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Un blog creato da Ganimede.76 il 14/05/2007

Parole non dette...

"la vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita!" (Forrest Gump)

 
 

PREGHIERA DELL’OMOSESSUALE

di Fr. Angelo (Sud  Italia) 

il discepolo che gesù amava

Padre dell’umanità, come figlio mi rivolgo a te con fiducia: aiutami a sentirmi amato da Te, dalla Tua Chiesa, dalle persone a  me care e da tutti coloro che mi circondano. Non mi facciano sentire un verme, un errore della natura, un mostro da nascondere. Donami la forza di accettarmi  per come mi hai creato, di non vivere da ipocrita, nascondendo a me e agli altri  la mia tendenza sessuale. Aiutami a capire che sono anche io Tuo figlio prediletto, che Gesù è morto in croce anche per me. Metti davanti al mio cammino persone sagge che sappiano consigliarmi, che sappiano aiutarmi ad accettarmi. Molte volte, a causa dei pregiudizi e delle paure, sono tentato di  farla finita su questa terra, ma poi sapendo che “tu ami tutte le cose esistenti  e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l`avresti  neppure creata”(Sapienza 11,24) mi riprendo e vado avanti. Dona ai miei  genitori la rassegnazione e la serenità che sono sempre loro figlio, anche se  non potrò mai dargli la gioia di essere nonni, potrò donargli l’affetto di un figlio  che sa amare e vuole essere amato. Aiutami a non fare scelte sbagliate, matrimonio o vocazione di copertura, ma a fare scelte vere e libere. Se qualche volta ho bisogno di essere abbracciato e amato da uno del mio stesso  sesso…. Stammi vicino e abbracciami forte e fammi sentire la tua infinita misericordia e le tue lacrime che scendono sul mio capo, per dirmi che mi comprendi e mi ami per quello che sono. Ti voglio bene Gesù.

 

BIBBIA E OMOSESSUALITà

Nel tentativo di approfondire tale tematica e, soprattutto, di individuare con esattezza i testi della Bibbia ed interpretarne correttamente il contenuto, ho ritenuto opportuno leggere due libri che affrontano l'argomento sul piano esegetico e che hanno come punto di riferimento la Bibbia nella sua interezza.

I libri che ho provveduto a leggere e ai quali mi riferirò nella presente trattazione sono:

- Bibbia e Omosessualità, Ed. Claudiana

- l'Omosessualità nella Bibbia, Ed. San Paolo

bibbia

 Introduzione (>)

I testi nei loro contesti antichi

Antico Testamento:

1) Genesi (>)

I resoconti della Teologia della Creazione

2) Sodoma e Gomorra (>)

C'è Omosessualità in questi racconti?

3) Gionata e Davide (>)

Si può parlare di Omosessualità?

(continua)

 

UN Pò DI ME...

volto

"Omosessuale e credente"  di Alessandra Del Re:

LiberoBlog/Storie

MI RACCONTO...

"Essere o non essere..."

Una pagina del mio Diario su: Gionata.org

UNA MIA ESPERIENZA...

"Non guaritemi in nome di Cristo"

sul Blog: 1, 2, 3... Liberi tutti dell'Unità di Delia Vaccarello

"Una cristoterapia per guarire dai pregiudizi" su: gaynews

 

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AGEDO

AGEDO

L’A.GE.D.O. è costituita da genitori, parenti e amici di uomini e donne omosessuali, bisessuali e transessuali che si impegnano per l’affermazione dei loro diritti civili e per l’affermazione del diritto alla identità personale.

Vogliamo essere di aiuto e sostegno a quei genitori che hanno saputo dell’omosessualità della propria figlia o figlio e ne soffrono perché per loro è difficile comprendere e accettare. Pensiamo di poter condividere il loro disagio offrendoci come interlocutori per un dialogo su una situazione che noi abbiamo vissuto e superato.

 

DISCLAIMER

Questo Blog non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicita'. Pertanto, non puo' essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62 del 7.03.2001. Gli articoli e le immagini inseriti in questo Blog sono tratte in massima parte da Internet; qualora la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'autore, vogliate comunicarmelo e saranno subito rimossi.

