe mi ha generosamente attribuito il premio, perchè (parole sue, eh)... "perchè è in gamba, forte e femminile, simpatica e tormentata, un architetto cui non si può non voler bene"; e Ale, perchè: "E' il mio primo blog amico, ho letto Lu dal giorno in cui ha cominciato a scrivere e mi piace perchè è Lei, sempre...I suoi post sono stati spesso spunto di riflessione per me." (Sapete entrambe quanto siete importanti, per me: grazie, carissime)
Volendo attribuirne anch'io, premierei con un dieci e lode tutti i blog linkati nella mia lista di blog amici: se sono lì è perchè in ognuno di loro c'è qualcosa che mi piace riscoprire ogni volta che posso. Ma nel cuore ho, come scrive Carpe dal canto suo, la mia personalissima hit parade di blog con cui ho instaurato un rapporto di frequentazione più assidua, tenendo anche conto del fatto che qui, sul blog, ci sono una volta sì e dieci no.
Eccoli:
Come le nuvole, di Carpe, per la simpatia ineguagliabile di ogni post, di qualunque genere e argomento; ma soprattutto perchè, odiando il telegiornale, grazie al suo blog sono stata sempre simpaticamente aggiornata sui fatti del mondo. Poi ho scoperto che, sotto la scorzetta di donna di mondo, c'è una ragazza sensibilissima; scoperta che me l'ha resa ancora più cara.

IlMondoDiAle, di Alessia, della quale posso solo dire che ci sono momenti in cui vorrei essere come lei: attenta e profonda, ha un blog in cui è impossibile non avvertire l'umana dolcezza di una persona buona, pulita e semplice, che si racconta senza quasi mai parlare di sè. Un blog che per me è un punto di riferimento. Come lei.

Espressioni, di Upmarine: Up è un personaggio che vorrei incontrare nella vita reale solo per vedere che faccia ha nella vita di tutti i giorni, perchè nei suoi post c'è una veemenza e una partecipazione tale che non lascia indifferente neanche il lettore più distratto. Un blog che non posso fare a meno di leggere. E poi è di uno scienziato, vero.

Uomini, di Marion: ogni post che pubblica è un concentrato di femminile ironia. Leggerla mi mette sempre di buonumore. E, incredibile ma vero, è l'unica persona al mondo che riesca a rendermi accettabili i discorsi politici. Cioè, non esageriamo, accettabile per me, sulla politica, è una parola grossa, ma almeno non fuggo.

Abbandonare Tara, di Ody: un'autentica signora fiorentina, del cui blog è impossibile non restare colpiti per la bellezza delle immagini, che unisce a una scrittura di vita capace di emozionare e scuotere come poche.

Parole messe lì
, di evasoxcaso: perchè mi fa sempre ridere e mi rende la giornata più leggera. Anche se per colpa sua ho più volte rischiato il licenziamento. Altro che Dan Brown.

 
 
 

Innamorarsi

Post n°128 pubblicato il 11 Febbraio 2008 da Gioiasole

La prima volta che mi innamorai (no, non fu a ventitrè anni: ho mentito spudoratamente), avevo sette anni. E quando dico che mi innamorai, intendo che lo feci davvero con tutti i crismi. Avevamo, il mio pischello innamorato e io, già allora un’idea molto precisa di quello che avremmo fatto da grandi: ci saremmo sposati e avremmo avuto dei figli. Di lavorare, non se ne parlava neanche. Si metteva su famiglia così, bastava dirlo e via. Intanto, per fidanzarci, si doveva partire dalla prima - e unica - tappa: il Bacio (ovviamente, “altro” non sapevamo nemmeno che esistesse, mica eravamo come i bambini di oggi, eccetera eccetera). Devo dire che fu indimenticabile.
Ma andiamo per ordine. Lui era un bel bambino bruno con tanti capelli e gli occhi scuri e sapeva farmi ridere come nessun altro. È che non c’è niente da fare: io mi innamoro sempre di quelli che mi fanno ridere sul serio, quelli che sono capaci di farmi nascere una risata dentro, per intenderci, mica una risata così, a quello son bravi tutti, sfortuna che ce ne siano così pochi in giro. E sì che già allora ridevo parecchio; una volta fummo sbattuti tutti e due insieme fuori dalla classe dalla nostra maestra, infuriata dai nostri ridacchiamenti che cercavamo di soffocare malamente dietro un fazzoletto, fingendo un raffreddore inesistente. Ma la nostra ignara maestra non sapeva che avevamo dalla nostra la bidella, la mitica signora Attilia, la quale, invece di metterci in punizione come avrebbe dovuto, ci preparò un caffellatte caldo sul fornelletto della stanza dei bidelli, con una bella manciata di biscotti. Comunque, per farla breve, tra una risata e l’altra, ci fidanzammo. Un bel pomeriggio, dopo la consueta lezione di pattinaggio, me lo vidi arrivare con il muso gonfio e un labbro spaccato, reduce da una poco dignitosa caduta (“ho provato a fare l’angelo”, mi ha detto, “ma mi è venuto male”). E fu allora che diedi il mio primo bacio: muso contro muso, di cui uno malamente gonfio. Ridendo, oltretutto. Praticamente ho avuto la fortuna di baciare, tra grandi risate e tenere emozioni, il mio primo rospo già a sette anni.
Innamorarsi. Che bella cosa.

