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Creato da imperatoreghiaccio il 06/04/2008

Stirpe del Ghiaccio

Siamo l'alchimia che abita il rumore del gelo

 

il punto

Post n°1131 pubblicato il 04 Febbraio 2012 da imperatoreghiaccio
 

ripiegata nell'orlo nascosto della memoria,

accartocciata ai resti di frugali pasti,

aspetti la prossima sconfitta,

e sorridi.

lo sai che perdo, lo sai che non potrei vincere

perché sarebbe inutile,

ora

posso solo osservare il lembo smosso,

cercare una giustificazione che possa fermare

questo freddo silenzioso e immobile.

quindi cammino nella neve

seguo la linea del tuo profumo, forse un confine

prendo il punto di questa immagine, forse una macchia,

perdo il senso del tempo, forse una fine.

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stanco (da Inchiostro d'Anima)

Post n°1130 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da imperatoreghiaccio
 

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Sono stanco di tutto questo rumore,

delle mie ossa che scricchiolano

sotto al peso del vento,

delle mie labbra che muoiono

mordendo aria umida,

dei miei sguardi che vagano

cercando immagini di luce,

e trovano solo buio che illumina.

Sì, sono stanco di tutto questo cadere,

eppure non ho fatto altro nella mia vita,

non ho fatto altro che precipitare,

cascare, stramazzare, piombare,

crollare dentro all’abisso

che mi ha generato.

Sono zero,

perché in realtà non esisto,

è anche per questo

che sono stanco.

 
 
 

la Stirpe del Ghiaccio

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Le rocce umide, ricoperte di muschio odoroso, accolsero il mio freddo animo, non dissero nulla lasciandomi ritrovare gli odori smarriti nella memoria. Mi addentrai sempre più a fondo nell’antro, irretito dal tepore che dalle viscere della terra risaliva alla superficie, portando aromi di zolfo, di fuoco, di mistero. Mi voltai a guardare le farfalle algide, intente a cercare di raggiungermi, svolazzare lievi nella volta dell’ingresso, perdendo a ogni tremito forza, per poi schiantarsi ingenue nel bagnato selciato. Il corpo aveva ripreso fiato, per quel tepore la rendeva accogliente al mio fisico provato.

Il buio compatto e impenetrabile ormai aveva conquistato la scena, ma i miei occhi riuscivano a perforare quella tenebra individuando una piccola fonte luminosa, proprio dove vi avrebbe dovuto essere il buio più impenetrabile, al fondo della grotta. Calamitato presi a camminare in direzione del chiarore, faticando tra i massi abbandonati, aiutando l’incedere con le mani contro la parete.

Ad ogni passo che percorrevo, sentivo la temperatura crescere e notavo la luce farsi più vivida. I riflessi rossastri e il loro tremare, poteva far  pensare a un fuoco acceso.

Arrivai davanti ad un piccolo stagno di magma in lento movimento, la lava fusa ribolliva leggermente, schizzando di tanto in tanto lapilli contro le pareti di basalto nero.

Costeggiai il piccolo bacino naturale, sino a giungere a una porta scolpita nella roccia, recante l’incisione del viatico.

- FILIUS NOSTER MORTUUS VIVIT REX AB IGNE REDIT ET CONIUGO GAUDET OCCULTO. Nostro figlio morto, vive, torna re dal fuoco e gode del matrimonio occulto. Io, morto ad ogni mia rigenerazione, ancora vivo, salvo dall’inferno, in me si sposano gli opposti. Io sono la chiave della porta del ghiaccio –

 
 
 

la Stirpe del Ghiaccio

Post n°1128 pubblicato il 22 Gennaio 2012 da imperatoreghiaccio

- Devo scriverlo ancora – disse strappandoglielo dalle mani.

- Stai mentendo –

- Io non nego l'evidenza, gli faccio assumere un significato diverso –

- Quindi stai mentendo –

- Dove stai andando? – disse Lisa.

“Bada sempre alla Legge del Tre, Tre volte nel bene, tre volte nel male. Una per chiedere, due per illudere, tre per conoscere.”