 

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Il Sacerdote con il triangolo rosa

Post n°557 pubblicato il 28 Gennaio 2012 da Ganimede.76
 

liberamente tradotto da: queeringthechurch.com

 Il Sacerdote con il triangolo rosa

Questa icona ("Santo Sacerdote Anonimo di Sachsenhausen" di Padre William Hart McNichols, un noto iconografo e sacerdote cattolico con sede in New Mexico) del sacerdote assassinato anonimo nel campo di concentramento di Sachsenhausen, Germania, nel 1940, si basa su una testimonianza oculare di Heinz Heger nel libro dal titolo "Gli uomini con il triangolo rosa".

"Vorrei concludere questa riflessione sulla vita matura di fede con la testimonianza oculare di un prete gay che è stato picchiato a morte in un campo di concentramento tedesco durante la seconda guerra mondiale perché si rifiutava di smettere di pregare. La storia è raccontata da Heinz Heger nel suo libro "Gli uomini con il triangolo rosa", in cui si ricorda ciò che avvenne nel campo di concentramento speciale per gli uomini gay a Sachsenhausen (Sachsenhausen era un campo di terzo livello dove i prigionieri venivano condannati ai lavori forzati).

Verso la fine di febbraio 1940, un sacerdote è arrivato nel nostro blocco, un uomo di circa 60 anni di età, alto e con caratteristiche distinte. Abbiamo scoperto che lui è venuto da Sudeti, da una famiglia aristocratica tedesca.

Ha provato il tormento della procedura di arrivo soprattutto subendo la lunga attesa stando all’aperto nudo e scalzo. Quando la sua tonsura è stata scoperta dopo la doccia, il caporale delle SS incaricato prese un rasoio e disse: "Vado ad estendere la sua tonsura" Ed ha rasato la testa del sacerdote, facendo poca fatica per evitare di tagliare il cuoio capelluto. 

Il sacerdote tornò nel nostro blocco con la testa tagliata e il sangue che colava. Il suo viso era pallido e gli occhi erano fissi nel vuoto. Si sedette su una panchina, incrociò le mani in grembo e disse piano, più a se stesso che agli altri: "Eppure l'uomo è buono, è una creatura di Dio!"

Ero seduto accanto a lui e dissi a bassa voce, ma con fermezza: "Non tutti gli uomini, ci sono anche le bestie in forma umana, che il diavolo deve aver fatto."

Il sacerdote non prestò attenzione alle mie parole, aveva appena pregato in silenzio, muovendo le labbra. Ero profondamente commosso, anche se ero ormai già stordito da tutte le sofferenze che già avevo visto e che avevo sperimentato io stesso. Ma ho sempre avuto un grande rispetto per i sacerdoti, sicchè la sua preghiera silenziosa, con la quale chiedeva di dargli forza, mi ha colpito profondamente nel cuore.

Il nostro Capo blocco, tuttavia, ha molto probabilmente segnalato che v’era un sacerdote che pregava, così il sergente improvvisamente fece irruzione nel luogo dove ci trovavamo accompagnato da un secondo sottufficiale, afferrando il prete terrorizzato dalla panchina e cominciando a percuoterlo e ad insultarlo. Il sacerdote sopportava il pestaggio e gli abusi senza lamentarsi e fissando i due SS con occhi spalancati e attoniti. Ciò li ha resi ancora di più violenti  tant’è che legarono il sacerdote alla panchina.

Hanno cominciato a picchiarlo indiscriminatamente con i loro bastoni, sul ventre e sugli organi sessuali. Il sacerdote è così caduto in stato di incoscienza.

Infine i due sadici SS, dopo aver finito di colpirlo, lasciavano il luogo continuando ad insultare il sacerdote.

Il sacerdote subito dopo si svegliava e gemeva.. Lo abbiamo liberato e steso sul letto. Cercò di alzare la mano per ringraziarci, ma non aveva la forza. Giaceva senza muoversi cogli occhi aperti e con il volto che contorceva di dolore.

Mi sembrava di assistere alla crocifissione di Cristo da parte dei soldati romani, da parte delle SS di Hitler che al posto della croce avevano utilizzato una panchina. Il tormento del Salvatore, tuttavia, era poco più grande di quello inflitto a uno dei suoi rappresentanti 1900 anni più tardi qui a Sachsenhausen.

