Creato da gratiasalavida il 09/09/2007

Rubra domus

Paole parole parole

 

 

La colpa si chiama "povertà"

Post n°2361 pubblicato il 09 Agosto 2017 da gratiasalavida
 

Il ventre della terra

reca il segno

di cicatrici e piaghe.

Non latte da mammelle

agre e secche.

Che povertà non siede

su una mensa imbandita.

Non la fame, non sete

a disporre vivande

su una tavola grande.

Assi di legno vecchio

nel fasciame alla rotta

di niente e di nessuno

ove porre tovaglia.

E non c'è veglia alcuna

per pregare chi è morto.

Nel mare a sopravvivere

è il silenzio.

Non vivanda,

non pane.

Il mare è come un orto

di fitte, vecchie croci poggiate

sul fondale.

O solo ossa.

Si tace. Laggiù, in fondo,

e in superficie.

Non parole da dire,

non preghiera.

Non reca neanche un nome

a ricordare

chi era

colui che posa al fondo.

Sulla rotta

di niente

e di nessuno.

 

 

 

 
 
 

In ricordo

Post n°2360 pubblicato il 09 Agosto 2017 da gratiasalavida
 

Come ogni anno, un ricordo per le vittime di Hiroshima e Nagasaki.

Per l'occasione ripubblico dei versi che ho scritto nel 2003, ma che non sono invecchiati con il tempo...

Hiroshima


E volse - a giorno fatto -

sinuosa schiena al sole.

Ricordo.

Era d'estate.

Le dita

controcampo

a schermare pupilla.

Non argine alla luce,

ma ferita allo sguardo.

Corse intorno

bagliore

al candore del palmo

profilato di nero.

Com'ero: non ricordo.

Mi ricordo

la luce

di quel giorno.

Ricordo.

Era

d'estate.

----------

Da WINDOWS. "Inutili sguardi" - DEd'A edizioni - Cinzia M.

 

 
 
 

Quello che ancora ha da dirci il piccolo principe

Post n°2359 pubblicato il 07 Agosto 2017 da gratiasalavida
 

Abbreviare di un anno il corso delle scuole superiori.

Perché?

Perché così si risparmia tempo.

E perché risparmiare tempo?

Perché così si corre dritti allo scopo.

E qual è lo scopo?

Non risponderò a questa domanda.

L'ho posta. E vorrei che ognuno, se ne ha voglia, vi riflettesse per proprio conto.

Prima di rifletterci sopra, però, vi inviterei a leggere, se non lo avete mai letto, o a rileggere, "Il piccolo principe" di Antoine de Saint-Exupéry, proprio a proposito dell'uso, e abuso,  che si fa del tempo.

Buona lettura e buona riflessione a tutti.

 

 
 
 

Azzurro

Post n°2358 pubblicato il 07 Agosto 2017 da gratiasalavida
 
Tag: Azzurro

Come ogni anno il rito si ripete.

Agosto.

Alllo scadere della prima settimana del mese,  gli esercizi commerciali, uno dopo l'altro, abbassano le saracinesche ed espongono l'avviso di chiusura per ferie.

I palazzi, poco a poco, si svuotano.

Si liberano posti nei parcheggi assolati.

Nel primo pomeriggio le vie cittadine sono oggetto di una sorta di coprifuoco che le rende deserte. Il fuoco da cui coprirsi è quello del solleone estivo.

I pochi passanti si aggirano stancamente in cerca di un po' di refrigerio per il corpo e un po' di ristoro per la mente, nell'attesa della frescura notturna, che spesso si nega agli esausti irriducibili delle ferie stracittadine.

Spesso loro malgrado irriducibili.

C'è chi resta perché preferisce godere delle ferie nei mesi in cui le mete delle vacanze non sono prese d'assalto dalle masse, e sono più accessibili al portafoglio.

C'è chi resta perché in alcuni posti di lavoro d'estate si fatica di meno.

C'è chi resta, e si tratta della maggioranza, perché proprio non può farne a meno.

Le vacanze per molti sono un lusso.

Le vacanze nel mese di agosto per molti sono un lusso inabbordabile.

Come ogni anno, il rito si ripete.

E si consuma il divario. Tra chi parte e chi resta.

Oggi lo si percepisce in misura maggiore rispetto al passato.

Perché oggi nessuno può dirsi immune dal virus di frequentare i social.