- Tu sei con loro, vero? –

Guardò il drappello che si stava schierando.

- Dove stai andando? –

- Non fare la terza domanda, non ti serve... sei una di loro? –

- Sì, lo sono, sono sempre stata una di loro –

Replicò solleticando con un dito per tre volte le labbra.

Diaccio restò fermo osservando la sua donna, era bellissima, era stata un falò che aveva illuminato il suo cammino, ma ora era solo cenere.

Cercò di avvicinarsi a lui per proporre una sensuale tregua.

- Devi dirci come fare a entrare nella casa di Beliar, tu sai il modo! –

- Leggilo nella mia mente – disse porgendole i polsi.

- Non abbiamo più tempo, siamo vicini alla fine, devi aiutarci –

Intervenne uno degli uomini, quello che sembrava, dai lineamenti del viso, il meno deciso.

- Ditemi chi siete almeno. Angeli o Diavoli, Maghi e Stregoni o soltanto rompicoglioni? –

Lo beffeggiò ricordandosi delle parole di Chimera “affrontando l'oscurità affrontiamo il terrore e possiamo liberarcene.”

- Potremmo ucciderti –

- Potresti andare a farti fottere bel moretto, quello che ho in testa non lo tiri fuori con un coltello – si avvicinò al volto del primo uomo.

- Diaccio, amore, calmati, e fammi cercare in te – intervenne Lisa prendendogli i polsi per leggere il pensiero.

- Amore? Questa parola nella tua bocca è un insulto –

- Ma non ho smesso di volerti bene, fammi entrare nella tua mente –

- Fai pure – rispose mettendosi in posa. Lasciò che i suoi pensieri divenissero acqua nella mente per affogare la lingua che s’insinuava a scrutare le viscere dell’essere. Uno schizzo del suo mare trovò fuga dagli occhi e lento iniziò a scorrere sul viso.

“Vorrei farti respirare che odore ha una lacrima che scivola lenta dagli occhi, ma non hai mai saputo annusare il profumo del mio male, eppure tu sapevi da sempre chi io sono e ti sei nascosta dietro questa stilla per cercare di strapparmi un segreto che non ho, ma non riesco nemmeno a odiarti. Forse perché ti amavo davvero.”

Lisa si staccò svenendo, prontamente sorretta dai suoi compari.

- Che gli hai fatto? –

- Ho solo lasciato che nuotasse nella mia tempesta. E’ affogata –

 
 
 

lvèfddeèpcscrivplpscMncs...

Post n°1127 pubblicato il 14 Gennaio 2012 da imperatoreghiaccio

la vita è fatta di dolore
ed è per colpa sua che restiamo in vita
prolungando le pene sino che morte
non ci separi...

 
 
 

dolo doloroso dolore

Post n°1126 pubblicato il 10 Gennaio 2012 da imperatoreghiaccio

c'è una solitudine oltre il tuo pianto,

è una marea nera di muco

e lenta imbavaglia il respiro

che vorresti ancora concedere,

è il dolo della luna che si specchia

in questo mare desolato,

abbastanza luminosa da spegnere

il fuoco bruno che mangia il tuo cammino,

e non c'è nessuno che possa appoggiare

le sue mani a fermare l'onda dolorosa che lunga

avanza ad annegare quello che hai perso

o quello che non mai trovato,

e non ci sono parole che possano

colorare di rosso acceso una fiamma

per scaldare un cuore annichilito

dal freddo della solitudine.

ma esiste un luogo dentro di noi

fatto di tempo

in cui il dolore resta immobile

e le nostre angosce

sanno di un sorriso o

anche solo di un abbraccio.

