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Creato da Mr.Nice.Guy il 07/07/2008

Mr Nice Guy

Un classico bravo ragazzo. Più o meno...

 

Le agenzie matrimoniali internazionali

Post n°176 pubblicato il 24 Maggio 2013 da Mr.Nice.Guy
 
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Una volta, quando un uomo arrivava ad una certa età ed era ancora scapolo, l’unica alternativa che gli restava era di andare dal parroco. Si faceva presentare qualche zitella che girava in parrocchia, e fra una raccomandazione al Signore e un paio di messe galeotte, alla fine scoccava la scintilla. Si combinava un matrimonio, e quanto pare, funzionava pure. Visto che ora c’è la globalizzazione, le cose sono cambiate.

Che la Chiesa Cattolica, nel corso dei secoli, sia stata la più grande agenzia matrimoniale mai esistita, è un dato di fatto, puro e semplice. La seconda agenzia matrimoniale per quantità di utenti, a sentire un mio amico francese, sono gli scout, ma di fatto tutte le attività di aggregazione organizzata, da sempre svolgono anche la funzione di agenzie per cuori solitari. Tuttavia, col tempo qualcuno ha fiutato il business, e nel corso degli anni sono apparse le prime agenzie matrimoniali propriamente dette.

Il principio di un’agenzia matrimoniale italiana è estremamente semplice. Ci si presenta in agenzia, si compila il profilo, si fa l’intervista, si esprimono le preferenze, e si paga per la formula desiderata. La formula più richiesta è di 10 incontri garantiti con persone affini,  al modico prezzo di circa 2000 euro. Una volta funzionavano, ma poi sono diventate una fregatura. Da quello che mi dicono, se chiedi di incontrare donne fra i 25 e i 35 anni, mediamente curate e con un pizzico di cultura, in realtà l’unica garanzia che ottieni è di incontrare 8 troioni stagionati, più 2 miserelle che non sanno nemmeno di stare al mondo. E se non ti piacciono, affari tuoi.

Col tempo, la qualità del servizio è andata scadendo sempre più, mentre i prezzi per la consulenza sono cresciuti in verticale. Inevitabilmente, vista sparire la credibilità delle agenzie italiane, le anime solitarie più intraprendenti hanno cominciato a sperimentare delle alternative internazionali. Le più gettonate erano andare in Brasile o nei paesi dell’est e darsi all’acchiappo, scopo matrimonio. Funzionava. Per un po’ è stata un’attività individuale, ma poi sono comparse anche le agenzie matrimoniali specializzate in bellezze straniere: russe, ucraine, moldave, e anche polacche.

Per le agenzie internazionali, la formula è simile a quella italiana, ma decisamente più efficiente. C’è un catalogo online, liberamente consultabile, in cui visualizzare le bellezze disponibili. Conquistati dall’esposizione, gli interessati si recano in agenzia, pagano la quota di iscrizione (che comprende servizi di traduzione e accompagnatore all’estero) e vanno ad incontrare direttamente in terra straniera tutte le loro potenziali consorti. Al prezzo di 1000 euro, il matrimonio è espressamente garantito dall’agenzia, soddisfatti o rimborsati.

Poi sono arrivati i cinesi.

Inevitabilmente, da quando la Cina è entrata nel mercato mondiale, c’era da aspettarsi il suo ingresso anche nel giro delle agenzie matrimoniali.  Da alcuni anni, i servizi in Italia fronteggiano la concorrenza dei lavoratori cinesi, siano essi parrucchieri, operai, ristoratori o commercianti. Qualità media, prezzo stracciato. Era questione di tempo, e così è stato, so infatti che ci sono ben due agenzie matrimoniali cinesi qui vicino a me, una a Rovigo ed una a Padova. La formula, è di una efficienza che solo i cinesi. Vai in agenzia, guardi il catalogo, scegli una cinesina che ti piace e paghi 500 euro: te la portano in Italia, e te la sposi.

