Community
 
liberemanuele
Video
Sito
   
 
Creato da liberemanuele il 26/01/2009

Catallaxy

ordine spontaneo vs ingegneria sociale

 

 

Droga. Un approccio diverso ...

Post n°84 pubblicato il 06 Febbraio 2010 da liberemanuele
 

Tanto che, grazie alle dichiarazioni di Morgan, ultimamente si discute tanto di droga, colgo l'occasione per proporre un approccio alternativo. Dal "The Diamond Age" un video esilarante (sempre che il mio inglese non mi abbia fatto capire fischi per fiaschi) che  propone un intervento di Ron Paul in tv risalente al 1988.

Un solo commento: troppo forte 'st'uomo!!!

"Question: Your solutions, on stopping drug trade, is, give up, give up to world drugs. I say zero tolerance, we use the military for aid, we stop it from getting into the country, we cut it off at the source. Why give up on that fight?


Ron Paul: What you give up on is a tyrannical approach to solving a social and medical problem. We endorse the idea of voluntarism, self-responsibility, family, friends, and churches to solve problems, rather than saying that some monolithic government is going to make you take care of yourself and be a better person. It's a preposterous notion, it never worked, it never willThe government can't make you a better person, it can't make you follow good habits. Why don't they put you on a diet, you're a little overweight..."

The Morton Downey Jr. Show, July 4, 1988


Traduzione (spero quanto più fedele al senso originale, così non fosse, perdonate la mia ignoranza ... ):

Domanda: Le sua soluzione, per fermare il commercio di droga, è rinunciare, lasciar perdere il mondo della droga. Io dico "tolleranza zero", con l'aiuto dell'esercito, non facciamola entrare nel paese, risolviamo il problema alla fonte. Perché rinunciare a questa lotta?


Ron Paul: Questo è un approccio tirannico per risolvere un problema che è sociale e medico. Noi appoggiamo l'idea di volontariato, auto-responsabilità; la famiglia, gli amici e le chiese a risolvere questi problemi e non dire che il governo deve prendersi cura di sé stessi per essere persone migliori. E 'un concetto assurdo, non ha mai funzionato, non lo farà mai. Il governo non può fare di te una persona migliore,
non può farti seguire buone abitudini. [Ad esempio.] Perché non ti mettono a dieta, sei un po 'sovrappeso ...

 
 
 

Caro diario ...

Post n°83 pubblicato il 05 Febbraio 2010 da liberemanuele
 

 

E' da parecchi giorni che non aggiorno il blog: ho avuto una settimana molto intensa, non ho seguito nulla di quello che succedeva nel mondo, non ho aperto libro, né letto altre cose in giro ... insomma non ho approfondito alcunché. Ciò non toglie che la testa viaggiasse per fatti suoi, anzi, tra qualche giorno voglio proporre una riflessione sui dieci comandamenti che mi rimbalza in testa.

Quello che segue non sarà un approfondimento o uno spunto per alcun ragionamento, semplicemente una cronaca di una settimana più piena del solito.

Ho ancora qui sotto il contratto firmato, l'apprendistato è finito e sono passato al tempo indeterminato, ma solo per un anno ... si, lo so che il tempo indeterminato sarebbe il posto fisso, ma parlando con il mio attuale datore di lavoro, siamo arrivati ad una soluzione pacifica e conveniente per entrambi: dato che la situazione è quel che è, garantirmi il posto fisso è un'assurdità e siamo arrivati all'accordo che entro un anno devo trovare un' alternativa. Mi va più che bene.

La soddisfazione più grande è stata il non dover firmare la lettera di licenziamento in anticipo, temevo che questo sarebbe accaduto come di solito avviene in questi casi, ma si vede che in fondo la parola, anche se di un ventenne, ancora conta. Devo dire la verità, sono abbastanza felice di questa situazione, avrei voluto comunque fare esperienze lavorative diverse, magari che mi dessero anche delle prospettive migliori.

Sono ottimista. Intanto ieri il primo colloquio:credo che rifiuterò il posto, in quanto non risponde ad alcune mie esigenze - in primis economiche - e comunque ho ancora un anno per scegliere qualcosa di meglio. Ma una cosa mi ha colpito, parlando di stipendio e constatando la mia disapprovazione mi si dice: "il contratto nazionale questo prevede, io che ci posso fare?" ... Ma tu il contratto lo fai con me o con i sindacati di categoria?! Cavolo, all'inizio dammi pure meno se vuoi, non creerò problemi, ma una volta constatate le potenzialità, decidiamo insieme quanto valgo!! Invece no, tutto è delegato: "io datore subisco la contrattazione nazionale e quella pago". Bravo ...

Magari, non avessi avuto alternative valide, l'avrei presa in considerazione, ma data la situazione, aspetto.

Intanto il lavoro attuale va avanti, anzi, ora che da un giorno all'altro potrei andarmene, cerco di concludere tutte le cose in sospeso, di fare tutto con cura così che nessuno dovrà rimettere le mani sulle mie pratiche. Mi rendo anche più disponibile e gentile ... come diceva mio nonno: "meglio lascia 'l profumo che la puzza". 

Poi questa settimana ci sono stati gli appuntamenti per rimettere insieme la vecchia band. Bello! Sono quattro sere che non vado a letto prima delle due, arrivando a punte delle tre passate. C'ho un sonno ...

Alla fine, posso ritenermi soddisfatto di questi giorni, ma oggi è venerdì e la settimana non è ancora finita!

 
 
 

I like freee!!! - La libertà come etica.

Post n°82 pubblicato il 26 Gennaio 2010 da liberemanuele
 

E' passato un anno dall'apertura del blog (e me n'ero quasi dimenticato oggi nel da fare che avevo).

Si, non è che sia cambiato granché in quest'anno, ma ho radicalizzato le mie posizioni trovando risposta ad alcune questioni di "giustizia" che mi ponevo da tempo; ho scoperto cose, molte, ho conosciuto persone - non solo account - , tra cui alcune davvero cazzute.

Logico che l'obbiettivo alla fine non è quello di fare il record di lettori - avrei parlato delle puntate del "Grande Fratello" altrimenti, e nemmeno sogno un futuro da giornalista o intellettualoide da strapazzo, ma solo avere uno spazio di riflessione.

Ciò però senza trascurare l'estetica: nemmeno un anno e già posso vantare un lifting radicale al blog. E va bene così :-)

Per concludere e celebrare questo spazio, che si è rivelato più prezioso di quanto pensassi quando l'ho aperto, un breve passaggio tratto dal libro che ha ispirato e che ispira tutt'ora il blog e il suo autore, una sintesi del LiberEmanuele pensiero:

"Il giusnaturalismo presuppone che tutti siamo uguali, nega ai governanti un diritto superiore, toglie agli schiavi il loro status. Tutti siamo uguali e liberi: la realizzazione dell'etica della libertà è legata all'assenza di governanti".

Murray Newton Rothbard "L'etica della libertà"

 

 
 
 

"Società aperta" e razzismo moderno.

Post n°81 pubblicato il 21 Gennaio 2010 da liberemanuele
 


"Venite a me, voi stanchi, voi poveri,

Voi masse sofferenti che bramate la libertà,

Voi miseri rifiuti delle vostre coste affollate,

Mandate a me i senza tetto, trascinati dalla tempesta;

Io sollevo la mia lampada accanto alla porta d'oro."

Emma Lazarus, 1883

Come scriveva David Friedman, la ricchezza dell'America sono state le persone e non le cose; fino a metà degli anni '20 le frontiere americane erano aperte a tutti senza grandi restrizioni, l'enorme varietà di persone che sono entrate in quel paese ne ha contribuito in vario modo alla ricchezza materiale e culturale. Gli Stati Uniti sono stati la patria dell'opportunità per tutti, la terra del "self made man", dove i grattaceli sono la degna celebrazione.

Questa è la società aperta, la società che non ha paura di confrontarsi pur salda nei propri valori, la società che preferisce la libertà alla "sicurezza" e basata sull'individuo, la sua responsabilità e quindi il suo egoismo.

Come scriveva Adam Smith "Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che noi attendiamo il nostro pranzo, ma dalla loro considerazione del proprio interesse. Noi ci rivolgiamo non alla loro umanità, ma al loro interesse, e non parliamo mai dei nostri bisogni ma dei loro vantaggi". Ecco tutto: la società aperta si basa sull'opportunità per ognuno di fare il proprio interesse stabilendo rapporti sociali "volontari" al fine di raggiungerli, e non sulla garanzia di poter contare sulla benevolenza degli altri per soddisfare i propri bisogni.

"Le multiformi relazioni tra gli esseri umani - sensibili e delicate, e soprattutto individuali nella loro essenza - non possono mai essere regolamentate dal potere del governo senza portare al disastro una società libera"  Frank S. Mayer

La nostra di società, invece, è ingessata di "buoni propositi". Il potere statale li fa suoi per poi elargirli a sua discrezione, sotto forma di privilegio ai membri della società. All'opportunità si sostituisce il "privilegio sociale" o statale  - che inteso alla Bastiat, altro non è che poter fare molte cose a spese altrui.

Per difendere il proprio privilegio la società si chiude in se stessa e si impoverisce perché finisce per cannibalizzarsi con la pretesa del diritto dell'uno a mangiare il pezzo dell'altro.

D'altronde sono proprio questi "privilegi", questi cosiddetti "diritti", a fare da specchietto per le allodole attirando qui molti disperati. Non si rivolgono al nostro interesse ma alla nostra umanità ... come abbiamo fatto già noi e per paura che non ce ne sia per tutti, chiudiamo..