La mattina dopo, quando abbiamo marciato verso la piazza d'armi, abbiamo dovuto sostenere il prete, che sembrava di nuovo sul punto di crollare a causa del dolore e della debolezza. Quando alcuni di noi riferirono al sergente SS della sofferenza del prete, questi si avvicino al sacerdote e comincio di nuovo ad insultarlo. Il sacerdote sempre silenzioso cadde sopra il sergente, il quale stava iniziando nuovamente a colpirlo.

Improvvisamente l'inimmaginabile è accaduto, qualcosa che è ancora inspiegabile per me e che io considero come un miracolo, come se si fosse manifestato il dito di Dio.

Dal cielo coperto di nuvole, si sprigiona un improvviso raggio di sole, che illuminava il volto martoriato del sacerdote.

Tra le migliaia di prigionieri assemblati, solo il suo volto veniva illuminato e nel momento stesso in cui stava per essere colpito di nuovo. Ci fu un silenzio straordinario e tutti i presenti guardavano fissi il cielo, sorpresi per quanto si stava verificando. Anche il sergente delle SS guardò con stupore il cielo per alcuni secondi, fece cadere la mano che aveva sollevato per colpire il sacerdote e andò via senza dire una parola.

Il prete chinò il capo e mormorò con voce morente: "Grazie Signore, so che il mio tempo è arrivato"

Egli era ancora con noi per la sfilata serale. Ma non abbiamo avuto bisogno di sostenerlo, lo abbiamo posizionato alla fine della linea con gli altri morti della giornata, in modo che il numero di tutti noi fosse completo in occasione dell’appello, non importando alle SS se ancora vivi o morti.

McNeill conclude il suo capitolo sullo sviluppo di una vita matura di fede con queste parole importanti e una preghiera:

"Noi gay e lesbiche abbiamo un modello e un protettore in questo prete anonimo, che fu martirizzato perché ha osato essere sia gay che uomo di preghiera.

Dio onnipotente aiuta le tue figlie lesbiche e i tuoi figli gay per crescere e maturare nella nostra fede. Liberaci da uno spirito di paura e dalla codardia. Fa' che tutta la sofferenza e il dolore, provati in passato da coloro che sono stati perseguitati perché erano gay o lesbiche, non siano stati vani, ma ci aiutino a conquistare in futuro la grazia della vera liberazione. Riempi i nostri cuori con una profonda consapevolezza del tuo amore per noi, perché possiamo essere liberi di amarci gli uni gli altri con spirito di gratitudine. Amen ".

 
 
 

Gay e lesbiche cristiani s'incontrano al Forum di Albano (30 marzo/1 aprile 2012)

Donne e uomini credenti ed omosessuali di tutt'Italia si preparano a partecipare al II Forum dei cristiani omosessuali Italiano (FCOI), che avrà luogo dal pomeriggio di venerdì 30 marzo al 1 aprile 2012 ad Albano Laziale (Roma).
Arriveranno dalla Sicilia alla Valle d’Aosta, da grandi città e da piccoli centri per conoscersi, raccontarsi e scoprire insieme i segni di speranza che albergano nelle loro vite.

Gay e lesbiche cristiani s'incontrano al Forum di Albano (30 marzo/1 aprile 2012)

Ma il Forum 2012 non sarà solo un momento d'incontro di storie e cammini di fede ma sopratutto cercherà di far riflettere i partecipanti sul cammino quotidiano, presente e futuro, dei cristiani omosessuali italiani.

Saranno tre giorni intensi e ricchi di eventi che avranno inizio il pomeriggio di venerdì 30 Marzo 2012 ad Albano Laziale (Roma) presso la Casa di Accoglienza San Girolamo Emiliani di Ariccia, con un laboratorio emozionale dove lesbiche e gay cristiani confronteranno le loro esperienze di fede e i loro vissuti personali.

Invece la mattina di Sabato 31 marzo avrà luogo l'atteso incontro-dibattito con il teologo Vito Mancuso, docente di Teologia moderna e contemporanea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano ed editorialista del quotidiano “la Repubblica”, i cui libri hanno suscitato notevole attenzione negli ultimi anni, in particolare "L’anima e il suo destino" (Raffaello Cortina, 2007) e il suo ultimo "Io e Dio, una guida dei perplessi" (Garzanti, Settembre 2011).