Ora, io non ho assolutamente nulla contro le agenzie matrimoniali, anzi, le trovo un servizio utile a tante persone. È indiscutibile inoltre che l’outsourcing internazionale, che si tratti di manodopera o di servizi, è una realtà che esiste da tempo, e a cui si appoggiano tutte le realtà produttive, grandi o piccole. Il “made in Italy” dovrebbe sempre essere una garanzia, ma i prodotti di importazione sono una buona alternativa. Tuttavia, questa differenza nella qualità e nell’efficienza del servizio proposto, è veramente imbarazzante.

Che uno, magari si fa pure qualche domanda. Perché fra un troione stagionato a 2000 euro, una russa garantita a 1000 euro, e una bella cinesina a 500 euro, con consegna a domicilio che manco al take away, ad uno gli viene pure il dubbio. Metti che ci sia la fregatura.

Li saprà fare, gli involtini primavera?

 

 
 
 

I relativisti assoluti

Post n°175 pubblicato il 23 Maggio 2013 da Mr.Nice.Guy
 
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Tutti quanti, almeno una volta nella vita, abbiamo avuto la sfortuna di incontrare un “relativista assoluto”. Caratteristica saliente di questo particolare esemplare di fauna umana, è il suo desiderio di ricordare al mondo che ogni fatto è relativo, e che ciò che è valido in un caso, non si applica assolutamente ad un altro. Il relativista assoluto può essere riconosciuto facilmente dai suoi richiami rituali, primo fra tutti l’inconfondibile grido di battaglia: non puoi generalizzare!

Dopo aver attentamente studiato numerosi esemplari di relativista assoluto, come la Lisa o la Mirty, posso affermare tranquillamente che i richiami tipici di questa specie sono essenzialmente “dipende”, “non siamo tutti uguali”, ”non è sempre così” , insieme al meno gettonato, ma pur sempre valido “non si può parlare per assoluti”. Quando vengono emessi durante una discussione, questi richiami attirano sempre del consenso, in quanto assolutamente incontestabili. Tuttavia, lo slancio relativistico di questi esemplari tralascia un aspetto particolarmente importante. In realtà, tutto si può generalizzare. La statistica serve a quello.

Insomma, già a partire dal grido di battaglia, i relativisti assoluti iniziano sparando una cazzata fotonica. E sono sicuro che quando la sentono, gli statisti di tutto il mondo si fanno delle risate così grasse che nemmeno un branco di iene ridens. Perché contrariamente a quanto si crede, la statistica non è lo studio delle differenze, ma la scienza delle generalizzazioni. Prendete un campione di persone, ricavate migliaia di risultati diversi, dateli in pasto ad un esperto di statistica, e quello vi scodella 3 o 4 generalizzazioni al volo, roba da cotto e mangiato. Alla faccia delle differenze individuali.

La statistica ha infatti trasformato la generalizzazione in una forma d’arte, il cui esempio più fulgido è senza dubbio la distribuzione gaussiana, ossia la buona e vecchia curva a campana. Rappresenta il numero di soggetti in funzione di un valore, nella maggior parte dei casi è alta al centro e sottile ai lati, ed è la rappresentazione grafica, chiara ed inconfutabile, che non siamo tutti uguali. Per tagliarla un po’ con l’accetta, la curva è alta al centro perché ci sono tante persone intorno al valore medio, e sottile agli estremi, perché ci sono sempre meno persone, più ci si allontana dalla maggioranza.

In sostanza, prendete un campione di persone, e avrete la dimostrazione matematica che non siamo tutti uguali. È palese.

Numeri alla mano, è facile capire quanto le argomentazioni del relativista assoluto, lascino assolutamente il tempo che trovano. Sottolineare che qualcosa dipende da qualcos’altro, o che non siamo tutti uguali, è ribadire un’ovvietà clamorosa senza dare nessun contributo alla discussione. Senza contare che si può sempre generalizzare alla grande su tutto, dal raccolto di mele alle preferenze sessuali degli ornitorinchi, passando per la tendenza femminile a smutandarsi al primo appuntamento.

