Creato da dunhilludine il 14/08/2009
alla mia età o si ha il blog meno commentato di Libero o un'amante :-D

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e lo chiamano..

Post n°319 pubblicato il 18 Marzo 2010 da dunhilludine

E lo chiamano “desiderio” il tormento, la smania infinita che brucia dentro che ti spinge a cercare ogni volta una donna. E la chiamano “passione” la corsa, col fiato corto, oltre il varco del non ritorno mentre ti cresce il pensiero di arrenderti per offrire il petto al pugnale affilato della quotidianità. Poi c’è quella che chiamano “voglia”, quella che incalza,  quella che vuoi ti trafigga perché il rosso del sangue bagni le candide lenzuola di un letto che diventa, per ore, giorni o per anni, il centro dell'universo. L’unico vero calore in un mondo freddo, perso, dove ogni emozione prende colore solo se capisci che anche le parole del cuore, a volte, non hanno ragione. E lo chiamano “sesso” quando l'aria si scalda di due respiri. Per sentirsi piacevolmente vivi. Unici al mondo pronti a giocare come i bambini che stringono qualcosa tra le mani e sorridono allegri. E’ vero: non guardi lontano, non guardi troppo in alto. Ma sei al sicuro dai sogni mancati. Quelli che riconosci molto spesso nei volti degli innamorati delusi che restano immobili perchè non hanno il coraggio di oltrepassare quello che chiamano “amore”.

 

 
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una donna che lascia

Post n°318 pubblicato il 18 Marzo 2010 da dunhilludine

Ci possono essere tanti motivi perché una donna lasci un uomo. Si va dal tradimento all’alito micidiale. Dai flop ripetuti, alla stanchezza psicologica. Curiosamente le donne mi hanno “licenziato” soprattutto perché ho fatto aumentare così a dismisura la loro autostima, che alla fine hanno scoperto che io non ero più alla loro altezza :D Insomma almeno per un motivo ottimo:-)

 
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i 5 segreti

Post n°317 pubblicato il 18 Marzo 2010 da dunhilludine

 

Oggi sono a caccia di segreti, novello Indiana Jones!Vi dico subito che se non pubblicate 5 dei vostri segreti nei commenti agli uomini l’ “arma base” non funzionerà mai più e alle donne si ingrandirà a dismisura il sedere tsè. Lo so lo so, non ci credete.. manonsisamai! Ergo do’ l’esempio e qui davanti a tutti sparo 5 dei miei terribilissimi segreti:

1) non è vero, come dicevo in un vecchio post, che ho il potere di parlare con le tette delle donne. Ci mandiamo solo sms!
2) C’è un solo modo per farmi diventare romantico: una buona bottiglia di Cabernet (che è meglio di Internet)
3) Se non bacio una donna non mi eccito e non c'è proprio nulla da fare! Questo mi ha fatto risparmiare un casino di soldi nella mia vita: mai andato a puttane. Loro non baciano :)

4) Non sono mai riuscito a capire come funziona la posizione a gambe intrecciate del Kamasutra, ma tutte mi chiedono sempre quella!
5) Se dovessi scegliere tra andare a letto con la bellissima Angelina Jolie su una isola deserta e la commessa del negozio di scarpe cosìcosì, sceglierei la seconda perché che vale portarsi a letto una donna senza che nessuno lo sappia! :)


Ecco qua, mo’ dite pure le vostre, altrimenti sapete a cosa andate incontro no?

 

 
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tornare bambino

Post n°316 pubblicato il 17 Marzo 2010 da dunhilludine

Me ne torno a casa a piedi, dall’ufficio, sotto un sole che comincia a scaldare. Il silenzio è quello dell’ora di pranzo. Un pallone colorato rotola dal confine di un prato polveroso con la prima erba verde. Allungo un piede e lo fermo. Lo osservo e rivedo un nugolo di ragazzini di tanto tempo fa’ che instancabili correvano felici, senza problemi, senza pensare al futuro, alla ricerca di un goal che avrebbe colorato i loro sogni di notte. Ed io tra loro.

“Signore mi tira il pallone?”

Mi guardo in giro e lo vedo. 8 o 9 anni, immobile, come uscito da un cespuglio inesistente ,con una maglietta troppo lunga per lui e minuscole scarpe da ginnastica, un cappello rosso da baseball e magre ginocchia coperte da una tuta blu colorata del verde  dell'erba all’altezza delle ginocchia.

”Signore, per favore, il pallone!”

