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conte.oliver1
   
 
Creato da: conte.oliver1 il 14/04/2008
notizie, novità, curiosità e speranze provenienti dal continente da cui ha avuto origine la razza umana

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africa by brett murray

san sebastiano d'africa?

 

 

Questo spirutal sudafricano e questa bellissime immagini come contraltare alle brutture di alcuni post sul Sud Africa, e anche come preghiera.

Non parte da solo, bisogna schiacciarci sopra.

 
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Parliamo d'Africa

In questo spazio inserisco, man mano che li trovo, siti e blog che parlano di Africa.

Più giù ci sono gli  ultimi articoli di alcuni di loro, quelli che frequento di pù.

I titoli, grazie ai potenti mezzi di Libero, vengono aggiornati automaticamente. Per leggerli basta cliccarci su.

http://marianna06.blog.lastampa.it/il_mio_weblog/

http://africa.blog.ilsole24ore.com/

 http://www.inafrica.it/africando/link/blog.php

http://agoafricanblog.blogspot.com/

Questo invece è un meraviglioso sito italiano di musica africana, davvero bello.

http://www.tpafrica.it/

 

 

ritmi ed armonie a sud del Sahara

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JAMBO AFRICA

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SECONDO PROTOCOLLO

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AFRICA BLOG

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Ultimi commenti

:-) grazie
Inviato da: conte.oliver1
il 03/04/2014 alle 23:05
 
articolo molto bello
Inviato da: flappy bird
il 21/03/2014 alle 21:52
 
Caspita che errore!!! Il problema è che non si trova nulla,...
Inviato da: conte.oliver1
il 02/04/2011 alle 19:58
 
Perche lei ha voluto dire delle bugie? Rawlings è morto...
Inviato da: Efo Kossi
il 10/01/2011 alle 11:22
 
grazie siviglia! è da un po' che sto pensando di...
Inviato da: conte.oliver1
il 19/10/2010 alle 23:50
 
 

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Musica africana

                                 Ismaël Lo - Dabah

                                  ISMAEL LO

 

Darfur

 

"E venne il giorno" di P. Lumumba

«E venne il giorno in cui comparve il bianco Fu più astuto e cattivo di ogni morte, barattò il tuo oro con uno specchietto, una collana, ninnoli, e corruppe con l'alcool i figli dei fratelli tuoi e cacciò in prigione i tuoi bimbi. Allora tuonò il tam-tam per i villaggi e gli uomini seppero che salpava una nave straniera per lidi lontani là dove il cotone è un dio, e il dollaro è imperatore
 

RADIO DES MILLES COLLINES

Radio delle mille colline, che bel nome per una radio, vero? Molto meno bello però il modo in cui è stata ribattezzata: “La voce del diavolo” . Più brutto sì, ma purtroppo molto più vicino al vero, come altro potrebbe chiamarsi la radio che durante il genocidio in Ruanda continuava a istigare la popolazione Hutu all’omicidio, al massacro, a riempire di corpi gli scavi ancora non completamente pieni, e non si limitava a questo: trasmetteva elenchi dei nemici da sterminare, non solo Tutsi ma anche Hutu moderati, che rifiutandosi di partecipare alle stragi diventavano nemici da sterminare anche loro, segnalava i rifugi dove poterli scovare e uccidere. La radio del diavolo cominciò questa campagna di odio diversi mesi prima dell’inizio del genocidio. No!!! Non si è trattato di pura follia, ma di lucido, agghiacciante e premeditato piano di sterminio, uno dei tanti del secolo appena concluso.
 

ES TU TUTSI?

raciste rwandais hutu tutsi
 
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Ismael Lo - Baykat

Ismael Lo - Baykat
 

 

 

IL BAOBAB

Post n°55 pubblicato il 26 Maggio 2010 da conte.oliver1

.

Kenyatta muore  nel 1978 ed il suo posto viene preso dal suo vicepresidente Daniel Arap Moi. Sarò banale, superficiale ed ignorante ma mi piace sintetizzare il governo di quest'uomo con un disegno, preso dal "Piccolo Principe".
Eccolo Arap Moi.Scegliete a piacere uno dei tre baobab. Gli altri due possono essere...che ne so....Mugabe, Mobutu, c'è pieno così di baobab in Africa!!! All'inizio sono piccoli arbusti, ma se non c'è un piccolo principe pronto a sdradicarli subito, crescono, si fanno grossi, sempre più grossi, si prendono tutto il paese e nn lasciano nulla a nessuno! Ed una volta diventati enormi eliminarli diventa impossibile. Intorno a loro lo spazio vitale è azzerato, il pianeta, pardon, il paese diventa inabitabile, povero, disperato. mentre loro, i baobab, i loro rami e le loro radici si allargano senza ostacoli. Dal 79 al 93 ai Kenyoti viene risparmiata la fatica di andare a votare. E quando finalmente il presidente è costretto dalle pressioni internazionali a scomodare i suoi connazionali, chi le vince le elezioni? Ma c'è dubbio? Lui ovviamente, è sempre così coi baobab. Non lasciano spazio a nessun altro. Basta, su Arap  Moi credo davvero non ci sia bisogno di dire altro. Sui libri si legge che il Kenia mantiene negli anni un'economia di stampo capitalista.....proverò a tornarci su questa cosa. Intanto la leggo nel senso che, nella guerra fredda, tra Russia e Stati Uniti, il Kenya si fa aiutare prevalentemente da questi ultimi, Per cui, quando finita la guerra fredda non serve più, gli USA lo scaricano, allo stesso modo di tanti altri caudilli. Il baobab resiste in piedi ancora qualche annetto ma nel 2002 è costretto a capitolare. Gli viene impedito di presentarsi alle elezioni. Candida il figlio di Kenyatta, ma il popolo vuole cambiare e sceglie un uomo nuovo: Mwai Kibaki.

 
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Jomo Kenyatta

Post n°54 pubblicato il 15 Maggio 2010 da conte.oliver1
 
Foto di conte.oliver1

Uno dei nomi africani più celebri, per quanto da noi possano essere celebri i nomi africani, è sicuramente quello di Jomo Kenyatta.

Un tipo esagerato  un po' in tutto, ha cambiato quattro mogli, cinque nomi, una decina di mestieri. Ha avuto lunga vita e 8 figli.

Mettendo tutti i suoi nomi insieme viene fuori

Kamau wa Muigai wa Ngengi Johnston Jomo Keniatta Pole.

Nome finale da incidere sotto la statua che orna la piazza principale di Nairobi e che lo ritrae seduto sul trono, è Pole Jomo Keniatta.

 

Nasce in Kenia da pastori di etnia Kikuyu (la stessa dei mau mau) ,  in un giorno imprecisato tra il 1890 ed il 1893, si chiamava Kamau wa Muigai, ma morendo il padre viene "ereditato" insieme alla mamma dallo zio Ngengi, per cui diventa Kamau wa Ngengi. A 6 anni  fu battezzato da una comunità di padri scozzesi  con il nome di Johnston (Giovannipietro) e qui riesce a ricevere un istruzione. I Kikuyu sono  perseguitati dagli inglesi, che costringono gli uomini a corvè lavorative nei campi dei coloni, per evitarle Jomo  si rifugia presso parenti Masai.

Fa il lavapiatti, il cameriere, il falegname, l'agricoltore, il magazziniere, l'addetto alla lettura dei contatori dell'acqua (mestiere che gli consente di stendere una rete di amicizie che gli verranno utili nella sua carriera politica) e tanto altro ancora. A 30 anni si dedica alla politica, entra nel KCA, uno dei movimenti politici  nati dopo la fine della guerra, guidato da un maestro di scuola, Harry Thuku.

Per fare questo, nemmeno a dirlo, cambia di nuovo nome scegliendone uno più battagliero: Jomo che  significa lancia fiammeggiante. Come fa un nome così corto ad avere un significato così lungo chiedeteglielo ai kenyoti. A questo aggiunge "Kenyatta" che non c’entra direttamente con il Kenya, ma è il nome di una cintura usata dai Masai, fatta di perline usata spesso dal presidente per cingersi il vestito, ricordo del periodo vissuto con loro.

 

Si fa conoscere, fonda un giornale in lingua kikuyu, sul quale si batte a favore della sua etnia. Viene inviato a spese della collettività a Oxford, dove, intorno ai 45 anni, si laurea in antropologia. "Ai piedi del monte Congo" è la sua tesi di laurea, diventerà un libro molto famoso e molto letto.

Il periodo in Europa è fondamentale ed è una costante di tutti i capi politici africani dell'immediata decolonizzazione. E' in Europa che i futuri leader concretizzano le idee di nazione e nazionalismo che non appartengono alla loro cultura. Quando, dieci anni dopo, torna in Kenya, Jomo è ormai un uomo colto, che ha girato il mondo, con molte conoscenze tra i difensori dei diritti umani e i sostenitori della rivoluzione comunista. Non pago di cambiamenti onomastici,  ormai carico d’anni e d'esperienza, aggiunge  un Pole, che gli autori traducono “vecchio” ma secondo me in questo caso significa “saggio”.

Nella polemica contro l'infibulazione, Kenyatta non esita a prendere posizione a favore di questa pratica, dicendo che una donna prima dell'intervento è immatura, ridicola e per nulla attraente per un uomo.....dimostrando così che lo studio non è tutto nella vita, e  si possono dire solenni minchiate pur essendo laureati. Del resto era un antropologo, non un ginecologo, e si nota.

 

 E siamo arrivati agli anni del dopoguerra, anni di proteste e ribellioni. Ovvio che un uomo così non resta indifferente al movimento mau mau, ma Jomo è troppo furbo per farsi coinvolgere del tutto. Era sicuramente simpatizzante, ma negò sempre di aver fatto parte del gruppo. Eppure viene arrestato dagli inglesi  e condannato, nel 1953 a sette anni di lavori forzati. Questo fatto, lungi da danneggiarlo politicamente, gli da prestigio e grande notorietà. La canzone che ho messo sopra il titolo, Pole Mze (vai adagio, vecchio)  nella versione di Makeba, risale a quell'arresto e dice: Non preoccuparti, vecchio, un giorno ti faremo uscire dal carcere. Vecchio Kenyatta ti hanno imprigionato, perché tu ami il Kenya. Il Kenya ha bisogno di te. .... Non preoccuparti mamma, Kenyatta ama il Kenya. Noi tutti amiamo il Kenya»

 

Le proteste per la liberazione  di Jomo Kenyatta crescono d'intensità con il passare degli anni e molte volte sfociano in manifestazioni violente, con migliaia di morti.......ovviamente Kenioti, da aggiungere alle vittime Mau Mau.

Sterminati questi ultimi la tensione comincia a scendere, nel 1960 viene liberato Kenyatta.  Tre anni dopo nasco io e per festeggiare la mia nascita, pochissimi  giorni dopo,  viene liberato l'intero Kenia. Ehm. Esattamente un anno dopo  si svolgono le prime elezioni e e Jomo Kenyatta diventa il primo presidente della repubblica Keniota, lo resterà per 14 anni. Credo che in Europa abbia imparato bene il nazionalismo  ma non la democrazia, quella deve averla  assorbita da quanto gli inglesi avevano fatto in Kenya.

Niente multipartitismo, unico partito ammesso il KANU. Alla vigilia delle elezioni  fa arrestare Jaramogi Oginga Odinga, sue ex vice che aveva fondato l'unico partito di opposizione. Della serie "ti piace vincere facile?".  

Soprattutto niente uguaglianza: tutti i posti di potere sono occupati dai Kikuiu che, come spesso succede, da oppressi diventano oppressori, e quello che avevano subito dagli inglesi lo restituiscono con gli interessi alle altre etnie.

