Community
 
Erasmo69
Video
Sito
   
 

Take your time!!

In questo spazio lascio racconti,video, poesie e qualche mio pensiero: insomma qualcosa di me!

 

ITALIANI ONESTI

"Questo blog sta dalla parte degli italiani ONESTI che si vogliono difendere dal governo Berlusconi, dal governo Monti o da qualsiasi tipo di governo (tecnico, di destra o di sinistra) che mira all'interesse di pochi sacrificando il presente ed il futuro dell'intera nazione."


 

AREA PERSONALE

 

I COMMENTI, LA POSTA E I MESSAGGI...

Perdonatemi se non rispondo a qualche messaggio, scusatemi se lo faccio con ritardo. Comprendetemi se do priorità alla vita reale rispetto a questa che reputo "virtuale".
Il blog, la posta, i messaggi non potranno mai essere un obbligo e quindi, per me, non dovranno diventare mai un peso...

 

 
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Febbraio 2012 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29        
 
 

FACEBOOK

 
 

 

La protesta dei forconi...

Post n°304 pubblicato il 25 Gennaio 2012 da Erasmo69
 
Foto di Erasmo69

La notizia: "L'Italia messa a ferro e fuoco dalla protesta dei forconi. Dai tir che bloccano le strade e che non fanno arrivare i rifornimenti nei negozi, nei distributori. Anche questi ultimi pronti a dichiarare guerra e a chiudere le pompe per ben dieci giorni".

La notizia relativa alla protesta dei forconi, che all'inizio non è stata presa molto in considerazione dai mass-media, ora viene trattata in un modo che a me non piace.

Si accusa e si insinua che all'interno del movimento ci siano infiltrazioni mafiose: ma siamo seri! La mafia con il potere che ha (soprattutto ad alti livelli) non si mette a scendere in piazza e nello scontro dura usa mezzi molto più cruenti.

Si accusano i forconi di utilizzare mezzi illeciti ma se in Italia parlando garbatamente non si ottiene nulla allora invece di "morire di fame " l'unica soluzione diventa una protesta dura, differente da quelle ordinarie: bloccare gli interessi e le necessità degli altri.

Da qui nasce il blocco dei tir che tiene in scacco l'Italia.

Ma invece di cercare di capire le cause di quella protesta ognuno (dal suo orticello) dice la sua: "non rappresentano tutta la Sicilia", "sono un movimento violento", "non devono creare danni e disagi alla popolazione", "dobbiamo delegittimare questa rivolta", "stanno solo creando danni ad altri settori, vittime di questi blocchi" e altro, altro ancora.

Il governo tecnico di Monti mi sembra un branco di "asettici" decisori che non ascoltano affatto le esigenze e le problematiche della gran parte della popolazione, hanno tolto molto a tutti ma quando toccherà alle banche? E quando toccherà a chi detiene la vera ricchezza?

La politica di destra e di sinistra prende le distanze, senza interessarsi: che tristezza!

Nessuno cerca di analizzare il problema, nessuno cerca di capire il perché, nessuno cerca di bloccare la protesta accogliendo (almeno in parte) le richieste dei forconi.

Questo movimento dei forconi - composto da impresari medi e piccoli, da autotrasportatori, da gente comune - rappresenta quella parte di italiani stanchi di continui sacrifici, stanchi del fatto di non riuscire ad arrivare a fine mese, di lavorare privatamente con scarsi profitti, di subire continui tagli, decurtazioni, aggravi di tasse, balzelli e imposte... Sono persone che vogliono mostrare al mondo tutto il loro malcontento e hanno il coraggio (più di tante altre) di dire BASTA!

Meglio loro che protestano con la forza che chi non trova la forza di protestare (e purtroppo, non vedendo alternative abbandona la propria vita, suicida, col cappio al collo).

Non so se la protesta è lecita oppure no, non so se ci sono soluzioni ai loro problemi oppure no, ma cerchiamo di capire invece di ignorare (prima che sia tardi) e diamo un significato al loro gesto.

Penso fermamente che questo coraggio mette paura: questa è la verità!

 
 
 

Questa poesia di Trilussa, per riflettere, prima degli auguri di BUONE FESTE!!

Post n°303 pubblicato il 14 Dicembre 2011 da Erasmo69
 

IL PRESEPE di Trilussa

"Ve ringrazzio de core, brava gente,
pe' li presepi che me preparate,
ma che li fate a fa'? Si poi v'odiate,
si de 'st'amore nun capite gnente...
Pe 'st'amore so' nato e ce so 'morto,
da secoli lo spargo dalla croce,
ma la parola mia pare 'na voce
sperduta ner deserto, senza ascorto.
La gente fa er presepe e nun me sente;
cerca sempre de fallo più sfarzoso,
però cià er core freddo e indiferente
e nun capisce che senza l'amore
er presepe più ricco e più costoso
è cianfrusaja che nun cià valore".

 
 
 

Una riflessione sull'amore che m'è piaciuta moltissimo...

Post n°302 pubblicato il 03 Dicembre 2011 da Erasmo69

Il prolungamento dell'amore è la libertà.
D
obbiamo lasciare liberi quelli che amiamo, lasciarli essere se stessi.
Il mio amore per l'altro gli dà la libertà di vivere la sua vita nell'amore.
L'egoismo vuole trattenere, non perdere nulla.
La vita umana non è concepibile senza libertà e amore, poiché l'uso della libertà contro la libertà è l'atto distruttivo della persona.
La libertà è una dimensione interna all'amore ed è ciò che garantisce l'autenticità dell'amore. L'egoismo conduce inevitabilmente ad un impoverimento dell'essere.
L'amore è ricchezza.
L'amore come atteggiamento relazionale verso tutto l'altro, nessuno può produrselo da se con la volontà, sforzandosi di amare; si può fare, ma dura poco, poi si arriva alla resa dei conti, si chiede il rimborso di quanto fatto, si vuole un riconoscimento.
Chi si espone all'amore e nell'amore scrive la storia della propria esistenza anche in una logica di sofferenza, dove l'amante soffre di più dell'amato. Ma l'amore dà la forza di sacrificare il proprio attaccamento a tutto ciò a cui si tiene, dà la capacità di donare tutto.
L'amore è un'arte: l'arte del dono, e tutto ciò che è donato rimane per sempre.
(Rita Cavalieri D'Oro)

 
 
 

30/11/2011 Buon compleanno al grande Alberto Ginulfi (detto "il gatto del Cupolone")