Non c'è nessun altro, solo noi due e il pallone. Mi accorgo che è di plastica e non di cuoio e noto persino i segni dei calci che hanno tolto colore al disegno. E’ leggero come gli uccelli che corrono in un cielo che finalmente sembra azzurro.

”Signore, signore.... il pallone!”

Alzo lo sguardo e fisso il bambino. C’è un profumo intorno di tempo fermato ed una luce lieve e serena. Tutto è immenso, ma rilassante e sembra piacevolmente a portata di mano

”Signore.. mi scusi ....il pallone è mio e...”

Allora mi accorgo che non ha senso continuare a fare riflessioni da “grande” togliendo un pezzo di felicità ad un bambino. Raccolgo quel pallone colorato, insieme a quel che di me ancora c'è di innocente… e chiedo a quei due occhi preoccupati: ”posso giocare per un po’ anch'io?”

 

 
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il blog del martedì

Post n°315 pubblicato il 16 Marzo 2010 da dunhilludine

Scrivere un nuovo post ti fa sentire, inizialmente, come quando incontri una donna per la prima volta: le prendi la mano che (capace, fresca, ricettiva, quasi eccitata) ti porge. Poi guardi i suoi occhi, li soppesi, li sfiori, li studi e cerchi di vederci come andrà a finire. E puoi anche esagerare e sfiorarle la guancia con un bacio. Ma poi oltre non vai. Sai perfettamente che le parole, quel filo di similinchiostro, quelle righe colme di vocali e consonanti, punti, virgole, spazi, mondi, amplessi, orgasmi, baci, pelle da accarezzare, sogni, promesse e scommesse sono un’altra cosa. Miraggio. Forse rincorsa. Descrivere l’attualità politica, il vino rosso, i corpi nudi, gli inghippi, le donne calde e quelel fredde è sempre un’avventura. Ansia&Anima. Un mondo intero in poche parole. Il post da scrivere ti strizza l’occhio, ti seduce, ti solletica i sensi e l’orgoglio. E alla fine ti tira dentro. Ti costringe a raccontare le giornate normali di un personaggio spesso senza nome, amori trovati, persi e mai avuti. Colazioni al bar, seni che ti sfiorano, capelli che attirano, paesaggi inusuali, artisti di strada, avventure erotiche. E allora scrivi la prima riga, quasi una porta d’ingresso. Hai solo un piede dentro. Sei tentato, emozionato, eccitato. Devi dosarlo tutto quel piacere improvviso, non puoi affrettare le cose che poi vai fuori tema. Non puoi gettare le righe sullo schermo senza “sentirle”. Devi bloccarti. Lo stop strategico perché il rischio è quello di non farsi capire o di far male a qualcuno: meglio fare un bel respiro, ripassare mentalmente il prologo, il ritmo delle parole, le emozioni, l’epilogo. E poi di getto, in apnea, battere sulla tastiera per disegnare in bit quell’attimo che sarebbe rimasto invisibile a tutti. A volte sfuggono buffi errori, situazioni contraddittorie, verbi che proprio non ci stanno, parole flosce e senza vita, fiamme quasi spente. Ma non sono sempre refusi o incapacità lessicale: spesso sono la fotografia del momento che attraversa chi lo scrive che decide che lasciarlo così imperfetto sia la cosa giusta da fare . Ecco.. ho detto tutto quello che avevo da dire.


Adesso lo pubblico questo benedetto post del martedì! :-)

 
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Ci vorrebbe

Post n°314 pubblicato il 15 Marzo 2010 da dunhilludine

Consumiamo le suole facendo sempre lo stesso percorso e poi ci infiliamo da qualche parte, che sia un ufficio o un bar, un’officina o uno studio di avvocati. In mezzo a milioni di persone senza volto, ascoltando musica che qualcuno ha già scelto, tra miliardi di parole ascoltate a metà e rumori di fondo. Ci si abitua ad ogni stramaledetta cosa, alle guerre degli altri, alle bariste con le tette ampie, ai portoni scrostati, alle vetrine luccicanti, a Berlusconi, alle feste, alla TV, al vicino di casa che urla, alla ragazza con la mini che sculetta, alla signora che ti guarda come se volesse dartela, lì, nel negozio. Ci vorrebbe un corso di “sorrisi”, una formula magica per disarmare il tempo e renderlo leggero. O forse basterebbe guardare e vedere, sentire e ascoltare. Con attenzione. In modo da accorgersi che si, stamattina, tutto sembra uguale. Ma di sicuro è diverso. Non esiste ovvietà del percorso ripetuto. Così come non esiste una vita perfettamente ripetuta se ci sforziamo di reagire: magari arrendiamoci alle magnifiche epidemie di “meraviglia” e abbandoniamoci felici a qualche attacco cronico di “sorpresa”.