Ecco il "razzismo" moderno, non più incantato dalle mistiche sul "privilegio" della razza si rinnova a quelle del "privilegio sociale", convinto com'è che la sua fortuna sia nelle cose e non nelle genialità umane che le hanno create.

 
 
 

La lunga marcia di Ron ...

Post n°80 pubblicato il 18 Gennaio 2010 da liberemanuele
 

Per non perdere di vista una delle personalità più interessanti del panorama politico mondiale. Ron Paul è la speranza più concreta di chi, come me, ha a cuore ancora la "libertà"  e odia gli stupri che essa subisce in paesi come il nostro, da parte di chi ne fa un mero manifesto elettorale perpetuo ...  

2012: la nuova, lunga marcia dei libertari di Ron Paul

Carlo Lottieri

Da tempo Ron Paul è la figura di maggior spicco del mondo politico libertario statunitense, ossia di quella parte d'America che vorrebbe ridurre quanto più sia possibile il potere di Washington, porre fine ad ogni genere di iniziativa militare di carattere imperialista, licenziare il welfare State, ridimensionare drasticamente la tassazione e tornare ad una moneta solida. In passato Paul è stato anche candidato alla Presidenza per il piccolo Libertarian Party, ma da anni incarna - con alterne fortune - l'anima più antistatalista del GOP, il partito repubblicano.

Le ultime elezioni presidenziali l'hanno visto protagonista di una battaglia per le primarie che non gli ha certo permesso di arrivare alla "finale" della sfida con il candidato democratico, ma che pure ha attirato l'attenzione di molti per l'entusiasmo che ha saputo suscitare: soprattutto in mezzo ai giovani. Si poteva temere, però, che una volta finiti i molti dollari raccolti e spentasi l'eco della campagna, la stella del deputato texano avrebbe smesso di brillare. Non è andata così.

Nel corso dell'ultimo anno Paul è stato spesso al centro di iniziative parlamentari efficaci (contro la Fed e la spesa pubblica, in particolare), con le quali è riuscito a tirare dalla propria parte un discreto numero di altricongressmen: tanto repubblicani che democratici. Inoltre ha dato vita al comitato Liberty PAC (Political Action Committee), il quale ora sta conducendo una propria battaglia volta a far giungere a Washington (ma anche a far eleggere nelle assemblee statali) il più alto numero possibile di free-market republicans.

Nei giorni scorsi - ad esempio - la stampa ha sottolineato come Paul sostenga nella loro corsa verso il Congresso Robert LowryTim HuelskampJohn Dennis e altri ancora (la lista provvisoria dei candidati al Congresso si trova qui). Per giunta, una notizia degli ultimi giorni è che Steve Forbes ha reso pubblico il suo "endorsement" per Rand Paul, figlio di Ron e candidato al Senato nel Kentucky.

Inizia insomma a delinearsi la speranza di una presenza libertaria, sulla scena politica americana, che vada oltre l'anziano ginecologo. Il quale, da parte sua, sembra già in campo per le prossime presenziali... Se son rose, fioriranno.

 
 
 

Politica ... che buffonata.

Post n°79 pubblicato il 13 Gennaio 2010 da liberemanuele
 

"Berlusconi lancia la riforma fiscale"

Qualche giorno dopo ...

"La crisi economica non consente la riduzione delle tasse" Silvio Berlusconi

Bella prova Cavaliere. Ma saranno stati i soliti comunisti ... gli hanno messo in bocca cose che lui non ha mai detto!! Volevano farlo passare per un liberale ...

 
 
 

Alla radio ....

Post n°78 pubblicato il 12 Gennaio 2010 da liberemanuele
 

Tornando per pranzo dal lavoro, ascoltavo alla radio la stazione che da più di un anno ha sostituito, tra i miei ascolti, Radio Radicale. Si tratta di Radio24, molte trasmissioni interessanti, utili, pochi fronzoli, e una chicca: Oscar Giannino.

Ma non è di questo programma che voglio parlare, ma di quello - non conosco il nome, quando esco alle 12,40 è già iniziato da un po' - che puntualmente uscito dall'ufficio, mi accompagna a casa con un sacco di informazioni sulla gestione del risparmio.

Oggi in particolare, durante la trasmissione, chiama una simpatica signora di Lucca, con uno spiccato accento toscano - che adoro - e parla delle sue vicende di investimento azionario. Investimenti superficiali, sbadati mi verrebbe da dire, basati su un rapporto di fiducia verso un consulente forse sprovveduto, forse in malafede.

Tra questi "sfortunati" investimenti - che hanno portato la signora in questione, in serie difficoltà -  c'erano l'acquisto delle azioni di Alitalia che  ... dal 2002 non fa utile! Lei si fidava: tra il consulente sbadato e l'apporto del Ministero dell'Economia, la signora era sicura che tali azioni fossero redditizie. D'altronde, diceva, se il governo continua vendere le azioni - in quanto titolare di una parte della compagnia - , non vorrà far perdere risparmio ai suoi cittadini .... qui casca l'asino!

Ecco tutta la nostra "ignoranza" e tutta la nostra cecità. Ma l'educazione civica, baluardo della pubblica educazione, ci inculca nel cervello che lo Stato siamo noi ... e noi faremmo di tutto per non farci cadere in certe trappole... La signora comprò le azioni anche perché - come ammetteva in trasmissione - voleva contribuire alla "italianità" della compagnia di bandiera...

Ecco come il governo, che a differenza degli enti privati è sempre in cattiva fede, ci mette in trappola: la retorica nazionale viene sfoderata - ricordiamocelo, anche l'Unione Sovietica nella Seconda Guerra Mondiale scopre il nazionalismo dell'altisonante "Madre Patria", per pompare i propri soldati a combattere i nemici - per trarre in inganno i cittadini, per sacrificare loro e le loro proprietà ad un qualche ideale fasullo, con il vero obbiettivo di accrescere il proprio potere.

Non bastano tasse pazzesche e regolamentazioni che ambiscono a legiferare anche sull'aria che respiriamo. No! Lo Stato vuole tutto. A volte mi chiedo se il governo, inteso come macchina statale, sia vagamente autodistruttiva. In fondo perché distruggere i risparmi dei propri cittadini, quando siamo una delle nazioni più indebitate d'Europa. Chissà ... Una risposta può essere "per il controllo", ma sarebbe un ragionamento di breve periodo ... che quando si parla di Stato, ci sta tutto.

 
 
 

Una questione di coscienza.

Post n°77 pubblicato il 11 Gennaio 2010 da liberemanuele
 

 

C'è qualcosa che non và.

Berlusconi ci ha promesso per quindici anni, dico quindici, l'abbassamento delle tasse accompagnato da una più ampia semplificazione. Puntualmente, una volta al potere, disattende quanto promesso. Perché questa dovrebbe essere la volta buona?

Non lo so, speriamo, intanto però vorrei parlare dei tanti che si scandalizzano sentendo parlare di taglio delle tasse.

Partiamo dal presupposto che la nostra è una vera e propria "schiavitù fiscale": lavorare per più di metà anno per il governo - efficiente o meno che sia - è di fatto una schiavitù.

Dato che la libertà è il bene più prezioso che abbiamo, non sacrificabile ad alcun altro bene, una diminuzione fiscale dovrebbe far piacere a tutti. La tassa non è un contributo volontario, la tassa è obbligatoria e questo il governo lo sa e ne abusa!

Come cantavano i Beatles in "Taxman": 

Se guidi una macchina, tasserò la strada,
Se provi a sederti, tasserò il tuo posto,
Se hai troppo freddo, tasserò il caldo,
Se passeggi, tasserò il tuo piede.
...
Perché sono l'Esattore,
Sì, sono l'Esattore.

...
Ora, il mio consiglio per quelli che stanno per morire,
E' di dichiarare i penny che hanno*,
Perché sono l'Esattore,
Sì, sono l'Esattore.
E non lavori per nessun altro che me,
Esattore. 

Ma lo sconforto che accompagna tutte le "obiezioni" a qualsiasi taglio delle imposte, è causato ovviamente da una religione civica che ha compromesso la "ragione" di molti e per cui si sente dire: "ma i servizi poi...", oppure "come facciamo con il debito pubblico?" e i più moderati "ma ciò deve essere accompagnato da una seria lotta all'evasione".

Questo è un risultato della "legge", che trasforma quotidianamente "persone oneste in agenti dell'ingiustizia" come scriveva Thoreau, ed è una cosa molto triste, perché invece di essere solidali gli uni con gli altri, ci dimostriamo invidiosi, sospettosi e spietati, il tutto perché siamo caduti nel tranello del "lo Stato siamo noi" e ci immedesimiamo in questo soggetto collettivo, delegandogli la nostra coscienza, senza chiederci se ciò che fa sia giusto o meno.

Per conto mio, penso che non sia più possibile scindere politica ed etica. Machiavelli ha solo legittimato i governi a fare del loro peggio, è invece il momento di guardare alle cose per quel che sono: la solidarietà collettiva, citata con riferimento al principio cardine della nostra Costituzione, è una vera e propria finzione, la finzione che simboleggia lo Stato moderno, attraverso il quale, come diceva Bastiat, "...ognuno cerca di vivere a spese degli altri".