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t.i

Ti guardo negli occhi,

mentre fai scorrere l'arma nel fodero,

sprofondando su di lei,

lentamente,

senza fretta in un istante lungo una vita.

piano,

piano,

si addentra dentro la ferita,

e tu ti infilzi

guardandomi penetrare la tua voglia.
Sazio la bocca coi tuoi frutti più irti,

mentre le tue pressioni aumentano d'intensità,

così come il gioco che dita

sgualciscono

in un mugolio che sommerge il mio mare.

il tuo fisico inarcato,

chiede una scossa, che presto

arriverà a fulminare i neuroni,

sento il tuo veleno riempire l’anima,

le mani dentro di te,

a scavare nella tua passione,

che atterra in un apice di piacere infinito,

poi crolli sul mio petto.

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non

Post n°1124 pubblicato il 05 Gennaio 2012 da imperatoreghiaccio

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il suo inchiostro scorre fluido sulla carta, come un fiume che travolge e porta via il lettore, trascinandolo diretto alla meta.

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“La Stirpe del Ghiaccio” è un romanzo Urban Fantasy che avvince, parola dopo parola. Appena superate le prime pagine si sente la necessità di proseguire nella strada con Diaccio, per scoprire il mistero del libro (l’Ultima Alchimia) che il protagonista si trova tra le mani. Ci si coinvolge insieme con lui nella ricerca dell’autore, tal Aaron Mi-ka-el Beliar (si noti qui, e in tutto il libro, il modo in cui AMB gioca come un bambino capriccioso con le parole), in un intreccio di vita reale, sogno e magia, illusioni di luci e ombre. In tutta la stesura, Aronne semina piccoli indizi che vanno poi a collocarsi, ognuno al posto che gli spetta, nella conclusione, sorprendente. Questo libro ha una peculiarità, una volta terminato, vien voglia di ricominciarlo per cogliere le sfumature che solo alla fine ci si rende conto di aver immagazzinato inconsciamente. Non perde una battuta, in tutto il viaggio, non c’è una sola parte noiosa da superare, anche grazie all’utilizzo costante di dialoghi. L’autore impiega sapientemente le conversazioni per rendere la storia spigliata e allo stesso tempo impreziosirla di tutte le informazioni che servono a chi legge, senza appesantire il racconto con lunghe descrizioni. (Fior di Spina)

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il sogno è

Post n°1122 pubblicato il 28 Dicembre 2011 da imperatoreghiaccio
 

snow Pictures, Images and Photos

Quel senso di te che attraversa

il brivido del mio gelo

mi porta lontano come deliri.

Corre lungo quel confine curvilineo,

disegnando algoritmi ed incatenando

brame alle voglie d'amore.

Pago di questo intenso moto,

cerco nell'intensità del tuo veleno,

la meta sublime.

Il sogno diviene reale  nella

libertà di essere tuo

ed appartenerti,

per sempre.

 
 
 

nulla

Post n°1121 pubblicato il 28 Dicembre 2011 da imperatoreghiaccio
 

Qui niente si vince

ma nulla si perde

la verità è che si trova

qualcosa che non sapevamo avere…

il dolore

sono parole

appese con un cappio al soffitto di gelo

di questo mondo in cui vago senza

trovare riscontro alla mia

specie.

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il ragno

Post n°1119 pubblicato il 22 Dicembre 2011 da imperatoreghiaccio
 
Foto di imperatoreghiaccio

Il vento sopra al ponte gli colpiva il viso, staccando quelle lacrime che prodotte con una salinità speciale, stavano percolando dai tristi occhi. Il cellulare tuonò a risvegliare la mente, a cercare di farla ritornare alla verità, alla vita. Lasciò l’oggetto suonare indecorosamente, senza rispondere, aspettando solo che l’ultimo squillo arrivasse a terminare il tentativo di connessione. Sapeva chi era, ma non sapeva cosa dirle, non aveva avuto modo di valutare il da farsi, lui non era uomo da storie serie, la sua vita era stata un susseguirsi di giochi di sponda, un’inenarrabile giocare di rimbalzo. Fino allora il suo gioco era stato di non avere gioco, aveva vissuto da parassita, lasciando che le prede arrivassero da sole, come un ragno paziente aveva costruito una sofisticata ragnatela attorno a lui, e il solo compito era andare a catturare le libellule che, ignare, nell’euforia del divertimento, nella primavera del loro tenero cuore, osavano toccare i fili di quel leggiadro intarsio. Sapeva di essere il tipo d’uomo che lontano, lento e leggero, scardinava le difese, entrava nella loro testa dalla porta di servizio, senza grandi scene, ma poi con un continuo stillicidio operava nel cervello sino alla resa totale ed incondizionata.