O fate come me: correte, emozionati, ad incontrare una donna :-)

 

 
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Tarcisio e Silvana

Post n°313 pubblicato il 14 Marzo 2010 da dunhilludine

Tarcisio detto “stampella” asciuga le posate con mani inesperte, mentre una pentola borbotta sul gas. Posa un cucchiaio in mezzo alla tavola. La tovaglia è di plastica, che costa meno. D’estate i gomiti ci si appiccicano come fosse chewingum, ma non è importante per chi ha altre priorità. E’ tenere a posto la casa il suo nuovo lavoro, da qualche mese. Da quando sua moglie, per via delle ossa, non puo’ stare in piedi e neanche a sedere su una sedia. In tutta la vita, sussurra, mai asciugato posate o fatto qualsiasi altra cosa in cucina. Gli spunta persino una lacrima, quasi fosse l’ultima offesa patita. Improvvisamente scaglia un piatto nel lavello. Va’ in mille pezzi perchè il braccio che sembra trasparente e cascante è ancora forte se guidato dalla rabbia della disperazione. Si siede e si asciuga gli occhi col dorso della mano e ”capisci? Cosa potrà ancora succedermi? ancora succederci”? Ed io mi sento a disagio. Gli ho solo portato della frutta e un po' di pane, latte e  zucchero. Ogni sabato. Per quello che resta ci pensano altri vicini. Il passato di verdura è pronto. Lo versa sul piatto senza accorgersi che si sta scottando o forse neanche sente il calore. Prende un cucchiaio e si incammina per il lungo corridoio. Entriamo in camera. Silvana, sua moglie, è sul letto con i cuscini che l’aiutano a stare quasi seduta. La saluto con un cenno. Lei alza una mano minuta ed io gliela prendo e la stringo. Piano. Tarcisio si siede su una sedia vecchia ma robusta e goffamente ma teneramente la imbocca. Io li guardo. Si vogliono un bene dell’anima. Lei è felice di averlo vicino e lui è fiero di far questo, anche se non lo ammetterebbe mai. Sulle pareti gli anniversari contati dal dopoguerra. Per la stanza gli ultimi lievi rumori di liti e le rumorose armonie di carezze. Sulla credenza una fotografia in bianconeroormaigiallo di lui impomatato di brillantina e di lei capelli al vento, con lo sguardo sognante. E dolce. Il cucchiaio scivola un attimo dalle mani di Tarcisio e cade per terra rumorosamente. Impreca. Lei abbassa gli occhi e lo rimprovera. D'amore. Lui finge di dirle che “smettila che poi quando toccherà a te imboccarmi chissà quante volte ti succederà” e lei finge d'imbronciarsi. In questo modo portano a spasso l'amore fra la tavola e il salotto e il letto da più di mezzo secolo. Tarcisio ha perso una gamba che io avevo due anni ed abitavo lontano centinaia di chilometri. Un incidente sulla strada di Tolmezzo, con una Vespa, mentre tornava dal lavoro. Rimase per ore in un canale al fianco della strada finchè qualcuno si fermò insospettito da una lunga frenata. Quelle cose che pensi sempre tocchino a gente che non conoscerai mai come quando passi e butti lo sguardo dentro un'ambulanza per guardaare lo sconosciuto che stanno portando via. Tarcisio e Silvana. Si rincuorano sempre fingendo che il destino con loro poteva anche esser diverso. E lei sdrammatizza di continuo ammonendolo che, quel giorno che io avevo ancora due anni, poteva perder pure l'altra gamba. Finisce di mangiare. I suoi occhi sono stanchi e il suo respiro affannato dallo sforzo di inghiottire. Faccio per andarmene, la saluto con un sorriso e un tocco della mano. Tarcisio posa il piatto ormai vuoto sul comodino, prende le stampelle e mi accompagna alla porta. Mi saluta come ogni volta: con una mano sulla spalla e gli occhi umidi. Scendo le scale di pietra e mi allontano veloce. Mi sento colpevole quando mi ritrovo a contare i miei passi per esser certo che ci siano tutti.