Post n°301 pubblicato il 30 Novembre 2011 da Erasmo69
 
Foto di Erasmo69

Alberto Ginulfi è cresciuto nella Roma, diventando campione d'Italia, nelle categorie giovanili, nel 1959. Passò, all'inizio degli anni sessanta, in prima squadra come riserva di Cudicini (detto il Ragno Nero) e poi di Pizzaballa (introvabile nella raccolta delle figurine).
Nella stagione 1969-70, dopo la vittoria della Coppa Italia, divenne il portiere titolare dei giallorossi e tale fu per quasi quattro stagioni poi nella stagione 1974-75 passò il testimone a Paolo Conti, famoso sia per i suoi baffoni che per le sue papere clamorose.
Con la Roma ha disputato 217 partite, di cui 157 in Campionato, 34 in Coppa Italia e 26 in competizioni Europee ed Internazionali. Vinse la Coppa Italia nella stagione 1969-70.
Nella stagione 1975-76 passò al Verona, disputando 30 partite e una buona stagione: la squadra raggiunse la salvezza e la finale della Coppa Italia: partita giocata a Roma e persa per 4-0, Ginulfi fu anche vittima di un'autorete al 75° minuto.
Nella stagione 1976-77 passò alla Fiorentina ma in quella stagione fu riserva e giocò una sola partita, in realtà 45 minuti, senza però subire reti.
Chiuse la carriera nel 1977-78, giocando in Serie B, nelle file della Cremonese, lasciò il calcio nel 1978. Negli anni ottanta tornò alla Roma come preparatore dei portieri.

Aveva un rendimento costante e venne definito il portiere moderno e agile.
Divenne famoso per l'amichevole Roma-Santos, giocata il 4 Marzo 1972, che vide in campo il leggendario Edson Arantes do Nascimiento, detto Pelè, al quale Ginulfi parò un rigore a mano aperta sulla sua sinistra ricevendo prima i complimenti di "O Rey" stesso e poi, negli spogliatoi, la maglia numero 10 del mitico Pelè.

Buon 70° compleanno mitico Alberto!

P.S.: Per gli appassionati è possibile consultare questo link:
http://www.storiedicalcio.altervista.org/ginulfi_alberto.html

 
 
 

Questo il mio racconto per il gioco letterario "Strane creature" di Elliyna: LE JANARE.

Post n°300 pubblicato il 22 Ottobre 2011 da Erasmo69
 

LE JANARE

Giorgia viveva sola, in una bella villetta, ad un piano, situata nello stretto di Barba, una gola che si incontra sulla strada per Avellino. Suo figlio si trovava a Napoli, da oltre un anno, in quanto conviveva con la sua compagna.

Dopo l'estate Giorgia accusava un po' la solitudine perché Benevento era una città piena di vita nei mesi estivi ma, a settembre, tutto sembrava spegnersi, quasi come le giornate che s'accorciavano ed il freddo che rubava spazio alla calda stagione.

Dopo il lavoro tornò a casa, come tutte le altre sere, e aveva già in mente quel che doveva fare.
Verso le otto aprì il frigorifero e preparò la cena, la consumò in compagnia del telegiornale dopodiché andò in giardino ad annaffiare le piante, prima di potersi gustare un bel film alla tv.

Le ultime gocce d'acqua le versò ai piedi di quell'albero di noce.

Era già buio e rientrò in casa. Si gettò sul divano e accese la TV, cercò di cambiare canale ma non c'era verso di farlo: il televisore non solo non distingueva più i canali pubblici da quelli privati (ma del resto in Italia è così), ma rimaneva fisso, dopo aver premuto qualsiasi tasto del telecomando, su un film dal titolo "Le Janare".
Non le restò altro che guardare quello spettacolo.

Che "strane creature" quelle Janare, mostri femminili capaci di volare, sembravano streghe per come erano vestite e per come avevano i capelli acconciati. Alcune erano accompagnate da uomini con le sembianze dei caproni, ma senza occhi e con delle grandi corna.
In quella gran confusione c'erano anche dei folletti, ma facevano semplici scherzi senza comunque far del male a nessuno, diciamo che erano innocui.
Giorgia fissò con attenzione quelle specie di streghe e riconobbe nei loro volti quelli delle donne che incontrava quotidianamente: colleghe, amiche, vicine di casa, cugine, ecc.
Improvvisamente la sua sala da pranzo mutò aspetto e lei si ritrovò seduta su una poltrona posta al centro di un lungo tavolo, in una immensa stanza: era nella sala di un castello situato in mezzo ad un bosco, almeno questo sembrava scorgersi dalle finestre.
Così iniziarono intense conversazioni e discussioni tra lei e le Janare ma, curiosamente, il motivo di ogni dialogo era proprio lei: Giorgia e il suo mondo!
Le Janare riversarono contro Giorgia tutto quello che le volevano, le dovevano dire e non le avevano mai detto. Qualcuna le rimproverò alcuni torti fatti, qualche altra criticò il suo modo di fare, ci fu anche chi le lanciò accuse indecenti, chi la offese ma ci fu anche chi le disse che le voleva sinceramente bene, chi le confessò che il suo ex marito non era granché a letto, chi le mostrò rispetto oppure indifferenza. Anche la compagna del figlio, con la quale non aveva mai avuto un buon rapporto, le confidò stima e gratitudine.
Ma, allo stesso tempo, Giorgia poteva rivolgere a tutte qualsiasi tipo di domanda e, chiunque sedesse al tavolo, era costretto a rispondere con estrema sincerità.

La curiosità è donna: capirete che non ci fu abbastanza tempo per esaudire tutti i dubbi e per dare una risposta a tutte le domande. Considerate che ad un certo punto fu necessario l'uso di una clessidra per limitare il tempo delle risposte.
Arrivò l'alba, momento in cui le Janare cominciarono a fuggire via, a destra e a manca.
Giorgia si ritrovò, da sola, in un batter d'occhio, assopita nella sua casa, sdraiata sul divano: erano le cinque e, stanca, si addormentò per un'oretta abbondante.

La mattina seguente Giorgia era davvero frastornata, cercò su internet informazioni utili sulle cosiddette Janare e apprese che "La natura incorporea delle Janare fa si che loro, di notte, possano entrare nelle abitazioni penetrando sotto le porte, come un soffio di vento, oppure dalle finestre, come un lieve spiffero.
Per impedirgli di entrare, dietro alle porte e alle finestre, vanno appesi dei sacchi di sale o delle scope, perché la tradizione vuole che la Janara, prima di entrare in casa, debba obbligatoriamente contare tutti gli acini di sale o tutti i fili e le fibre che formano la scopa. Così, la Janara è costretta ad espletare il suo compito ma nel frattempo sopraggiunge l'alba che la costringe a ritornare nella sua abitazione".

Si fece, di nuovo, sera e Giorgia, per non rivivere una notte tormentata, pensò di preparare scope e sacchi di sale per evitare il ritorno delle Janare ma alla fine decise di non farlo, perché in fondo era stata in compagnia, diciamo che si era anche divertita o almeno aveva avuto modo di mettersi in discussione e, soprattutto, comprese che quelle streghe facevano parte della sua vita!

 
 
 

Non scrivevo una poesia da un po' di tempo ma ieri m'è presa l'ispirazione...