 
 
 

Aspettando...

Post n°127 pubblicato il 10 Febbraio 2008 da Gioiasole

...un post di Gioiasole, arriviamo al 2009...
Nell'attesa, copio-incollo dai miei amici Ale, Up e Carpe.
Perchè no?
Ma torno, eh!

SE FOSSI...
- Se fossi un animale... sarei una Coccinella, il mio portafortuna
- Se fossi un numero... sarei il Numero Uno... come il giorno e il mese dell'anno in cui sono nata
- Se fossi un colore... sarei il blu
- Se fossi uno sport... sarei pattinaggio sul ghiaccio
- Se fossi una materia scolastica... sarei Improvvisazione. Una frana.
- Se fossi un mestiere sarei... un architetto... e qui non ci piove.
- Se fossi un luogo... sarei un prato
- Se fossi un periodo storico... sarei il Rinascimento
- Se fossi un genere musicale... sarei il jazz di Joni Mitchell
- Se fossi un film... sarei Mary Poppins
- Se fossi un cartone animato... sarei Bia la sfida della magia... se avessi una bacchetta...
- Se fossi una lettera... sarei una lettera d'amore, quella che non ho mai scritto.
- Se fossi un oggetto... sarei una matita
- Se fossi un giorno della settimana... sarei il sabato
- Se fossi un mese... sarei settembre
- Se fossi un indumento... sarei un maglione di lana a collo alto
- Se fossi una pietra... sarei uno zaffiro
- Se fossi un libro... sarei un libro di fiabe
- Se fossi una canzone... sarei, ora, E ti vengo a cercare, di Battiato
- Se fossi un cibo... sarei un croissant a colazione...
- Se fossi una bevanda... sarei caffè!
- Se fossi uno strumento musicale... sarei un violino. Maneggiare con cura, ovvio.
- Se fossi un profumo... sarei essenza di limone
- Se fossi un frutto... sarei una ciliegia, ne sono golosissima
- Se fossi un gelato... sarei un cono al cioccolato e nocciola
- Se fossi una festa... sarei un weekend lungo...
- Se fossi una nazione... sarei la Grecia, mediterranea e piena di sole
- Se fossi una lingua... sarei l'italiano, amo la mia lingua e non la cambierei con nessun'altra.
- Se fossi un fiore... sarei un gelsomino
- Se fossi una capitale... sarei Parigi... prima o poi, ci andrò
- Se fossi un gioiello... sarei un Solitario
- Se fossi un personaggio delle fiabe... sarei Cenerentola e mi riprenderei la mia scarpetta. Ma non prima di averla data in testa a quel babbione del Principe Azzurro.
- Se fossi uno dei Sette Nani... sarei Pisolo.
- Se fossi un sentimento... sarei...sarei... Gioia, no?
Ecchevelodicoaffare!

