Abbandonare Tara
abbandonare le sicurezze, i luoghi comuni, alla scoperta di cosa c'è fuori di qui
LA STRADA DELL'AMORE

Thomas Eakins, Baby at play
che è proprio l’amore che parla di noi.”
(Marvin Falinger)
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John Singer Sargent, Ena and Betty, Daughters of Asher and Mrs. Wertheimer
Chissà poi perché le ragazze vanno sempre a due a due. Ma c'è anche il bisogno di avere continuamente un confronto, la pietra di paragone, lo specchio a portata di mano. Capiterà spesso di vedere insieme una bionda con una bruna; una alta con una piccola; una elegante con una casual. Così come spesso, se le conosci, c'è quella estroversa che esce sempre con la timida; quella avventurosa con quella prudente; quella intellettuale con quella svampita.
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Telemaco Signorini, La piazzetta di Settignano
Settignano è un po' la parente povera di Fiesole. A mezza collina, appena la periferia fiorentina comincia a lasciar posto alla campagna, gode tuttora di un privilegiato isolamento che la conserva lontana dai pulman delle comitive, dal selvaggio consumo di un turismo fatto di pizze a taglio, panini in confezioni di plastica e una memoria cresciuta nel mito del poter dire "ci sono stato anch'io". Forse Settignano non è stata inclusa nel barbarico elenco dei luoghi obbligati del turista perché non è un balcone su Firenze, come Fiesole o il Piazzale Michelangelo. Nessuna vista sulla città, le sue cupole e le sue torri. Cresciuta in una piega delle colline, da Settignano si vedono solo ulivi e altre colline e filari di cipressi sui crinali smussati. Il tempo ne ha fatto un buen ritiro per eccellenza: D'Annunzio e Berenson, tra gli altri, nelle loro ville ancora più appartate del dimenticato paesino. Settignano è in fondo in fondo Firenze, ma potrebbe essere un crocicchio di strade nel Chianti, un'aia di contadini del Valdarno, una piazzetta fra le case della campagna senese. La poesia del quotidiano fluire delle vite semplici e dimenticate, la possibilità di dipingere la luce che passa tra le cangianti foglie degli ulivi, la bellezza unica delle stagioni e del tempo, affascinarono molti pittori, i macchiaioli alla ricerca di nuove luci e nuovi temi, Telemaco Signorini in particolare. Crocchio di donne a Settignano Sulle colline di Settignano
Telemaco Signorrini, Tra gli ulivi
La piazzetta di Settignano oggi
gli ulivi a Settignano, oggi |
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Post n°364 pubblicato il 28 Gennaio 2010 da odio_via_col_vento
Firenze, riflessi in Piazza SS. Annunziata
Talvolta la realtà capovolta è una rivelazione.
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Post n°363 pubblicato il 17 Gennaio 2010 da odio_via_col_vento
Julian Alde Weirn -Reflected in a Mirror
Non è ricominciare da capo. Non è così frustrante. Non è aver sprecato tempo, anni, vita. Non è rinunciare a scelte e conquiste. Non è nemmeno riconoscere un errore, quel penoso venire a Canossa di una vita che ci piace raccontare a noi stessi come lineare, diritta, immacolata. E' una tappa. Un'altra delle tante, delle necessarie, elle inevitabili. Cui fai buon viso e che in fondo in fondo non ti dispiacciono. Ma ha poi importanza? Passi di nuovo dal "via" e per un attimo riconosci tutto: indirizzo, anno e giorno, abiti di allora, volti morti. Continui. Tiri di nuovo i dadi.
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Post n°362 pubblicato il 13 Gennaio 2010 da odio_via_col_vento
Guido Reni, Strage degli Innocenti (particolare)
Ricevo questa cronaca da un'amica. Anche io risucchiata nel vuoto e nel buio della grande periferia di quello che una volta era un mondo e forse aveva un cuore.
CRONACA DI UNA TRAGEDIA DELLA POVERTA' Via A., sabato sera, ore 19, uscita della Messa. Mentre la gente lascia la chiesa, una grande agitazione nel gruppetto di 4-5 extracomunitari di varie provenienze - che alloggiano e dormono da più di un mese, neve compresa, sotto il tetto sporgente della chiesetta vecchia, lì almeno non piove. Una donna di colore, con un altro bambino di circa tre anni tiene in braccio una bambina piccola, affidata a lei da un'amica che è al lavoro. La piccina è esanime, la donna urla, si agita, ha cercato soccorso, gli altri stranieri hanno chiamato l'ambulanza. Un'altra donna, una rom che passava di lì, accenna una respirazione bocca a bocca; sarà meglio o peggio? Non c'è un medico, nessuno sa cosa fare. Un marocchino mi passa al telefonino la guardia medica, non capiscono bene l'italiano, la guardia medica chiede a me. Respira la bambina? non si capisce, sembra di no. Mi avvicino, nella confusione generale. La sfioro: è calda, ma priva di sensi. Qualcuno dice che le esce roba bianca dalla bocca. Un rigurgito di latte? Da quanto tempo sta cosi? Non si sa. Forse pochi minuti, forse di più. La donna l'aveva messa in un fagotto dietro la schiena, convinta che dormisse, dopo un po' l'ha tirata giù. La piccina non si sveglia, è svenuta,;lei tenta di rianimarla con dell'acqua sul viso, urla, chiede aiuto al grupetto di stranieri, alla gente che sfolla dalla chiesa. Arriva l'ambulanza, si ferma a lungo. Ne arriva anche un'altra. I minuti sembrano ore. La donna cerca di chiamare la mamma, non riesce a contattarla. Dopo un bel po' quelli dell'ambulanza decidono di partire, destinazione Meyer. Si iintuisce che non sono riusciti a rianimarla, ma non dicono niente. La donna non può salire, non è parente, inoltre può salire una persona sola, e c'è il bambino. Quasi tutti gli italiani se ne sono andati. Una macchina lì vicino: il proprietario dice no, non faccio salire questa gente sulla mia macchina. Corriamo a prendere la nostra, per fortuna non è parcheggiata lontano, li accompagna C., dietro all'ambulanza. Si spera nel miracolo. Attesa della mamma all'ospedale. Poi anche lui viene via, tanto nessuno è parente, si rifiutano di dare notizie. Sono ormai le dieci passate. Il giorno dopo poche righe sul giornale. La piccola non ce l'ha fatta. ![]()
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