Post n°299 pubblicato il 10 Ottobre 2011 da Erasmo69
 

TU SEI...

Tu, donna dalle mille domande, sei...
Complicatamente semplice,
semplicemente curiosa,
curiosamente intelligente,
intelligentemente sensibile,
sensibilmente dolce,
dolcemente amabile!

Non so, se, quando e quanto,
so solo che con te, adesso,
io sto d'incanto!

Erasmo

 
 
 

Gioco letterario - STRANE CREATURE... ideato da elliy.writer (scade il 14 ottobre 2011)

Post n°298 pubblicato il 29 Settembre 2011 da Erasmo69

 

STRANE CREATURE

Il GIOCO Proviamo a scrivere una storia all'interno della quale prenda vita una strana creatura, di qualsiasi origine: vegetale, animale, minerale... può trattarsi di una pianta che cresce soltanto in un luogo particolare, di un fiore dalle proprietà insospettabili, di una bestia che mai vorremmo incontrare (oppure al contrario!), di un sasso dalle doti straordinarie, di un oggetto che all'improvviso ci si svela sotto una luce inattesa, di una parola che nessuno finora ha mai pronunciato e che è capace di grandi cose, di... di... insomma, ampio spazio alla fantasia per dare vita a qualcosa
di cui non sospettavamo l'esistenza!

Piccolo regolamento

Il racconto non dovrà superare le 5000 battute (SPAZI INCLUSI).

Il gioco si svolgerà in forma anonima e quindi i testi dovranno essere inviati via e-mail a elliy.writer@libero.it - ENTRO VENERDI' 14 OTTOBRE p.v..

Successivamente, ciascuno dei partecipanti al gioco potrà esprimere due preferenze (brevemente motivate), sempre tramite e-mail da inviare allo stesso indirizzo già indicato.
In caso di pari merito si procederà a uno spareggio.

IL PREMIO

Ebbene sì, ci sarà anche un premio finale. Veramente non so se sia davvero possibile definirlo tale, ma tant'è, ecco l'idea!
L'autore del testo che riceverà il maggior numero di consensi avrà diritto a...

10 SCATTI D'AUTORE!

 

Quale autore? Come sarebbe a dire "quale autore"?
Ma la sottoscritta naturalmente  
E gli scatti non sono di nervi, ma fotografici!

Spiego meglio:

 Il vincitore avrà diritto a un servizio fotografico (parole grosse, mi rendo conto...) da me realizzato (bisogna tener presente che le mie prime diecimila peggiori foto - citando Henri Cartier-Bresson - dovrei averle già scattate ormai!).

Per chiarezza: il vincitore potrà ritirare il premio in Roma, in data da stabilire, in un luogo d'arte a propria scelta (Pantheon, Piazza Venezia, Eur... eccetera eccetera), ove la sottoscritta provvederà a scattare qualche centinaio di fotografie al fine di selezionare 10 immagini da regalare, in formato cartaceo 13 x 18,  al suddetto vincitore!
Ovviamente, alla fine della sessione fotografica, il fortunatissimo vincitore avrà la bontà di offrire un succo di frutta alla sicuramente esausta fotografa

Ora dunque non resta che... SCRIVERE  una piccola grande storia
guardandosi bene intorno, anche alle spalle magari... occhio!
sono in arrivo
STRANE CREATURE...

P.S. (1) - I partecipanti attenderanno gentilmente la fine del gioco prima di pubblicare (eventualmente) i propri racconti sui rispettivi blog, altrimenti... addio anonimato, no? Ciao!

P.S. (2)- Si partecipa con un solo racconto ciascuno.

 
 
 

26 settembre 2011: La favola dell'Atalanta...

Post n°297 pubblicato il 26 Settembre 2011 da Erasmo69
 
Foto di Erasmo69

Pur essendo un tifoso della Roma, mi piace sempre vedere delle squadre definite "piccole" ai vertici della classifica del campionato di calcio. Certo non mi illudo perché poi gli errori dei giudici di gara sono sempre a favore delle "solite" grandi.
Lo scudetto vinto dal Verona di Bagnoli è stata, per me, davvero una bella gioia, così come mi piaceva molto il Chievo di Del Neri e, per arrivare a tempi più recenti, mi sono piaciute l'anno scorso sia l'Udinese di Guidolin (classificatasi poi quarta) che il Bologna di Malesani (per il gioco).
Quest'anno il campionato è iniziato tra tante incertezze, zoppicano le milanesi, Milan fermo a 5 punti e Inter a 4, son partite bene Juventus e Napoli ma hanno poi rallentato visibilmente e non fanno grandi cose neanche le romane, ambedue ferme a cinque punti.
Dopo cinque giornate nessuna squadra è a punteggio pieno anzi, come ha fatto notare Boniek, chi è in testa alla classifica ha solo la metà (poco più) dei punti conquistabili: solo 8 su 15. E allora nel marasma generale, spunta una bella realtà: l'Atalanta di mister Colantuono.
Squadra neopromossa che, senza la penalizzazione, sarebbe da sola in testa alla classifica.L'Atalanta, famosa per il calore dei suoi tifosi, ha fatto, grazie al lavoro del suo direttore sportivo  Pierpaolo Marino, una campagna acquisti, davvero molto buona. Ha confermato alcuni protagonisti dell'anno precedente, Consigli in porta, gli esperti Bellini e Manfredini in difesa, i giovani Padoin e Bonaventura a centrocampo, poi è andata a pescare nelle squadre retrocesse dei buonissimi giocatori in difesa (Masiello dal Bari e Lucchini dalla Samp), ha riportato a casa l'italo-argentino Ezequiel Schelotto detto "El Gango" (il levriero), consegnandolo alla fascia destra, ha puntellato il centrocampo con due vecchi marpioni come Luca Cigarini (36 presenze con le nazionali giovanili) e Matteo Brighi (lunga trafila e 43 presenze con le giovanili e anche quattro presenze in Nazionale) e e in attacco ha dato via libera alla fantasia: riprendendo Manolo Gabbiadini dal Cittadella e acquistando Maxi Moralez dal Velez Sarsfield. Infine al centro dell'attacco ha rigenerato "El Tanque" (cioè il carrarmato) German Denis, all'ennesima prova d'appello dopo le chance sprecate nel Napoli e nell'Udinese.
Fino ad oggi è andato tutto bene, certo, forse oltre le più rosee previsioni, e qualche detrattore afferma che questi successi sono frutto anche dell'handicap di partenza subito a causa del calcio scommesse. Il mio augurio e quello di tutti gli innamorati del gioco del calcio, è vedere l'Atalanta raggiungere una tranquilla salvezza e magari di passare anche qualche giornata in vetta alla classifica nonostante i sei punti in meno. Magari festeggerà anche Federico Pisani, lassù nel cielo, con la maglia numero 14.
Arriveranno periodi più difficili e giorni più bui ma intanto è davvero bella "la favola dell'Atalanta" squadra che seppur solo "virtualmente" ha issato il suo vessillo in testa al campionato di calcio della Serie A!