 

 
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il segno

Post n°312 pubblicato il 13 Marzo 2010 da dunhilludine

Fatti strappare i vestiti  con le mie mani e i denti ed io ti lascerò graffiare la mia schiena. Fatti mordere, piano, un seno ed io ti lascerò mordere il mio fianco e i miei glutei. Violenta la mia mente con sussurri di parole indecenti e gemiti di femmina ed io ti riempirò di me di te per farti gridare di piacere. Disegnami i brividi nei sensi con l’odore del tuo sudore ed il profumo dei tuoi umori e fammi bere la tua saliva. Io ti lascerò fare di me quello che vuoi. Bruciamo tutti i veli della decenza, puliamo con la lingua ogni nostro peccato, e viviamo in questa stanza la lussuria. Ma infine passiamo oltre, senza voltarci troppo. Si tratta di sesso, è ovvio, e di desideri che urlano nudi e puri sopra sogni e confessioni, tra carne e lenzuola agitate dai venti delle nostre voglie.

Prima di  andare fatti lasciare un segno, piccolo, all’interno delle tue cosce e anche io ti permetterò di farlo. Ci ricorderanno la passione di questo incontro e il dolore delle attese, ma più di tutto che di sesso ci si può vivere. D’amore a volte si muore.

(Ok.. sono un eretico. Bruciatemi pure)

 

 
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le due poesie

Post n°311 pubblicato il 12 Marzo 2010 da dunhilludine

I nostri cuori ardono
dicevi, mentre io cominciavo a riempirti di baci inesperti. 15 anni io e 16 tu. Acerbi come limoni di agosto.
Senti qui il mio cuore –continuavi- lo senti? È tra le fiamme incandescenti
ed io appoggiavo la mano ben attento a toccare solo metà del tuo piccolo seno sodo e ancora non maturo, non pronto a sentire il piacere di una carezza.
Tu che dici, ci ameremo per sempre?” sussurravi.
Ed io facevo si con la testa, per non tradire l’emozione con la voce spezzata dalla felicità”
Voglio 3 figli. Sceglieremo i nomi insieme ma una bambina deve chiamarsi Gioia
e per non farmi dire di no appoggiavi le tue labbra che sapevano di liquerizia, alle mie.
Andiamo adesso, è tardi. Tanto dovremo stare insieme tutta la vita
Ti alzavi ed io ti seguivo. L’ultimo bacio veloce ben lontano dal lampione e via a casa a cena.
Poi un giorno sparisti insieme alla tua famiglia: bisognava cercare il futuro in altri luoghi. Per un po’ ci scrivemmo, poi il tempo fece il suo dovere.
Restò la bellezza di un amore fatto di parole e piccoli baci. Solo uno sfiorarsi le labbra. Solo tenerci la mano.
Tu eri una piccola, lieve, poesia “tocco insicuro - dolce di liquerizia – cuore che batte”.
Adesso, tra baci roventi e lussuria, ne ascolto altre, forte e eccitante: “carezza profonda – salata di umori – dischiusa vengo”.

 

 
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l'amore che finisce

Post n°310 pubblicato il 10 Marzo 2010 da dunhilludine

Il nostro mondo era quel prato nascosto nel bosco. Correvamo lì prima del tramonto e tornavamo a casa prima del buio assoluto. Adolescenti dagli sguardi neri e accesi, avidi di baci dolci e bruschi, come sempre lo sono quelli di un amore acerbo. Ma una sera i baci non ci bastarono più. Inesperti e impacciati percorremmo le strade sconosciute, disegnate dall’inchiostro invisibile, sulla nostra pelle. Quando mi sembrò di aver trovato il giusto rifugio, tu gridasti e ci guardammo con gli occhi pieni di paura: non sapevamo ancora che l’amore inizia sempre con grido di dolore. Ci riprovammo poco dopo con più coraggio, con più dolcezza, con più pazienza,  finchè scoprimmo un piacere che mai prima avevamo vissuto. Ubriachi delle nuove emozioni, ci sedemmo sotto l’albero grande e rassicurante. Di noi rimase per un po' solo l’impronta sul prato: lo guardammo in silenzio, abbracciati, sospettando che una volta tornata com’era, erba non avrebbe più potuto tradirci.. Aspettammo che il nostro tepore evaporasse alla luce di una luna piena che ci vestiva di bianco quasi volesse dirci che nonostante tutto eravamo ancora innocenti. Ricordo i tuoi occhi velati e le tue labbra gonfie di baci. E l'orgoglio di sentirmi finalmente uomo. Fu lì che mi facesti giurare che avremmo smesso di crescere. “Se intrecciamo le nostre mani inesperte forse la magia accadrà” mi sussurrasti. Ci parve di confondere le nostre immagini, i nostri destini, i nostri corpi e con loro il tempo. Ma il tempo si vendicò e ci fece consumare troppo velocemente quell’amore acerbo. Così velocemente che ci sembrò che nulla fosse davvero accaduto, se non un sogno di adolescenti, troppo grandi per le favole, troppo piccoli per la realtà. “Fu quell'amore che mi insegnò ad amare” mi dicesti anni dopo, quando eri felice con un altro. “Fu quello che mi insegnò che l'amore finisce” ti risposi, io che ne vivevo uno dopo l'altro.