Tuttavia, al relativista assoluto queste cose non importano un granchè, per cui quando non è d’accordo con il suo interlocutore, sentirà il dovere morale di sottolineare che non siamo tutti uguali e che non è sempre così. Non importa se c’è una botta di troiume dilagante o se nel 50% dei casi in una coppia uno dei due porta le corna, il relativista assoluto si sentirà obbligato a ribadire che non si può generalizzare. Eccheccazzo, ma che facciamo, ci scordiamo del 50% di cornuti?

Gestire una conversazione con un relativista assoluto, è quindi molto più complicato di quanto possa sembrare. A parlare di maggioranza, già cominciano a fumargli le orecchie. Persino iniziare una frase premettendo che ci si riferisce solo ad una parte delle persone, e non ovviamente a tutti quanti, potrebbe non placare la sua sete di relativismo. Intanto perché a suo giudizio le minoranze devono essere giustamente rappresentate, e poi perché non gliene frega una ceppa degli statisti e dei loro numerini del cavolo. Che andassero a zappare o a fare qualcosa di produttivo, invece di fare i disegnetti e giocare con la calcolatrice.

L’unica cosa che sembra rabbonire i relativisti, è iniziare ogni frase premettendo che la questione si applica solo ad un numero ridotto di persone, in modo da limitare l’argomentazione a pochi casi isolati, sicuramente insignificanti. Anzi, particolarmente insignificanti. In quel caso, magari si convince che state parlando di una minoranza, e forse non si sente in dovere di ricordarvi che non è sempre così, perché comunque dipende da un sacco di altre cose.

Tuttavia, questo vale soltanto se non volete contraddirlo. A quel punto, passerà al contrattacco, sostenendo che in realtà TUTTI i casi sono come quelli che lui sta per esporvi. L’esempio più classico di questo comportamento, è il caso della stronzaggine maschile. Gli uomini sono tutti stronzi, fine della discussione. Per far valere le sue ragioni, il relativista assoluto comincerà a snocciolare episodi assurdi, tesi a dimostrare inequivocabilmente che per quell’argomento, non dipende proprio un cavolo. 

In quei casi, non resta che una sola cosa da dire: non è sempre così.

Del resto, non siamo mica tutti uguali.

 
 
 

Cosa succede quando una donna ritorna single

Post n°174 pubblicato il 22 Maggio 2013 da Mr.Nice.Guy
 
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Due settimane fa una mia cara amica ha scaricato il fidanzato dopo un paio d’anni di relazione, e le avevo pronosticato che l’energia nervosa l’avrebbe sostenuta per un po’, ma tempo due settimane, e poi le sarebbe piombata addosso la depressione. Lei, incredibilmente fiduciosa, mi aveva assicurato che non sarebbe successo, non questa volta. Ieri, era in un bagno di lacrime. Ovviamente.

Visto che ci avevo imbroccato con il primo pronostico, la poverella mi ha chiesto cosa la aspetta nei prossimi giorni. La mail che segue, completa di errori, contiene la summa di tutte le mie convinzioni in materia. Purtroppo gliel’ho anche inviata…

……………………………………………………

 […] Che comunque, nella condizione in cui stai, al massimo posso farti ridere, o nella peggiore delle ipotesi fare qualche gaffe micidiale per cui ti metti a piangere, ma tanto sei già uno straccio, quindi non faccio nemmeno troppi danni.

Che se ci pensi bene, quando una è nelle tue condizioni, è anche difficile peggiorare le cose, stringi stringi. Che potrei dire di tanto grave? Che sei vecchia, brutta, grassa, senza futuro e che la dai via come se non ci fosse un domani? Nel senso, anche se lo dicessi, tu al massimo ti convinceresti che è proprio vero, mica che sono un cafone. Perchè magari lo stai già pensando adesso, quindi è veramente difficile fare delle gaffe allucinanti, quando una persona ha l'autostima a terra. Al massimo arriveresti a pensare che sono l'unica persona sincera che ti sta intorno, e che tutti gli altri non ti vogliono bene e ti nascondono la verità. La triste e brutta verità della tua miseria, senza speranza.