 
 
 

Sono passati vent'anni dalla morte di un amico!

Post n°296 pubblicato il 02 Settembre 2011 da Erasmo69
 

E' MORTO UNO DI NOI

Mi posso sforzare per capire,
ma non credo che io possa riuscire
a comprendere il grande dolore,
della ragazza, di un caro amico,
di un fratello o di un genitore!

Anche io ero suo amico,
anche se lo conoscevo poco,
ciò nonostante, è stato un dolore forte
apprendere la notizia della sua morte!

Puoi sforzarti quanto vuoi,
ma è così triste apprendere,
che è morto uno di noi!

Un ragazzo, come me e come tanti,
un ragazzo con tutta la vita davanti,
un ragazzo che doveva vivere,
un ragazzo che voleva vivere:
quella voglia che invece
gli ha chiuso le porte,
e una coincidenza assurda
lo ha portato alla morte!

Un evento atroce, così brutto,
ti toglie la fiducia verso tutto,
Verso Dio, verso la vita, verso l'amore,
perchè è qualcosa che non si può capire,
niente può alleviarti il dolore,
non c'è una spiegazione che ti fa reagire!

E' morto uno di noi, improvvisamente,
senza un addio, senza un accenno, senza niente!
In quell'angolo di strada si è spento un fiore,
ma da quell'angolo di strada
ti porteremo sempre nel cuore!

 
 
 

La vita in un attimo...

Post n°295 pubblicato il 26 Agosto 2011 da Erasmo69
 
Foto di Erasmo69

Correre, correre, verso chi? O verso cosa?

Era l'ultima domenica di Luglio, avevo passato il mio fine settimana in Abruzzo, dopo cena stavo tornando a Roma, a casa mia. Era buio e guidavo tranquillamente la mia auto sulla Tiburtina Valeria. All'improvviso tra Sante Marie e San Giovanni mi vedo sfrecciare da dietro, a grande velocità, una Yaris grigia, mi sorpassa in curva e fa lo stesso con la macchina che mi precede.

Arrivo alla curva e vedo quella automobile adagiata al di fuori della carreggiata, con il guarda rail conficcato nel centro del parabrezza che attraversava tutta la macchina fin quasi al parabrezza posteriore. Ho temuto veramente che quella serata si era chiusa per il conducente in modo tragico.

La prima cosa che ho pensato è stata: "Ma che cosa corri, lo vedi cosa succede?" poi passata la prima riflessione istintiva ho sperato che quel guidatore fosse ancora vivo.

Ci siamo fermati subito, io e il conducente della macchina che mi precedeva, e subito dietro di noi una terza macchina. Grazie ai cellulari abbiamo chiamato immediatamente un ambulanza, ci hanno detto di chiamare i carabinieri, poi abbiamo chiamato anche i Vigili del Fuoco perché lo spettacolo che avevamo davanti agli occhi faceva presagire inequivocabilmente la necessità del loro intervento per staccare la macchina dal guarda-rail e per estrarre quell'uomo dalla sua auto.

I minuti sembravano passare velocemente e i soccorsi sembravano non arrivare mai.

Arrivò prima l'ambulanza (ma i volontari della Croce Rossa si resero conto subito di non poter intervenire da soli) poi i Vigili del Fuoco (che hanno tagliato le lame dell'auto ed il guarda-rail) e infine i Carabinieri.

Nel frattempo io ero stato incaricato di fermare o almeno di far allentare le macchine che venivano dalla direzione Carsoli e un altro ragazzo di fare altrettanto per quelle che venivano da Tagliacozzo, questo al fine di evitare che altre macchine fossero arrivate sul luogo del misfatto a gran velocità su una carreggiata che era già invasa dall'autoambulanza, dal camion dei pompieri e dall'auto dei carabinieri.

Ho preferito non assistere all'estrazione del corpo, temevo il peggio e pregavo Dio di sbagliarmi.

Alla fine un ragazzo è stato tirato fuori dalla sua auto, aveva il volto insanguinato ma era vivo.

Probabilmente l'impatto aveva attivato l'air-bag ma poi la punta del guarda-rail l'aveva bucato e lui era finito con la faccia sul parabrezza anteriore, forse è andata così ma la cosa più importante è che la vita di quella persona era stata messa in salvo.

Ripartii per Roma con le gambe tremanti e con una assillante domanda nella testa: "Caro Emanuele, ma valeva veramente la pena di correre così su quella strada buia e bagnata?"

Il tempo è prezioso ma avresti potuto perderlo tutto nel caso in cui tu avessi perso... La vita in un attimo!

 
 
 

Sabato pomeriggio sono andato all’orto…

Post n°294 pubblicato il 27 Luglio 2011 da Erasmo69
 
Foto di Erasmo69

Chi mi conosce sa che sono abruzzese e che torno spesso, almeno una volta al mese, nella mia terra natale: in Abruzzo. Credo soprattutto perché lì vive mia sorella con i miei quattro nipoti e anche perché lì è sepolto mio padre, anche se poi al cimitero ci vado di rado.

Sabato scorso sono tornato e sono stato a pranzo, insieme a mia madre, da zia Nanda e zio Mario. Davvero un bel pranzo con gnocchi di patate… quelle dell’anno scorso, da consumare altrimenti “cicciano”… e pollo con patatine al forno: il mio piatto preferito. Ho anche pensato che quello poteva essere un tipico pranzo dei miei nonni che, essendo contadini, avevano verdure, patate e galline.

Sfogliando il libro “40 nomi” (un libro che zio Damiano Zuccaro ha curato per le vittime villesi, cioè di Villa San Sebastiano, delle due guerre mondiali) zio Mario, classe 1922, mi ha raccontato qualche aneddoto sulla campagna di Russia, racconti che mi affascinano sempre.  Dopo  m’ha chiesto se lo potevo accompagnare all’orto, qualora avessi avuto tempo e non avevo altro da fare (dato che è caduto dal motorino e s’è fratturato una costola).

Non gli avrei detto di no per nulla al mondo!

Siamo andati all’orto in macchina, con zia Nanda, e ho rifatto un tuffo nel passato, quando da bambino, in estate, durante le vacanze, andavo all’orto con i miei nonni.

Che bella sensazione affondare il piede nella terra, poi avvicinarsi alle varie piante di ceci (ne ho raccolti e mangiati un po’), di pomodori, di fagiolini (ne ho colti un po' con zia), di zucchine (vedere i fiori che diventeranno frutti, cibo)… Ho visto anche una pianta di meloni, che piccoli che sono e che effetto farà vederli presto a tavola (se il sole e il caldo li matureranno in fretta).

Lavorare la terra... essere a contatto con la terra, coltivarla... vedere la vita (anche delle piante) crescere è una sensazione unica da provare direttamente, personalmente.

