Creato da zoeal il 05/02/2008

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L'alabastro di Volterra

Post n°268 pubblicato il 26 Settembre 2009 da zoeal
 

"Alabastro” è un termine di origine egizia che deriva forse dalla città Alabastron dove nei tempi antichi si fabbricavano vasetti ed anfore destinati alla conservazione di profumi. L’alabastro gessoso, quello che viene lavorato a Volterra ed in particolare quello estratto dal sottosuolo di Castellina Marittima, si è formato nel periodo miocenico in seguito ad un processo di sedimentazione e concentrazione del solfato di calcio contenuto nelle acque marine.
Si tratta di una pietra malleabile la cui lavorazione, grazie alla sua particolare morbidezza, è estremamente più facile rispetto a quella del marmo e quindi è adatta a riprodurre in scala ridotta certi motivi ornamentali ricchi di dettagli e a ritrarre nei particolari il volto umano, secondo i canoni estetici che dominavano gli indirizzi dell’arte classica. Più di due millenni sono trascorsi da quando gli Etruschi iniziarono a lavorarlo, ma l’alabastro si lavora ancora a Volterra e, pur non costituendo, come è stato in un recente passato, il settore trainante della sua economia, rappresenta ancora l’elemento caratterizzante della sua cultura e della sua stessa storia.
fonte: QUI
Al museo Guarnacci di Volterra sono conservati esempi davvero eccezionali della perizia etrusca nella lavorazione dell'alabastro

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Commenti al Post:
adamsmith76
adamsmith76 il 28/09/09 alle 16:11 via WEB
Ciao ZOE:)) Peccato che sto in Scozia...ma per fortuna che c'è internet e il tuo blog! Felice inizio di settimana
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
Camillo Coppola il 22/12/15 alle 19:28 via WEB
L'alabastro merita ben altro,ovvero esso è pregno di storia,classicità e gusto artistico che supera il tempo e le mode. Un esempio è stato realizzato da Mario URBANI nel 1936 con il mirabolante MASCHERONE,che racchiude tutte le caratteristiche che ho citato. Eppure nessuno ha tentato non solo di emularlo,ancor meno di superarlo,parrebbe che ciò possa essere una causa del decatentismo storico nel quale siamo inseriti. http://www.architetturadipietra.it/wp/wp-content/uploads/2006/12/manifattura_alabastro1.jpg
 
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"GEOGRAFIA SACRA" di Giovanni Feo (la "magia" e l'"astronomia" dalla preistoria agli Etruschi)

"UNA GIORNATA NELL'ANTICA ROMA" di Alberto Angela (immaginiamo di fare un viaggio nel tempo e di ritrovarsi nella Roma del I secolo dopo Cristo)

"IL SEGRETO DEI GEROGLIFICI" di Christian Jacq (guida semplice e simpatica sull'interpretazione dei geroglifici egizi)

" IL FARAONE DELLE SABBIE" di Valerio Massimo Manfredi, azione e suspence ambientate nel clima dei conflitti attuali che affliggono il Medio Oriente.

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POETA ESTEMPORANEO

In ricordo di Morbello Vergari, ultimo poeta Etrusco

Il reperto archeologico

Riuniti insieme, un gruppo di signori

stavano discutendo di un oggetto

un giorno appartenuto ai padri etruschi.

Il dottor Tizio disse ai suoi colleghi:

-La mia giovane eta', non mi consente

di pronunciarmi il primo e francamente

ammetto che non ci capisco molto.

Il dottor Caio esprime il suo parere

dicendo-Per me, questo è un utensile

che usavano gli etruschi,

per servire vivande sulla mensa

D'altro parere il professor Sempronio

e in questo modo dice il suo giudizio:

Questo per me, è un vaso da ornamento

che serviva su un mobile di lusso

a contenere fiori profumati.

Infine il professor Tal dei Tali:

Con questo afferma usavano gli antichi

nelle grandi e solenni cerimonie

offrire a gli dei superi d'Olimpo

e il loro sacerdote in pompa magna,

libava e alzava questo vaso al cielo;

quindi spruzzava santamente l'ara,

del vin pregiato in esso contenuto.

-Giusto-dicono tutti gli altri in coro-

la Sua tesi convince, professore.

Due etruschi ch'iabitaroni in quei luoghi

in permesso quassu' dai Campi Elisi.

Si fermarono ad osservar la scena.

-Tarcone-Aule chiese-cosa fanno

quelle persone riunite insieme?

-Non so',non saprei dirti veramente;

non riesco a comprendere il dialetto,ma

quel che sembra un tantinello strano

è, che stan discutendo con passione,

tenendo un nostro orinalaccio in mano.

 

 
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