Non tutto comunque è negativo nel suo operato, rispetto ad altri paesi africani il passaggio dal periodo coloniale alla libertà in Kenya è molto soft, non ci sono scontri, non ci sono episodi di caccia al bianco e nemmeno grosse ripercussioni economiche. Anzi, l'economia cresce ed il paese progredisce.

Il giudizio finale su un personaggio così di primo piano e che ha attraversato tanta parte della storia Keniota, anzi, della storia dell'Africa intera,  è per forza  molto controverso.   C'è comunque  una sua grandiosa battuta, secondo me tra le sue migliori realizzazioni,  che  gli fa guadagnare un sacco di punti: "Quando sono arrivati qui i bianchi, avevano con loro soltanto la Bibbia, mentre noi avevamo le nostre terre. Ci hanno insegnato a pregare, con gli occhi chiusi: quando li abbiamo riaperti i bianchi avevano le nostre terre e noi avevamo la Bibba". Meritava questo post anche solo per questa frase.

 
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MA A UNNI SEMU, 'NMENZU I MAU MAU?

Post n°53 pubblicato il 06 Maggio 2010 da conte.oliver1
 

 

Frase molto comune dalle mie parti, chissà io stesso quante volte l'ho detta.

Tra l'altro pensavo si dicesse  mao mao (la u finale sicula in genere si traduce o, ma stavolta la u c'era anche nell'originale). Ma chi sono? non selvaggi, come pensavo io, ma u

na società segreta tipo carboneria,  a base tribale:  appartengono all'etnia KIKUYU, il gruppo etnico principale della regione. Su 5 milioni di  Keniani un milione e mezzo sono Kikuyu. In Kenya gli inglesi avevano imposto una colonizzazione stanziale, come già in America ed in Sud Africa: deportazione dei nativi in riserve all'interno, terreni più fertili a coloni provenienti prima dal Sud Africa e poi direttamente dall'Inghilterra, chi non si vuole spostare viene privato di tutto, straniero a casa sua, costretto a lavorare nella sua terra a salario per i nuovi padroni. Già negli anni 20 nascono diverse associazioni a base etnica per rivendicare  l'Huhuru: la libertà.  Ecco, i  Mau mau sono Kikuyu che si sono rotti le palle degli inglesi e  decidono di combatterli militarmente. Fanno un giuramento  che li impegna a lottare per l' huhuru, per riottenere le proprie terre e a non rivelare i nomi degli altri adepti.  Il loro vero nome è  "Esercito di liberazione della terra", sembra che il nome Mau Mau glielo abbiano in realtà dato i coloni.

  In un  sito dei missionari della consolata http://www.missionariconsolataitalia.it/home_page.html   ho trovato questo intervento di Silvana Bottignole da Torino (credo sia una redattrice della rivista)   sulla lotta di liberazione dei Mau Mau. Spero mi perdonerà se riporto quasi interamente qui quello che ha scritto:

......essere vissuta in zona mau mau, ascoltando la storia scritta dai kikuyu, mi ha molto influenzata. Con i dovuti «distinguo», ho paragonato la loro lotta di liberazione al nostro risorgimento. (giuro che io li avevo paragonati alla carboneria, prima di leggere questa lettera! il conte) ......commentando  "Un chicco di grano" di Ngugi Wa Thiong’o, scrivevo «Gikonyo e Mumbi, protagonisti del romanzo, portano i nomi che la tradizione kikuyu attribuisce ai progenitori della tribù e incarnano le sofferenze di un popolo umiliato e oltraggiato dalla dominazione coloniale, diviso e perseguitato durante l’emergenza mau mau, ma caparbio nel volere conquistare libertà e dignità». Purtroppo la violenza genera sempre morte e distruzione. Leggendo però le cifre al termine della rivolta, risultano morti: mau mau 10 mila; lealisti 2 mila; forze governative 534; europei 63; civili 32. . .

  Riepiloghiamo: i Mau mau hanno una fama terribile, autori di strage criminali e selvagge, eppure...... a conti fatti al massimo le loro vittime ammontano ad  un centinaio di bianchi,  poi ci sono i morti tra gli africani, circa 2500,  mentre i morti mau mau sono 10.000 (le altre fonti dicono 20.000).

 Mi piace questo intervento, si vede da parte dell'autrice l'amore verso un popolo oltraggiato e offeso, chi scrive  pur non avendo a disposizione prove, si rende conto che la versione ufficiale non sta in piedi: questi selvaggi cannibali e indemoniati sono morti a decine di migliaia, mentre le vittime eruopee sono relativamente poche. I veri martiri di questa guera sono proprio i suoi amati Kikuyu.

Abbiamo detto che i mau mau sono guerriglieri resistenti; si nascondono nelle fitte foreste intorno al monte Kenya e colpiscono con mirate azioni di guerriglia ora i soldati inglesi, ora le fattorie dei coloni, ora gli africani "lealisti".

La reazione degli inglesi contro di loro è spietata. Come sempre nella loro storia gli inglesi (vedi indiani d'america ecc..) si rivelano maestri nella propaganda,  forniranno al resto del mondo un'immagine tremenda dei propri nemici,  mostrandoli  come selvaggi pericolosissimi, da domare o distruggere  e trasformeranno  lo scontro nell'eterna lotta tra il bene (loro) e il male (gli altri).  E' questa propaganda a creare  in occidente la terribile fama dei mau mau. La loro bestialità diventa proverbiale: “E a unni semu? ‘nmenzu ai mau mau?” si dice  per indicare un ambiente ostile, pieno di persone incivili pronte farti la pelle…

Dicevo che il bilancio di questa guerra parla  di circa 10 mila-20mila  morti. Se consideriamo che i mau mau nel momento di massima espansione erano  25mila…in pratica li hanno ammazzati tutti. Già così è terrificante.

Ma …ma come hanno fatto ad essere così bravi ad ucciderli quasi tutti,  a distinguerli  dal resto della società, ad espiantarli chirurgicamente, bombe intelligenti?

  Un libro, uscito nel 2005, cerca di fare chiarezza su questo punto. Il titolo è assolutamente emblematico "Britain's Gulag" scritto da Carolina Elkins, una professoressa di storia all'Università di Harvard.

 La verità che sembra emergere dal libro la si può sintetizzare così. 

Gli inglesi,  non potendo distinguere  i mau mau dal resto della popolazione, mettono  in atto un piano semplice ed agghiacciante: cosa si sa dei Mau Mau? Che sono di etnia Kikuyu. Benissimo, anche se   non tutti i Kikuyu sono Mau Mau, c’è una consistente “Passive Wing” ala passiva, che non fa il giuramento ma sostiene dall’esterno i guerriglieri.  Anche i vecchi, donne e bambini sono sospetti. E allora consideriamo nemici tutti i Kikuyu, arrestiamoli, interniamoli in campi di concentramento, affamiamoli, torturiamoli….

 Ufficilamente, questi gulag made in english hanno una funzione riabilitativa, nel loro insieme sono chiamati dagli inglesi Pipeline, (conduttura). Dà l'idea di un percorso di purificazione, una sorta di raccapricciante e blasfema pantomima del sacramento penitenziale diviso in tre fasi: confessione, penitenza e redenzione.

La prima fase è lo screening, l'interrogatorio. Ho letto da qualche parte che ancora adesso i locali non traducono questa parola, la pronunciano lentamente, s c r i n i n g, quasi per far capire l'orrore a cui è legata. Le sevizie che l'accompagnavano, spesso a sfondo sessuale anche contro donne e bambini sono davvero indicibili, e quindi non le dirò (le 120 giornate di sodoma sono superate....)

A seconda della pena veniva assegnato agli internati un colore, bianco per i semplici fiancheggiatori, nero per gli irriducibili, e grigio per tutti gli altri. A seconda del colore cambiava l'entrata nella conduttura ed il destino finale. Verso la morte o verso la libertà. Per essere davvero considerati guariti però servivano anche le opere,, per cui dovevano essere disposti ad accusare altri compagni, o meglio ancora a collaborare alla caccia e alla cattura dei Mau Mau ancora nascosti nelle foreste intorno al monte Kenia. Infine c'è da dire che c'erano  molte perdite in questi tubi. Si sa,  nei campi di concentramento i prigionieri hanno la cattiva abitudine di morire, a migliaia, a decine di migliaia… a centinaia di migliaia. E sembra che nemmeno i Kenyoti abbiano fatto eccezione.

L'autrice del libro pensa che siano almeno 2-300 mila i Kikuyu morti di fame, di freddo, di stenti e di violenze varie all'interno della Pipeline!

Un vero e proprio genocidio di marca inglese, e  per di più successivo alla seconda guerra mondiale. E poi ce la prendiamo coi  turchi, ed a ragione, sia chiaro, ma….agli inglesi nessuno chiede conto di questa strage?

Ma guardiamoli un po' più da vicino questi "selvaggi", almeno uno di loro, il più celebre di tutti.

 

Dedan Kimathi  Dedan Kimathi detto il leopardo (ciui, in lingua Kikuyu). Nasce nel 1920, mille lavoretti, tanta voglia di istruzione, a 15 anni riesce ad andare alle elementari, impara a leggere e scrivere, e soprattutto impara l'inglese.  Tenta le scuole secondarie ma viene mandato via  per mancanza di soldi. Durante la seconda guerra mondiale si arruola con l'esercito inglese, espulso nel 1944 per cattiva condotta. Tornato a casa inizia la sua carriera politica. Nel 1952 entra nel gruppo Mau Mau e ne diventa uno dei capi, l'ultimo capo. Profondamente cristiano, non si separa mai dalla sua bibbia e dalle sue 6 mogli (ehm....). Vive nascosto nelle foreste,  intorno al  monte Kenia,  con la sua famiglia...allargata. I suoi blitz sono rapidissimi ed efficaci, colpisce e torna a nascondersi nella foresta, è imprendibile.  Nel 1956 i rivoltosi sono ormai  tutti morti o nella Pipeline  in attesa di morire o sono passati dalla parte degli inglesi, resta solo lui con  le sue mogli e pochi fedelissimi. E' braccato, tenta l'ultima carta disperata, il rapimento della principessa Margaret d'Inghilterra, in visita in quei giorni in Kenya, ma il piano non riesce ed una delle mogli viene arrestata. Segue un'offensiva che non gli lascia più scampo, gli inglesi aiutati da ex mau mau conoscitori di tutti i nascondigli del capo battono la foresta palmo a palmo fino a catturarlo. Viene (ovviamente)  condannato a morte . Il 17/02/1957 scrive a un missionario italiano (lettera anche questa trovata nel sito dei missionari della consolata)

Caro Padre Marino, è circa l’una di notte e mi sono munito di matita e carta per ricordare lei e tutti gli amici, prima che scocchi la mia ora. Sono indaffarato e felice di andare in Cielo domani, 18 febbraio 1957.

Desidero farle sapere che padre Whellan venne a visitarmi in carcere, non appena seppe del mio arrivo. È una persona molto cara e gentile, come non mi sarei aspettato. Mi ha visitato spesso e incoraggiato in tutti i modi. Mi ha dato dei libri importanti, che più di ogni cosa mi hanno acceso di speranza per la strada verso il Paradiso... Padre Whellan mi visitò anche il giorno di natale, mentre ebbi parecchie visite negli altri giorni. Mi spiace che non mi abbiano ricordato il giorno della nascita del Nostro Salvatore. È un peccato che mi abbiano dimenticato in una ricorrenza così felice.