E i social riflettono, e talora crudelmente esaltano, ogni vizio e ogni vezzo.

E ogni divario.

Più di ogni altro mezzo esaltano il vizio e il vezzo della povertà, o quello della solitudine, e il divario rispetto a chi riesce a farne a meno.

I social sono ottimi marcatori della condizione economica, sociale, psicologica di chi li utilizza.

Un tempo c'erano gli interminabili racconti delle mirabolanti avventure estive di chi aveva trascorso le vacanze in luoghi più o meno ambiti.

E il racconto delle avventure estive, sempre mirabolanti (anche quando un po' ci si era rotti le scatole delle grandi abbuffate di sole/mare/montagna, ma questo ognuno si guardava bene dal dirlo), e sempre narrate con una  dovizia di dettagli che avrebbe intimidito persino i grandi della letteratura, invariabilmente si concludeva con la domanda di rito: "E tu?", che faceva arrossire chi fino a quel momento era rimasto zitto per il timore di rivelare che sì, i pomeriggi estivi erano stati azzurri, troppo azzurri e lunghi per poterli descrivere per filo e per segno. Si arrossiva e si tagliava corto con un bugiardissimo: "Benone!", che equivaleva a dire: "Un'estate di merda". Non lo si ammetteva però. Mai lo si sarebbe detto esplicitamente. Sarebbe stato come ammettere una sorta di scadimento della propria condizione sociale agli ultimi posti, tra quelli che non contano, che sono troppo poveri, o troppo emarginati, o troppo soli per trascorrere degnamente le vacanze.

Un tempo c'erano gli interminabili racconti delle mirabolanti avventure estive.

Oggi ci sono i social.

E con i socil le narrazioni non utilizzano troppe parole. Sono mirate, dirette, secche.

Colpire al cuore il bersaglio. E godere.

In questo caso il bersaglio è rappresentato dalla più o meno serrata schiera dei follower che ciascun frequentatore dei social si trascina dietro.

E come lo si colpisce al cuore, il bersaglio?

Con le fotografie.

Ecco che i diari si riempiono di ogni sorta di istantanea di luoghi e persone che si sono frequentati nel corso dell'estate, con cui si era inteso catturare una interminabile sequela di istanti di divertimento puro, di angelica beatitudine, di sovrumane esperienze di esotiche esplorazioni degli angoli più riposti della terra, come a dire: "Ho visto cose che voi umani..."

E chi, umano troppo umano, sudaticcio e frustrato, ha trascorso le ferie in città proprio perché non ne ha potuto fare a meno, e sopporta a stento l'umiliazione di non essersi potuto concedere neanche una settimana fuoriporta nella casa di famiglia, perché non ha una casa di famiglia fuoriporta, si asterrà dalla frequentazione dei social per tutto il periodo estivo, per poi rispondere alla domanda di rito, quella che nonostante il cambiare delle mode rimane sempre uguale: "E tu?", con un evasivo e misterioso: "Benone!", rimarcato da tanto di smile con faccetta estasiata.

Inutile cercare di approfondire la natura di quello smile.

Non se ne verrà mai a capo.

E per fortuna che gli italiani scrivono tanto.

Ma leggono poco.

 

 
 
 

In dispari

Post n°2357 pubblicato il 18 Luglio 2017 da gratiasalavida

In dispari...

 
 
 
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NOTA DELL'AUTRICE DEL BLOG

Tutti i testi qui pubblicati

sono esclusivo frutto della mia creatività. Cinzia M.

Tutti i diritti sono riservati.

Ho scorto su You Tube un canale intitolato Rubra Domus.

Non ha a che fare con me, che sono unicamente l'autrice

di questo blog e dei testi che vi sono quotidianamente

inseriti.

Cinzia M.

 

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Brava Cinzia. ..un abbraccio
Inviato da: aliasnove
il 11/08/2017 alle 20:17
 
Merita di essere ricordata questa tragedia che purtroppo...
Inviato da: aliasnove
il 11/08/2017 alle 20:14
 
Un abbraccio a te :-)
Inviato da: gratiasalavida
il 09/08/2017 alle 17:07
 
Diventare disoccupati prima? Potrebbe essere. Ciao e buon...
Inviato da: gratiasalavida
il 09/08/2017 alle 17:01
 
Forse ho trovato il senso: diventare disoccupati prima.
Inviato da: i_melotti
il 09/08/2017 alle 15:35
 
 

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