Nel pomeriggio di Sabato i presenti al Forum saranno coinvolti in diversi momenti di testimonianza e riflessione, mentre nella mattinata di Domenica 1 aprile il Forum ospiterà due workshop tematici, uno dedicato a "quali cammini per i credenti omosessuali?" animato dai gruppi di lavoro nazionali su "progetto identità", "dialogo con le chiese", "comunicazione prioritaria", "fund rising".

Nell'altro workshop si discuterà di "Io e l'omofobia" con la dott.sa Arianna Petilli, che presenterà i risultati della sua ricerca nazionale che ha analizzato come l’omofobia interiorizzata condiziona la vita delle persone omosessuali credenti e illustrerà, attraverso interazioni di gruppo, i fattori che l'accuiscono ed anche le strategie che aiutano i cattolici omosessuali a superarla.

Concluderà il Forum un momento di preghiera perché le Chiese e la società italiana sappiano superare e abbattere ogni barriera e ogni discriminazione perché "Le cose vecchie sono passate: ecco ne sono nate di nuove" (2 Corinzi 5, 17)

PROGRAMMA DEL FORUM
(in aggiornamento)

VENERDI' 30 Marzo


14.30-16.30 Accoglienza Partecipanti

16.00 Saluti e presentazione del Forum a cura dello staff

16.30 Conoscersi

17.00 Workshop in parallelo:

Workshop esperienziale Donne a cura delle donne de La fonte di Milano e di NoemiForum

Workshop esperienziale Uomini a cura del gruppo Ponti Sospesi di Napoli

Ore 20 Cena

21.00- 22.30 Animazione serale a cura dello staff

SABATO 31 Marzo


8.00 Colazione residenti

9.00 Preghiera del mattino a cura del Progetto Ruah di Trieste

9.00 Accoglienza e registrazione dei partecipanti esterni

9.30 Saluti e presentazione del Forum a cura dello staff

10.00 Presentazione della ricerca su “Il dialogo tra i gruppi italiani di cristiani omosessuali e le chiese: la realtà attuale” a cura del gruppo di studio “Dialogo con le chiese”

10.30 Pausa lavori con inaugurazione dello stand librario su "fede e omosessualità"

11.00 Incontro-dibattito con il teologo Vito Mancuso, docente di Teologia moderna e contemporanea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano ed editorialista del quotidiano “la Repubblica”. I suoi scritti hanno suscitato notevole attenzione da parte del pubblico, il suo ultimo libro è "Io e Dio, una guida dei perplessi" (Garzanti, Settembre 2011)

11.45 Domande e risposte

13.00 Pranzo

14.00 Momento di socializzazione

15.00 Testimonianze di cristiani omosessuali:

- Essere gay e cattolico in una citta di provincia;

- Donna, lesbica e cristiana. Il mio cammino.

16.00 Dal libro alla vita. Alcuni autori presentano i loro libri in cui parlano di "fede e omosessualità"

16.30 Coffee break con assaggio di dolci e biscotti tipici regionali offerti dai gruppi di credenti omosessuali italiani e dalle volontarie e dai volontari del progetto Gionata.

17.00 "La prima Benedizione di una coppia gay in una Chiesa italiana: il percorso della comunità valdese di Milano" a cura del Varco-REFO di Milano

17.30 Testimonianze. Il lungo cammino delle donne e degli uomini, credenti e omosessuali

18.00 "Da Forum 2011 ai pride: i credenti omosessuali in cammino" a cura dei gruppi Nuova Proposta di Roma e Ponti Sospesi di Napoli

18.30 La parola ai partecipanti…

19.00 Preghiera della sera a cura del Progetto Ruah di Trieste

20.00 Cena

21.30 Animazione serale

DOMENICA 1 Aprile


8.00 colazione residenti

9.00 Accoglienza e registrazione dei partecipanti esterni

9.30 Workshop in parallelo (la scelta va effettuata all’atto dell’iscrizione):

Workshop A: "Quali cammini per i credenti omosessuali?". Presentazione delle proposte dei gruppi di studio su: "L'identità e la costituzione di un organismo nazionale", "Fund raising", "Comunicazione prioritaria", "Dialogo con le chiese". (Workshop consigliato a quanti già partecipano ai gruppi di credenti omosessuali).