Ho il problema di mandare mio figlio a scuola. È lontano da voi, ma spero che possiate fare qualcosa perché sia istruito sotto la vostra cura. Cerchi anche di visitare mia madre, molto anziana, e di confortarla perché sarà tanto addolorata.

Mia moglie è prigioniera nel carcere Kamiri e spero che venga rilasciata. Vorrei che le suore avessero cura di lei, ad esempio suor Modesta, perché si sente molto sola. Avrei piacere che fosse vicina alla missione di Mathari, così da essere accanto alla chiesa.

Addio a questo mondo e a quanto c’è in esso. I migliori auguri agli amici che non incontrerò più in questo mondo nervoso.

Trasmetta i miei complimenti a quanti leggono Wathiomo Mukinyu. Mi ricordi a tutti i padri, fratelli e sorelle. Pieno di speranza, la saluto, caro padre. Con affetto, il suo convertito che sta per lasciare questo mondo.

Dedan Kimathi

 

La mattina dopo  in una piazza di Nairobi, appeso ad una corda, lascia questo "mondo nervoso".  Spero davvero abbia fatto buon viaggio.

 
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RISULATI SUDATI

Post n°52 pubblicato il 02 Maggio 2010 da conte.oliver1
 

Ed eccomi di nuovo qui, dopo una breve pausa per problemi tecnici.

A proposito: un minuto di raccoglimento per contemplare la scomparsa del  mio vecchio pc.

Vecchio poi per modo di dire, aveva appena compiuto tre anni.

Cavolo! 1500 euro per tre anni, 500 euro l'anno, a ricomprarlo adesso ce ne vorrebbero 600 e per aggiustarlo 450.

Perchè a stare a quanto mi ha detto il mio fornitore, la HP segue questa politica per la manutenzione dei portatili non in garanzia: un forfet  di 450 euro, solo per aprirli e poi quello  che trova trova. Se ti piace, bene, se non ti piace, lo butti e te ne compri un altro! E brava l'HP!

 

 Comunque sia, bando alle tristezze. Ci sono i  sudati risultati delle sudate elezioni in Sudan.

Ovviamente non ci sono sorprese, tutto secondo previsioni, ha vinto Omar al Bashir, che si conferma presidente e quindi  continuerà a governare il paese in questo palazzetto qui sotto.

La sorpresina potrebbe essere che non ha avuto una maggioranza bulgara, avendo ricevuto "solo" il 68,24% dei voti.

Secondo si è piazzato Yasir Arman, del Splm, il partito per l'indipendenza del Sudan del sud. E questo spiega il suo 21 per cento, visto che gli elettori del sud sono circa il 25 - 26 per cento rispetto a quelli del nord e non votano certo per Bashir.

 Di plebiscito invece si può parlare per le elezioni del Presidente del Sud Sudan. Ha stravinto Salva Kiir (Splm)  con il 92,99%. E pensare che manca il suo voto, visto che ha infilato la scheda in un urna sbagliata. Peccato, chissà se con quella scheda in più avrebbe fatto cifra tonda.

Secondo è arrivato Lam Akol, di un partito figlio del Splm con il 7%.

Inutile dire che le elezioni sono state falcidiate da brogli, tanto che la commissione Carter le ha dichiarate fasulle, truccate,  una bufala che serviva a Bashir per ottenere un "mandato" elettorale nazionale che potesse contrastare il "mandato" di cattura internazionale  pendente sulla sua testa. Insomma, tutta una questione di mandati a  Bashir:  e allora  mandatelo una buona volta!  Non dico dove.

Archiviata questa farsa si comincia a pensare al nuovo appuntamento elettorale, molto più delicato, quello del 2011, quando i sudanesi del sud dovranno pronunciarsi sulla propria indipendenza. Come deciso dall'accordo di pace del 2005 che pose fine alla guerra tra nord e sud. In quella occasione, Bashir per il nord e John Garang per il sud, stabilirono un governo di compromesso con Bashir presidente ed Garang vice  fissando anche  i due appuntamenti elettorali, quello appena conclusosi e l'altro del 2011.

Pochi mesi dopo l'accordo Garang morì in un misterioso incidente aereo. Tantissimi i misteriosi incidenti aerei che coinvolgono politici africani. Quasi quanto i suicidi di mani pulite o le pallottole vaganti dei mafiosi.....bah, paese che vai, incidente che trovi. Da quel momento Kiir prese il posto di Garang e si trova adesso a gestire questo complicatissimo momento.

Sì, nere  nubi  pesano su questo referendum. Ad esempio, gli osservatori internazionali non credono che Bashir sia rassegnato a perdere il sud del paese e giurano che farà di tutto per impedire il voto, o per truccarlo (penso sia più fattibile la prima della seconda ipotesi).

Poi ci sono i cari vicini, che si leccano i baffi pensando al grasso (di petrolio) agnellino neonato che si verrebbero a trovare accanto. Parlo di Kenia, Etiopia, Congo, Uganda, Centrafrica....tutti vicini molto raccomandabili,  insomma. Un po' come avere un villino nel Bronx.

Infine, ma prima di tutto, c'è la delicatissima questione dei confini, non ancora chiarita. Ci sono due regioni, gli Abyei e i monti Nuba   che sarebbero a maggioranza mussulmana per cui Bashir li considera suoi,  ma  hanno combattutto la guerra contro Khartoum a fianco dei cristiani del sud, ed erano convinti di essersi conquistati la libertà. Chi glielo spiega che dovranno tornare sotto Bashir? Del resto è vero che sono mussulmani, ma sono neri, non arabi come quelli del nord, e  convivono tranquillamente da sempre con cristiani ed animisti, non accetterebbero mai la sharia imposta da Khartoum. Negli ultimi tempi  circolano voci che questi luoghi si stiano rapidamente riempiendo di armi; inoltre vi sono  pastori nomadi arabi che scorazzano in cerca di verdi pascoli e si macchiano di episodi di violenza ai danni della popolazione residente.

Ah, nemmeno a dirlo, entrambe le regioni galleggiano sul  petrolio.

Una nuova Darfur?

Iddio non voglia.

Staremo a vedere e speriamo bene, come al solito.

 

 
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STANNO TUTTI BENE......

Post n°51 pubblicato il 23 Aprile 2010 da conte.oliver1
 

Medici Senza Frontiere  ha lanciato in questi giorni sul suo sito una sfida che un blog sull'Africa non può non raccogliere.

Presentando, come da 11 anni a questa parte,  il rapporto annuale sulle crisi dimenticate del 2009,  M.S.F. Italia ha invitato tutti coloro che hanno un profilo su facebook ad "adottare" una crisi. A scegliere cioè una delle dieci crisi presentate e creare un collegamento sulla propria scheda, partendo dal principio che se non si parla di un problema, il problema è come se non esistesse, i politici non saranno incoraggiati ad affrontarlo, ad investire risorse, a discuterne con altri politici (a metterlo in agenda, dicono quelli che parlano bene). E allora parliamone.

Questo è  il link per collegarsi e leggere  l'intero rapporto.

http://www.crisidimenticate.it/wp-content/files_flutter/1271848656Rapporto_crisi–dimenticate.pdf

E chiediamoci anche perchè queste crisi non riescono a raggiungere le nostre case, le pagine dei giornali, le redazioni dei telegiornali. Molto interessante in questo senso è lo studio condotto dall'l'Università di Pavia in collaborazione con MSF su come i telegiornali italiani si occupano delle crisi internazionali. Una serie dettagliata di grafici mostra come, pur dando al termine "notizie di crisi" un significato molto ampio, che comprende anche tutte quelle notizie che non riguardano direttamente l'emergenza umanitaria (ad esempio le elezioni in Afghanistan, le dichiarazioni del Papa, i contrasti politici interni sull'intervento militare italiano ecc), lo spazio offerto dai telegionali a questi eventi nel 2009  è stato del 6 per cento.  In questo misero 6 per cento fanno la parte del leone solo due o tre delle gradi crisi umanitarie, sulla base di due ferree leggi dell'informazione: la prima è  la TENDENZA CATASTROFISTA secondo la quale l'evento drammatico deve essere intenso, rapido, rompere la routine, deve insomma iniziare e finire, come un terremoto, una bomba, un attacco suicida.

La seconda che Serge Halimi, direttore di Le Monde Diplomatique, chiama la PREVALENZA DELL'OMBELICO, fotografa la tendenza  dei media a restringere i loro orizzonti informativi in direzione di una loro progressiva provincializzazione". Alla faccia della globalizzazione. In parole povere si parla di Afghanistan perchè ci sono i nostri soldati (o i nostri medici) 1632 notizie in un anno,  si parla molto di  medio oriente 1270, si parla di Somalia, 293 notizie, ma soltanto quando i pirati somali rapiscono uomini o navi italiane, come se fosse una crisi marinara,  o per commemorare Ilaria Alpi, non si parla quasi affatto di Congo, (9 notizie in un anno)  perchè, pur essendo sempre stata inserita, in tutti i rapporti annuali di MSF,  tra le prime dieci crisi più gravi del pianeta, in questo paese non ci sono militari nostri, la crisi avanza costante con morti e sfollati continui che non presentano picchi, per cui i telegiornali si permettono di ignorarla del tutto, come se non esistesse.

Parafrasando Tornatore si può dire: "in Congo? Stanno tutti bene". Ancora peggio va con le  malattie tropicali, che mettono a rischio la vita di 400 milioni di persone (QUATTROCENTOMILIONI!!!!!!) e che non sono mai state oggetto di notizia di telegiornale in tutto il 2009, a fronte di uno strombazzamento irritante sui pericoli di influenze suine, aviarie e cazzate varie.  Imbarazzanti  i confronti  tra lo spazio dato alle crisi umanitarie  e quello ad altre notizie specifiche :  Briatore, Carla Bruni, Paris Hilton  o il caldo in estate ( che notizia!!!).

 
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Sudate elezioni

Post n°50 pubblicato il 17 Aprile 2010 da conte.oliver1
 

24 anni!

24 anni fa io ero uno studente universitario sbarbatello (ehn, studente non più ma sbarbatello lo sono ancora), in Italia impazzava il primo governo Craxi mentre un imprenditore milanese, tale  Silvio Berlusconi, comprava il Milan. In una sconosciuta cittadina russa (ora ucraina), chiamata Chernobyl,   scoppiava un reattore nucleare. In Messico, Maradona segnava uno dei più bei gol di tutti i tempi contro l'Inghilterra e Rita Levi Montalcini veniva insignita del Nobel per la medicina

Mentre succedeva tutto questo, nel paese più grande dell'Africa, il Sudan, si andava a votare.

Embè? (si scrive così embè? asp che guardo.....)

Embè? (Zingarelli ha detto sì!)

 Ebbene, da quel giorno  di 24 anni fa ad oggi  i sudanesi non sono stati più disturbati da nessun impegno elettorale! Dopo qualche anno Omar al-Bashir con un colpo di stato ha deposto il governo che aveva vinto le elezioni ed ha continuato a governare fino ad oggi, nonostante una condanna per genocidio del tribunale penale internazionale. Dal 1986 la situazione in Sudan si è congelata (fosse successo qui avremmo ancora Bettino....). Niente più elezioni insomma.

Fino a qualche giorno fa, quando, numerosissimi al nord, meno al sud, si sono sobbarcati  chilometri di strada a piedi e file interminabili file  per poter esercitare il proprio diritto, per mettere un pezzo di carta con una crocetta sopra dentro  un urna.

