Creato da gratiasalavida il 09/09/2007

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Post n°2357 pubblicato il 18 Luglio 2017 da gratiasalavida

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Fantozzi in Paradiso

Post n°2355 pubblicato il 18 Luglio 2017 da gratiasalavida
 

Non scrivo qui da due mesi. Oggi sono rientrata in community nella peggiore condizione possibile. Pare che ogni tentativo di comunicazione sia destinato a naufragare. Il sistema risponde a fatica. Provo a lanciare questo post, ma senza troppa convinzione.

E mi spiace. 

Avevo in mente di scrivere un post su Paolo Villaggio.

Anzi, no.

Avevo in mente di scrivere un post sull'intramontabile ragionier Fantozzi Ugo.

Lo scrivo più per me che per gli altri.

Erano gli anni '70. 

Negli anni '70, benché ragazzina che si era appena affacciata al mondo degli adulti, ho avuto l'occasione di costruirmi una cultura cinematografica di entità non trascurabile. Per motivi che non starò qui a chiarire, nel corso delle vacanze estive, in una ridente località balneare, per anni ho avuto l'opportunità di godermi ogni sera, di straforo e gratuitamente, i film che all'epoca segnarono il passaggio a una nuova cultura, non solo cinematografica.

Indelebile il ricordo del primo Fantozzi.

All'epoca ne sapevo ben poco di tipi umani, di classe impiegatizia, della grigia routine che a lungo andare consuma e intristisce gli eroi della vita quotidiana.

Sapevo ben poco di ogni cosa, a dir la verità, ma parte di quello che sono venuta a conoscere successivamente, oltre che alla vita, alla scuola e alle letture, lo devo al cinema.

Ogni volta che rivedo "Nuovo Cinema Paradiso", mi commuovo, identificandomi nel piccolo protagonista, che affianca alla propria esperienza di personale maturazione le mirabolanti avventure di una infinita serie di eroi del grande schermo, in un labirinto di immagini ove riesce a orientarsi grazie alla guida esperta del suo amico, gestore dell'unico, scalcagnato, sala cinematografica del paese.

Per quanto mi riguarda, i film li vedevo in solitudine, affcciata a una finestra, non godevo di guide adulte e spesso mi perdevo nel labirinto di immagini, storie, personaggi spesso troppo complicati da comprendere, però mi ricordo che "il naufragar" m'era "dolce", in questo mare di stimoli visivi e narrativi nel quale ogni sera affogavo con partecipazione ed emozione.

Sto divagando. Sono qui a scrivere di Paolo Villaggio. Anzi, no, del ragionier Fantozzi Ugo.

Villaggio in realtà già avevo avuto modo di conoscerlo attraverso la televisione, quando impersonava il ruolo di un sadico presentatore che amava strapazzare il pubblico e mettere alla berlina la vittima di turno.

Il ragionier Fantozzi, invece, lo conobbi per la prima volta quando, affacciata alla finestra della casa delle zie, ebbi modo di seguire il primo episodio della interminabile serie di disavventure del povero omino bistrattato dalla vita.

Da allora sono divenuta una appassionata delle vicende del ragionier Fantozzi Ugo, di sua moglie Pina e della figlia Mariangela. 

Avrò rivisto almeno una ventina di volte ogni singolo episodio della serie.

Ogni volta ridendo a più non posso, come le ascoltassi per la prima volta, alle battute dei personaggi.

Una commedia umana che ha incarnato l'epopea di una piccola, piccolissima borghesia colta nel momento in cui la propria rivendicazione di esistenza segnava già il tracollo verso la prossima decadenza dalla scena sociale.

I vezzi, i vizi, l'incultura, la voglia di riscatto scoiale, i segni di un benessere goduto attraverso riti collettivi consacrati dallo stipendio mensile: il tutto raccontato con lo sguardo disincantato e dissacratorio, ma anche affettuoso, di chi, quel piccolo mondo lo aveva non solo guardato dall'esterno, ma internamente vissuto, nei suoi agi e nelle sue ristrettezze.

Una commedia umana in cui Fantozzi si ritaglia un ruolo di testimone, di vittima e di eroe.

Uno e trino, il ragionier Ugo, che in quella commedia ricalca la vittima sacrificale, lo sciocco su cui convergono, per essere espiati, tutti i nodi insoluti di una miserrima umanità che aspira a emanciparsi da una condizione sociale cui pure non potrebbe rinunciare neppure per un istante.

Lo sciocco che, proprio in virtù del proprio infantile candore, si sottrae all'omologazione di cui pure sperimenta ogni accento, tono e sfumatura.

Fantozzi è un sognatore. Nutre una capacità visionaria che lo riscatta dalla mediocrità che pure profondamente ama e al tempo stesso lo destina a essere, di quella mediocrità, il campione, irriso e canzonato, nonché reso oggetto di ogni scherzo crudele venga ideato da quanti, come lui, partecipano della mediocrità, ma aspirano a mettersela dietro le spalle.

Paolo Villaggio, grandissimo attore, è da poco scomparso.

Scomparsa è anche quella piccola, piccolissima borghesia di cui il ragionier Ugo si era reso testimone ed eroe. Spazzata via dall'accelerazione imposta alla società dal Villaggio Globale, che ha impresso all'omologazione i ritmi forsennati di modalità produttive che richiedono tempi di fruizione brevissimi di qualsiasi nuovo prodotto venga lanciato sul mercato mondiale. Spazzata via dalla recessione, che ha ricondotto l'aspirazione al benessere entro gli steccati ristretti di un eterno presente "mordi e fuggi", privo di memoria del passato e di sguardo prospettico al futuro.

Mordi e fuggi.

E soprattutto non sognare.

Paolo Villaggio è morto.

Fantozzi è in Paradiso.