 
 
 

La Collega Accademica

Post n°126 pubblicato il 05 Febbraio 2008 da Gioiasole

La Collega Accademica è una ragazza che, se non si ostinasse a fare l’Accademica, sarebbe senz’altro molto più simpatica. Purtroppo, passa l’ottanta per cento del suo tempo a rilevare gli errori grammaticali altrui, scritti e verbali, e lo fa con una supponenza tale che è impossibile non aver voglia di strozzarla, anche se ha ragione. Soprattutto quando ha ragione.
E non solo: quando è di vena, ci mette di mezzo pure il galateo. Non si fa questo, non si dice quello. Ma questa è un’altra storia.
Ora, tale collega ha scritto un libro.
E non parla d’altro.
Molto spesso mi capita di dover curare le relazioni scritte del mio capo e i discorsi alle presentazioni dei progetti o alle conferenze; così come, quasi sempre, mi occupo di realizzare le brochures delle stesse. Vuoi che la suddetta non metta il naso? Vuoi che non faccia comparazioni tra il mio (e non solo il mio) lavoro e il suo? Vuoi che non parli del suo Libro?
Perché, alla fine, ogni scusa è buona per tornare a bomba.
Un giorno, tanto per raccontarvene una, ero alla macchinetta intenta a prepararmi un caffé e me la vedo arrivare con in mano una di quelle brochures. Ora, per come la vedo io, la pausa caffé è uno di quei momenti della giornata che dovrebbe essere tutelata giuridicamente dal diritto penale. Manderei agli arresti domiciliari chi osa interromperla per motivi non esattamente vitali. Furba come una volpe in un pollaio, eccola che prende alla lontana la cosa, buttando, come per caso, frasi tipo: “Quello scrive come parla”, oppure “Certi usano le congiunzioni eufoniche a caso” (veramente non mi suonava proprio “a caso”, non lo scrivo, ma voi mi avete capita ugualmente). Poi, eufemisticamente soddisfatta, mi sbatte sotto al naso la brochure incriminata e mi intima di guardare “qui”.
Il “qui” era un “ed alla”, ovvero una congiunzione eufonica “scorretta”. 'Ed' si usa solo davanti a un'altra 'e', mi fa; e 'ad' si usa solo davanti a un'altra 'a'. L'Accademia della Crusca in persona, insomma.
Grazie per avermelo fatto notare, le dico. Se non fosse per quell'aria saputa che hai, avrei voluto aggiungere.
Figurati, mi risponde.
E continua: ma, vedi, io devo saperle per forza queste cose, perché altrimenti, sai, per scrivere il libro…
Alzando gli occhi al cielo, ho incontrato lo sguardo del mio capo che mi ha fatto l’occhiolino. Per un attimo l'ho amato. Dietro di lui, ho colto il labiale di un’altra collega che, senza farsi vedere dall’Accademica, mi ha sillabato: “E’ odiosa”.
Inutile dire quanto quest'ultima affermazione mi trovasse concorde.

 
 
 

Giorni di nebbia

Post n°125 pubblicato il 01 Febbraio 2008 da Gioiasole

Prenditi cura
di tutte le tue piante
e dei bambini.
Muriel Barbery, L’eleganza del riccio

Alla fine, va affrontata, questa malinconia. Anche se mi sembra che sia come quando sono uscita di casa stamattina, la città avvolta in una nebbia fitta e traslucida, che opacizzava persino le risate dei bambini che uscivano tutti insieme dalla panetteria, con in mano le pizzette al pomodoro per la merenda a scuola. Poi, a metà mattinata, è spuntato il sole.
Sorridi, mi ha detto la collega, è uscito il sole.
Davanti al computer, con due lacrimoni grossi come limoni, che neanche i bambini.
La scala mi è venuta tutta storta, salendo i primi quattro gradini si batte la testa. La cancello e ricomincio, vorrei cancellare anche tutto il resto, a colpi secchi di delete, ma il non senso resta appiccicato addosso come miele amaro. E non se ne va. Però riesco a cancellare i limoni dagli zigomi.

Ci sono stagioni che senti amiche e amici che sono come stagioni. Compaiono nella tua vita come le mimose a primavera e le ciliegie in estate, come il vino novello in autunno e la neve in inverno. Profumano di vita e di sorprese, ma il passo a due è breve, una volta soddisfatta la sete.

Ma l’amicizia è un dono,
non un bicchiere di carta.

 
 
 

Tavola rotonda.

Post n°124 pubblicato il 27 Gennaio 2008 da Gioiasole

Le riunioni di lavoro, si sa, possono essere molto noiose. Le nostre, invece, talvolta hanno un margine di estrosità che le rende uniche, impareggiabili. Self control elevatissimo, ma impossibile non ridere. Soprattutto quando intervengono personaggi notevoli, come un certo imprenditore milanese. Per l’occasione, doc.