Detta così sembra piuttosto semplice, in realtà è stata una cosa complicatissima! Si votava contemporaneamente per le presidenziali, le  legislative, le statali, le amministrative regionali, locali e chissà che altro. Dodici schede a testa, tra cui una per scegliere le rapresentanti donne, che devono essere almeno il 25 per ento degli eletti.  Insomma, a causa delle tante schede, della ressa, dell'apertura ritardata dei seggi, e qualche altro problema legato alla disabitudine al voto (dopo 24 anni si saranno anchilosate anche le matite) la cosa è stata tanto complicata che perfino Salva Kiir, candidato e quasi sicuro vincitore alle presidenziali del Sudan del sud, ha dovuto fare una fila di 20 minuti, e finalmente tra ali di folla e flash dei fotografi è arrivato alla cabina elettorale,  ha votato...ed ha infilato la scheda in un'urna sbagliata!!! Un figurone insomma.

Il voto è avvenuto sotto il controllo della commissione Carter, presieduta proprio da lui, sì, il vecchio Jimmy Carter, quello delle noccioline.

Lo spoglio è ancora in corso ma il nome del futuro presidente già si sa. Ovviamente sarà ancora il pluricondannato Omar al Bashir, anche per mancanza di avversari, visto che i due più accreditati rivali non si sono presentati perchè subodoravano brogli.

C'è interesse invece per il risultato delle altre undici urne, in particolare per come si comporterà il sud, atteso a gennaio del prossimo anno ad un altro appuntamento elettorale, ancora più storico e ancora più atteso: il referendum per decidere la secessione o meno del Sud del Sudan cattolico, nero e pieno di petrolio, dal resto del paese, mussulmano e arabo.

Staremo a vedere, e speriamo bene. Come sempre

 
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terre bianche...e nere

Post n°49 pubblicato il 09 Aprile 2010 da conte.oliver1
 

La seconda notizia dal Sud Africa è un omicidio. Oddio, non che sia una grande notizia, visto che parliamo di uno stato in cui in un anno di omicidi ce ne sono circa 20mila! (per un veloce raffronto, in Italia siamo circa a quota 1000).

Ma quando a morire è un bianco, e per giunta un bianco famoso, la notizia esce dal continente e riempie anche i giornali occidentali.

Prendiamola alla lontana.

Come ben sanno i ragazzi di seconda media (e i loro genitori, sigh), tra il '600 ed il '700 l'Europa è stata letteralmente devastata da guerre di religione. Tra le vittime preferite di queste guerre c'erano  gli appartenenti ad una setta protestante, che cambiano nome a seconda della nazione, calvinisti, puritani, ugonotti, quaccheri....Questi tipi, per evitare di farsi massacrare, scappavano qua e là per il mondo, fondando, a tempo perso, nuove nazioni, come ad esempio gli Stati Uniti d'America. 

Tra le mete preferite degli Ugonotti francesi, c'era la colonia di Città del Capo, in Sud Africa. Qui  nel corso del  1700 si trasferirono dalla Francia gli avi del nostro eroe, si fa per dire, ed insieme ad altri ugonotti, calvinisti e  puritani provenienti da Olanda, Belgio Inghilterra e Germania, diedero origine ad uno strano nuovo popolo, i Boeri, detti anche Afrikaner. Parlavano una strana lingua, derivata dall'olandese ed erano uniti soprattutto dall'avversione  per gli inglesi, che portò a due guerre boere, ed all'odio per i negri che causò l'apartheid (sto banalizzando troppo...vero, ma è tardi,  l'ho presa troppo alla lontana e devo arrivare all'oggi....ma sì, arriviamoci così, di brutto! Solo una precisazione però, non sono "razzista" nei confronti dei boeri, ci mancherebbe altro, del resto non potrei odiare un popolo che si chiama come un cioccolattino!).  Tipico frutto di questa comunità è Eugene Terre'Blanche.

Terre'Blanche

Eccolo, guardate che bella bandierina  ha alle spalle, potrebbe ricordare la mia trinacria....ma purtroppo mi sa che somiglia di più alla stlizzazione di una croce uncinata. E' il simbolo del suo movimento, l'AWB, il movimento di resistenza afrikaner, contrario alla fine dell'apartheid e  che propugnava la nascita all'interno del Sud Africa di uno stato etnico di soli bianchi (qualcuno dice di bianchi e di zulu, ma solo quelli originari  della regione).

Questo bel tomo, dagli anni 60 in poi si fece conoscere per una serie di trovate brillanti, come quella di  cospargere di  piume e catrame un prof universitario troppo tollerante con i negri e altre amenità simili, tipo entrare nel World Trade Center di Johannesburg con un blindato sfondando la vetrata mentre all'interno del palazzo si svolgevano i negoziati per le rime libere elezioni.

Sempre in prossimità dello storico voto dell'aprile del 94, insieme ai suoi militanti, fu protagonista di diverse azioni violente che volevano fermare il processo d'integrazione creando il caos.  nel 1997 fu condannato a 6 anni di carcere per aggressione e  tentato omicidio di un agricoltore....ovviamente nero.

Pochi giorni fa questo signore è stato ucciso a colpi di machete, nella sua azienda agricola, da due suoi lavoranti negri, ufficialmente per un contrasto sullo stipendio; gli assassini sostengono che il vecchio leader non voleva pagar loro il salario.

Non è affatto una buona notizia questo omicidio, e non certo pechè, come fanno notare molti giornali, tra qualche mese ci saranno i mondiali sudafricani dei quali non me ne potrebbe fregare meno, ma innanzi tutto perchè un omicidio non è mai una buona notizia, e poi perchè rialza fortissima la tensione in una polveriera come il Sud Africa.

I bianchi vicini a Terr'Blanche parlano a gran voce di tentativo di pulizia etnica e richiamano l'attenzione su un personaggio nero, Julius Malema, che conclude i suoi comizi cantando una vecchia canzone del movimento nero: "uccidi il boero!"

 

Il paragone tra questo personaggio, l'attuale presidente Zuma che tollera le sue esibizioni  ed il presidente Mugabe  è facile.  La paura che i sistematici omicidi di proprietari terrieri bianchi, le intimidazioni, il razzismo rovesciato, quella foga autodistruttrice che ha portato morte e miserie in quello Zimbabwe che prima era uno degli stati più ricchi d'Africa, si possa ripetere anche in Sud Africa è sempre più forte. 

I leader sudafricani dei movimenti neri e bianchi tentano di portare la calma, di moderare i toni, il presidente ha preso le distanze da Malema. Speriamo bene. Come sempre. 

 
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con l'acqua alla gola...

Post n°48 pubblicato il 08 Aprile 2010 da conte.oliver1
 

Da qui ai mondiali credo che quelle poche notizie che arrivano dal continente nero riguarderanno quasi esclusivamente  la Repubblica Sud Africana. In quest'ultima settimana ad esempio sul corriere tutti i giorni c'era una notizia proveniente da questa nazione. Un record assoluto, miracoli del calcio!

Due sono le notizie che riporterò qui.

Acqua in Africa. Abbondante, tanta, troppa, strabordante....potrebbe sembrare una buona notizia, invece è pessima. Perchè si tratta di acqua acida. Acqua che si trova nelle miniere d'oro abbandonate perchè ormai quasi esaurite o in ogni caso troppo costose e quindi antieconomiche.

Le miniere sono dei profondi buchi nel terreno,  e questo lo sappiamo tutti. Quando si scava molto generalmente  si trova l'acqua ed anche questo è ovvio. Se la miniera è attiva ci saranno in funzione pompe per togliere l'acqua dai tunnel e scaricarla nei fiumi e nei laghi vicini.

Quando la miniera chiude ovvimante smettono di funzionare anche le pompe. E l'acqua che viene da sotto e quella che viene da sopra (piogge eccezionali quest'anno, a Joannesburg) si accumula, invade tutto, si carica di acido solforico, metalli pesanti, uranio, cobalto....insomma diventa un potentissimo e corrosivo veleno, e sale sale sale....

mniere

A Joannesburg, in alcune zone poco abitate, questa specie di blob acquifero ha già cominciato a fuoriuscire dalle condotte fognarie, l'aria puzza di zolfo. Oggi questa zona della città è poco abitata dicevo. Oggi, perchè in un passato remoto, all'alba dell'umanità non era così. Viene chiamata infatti "la culla dell'umanità", per il fatto che proprio in questa zona sono stati ritrovati tantissimi esemplari di ominidi, che costituiscono anelli della catena evolutiva. Anelli che se non si arresta questa ascesa distruttiva potrebbero spezzarsi. Per sempre.

Ok, sono stato abbastanza tragico. Ah, no. dimenticavo di dire che se non si fa qualcosa subito e l'acqua continuasse a salire al ritmo di 15 metri al mese, come sta facendo adesso, entro due anni  tutta  Joannesburg diventerebbe un pantano acido e velenoso, una catastrofe inenarrabile insomma.

La buona notizia sarebbe che dopo anni d'inerzia il governo di Pretoria ha capito che doveva fare qualcosa, ovviamente anche  sotto la spinta dei mondiali di calcio ed ha stanziato parecchi milioni per riattivare le pompe. Sempre in questi giorni, la più grande e pericolosa delle miniere che avevano cessato l'attività, è stata comprata da una società i cui capi sono Khulubuse Zuma (nipote del presidente Zuma) e Zondwa Mandela (nipote di ...beh si capisce dal cognome di chi è nipote!!!). Gli appoggi non gli mancheranno di sicuro, speriamo non gli manchino nemmeno le pompe.

La seconda notizia......domani.

 

 

 
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Speranze d'Africa: OLUSEGUN AGANGA

Post n°47 pubblicato il 06 Aprile 2010 da conte.oliver1
 

Olusegun Aganga

Che ha fatto? Fino ad ora cose buone per lui, da ora in poi si spera cose buone anche per il suo paese, la Nigeria.

Aganga nasce a Lagos 56 anni fa (cavolo, o la foto è vecchia, ma non credo, o se li porta dannatamente bene, sembra più piccolo di me!) Si laurea prima in Nigeria, poi a Oxford, si fa presto un nome nella finanza internazionale fino a diventare responsabile degli Hedge Fund Consulting Services della Goldman Sachs di Londra.

Quando ho letto questa notizia,  "di Londra" l'ho capito subito, si tratta della capitale dell'Inghilterra, tutto il resto me lo sono andato a cercare.

Gli hedge fund purtroppo abbiamo imparato a conoscerli: sono dei fondi d'investimento particolari, altamente rischiosi, che sono indicati tra le cause scatenanti dell'attuale crisi economica. In realtà si tratta di prodotti finanziari ad altissimo rischio, molto differenziati, poco regolamentati, per nulla trasparenti e gestiti da persone espertissime che si muovono in maniera  disinvolta nei mercati,  diciamo anche svincolati dalle leggi tanto che,  se ben gestiti, dovrebbero consentire guadagni assoluti, indipendenti cioè  dall'andamento dei mercati. Questo, per assurdo, li rende molto appetibili in un periodo di crisi come quello che attraversiamo (forse da loro stessi causato). Per cui ad esempio, nel 2009, gli hedge fund sono andati benissimo!!! Per cui l'Hedge Fund Consulting Services è evidentemente quel settore della banca che gestisce gli hedge fund

Andiamo avanti.

La Goldman Sachs è una banca d'affari, cioè non una normale banca con depositi ecc. ma un istituto di credito che offre servizi speculativi a rischio elevato. Tra l'altro si tratta di una delle più famose e affermate banche d'affari del mondo, forse proprio la più grande.

Quindi ora si capisce meglio. Quel 56enne della foto, è il responsabile del settore più fortemente speculativo di una delle banche più fortemente speculative della terra, per la sede di Londra. Insomma, evidentemente uno dei maggiori esperti finanziari del globo, uno che i fondi d'investimento se li inzuppa nel caffè e latte.