Tornati a casa zio, che non andava all’orto da una settimana, mi ha ringraziato ma sinceramente sono io che credo di dover dire grazie a lui!

 
 
 

Dedicata al matrimonio dei miei cugino Alfredo e Fatima...

Post n°293 pubblicato il 08 Luglio 2011 da Erasmo69
 

PER ALFREDO E FATIMA

Oggi, nella sede comunale,
è iniziata la vostra vita coniugale,
dalla bellissima città di Gubbio,
guardate al futuro,
senza esitazioni e senza alcun dubbio!

La vostra unione è di quelle vere,
perchè sapete guardare oltre alle barriere,
oltre gli stati, la razza e la religione,
perchè voi siete, davvero, due belle persone!

Il supporto della famiglia è sempre una manna,
voi contate sulle mamme, Lucia ed Anna,
che tutto vada, comunque, a gonfie vele,
grazie ai papà, Tonino e Raffaele!

Che il vostro matrimonio sia eternamente lieto,
miei cari cugini, Fatima ed Alfredo,
l'augurio di tutti, oggi, qui, nel Col di Molino,
è che splenda sempre,
d'amore e di gioia, il vostro cammino!

Erasmo, 1 luglio 2011

 
 
 

Resoconto di una partita di calciotto tra amici!!

Post n°292 pubblicato il 24 Giugno 2011 da Erasmo69
 

Ieri (23 giugno 2011) si è vista una delle più belle e intense partite della stagione, anche se condita da polemiche feroci a fine partita.

I Neri, partono giocando un calcio, che ha ricordato a tratti il Barcellona di Guardiola, o il Brasile 82, capeggiati da un Crosta in splendida forma e a tutto campo. La doppietta iniziale del tignoso laziale, spiana la strada alla compagine nera, che continua a giocare ad uno o 2 tocchi, segnando gol di pregevolissima fattura. Da sottolineare il gol da fuori del bomber Angelo, all'incrocio dei pali, a conclusione di un'azione che ha visto coinvolto tutto l'attacco con trama veloce e scambi perfetti. La palla, colpita 6-7 m oltre il limite dell'area, dopo una rotazione perfetta, ha tolto le ragnatele, che avevano festeggiato i 25 anni, li nell'angolo alto dove neanche Buffon sarebbe arrivato.

I bianchi spinti ferocemente da un maidomo Carlevaro provano a risalire ma vengono puntualmente puniti da azioni in contropiede, triangoli veloci, azioni da play station. Bello anche il gol di Rambaldi lanciato a tu per tu con il portiere da un uno due  di tacco .

Alla mezzora le squadre si trovano sul punteggio di 6 a 2, con un Fabrizio Guido metronomo di centrocampo sfavillante.

Carlevaro, ormai fuori dalla grazia di Dio, insulta anche i passanti, e i pochi spettatori, che a quel punto abbandonano la tribuna.

I neri cominciano a pensare di aver vinto e rallentano i ritmi, abbassano l'attenzione, buttano palloni, abbandonando il bel calcio della prima metà della partita.

Si arriva a 9 a 5 con gol in sequenza delle 2 compagini che non mutano le distanze;  un fallo a centrocampo ingiustamente chiamato dai bianchi, che ferma un'azione pericolosa dei neri, segna la svolta della partita.

Dalla punizione nasce il 9 a 6, i neri accusano, e i bianchi ci credono sempre di più.

Passa il tempo, ma la partita non finisce mai, e le polemiche aumentano; i bianchi chiamano tutti i falli, anche quelli che le signorine sulla strade accanto al campo, trattano amorevolmente.

Punizioni in serie, gioco spezzettato e polemiche sempre più roventi.

I bianchi salgono di tono e arrivano al 9 a 8 con i neri ormai fermi e stravolti da una prima parte giocata a ritmi forse troppo elevati.

Al 30° minuto di recupero ( mancava la ragazza che gestisce i campi , sostituita da suo nonno che non aveva aggiornato il' orologio con l'ora legale) con neri ormai stravolti, dopo una bella azione personale di Maurizio arriva il 9 a 9, che premia la volontà dei bianchi.

A quel punto si consuma la scena più incredibile mai vista sui campi.

Il Crosta che aveva perso la battaglia di nervi, innescata dall'avvocato Carlevaro, prende la palla e punta la sua porta, salta i difensori e solo una paratona del portiere salva la porta dal più incredibile degli autogol.

Citazione doverosa per Luca che con un ulteriore miracolo sull'ultima azione dei bianchi, salva il pareggio e i neri dalla più grossa delle beffe.

Partita storica!

Le polemiche continuano anche a tavola stroncate dall'arrivo della pizza al salame piccante che ha messo tutti di buon umore.

"Beh... io c'ero!" (Erasmo)

 
 
 

Da una fotografia scattata da Elliy.writer... e da un suggerimento... è venuto fuori questo racconto.

Post n°291 pubblicato il 10 Giugno 2011 da Erasmo69
 

PICCOLE ROSE SGUALCITE

- Ci risiamo – sbuffò il piccolo Edo guardando di traverso sua madre che se ne stava incollata allo schermo del computer mormorando di tempi e diaframmi e focali e pixel, continuando a sfogliare in continuazione album virtuali di foto virtuali di fiori virtuali e... sospirando!

- Ma’, dov’è la mia colazione, il latte? E la cartella? E i calzini verdi?

Ti avevo detto i calzini verdi, verdi, mamma! Perché mi hai tirato fuori quelli blu, non li voglio quelli blu!

La mamma neanche si voltò:

- Edo, aspetta, vieni, vieni a vedere – lo invitò entusiasta con un gesto della mano – guarda, guarda queste piccole rose, sembrano piccole rose sgualcite, delicatissime, guarda...

- Ciao, io vado! – urlò Edo sbattendo la porta e continuando a borbottare:

... ci mancavano pure le roselline sgualcite, adesso. Da quando ha comprato la macchina fotografica nuova si è scimunita del tutto!

Quell’anno la primavera tardava ad arrivare e quel mattino Edo fece soltanto pochi passi sotto la solita pioggerellina di quello strano mese di aprile, quando all’improvviso… Edo vide suo padre nel giardino, seduto a terra, sull’erba.

“Papà ma cosa stai facendo seduto li? Tu dovresti essere in vacanza a Parigi, con Raffaella”.

Edo aveva diciassette anni, suo padre Mario e sua madre Adele si erano separati quando lui ne aveva dieci. Il suo papà veniva in quella casa raramente solo per vederlo. I rapporti con sua madre con gli anni erano diventati buoni, ora erano quasi in sintonia, forse per la routine forse perché ormai ognuno di loro aveva scelto la propria strada, i propri hobby… la propria vita.