«…soprattutto, dev’essere garantita la trasmissione del “no-uau”…»

«Ma che dice?…
«Zitto, te lo spiego dopo…

«…perché, senza un’adeguata trasmissione del “no-uau”

«Ancora? Ma che cos’è sto “uau”?
«Know-how…
«Ah…

«…non abbiamo alcuna speranza che, nel futuro … e allora,»

(pausa a effetto, guardandoci negli occhi, uno per uno, con espressione grave)

«dobbiamo rassegnarci al “caun-daun” alla rovescia verso la fine…

«Ma il count-down non è già un conto alla rovescia?? Ma dove ha studiato, quello?
«Finiscila, ci sta guardando...

«…per cui, mi auguro vivamente che, nei prossimi mesi, si possa costruire un “beckgrund” rilevante…

«Rilevante, sì… quello ha bisogno di farsi una vacanza… all’estero!

Perché tu vuo’ fa’ l’americano.

 
 
 

Alter.nativa

Post n°123 pubblicato il 23 Gennaio 2008 da Gioiasole


L'IVG, l'acronimo che indica l'interruzione volontaria della gravidanza, come ho avuto modo di leggere in uno dei tanti articoli contro, "richiama alla mente più i treni ad alta velocità francesi che gli strumenti del ginecologo", i TGV (Train à Grande Vitesse, treno a grande velocità).
Guarda il caso. Un po' di anni fa, durante un viaggio compiuto proprio in treno, ho conosciuto una signora. Bella, sportivamente elegante, dimostrava assai meno dei 45 anni dichiarati. Come spesso accade, nelle chiacchiere voluttuarie sul tempo, i ritardi e i disagi di viaggi frequenti, il passo da 'cosa fai nella vita' a parlare davvero della tua vita con una perfetta sconosciuta, è stato pur breve, in un viaggio abbastanza lungo e noioso. Così, mentre fotogrammi di campi di grano puntellati di papaveri scorrevano veloci al nostro fianco, la signora mi ha raccontato serenamente una buona dose di vita propria, del suo matrimonio fallito, del lavoro, dei due figli cresciuti e del suo aborto, voluto. "Un aborto, ha cercato di spiegarmi il mio medico, è come far andare a sbattere contro un grosso ostacolo un treno spinto a folle velocità. Puoi immaginarne le conseguenze. Per una donna è lo stesso." Ricordo che guardavo insistentemente i campi grano. In realtà, guardavo i papaveri. I papaveri mi riportano sempre a mia madre. In un pomeriggio d'estate, in campagna, io correvo e lei faceva finta di inseguirmi, e ridevamo, tanto. Poi ci siamo fermate a raccogliere i papaveri.
A distanza di anni, un parallelo me la riporta alla memoria, quella signora. "Si elimina un bimbo non nato perché vige la legge del più forte": sono parole di Anselma Dell'Olio, non mie. Parole che non posso fare a meno di condividere, pur nell'ambiguità "politico=che interessa la collettività, ma in fin dei conti fa l'interesse di pochi", in cui ci costringono a dimenarci, per non perdere di vista, almeno noi, il vero obiettivo. Purtroppo le leggi passano per una politica che ha dimostrato di avere una bilancia tutta sua, a peso unico. E che peso: quanto pesa. Così temiamo che il vero scopo sia tutto lì e ci agitiamo, com'è normale che accada.
Il dubbio, insidioso, resta. Vorrei sempre essere libera di scegliere, ma voglio farlo con la consapevolezza che la mia libertà ha il suo prezzo. Per chi lo insegue, voglio sempre pensare che l'aborto sia l'ultima spiaggia, l'ultima soluzione nella disperazione e nella protezione. Che non ci sia, davvero, altro modo.

Nota a margine: in realtà, quanto ho scritto non è altro che un'evoluzione di un commento che avevo iniziato a buttare giù ai post di CarpeDiem e di Upmarine. Non li linko, sennò mi accusano di favoritismi. Tanto li si becca facilmente in giro, sono più famosi loro, nella blogosfera, di certuni personaggi politici. Dicevo, del commento: era così lungo che alla fine l'ho ripensato e ne ho fatto un post. Non ci posso pensare. Per colpa di quei due, sono uscita fuori dai miei canoni blogghisti. Vabbè. Semel licet insanire. A' bientot. Ciao.