Da lì ci guarda senza riconoscerci.

E forse ride di noi.

 
 
 

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Post n°2353 pubblicato il 06 Maggio 2017 da gratiasalavida

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Tutto il bene possibile.

Post n°2352 pubblicato il 06 Maggio 2017 da gratiasalavida
 

La contemplava con soddisfazione. Quasi con goduria. La libidine propria delle voglie soddisfatte. Quella lo era.

Aveva da poco perfezionato l'abilità di smontarla, lucidarla, rimontarla di nuovo.

Ogni passaggio ben eseguito si concludeva con un clic.

Clic. Clic. Clic.

Ognuno di quegli scatti metallici era ritmo.

Era poesia.

La poesia delle voglie soddisfatte.

Non era stato poi così difficle ottenere la licenza.

Incensurato. Normodotato. Sano di mente. Buon impiego. Buona famiglia.

Tutto nella norma. 

Un periodo di addestramento al poligono. L'attestato. le visite mediche. La procedura per il rilascio.

Tutto fatto. Tutto eseguito a puntino.

Ottenuto il prezioso patentino, si era recato ad acquistarla.

E ora era sua.

Una 44 Magnum fiammante.

Numero di matricola contemplato con orgoglio. Più e più volte riletto e ripetuto mentalmente.

Era sua.

Non restava che usarla.

E lui, di occasioni per usarla, ne avrebbe avute. Certo che ne avrebbe avute.

E se non ne avesse avute, se le sarebbe inventate.

Gli prudevano le mani, dalla voglia di usare il nuovo, agognato giocattolo.

Che lo avrebbe usato, ne era certo.

La proprietà era esposta a rischi di ogni genere.

Con tutti quegli straccioni che giravano per il quartiere, recentemente cresciuti in misura direttamente proporzionale alla sua voglia di levarseli dalle scatole, non aveva dubbi che prima o poi qualcuno avrebbe provato a introdursi nel suo trilocale pianterreno con giardino.

E allora, non nutriva dubbi in proposito, avrebbe sparato.

Non vedeva l'ora. Fremeva al pensiero di usare il giocattolo nuovo, al momento inoperoso nella mano destra che saldamente lo impugnava, ricavando dal contatto con il metallo freddo e durissimo il medesimo piacere che avrebbe tratto dal seno di una donna stretto tra le dita. Un piacere che dall'oggetto si propagava, in una serie ininterrotta di impercettibili vibrazioni, fino alle estreme propaggini del suo ventre infoiato.

Meglio di una scopata. Certo. Sicuro.

Peccato che non era ancora giunto il momento di uisarlo, il giocattolo.

Gli venne voglia di portarselo in giardino.

E di mirare a qualche bersaglio scelto a caso.

Senza sparare.

Solo mirare.

Tanto per prefigurarsi l'istante in cui il grilletto lo avrebbe premuto davvero.

Per rendere la messinscena più verosimile, e trarne così un piacere accresciuto, tolse la sicura all'arma, innescandola come si stesse davvero preparando a sparare.

Un fruscio alle sue spalle lo ridestò all'improvviso dalle perversioni del suo immaginario innescato quanto e più dell'arma che stringeva saldamente nella mano destra.

Un fruscio seguito da piccoli colpi secchi, come di arbusti spezzati.

Che qualcuno stesse violando la sua proprietà facendosi largo tra le fronde della siepe?

Si volse di scatto verso la fonte del rumore, più eccitato che spaventato.

La penombra del crepuscolo gli consentì solo di distinguere la sagoma di qualcuno che si faceva largo tra il fogliame.

Non fece in tempo a sparare.

Un colpo lo raggiunse al torace, prima che potesse premere il grilletto.

Impossibile contare le lacrime versate dalla moglie ignara, quando, allertata dallo sparo, uscì in giardino, trovando il vicino di casa inginocchiato ai piedi del corpo esanime del suo congiunto.

Entrambi tenevano ancora la presa sulle rispettive pistole, solo che, lo avrebbe saputo in seguito da uno scarno rapporto delle forze dell'ordine, l'arma del vicino era una Smith&Wesson, nuova fiammante esattemente come quella del suo Neno.

La pistola non era l'unica cosa che avevano in comune.

Purtroppo avevano in comune, i due vicini di casa, anche il giardino, che solo una siepe aveva il compito di spartire nelle rispettive porzioni di appartenenza.

Versò tutte le sue lacrime, Clelia, quando si rese conto che era diventata vedova.

E ne versò di più quando capì che era diventtat vedova per uno stupido equivoco.

Ognuno dei due, nella foga di tenere a battesimo l'arma appena acquistata, aveva creduto di scorgere nell'altro l'aggressore che non vedeva l'ora di seccare con un colpo a bruciapelo.

Il vicino era stato più lesto.

Pianse tutte le sue lacrime.

Soprattutto quando, fugacemente, le passò per la testa  l'idea che l'uomo che aveva sposato fosse un perfetto idiota.

Ricacciò indietro le lacrime.

E anche i pensieri molesti.

Dei morti si pensa solo bene.

Tutto il bene possibile. 

 

 
 
 

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Post n°2351 pubblicato il 14 Aprile 2017 da gratiasalavida

Oggi come ieri.

 In nome dell'Antifascismo e della Resistenza.

Valori da conservare e mettere in pratica.

 Ogni giorno.

 
 
 
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NOTA DELL'AUTRICE DEL BLOG

Tutti i testi qui pubblicati

sono esclusivo frutto della mia creatività. Cinzia M.

Tutti i diritti sono riservati.

Ho scorto su You Tube un canale intitolato Rubra Domus.

Non ha a che fare con me, che sono unicamente l'autrice

di questo blog e dei testi che vi sono quotidianamente

inseriti.

Cinzia M.

 

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