E veniamo finalmente alla notizia, che ho letto sul sole 24 ore di Domenica di Pasqua.

Questo uomo è nigeriano, ed improvvisamente la Nigeria, in occasione del prossimo rimpasto di governo, se n'è ricordata e gli ha offerto la carica di Ministro dell'Economia! Cavolo! Certo stavolta non si potrà dire che alla classe politica africana manchi l'esperienza, la preparazione, la conoscenza dei mercati internazionali....

La nomina è ancora ufficiosa, nei prossimi giorni dovrebbe diventare ufficiale.  Sono proprio curioso di vedere lo "zar dell'economia", come è stato soprannominato, alle prese con i problemi economici del suo martoriato paese. Vero è che per riuscire a far ripartire l'imprenditorialità nigeriana, ad attirare investimenti in Nigeria, a far ritornar in patria almeno parte della forza lavoro che vive all'estero, più che un mago della finanza ci vorrebbe un mago vero,  ma purtroppo forse non esistono, per cui i nigeriani si dovranno accontentare di lui.

Dai Olusegun, facci sognare!

 

 

 
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Hadijatou Mani, ex slave

Post n°46 pubblicato il 14 Marzo 2010 da conte.oliver1
 
Tag: NIGER

Mi fermo un attimo nella descrizione di nuove nazioni e nuovi problemi e torno indietro, a riguardare storie di cui ho già parlato. Cominciando dalla prima, la storia di Hadijatou Mani, una ragazza nigerina che dopo essere  scampata alla schiavitù aveva fatto causa al suo paese.... questa  storia  qui insomma http://blog.libero.it/africanews/4506844.html.

Il post era di aprile del 2008 e lo chiudevo dicendo che tra un paio di  mesi ci sarebbe stata la sentenza del tribunale. Poi non sono più tornato sull'argomento, di mesi ne sono passati sei, ma la sentenza c'è stata.

Ad ottobre del 2008, la corte di giustizia dell'ECOWASS, cioè della Comunità degli   Stati Africani Occidentali (Niger, Nigeria, Ghana, Togo, Benin... in pratica quelli di cui mi sono occupando negli ultimi post) ha sentenziato che  Madame Hadijatou Mani è stata vittima di schiavitù, che la Repubblica del Niger è responsabile per non avere applicato la legge che vieta la schiavitù ed è pertanto CONDANNATA a pagare  alla ragazza 15.000 euro come risarcimento!

E vai!

Vero, per risarcire una donna che ha subito tutto quello che ha subito Hadi, 15.000 euro non sono pochi...sono assolutamente niente! Tratta in schiavitù quando aveva  dodici anni, serva di un vecchio e delle sue 3 mogli, sfruttata anche sessualmente, riacciuffata dopo essere riuscita a scappare e addirittura condannata a sei mesi (scontati a tre) di carcere  per bigamia...ci sarebbero voluti miliardi per risarcirla! Ma comunque sia la sentenza è importantissima, anche perchè impegna non soltanto il Niger, ma anche tutti gli stati che compongono l'Ecowass.

L'associazione contro la schiavitù che ha seguito Hadi in tutta la sua avventura è riuscita fin'ora ad ottenere un centinaio di liberazioni di schiave. Poco, se si pensa che solo in Niger si stima ce ne siano ancora più di quarantamila! Questa sentenza però costringe in qualche modo i governi ad occuparsi di questo problema.

E finisco con una foto del marzo dell'anno scorso.  Hadijatou Mani  tra Hillary Clinton e Michelle Obama, che le consegnano il premio Award 2008 destinato alla donna che  si è maggiormente  distinta per coraggio nel mondo!

Buona vita, Hadi!

 

 
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Romuald Hazoumè, dal Benin alle gallerie di New York.

Post n°45 pubblicato il 13 Marzo 2010 da conte.oliver1

Io credo esistano artisti straordinari, che se fossero nati in posti vicini ai riflettori, come  Usa. Inghilterra ecc.. sarebbero conosciutissimi e celebrati, proveniendo invece  dalla periferia del mondo, restano in ombra.  Se però qualcuno di loro riesce ugualmente a farsi conoscere, beh, vorrà dire che è davvero un genio.

Romulad Hazoumè, non sarà famosissimo, ma il suo nome è riuscito ad arrivare fino a me, che non sono affatto un grande esperto d'arte, quindi sconosciuto sconosciuto non è, e poi ha mostrato le sue opere in tutti i continenti, si è ritagliato uno spazio nelle nostre enciclopedie, nelle riviste d'arte....e insomma, anche se non lo conoscesse nessuno a me piace moltissimo sia quello che realizza sia quello che dice, per cui è un genio, punto e basta. E da oggi il mio blog si riempirà pian piano dei suoi capolavori.

Chi è Romulad Hasoumè?  E' questo qui.

R. Hazoumè Di dov'è? Di Porto Novo, la capitale del Benin.

Cosa fa? Pittore e scultore, specializzato in  bidoni!  Non nel senso che ti da un appuntamento per una mostra e poi non si fa vedere (oddio, può essere che fa pure questo, ma non è questo che lo ha reso famoso...). Che poi non è lui che fa i bidoni, i bidoni sono già fatti, e sono già stati usati. Lui li riutilizza. Per farci i suoi capolavori, E li usa solo se sono già stati usati, dice di utilizzare di preferenza le taniche che sono servite per commerciare petrolio di contrabbando dalla Nigeria al Bedin, che è il paese in cui vive.

Questi vecchi bidoni, usati e riusati, sfondati, sfibrati vengono composti in modo da sembrare delle maschere, delle tipiche maschere africane. Hazoumè sostiene che gli oggetti d'arte africani sono stati sottratti al continente nero, e si trovano nei musei dei paesi ricchi. Anche gli strumenti tradizionali, i gioielli antichi,  gli oggetti di antiquariato africano è più facile trovarli in Europa o in Usa piuttosto che in Africa. . Gli africani quotidianamente usano utensili  di provenienza occidentale,  che spesso costituiscono lo scarto, un avanzo, un rifiuto, concesso ai poveri dell'Africa. "Ecco, con la mia arte", dice Hazoumè, "ho trovato il modo di restituirvi i vostri rifiuti!" E se li fa anche pagare bene questi rifiuti, aggiungo io, visto che si tratta di un artista molto quotato.

E dopo tanto parlare eccoli qui i bidoni. Sono bidoni, visti da vicino sono bidoni, nient'altro che bidoni, però visti da lontano, si trasformano.

 

  

 

 E ora ditemi che non ho ragione quando dico che è un genio, un grande artista, un re, il re dei bidoni, bidoni occidentali però.

 

 
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NERI RAZZISTI?

Post n°44 pubblicato il 12 Marzo 2010 da conte.oliver1
 

Restiamo nella zona del Ghana e del Togo e andiamo a vedere cosa succede in Costa d'Avorio, anche se parlare di questa terra mi intristisce un po' ,  chissà perchè. Forse perchè è una delle tante nazioni africane dalle promesse mancate, forse perchè è anche il titolo di un  libro di Salgari che aveva una brutta copertina, tetra, con delle guerriere negre che avevano appena tagliato la testa ad alcuni uomini e l'agitavano in aria, o forse perchè dopo aver descritto paesi come il Madagascar ed il Ghana, che hanno una storia originale, interessante, particolare,tornare allo schema classico di nazione africana mi scoccia un po'.

la copertina

Eh si, perchè la storia della Costa d'Avorio poco si allontana dal solito clichè africano.

Storia precoloniale poco nota, coinvolgimento passivo, ma spesso e volentieri anche attivo nella tratta degli schiavi,  colonizzazione ottocentesca da parte di Inghilterra, Francia, Belgio...(in questo caso Francia), raggiungimento della liberazione negli anni sessanta. Poi uno degli eroi dell'indipendenza si trasforma pian piano in uno spietato e ingordo dittatore, che fagocita sistematicamente il proprio paese creando intorno a se una corte di personaggi famelici, che si arricchiscono anche grazie agli aiuti degli stati occidentali, in particolare dello stato protettore di turno,   generando  una borghesia locale indolente e parassitaria al centro di  una rete di corruzione che imbriglia e  rallenta terribilmente  lo sviluppo del paese fino a frenarlo e renderlo praticamente impossibile. Infine, negli anni 90, si ha  generalmente un  miglioramento almeno apparente, diciamo una lavatina di faccia, con apertura al multipartitismo anche se poi le elezioni le vince quasi sermpre un figlio o nipote del big man, e  tanto ormai la siutazione è così compromessa che ci vorrebbero statisti della statura  di un F.D  Roosewelt,  di un Winston Churchill, o di un Renato Brunetta... (ahahahaha, perdonatemi la battuta, sarà stata la parola "statura" che ha provocato l'associazione d'idee...), scherzi a parte, statisti  di indiscutibile talento che  comunque faticherebbero non poco a cambiare la sorte di questi paesi, figuriamoci i re dj  o i nipotini dei big man.... ed arriviamo all'oggi!

E' vero  ho calcato un po' la mano, vero che stasera non sono proprio allegrone allegrone, vero che per i motivi detti all'inizio la Costa d'Avorio un po' mi deprime...ma è anche vero, verissimo, incofutabilmente vero,  che la stragrande maggiornza delle storie nazionali africane stiano dentro qesto schema un po' squallidino, difficile smentirla questa verità.

Di chi sarà la colpa? Brava Lucezia, cerchiamo di capire, siamo qui per questo. Io sono assolutamente contrario alle colpe generalizzate, di tutti e di nessuno, del singolo in quanto facente parte di un popolo. Non mi sento colpevole di tutte le porcherie, i soprusi e i delitti compiuti dalla mafia solo per essere siciliano, per cui non carico sulle spalle dei popoli africani colpe che certamente non hanno come singoli cittadini,  nè su noi occidentali tout curt, ed è per questo motivo che continuo ad interessarmi alle sorti di questi paesi.

Diciamo che forse le cose in Africa sono andate così perchè si erano create le premesse perfette per la presa del potere da parte di  mascalzoni senza scrupoli, che non mancano in nessuna parte del mondo, ma che qui hanno avuto gioco facile ed invece di accontentarsi di qualche truffarella o di creare una organizzazione criminale, hanno potuto puntare direttamente al bersaglio grosso, acchiappare il potere, diventare capi di stato, anzi diventare direttamente e personalmente lo stato.

....ed arriviamo all'oggi.

 Dopo tutte quelle cose che ho riassunto nello  schemino,  in Costa d'Avorio si è creata una situazione grottesca. La democrazia è bloccata, le elezioni sono bloccate, non c'è possibilità di andare al voto perchè...perchè non si sa chi deve votare! Solo quelli che sono nati in Costa d'Avorio? Tutti i residenti? Solo chi ha un cognome ivoriano doc? Eh si, perchè se votassero soltanto gli ivoriani ivoriani, il potere resterebbe sicuramente nelle mani delle popolazioni cristiane che abitano il sud del paese e che lo detengono attualmente grazie al presidente Gbagbo, in realtà mai eletto dal popolo, anzi, sconfitto nelle elezioni del 2002 con evidenti brogli che scatenarono una reazione popolare che lo portò al potere.

 Ma se si desse la possibilità di partecipare anche agli ivoriani con cognomi di provenienza estera, dei confinanti settentrionali, allora entrerebbero in gioco i mussulmani del nord del paese che avrebbero ottime possibilità di eleggere il loro carismatico leader, Alassane Ouattara, al quale da decenni viene preclusa la possibilità di candidarsi perchè originario del Burkina Faso.