Workshop B: "Io e la mia omofobia", workshop esperienziale animato dalla psicologa Arianna Petilli, autrice di una ricerca sul legame tra religione cattolica e la percezione dell'omosessualità tra gay e lesbiche;

12.00 Preghiera comunitaria ecumenica

13.00 Pranzo

14.00 inizio partenze

14.30 Messa domenicale delle Palme riservata ai partecipanti del Forum, nella cappella della Casa di accoglienza

La Sede dell'incontro


Il forum si svolgerà in una villa immersa nel verde dei castelli romani, posta a mezz’ora da Roma alle porte di Albano Laziale, presso la Casa di Accoglienza San Girolamo Emiliani in via Rufelli 14 ad Ariccia (ROMA). Mappa su http://g.co/maps/t5s7w

Chi soggiornerà in loco sarà alloggiato in camere doppie o triple (tutte con bagno e complete di lenzuola, coperte e asciugamano). Si cenerà sempre in Villa con un menù fisso a base di piatti locali ma c'è la possibilità di avere, su richiesta anticipata, un menù per ciliaci o per quanti seguono diete particolari (vegetariani, etc…).

I COSTI D'ISCRIZIONE

Quest'anno si è deciso di modulare le tariffe d'iscrizione al Forum in maniera da favorire il più possibile la partecipazione di quanti vivono situazioni finanziarie disagiate (disoccupati e studenti) o vivono in regioni particolarmente lontane o dove non vi sono iniziative dedicate ai cristiani omosessuali.

Vi sono pertanto tre tariffe, la tariffa A riservata agli studenti e ai disoccupati e due tariffe a seconda del reddito mensile di chi si iscrive. Per prenotare la partecipazione al forum, quanti pernottano, devono versare un acconto di 50 euro, il saldo dell'iscrizione sarà versato all'arrivo.

Tariffa A per gli studenti e i disoccupati:
110 euro per tre giorni (venerdì-domenica); 90 euro per due giorni (sabato e domenica o venerdì e sabato)

Tariffa B per quanti hanno uno stipendio mensile sino a 1.500 euro:

150 euro per tre giorni (venerdì-domenica); 130 euro per due giorni (sabato e domenica o venerdì e sabato)

Tariffa C per quanti hanno uno stipendio mensile superiore ai 1.500 euro:

200 euro per tre giorni (venerdì-domenica); 180 euro per due giorni (sabato e domenica o venerdì e sabato)

I partecipanti al Forum che provengono dalla seguenti regioni: SICILIA, SARDEGNA, CALABRIA, PUGLIA, BASILICATA, TRENTINO ALTO ADIGE, VALLE D’AOSTA, FRIULI VENEZIA GIULIA hanno diritto a uno sconto di 30 euro sulla tariffa B o C.

I costi d'iscrizione di quanti parteciperanno al forum con pernotto sono comprensivi di colazioni, cene e pranzi con vino e acqua compresi.

Per chi partecipa al forum solo per 2 giorni (sabato e domenica o venerdì e sabato) lo sconto è minimo perché la camera viene comunque prenotata dal venerdì pomeriggio alla domenica mattina.

Per chi si ferma al Forum solo di giorno, senza pernotto, si chiede di contribuire al Forum fermandosi anche a pranzo o a cena in villa al costo di 20 euro a singolo pasto, che diventano 40 euro se la stessa persona prenota due pasti (pranzo e cena, due pranzi, due cene, anche in giorni diversi). Per partecipare al Forum senza pernotto è ugualmente obbligatorio prenotare, ma non bisogna pagare nessun acconto.

Per prenotare le camere si chiede, a tutti, un acconto di 50 euro a persona.