Quando uno sta in down distruttivo, è veramente difficile peggiorare le cose, insomma. Posso solo migliorarle :D

Anyway, per quanto riguarda la mia esperienza personale, nel senso non la mia di persona, ma l'esperienza raccolta osservando innumerevoli comportamenti femminili, direi che una settimana di down brutto ti aspetta tutta. Inoltre prevedo almeno un'altra brutta giornata di lacrime&disperazione fra venerdì, sabato o domenica, alla prima occasione in cui stai da sola e ti trovi a riflettere sul fatto che non c'è nessuno nella tua vita, sei vecchia, brutta e grassa, un fallimento completo e senza speranza per il futuro.

Poi prevedo almeno un'altra settimana dopo di quella in cui il down piano piano si alleggerisce, e resta solamente la convinzione di essere completamente senza speranza e abbastanza un fallimento, ma senza la sensazione opprimente di essere anche vecchia e grassa. Brutta sì, ma non vecchia e grassa. Oddio, magari grassa resiste, e sicuramente non ti sentirai un'adolescente, ma comunque andiamo in miglioramento. Dopodichè, altre due settimane di graduale miglioramento e di pensiero positivo, in cui ti convinci che in realtà non hai fatto niente di sbagliato, e fai di tutto per recuperare l'autostima sotterrata al momento del down. Due settimane di intenso lavoro di autoconvincimento, che ti porteranno alla fase successiva, l'up.

Generalmente ad un mese dal down, inizia l'up, ossia quel periodo in cui, dopo aver sotterrato l'autostima, averla dissotterrata, gonfiata allegramente e deciso che devi ricominciare a volerti bene, inizia l'euforia. Quindi uscite, serate alcoliche, vestiti nuovi, parrucchiere, shopping, e generalmente il ritorno all'acchiappo. Credo che sia tra l'altro proprio un meccanismo di ripristino dell'autostima, quello di darla via come i volantini dell'Auchan. Quindi ti aspetta una lunga fila di sconosciuti, tante serate, tante sbronze, e la "voglia di divertirti", ossia lo prenderai da tutte le parti. Esattamente come tutte le altre, non ti preoccupare, è normalissimo.

L'up finisce dopo un paio di mesetti al massimo, perchè stella d'oro, hai anche una certa età, e non è che puoi fare baldoria impunemente per due mesi, senza che ti venga un collasso. A quel punto, generalmente o trovi un altro amore della tua vita, del quale improvvisamente ti convinci che "questa è la volta buona", o ti assesti su un trombamico e cominci a recitare la storiella di "non voglio sposarmi" e "gli uomini sono tutti stronzi". In entrambi i casi, la prendi al culo (detta in francese) perchè a) quella non è la volta buona e b) il trombamico a quest'età finisce sempre male.

Unica variazione su questa scaletta, è se qualche fessacchiotto ti raccatta prima che ti inizi l'up, ti cura un po' i dispiaceri, e cominciate a frequentarvi in veste di morosi, perchè "magari è la volta buona".

[...]

……………………………………………………

Dopo aver riletto questa mail ad un’ora di distanza, mi sono accorto che era veramente assurda. Così assurda che le ho mandato un messaggio, e le ho chiesto il permesso di metterla sul blog. La poverella ha addirittura acconsentito.

La verità è che come amico, faccio decisamente cagare.

 
 
 

La ceretta alla brasiliana

Post n°173 pubblicato il 21 Maggio 2013 da Mr.Nice.Guy
 
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Quando penso alla depilazione, mi rendo conto che negli ultimi anni le cose sono cambiate parecchio. Non che uno debba passare il tempo a pensare alla depilazione, intendiamoci, tuttavia a farci caso ci si accorge che ci sono state delle innovazioni decisamente significative. Con gli anni siamo passati dalla ceretta sulla linea del bikini solo d’estate, a quella sulla linea del bikini tutto l’anno, per arrivare alla ceretta sulla linea del tanga e infine a alla ceretta alla brasiliana. Una deforestazione da far rabbrividire Greenpeace.