 
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visioni 2

Post n°309 pubblicato il 10 Marzo 2010 da dunhilludine

Sarebbe bello che mi guardassi in viso per contare tutte le mie crepe di cuore, i segni di tutti i giorni piovosi spesi ad inseguir le parole di donne che mi hanno detto ti voglio, ti amo, ti chiamo, ti aspetto. Sarebbe bello risentire la porta che sbatte, un silenzio profondo, una tromba di scale e rumori di tacchi di una donna che sfida la notte. Sarebbe bello  si.  Perché quello che sento è la somma del tempo che ha addolcito il mio sorriso, ha resi più sicuri i miei abbracci e mi ha svelato che per vivere le notti di luna non bastano i piccoli brividi, brevi, che percorrono la schiena.

 

 
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visioni

Post n°308 pubblicato il 09 Marzo 2010 da dunhilludine

Sarebbe bello che pensando a me ti sentissi profondamente donna in ogni centimetro di pelle, pienamente cosciente di essere nuda sotto i vestiti a parte gli slip e il reggiseno. Sarebbe bello che che ti stupissi al pensiero che io sappia quale sia in realtà il tuo potere su di me. Sarebbe bello che una goccia di sudore ti scenda tra i seni che si gonfiano di attese e trovi rifugio dentro il tuo ombelico aperto e teso. Sarebbe bello che il mio sguardo intenso di uomo ti scaldi e ti scateni un languore umido tra le gambe che insicure ti portano. Sarebbe bello che ti bruci l'inguine e tu senza pensarci passi una mano sull'alto della coscia, ma poi ti blocchi arrossendo e guardandoti intorno. Sarebbe bello che scacciassi ogni pensero pudico per correre tra le mie braccia che ti aspettano.

 

 
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pensami

Post n°307 pubblicato il 09 Marzo 2010 da dunhilludine

Pensami ora, pensami adesso che l’aria è fredda e pulita, adesso che la bora violenta mi arriccia i capelli e mi riempie di gelo i polmoni. Pensami ora perché non ci sono sottoscala o rifugi che mi diano riparo, adesso che ti cerco e ti voglio, imprigionato in un’attesa infinita impastata dei profumi immaginati di te, nuda e scomposta. Pensami ora mentre sogno di riposare sul tuo ventre teso e sudato, attento al mio respiro che non vuole rallentare. Pensami, ma non dire nulla: il piacere si assapora in silenzio.

 

 
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i giorni che non scorrono mai

Post n°306 pubblicato il 08 Marzo 2010 da dunhilludine

Ci sono dei giorni che non scorrono mai come un fiume asciutto d’inverno e ti chiedi com’è quella donna che un giorno incontrerai. Che trucco userà per essere bella, che vestito indosserà ed i capelli saranno legati da un nastro o sciolti brilleranno al sole che di sicuro scalderà? Sarà il suo seno o i suoi occhi che mi colpiranno? O forse il suo primo bacio d’arance e limoni? Ci sono dei giorni che non scorrono mai e che ti riempiono di fantasie poco innocenti e ti sembra di sentire sul collo due fresche labbra che poi si staccano e subito dopo ne avverti il percorso lungo la schiena. E poi c’è quel desiderio che sale, che scende, s’arresta e riparte, pensando ad una bocca che s’aprirà, un seno che chiederà e immaginando le mille parole che appagheranno i tuoi sensi. Affamati. Assetati. Sono i giorni dell’anima in fiamme, perché presto tutto divenga e nulla s’arresti, e la preghi di guidarti e farti arrivare lì, dove nulla è legge, regola o norma. Dove nulla comanda se non il desiderio che esplode immorale e vizioso come un sogno proibito.  Ci sono dei giorni che non scorrono mai, ma basterebbe anche solo un profilo di donna che sorride perché il fiume s’ingrossi e torni a scorrere veloce verso il mare.