La mamma si era innamorata del personal computer, della sua macchinetta fotografica e usciva solo per andare al cinema, nei musei o a qualche visita guidata. Coi vecchi amici fidati e con Anna, la sua amica del cuore. Aveva avuto una storia con un uomo molto più grande di lei ma poi basta.

Il papà si comportava come un ventenne: frequenti uscite mondane, partita settimanale di calcetto, ballo della salsa, oppure in giro con la moto, uscite fuori porta e quant’altro. Sempre alla ricerca di un qualcosa… qualcosa di nuovo, ma cosa?

Quante persone aveva conosciuto Mario in quei sette anni e, soprattutto, quante donne!

Ne aveva cambiate di compagne quel dongiovanni del suo papà ma in ognuna riusciva, pian piano, col tempo, a trovare dei difetti che lo facevano allontanare e lo portavano alla rottura del rapporto.

Alcune volte le lasciava lui, altre volte si comportava in modo tale da portare loro a lasciarlo.

“Papà ma cosa è successo perché stai piangendo?”

Era strano per Edo vedere il padre così assorto, raccolto nei suoi pensieri, triste e timoroso.

“Stavo andando a Parigi, in macchina, con Raffaella” iniziò Mario “Ma, ad un certo punto, mentre guidavo, mi sono girato alla mia destra e vedere al mio fianco lei e non Adele mi ha dato fastidio” continuò “Però in quel momento ho capito che cosa volevo, ho capito che io non amo Raffaella, come non ho amato Luisa, Valentina, né Anna” si fermò, fece un respiro profondo, e riprese“La stanza del mio cuore che avevo arredato per Adele, tua madre, è sempre rimasta vuota, lei è l’unica donna che io posso amare, da oggi per il resto dei miei giorni” riprese a piangere, con un voce triste ma consapevole “Lei mi ha lasciato libero, mi ha lasciato vivere la mia vita, mi ha alleggerito la responsabilità di essere genitore, ha sopportato il mio desiderio verso le

novità: nessuna altra donna al mondo me lo permetterebbe”.

Edo non sapeva cosa rispondere, alla nuova scoperta, anzi riscoperta, del padre, seppe solo dire:

“Alcuni rapporti soffrono la crisi del settimo anno, tu, invece, dopo sette anni hai scoperto cosa cercavi forsennatamente, ma ce l’hai a portata di mano, vai dalla mamma e parlale, no?”

Mario era frenato, da un  istinto infame, aveva come paura di stoppare un sogno.

“Mio caro Edo, tu mi inviti a fare la cosa più semplice e, credo, la più giusta, lo farò” e sospirò ancora “ma il mio timore è di avere sciupato tutto, parafrasando la mia paura… posso dirti che temo di aver avuto la possibilità di avere delle splendide rose da raccoglie ma di averle lasciate sciupare col tempo, di averle fatte sgualcire, trascurandole”.

Mario si girò e rimase a guardare alla sua sinistra, Edo prese sotto braccio il padree guardò nella stessa direzione: per un attimo vide la stessa immagine che la mamma aveva fotografato e postato sul suo blog!

 
 
 

Dubbi esistenziali...

Post n°290 pubblicato il 06 Giugno 2011 da Erasmo69
 

Non so dire da quanto tempo non passavo una notte fuori, senza andare a dormire, saranno stati più di dieci anni.

Ma quella sera, con lei, stavo bene.

Il tempo è volato via in un batter d’occhio.

Me l’aveva presentata la moglie di un collega, descrivendola come una donna forte, una con le palle.

Le mie ultime storie erano finite, quasi tutte per colpa mia, soprattutto quando avevo avuto netta la sensazione di avere vicino una compagna che non sapeva camminare sola.

Confesso che lei mi piaceva, stranamente mi aveva colpito subito, dopo poche uscite fatte insieme.

Era decisa, sapeva quel che voleva: era una donna in carriera che adesso voleva un figlio.

Mi aveva meravigliato quel giorno, quando mi disse che era intenzionata ad andare in Spagna perché sarebbe stata disposta anche a sottoporsi ad una inseminazione artificiale.

Le dissi che per quanto potessi capire il suo desiderio di maternità, reputavo che un bimbo ha sempre bisogno di due persone: un padre ed una madre. “Un figlio dovrebbe essere il frutto di un amore, almeno di una relazione, no?”.

“Ma certo mi rispose” sorridendo.

Laureata in economia e commercio, era molto preparata e nel suo lavoro era considerata.

Aveva cambiato lavoro molto spesso negli ultimi sei anni, sempre alla ricerca di nuove avventure.

Progetti impossibili relativi al salvataggio di società in crisi, lei arrivava, studiava la precedente gestione economica, indagava sugli sprechi, scovava i problemi, le inutili consulenze, quindi risanava il passivo e mostrava la nuova strada da percorrere, poi ripartiva verso nuove avventure.

Lei, figlia unica, mi raccontò molte cose della sua vita.

Le rivelai i miei segreti, le mie passioni, le raccontai delle mie ultime storie e della mia più grande delusione. Lei fu molto più sorniona in merito alle sue precedenti storie d’amore, comunque tra noi si stabilì comunque un feeling particolare.

Avevamo in comune la perdita del padre ed una madre a cui badare, a distanza.

Erano le sei di mattina, la notte stava per finire lasciando spazio al nuovo giorno.

Mi disse: “Ho voglia di andare a letto”.

“Anche io” risposi, sorridendo, sperando che cogliesse il doppio senso del sorriso dei miei occhi.

Era intelligente, colse l’attimo: sorrise anche lei.

Andammo a casa sua, stanchi ma sereni.

Dopo un bel bicchiere di vino rosso, baciarci fu un attimo e ci ritrovammo a letto di lì a poco.

Non sentivo la stanchezza, non potevo sentirla, come puoi essere stanco quando sei sdraiato nel letto ad amare una donna, una creatura che ti piace? Era estate, faceva caldo, sentivo cadere le gocce del suo sudore lungo la sua schiena.

Fu una notte carica di passione, indimenticabile.

La chiamai spesso nei giorni seguenti ma lei era sempre evasiva e distaccata. Questo mi spiacque.

Doveva partire per la Cina, per tre mesi, forse per sei o addirittura anche un anno.

Dopo dieci giorni di fugaci telefonate ero infastidito e le chiesi cosa c’era che non andasse.

Mi rispose: “Perdonami, sono una donna libera, non abituata a uomini assillanti, ho la mia vita”.

Rimasi, ferito, senza parole: “Non mi aspettavo nulla, speravo solo di poterti conoscere meglio, comunque, tranquilla, non chiedo mai nulla di più di quello che mi si può e, soprattutto, mi si vuole dare”.

Capì, dal tono della mia voce, che c’ero rimasto male: “Cerca di comprendermi, devo partire per la Cina e non so quanto starò fuori, quando tornerò, comunque sappi che la porta di casa mia, per te, è sempre aperta”.

Non avevo capito se dovevo interpretare le sue parole, ma risposi: “Ok, va bene”.