Un conto è l'azione volontaria del singolo e un altro è la solidarietà di Stato che si basa su un finanziamento coercitivo! Lo Stato non produce ricchezza, si finanzia con le tasse che non sono un contributo volontario,  ma sono l'esproprio del frutto del mio lavoro, la mia proprietà, e questo, per inciso, è schiavismo.

Poi c'è la famosa storia del "contratto sociale" che viene rispolverata ogni volta ci si addentri in questi discorsi. Spooner fa una critica molto efficace a questa argomentazione, armato degli strumenti del diritto privato, introduce una osservazione molto efficace: ma questo contratto, alla fine, chi l'ha firmato? Già, chi l'ha firmato? Io no.

Non sono disposto a lasciare "il giusto" alla mercé del caso, né preferisco che prevalga con "criterio" di maggioranza!

Credo che tante obiezioni cadrebbero una volta fatta rientrare la "coscienza" - individuale, ma non c'è bisogno di dirlo - nel dibattito politico - e se ciò accadesse, probabilmente, non ci sarebbe più un dibattito politico, ma si parlerebbe più semplicemente di rapporti sociali o umani.

"Deve forse il cittadino - anche se per un momento, o in minima parte - affidarsi sempre al legislatore? E allora, perché ogni uomo è dotato di coscienza? A mio avviso, dovremmo essere prima di tutto uomini, e poi cittadini. Non è auspicabile che l'uomo coltivi il rispetto della legge nella stessa misura di quello per ciò che è giusto."

Henry David Thoreau "Disobbedienza Civile"


ECCO UN BEL ARTICOLO DI NICOLA PORRO APPARSO SU "IlGiornale" DI IERI. 

 

 
 
 

Va bé ... Auguri!

Post n°76 pubblicato il 26 Dicembre 2009 da liberemanuele
 

 

I festeggiamenti sono iniziati, Natale ha portato doni e un giorno di pace (per lo meno si spera) per tutti. Adesso già si pensa a giovedì, la fine dell'anno, e intanto lunedì per alcuni si tornerà a lavoro. Che dire di queste feste ... nulla di interessante. Come tutti gli anni faccio i conti tavole troppo imbandite, parenti che sbucano da ogni porta e qualche regalo che non guasta (Sara mi ha stampato e rilegato l'Azione Umana di von Mises!!! troppo forte 'sta frega!).

Cerco di non seguire troppo le vicende politiche trincerandomi dietro un placido "Non mi interessa" ... ormai è anche passata la riforma sanitaria voluta dal Nobelissimo Obama, Ryanair da gennaio chiuderà con le rotte nazionali (la libera impresa nell'Italia berlusconiana va forte!) e Copenaghen non ha avuto risultati (e sta a vede' che bisogna ringraziare il nazionalismo 'sta volta).

Già Ryanair ... mi è capitato di leggere qualche mese fa un libro interessante su questa fantastica compagnia e sul genio che ne sta a capo, Michael O'Leary. Togli tutto l'inutile e rimane solo il meglio: viaggiare a basso prezzo!

Ma questo è importante per noi "umili", quelli che faticano ad arrivare alla fine del mese, che si barcamenano tra un lavoro e un altro e che magari, per Natale, con qualche liquidità in più (tredicesime, la bustina della nonna o semplicemente i pochi spiccioli risparmiati) si vogliono fare un viaggetto per qualche capitale europea. La stessa politica aziendale per cui sui biglietti appare il costo del biglietto diviso dalle tasse è un aiuto per la consapevolezza del viaggiatore dei costi cui fa fronte - quindi anche dell'onnipresente peso statale.

Fino ad oggi Ryanair è stato un valido ed economico mezzo anche per gli spostamenti nazionali, ma da gennaio non più ( mentre rimangono le rotte europee).

Ma vediamo cosa è successo. Ryanair e lo stesso Enac quattro anni fa, firmano un protocollo che prevede per il check-in la validità dei soli documenti di identità e passaporto. All'indomani di una sentenza del Tar, l'Enac ne approfitta per cambiare le carte in tavola. La solita storia all'italiana: le regole non sono mai certe, gli operatori di una qualsiasi settore sono soggetti a nuovi rimescolamenti da parte dello Stato che gode nel far vedere chi comanda. Ryanair non ci sta, per responsabilità e serietà, e si tira in dietro: in gioco è la sicurezza dei passeggeri e per una compagnia aerea seria queste buffonate sono davvero troppo!

Michael O'Leary è stufo delle autorità italiane, che già con la vicenda di Ciampino hanno dato prova della politica aggressiva a favore di Alitalia - che dopo averci dato in pasto i suoi debiti, già ne sforna di nuovi.

I potenti d'altronde non hanno problemi di trasporto: viaggiano in prima classe con tutto spesato da noi. I dirigenti Alitalia poi sono amici intimi della politica, ne viene che per difendere la compagnia di bandiera e i suoi lussi ne paghiamo tutti le spese - perchè un concorrente in meno nelle tratte nazionali farà volare il prezzo (almeno quello) dei biglietti.

Siamo proprio un bel paese ...

Va bé ...Buone Feste!

 
 
 

Ecco l'occasione che aspettavano per oscurare internet.

Post n°75 pubblicato il 18 Dicembre 2009 da liberemanuele
 

 

"Internet è la nuova piazza. Il coprifuoco è un pericolo"

Alberto Mingardi, fondatore dell'Istituto Bruno Leoni ed esperto osservatore della Rete: "La censura alimenta gli estremismi". E sull'istigazione a delinquere "le leggi ci sono già"

di Massimo Malpica

Tartaglia aggredisce Berlusconi, poi carnefice e vittima incendiano il web. Su Facebook si moltiplicano i gruppi che inneggiano all'aggressore. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni parla di «squadrismo fascista» su internet. E valuta di presentare in Consiglio dei ministri «misure per l'oscuramento dei siti» su cui prolifera la violenza da tastiera. È la risposta giusta al fenomeno? No, perché non siamo di fronte a un contenuto editoriale, il paragone non è con i giornali ma con la piazza, sostiene Alberto Mingardi, fondatore dell'istituto Bruno Leoni, centro studi liberista, e osservatore delle dinamiche del web. «Maroni - esordisce - è un ottimo ministro, non a caso non ha mai pensato a leggi speciali per proibire la produzione o la vendita di miniature del duomo di Milano per impedire nuove aggressioni. Quel modellino è stato lo strumento che ha ferito Berlusconi, e i social network non sono che strumenti: luoghi in cui la gente può aggregarsi ed esprimersi».

Augurando la morte al premier, o «santificando» l'uomo che l'ha aggredito.
«Sciocchezze se ne dicono nei bar come su internet. La colpa non è né dei bar né di internet. Certo, c'è il fatto inquietante, sociologicamente indicativo, del proliferare di gruppi spontanei su Facebook. Ma si può anche notare come rapidamente i gruppi "pro Berlusconi" abbiano superato quelli dei fan di Tartaglia. Con i social network si vede velocemente l'emergere di un fenomeno, la risposta di un pezzo di società - quella che usa internet - rispetto a quanto accade nel mondo».

Blog, Facebook, Twitter sono «spie» dell'opinione pubblica?
«Sono un termometro delle tendenze. Uno strumento che si presta all'uso politico, come si è visto con Obama. Un network è una rete, composta di piccoli snodi, creati momento dopo momento, liberamente, da persone che rappresentano quanto di più alto e di più bello (ci sono fan di Glenn Gould, non solo di Tartaglia, su Facebook), oppure cose ben meno commendevoli. Grazie a questi strumenti, possiamo guardare dentro la società come non abbiamo mai fatto».

E una norma non orienta reazioni. A meno che non incarnino un reato.
«Ovviamente no. Non possiamo proibire l'idiozia. E se c'è una concreta istigazione a delinquere, le leggi ci sono già. Solo allora bisogna chiedere la rimozione del contenuto penalmente rilevante. E bisogna capire che quando c'è, la responsabilità penale è personale. Le multe per eccesso di velocità non le paga la società Autostrade. Non si possono incolpare le infrastrutture per gli errori degli utenti».

Ma sono queste a dare a quel contenuto visibilità e fruibilità.
«Ma questi non sono contenuti editoriali, non c'è una scelta delle notizie o dei contenuti che cade dall'alto, non c'è un sommario, non c'è un direttore. Gli stessi utenti si esprimono, e decidono quali contenuti sono i più visti o letti. Se il governo considera i contenuti di un gruppo di Facebook come fossero contenuti editoriali, sbaglia oggetto: il paragone non è il giornale, ma la piazza. Eppure YouTube è sotto processo per un video che mostra sevizie a un ragazzo down. Però rispetto al filmato il problema non era tanto che fosse guardato, ma che qualcuno avesse commesso quell'azione».

C'è anche il problema di eliminare i contenuti, e il rischio dell'emulazione.
«Gli anticorpi ci sono già: il video è stato rimosso perché segnalato dagli stessi utenti come inappropriato. Stessa cosa è capitata su Facebook per alcuni gruppi inneggianti all'aggressione. Il meccanismo di eliminazione, come quello di conferimento, avviene dal basso: è affidato al buon senso e all'intelligenza degli utenti. Non è una cosa da fare per legge».

Ma se manca il buon senso?
«Ovviamente ci sono quelli che non si rendono conto di quello che scrivono. È un modo di intervenire nel dibattito pubblico che ha un costo molto basso, quindi si è meno cauti nel valutare le conseguenze. Ma immaginare una legislazione speciale sarebbe come vietare le piazze. Queste sono le nuove piazze, che facilitano espressione e aggregazione».

