Creato da carpediem56maestral0 il 23/09/2006

come le nuvole

le guardi e credi di poter parlare di loro, di aver catturato la loro essenza ed ecco che sono altro e ancora altro e non le puoi incasellare, descrivere e neppure toccare...

 

 

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Baci a colazione...

Post n°631 pubblicato il 19 Dicembre 2011 da carpediem56maestral0
 

              

 

 

Con questo raccontino la mia linea (che in questi giorni subisce attentati ogni quindici minuti circa) ha corso un serio rischio: il premio era un vasetto di miele!

Non essendo stata scelta, come direbbe Mario Monti, la Patria è salva.

Le lacrime e il sangue possono dunque scorrere liberamente sulle mie guance ed il mio cuore e, ci sono probabilità che dopo averlo letto, anche voi sarete investiti da un moto di umana pietà per la miserevole autrice e la sua invidiabile silhouette.

                                

 

Baci a colazione

 

Martedì 2 dicembre

 

Caro diario, oggi Henry mi ha preso in disparte e con una faccia da funerale, ha detto che non mi rinnoveranno il contratto. Sono l’ultima arrivata e non ho figli per cui lavorerò fino a lunedì prossimo poi sarò disoccupata.

Sono tornata a casa strisciando ma, non avendo voglia di raccontarlo a Davide, ho indossato un bel sorriso e fatto finta di nulla.

Più tardi, a letto, stringendomi tra le braccia lui mi ha raccontato di non aver trovato niente di meglio di quel lavoro come lavascale che detesta.

Mio Dio. Davide che si è laureato col massimo dei voti!

Dove troverò la forza per dirgli che non potremo più contare sul mio stipendio?

 

Mercoledì 19 dicembre

 

Stasera Davide doveva ritirare la paga della settimana, ma il capo si è rifiutato di dargli quanto concordato. I tempi sono duri per tutti ha sbottato e, se voleva tenersi il lavoro, doveva contentarsi. Gli ha messo in mano un po’ più della metà di quanto gli doveva e ha detto :- Sai quanti ne trovo come te?

Davide ha perso la testa e gli ha sputato in faccia, così adesso saremo in due a trascorrere le giornate in giro a chiedere e supplicare.

Meno male che la casa è nostra, perché non riuscirei a dormire la notte. Già non accendiamo più le luci se non quando sbattiamo sui mobili ed io cammino per strada senza guardare le vetrine. Troppe le cose che desidero e non posso permettermi.

Stamattina, quando ho ritagliato un pezzo di cartone per coprire il buco sotto la suola dei miei stivali preferiti, ho pianto.

Davide per fortuna non se ne è accorto.

 

Lunedì 24 dicembre

 

Sono passata da mamma che non stà ancora bene. L’artrosi non le dà tregua e con i prezzi alle stelle la pensione non basta più. Non so dove ho trovato la forza di bussare alla porta per chiederle aiuto ma, per mia fortuna, non c’è stato bisogno che aprissi bocca. Mi ha messo in mano i soldi per la spesa della prossima settimana ed ora sento come se qualcosa mi strizzasse lo stomaco.

Sulla strada del ritorno, mi sono fermata a comprare un gelato con tanta panna.

Ci sarà tempo per i sensi di colpa.

 

Martedì 25 dicembre 1929

 

Piove nevischio e in casa c’è molto freddo. La vigilia è stata però davvero bella e anche strana.

La tavola era ben apparecchiata come da tempo non accadeva, c’erano candele, pollo arrosto con patatine e persino lo spumante.

Ci sentivamo leggeri come palloncini e abbiamo fatto l’amore alla luce intermittente del nostro piccolo albero di Natale.

Il novità è che abbiamo deciso: vendiamo casa e andiamo via da Boston.

Forse in Sud Africa, forse in Brasile.

Dovunque andremo, la decisione ci ha galvanizzato e Davide, per la prima volta in tanti mesi, stamattina si è svegliato canticchiando sottovoce “White Christmas”.

Poi ha aperto la dispensa e guardando gli scaffali vuoti mi ha chiesto:- Amore, cosa vuoi per colazione? Ti andrebbero dei caldi baci alla francese solo per te?

Abbiamo riso fino alle lacrime.

 

                              

 
 
 
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