Certo, anche gli uomini si sono adeguati ai tempi, tanto che sulle confezioni dei rasoi elettrici spesso c’è il disegno dell’ometto che si rade barba, testa, petto, ascelle e parti intime, ma sono le donne che hanno iniziato questa tendenza, e sono le donne che l’hanno portata alla conclusione più radicale. Chiaramente non posso parlare per tutto il popolo femminile, ma basandomi soltanto sulle mie esperienze dirette, diciamo che il cambiamento l’ho visto accadere nel corso degli ultimi 10 anni. Le aree lasciate al naturale si sono ridotte sempre di più, fino a sparire.

Giusto per farmi capire, se prima c’erano boschetti rigogliosi, poi sono arrivati i giardini col prato all’inglese, che sono diventati piccole aiuole sul vialetto, successivamente ristrette a vaso di fiori in terrazza, fino a quando è sparito del tutto, compreso il sottovaso, ed è rimasto solo il balcone. Insomma, se la mia prima fidanzata usava il silk-epil nella zona bikini soltanto ad agosto, l’ultima usava il rasoio bilama più di me, che mi rado una volta a settimana. Col regola barba, tra l’altro.

Considerando questa tendenza sotto diversi punti di vista, ci sono indiscutibili vantaggi pratici e soltanto alcuni svantaggi.

Per quanto riguarda i vantaggi pratici, senza dover fare la solita figura da porchettaro, ad esempio l’igiene personale ne guadagna parecchio, uomini e donne. Del resto, non ci vuole un genio per capire che è più facile lavare una bandana che un maglione. Poi alcune pratiche ne hanno sicuramente beneficiato, tanto che la gente non fa più l’orrenda battuta del “parlare senza peli sulla lingua” di quando ero ragazzo. Che diciamocelo, i più giovani non hanno nemmeno idea di cosa vuol dire la battuta. Senza contare che chi ha il moroso o la morosa con l’apparecchio ai denti, finalmente ha risolto una questione particolarmente dolorosa.

Gli svantaggi sono soltanto due. Il primo è che comunque depilarsi è una rottura di scatole in più, perché ci sono tanti sistemi, e nessuno di questi la gente lo farebbe per hobby. Tipo “una partita a silk-epil” non me lo vedo proprio che diventa il nuovo sport nazionale. Il secondo svantaggio è di natura strettamente estetica, perché sotto quell’aspetto magari sono un po’ più dubbioso. Nel senso, non che non gradisca, o che magari preferisca paesaggi più da foresta amazzonica che da balcone fiorito, però ogni tanto il dubbio mi viene, soprattutto per quanto riguarda le donne.

Tolto l’effetto spennacchiato, che magari può capitare di tanto in tanto, non posso negare che ogni tanto mi sono sentito un mezzo pedofilo, di fronte a scenari da “nemmeno un filo d’erba” che nemmeno quando passano col diserbante. Perché ammettiamolo, la maturità sessuale comincia da lì, per cui ogni tanto ad uno gli può venire il dubbio di fare qualcosa di sbagliato, mentre è intento a certe pratiche. Senza contare che un po’ di decorazione non guasta, tipo quando metti un bel centrotavola o le tende alle finestre.

Certo, poi magari mi ricordo che da anni non provo più la sensazione di masticare una sciarpa, oppure che anche il campo da calcio, prima delle partite lo passano col tosaerba. In quelle occasioni, faccio abbastanza fatica a non essere a favore della cosa. I pro ci sono, e sono chiari ed inequivocabili. I contro sono di meno, e sono solamente relativi alla faccenda estetica. Ma secondo me, qualcosa di lasciato al naturale migliora la visione d’insieme.