Il problema vero è quello comune a quasi tutte le nazioni che si trovano sotto il Sahara e poco sopra o poco sotto l'equatore:  cruenti contrasti tra un nord mussulmano e un sud cristiano, ma qui in particolare i meridionali hanno fatto questa bella pensata delll'ivorianità, chi non appartiene del tutto alla "razza" ivoriana, non ha diritti politici, non può votare nè presentarsi alle elezioni, insomma, non esiste. E se questo non è razzismo bello e buono, anzi, brutto e cattivo...

Che poi in questo caso i razzisti sono neri e cristiani, mentre i discriminati sono mussulmani e più chiari...insomma, meno scuri, è una notizia che ci fa capire meglio il gioco delle parti. Siamo tutti carnefici e/o vittime a seconda delle circostanze  e non ci sono popoli buoni e popoli cattivi (Israele docet!). 

Il braccio di ferro su questa norma di fatto blocca il paese che,  da anni  senza un vero governo, sprofonda in una crisi sempre più nera, da paese florido (la svizzera d'africa) ad uno dei paesi più poveri del continente. Da ormai 8 anni non si riesce ad organizzare vere elezioni. Per diversi anni  ce ne sono  stati praticamente due, uno per il nord e l'altro per il sud e l'unico pensiero di entrambi era quello di combattere l'altro. Ora, anche con l'interessamento della Francia, sembra si sia vicini alle tanto sospirate elezioni.....serviranno? Staremo a vedere, come al solito.

 

 
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IL RE DEL MADAGASCAR

Post n°43 pubblicato il 09 Marzo 2010 da conte.oliver1
 

Stavolta si parla di uno stato vero, non una cosa con confini disegnati da cartografi europei forse mai stati nei paesi che andavano inventando.

No, qui i confini sono veri, decisi dalla natura, che ha staccato questo pezzo di terra, la quarta isola del globo,  dall'Africa a ovest ed all'India a est,  140 milioni di anni fa.

L'ottanta per cento delle specie animali che si trovano in Madagascar, non esistono in nessun altro posto. L'animale più caratteristico dell'isola, è il lemuro, reso famoso dal film disney (è disney? uff....se guardo finisce che mi sparisce la finestrella con il post...dai, è disney, eventualmente correggo dopo) "madagascar" i sudditi di re Julien, il re dj che canta la canzoncina del video che ho messo sopra.

Salto a piè pari tutte i racconti, le legende e gli studi genetici, che ci dicono di come l'isola sia stata popolata inizialmente da uomini provenienti dall'indonesia ( i MERINA) arrivati in Madagascar dopo una bella pagaiata di qualche migliaio di chilometri, e solo successivamente da bantu africani e da arabi. Anche se ci può essere qualcosa di vero, queste sono le classiche nozioni ingigantite e utilizzate da scenziati razzisti, cioè della razza, per dimostrare la superiorità dei "negri-bianchi" cioè dei negri con origini asiatiche o arabe, rispetto ai negri-negri, i bantu, che porta con se come implicita la bella conclusione della superiorità dei bianchi sui neri. Guarda caso, i Merina, sono l'etina che ha dato vita alla monarchia dell'isola.

Eh si, perchè qui per una volta la storia conosciuta non comincia con la colonizzazione europea. Già nel 1500 vi erano diversi regni, quello dei Menabe, quello degli Zana-Malata, e quello dei Merina, sull'altopiano centrale.

Furono proprio questi ultimi che verso la fine sel '700 riuscirono ad unificare tutta l'isola sotto la propria corona, grazie a sovrani con nomi lunghissimi,  tipo  ANDRIAMANDISOARIVO, RAMANANOARIVO, FENOARIVO, NONSOQUANDOARIVOMAARIVO (ehm quest'ultimo forse è inventato...), e poi ANDRIANAMPOINIMERINA (questo è vero, giuro), RADAMA I IL GRANDE (ironia della sorte, diventa grande proprio l'unico col nome piccolo)

E arriviamo alla regina RANAVALONA I LA CRUDELE, che regna dal 1815 al 1861. Per cominciare sterminò tutti i parenti del defuno sovrano suo marito, così tanto per chiarire che la regina era lei e basta, poi scacciò tutti i missionari, vietò sia il cristianesimo che l'islam. D'accordo, forse  il soprannome se l'è meritato,  ma se penso che le sue atrocità le ha commesse per conservare la religione e le pratiche millenarie malgasce ed ostacolare l'assimilazione cattolica e mussulmana che avrebbe sencondo lei snaturato il suo popolo....cavolo, questa regina non riesce a starmi antipatica!

Salto tutti gli altri re e regine (molte le regine in quest'isola) fino a citare solo l'ultima, Ranavalona III, esiliata ad Algeri nel 1897 dai francesi che presero possesso dell'isola, mannaggia a loro. Da allora la storia diventa quella banale di tutte le colonie, con tanto di liberazione negli anni sessanta, colpo di stato negli anni settanta ecc. ecc.. Resta però come particolarità di quest'isola che qui cristiani e mussulmani non hanno molta importanza, forse anche grazie anche alla prima delle Ranavalone,  la religione principale resta quella tradizionale malgascia. 

 Siamo agli anni 2000

Nel 2001 si tennero delle contestatissime elezioni, al termine delle quali si ebbero non uno,  ma due presidenti  con niente meno due capitali. Una per Ratsiraka, presidente uscente e l'altra per Ravalomanana, lo sfidante.  La guerra civile che ne seguì  fu vinta da quest'ultimo che nel 2002 si insediò al potere di tutta l'isola.

 

E veniamo all'oggi o quasi. Nel 2007 inizia la scalata al potere di uno strano personaggio, Andry Rajoelina, il dj, un giovane dj, che a soli 32 anni diventa sindaco di Antananarivo, la capitale, battendo il candidato presidenziale. Il presidente Ravalomanana  intuisce la pericolosità del giovane, e fa di tutto per ostacolarlo e costringerlo a dimettersi. Sale la tensione tra questo rampante capopopolo e  il presidente fino a sfociare, il  17 marzo 2009 in una  sommossa popolare, che costringe Ravalomanana a dimettersi e riparare all'estero.

Il dj nonchè sindaco si insedia nel palazzo presidenziale diventando di fatto il nuovo "re" dell'isola. Un re dj.... beh, mi ricorda qualcosa. Non si può comunque dire che la Disney abbia preso spunto da questa vicenda, visto che il film è del 2005. Forse è invece Rajoelina ad essersi ispirato al nostro re Julien, chissà. 

Adesso però non c'è molto da ridere, il governo dell'ex sindaco si è rivelato un vero e proprio regime, con le forze armate  a lui fedeli che controllano l'isola arrivando perfino ad arrestare il presidente della corte costituzionale che non aveva voluto ratificare il potere di Rajoelina. Lui invece va avanti e ora ha indetto unilateralmente le elezioni politiche per il 15 marzo. Staremo a vedere.  

 
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Jos, da culla di antiche civiltà a teatro di sanguinose stragi

Post n°42 pubblicato il 08 Marzo 2010 da conte.oliver1
 

 

jos

Quando cominciai a scrivere questo blog, l'obiettivo era ambizioso:  creare una rete di informazioni in cui incastrare le varie notizie che arrivano sporadicamente dall'Africa.  Capire questo continente non è facile anche perchè i nostri mezzi d'informazione non gli concedono mai sufficiente spazio, tranne  quando il numero di morti, per calamità umane o naturali, non raggiungono le tre cifre.  A quel punto sparacchiano la notizia, ma diventa praticamente impossibile, non conoscendo il contesto in cui l'evento si è verificato, leggerla con esattezza, capirla fino in fondo.

Ambizioso obiettivo dicevo, ed infatti non l'ho raggiunto, dopo un po' mi sono stancato di inseguire le notizie saltellando da un sito ad un blog, da un'enciclopedia a qualche vecchio  testo scoperto fortunosamente   in  librerie alternative.

Adesso la voglia di  informarmi e di scrivere è tornata e devo dire che quello che sta succedendo proprio adesso in Nigeria, pur amareggiandomi fortemente, ha fatto crescere in me la volontà  di continuare questa fatica.

Gli ultimi avvenimenti nigeriani purtroppo sono noti, avendo appunto superato la fatidica soglia di morti, anche se bisogna sempre aspettare venti minuti di notizie al telegiornale per sapere che a Jos, nella regione del Plateau, in un ennesimo scontro tra mussulmani e cattolici, sono stati uccisi in modo orrendo  più di 500 nigeriani,  in maggioranza  donne e bambini.

Gli squadroni di macellai stavolta di etnia hausa-fulani, di religione mussulmana, le vittime  cristiane, in particolare di etnia Berom.

Ricordavo di avere già scritto qualcosa di simile, per cui ho messo tag Nigeria, ed ho trovato praticamente la stessa notizia, risalente a novembre del 2008.  Stessa nazione, stessa regione, stessa città.  Cambia il numero di morti, allora avevo scritto 350 ma alla fine furono più di 700 ai quali si aggiunsero una gran quantità di profughi. La vicenda di allora era uguale e contraria a quella di questi giorni, perchè le vittime furono principalemente di religione mussulmana. Ecco, ritrovare quel vecchio post mi ha aiutato sicuramente ad inquadrarla meglio questa nuova strage, a capire qualcosina in più.  Ora come allora la notizia  ha fatto fatica a raggiungere le nostre case. Non ci resta che sbirciare sui blog, sui siti, sui canali alternativi. Più ce n'è meglio è, anche se non saranno mai sufficienti a bilanciare il totale disinteresse dei principali media. 

Anche a  gennaio, sempre nella stessa zona, c'è  stata un'altra ondata di omicidi, circa 300. In generale la Chiesa, ed in particolare Monsignor Ignatius Ayau Kaigama, vescovo della città, tendono a ridimensionare il fattore "scontro di religioni" e riportare le continue stragi a problemi di natura politica.  Secondo molti osservatori invece non si può prescindere dalla diversa appartenenza religiosa ed etnica delle parti in conflitto. Vero che stiamo parlando dell'ennesimo scontro tra pastori  e agricoltori, tra caino ed abele cioè, ma vero anche che siamo in Nigeria, una nazione nata costringendo tre grandi etnie molto diverse tra loro a convivere:

1) gli ibo, cristiani, ad est

2) gli yoruba (sia cristiani che mussulmani)ad ovest

3) gli hausa-fulani (mussulmani) a nord.

Lo stato di Plateau, di cui la città di Jos è il capoluogo, si trova proprio nel bel mezzo di tutto questo. L'altopiano di Jos è una zona montuosa, che supera i 1700 metri di altezza. "Isolate colline e vaste pianure danno forma ad un paesaggio affascinante percorso da numerosi corsi d'acqua, popolate da villaggi e fattorie caratteristiche, separate non di rado da siepi di cactus" In questo altopiano sorge la città di Jos, culla dell'antica cultura di Nok, a cui appartengono i resti visibili nella foto in alto. Jos quindi è il cuore del cuore della Nigeria, un crocevia di popoli e religioni molto delicato, che era considerato la casa della pace, dove le diverse etnie e religioni che compongono questo stato potevano incontrarsi pacificamente, e che invece da diversi anni si è trasformato in un sanguinoso campo di battaglia. Qualcosa che a noi europei può ricordare in qualche modo l'analoga e tristissima trasformazione subita da Sarajevo. Il Plateau è abitato da indigeni cristiani dell'etnia Berom insieme ad una cospicua minoranza di Fulani mullulmani. Sono orami cento anni che queste etnie convivono nella regione, ma da una decina di anni, i contrasti si sono fatti aspri, e ognuna delle due fazioni tende a prevalere o addirittura annientare definitivamente l'altra. E' chiaro che assicuarsi il controllo di questa centralissima regione diventa strategico nell'ambito del più generale conflitto tra le etnie per il controllo dell'intera nazione. Il governatore della regione, Jonah Jang, appartiene ai Berom, ed è stata proprio la sua elezione a scatenare la crisi del 2008. Alle varie tensioni religioso etniche si aggiunge una crisi economica, dovuta alla epidemia di aviaria che ha distrutti gli allevamenti di galline, che costituivano la principale risorsa economica della regione e questo ovviamente contribuisce ad esasperare le parti in lotta. Purtroppo, tutto considerato, credo proprio che non sarà l'ultima volta che devo scrivere qualcosa di doloroso su questa affascinante e martoriata città, culla di antiche e aihmè, forse per sempre perdute, civiltà.