 
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8 marzo: auguri

Post n°305 pubblicato il 08 Marzo 2010 da dunhilludine

Eppure c’è stato! Si c’è stato un tempo in cui l'8 marzo andavo dal fioraio e compravo uno scatolone di mazzetti di mimosa e facevo la mia bella figura con tutte le donne che incontravo. Un tempo tutte lo accettavano con un bel sorriso, una punta di commozione e qualche bacio sulla guancia. Adesso è tutto diverso: bisogna diversificare! C’è quella che lo accetta con una punta di diffidenza del tipo “si grazie, ma ricordati che la nostra festa deve essere tutti i giorni eh!”. Chi lo accetta ma ti dice “neanche un biglietto con una poesia?”. Poi c’è quella che me lo tira dietro perché “è una festa del cavolo” o perché “te la cavi con poco?” o perché “basta con le mimose, un po’ di fantasia no?”. Succede anche che se non ti presenti con le mimose (dato che hai deciso che quest’anno vai sul sicuro facendo solo gli auguri, senza altri orpelli) che qualche tipetta si incazza  perché "maschilista di merda, manco per l'8 marzo"!  Insomma c'è stato un tempo in cui io sapevo esattamente cosa fare. Ora invece qualsiasi cosa faccia sono sicuro che non va bene.

E allora sapete cosa faccio?  Buon 8 marzo a tutte quelle che lo festeggiano!  Proprio a tutte: alle belle e alle brutte alle magre e alle grassottelle, alle tenere e alle rompiballe. Auguri alle alte e alle basse a quelle generose e a quelle tirchie. Auguri a quelle che ti fanno entrare e a quelle che ti chiudono la porta in faccia, alle donne impegnate e a quelle che muoiono di noia, a quelle che fanno l'amore due volte al giorno e a quelle che non lo fanno mai. Auguri alle bionde, alle rosse, alle more, alle castane, a quelle coi capelli bianchi, alle donne con la pelle bianca, nera e anche gialla. Auguri alle donne che sanno aspettare e a quelle che si incazzano per un solo minuto di ritardo, alle donne innamorate e a chi non si innamora mai, a chi cerca il principe azzurro e a chi l'ha gia' trovato, a chi si tiene stretto il moroso e a chi vorrebbe quello dell'altra. Auguri a chi non sa dire di no e a chi lo dice sempre, alle donne che hanno perso un Amore e a quelle che l’hanno ritrovato magari proprio oggi, alle donne che “no, li’ no” e a quelle “dai proviamo’”, a quelle che prendono le tempeste ormonali come opportunità e a quelle che le prendono come una calamità. AUGURI a quelel "sono una donna non sono una santa" e alle donne "sono una santa, ma anche femmina",  a quelle in pantaloni e a quelle in gonna, alle donne malinconiche e tristi e a quelle allegre e felici. Buon 8 marzo a tutte le donne che possono festeggiare, ma anche a quelle che non possono o no vogliono perchè vittime degli uomini o di sè stesse. Auguri a tutte: donne, madri o bambine!

 

 
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non sono allenato

Post n°304 pubblicato il 04 Marzo 2010 da dunhilludine

Era una donna sulla quarantina. Bella, alta, con i fianchi morbidi. Avvolgente. Materna. Con una giacca a vento bianca. Aveva il trucco un po’ sfatto e il rossetto sbiadito. I capelli, neri e mossi, raccolti sulla nuca con forcine invisibili. Il sole che rifletteva dalla vetrata del bar, stava tramontando . E lei aveva l’aria triste. Sedeva al tavolo dell’angolo più lontano dal bancone ed un velo di lacrime copriva il vero colore dei suoi occhi. Curiosamente quelle lacrime le restavano negli occhi e li faceva assomigliare a due laghi luccicanti. Si mangiava le unghie infilando le dita tra le labbra carnose. Lentamente. Sedeva con le gambe un po’ schiuse come una sgualdrina, ma piangeva come una bambina innocente senza bambole. Sembrava avvolta in una pacata tristezza, quasi non fosse un vero dolore ma soltanto maliconia. Una di quelle malinconie che ti tolgono il fiato, ma non i sogni, che fanno sentire stupidi per aver coltivato una speranza che col senno di poi scopri che non era mai esistita. Malinconia che a volte ti sembra di non poter mai più allontanare da te. Eppure io una soluzione la vedevo, la sentivo. Mi era entrata nella mente come un lampo senza tuono. Calore senza rumore. Qualcosa di semplice. Ma non potevo aiutarla. Non la conoscevo e non facevo parte del mondo di cui stava rivivendo attimo dopo attimo. Le sono passato vicino per uscire dal bar, ma lei non mi ha neanche notato. Allora in quei due ultimi passi prima della porta ho dato tutta l’energia e la forza possibile al mio pensiero perché il suo sentisse un : “Il calore di un abbraccio. Cerca il calore e la forza di un abbraccio”.Per strada poi mi è venuto da ridere: ancora non sono allenato a comunicare col pensiero e le mie parole magari stavano rimbalzando sui muri del locale senza trovare la via giusta.