Il coprifuoco non è la risposta.
«No, né lo è l'oscuramento: fa sempre male alla democrazia. Lo sa bene chi ne fu vittima perché spezzava il monopolio della Rai».

Le manifestazioni potenzialmente violente, in piazza, si proibiscono.
«Attenzione. In una piazza virtuale non si danneggiano né cose né persone, ci sono solo parole. Magari sgradevoli, stupide. Ma parole. Semmai è la proibizione che diventa un elemento di straordinaria forza per gli estremismi».

Da IlGiornale, 16 dicembre 2009

 
 
 

La conferenza eco insostenibile.

Post n°74 pubblicato il 11 Dicembre 2009 da liberemanuele
 

Sono contento di essere nato in quest'epoca. Mi piace farmi la doccia quando voglio, cambiarmi la biancheria tutti i giorni e potermi vestire non pensando solo a coprirmi, ma magari soddisfacendo anche i miei gusti estetici o la mia voglia di mettere qualcosa di nuovo. Il tutto pur non essendo nessuno. Magari in epoche passate se lo potevano permettere solo i nobili. Poi, dimenticavo, adoro il caffè, quello della macchinetta del bar. Adoro prenderne più di uno al giorno, senza né fretta né zucchero, due dei tre nemici dell'espresso in tazzina ... chi è il terzo? Ma che domande! Rampini!

"Se si calcola l'energia consumata per coltivarlo, raccoglierlo, trasportarlo, infine azionare la macchina del bar, 6 tazzine di espresso al giorno, in un anno equivalgono alla CO2 immessa nell'aria da un volo Roma-Londra"

Federico Rampini, giornalista che ha scritto pagine bellissime su Cindia - Cina e India -, oggi si fa campione di eco-baggianate. Rampini condanna l'abitudine di lavarsi troppo, quella di lavare troppo i propri capi di abbigliamento e l'abitudine di comprare ogni stagione qualcosa di nuovo. Non per niente Rampini scrive su New Scientist ... ecco un altro scientista che vuole ridisegnare le nostre vite e le nostre abitudini: come se la complessità umana non esistesse, come se la massa-gregge debba essere guidata verso il proprio bene.

A Copenaghen intanto si fa a gara a chi la spara più grossa, si gioca molto sulle emozioni: l'uomo è un male per la terra, ora deve porre rimedio. Così, sull'onda dell'emotività, il potere coglie l'occasione per celebrarsi ed evitare di affrontare un' analisi razionale dei costi delle loro "buone intenzioni" - che com'è noto, lastricano la strada per l'inferno.

Sviluppo sostenibile fa rima con sussidi pubblici, al soldo degli altri: poco importa se improduttivi e se gonfiano una nuova "bolla": la salvezza del pianeta, non ha prezzo.

Zenawi, primo ministro etiope, dice alla Stampa che il suo continente è la prima vittima del Global Warming. Ha ragione, fa notare Mingardi su "IlRiformista" del 9 dicembre, ma non per le ragione da lui intese: "Ridurre le emissioni in economie che faticosamente stanno raggiungendo la rivoluzione industriale, significa aumentare in modo spropositato i costi delle imprese, rallentare il treno dello sviluppo, strangolare nella culla la possibilità di uscire dalla povertà".

Intanto viene fuori il Climagate: importanti scienziati inglesi, si mettevano d'accordo via mail, per truccare i dati climatici scomodi, che non confermavano l'emergenza clima, e per mettere in cattiva luce chiunque nel mondo della scienza osi non conformarsi al catastrofismo.

Ma arriviamo al dunque della conferenza di Copenaghen: l'esercizio di potere nel ridisegnare la vita delle masse ha un prezzo, piuttosto salato anche, 143 milioni di euro secondo Matthew Sinclair di "Taxpayers' Alliance". Perché sia chiaro, siamo noi che dobbiamo rinunciare alla vita comoda, mentre loro alloggiano in alberghi di lusso a nostre spese.

Al Gore ce lo insegna, il profeta verde ci dice come siamo sbagliati, che la crescita economica così com'è non è eco sostenibile, poi lui in un mese consuma quanto una casa statunitense media in un anno: 221,000 kWh nel 2006 per illuminare, riscaldare e abitare le 20 stanze della villa con piscina a Nashville - stime del Tennessee Center for Policy Research mai smentite.

Così Copenaghen. Poco importa del paradosso dato dall'emettere in 11 giorni 41.000 tonnellate di CO2 (come una città di 150.000 persone in un anno).

Andrew Gilligan fa due conti: 15.000 delegati; 5.000 giornalisti; 98 leader politici. Ognuno di loro in un giorno emetterà la quantità di CO2 che n cinese emette in sei mesi.


"Ma, dimenticavo. Costerà un mare di soldi, produrrà un oceano di emissioni, ma senza questo vertice, come faceva Greenpeace ad avere tanta risonanza coi suoi manifesti? "

Carlo Stagnaro

 

 
 
 

Tremonti genio ... del latrocinio.

Post n°73 pubblicato il 10 Dicembre 2009 da liberemanuele
 

Prima si indebita, poi nemmeno ti chiede se puoi passare a pagare: preleva direttamente.


Il furto del TFR!


E' il caso di fare un pensierino a questa iniziativa. 

 
 
 

Cosa?

Post n°72 pubblicato il 10 Dicembre 2009 da liberemanuele
 

Su Libero-news appare:

"NOBEL OBAMA: PIEGARE IL MONDO VERSO LA GIUSTIZIA" ... Obama non si smentisce. L'articolo poi continua con un citazione del Presidente americano: "Gli strumenti di guerra giocano un ruolo nel preservare la pace".

Mi chiedo come facciano i fanatici di Obama a sostenerlo ancora ...

Non mi stupisce invece che "l'inquilino della casa bianca" - espressione abusata dai giornalisti - abbia comunque l'appoggio degli altri potenti:

"Non posso pensare a nessuna altra persona che abbia fatto così tanto per la causa della pace nel corso dell'ultimo anno come il presidente Obama", ha replicato il premier norvegese. Stoltenberg ha definito "ben meritato e importante" il riconoscimento.

Non so se ridere o piangere.

 
 
 

Comprereste un auto usata da quest'uomo?

Post n°71 pubblicato il 03 Dicembre 2009 da liberemanuele
 

"Un blog del New York Times lo giudica "uno dei discorsi meno efficaci della sua presidenza". Sul Washington Post Tom Shales rispolvera il vecchio detto sarcastico usato per Nixon: comprereste un'auto usata da quest'uomo?"

Faderico Rampini da Estremo Occidente

 

 

 

 
 
 

Caro amico ti scrivo ...

Post n°70 pubblicato il 02 Dicembre 2009 da liberemanuele
 

Caro amico evasore,

sono tempi duri questi, se non bastasse la crisi, i governi approfittano delle difficolta dei popoli per incrementare a dismisura il loro potere. Mandano più soldati al fronte anche quando erano stati eletti per fermare la guerra, impongono piani economici assurdi che vanno a peggiorare quelle che sono state le cause della crisi, aumentano la spesa pubblica quando tutti stringono la cinghia e sperperano questa nei loro mali affari ... "dinamiche di potere" le chiamava il professore di sociologia all'università, bé, allora mi veniva in mente che la mafia non è "mala vita", è solo un altro organo di potere organizzato legittimato dalla maggioranza delle persone che vivono nel territorio di azione! Ma no, la maggior parte dei siciliani è contro ... mentre la maggioranza degli italiani è con lo Stato! Certo, non lo metto in dubbio. Ma anche ammesso che sia tutto vero, questo ci obbliga a subire i sopprusi del potere perché legittimato dalle maggioranze? No, non credo proprio. Non lo crederebbero Rothbard, Hoppe, ma nemmeno Popper ... come dici? Ah, non li conosci. Certo, te conosci Montanelli, Bobbio, Croce, De Gasperi, magari avevi qualche simpatia per La Malfa. Lo so, il nostro regime ha difeso a spada tratta l' "idea". Di che idea stò parlando? Quell'idea di Stato che sin da piccoli ci mettono a forza in testa. Che lo Stato siamo noi, che "sian pronti alla morte" per difenderlo, che lui sia il bene e noi, povera società civile, siamo al pari di puttanelle indifese che abbaimo bisogno di lui per mantenerci in ordine e proteggere i nostri interessi.

Guarda alla crisi. Il popolo grida a gran voce l'aiuto del sovrano, il sovrano lo sapeva è risponde che è già entrato in azione con provvedimenti "provvisori". Il popolo sgomento, nemmeno si preoccupava, capisce con uno sforzo di sensibilità che è in qualche modo in gioco la sua libertà, l'ultima delle sue preoccupazioni. Come? Anche tu lo sai è ... si, "niente è più definitivo che un provvedimento provvisorio di governo" come diceva il povero Friedman ... ah, questo lo conosci, si è proprio il Milton di cui si parlava un po' di tempo fa, quello che si è inventato il "sostituto di imposta", già ti sta meno simpatico è? bé, hai ragione, magari un giorno ne parleremo. Sapevi di Fidenato? Coraggioso é? Come dici ... non tutti hanno alle spalle due associazioni, lo so, te non potresti permetterlo e poi, si sa, meglio non dare troppo nell'occhio: il "nero" è la nostra arma più efficace contro il despota, ma è anche molto fragile...