 
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elezioni in togo 2

Post n°41 pubblicato il 07 Marzo 2010 da conte.oliver1
 
Tag: AFRICA, TOGO

casa del togo

Le elezioni in Togo si sono svolte regolarmente il 4 marzo, qualche giorno dopo rispetto al previsto.

Si stanno completando gli scrutini.  I  più votati sono stati ovviamente 

1) Faure Gnassingbe, presidente uscente, figlio del defunto dittatore Eyadema, quello per capirci che si è fatto costruire la statua che  sovrasta,  in alto a sinistra, il  mio blog,

2)  Jean-Pierre Fabre, rappresentante dell'UFC (Unione delle forze per il cambiamento),    principale partito d'opposizione,  capeggiato da Gilchrist Sylvanus Olympio, figlio di Sylvanus, che  è stato il primo presidente del Togo libero,  ucciso nel lontano 1963 durante il colpo di stato che portò al potere Eyadema.

Perchè non si è candidato direttamente  Gilchrist OlYmpio, che avrebbe avuto sicuramente più chance di vittoria? Perchè non gli è stato permesso, con un pretesto, dalla commissione elettorale, esattamente come era già successo per le elezioni di cinque anni fa. 

Gli elettori sono stati 3.270.000.

Un ulteriore aggiornamento nel Web, dice che il presidente uscente, la cui vittoria non è comunque mai stata in dubbio, ha ormai raggiunto la certezza della rielezione.

I voti ottenuti sarebbero 1.243.044 su un totale di 2.040.546 (qualcuno dirà, ma non erano 3.270.000 i votanti? mah, misteri del Web e della matematica...)

Comunque, calcoli a parte,   la cosa più delicata in queste elezioni era il pericolo di degenarzione violenta; questo paese infatti ricorda ancora i sangunosi scontri che hanno fatto seguito alle elezioni del 2005, vinte anche quelle da Faure, sembra, con l'aiuto di numerosi brogli.  

La bella notizia è che almeno fino al voto  non ci sono stati scontri, ma adesso la situazione è piuttosto tesa ed i sostenitori dell'UFC, sono scesi in piazza per denunciare nuove irregolarità che avrebbero falsato anche queste elezioni. Speriamo bene, come al solito.

 

 

 

 
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Elezioni in Ghana

Post n°40 pubblicato il 06 Marzo 2010 da conte.oliver1
 

ghana

Kufuor è stato confermato presidente per un secondo mandato, rimanendo al comando del Ghana per otto anni in tutto.

I commenti su di lui sono vari, alcuni positivi altri meno. Gli si rimprovera soprattutto di aver reso il suo paese uno stato vassallo delle istituzioni finanziarie internazionali, come FMI, la banca mondiale ecc,le stesse per capirci che, hanno "aiutato" l'Argentina e che in realtà sono tra le principali cause della sua bancarotta.

Nel complesso comunque sembra aver ben governato, soprattutto in politica estera, dove ha fatto da paciere in molte crisi africane, Liberia in testa. A chi lo ha accusato di essere un oratore poco carismatico e noioso, ha risposto che se la noia dona pace e stabilità permettendo ai cittadini di vivere tranquillamente la loro quotidianità allora ci vuole davvero qualcuno che regali noia in grandi quantità.

 Ma non è certo la noia il problema principale per la maggior parte dei cittadini ganesi che come giustamente notava Lucezia, continuano a dover emigrare per sopravvivere, costretti ancora adesso, in percentuali vicine al 50% a vivere sotto la soglia di povertà. Quando si parla di miglioramenti si parla di una tendenza, di un segnale, per cambiare davvero il tenore di vita di questi paesi ci vuole molto tempo e molta fortuna, ma l'importante è cominciare e qui sembra che qualcosa sia cominciata.

 

Finita la storia del Ghana veniamo all'oggi. Anzi, all'ieri, visto che si tratta di una notizia di cui avrei dovuto dovuto parlare un anno fa, quando ho interrotto il blog. A gennaio 2009 il Ghana è tornato alle urne. Kufuor, avendo già governato per due mandati non si è ricandidato, rispettando le regole costituzionali. Beh, sembrerebbe scontato ma non lo è affatto e non penso solo all'Africa!!! (vi viene in mente qualcuno che quando inciampa in una qualche legge fastidiosa impugna il macete della legislatura d’urgenza ed appiana tutto a colpi di decreti interpretativi? A me sì!

Niente Kufuor dunque, i due candidati erano:

1) Nana Akufo Addo, candidato dell'NPP, il partito del presidente uscente, in continuità quindi con Kufuor

2) John Atta Mills, vecchia conoscenza, per essere stato vice di Rawlings e avversario di Kufuor nelle elezioni del 2000.

Le elezioni sono state molto complicate, il risultato incerto fino alla fine. Tanto che addirittura in una regione è stato necessario rivotare perché erano stati fatti errori nella registrazione degli elettori. Alla fine, per 50,23% contro 49,77%, l'ha spuntata John Atta Mills; nonostante il risultato risicatissimo e contrastato, non ci sono stati particolari disordini, e questo è un altro motivo per cui mi piace il Ghana.

Lo so, sarebbe stato più rassicurante un successo dell'altro candidato, visto che Milss è stato vicino a Rawlings per cui potrebbe inserirsi nel filone ghanese autoritario e populista, ma la sua elezione è stata salutata positivamente dalla critica internazionaleMills In realtà il nuovo presidente è molto diverso dal carismatico e autoritario J.J.

 Si presenta come un intellettuale, professore di diritto e progressista. Anche lui come quasi tutti i suoi predecessori ha praticato diversi sport da giovane anche a livello agonistico tanto da arrivare addirittura a fare parte della nazionale del Ghana di hockey sul ghiaccio. (Ebbene si, evidentemente esiste anche una nazionale ghanese di hockey!!). Per dare un segnale di discontinuità rispetto al passato regime, ha rifiutato di scegliere come vicepresidente la moglie di Rawlings, anche se questa gli avrebbe portato i voti delle regioni settentrionali.

Ridurre la disoccupazione, che attualmente è al 20% (non alta, a confronto delle nazioni confinanti) e far uscire la metà della popolazione ghanese dallo stato di povertà in cui si trova attualmente sono le principali sfide con le quali si dovrà confrontare il suo governo. Dovrà inoltre resistere all’invadenza cinese, che mira alle ricchezze del sottosuolo africano corrompendo i politici locali, e alle multinazionali interessate ai nuovi giacimenti petroliferi scoperti al largo delle coste ghanesi, per evitare di far diventare il suo paese una nuova Nigeria.

Sempre in fatto di fonti energetiche  c’è adesso una nuova insidia per i paesi africani in generale, ed il Ghana in particolare, e cioè lo sfruttamento dei terreni agricoli per produrre quelli che vengono chiamati agro carburanti, o bio carburanti. Numerose imprese europee (olanda, svezia germania Inghilterra) e sudamericane si contendono la proprietà di enormi appezzamenti di terreno per realizzare coltivazioni finalizzate ad ottenere biocarburanti. In Ghana più di 55.000 ettari di terreno di proprietà di imprese private sono già stati messi a cultura e molti altri seguiranno presto la stessa sorte. Se non si pone un argine a queste coltivazioni si rischia di togliere risorse vitali ai contadini e a tutti gli abitanti, oltre ai rischi sulla sicurezza alimentare che queste colture comportano. Che follia sarebbe quella di restare senza derrate alimentari perché tutto i terreni agricoli vengono tutti sfruttati per produrre biodiesel! In pratica tutti i soldi guadagnati vendendo i terreni agli stranieri verrebbero spesi per acquistare dall’estero i prodotti agricoli. Terra coltivabile in Ghana ce n'è , ma non è certo una risorsa inesauribile, si può anche vendere tutta....e poi? Insomma, tornando alla noia, il nuovo presidente non dovrebbe correre il rischio di annoiarsi, staremo a vedere.

 
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Un re ashanti

Post n°39 pubblicato il 03 Marzo 2010 da conte.oliver1
 

Che un dittatore si faccia volontariamente da parte è cosa rara, quasi inaudita.  Che le elezioni conseguenti vengano vinte proprio dall’oppositore del vecchio despota è davvero incredibile. Eppure è proprio quello che succede nelle elezioni del 2000  in questo strano paese, dove capitano cose piacevolmente inconsuete rispetto al resto del continente africano.

 

I due candidati sono James Atta Mills vice di Rawlings, e  Agyekum Kufuor, leader del  NPP (New Patriotic Party). Rawlings indica Mills come suo ideale successore, ma  dalle urne esce vincitore l’altro candidato!

Quarto colpo di stato? No, Rawlings  rassicura tutti, non ha nessuna intenzione di tornare e  riprendersi il potere con la forza.  La morte  (forse per scarsa fiducia sulle sue reali intenzioni)  se lo porta via appena un anno dopo le elezioni, togliendogli  eventuali residue tentazioni.

 In questo racconto della recente storia ghanese mi stanno aiutando parecchio le foto che a volte spiegano le situazioni meglio di tante parole. Anche in questo caso, già solo guardando la foto di Agyekum Kufuor, si intuisce la distanza tra il nuovo ed il vecchio presidente.

Kufuor

Mentre JJ era molto informale e faceva di simpatia, fascino e spontaneità le sue armi vincenti, Kufuor è un tipo elegante, rigoroso, serio, al limite della noia e della pedanteria,  cosa che gli verrà spesso rimproverata anche dalla stampa. Potremmo definirlo un Prodi nero  e magro.

Nasce nel 1938 a Kumasi da una illustre e nobile famiglia Ashanti. Suo padre era il re di una delle tribù più influenti di questo popolo. Tutti i suoi familiari occupano ruoli prestigiosi, professori universitari, alti dirigenti, professionisti affermati ecc. Agy si laurea in diritto politica e filosofia, master ad Oxford.

Diventa presidente con  credenziali ed esperienze senza eguali nella storia del Ghana.  Trent’anni nell’amministrazione dello stato, durante i quali ha partecipato alla stesura della costituzione della seconda e della terza repubblica. Fu prigioniero politico due volte, proprio in occasione di due colpi di stato militari contro l’ordinamento repubblicano.

Per farla corta è ormai evidente da tutto quello che abbiamo detto fino ad ora che in Ghana sono presenti due tradizioni politiche distinte. Una che fa capo a Nkrumah, il primo presidente del paese, anti imperialista, panafricano socialista con tendenze all’assolutismo e alla dittatura. A questa tradizione appartiene JJ Rawling.  

Kufuor invece fa parte dei politici dell’altra linea, quella di Danquah e del prof Busia.  La sua politica sarà efficace, in linea con le direttive del Fondo Monetario Internazionale e, nonostante il Ghana si trovi in una delle zone più turbolenti dell’Africa e dell’intero  pianeta,   conosce  in questo decennio una pace ed uno sviluppo invidiabili che lo hanno portato ad essere da tutti indicato  come uno dei pochi stati africani  che potrebbe raggiungere il MDP, millennium development goals,  realizzare cioè una società africana in grado di sconfiggere la fame e le epidemie, aids in testa.