Perchè una donna affronta la faccenda corpo in modo decisamente radicale. Tolte chirurgia estetica e fitness compulsivo, una donna qualsiasi spesso si trova i capelli tagliati e passati alla boccetta del parrucchiere, le sopracciglia fatte a pinzetta, le unghie smaltate o uscite dalla manicure, gambe e ascelle depilate, e per finire una bella mano di trucco a completare l’insieme. Praticamente non c’è un solo centimetro di superficie che sia rimasto come mamma l’ha fatto. Se andiamo a metterci anche la ceretta alla brasiliana, secondo me si rischia di esagerare.

Poi, a fronte degli indubbi vantaggi pratici della questione, è anche chiaro che uno magari si fa due conti. Se è solo per una questione di estetica, invece di mettere la tovaglietta con un bel centrotavola, uno magari può piazzare un faretto o appendere un quadro alla parete. Perché capiamoci, piercing e tatuaggi, mica li butterei via. Però comunque, qualcosa di naturale va sempre bene. Insomma, ogni tanto la gente si compra la verdura biologica, per cui alla fine non è che sto dicendo chissà quale scemenza. Certe volte la compro pure io, non sempre, ma ogni tanto sì. Tanto per cambiare un po’.

Giusto per vedere se c’è differenza.

 
 
 

La porchetta e la nouvelle cuisine

Post n°172 pubblicato il 20 Maggio 2013 da Mr.Nice.Guy
 
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Quando penso a questo blog, mi domando sempre come mai la gente passi a leggere le mie vaccate. Io devo, ma gli altri, proprio non li capisco. In ogni caso, per qualche strano motivo, ogni tanto qualcuno passa da queste parti e butta un’occhiata in giro, e poi magari ritorna pure. In sostanza, si vede che per qualche misteriosa ragione gli piace. Un po’ come essere masochisti, ma senza lo scomodo di frustini e manette, e senza la rottura di sopportarsi una mistress.

Tuttavia, alcuni amici blogger ogni tanto mi rimproverano il fatto che i miei post sono sempre troppo lunghi. Che se scrivessi di meno, sarebbero più facili da leggere. A parte il fatto che sono un chiacchierone pazzesco e già mi limito da solo, che nemmeno si immaginano quanto, la prima risposta che mi è venuta è che mica gliel’ha prescritto il dottore, di venire a leggermi. La classica risposta da checca isterica, insomma. Però il punto è un altro. Il mio blog è come la porchetta, non come la nouvelle cuisine, e uno non va dal porchettaro a dirgli di fare panini più piccoli.

Se c’è una cosa che mi fa tristezza, sono le porzioncine minuscole, e in generale tutte le cosine piccoline che hai finito ancora prima di cominciare, mi fanno passare la voglia. Per questo motivo, quando faccio qualcosa io, la faccio che mi dà soddisfazione. Quando cucino, cucino abbondante, e quando scrivo qualche vaccata, tanto vale che ci do dentro fino in fondo e mi levo la soddisfazione. Magari quando è troppo non metto in tavola tutto quanto, ma per come la vedo io, è meglio stare abbondanti che fare i  piattini.

Chiaramente, non voglio dire che quello che scrivo va bene così com’è. Me ne rendo conto anche io che non va bene, non si creda che vado fiero delle cose che scrivo, anzi. Facciamo a capirci, c’è un motivo se scrivo su un blog e non su facebook. In sostanza, si può sempre migliorare, nessuno è perfetto e via discorrendo con tutta la pappardella che segue, quando uno inizia a parlare di miglioramento, però bisogna anche tenere presente a chi ci si riferisce. Un conto è lo chef, e un conto è il porchettaro.

Se uno va in un ristorante con la stella Michelin, le posate d’argento, la cucina sperimentale e lo chef campione del mondo di lancio dei coltelli, allora magari ha le sue belle aspettative. In particolare, quando il conto si attesta sopra i cento euri a persona, uno si aspetta grandi cose, vuole essere servito e riverito, e si permette pure di fare le pulci. Che per cento e passa euri, intendiamoci, ha pure ragione. E allora il discorso che si può sempre migliorare ci sta tutto.

