Creato da carpediem56maestral0 il 23/09/2006

come le nuvole

le guardi e credi di poter parlare di loro, di aver catturato la loro essenza ed ecco che sono altro e ancora altro e non le puoi incasellare, descrivere e neppure toccare...

 

 

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Post N° 217

Post n°217 pubblicato il 18 Ottobre 2007 da carpediem56maestral0
 

…e il loro nome era … Guerra, Fame, Malattia e Morte…

 

Giornale Radio: Oggi, 29 aprile, il mondo ha appreso con sgomento che…

Elena si aggirava inquieta tra i corridoi ampi, luminosi e silenziosi del centro commerciale.

Era il secondo, quella mattina, in cui entrava. Aveva avuto una brutta  influenza e le sue scorte alimentari si erano ridotte al lumicino. Ma quello che l’aveva veramente spinta fuori di casa, nonostante avesse ancora qualche linea di febbre, era stata la necessità di comperare il latte per la sua piccola Sara. La solitudine, che avvertiva in situazioni come quella, la rendeva nervosa e pessimista.  Nella sua vita, di giovane madre single, al momento non c’era nessuno su cui contare veramente e non aveva nemmeno voglia di coinvolgere sua madre permettendole di rientrare nella sua vita.  Ed allora, ecco che mi tocca arrangiarmi, e cavarmela da sola!”-  si disse, parlando a voce alta come, da un po’, le capitava spesso.

Entrata nel primo super market si accorse da subito che qualcosa non girava per il verso giusto. Innanzi tutto non c’era la musica. Mancava quel sound, propedeutico agli acquisti, che l’accompagnava sempre, mentre, con gli occhi sbarrati fino a dolerle, guardava, selezionava, sceglieva e scartava tra le coloratissime merci sugli scaffali.

E poi il negozio le sembrò stranamente deserto per un venerdì pomeriggio.

Accompagnata dal solo cigolio delle ruote del suo carrello, Elena realizzò che gli scaffali erano semivuoti.   Le poche confezioni rimaste, si presentavano tutte ammaccate, semiaperte o erano gettate alla rinfusa, mischiate tra di loro. Uscì irritata.

Adesso, quella seconda rivendita, era nelle medesima condizioni.    Sembrava che, anche lì, fosse appena passato uno stormo di cavallette o di locuste.     Cercò il latte per Sara,  ma non ne trovò nemmeno un brik, di nessuna qualità o marca.    Nel reparto pasta, poi, le confezioni erano nel caos più completo e mise nel carrello solo delle stelline, in un pacchetto ammaccato e stropicciato.   Passò al reparto surgelati e a quello dei formaggi e si sentì stringere il cuore…La visione le ricordò un documentario sulla Russia sovietica, che mostrava interi scaffali con su, tre o quattro prodotti.

Improvvisa, facendola sobbalzare, da un punto nascosto da dietro i banconi, si levò una voce irata, gridando: - “E’ una vergogna, non ci hanno lasciato proprio niente!

In un lampo, la sua mente, ebbe accesso ai file memorizzati e realizzò le connessioni necessarie.

Ricollegò come, nel dormiveglia febbrile, avesse percepito una notizia inquietante…C'era stata una esplosione in una centrale nucleare, si parlava di  particelle radioattive che si spargevano, invisibili, per il mondo, di avanguardie di soccorritori morti, di previsioni catastrofiche con migliaia di esseri umani che, in tempi frazionati e con modalità diversificate, sarebbero deceduti nei giorni e nei mesi a seguire. Ricordò come, mentre misurava la febbre, nel vaneggiamento dovuto alla temperatura, avesse pensato che, persino l’inizio dell’Apocalisse, veniva annunciato dalla voce professionale di uno speaker TV e si era divertita ad immaginare gente, seduta a tavola, che commentava educatamente la fine del mondo, mentre ci si passava l’acqua o il sale.

Nel dormiveglia aveva intravisto facce di scienziati che si contendevano i microfoni per descrivere tumori, leucemie e possibili mutazioni genetiche. Alcuni fra loro avevano predetto che, se non pioveva o il vento non cessava, la nube mortale sarebbe giunta fino in Italia ed altri, invece, avevano sostenuto che, se fosse piovuto, il terreno sarebbe rimasto avvelenando per secoli e avrebbe prodotto erba contaminata e che questa, mangiata dalle mucche, avrebbe fatto mungere latte allo "iodio 131". Ottima qualità di latte, aveva pensato Elena mentre il termometro segnava 39 e 2 …purché tu sia Goldrake !    

Comunque fosse, adesso gli scaffali erano vuoti. Niente latte per Sara, né yogurt, la sua passione, né formaggini per la pastina!

I suoi beneamati concittadini, in preda al terrore ed all’avidità, avevano fatto scorte e riempito sgabuzzini e garage, soppalchi e puff, arraffando ogni sorta di cibo non deperibile, senza lasciarne niente agli altri.  L’amara constatazione le portò alla mente vecchi film di fantascienza, con i loro angoscianti piani sequenza di città deserte, scaffali depredati, ultimi sopravvissuti abbandonati a se stessi, senza più leggi, se non quella del più forte, a limitarne le prepotenze.