Ed è per questo che il Ghana, pur non essendo  tanto  estesa nè tanto popolosa, è uno stato africano importante, molto, molto importante.

 

 
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J J Rawlings: tiranno o eroe? (Ghana, parte terza)

Post n°38 pubblicato il 23 Febbraio 2010 da conte.oliver1
 

Col post precedente sono arrivato alla fine della seconda repubblica. Attualmente in Ghana c’è la quarta:  considerando che le prime tre sono tutte finite con un colpo di stato militare  e che addirittura tra la seconda e la terza di colpi di stato ce ne sono stati tre, si intuisce l’importanza dell’esercito in questa nazione.

Non ce l’ho certo con  la meravigliosa banda militare ritratta in questa foto che ho trovato su un blog di musica africana molto interessante, http://www.tpafrica.it/, no, loro di sicuro non hanno mai organizzato  golpe da  nessuna parte. Parlo di gente come il colonnello Igniazio Kutu Acheampong che ha deposto Busia e governò, malissimo, dal 72 al 78,  come il Generale Frederick William Kwasi Akuffo  che lo ha deposto,  o come il colonnello d’aviazione  Jerry John Rawlings che addirittura di colpi di stato ne ha fatti tre, due riusciti,  tra cui quello del 1979 che si concluse con la fucilazione dei  due ufficiali di  prima.

JJ e signora

 

Figura controversa ed enigmatica questo colonnello,  madre dell’etinia Ewe e padre scozzese. sicuramente istrionico e capace di suscitare un certo fascino. Nel web ad esempio ho trovato moltissime sue foto con espressioni simpatiche, cordiali, informali, mentre scherza con la moglie o con amici, quasi mai in divisa. Significativo che la voce che lo riguarda su Wilkpedia in inglese porta la scritta “attenzione, la neutralità di questa  voce è contestata ecc….”

Giocando sulle iniziali dei suoi due  nomi, Jerry e John, J.J., venne soprannominato Jesus Junior, piccolo Gesù!

Dopo il primo colpo di stato non potè evitare le elezioni, vinte da tale Hilla Limann, che però non riuscì a risollevare l’economia nazionale, tanto che JJ decise di intervenire di nuovo con la forza e di riprendersi il potere, e  a quel punto non lo lascò più fino al 2000. Stavolta scioglie tutti i partiti politici, mette in atto una lotta violenta contro la corruzione nella pubblica amministrazione arrestando e punendo in maniera esemplare molti funzionari, a volta anche innocenti.  La sua azione è di tipo populista, usa la parola “rivoluzionario” spesso e volentieri, per indicare il suo governo, varie istituzioni e organi che in realtà sono scatole vuote.  Ma questo atteggiamento gli assicura la simpatia ed il sostegno  sovietico;  quando però gli  aiuti economici russi non lo soddisfano più, JJ non esita ad aprire  alle potenze occidentali, al fondo monetario internazionale e quindi  al liberismo. Apre al libero mercato, e più volte interviene per svalutare pesantemente la moneta nazionale eccessivamente sopravvalutata. 

Amnesty International lo accusa spesso di violazione dei diritti umani per il trattamento violento dei prigionieri politici.

Rawlings risponde con una lenta e molto prudente apertura al multipartitismo, dando vita, con le elezioni del 1992 alla quarta e speriamo ultima  repubblica. Le elezioni ovviamente le vince lui, alcuni dicono barando, altri, tra cui gli osservatori internazionali, sostengono di no. Le rivince nel 1996 con un margine ancora più ampio. La costituzione prevedeva un limite di due mandati presidenziali, ma da uno che ha fama di tiranno, ci si aspetta una leggina dell’ultima ora che cambii la costituzione permettendogli di mantenere il potere,  e invece il nostro J J si fa da parte, indica quello che vorrebbe gli succedesse al governo e si ritira a vita privata.

Ad oggi il giudizio della maggior parte degli osservatori esperti di Africa sul suo operato, è piuttosto negativo e il suo governo è considerato di tipo autoritario,   ma tutto sommato si potrebbe dire che la sua parabola è uguale e contraria a quella di Nkrumah, percorsa però in senso opposto, dalla dittatura alla democrazia, dal male al bene. Se si considera che alla fine non si è arricchito più di tanto, che ha saputo tenere il suo paese lontano dalle guerre e dalle faide etniche che in quegli anni hanno insanguinato gli stati vicini e infine che ha lasciato il Ghana un po’ più ricco di come lo aveva preso, non si può essere più  di tanto arrabbiati con JJ, si è visto molto di peggio in Africa, purtroppo.

 
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GLI ASHANTI E KOFI BUSIA (Ghana, parte seconda)

Post n°37 pubblicato il 21 Febbraio 2010 da conte.oliver1
 

l'imperatore ashanti

 

Gli Ashanti, discendenti del mitico impero, rappresentano sicuramente la tribù più numerosa ed influente del Ghana.  Essi non si  riconobbero mai nella leadership di Nkrumah  e facevano capo a Kofi Busia,  membro della casa reale di un sottogruppo della grande tribù,  uomo di grande cultura che, dopo essersi laureato a Oxford, fu il  primo africano a ricoprire una cattedra di professore universitario nell’Università del Ghana. 

KOFI BUSIA

Busia   si  batteva per il federalismo che avrebbe assicurato più spazio alle varie reltà locali (un Bossi nero e colto? Noooo!!!);  fortemente  contrario al socialismo di stampo nazionalista  del partito di Nkrumah,  apparteneva invece  ad una tradizione politica liberale,  auspicava  una politica economica più rigorosa.  Fondò un nuovo partito  che si scontrò spesso con il CPP, ma perse le elezioni del 57 e, quando Nkruma cominciò a fare arrestare i suoi avversari politici,   Busia dovette  lasciare il Ghana di nascosto (sembra sia stato  avvertito addirittura da un ministro di Nkruma,  della tribù Ashanti)  e si rifugiò in Olanda, dove riprese la sua attività di professore universitario.

Dopo il colpo di stato del 1966 Busia rientrò in patria.  Dovettero passare però tre anni dal golpe militare del 1966 per poter andare al voto (seconda repubblica). Le elezioni furono vinte dal Progress Party,   il capo del governo diventò proprio Busia, mentre la presidenza andò a Edward Akufo Addo, uno dei Big Six. Pur se armato di buona volontà  però il nuovo governo  non ottenne grandi risultati, portò avanti una politica di svalutazione della moneta e di espulsione forzata soprattutto di nigeriani, ma … zacchete! il 13/01/1972  arriva  un secondo colpo di stato militare:  approfittando di un viaggio in Inghilterra del presidente del consiglio, un colonnello,  Ignazio Kutu Acheampong  prende il potere ad Accra. Il vecchio professore muore per una malattia al cuore qualche anno dopo   nel suo esilio in Inghilterra, dove aveva ricominciato ad insegnare.

L'efficacia del suo governo è discussa, forse era più bravo come studioso che come politico, resta comunque sicuramente un punto di riferimento politico per il Ghana e non solo.

Sul periodo coloniale, disse “La schiavitù fisica è tragica, ma la schiavitù mentale e spirituale, che spinge le persone a disprezzare la propria cultura è molto peggio perché fa perdere il rispetto e la fede in se stessi.”

 

 
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NKRUMAH: da eroe di liberazione a tiranno, andata e ritorno (Ghana, parte prima)

Post n°36 pubblicato il 18 Febbraio 2010 da conte.oliver1
 

E’ una nazione importante il Ghana, molto importante.

Non per  dimensioni,  più piccola dell’Italia, non per la popolazione, poco più di 20 milioni di abitanti.

Non è insomma la geografia a farla grande, ma la storia, passata, presente e, speriamo, futura.

Per il passato remoto,  il  Ghana ha visto nascere uno dei più importanti imperi africani, quello  Ashanti.  Colonizzata dagli inglesi, che la chiamano  “Costa d’oro” , diventa triste protagonista nella tratta degli schiavi: il celebre castello degli schiavi di Cape Coast,  citato in molti celebri film  sull’argomento (ad es, Amistad),  si trova proprio sulle coste ghanesi.  Qui, milioni di africani, dopo essere stati catturati, quasi sempre da altri africani,    venivano radunati in attesa di essere stipati sulle navi per il continente.

Nel 1800 il commercio di uomini viene sostituito da quello del cacao che diventa la principale se non unica coltura del paese. Il Ghana ancora adesso è uno dei primi produttori di cacao mondiali.

Ma è grazie ai Big Six  che questa nazione diventa una delle più importanti d’Africa.

Non sono una jazz band, come il nome e la foto potrebbero fare pensare, ma sei uomini appartenenti alla borghesia nera del luogo, resi grandi soprattutto dagli stessi inglesi che  involontariamente  gli conferirono fama e prestigio  arrestandoli  più volte. I magnifici sei ghanesi sono, in oridine da sinistra a destra nella foto, il dott Kwame Nkrumah,  il  Sig. E. Obtsebi Lamptey;  il sig.  Ebenezer Ako Adjei , il sig.  William Ofori Atta (detto Paa Willie), l’avv. Dr. JB Danquah;  e il sig  Edward Akuffo-Addo.

I Big Six guidarono il dissenso popolare contro l’Inghilterra, reso acuto  dallo scontento dei reduci ghanesi della seconda guerra mondiale, nella quale avevano combattuto per gli inglesi.  Fondarono il partito UGCC e, il 6 marzo 1957,  grazie anche alla loro politica e alla loro popolarità, il Ghana, primo tra gli stati dell’Africa nera, ottenne il riconoscimento dell’indipendenza.

La presidenza andò ad uno dei sei, il più intraprendente,  Kwame Nkrumah, che nel frattempo aveva fondato un altro partito,  il CPP, più popolare e radicato nel paese. Primo paese libero ma anche primo paese gestito da un big men, visto che Nkrumah, presidente e primo ministro,  ben presto si trasformò in uno dei tanti dittatori di questo continente.  Quest’uomo molto controverso, aveva un sogno panafricano, una grande confederazione di stati (nella quale ovviamente la sua nazione doveva svolgere un ruolo predominante) che avrebbe permesso al continente di affrancarsi dall’influenza degli stati occidentali, come da quella dei paesi comunisti. Questa sorta di terza via, portò alla definizione di “terzo mondo” (un po’ come la borghesia, terzo stato) che però presto  diventò un termine dispregiativo, visto che questa terza via si rivelò in realtà un vicolo cieco. Comunque sia questo sogno condiviso da altri grandi leader africani e non, come Fanon, l’imperatore Selassier, Keniatta, e molti altri portò alla nascita dell’OUA, Organizzazione dell’Unità Africana.

Anche per dare spazio a questo sogno e per far crescere il proprio prestigio nell’organizzazione, Nkrumah si diede alla costruzione di opere faraoniche quanto inutili come un costosissimo palazzo nella capitale  per ospitare un vertice  dell’OUA.

Ma ormai il presidente non sentiva più il polso del proprio popolo, la dilagante corruzione,  la  crisi delle piantagioni di cacao fecero il resto e nel 1966 Nkruma oltre al senso della realtà perderà anche il potere,  ad opera di  un golpe militare. Morirà 6 anni dopo in esilio, ma nonostante tutto, la sua fama in Africa è ancora immensa, tanto che un sondaggio della BBc condotto tra i propri ascoltatori africani, lo ha designato, uomo del millennio.

 
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