 
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Riflessione

Post n°303 pubblicato il 04 Marzo 2010 da dunhilludine

Se ora tu aprissi la mia porta, e con gesti lenti ti spogliassi ed io togliessi i miei abiti mentre tu entri dentro la mia bocca senza temere i miei baci più indecenti e mi dicessi "Tesoro mio come te nessuno" … sarebbe una menzogna. Lo sai che è facile cogliere un fiore, ma esserlo….....

 
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quelle vie

Post n°302 pubblicato il 03 Marzo 2010 da dunhilludine

La Piazza I° Maggio di Udine è un cantiere. Chiuse le strade che la attraversano, non rimane che prendere quella per la Stazione e poi un lungo giro per tornare indietro. Il traffico è lento. Non ho una fretta particolare e quindi non mi disturba neanche tanto lo stare in fila. Ho la radio che copre i rumori di fondo, i rari clacson di nervosismo, il martello pneumatico che sobbalza tra le mani di un operaio, venti metri più in là. Canto con Guccini “il vecchio e il bambino” e non sono distratto dalla gente che passa a piedi, da qualche vaffanculo a bocca spalancata e, probabilmente, da qualche dito medio alzato. Il serpente di macchine si ferma. Guardo davanti a me e nello specchietto di una golf chiara intercetto due occhi di donna. Proprio nello momento in cui lei lo usa per guardare dietro di sè. Restiamo così per un attimo con gli sguardi incollati. Si passa un dito sotto agli occhi, forse per stendere il fondotinta che, si sa, si rapprende sulle piccole rughe. Le ciglia sono ben delineate e gli occhi grandi, da cerbiatta. Resto fisso sullo specchietto. Lei si distrae un attimo per  togliersi dal vestito qualche capello. Li ha lunghi, scuri e lisci. Torna a guardarmi: vedo anche una porzione di fronte e la parte superiore del naso. Non sembra a disagio. Infila le mani nei capelli, poi lancia occhiate a destra a sinistra, ma alla fine torna lì… contro il mio sguardo che non la mollano. Stringo un po’ gli occhi, quasi dovessi metterla bene a fuoco e lei si abbassa per raccogliere qualcosa. Torna su. Ed io sono sempre lì. Guarda avanti qualche secondo, giusto il tempo di vedere se scorre un po’ la fila. Ma la fila è ferma. Mi mordo il labbro e, dai movimenti dei muscoli vicino agli occhi, capisco che sta ridendo. Probabilmente sta pensando che stia fantasticando su di lei, magari la stia immaginando a letto con me. Si passa la mano sul collo quasi a sistemare l’orlo del maglione e  comincia a muoversi come se stesse andando dietro ad un ritmo che la sua radio diffonde. Segue la musica anche con la mano, dando colpetti sul volante. La fila si mette in moto, piano. Gira alla prima via laterale. La seguo solo con lo sguardo. Lei incredibilmente inserisce i segnalatori intermittenti ed agita una mano per salutarmi. Rispondo al saluto e per un attimo mi vien voglia di seguirla, parcheggiare dove lei mi porta, conoscerla, magari invitarla a cena, baciarla, stringerla e e…. Scarto questa possibilità. No, non perché queste cose non è possibile che accadano, anzi. Solo perché la fila si è rimessa in moto ed io, perso nei miei pensieri ho già superato quella via. Chissà quante di "quelle vie" si perdono ogni giorno della nostra vita.

 
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le lacune dell'ingegno umano