“Ti chiamerò io, appena posso, ti mando una mail, ti faccio sapere”.

In quel momento non capii se la sua era una affermazione di apertura o di chiusura.

Me lo spiegò il tempo: non ci sentimmo e non ci vedemmo nei successivi tre anni.

Il telefono sempre spento e la casella di posta elettronica sempre piena: nessuna risposta.

Fin qui nulla di strano, una notte passata insieme poi ognuno per la sua strada, ognuno la sua vita.

Ma la rincontrai al parco, dopo tre anni, era seduta su una panchina, io non l’avevo neanche notata, mi chiamò lei e mi abbraccio calorosamente.

Era lì con una sua amica e con un bimbo: “Questo è mio figlio” mi disse orgogliosamente.

Il bimbo mi guardò e sorrise spontaneamente.

“Che carino che è” dissi “quanti anni ha?”

“Quasi due anni e mezzo, per la precisione ventisette mesi”.

Non pensai alla sua affermazione e le chiesi: “Quando sei tornata in Italia? Ora dove lavori?”

“Sono ancora in maternità. Sono tornata subito dalla Cina, dopo tre mesi, perché avevo fatto un colloquio alla FAO e mi chiamarono per un progetto”.

Mi faceva piacere sapere che lei stesse bene, la vedevo davvero felice, i suoi occhi erano vivi.

Però appena ci siamo congedati una strana inquietudine mi ha assalito.

Mi sentivo anche leggermente irritato quando, tra me e me, pensai: “Ma se è tornata dopo tre mesi perché non s’è fatta più sentire? Che stronza!”

E mi domandai “Perché?”

Prima che potessi darmi una risposta intuitivamente pensai a quella nostra notte di passione, una notte senza protezioni… Pensai, in un attimo: “E se quel bambino fosse mio figlio?”.

“Ventisette più nove… trentasei: il tempo che non ci vediamo… il precoce ritorno dalla Cina…”.

Avevo camminato per circa trecento metri, mi voltai, il bimbo giocava a terra con una paletta, lei era sulla panchina, con la sua amica: le fisso, loro stanno parlando, discutono, si fermano, si guardano negli occhi, si abbracciano, poi si scambiano un rasserenante bacio, sulle labbra.

Ed io, ora, cosa dovrei fare?

 
 
 

Per i miei cugini Alessandra e Giovanni... unitisi in matrimonio il 21 maggio 2011!

Post n°289 pubblicato il 26 Maggio 2011 da Erasmo69
 

Per Giovanni e (Maria) Alessandra

Dal Convento di Monte Fiolo,
l'amore di due ragazzi ha preso il volo:
infatti, oggi, ventuno maggio,
gli sposi hanno iniziato il loro viaggio.

Il denominatore comune, che li avvicina,
è lo studio e l'applicazione della medicina,
e durante la scuola di specializzazione,
scoprirono, pian piano, la reciproca attrazione.

Il vostro futuro sia colmo di ogni letizia,
con il supporto delle vostre mamme...
Maria Luce e Patrizia,
e abbiate sempre coraggio e giudizio,
con i consigli dei papà... Antonio e Maurizio.
 
Che siate felici per i futuri anni,
cara Alessandra e caro Giovanni,
cullate i sogni, mantenendo il cuore ardente
ogni giorno sarà più bello del precedente!
 
Infine l'augurio di tutti i presenti
è di vedervi sempre felici e contenti...
augurio di cuore, schietto e sincero,
che il vostro amore brilli... come una stella in cielo!
 
21 maggio 2011

 
 
 

Teatro: Spettacolo in dialetto Romanesco... io sarò tra gli attori!

Post n°288 pubblicato il 03 Maggio 2011 da Erasmo69
 

Ciao, volevo farti sapere che...

Dopo il grande successo dell'anno scorso...

Torno in scena con...

 

La Compagnia Teatrale “Li… Buattàri”

Presso il Teatro CASALETTO - Via del Casaletto, 691

(vedere le indicazioni nell'allegato)

Porteremo in scena ‘O scarfalietto’ (Lo scaldaletto)

 

Farsa in tre atti di Eduardo Scarpetta

(Adattamento in Romanesco di F. Tondo e R. Polini)

 

Venerdi 13, Sabato 14 e Domenica 15 Maggio 2011

e

Venerdì 20  Sabato 21 e Domenica 22 Maggio 2011

 

Orario spettacoli:

Venerdi e Sabato ore 20:45

Domenica ore  17:45

 

Prezzi: intero euro 13,00 – ridotto euro 10,00

(per la riduzione basta stampare la pagina del file in allegato)

 

Info e prenotazioni :

3382810131 - 3385407713 - 3204636523

 

Allora che faccio ti aspetto?

Un saluto e buona giornata,

Erasmo

 
 
 

Una canzone che oggi sento nel cuore: Magari... di Renato Zero (tratta dall'album Figli del Sogno – Live 2004).

Post n°287 pubblicato il 27 Aprile 2011 da Erasmo69
 

Magari toccasse a me prendermi cura dei giorni tuoi

svegliarti con un caffè e dirti che non invecchi mai...

sciogliere i nodi dentro di te, le più ostinate malinconie... magari!

Magari toccasse a me, ho esperienza e capacità

trasformista per vocazione per non morire che non si fa...

puoi fidarti a lasciarmi il cuore, nessun dolore lo sfiorirà... magari!

Magari toccasse a me un po' di quella felicità...

magari saprò aspettare te, domani e poi domani e poi... domani.

Io come un'ombra ti seguirò, la tenerezza è un talento mio

non ti deluderò , la giusta distanza io, sarò come tu mi vuoi

ho un certo mestiere anch'io... mi provi... mi provi...

Idraulico, cameriere, all'occorrenza mi do da fare

non mi spaventa niente, tranne competere con l'amore

ma questa volta dovrò riuscirci, guardarti in faccia senza arrossire... magari!

Se tu mi conoscessi, certo che non mi negheresti... due ali

che ho un gran disordine nella mente e solo tu mi potrai guarire... rimani!

Io sono pronto a fermarmi qui, il cielo vuole così

prendimi al volo e poi… non farmi cadere più, da questa altezza sai

non ci si salva mai... Mi ami? Magari... 

 
 
 

Ricordo quand'ero bambino...

Post n°286 pubblicato il 19 Aprile 2011 da Erasmo69
 

Io e mio cugino, Gianni, insieme a Massimo, Eddy ed Enrico, più Stefano e Rinaldo, più grandi di noi, stavamo giocando a pallone, così chiamavo da bambino il gioco del calcio: bastava una palla (un supertele o un super santos) e una porta fatta da una serranda, o da due scarpe, da due pietre, da due stracci a fare da pali.

Mia madre ci chiamò perché erano le dieci e alle undici dovevamo andare in chiesa, anche se era mercoledì perché oggi, 24 agosto, ricorrevano le feste patronali e c'era la messa, con la successiva processione, per portare a spasso fino al ponte, San Sebastiano e San Bartolomeo.