Che fossero maledetti, pensò mentre un’ira fredda si impossessava di lei, che fossero maledetti e che, tutto l’accaparrato, potesse andare in vermi, farfalline e cibo scaduto!

Si mise alla ricerca di un qualcosa sfuggito all’avidità di chi era passato prima e, mentre rabbrividiva nell’aria condizionata, pensò, con sgomento che, se anche avesse avvistato qualcosa di appetibile, avrebbe, con tutta probabilità, dovuto lottare con qualche altro essere umano per appropriarsene.     A giudicare da come la stava guardando, sottecchi, quasi senza parere, quella signora grassoccia, avrebbe proprio dovuto abdicare a tutto quello che era, aveva imparato e si era imposta.    Ce l’avrebbe fatta? Sarebbe riuscita a ridiscendere, in pochi minuti, la scala dell’evoluzione per brandire, che so, la sua borsetta, e colpire sulla testa la signora? E, in un corpo a corpo, sarebbe riuscita a sopraffare l’avversario e a portare a casa un pacco di biscotti ? “Ma che vado a pensare”- sospirò -  “ la febbre deve essermi di nuovo salita! Non ne sarei mai capace! L’addestramento di mamma, modellato su quello dei corpi scelti dei Marines,  è troppo radicato in me….Il mio Super Io,”-  pensò - “ è pieno zeppo di grazie, prego, scusi, classe e dominio sui nervi!”

Tornando mesta alla macchina Elena si domandò cosa cavolo ne avrebbero fatto di tutto quel cibo. Forse sarebbe finita come in quella commedia di De Filippo: - ”Si, come in “Napoli milionaria”. Col mercato nero, ecco come sarebbe finita! “ -  e si immaginò mentre mendicava un po’ di latte o della pastina per la sua bambina, vendendo i gioielli di famiglia! 

Mentre, poi, guidava nel traffico, denso, convulso, indifferente persino alla fine del mondo, commentò ad alta voce,: “E sì, in Italia, noi, le centrali atomiche, non le abbiamo volute. Duri e puri, noi!” - e scosse la testa, in segno di massima riprovazione – “ Noi italiani si và a comprare energia  dai paesi vicini, e pazienza se ce la fanno pagare a peso d’oro!  Peccato solo per il piccolo particolare che, le particelle radioattive, quando viaggiano sono sempre senza passaporto e hanno la maledetta tendenza ad infischiarsene delle frontiere e dei trattati internazionali.”-  sorrise, senza vederlo, al guidatore della macchina accanto, mentre proseguiva in quello che le parve un ineccepibile ragionamento - “ Peccato però, che se il vento spira, loro lo seguono e che quando hai la leucemia o il cancro e quando il tuo grano e la tua aria sono contaminati, ricorrere a Strasburgo o rivendicare di esser nato in un Comune denuclearizzato, non dà  risultati apprezzabili!”

Giornale Radio: Oggi, 6 maggio, si è appreso da fonti ufficiali….

Elena, quella sera, si sentiva proprio in forma. Era perfettamente guarita dall’influenza e, mentre si dondolava nella morbida luce dell’abajour, guardando Sara dormire placida, ascoltò parole rassicuranti.    L’Apocalisse era stata momentaneamente sospesa. Il pericolo di contaminazione nucleare era scongiurato.  – “Aaaah, che bello!” – esclamò a bassa voce per non svegliare Sara – “l’incubo è finito e il cibo tornerà sugli scaffali. Il mondo non cadrà nella barbarie e la civiltà e le buone maniere  sopravvivranno ancora per qualche tempo”.

Nel silenzio ovattato della stanzetta di Sara, voltandosi a guardare, fuori dalla finestra, la notte che avanzava, immutata e bella come sempre, Elena fu colpita da un pensiero: forse, in quei giorni, le era capitato di  sfiorare, per un attimo, uno degli “Universi possibili” e, forse, aveva capito come non fosse saggio dare la realtà del suo quotidiano tran tran,  per scontata... mai!

Chernobyl,  26 aprile 1986

 

P.S.: Fu, però, solo il 16 novembre del 1986, tuttavia che, con espressioni da horror di serie B, ci raccontarono che l’incubo era veramente terminato. Venimmo a sapere che avevano creato una fascia di sicurezza, intorno alla centrale, di ben trenta chilometri e, a fatica, erano riusciti ad impriggionare il "mostro" dentro un “sarcofago di cemento” . Si seppe quale era stato il prezzo, in sacrifici umani richiesto, fino a quel momento, e realizzammo che, dentro il sarcofago, l’Apocalisse avrebbe continuato a vivere per i secoli a venire…

Pare che, ultimamente, siano apparse, nel cemento, delle crepe….

                                                                       

     

 

 
 
 
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