Post n°301 pubblicato il 01 Marzo 2010 da dunhilludine

Le sette di sera di venerdì affollano il bar che dispensa aperitivi, spritz e calici di vino. I tavoli sono tutti occupati e un mormoriò costante riempie la stanza, coprendo la musica a basso volume che spargono le casse in alto. Gianfranco e la sua cravatta improbabile osserva il suo “bianco” che sparge un profumo intenso di fiori e poi lo sorseggia a piccole dosi. Renato guarda in alto, come se fosse affascinato da un angolo senza difetti. Luca borbotta contro la sua stanchezza e Paride sembra stia per raccontare la sua ennesima avventura a Mosca. Invece se ne esce fuori con un  “Fra trent’anni la gente che abiterà il mondo penserà che fino ad oggi vi hanno soggiornato solo scemi corti. Si generazioni e generazioni di scemi corti”. Subito torna l’attenzione. Ci ricomponiamo e lo guardiamo ma nessuno spende un “perché dici questo?”. Bastano gli sguardi per interrogare. E così lui continua con “cazzo se siamo scemi corti!  Ma vi rendete conto che da sempre viviamo in una società intenta all’ “allungamento?”.  Luca arriva per primo: “Paride, cazzo facci un esempio no?” e Paride “il primo uomo non inventò la clava per allungarsi i cazzotti?”. Regna per un attimo il silenzio. Si capisce che è un gioco e non una riflessione seria e ponderata. Gianfranco annuisce e dice “ è vero l’ Audi mi allunga le gambe!”.  “Esatto! – fa Renato che è un piccolo imprenditore edile- e la gru mi allunga le braccia e i muscoli”. E fioccano in ordine sparso “il telefono mi allunga la voce”, poi un improbabile “l’ombrello mi allunga i capelli”, un cupo “il mutuo mi allunga la miseria”, un berlusconiano “la televisione mi allunga la vista”, uno speranzoso “la chirurgia mi allunga la vita” etcetc. Stiamo pensando cosa potrebbe allungare le teste di culo, ma non ci viene in mente altro che la villa di Arcore mentre arriva Serena, la barista. Portava nuovi calici di vino profumato ma si teneva, sorridendo, a distanza di sicurezza.  Per un attimo ho “sentito” che eravamo tutti d’accordo: c’era ancora un tipo di prolunga da inventare. Restano sempre lacune evidenti in tutto quello che gli uomini creano. :D

 
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le coppie.... altalenanti

Post n°300 pubblicato il 01 Marzo 2010 da dunhilludine

Oggi, affronto un tema scottante. Quasi altalenante. Anzi diseguale: il rapporto tra uno alto ed una bassa (o viceversa).  Io che respiro l’aria del metro e 91, ho avuto nella mia vita un paio di storie con ragazze di pianura. Persino da 1,55. Il famoso articolo “il” insomma. Si si è vero che quando vedete qualche coppia così in giro vi vien da ridere, ma ragazzi… non lo fareste affatto se sapeste che loro se ne fregano di voi! Letteralmente. Dovete pensare che in una coppia così entrambi hanno un senso innato per l’autoronia. E’ quello il segreto per sedurre qualcuno molto più alto o molto più basso di te: ci si prende in giro in modo divertente. Quando per baciare una donna devi sollevarla da terra c’è poco da esser seri essù! Però vi assicuro che è delizioso! Se sei in giro devi stare attento solo alle scale che portano ai binari delle stazioni. Quelle scale in salita ripida le avete presenti? E’ lì infatti che capita sempre che lei allunghi (si fa per dire) il passo improvvisamente e quando ha racimolato due scalini di vantaggio si giri, ti metta le mano sul collo e finalmente ti baci appassionatamente sentendo l’emozione della terra sotto i piedi! Se ci vai al cinema, poi, la invidi. Tu sei compresso sulla poltrona mentre le tue ginocchia toccano quella davanti. Meglio che non ti muova, altrimenti la tipa con i capelli vaporosi potrebbe girarsi incazzata. Lei invece potrebbe invitare altre tre amiche per giocare a poker e ci rimarrebbe ancora spazio per i liquori. Quando passi davanti alle vetrine e vieni riflesso solo tu, perché lei, al tuo fianco, è totalmente coperta, puoi sempre dirle “uhè ma tu sei un fantasma: gli specchi non ti riflettono”. E lei risponderà “ah si? Ti farò sentire stasera a letto se sono un fantasma!”. E poi le battute ogni volta che si incrocia un negozio della Chicco “dai che ci troviamo un bel vestitino magari” oppure “ti regalo le scarpine Winnie Pooh tacco 2” etcetc. E lei che ti chiama “pennellone” che ti ricorda che “donna nana.. etcetc” che “quelli come te che respirano troppo ossigeno puro sono un po’ scemotti”, che “non fermarti a lungo sul marciapiede che ti fanno la multa per divieto di sosta” che “ho esplorato solo un terzo del tuo corpo, mi ci vorrà almeno un altro anno per finire”. Insomma le storie tra i “diversamente alti” checchesenepensi sono magnifiche. Solo persone simpatiche, divertenti ma più che altro autoironiche possono vivere storie così. Eppoi di solito sono ragazze con una quinta di seno! (“per questo non sei cresciuta…troppa attrazione terrestre” – “macchè sono pigra: a me piace fare certe cose senza curvarmi”). Ehhhhhhhhhhh chi non ha mai avuto storie così non può capirne la bellezza! E’ tempo di rivalutare la coppia tra “diversamente alti!” tsè :-)

 

 
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