Fai bene, poi, come avrai ormai capito, con la crisi e il conflitto sociale che torna a farsi sentire, è in atto la caccia all'untore ... e caro mio, tu sei uno di questi! Anzi, fammi il favore, di questa nostra corrispondanza non fare troppo rumore, anzi .. acqua in bocca. Non vorrei essere tacciato di tradimento alla società e messo alla gogna dai soliti ignoranti! Te, lo so, non ti senti nemico della società, hai solo difeso il tuo capitale in tempi in cui lo sperpero e la distruzione di questo ha portato alla crisi che viviamo. Se la gente sapesse che è la diffusione di capitale, di risparmio a dare libertà e non la democrazia ... ma forse neanche tu lo sai, ma senza saperlo hai fatto la cosa giusta! Anzi, come scriveva Martino, l'ex ministro, siamo "liberi e prosperi" proprio grazie a te e a quelli come te. Se tutti pagassimo tutto quello che il sovrano chiede ... non oso immaginare quello che potrebbe succedere ..

... mi chiedi se sento lo Stato mio nemico? Ebbene si, io credo nella società, nell'ordine spontaneo e sono contro l'ingegneria sociale propria dello Stato. Credo nella difesa di istituzioni spontanee come sono il capitale e la moneta buona, quella della parità aurea e credo nella solidarietà, nell'uguaglianza (non quella falsa che passa per lo Stato, ma nel fatto che siamo tutti uguali), credo nell'azione umana.

Odio gli impostori del bene comune e la prepotenza. Te amico mio, se vuoi qualcosa devi lavorare per poterla ottenere, gli ingegner sociali ragionano con le tue tasche per le loro spese. E il loro obbiettivo è il potere fine a stesso, anzi il suo accrescimento. Come scriveva un cospirazionista del web "il potere tende all'assoluto".

Ci sono piani terrificanti nella mente di questi ingegneri e ci sono intellettuali di corte che mettono sempre più carne al fuoco. Un amico sul web mi segnalava quanto sotenuto da un certo Jacques Attali di recente:

"La storia ci insegna che l'umanità evolve significativamente soltanto quando ha realmente paura: allora essa inizialmente sviluppa meccanismi di difesa; a volte intollerabili (dei capri espiatori e dei totalitarismi); a volte inutili (della distrazione); a volte efficaci (delle terapeutiche, che allontanano se necessario tutti i principi morali precedenti).
Poi, una volta passata la crisi, trasforma questi meccanismi per renderli compatibili con la libertà individuale ed iscriverli in una politica di salute democratica."
"La pandemia (H1N1, volgarmente conosciuta come "influenza suina") che sta iniziando potrebbe far scatenare una di queste paure strutturanti", poiché essa farà emergere, "meglio di qualsiasi discorso umanitario o ecologico, la presa di coscienza della necessità di un altruismo, quanto meno interessato."
E nel suo libro
"l'Avvenire della vita" (dev'essere uno spiritoso, Jacques) "...quando si sorpassano i 60-65 anni, l'uomo vive più a lungo di quanto non produca e costa caro alla società [...].
L'eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali delle nostre società future".

Da noi un certo Grillo si scandalizza perchè ancora i governi non si sono messi in un tavolo con gli scienziati a ridisegnare usi e costumi della società mondiale all'isegna della sostenibilità!!! Lo faranno, ancora non hanno osato tanto perché forse pensavano che i popoli fossero più attenti alle loro libertà .. ma è questione di tempo.

Ecco perché la nostra libertà è appesa a un filo, il popolo è diventato un ipocondriaco che non osa mangiare senza chiedere il permesso, e il governo si diverte a centellinare i permessi per sentirsi forte, anzi, "potente".

Intanto si distrugge capitale, nostra unica difesa, in "bolle" .. ieri quella edilizia, oggi quella "verde" ... non ne hai sentito parlare? E' questione di tempo ...

Insomma caro evasore, spero che continuerai a difendere il tuo capitale, che sottrarrai una parte del tuo denaro alla insaziabile fame del Leviatano, dei suoi ingegneri e degli intellettuali scientisti. Sei quasi caduto nel tranello del "Lo Stato Siamo Noi", ma la difesa dei tuoi interessi ti ha reso meno miope e più saggio. Non volendo sei te e tenere a bada la "bestia italiana" e nel tuo caso, spero non sia una questione di tempo.

Caro amico, ti saluto e stai sempre più attento .. arrivano molti avvisi "amichevoli" ultimamente ..non farti cogliere di sorpresa.

 
 
 

Metropia.

Post n°69 pubblicato il 24 Novembre 2009 da liberemanuele
 

 

Un futuro nemmeno troppo lontano.

Dopo "Il Processo" di Kafka, "1984" di Orwell e "V per Vendetta" di Alan Moore arriva Metropia.

Ecco la presentazione (presa da qui).

La crisi economica e il degrado ambientale stanno pesantemente condizionando la vita degli europei.
Il vecchio continente, nel 2024, mostra tutte le sue crepe ma è ancora in grado di offrire servizi fantasmagorici come una capillare rete di linee metropolitane che congiunge la Scandinavia alla Grecia, la Spagna alla Russia; attraenti prodotti estetici come shampoo rigeneranti e mirabolanti quiz show televisivi che in pochi minuti a ciclo continuo eliminano perdenti e consacrano vincenti; e una voce "interiore" che indica ad ogni europeo come percorrere sempre la strada giusta. Un sistema di controllo garantisce ogni funzionamento. Macchine e umani restano però sempre perfettibili e può succedere anche che un occasionale incontro tra un uomo e una donna inneschi una situazione imprevista in grado di giungere persino a minare un ben congegnato Sistema, dando vita a un avvincente giallo d'animazione.
Sono passati quarant'anni dal 1984 di George Orwell, molti di più dai tempi del Castello di Kafka. A Metropia il Ministero della Verità non c'è, ma telecomunicazioni, Tv e intricate reti metropolitane migliorano la globalizzazione e contribuiscono a formare il cittadino unico. Roger, reso graficamente con corporatura esile, volto emaciato, carnagione chiara, pressoché glabro testa compresa, è uno di loro. La sua voce è quella di Vincent Gallo. I colori lividi della megalopoli e quelli sfavillanti dei fantastici intrattenimenti Tv segnano coinvolgenti sequenze animate capaci di unire immagini a disegni e frottage. In una società di adulti, priva di bambini, che ha fatto del presente il proprio futuro, è l'uomo medio a rompere gli schemi. Un corto circuito emozionale scuote Roger dal torpore, l'incontro con Nina, un'affascinante e misteriosa donna con la voce di Juliette Lewis. La curiosità intellettuale lo spinge a riformulare di nuovo domande, a indagare, a diventare un elemento dissonante, persino pericoloso se scoprisse che efficienza, controllo e manipolazione possono essere espressioni dell'esercizio del potere.


 

Riflettiamoci su...


 
 
 

C'è solo un' unica exit strategy per evitare l'auspicio di Marx.

Post n°68 pubblicato il 14 Novembre 2009 da liberemanuele
 

Ecco il punto della situazione, per ripercorrere le tappe, capirne gli aspetti, fare luce sui termini della crisi economica che stiamo vivendo ben lontani da una solida risoluzione. Una bella rinfrescata per prendere coscienza dei colpevoli e dei pericoli per la nostra libertà e l'identificazione di una via di uscita per evitare ciò che Marx auspicava nel Manifesto del Partito Comunista nel 1848: l'accentramento del credito nelle mani dello Stato.

Banche, governi e fallimento delle economie

Con tutte le misure statali e bancarie l'America ha trasformato la sua economia e sta per cadere in ginocchio nell'inconsapevolezza generale

di Gerardo Coco

Mentre la stampa generalista degli Stati Uniti rassicura sulla ripresa dell'economia, il dibattito fra gli specialisti oscilla tra due opposti scenari: inflazione e deflazione. Per capire le conseguenze che questi fenomeni possono avere sull'economia bisogna avere una concezione chiara del significato del loro termine e della loro genesi. L'inflazione è l'aumento della quantità monetaria in relazione alla quantità dei beni prodotti. Per una lunga tradizione teorica che ha trovato in Milton Friedman il suo più recente e prestigioso interprete, l'inflazione è sempre e dovunque un fenomeno monetario. Se l'offerta di denaro aumenta le persone hanno più denaro da spendere in beni e servizi, ma se l'offerta di questi ultimi non accresce nella stessa misura dell'aumento della quantità di denaro, i prezzi  aumentano e l'unità monetaria si svaluta. L'aumento generale dei prezzi e la perdita del potere d'acquisto sono dunque la conseguenza dell'inflazione. Tuttavia quest'ultima viene definita dai banchieri, dai politici e dalla stampa come aumento generale dei prezzi, cioè in modo tautologico. Questa nozione è fuorviante perché, separando o volendo separare la causa del fenomeno (l'aumento dell'offerta di moneta) dai suoi effetti (l'aumento dei prezzi dei beni) crea la convinzione che l'inflazione sia conseguenza di fenomeni operanti per proprio esclusivo conto come la speculazione, l'irrazionalità del mercato, l'aumento del costo di alcuni prodotti che devono essere contrastati da misure di stabilizzazione e di controllo. Il governatore della Banca Centrale Americana (Fed), Ben Bernanke in un famoso discorso definiva l'inflazione, appunto, come l'evidente inesorabile aumento dell'aumento dei prezzi dei beni e dei servizi. Ma, successivamente, smentiva questa definizione affermando che, per  prevenire una depressione, un governo, in un regime di moneta cartacea, può sempre generare una spesa più elevata e di conseguenza, causare  una esplicita inflazione... perché... il governo dispone di  una tecnologia, chiamata stampa ... per produrre  tutti i dollari di cui ha bisogno praticamente a costo zero. Si può definire l'inflazione con parole più chiare e nello stesso tempo più sfrontate di queste? Bernanke ammetteva che lo Stato ha il potere assoluto e illimitato di contraffare legalmente il denaro.