Le donne che avevano provato il suo veleno, quelle che erano cadute in trappola e si erano perse nei suoi caldi occhi, per poi essere divorate, dilaniate con ferocia e cinica insensibilità, sarebbero state disposte ancora a tutto pur di avere un’altra carezza o un bacio.

Eppure avrebbe dovuto avere il cuore, ma quell’organo si era spento nel chiarore d’avvenimenti più grandi, e ora portava avanti il suo triste compito con puntuale solerzia. Il suo modo di agire era la propagazione di quanto vissuto, era la ricompensa che il fato gli aveva promesso, era la vendetta per l’indifferenza del mondo, era la forza di un progetto, era la mancanza di un progetto.

Malgrado tutto, era un essere speciale: pulito, avvisava la vittima dandole la possibilità della fuga, e a volte restando senza pasto... [Salirà dal Mare - Aronne Micael Belial]

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il tempo

Post n°1118 pubblicato il 21 Dicembre 2011 da imperatoreghiaccio

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svanisce nella nebbia
si perde senza mai perdere la sua consistenza
eppure è così inconsistente
persino inesistente a tratti
ma persiste in noi il suo battito
e ci rendiamo conto che passa
che ci attraversa cambiandoci
senza mutarci.

 
 
 

a volte

Post n°1117 pubblicato il 18 Dicembre 2011 da imperatoreghiaccio
 

a volte le lacrime appaiono senza motivo ai margini dei miei occhi e vogliono riempire la mia anima e come un'onda immensa coprono ogni pensiero sino ad annullare ogni respiro che potrei ancora desiderare...

a volte il dolore è solo la parte più bella di me e vivo per poterlo perpetrare.

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Ali di ghiaccio

Post n°1116 pubblicato il 14 Dicembre 2011 da imperatoreghiaccio
 

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Ali notturne all'inizio della mia storia
hanno attraversato ogni notte
che mi è stata concessa
sostenendo il mio volo verso l'abisso
e ancora sono qui a precipitare in me.
Ali di ghiaccio incollate con il buio 
hanno sopportato il peso dell'anima
che è stata costretta
in un corpo vuoto che cade nel vuoto
e ancora attende il fondo.

 
 
 

ve.le.no.sa.mente

Post n°1115 pubblicato il 08 Dicembre 2011 da imperatoreghiaccio
 

Nelle          

                        

                                                       Vostre          

                 

                                                                                                                    Lingue

                    

scivola

 

                                                                         l'arte

 

                                                                                                     Velenosa

 

 

               del

 

                                                                                                      Bacio.

 
 
 

instabile

Post n°1114 pubblicato il 04 Dicembre 2011 da imperatoreghiaccio

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LuCi

Post n°1113 pubblicato il 14 Novembre 2011 da imperatoreghiaccio

luci ammanettate al vacuo delirio

illuminano spietate i miei difetti

inseguendo le crepe sino dentro

al fondo del loro abisso

erano stelle morte o infette

o magari solo imperfette piaghe

ma erano pur sempre mie

e non voglio questa luce

a rovinare il mio buio

costruito con tanta fatica

errore dopo errore

caduta dopo caduta

 
 
 

cade

Post n°1112 pubblicato il 13 Novembre 2011 da imperatoreghiaccio
 

si crepa ancora la mia anima

in miliardi di pezzi di mosaico,

si spacca l'affresco arreso  

che voleva contenerla per sempre,

si staccano i tasselli senza più colla

da questo dipinto di sabbia e colori

e si sgretolano nel dirupo

della coscienza ormai incosciente,

li vedo cadere

uno

dopo

l'altro

uno

senza

l'altro

e li vedo

decadere

ammassati ai piedi

della mia immagine instabile.

 
 
 
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