 
 
 

Pour parler

Post n°122 pubblicato il 21 Gennaio 2008 da Gioiasole

Ieri ho avuto una divertente conversazione telefonica con un collega toscano. Adoro parlare con i Toscani, mi sembra che la loro voce abbia un che di musicale. Quando li ascolto, divento all'improvviso consapevolissima del mio italiano dall'accento disabilitato. Mi rendo conto che, dopo aver lasciato la Puglia ed essere approdata in quel d'Abruzzo, in cui vivo da oltre vent'anni, il mio accento originario ha subìto tante di quelle mazzate dal molisano, dal laziale, dal marchigiano, dal campano (ex camerati universitari e colleghi doc) - oltreché dall'abruzzese, ovvio - che non ne è rimasto più nulla. Quello che emerge deve sembrare, ai più, un residuato bellico d'importazione. Così, non dovrebbe sorprendermi più che, chi interloquisce con me per la prima volta, mi chieda: Ma tu sei francese?
Io, che del francese conosco a mala pena merci e au revoir e non ho mai visto Parigi (già, e allora?), annichilisco.
Mais non, rispondo.

 
 
 

In famiglia

Post n°121 pubblicato il 12 Gennaio 2008 da Gioiasole

Papà è tornato a casa con la spesa. Con una ricetta nuova di zecca, bella pronta per il pranzo di domani, domenica.
“Me l’ha data Manola.”
“Chi è Manola?”
Quella di Giorgio”
“Papà…!? Chi è Giorgio?”
“Il gioielliere, qui sotto…”

Il gioielliere è, in realtà, il fruttivendolo. Secondo mio padre, i diamanti costano un filino di più delle arance di Giorgio. Perché casa mia è così: nessuno si permetterebbe di chiamare le cose con il loro vero nome. È necessario, vitale, dare un soprannome a chiunque e a qualunque cosa. Viviamo di rebus, molti ancora irrisolti. Oppure, assai empaticamente, può capitare di sentire frasi come “Oggi pomeriggio ti ha chiamato coso”. O, metaforicamente, “Non trovo il fattapposta, dove lo hai messo”. E, ancora, possono arrivare messaggi telepatici con il mento o con un dito puntato semplicemente . E tu devi capire al volo. Sennò ti dicono pure che tu non capisci mai niente.

Bene. Domani pomeriggio, domenica, vado in Calabria, a un pelo dallo Stretto. Però ci vado per lavoro. Che avete capito. Magari.

 
 
 

Coffee break 

Post n°120 pubblicato il 11 Gennaio 2008 da Gioiasole

La fatica più grande è Lasciare Andare. Scritto proprio così, maiuscolo.
No, dico: non lasciarsi andare, che è pur sempre un altro bel paio di maniche. Ma Lasciar Andare ciò che è esterno a te: le persone che ami, i luoghi e gli oggetti che sembrarono creati apposta per te, in un tempo che, ormai, fu. Che i cambiamenti non ti siano mai piaciuti poi così tanto, anche quando erano bei cambiamenti, non è una novità, per te. E allora fai sempre una gran fatica, e quel magone che ti senti dentro, non cambia mai sapore, chissà perchè. Son bei cambiamenti, stavolta, no? Ma hai un bel dire andrà tutto bene, lo so, perchè quel magone lì non ne vuol sapere di andare giù.

Urge un caffè.

 


 
 
 

Buon.

Post n°119 pubblicato il 31 Dicembre 2007 da Gioiasole

Oggidì, al telefono con la Titti:
"...tempo qualche mese e ti raggiungo anch'io, che ti credi."
"Sì, ma intanto tu ce l'hai, qualche mese, per prepararti al grande evento, mica come me, che mi buttano, così, d'un botto, ai 39..."

E così fu, è e sarà.
Allegria!


Buon Anno!
E buon compleanno a me

E visto che mi telefona un bel po' di gente, ben conservata da quei meravigliosi anni ottanta - quando scorrazzavamo beati e incoscienti (nonchè ignari) su un Ciao con gli adesivi dei Police - mi sono fatta prendere, alle soglie del nascente duemilaeotto, da un pizzico di nostalgia canaglia e allora piazzo qui una canzoncina dei Simple Minds. All'epoca la cantavo pensando a un tipo che non mi si filava di pezza. Oggi la canto e la dedico a loro e a tutti voi. In più, vi auguro tanto amore. Ma tanto tanto.
Arrivederci al duemilaeotto!