Per contro, la deflazione è il fenomeno monetario opposto all'inflazione, cioè un processo di contrazione monetaria. Essa è la conseguenza di una precedente orgia inflazionistica e di un eccesso di indebitamento nell'economia. Ma arriva sempre il momento in cui i debiti si devono pagare e gli inevitabili aggiustamenti comportano la liquidazione degli investimenti sbagliati che danno origine, appunto, alla deflazione. Se il processo di aggiustamento dell'economia ritarda, gli effetti della deflazione si trasformano in depressione. La deflazione è la purga "naturale" che l'economia dovrebbe patire dopo un periodo di intossicazione per essere in grado di ripartire da posizioni più sane. La deflazione si traduce in una contrazione della domanda e della spesa provocando una diminuzione del livello generale dei prezzi. Se si lasciasse libero corso a questo processo, esso agirebbe da antidoto alla deflazione permettendo all'economia di risollevarsi. Infatti, la diminuzione temporanea del livello di tutti i prezzi, compresi salari e stipendi, aumentando - al contrario dell'inflazione - il potere d'acquisto del denaro permetterebbe alla diminuita quantità monetaria di sostenere lo stesso livello di spesa della precedente quantità monetaria inflazionata. Tuttavia, come è ben noto, ci sono formidabili ostacoli che si oppongono a questo processo di aggiustamento spontaneo. Non ultimo la fallace definizione della deflazione, intesa come diminuzione generale dei prezzi e dei salari e non, invece, come contrazione monetaria. Infatti, come avviene per l'inflazione, anche nel caso della deflazione, banche centrali e governi confondono la causa con l'effetto. Se è vero che la diminuzione del livello generale dei prezzi è una conseguenza della deflazione cioè di una crisi, è anche vero che essa, di per sé, è indice di produttività e di prosperità economica. La diminuzione dei prezzi è infatti la caratteristica naturale dello sviluppo economico: comportando continui aumenti di produttività, esso crea una maggiore offerta di beni associata a una riduzione di costi e prezzi. Nel XX secolo è stata la diminuzione dei prezzi dei beni, cioè la produttività dell'economia, a permettere a masse crescenti di consumatori di avere accesso a una maggiore quantità di beni e a migliori standard di vita. Tuttavia, banche centrali e governi (identificando la deflazione con la diminuzione dei prezzi e ravvisando in quest'ultima il sintomo di una caduta della domanda e della spesa) la contrastano con politiche monetarie espansive "stabilizzatrici", che hanno come conseguenza il rialzo dei prezzi, e cioè l'inflazione. Questo è il circolo vizioso dell'interventismo che vanifica i benefici dello sviluppo economico trasformandolo in recessione.

La storia economica del XX secolo può essere vista come la storia di due forze contrapposte: l'inflazione monetaria, pianificata dalle banche centrali e dai governi che spinge al rialzo i prezzi distruggendo il potere d'acquisto, e la produttività dell'economia privata che, invece, abbassa costi e prezzi facendo aumentare il potere d'acquisto.

Pertanto ora si possono comprendere tre cose. La prima è che la deflazione non esisterebbe se non ci fosse prima l'inflazione. La seconda è che, con la  fallace definizione dell'inflazione come aumento generale dei prezzi, banchieri e politici cercano di oscurare la sua vera causa: l'aumento artificiale della quantità monetaria, conseguenza del loro interventismo. Ammettere questa definizione sarebbe riconoscere la causa dell'inflazione e dunque essere costretti a rimuoverla. Ma questa decisione comporterebbe una semplice misura: bloccare le politiche monetarie espansive e la spesa pubblica che causano bolle speculative e cicli economici. La terza, meglio approfondita nel prossimo paragrafo, è che l'inflazione è la conseguenza di un processo di contraffazione del denaro.


L'origine dell'inflazione
L'inflazione proviene dall'espansione della base creditizia, che è la componente più importante dell'offerta monetaria, cioè dei mezzi di circolazione: depositi a vista e moneta corrente (banconote e moneta metallica). La tecnica più usata per espandere la base creditizia è rappresentata dalle cosiddette operazioni sul mercato aperto, attraverso cui la Banca Centrale riacquista dalle banche commerciali titoli di Stato già in loro possesso. Lo scopo finale è aumentare la base creditizia per abbassare il tasso di interesse e incentivare gli investimenti. Il controvalore dell'acquisto dei titoli versato sui conti delle banche crea la disponibilità di nuovi depositi a vista sulla cui base le banche possono effettuare nuovi prestiti. Nel momento in cui la banca effettua un nuovo prestito crea nuovo denaro. Ma ogni singolo deposito non dà origine a un solo prestito, ma a un multiplo la cui grandezza dipende dalla frazione di deposito che la banca, per legge, deve trasformare in riserva al fine di far fronte a richieste di immediata liquidità dei depositanti.
Ad esempio, se il deposito è 100 e il rapporto di riserva è pari al 10%, la banca può prestare 90 perché 10 vanno destinati a riserva. Tuttavia poiché i soggetti economici spendono e depositano denaro in continuazione, il prestito originario di 90 dà origine ad un altro deposito e quindi ad un altro prestito di 81 che è 90 meno 10% di riserva. A propria volta, il deposito di 81 dà origine ad un nuovo prestito diminuito della riserva e così via fino ad esaurimento dei riprestati, il cui limite espansivo è 1000 e che si ottiene moltiplicando il deposito originario di 100 per il reciproco del coefficiente di riserva pari 1/0,10. Il ciclo della crescita si completa appunto quando i depositi raggiungono 1000 rimanendo le riserve al 10%, cioè a 100. Un singolo deposito è dunque la base per decuplicare il denaro in circolazione. Ma il denaro complessivamente creato è in realtà molto di più. Infatti, il ciclo di deposti schematizzato nell'esempio va a sommarsi ad un altro identico ciclo, generato in precedenza dall'acquisto da parte della banca centrale del titolo originario di 100 emesso dallo Stato per finanziare la spesa pubblica e che poi è servito per effettuare l'operazione di mercato aperto. Sommando i due cicli di depositi o ripresti, la massa monetaria è aumentata non di 10 ma di 20 volte, cioè il denaro creato è stato di 2000 a fronte di un singolo deposito di 100. Questa metodologia di moltiplicazione del denaro si chiama sistema di riserva frazionaria, perché la crescita dei depositi è un multiplo della loro riserva. Se la banca centrale, invece di espandere, volesse ridurre il denaro in circolazione dovrebbe fare l'operazione opposta, cioè vendere titoli alle banche in cambio di denaro, riducendo così i loro depositi da destinare al prestito. Questa è l'essenza della politica monetaria: espandere e contrarre la massa monetaria e, in corrispondenza, abbassare o alzare rispettivamente il tasso di interesse.

Ma la domanda a questo punto è: con quale denaro la banca centrale ha pagato originariamente allo Stato l'acquisto del suo titolo per permettergli di effettuare la spesa pubblica?
Il denaro proviene forse da risparmio, cioè da potere d'acquisto reale precedentemente creato nel corso di qualche processo produttivo?  No, la Banca lo crea arbitrariamente, iscrivendo simultaneamente nell'attivo del proprio bilancio l'acquisto del titolo e, nel passivo, il credito a favore dello Stato, che così può emettere assegni e spendendo può esercitare un potere d'acquisto extra e fittizio che diluisce tutto il potere d'acquisto preesistente a spese dei soggetti economici privati. Così tutto il denaro che è stato creato è fittizio perché, sostanzialmente, la banca e lo Stato si scambiano pezzi di carta che avranno un tremendo impatto sull'economia: la costruzione "piramidale" dell'inflazione. In generale, quando le banche prestano denaro ai privati o allo Stato, non riprestano denaro già esistente che la gente ha risparmiato facendo sacrifici, come si crede. Esse concedono prestiti creando all'istante i depositi sui loro conti correnti. Quando si usa l'espressione stampare denaro ci si riferisce proprio a questo processo, che oggi con un termine propagandistico ed elegante come quantitative easing e altro non è che un gigantesco schema inflazionistico basato sulla contraffazione legale del denaro. Questa è la conseguenza del monopolio dell'emissione del denaro da parte delle Banche Centrali. Essendo le politiche monetarie e economiche inseparabili, lo Stato e il sistema bancario hanno bisogno l'uno dell'altro per crescere e pertanto la conclamata indipendenza dall'istituto di emissione dal potere politico è una semplice finzione istituzionale.

Il programma inflazionistico americano
Tutto quanto è stato detto può forse aiutare a comprendere la situazione dell'economia americana e a pronosticarne l'evoluzione.