L'estate - da giugno (appena chiuse le scuole) fino a settembre inoltrato (quando si tornava a Roma) - vivevamo tutti a casa di nonno Giovanni e nonna Evelina, nella casa che nonno Raffaele aveva costruito appena tornato dall'America.

A casa erano già pronte le bagnarole dove le nostre mamme dovevano lavarci prima di vestirci a festa. Ogni tanto arrivava nonna con la pentola di acqua calda per stiepidire l'acqua fredda della bagnarola, e la gettava piano piano ma col rischio di cuocerci un piede o una gamba... Com'era futuristico il miscelatore a quei tempi. Il bagno non c'era ma, noi eravamo fortunati a poter già usufruire di una tazza e di un lavandino nel bagnetto esterno, che nonno Giovanni aveva realizzato adattando un piccolo spazio, accanto alla camera posta nella parte più alta della casa.

Dopo il bagno, ripuliti, vestiti e pettinati, andavamo coi rispettivi padri (che erano tornati ieri sera da Roma e avevano preso un giorno di ferie dal lavoro per le feste patronali del paese) a seguire la messa.

Dopo la messa c'era Giulio, dalla voce baritonale, a rincarare (mettere all'asta) i Santi.
Mi sembrava strano che le persone partecipassero all'asta per aggiudicarsi la possibilità di portare i santi in processione. Pagare per fare una fatica?
Si, era una bella fatica portare in processione, a spalla, San Sebastiano (una statua di gesso) ma era ancora più fatica portare San Bartolomeo, una statua di legno, attribuita alla scuola del Canova.

La processione era anche un'occasione per riunire i due paesi, il vecchio e il nuovo, o meglio tutti gli abitanti di Villa San Sebastiano, un paese diviso tra il vecchio borgo e quello nuovo, a causa dell'alluvione che distrusse il vecchio abitato, posto alle pendici del monte Aurunzo, il 5 settembre 1955, così il nuovo paese fu ricostruito in pianura, a pochi chilometri dal centro storico.

In processione seguivamo le preghiere delle suore e di Don Giuseppe, anche se, come tutti i bambini, tendevamo facilmente a distrarci e a chiacchierare. Pronti i richiami di zia Virgilanda e di Onorata, che ci richiamavo all'ordine chiamandoci "Macario, Romeo". Si, con i nomi dei nostri padri, ai quali ci associavano con naturalezza, forse per la somiglianza, forse per darci una collocazione genealogica!

Arrivati al ponte, la banda suonava il silenzio e poi partivano i colpi scuri che noi chiamavamo semplicemente "i botti"... Se l'asta era andata bene c'era anche la speranza di vedere dei colpi colorati e magari anche dei fuochi d'artificio serali, ma questi erano particolari che noi bambini non approfondivamo... Non chiedevamo, non ci interessavamo, sarebbero stati gli eventi a spiegarci quel che era successo all'asta.

Finita la processione il pranzo delle "festi".
A mangiare con noi c'era quasi sempre un bandista: si, un componente della banda, perché nonno sia quando era "festarolo" (cioè uno dei componenti del comitato organizzatore delle feste patronali) sia quando non lo era, ospitava sempre uno dei componenti della banda.

Ero incuriosito dalla presenza di quell'uomo che suonava un grande tamburello, la grancassa, e capii che non tutti i musicisti erano artisti. Quell'uomo basso e grasso era più attento alle fettucine e ai piatti che nonna aveva preparato che alle domande di un bimbo curioso, io, peraltro, lo riconosco, non ho mai avuto nessuna particolare predisposizione alla musica.

Non aspettavo altro che finisse il pranzo per poter riprendere quella palla e tornare con mio cugino e gli altri amici a correre, su quel prato sconnesso ma per me più bello dello Stadio Olimpico...

All'improvviso mi appare davanti un lago... un lago mai visto prima... e poi riapro gli ochhi e mi ritrovo, grande, cresciuto, invecchiato... a raccontare questi flash di quand'ero bimbo.

 
 
 

Referendum abrogativi del 12 e 13 giugno 2011: andiamo a votare!

Post n°285 pubblicato il 05 Aprile 2011 da Erasmo69
 
Foto di Erasmo69

E' molto importante per me, per te, per i tuoi amici, per i tuoi figli e per i tuoi nipoti, presentarsi al referendum abrogativo del 12-13 giugno 2011.

E' l'unico strumento, oltre alle elezioni, che ci fa sentire parte attiva di questo stato.
Il referendum avrà quattro quesiti, uno più importante dell'altro.

Eccone l’elenco in maniera molto molto stringata:

1° quesito (Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica - Abrogazione)
Vuoi eliminare la legge che dà l'affidamento a soggetti privati o privati/pubblici la gestione del servizio idrico?    SI

2° quesito (Acqua) (Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito - Abrogazione parziale di norma)
Vuoi eliminare la legge che consente al gestore di avere un profitto proprio sulla tariffa dell'acqua, indipendente da un reinvestimento per la riqualificazione della rete idrica?  
 SI 

3° quesito (Centrali Nucleari) (Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme)
Vuoi eliminare la legge che permette la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano?  SI

4° quesito (Legittimo Impedimento)  (Abrogazione della legge 7 aprile 2010, n. 51 in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale)
Vuoi eliminare la legge che permette al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri di non comparire in udienza penale durante la loro carica?   SI

Come per ogni referendum, non basterà che vincano i SI ma bisognerà raggiungere il quorum, 25 milioni di persone, il 50% degli aventi diritto, dovrà recarsi alle urne per rendere il referendum valido.
La vera unità di noi tutti per far valere i nostri diritti di cittadini, capaci di dare una forte risposta a leggi che remano contro di noi.

RICORDA: Condividi questo post con i tuoi contatti, perchè questa volta abbiamo la possibilità di "aiutare veramente" il nostro paese: gira il messaggio a tutti i tuoi contatti.

Puoi consultare anche il seguente link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_abrogativi_del_2011_in_Italia

 
 
 
Successivi »
 
 
 

INFO


Un blog di: Erasmo69
Data di creazione: 20/08/2008
 

NOTA IMPORTANTISSIMA

I post che inserisco non rispecchiano il mio "attuale" stato d'animo... questo potrà accadere ma sarà l'eccezione, ok?
Un saluto con un sorriso, Erasmo

 

 

ULTIME VISITE AL BLOG

ascot_fcStefano72CSErasmo69cile54elliy.writerchiaraborleromarzia_1910polpetta_allo_zenzerDIAMANTE.ARCOBALENOschik1carezzadellanimarobi19700adoro_il_kenyaattilarioscandarosella
 

CHI PUò SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti possono pubblicare commenti.
 
 
Citazioni nei Blog Amici: 18
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 

TAG