 
 
 

Il gatto e l'acqua bollita

Post n°118 pubblicato il 27 Dicembre 2007 da Gioiasole

Queste feste mi stanno leggermente scombussolando. Ma è un eufemismo, per dire. Normalmente, quando non capisco qualcosa in una conversazione, faccio di necessità virtù. Nel senso che mi aiuto andando a senso. Pescando qua e là, tra quello che mi viene detto - anche se non ho capito un tubo - se riesco a cogliere il senso, è fatta. In genere riesco a tenere in piedi conversazioni anche difficilissime e poco battute tra gli umani. Ma l’altra sera, a cena con il gruppo del laboratorio teatrale, mi è andata male, anzi malissimo. Accanto a me era seduto un tizio molto simpatico, il quale, però, ha un difetto non da poco: parla mangiandosi le parole, masticando le sillabe come se avesse in bocca una big babol gigante. In una parola, non articola. E meno male che il modulo di Dizione e Fonetica che stiamo seguendo parla chiaro: respirare e articolare. Ovvio che il poveretto non ne ha colpa alcuna. Siamo appena agli inizi. Ma lì tutta la mia fantasia, nonché la mia capacità di cogliere un senso anche laddove non c’è, se ne sono andate a farsi friggere.
Alla prima domanda che mi ha rivolto, ho immediatamente messo in atto la mia prima tecnica (e di solito basta la prima): sguardo attento, interessato e debitamente rammaricato, seguito da un semplice “scusami, ero distratta, dicevi?”; ma, come volevasi dimostrare, non è servita a nulla. Poi, ho sperato – pregato – che la sua domanda non fosse una domanda e che potessi scamparmela con l’opzione n° 2: sguardo comprensivo, capo chino e un “eh” mormorato, accompagnato da una leggera scrollatina delle spalle. Tecnica, collaudatissima, da ‘te la faccio in barba’. In genere funziona, e la domanda/non domanda decade. Epperò, lui mi ha guardata un po’ perplesso e mi ha chiesto: “Cos’hai detto, scusa?” e mica potevo continuare a far finta di nulla, per cui ho alzato fieramente le spalle e ho esalato – terza tecnica - d’un fiato: “No, è che non ho capito io quello che hai detto tu”. A quel punto l’intera tavolata si era zittita e, come attratti da un magnete, avevamo tutti gli sguardi puntati addosso. Come se chissà quale conversazione interessante avessimo in corso. E, sinceramente, avrei tanto voluto sapere pure io di che cavolo stavamo parlando.

 
 
 

Post n°117 pubblicato il 23 Dicembre 2007 da Gioiasole


Ormai manca poco. Ma prima che il gran daffare natalizio mi colga, non voglio mancare con i miei auguri. Anche se per molti - purtroppo - è diventata solo una tradizione del tutto, o quasi, priva di significato, per me Natale resta il momento più bello dell'anno. Ho un desiderio particolare per tutti noi e, per esprimerlo, uso le parole di Ody in un commento, che ho trovato speciali:
poter recuperare quanto, per ognuno di noi, c'è di buono nella festa.
Saper apprezzare quello che porta.
 

 Buon Natale!


(In un eccesso di follia da vacanze natalizie
ho reinterpretato la Befana di
www.HelloCrazy.com
Babbo Natale l'ho pescato senza cartello, però...)
 

 
 
 
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E ti vengo a cercare anche solo per vederti o parlare perché ho bisogno della tua presenza per capire meglio la mia essenza
E ti vengo a cercare con la scusa di doverti parlare perché mi piace ciò che pensi e che dici perché in te vedo le mie radici
E ti vengo a cercare perché sto bene con te perché ho bisogno della tua presenza
F. Battiato
 
 
"Non possiamo sapere cosa ci potrà accadere nello strano intreccio della vita. Noi però possiamo decidere cosa deve accadere dentro di noi, come possiamo affrontare le cose, e quale decisione prendere, e in fin dei conti è ciò che veramente conta." J.F. Newton
 

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Non vi è nulla di meno seducente della presenza ossessiva, quasi ingombrante di una persona che invade ogni spazio della vita dell'altro. Impara dai musicisti a dosare le pause. Come nella musica le pause hanno la funzione di creare attesa, di lasciare senza fiato, così la tua assenza e il tuo silenzio possono alimentare il desiderio che l'altro ha di stare con te.

 

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Buon Natale, un anno dopo... :) W.
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Ognuno ha una carica emotiva "finita"...
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e tanti auguri di buon anno :)
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