La housing bubble americana del 2008 è stata la conseguenza di un'espansione inflazionistica del credito innescata dalla meccanica sopra descritta (naturalmente con cifre di dodici zeri, essendo ormai il trilione l'unità di misura delle manovre monetarie inflazionistiche). Per evitare lo sviluppo dei casi di insolvenza causati dall'eccessivo indebitamento, la Fed ha imposto una severa stretta del credito, che ha innescato la deflazione, e cioè la contrazione monetaria: con il suo corollario di fallimenti, calo dell'attività produttiva e del volume della spesa dei consumi, riduzione dell'occupazione. Da quel momento si è parlato erroneamente di crisi del credito e si è diffusa la convinzione che ciò di cui l'economia avesse bisogno era soltanto credito. In realtà la crisi era ed è rimasta una crisi del debito. Per contrastare la recessione il governo federale e la Fed hanno adottato misure di salvataggi aziendali e di antirecessione come il Recovery and Reinvestment Act (2009), un pacchetto di spesa di circa 800 miliardi di dollari che, lungi da includere iniziative per aumentare la capacità produttiva dell'economia, è stato destinato alla creazione di nuovo debito: finanziando sanità, assistenza sociale, formazione, energia. Non appena questa spesa sarà amplificata dal meccanismo di riserva frazionaria sopra descritto, essa si tradurrà in pura inflazione, perché un'economia in calo non può assorbire gli effetti inflazionistici di una spesa pubblica in crescita. Alla fine di ogni ciclo di spesa, gli incrementi registrati dal PIL rispecchieranno solo l'espansione monetaria, mentre il loro vero significato economico sarà l'ulteriore contrazione dell'economia privata.

Siccome questo pacchetto non ha prodotto gli esiti sperati di rilancio, il governo si prepara ad approvare altri pacchetti che andranno ad alimentare ancor più il debito pubblico e a creare nuova inflazione.

Per quanto riguarda le misure strettamente monetarie, per evitare il fallimento delle banche la Fed ha scambiato i suoi titoli del Tesoro con i titoli tossici delle banche, riversandoli nell'attivo del proprio bilancio. Il bilancio delle banche è migliorato, ma quello della Banca Centrale è peggiorato. Si osservi che se è solido il bilancio di una banca centrale è solido anche l'intero sistema finanziario così come la sua valuta. Tutta la base monetaria di un paese è infatti inscritta al passivo del bilancio della banca centrale e se l'attivo si deteriora, si deteriora anche il potere d'acquisto della valuta tanto all'interno del Paese come all'esterno, rispetto alle altre valute. Il primo problema della Fed è stato dunque come risanare il proprio bilancio senza privare di liquidità il sistema finanziario. All'insieme di questi tentativi è stato dato il nome di exit strategy. Fra questi tentativi, uno è stato estremamente grave: contravvenendo al suo statuto la Fed ha salvato anche istituzioni finanziarie non bancarie tecnicamente fallite, erogando loro prestiti sempre contro garanzia di titoli tossici, oppure rilevando azioni di aziende insolventi e perseguendo, insomma, una "politica industriale" senza precedenti. Il Giappone, a partire dal 1990, fece lo stesso e condannò la propria economia a una stagnazione permanente.

Poiché la sola politica di acquisti di titoli e partecipazioni non era sufficiente a salvare il sistema bancario, la Fed si è inventata ulteriori programmi di credito, prestando denaro a istituzioni bancarie e non bancarie contro "carta commerciale": praticamente cambiali senza garanzie reali e altri strumenti finanziari che ne hanno ulteriormente peggiorato il bilancio senza peraltro riattivare il mercato del credito. Infatti, la politica di riduzione dei tassi di interesse praticamente a zero non incentiva le banche a offrire credito alla clientela privata. I depositi che le banche detengono presso la Fed, cioè le loro riserve (in sostanza, i prestiti non garantiti), sono ora retribuiti dalla stessa Fed con un interesse superiore a quello che le banche otterrebbero prestando denaro alla clientela e quindi rischiando qualcosa. D'altra parte, tassi bassi non richiamano dall'estero credito sotto forma di capitale, né incentivano, all'interno, la formazione di capitale sotto forma di risparmio necessario a fare ripartire l'economia.

Questa, per sommi capi, è stata la politica della Fed: artifici contabili che farebbero approdare una normale banca in tribunale mentre la massa monetaria degli Stati Uniti è raddoppiata in meno di un anno, un fatto senza precedenti nella storia di questo paese. Intanto l'economia è in declino. Speriamo che gli economisti capiscano, finalmente, che la moltiplicazione del denaro in un'economia non porta automaticamente alla moltiplicazione dei beni, ma alla loro eliminazione. Alcuni commentatori sostengono che l'attuale ritrosia delle banche a erogare il credito creato ex nihilo dalla Fed potrebbe far riprendere la deflazione, la quale obbligherebbe i soggetti economici a svendere i propri attivi per fare cassa, licenziare o fallire, portando l'economia alla depressione. Altri paventano il contrario: la Fed e il governo federale, considerata l'infruttuosità di tutti i tentativi finora compiuti, potrebbero varare altre misure di stimolo stampando e spendendo denaro senza limiti. Nel momento in cui le banche riprendessero a erogare credito si scatenerebbe una iperinflazione. Intanto la "produzione industriale" di dollari da parte della Fed viene comprata dai paesi in cambio di beni reali, come ad esempio fa la Cina, che ripresta questi stessi dollari al governo federale dopo che questi li traveste da titoli. Ma fino a quando le economie potranno funzionare scambiando "carta" con prodotti? Fino a quando un'economia può indebitarsi più di quanto possa produrre?

Conclusione
La ripresa americana è un miraggio mentre sono stati creati tutti i presupposti per una depressione inflazionistica. L'America del dilettante Obama e del Mefistofele dell'inflazione, Ben Bernanke, ha perseguito la politica di John Law, il finanziere scozzese del Settecento che, credendo bastasse stampare moneta fiduciaria (cioè cartacea) per dare una solida base finanziaria ai Paesi, distrusse l'economia francese. Ironia della sorte, la Fed, il salvatore di ultima istanza, è tecnicamente fallita.

Se si verificasse un default, solo il governo federale potrebbe salvarla e cosi si compirebbe quel destino che Marx aveva auspicato nel Manifesto del Partito Comunista del 1848: l'accentramento del credito in mano dello Stato mediante una banca nazionale con capitale dello Stato e monopolio esclusivo. Così si vedrebbero anche realizzate le dottrine di Oscar R. Lange, Abba Lerner e H.D. Dickinson, gli economisti socialisti che insegnavano economia negli Stati Uniti durante gli anni Trenta del secolo scorso e sostenevano che gli investimenti di capitale dovessero essere determinati da funzionari di Stato piuttosto che dal mercato.

Non è forse quello che sta già accadendo?

Con tutte le misure statali e bancarie l'America ha trasformato la sua economia e sta per cadere in ginocchio nell'inconsapevolezza generale. C'è solo una vera e unica exit strategy da applicare prima che ciò accada. Restituire l'economia al suo legittimo proprietario: il mercato.

 

 
 
 

Una chiaccherata ...

Post n°67 pubblicato il 12 Novembre 2009 da liberemanuele
 

 

"Non c'è modo di evitare il collasso finale di un boom indotto da un'espansione creditizia. La scelta è solo se la crisi debba avvenire prima come risultato dell'abbandono volontario di un'ulteriore espansione del debito o più tardi con la totale catastrofe del sistema monetario coinvolto" 

Ludwing von Mises

Non ci sono grandi novità in questi giorni. Una chiacchierata con un cliente, che per lavoro gira molto, mi ha confermato l'idea che la ripresa dalla crisi sia ancora lontana, che la propaganda berlusconiana sull'uscita dalla crisi sia l'ennesima buffonata del potere nonché un'arma a doppio taglio, giacché molti individui, accecati dalla propaganda, non sì rendono conto della situazione: sperperano risparmio in acquisti di cui potrebbero fare a meno, consumano, condannando così le sorti del capitalismo, e della nostra stessa società, ad un destino non proprio roseo essendo il capitale composto da risparmio. Risparmio che al momento invece sta diminuendo - se non scomparendo. Si comprano auto per sfruttare gli incentivi statali, invece di spendere cinquanta euro per ripararlo, si cambia il frigorifero per sfruttare le detrazioni statali, il tutto magari indebitandosi, alimentando le stesse cause che hanno creato la crisi. Lo Stato dal suo, continua ad iniettare carta straccia nel mercato,  pompa i mercati azionari, incentiva il consumo, ingrossa il debito pubblico, a breve il governo italiano obbligherà le banche ad offrire credito a troppi senza garanzie sufficiente, in America una riforma sanitaria sconsiderata - se passerà l'esame del Congresso - appesantirà il debito pubblico come un' ennesima guerra - nemmeno troppo lontana con l'Iran.  

Lo Stato con la pretesa di governare la crisi, la sta alimentando, le bolle scoppieranno sempre più frequentemente, l'illusoria ricchezza generata dalle politiche di sostegno all'economia, presto verranno smascherate per quel che sono: ricchezza produttiva bruciata per gonfiare settori economici improduttivi - come quella esasperata dell'ecologico - o dissestati cui si nega la possibilità di correggersi. Ma le auto-correzioni proprie del mercato diventeranno sempre più severe e allo stesso tempo necessarie. Gli ingegneri sociali dello stato ovviamente non demorderanno e così avanti.

Ritornando alla chiacchierata, questo mio cliente ha detto qualcosa di molto vero parlando di "economia reale": ancora il 2009 non è stato malissimo, perché sì sfrutta quel che rimane della sbronza fatta negli anni precedenti, ma l'anno prossimo sarà la vera battaglia contro la crisi. Infatti, si dovrà fare i conti con quel poco che rimane dopo un anno di crisi economica e lavorarci!

"Ma comunque bisogna ripartire, perché alternativa non c'è."