Però se uno va dal porchettaro nel furgone sulla piazzola di sosta e chiede un panino con la porchetta, di quelli da 6 euro, probabilmente vuole proprio un panino con la porchetta, di quelli da 6 euro. Con la porchetta grassa, magari pure un po’ scaldata dal sole, dentro un bel paninozzo massiccio e con una birrona fresca per mandare giù il tutto. Di sicuro non va dal porchettaro a dirgli che la porchetta non è dietetica, che il colesterolo è dannoso per le arterie, che il pane col kamut è più digeribile, che il servizio lascia a desiderare, e soprattutto che “si può sempre migliorare”. No, vuole un panino con la porchetta, possibilmente bello abbondante. Di quelli da 6 euro.

Per carità, anche io so apprezzare l’armonia dell’insieme, la varietà proposta e magari una certa ricercatezza, tuttavia a me piacciono le cose che danno soddisfazione in un modo assolutamente più primordiale. Apprezzo la qualità, ma la quantità mi dà soddisfazione. Posso gradire l’erotismo ricercato di tanto in tanto, ma quando si tratta di faccende di letto, sono più per la grigliata di carne che per la cucina molecolare. Del resto, c’è gente che in libreria compra il quadernetto scritto in corpo 14 e interlinea doppia, e chi come me preferisce il mattone fitto fitto da 600 pagine, che se lo tiri in testa a qualcuno, capace pure che lo fai secco.

Del resto, mica possiamo essere tutti quanti delle persone sofisticate o fini conoscitori di una materia.  Non è che al mondo ci sono soltanto sommelier, palati da alta cucina, critici letterari e cultori dell’erotismo raffinato. Ci sono anche le persone come me, che quando si tratta di fare qualcosa, anche la quantità gli dà una bella soddisfazione. Persone che se devono scegliere fra un calice e una bottiglia, scelgono la bottiglia, e che quando si parla di faccende di letto, va bene l’erotismo raffinato, ma tre volte a settimana è il minimo sindacale.

Quindi, quando penso alle anime sante che ogni tanto passano da queste parti, magari mi convinco che pure loro non amano la nouvelle cuisine, ma invece preferiscono la porchetta. O che magari la nouvelle cuisine gli piace pure, ma che ogni tanto gli va di mangiarsi un bel paninozzo con la porchetta. E quando vai dal porchettaro, il panino lo vuoi bello abbondante. Insomma, quando le cose le fai, tanto vale farle che ti danno soddisfazione. Per questo motivo le cose qui, io le faccio abbondanti.

Tutte vaccate, ma belle abbondanti.

 
 
 
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CHI È IL MISTER

Mr Nice Guy: espressione inglese per indicare il "classico bravo ragazzo".

Il mio punto di vista è quello di una persona assolutamente normale. Sono il classico bravo ragazzo. Se ci fosse una definizione di bravo ragazzo medio, nel dizionario, beh, ci sarebbe la mia foto di fianco.
Ma nella mia esperienza, essere un bravo ragazzo non ha vantaggi di sorta. Solo sfighe.

E questo è il mio punto di partenza.

 

IL MISTER IN PILLOLE

Praticamente l'anti Viagra.

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Tenere lontano dalla portata dei bambini.


 

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DICONO DI ME





Inviato da venus.veronensis il 30/10/08 @ 12:39 via WEB
Scendi tra noi umani qualche volta.

Inviato da marematite il 21/10/08 @ 10:45 via WEB
ma vaffanculo...

Inviato da  mr.controcorrente il 18/09/08 @ 13:15 via WEB
... e, aggiungo, da perfetto cattolico quale sei, dovresti sapere che uno dei 7 peccati capitali è la SUPERBIA.

Inviato da vargoli il 01/09/08 @ 16:31 via WEB
Beh, sai, forse hai trovato solo stronze egoiste perché, come si dice, "similes cum similibus congregantur".
 

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