Questo è lo spirito che ha fatto grande la nostra civiltà. Non limitarsi a fare dei macro conti e disperare, ma affidarsi alla propria creatività imprenditoriale e tornare a lavorare, a produrre, anche quando sembra impossibileRealizzare quello che prima non c'era e sembrava impossibile, valutare, azzardare risposte e azzeccarci! Solo questo spirito,  disperso in tanti individui non progettabile da una sola super-mente, ma che si alimenta e prospera dalla cooperazione volontaria, ci offrirà la via d'uscita: un miracolo inintenzionale (ordine spontaneo)  frutto di tante "azioni umane" intenzionali (prasseologia).   

"La nostra società dipende, nella sua origine e per la sua preservazione, da quella che con precisione può venir descritto unicamente come l'ordine esteso della cooperazione umana: comunemente conosciuto come capitalismo"

Friedrich von Hayek "The Fatal Conceit"

 
 
 

Piccolo restyling del blog.

Post n°66 pubblicato il 10 Novembre 2009 da liberemanuele
 

A meno di un anno di distanza dall'apertura, qualche miglioria. Innanzi tutto si cambia nome, a volte mi ci prendo per i fondelli anch'io: sebbene abbia ammesso di essere tirchio, "I like freee!!!" non voleva dire "mi piace gratuitoooo!!!", ma intendevo free in un senso più ampio, precisamente quello usato in "free jazz": senza limiti se non quelli che si scelgono di persona, "creatività" libera, fatta di tante piccole auto-correzioni e non una pianificazione dall'alto, ma sempre individualmente razionale e critica, in auspicabile cooperazione con gli altri. Ecco cosa ci sento dentro la musica di  John Coltrane (anche se per la verità preferisco ascoltare i cd in modale rispetto rispetto a quelli pesantemente free).

Ma "I like freee!!!" non mi convinceva più.

In più ho semplificato i link di blog e siti che frequento, lascerò i banner solo di quelli che bazzico più spesso.

A voi: Catalassi ( si lo so, non sono originale, era anche il nome della trasmissione su Radio Radicale di Benedetto Della Vedova, ma mi piace e comunque la trovo appropriata sia per gli argomenti che voglio trattare, sia per l'idea di società che evoca questa parola, ovvero un tutto dinamico, complesso, un "ordine spontaneo", fatta da milioni di individui che cooperano tra di loro volontariamente e per il loro interesse e, soprattutto, impossibile da progettare coscientemente da alcuno!).

 
 
 

Tempo di anniversari.

Post n°65 pubblicato il 09 Novembre 2009 da liberemanuele
 

Periodo veramente pieno questo, ho poco tempo da dedicare al blog, ma approfitto di un attimo di pausa per postare un bel articolo di Mingardi sul muro e sull'uomo che, con le parole della Thatcher "... vinse la Guerra Fredda senza sparare un colpo" .

Reagan, l'uomo che ha abbattuto il muro.

Perché fingiamo di dimenticarci di un grande Presidente che credeva nalle libertà?

di Alberto Mingardi

La caduta del muro è stata un segnale. Un rintocco di campana, che annunciava l'inevitabile. Lo sgretolamento dei sistemi socialisti. Ma a quella campana qualcuno ha dato il colpo decisivo. È per questo motivo che mi sembra incredibile che nelle commemorazioni di questi giorni manchino puntualmente due protagonisti, forse i più rilevanti, del decennio che ha portato alle fine del più sanguinoso esperimento di ingegneria sociale della storia. I giornali abbondano di immagini di Michael Gorbaciov. Il miracolo della difficile unificazione tedesca è raccontato in modo da levare un po' del fango che col tempo si è accumulato sul cappotto di Helmut Kohl. Da noi, la svolta della Bolognina e assieme l'eclissi di Bettino Craxi vengono rilette e riscritte, come ha fatto ieri Umberto Ranieri su questo giornale. Ma se è cosa buona e giusta, se è doveroso che soprattutto in campo ex comunista questo anniversario serva per fare finalmente i conti su che cosa il Pci è stato, per una volta liberi dalla nostalgia per le Frattocchie che non ci sono più e ci vorrebbero e anche dalle comode illusioni di qualche "vecchio liberale" che vedeva già nel 1979 il Pci maturo per governare una democrazia, non si può prescindere da quelli che furono i mazzieri della storia. Si tratta di due persone scomparse dall'iconografia del ventennio magico, e davvero a sorpresa. La prima è Giovanni Paolo II. La fine del socialismo reale ha inizio trent'anni fa, nei giorni della visita pastorale in Polonia con cui il Papa, polacco fra polacchi, afferma che il futuro del Paese sarebbe dipeso dal numero delle persone che fossero state abbastanza mature da poter essere non conformiste. Giovanni Paolo II, per noi che siamo nati nel suo pontificato, è stato per tutta la vita come il Duomo di Milano. Credo valga per credenti e no, per tutti. Era un monumento luminoso, posto silenziosamente al centro della nostra esistenza. Magari passi davanti al Duomo per andare a prendere un caffè, entri in galleria per comprare un paio di scarpe. Magari il Duomo non lo guardi. Ma il Duomo c'è. La sicurezza, l'orgoglio sereno, la "maestà" di questo Papa hanno dato speranza a milioni di esseri umani intrappolati nel vicolo cieco del socialismo reale. Il colpo di piccone che ha dato al muro lui, vale duecento altri.

La seconda figura mancante, il pastorello assente nel presepe, è Ronald Wilson Reagan. Fu Reagan a chiamare il comunismo col suo nome: l'impero del male. Quel che più conta, fu Reagan a interpretare il suo mandato di Presidente degli Stati Uniti come una missione. La missione di far vincere la libertà: in politica interna, riducendo il peso dello Stato. In politica estera, non accontentandosi di giocare al contenimento, ma cercando di finirla, la guerra fredda, in una duplice, lucida consapevolezza scambiata ai tempi per follia. Da una parte, Reagan aveva chiaro come nessun altro che l'esistenza di un regime totalitario, basato sul sistematico svilimento dei diritti delle persone, non poneva un problema "geopolitico". Ma riduceva la vita di milioni di esseri umani a un simulacro di se stessa.

Dall'altra, Reagan sapeva ciò che gli altri grandi dell'Occidente ignoravano. Sapeva che l'economia sovietica doveva collassare su se stessa: era solo questione di tempo. Già in libro del 1920 Ludwig von Mises aveva esposto la tesi per cui il socialismo era, sostanzialmente, impraticabile. Sopprimendo la proprietà privata dei mezzi di produzione e, assieme con essa, il libero mercato, sarebbe venuto meno il sistema dei prezzi, cioè la possibilità stessa del calcolo economico, dell'attribuire un valore alle cose. Questo avrebbe reso impossibile ad una economia evolversi, adattarsi, in una parola: vivere. L'agonia ha avuto tempi lunghi, ma la sostanza di settant'anni di socialismo reale è stata quella prevista da Mises. L'allocazione delle risorse in regime di pianificazione è stata tremendamente inefficiente, e ha ballato sul ritmo della politica. La fame, la carestia, il sottosviluppo caratterizzavano la realtà quotidiana di un Paese che faceva a gara con la Nasa a chi spediva per primo l'uomo nello spazio. Inutili spettacoli di corte, che si consumavano nella moria dei servi abbandonati nel gelo oltre il ponte levatoio. È questo il Paese che descrivono sinteticamente le tre "leggi generali dei Paesi socialisti" sinteticamente trasmesse da Enrico Berlinguer a Massimo D'Alema: "i dirigenti dicono sempre le bugie, anche quando non è necessario. (...) l' agricoltura non funziona. (...) le caramelle hanno tutte la carta attaccata". Una trinità di eufemismi.

Ecco, Ronald Reagan sapeva che un mondo incapace di incartare le caramelle non aveva futuro. E per questo spinse cocciutamente l'acceleratore, fino a quel meraviglioso discorso, che oggi tutti possiamo rivedere su YouTube: "Signor Gorbaciov, abbatta questo muro". Perché Reagan è pressoché assente, con l'eccezione di questo giornale e del Foglio, da immagini e documenti scodellati sulla caduta del muro? Non siamo capaci di festeggiare con il 9 novembre la bancarotta del più terrificante degli Stati. Obnubilati di nuovo dall'utopia malata di una libertà che non sia capitalistica, abbiamo ricominciato a fingere di non vedere. Non vedere che tutto ciò che "non funzionava", e di più: che tutto ciò che uccideva, nel vecchio blocco sovietico, non era altro che un elevamento a potenza delle più genuine caratteristiche degli Stati socialdemocratici ed interventisti occidentali. Uno Stato che ti può dare tutto ti può togliere tutto. Ai tedeschi dell'Est tolse tutto. Se impauriti dalla crisi ricominciamo a pensare che sia di lì che può venirci la salvezza, ci aspetta un destino non diverso. Ecco perché facciamo finta che nel novembre dell'89 Reagan fosse in Florida a giocare a golf.

Da Il Riformista, 8 novembre 2009  

 
 
 
Successivi »
 

 

 

CHICAGO BLOG

Caricamento...
 
 

 

La Voce del Gongoro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

I MIEI BLOG AMICI

LE "INDISPENSABILI" DAL WEB

 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

AVVERTENZA.

Tutti i testi sono liberamente copiabili e riutilizzabili, le immagini sono prese dalla rete: eventualmente venisse riscontrato una violazione di diritti vari, gentilmente, AVVERTITEMI.