Come Iscriversi


Per chi vuole partecipare al Forum, gruppi o singoli, deve inviare una email di richiesta a forumcristianiglbt@gmail.com. entro il 15 marzo 2012 specificando:

• nome e cognome,

• città di provenienza,

• telefono e email di riferimento;

• i giorni di presenza al Forum (Ven-Dom o Sab-Dom), specificando se si arriverà venerdì o sabato, se si è intolleranti a particolari alimenti (latte, etc...) o si necessita di un menù per ciliaci o si seguono diete particolari.

la propria Tariffa d'iscrizione. Ricordiamo che la tariffa A è riservata alle persone disoccupate e agli studenti. Le Tariffe B e C sono per tutti gli altri a seconda il proprio reddito mensile.
Chi è residente in SICILIA, SARDEGNA, CALABRIA, PUGLIA, BASILICATA, TRENTINO ALTO ADIGE, VALLE D’AOSTA e FRIULI VENEZIA GIULIA ha diritto a 30 euro di sconto sulle tariffa B o C.
In caso di scelta della Tariffa A o B o si abbia diritto allo sconto di 30 euro è obbligatorio comunicare, oltre ai dati sopra richiesti, anche i dati completi relativi al proprio domicilio (via, numero civico, città e provincia di provenienza) al fine di poter effettuare le opportune verifiche. Si precisa che nessuna telefonata o comunicazione sarà fatta agli indirizzi forniti, ma ogni verifica dei dati relativi ai redditi dichiarati sarà effettuata consultando banche dati specializzate.

• se si parteciperà anche al Workshop uomini o donne del Venerdì e anche a quale Workshop della domenica si vuole essere inseriti (basta indicare la lettera di riferimento: A o B)

• se si vuole essere messi in lista per un passaggio in auto da Roma alla sede del Forum. Questo servizio sarà offerto da volontari solo a coloro che arrivano a Roma da altre regioni.

Ottenuta via email la conferma della prenotazione dallo Staff del Forum si dovrà effettuare entro sette giorni (pena la decadenza della prenotazione) il versamento dell'acconto di 50 euro per ogni singolo pernotto (l'acconto va moltiplicato per il numero di prenotazioni richieste, ad esempio l’acconto diventa di 100 euro per due prenotazioni, etc...) sul conto corrente postale che sarà fornito via email dall’organizzazione. In mancanza del versamento dopo sette giorni la prenotazione sarà cancellata.

L'acconto di 50 euro in caso di disdetta sarà restituito nella misura massima del 50% (25 euro).

Chi cena o pranza al Forum senza pernottare NON deve versare nessun acconto ma deve ugualmente prenotare e indicare quanti pasti consumerà (pranzo, cena) e in che giorno.

I partecipanti sono invitati a giungere al forum negli orari di accoglienza previsti (Venerdì dalle 14 alle 16.30, Sabato e domenica dalle 9.00 alle 9.30) per registrarsi, ricevere il cartellino di riconoscimento per accedere al forum e la cartella con i programmi e i materiali informativi del forum. Qualora l’arrivo non sia possibile in questi orari va segnalato e concordato con lo staff organizzativo.

Si ricorda che NON è possibile portare i propri animali da compagnia (cani, gatti, etc...) nella sede del forum.

Per arrivare al Forum

La sede del Forum è raggiungibile comodamente da Roma in auto, in autobus ed in treno.

Per coloro che giungono a Roma da altre regioni il venerdì si stanno organizzando una serie di auto private per quanti hanno bisogno di un passaggio da Roma alla sede del forum. Questo servizio, gratuito e su base volontaria, sarà offerto su richiesta e sino a esaurimento dei posti disponibili. Le partenze sono previste alle 14.00 di Venerdi 30 Marzo dal Capolinea della metro A, uscita fermata Anagnina (di fronte al bar Tex).

Quanti da Roma si recheranno al Forum con mezzi propri e vogliono mettere a disposizione, gratuitamente, almeno 2 posti sul proprio mezzo di locomozione dalla fermata Anagnina al forum, sono invitati caldamente a comunicare la loro disponibilità direttamente allo staff del Forum scrivendo a
forumcristianiglbt@gmail.com

Come arrivare


In Auto: Dal Grande Raccordo Anulare (GRA) di Roma prendere l'uscita 23 Appia, in direzione Albano Laziale. Ad Albano proseguire sul centrale corso Giacomo Matteotti e girare a destra in via Trilussa - altezza Blockbaster - proseguendo lungo la strada fino a Largo S. Girolamo Emilianii. L’ingresso è il grande cancello posto sul Largo. Per maggiori informazioni consultare la mappa stradale su http://g.co/maps/t5s7w

Via Ferrovia: da Roma Termini a Albano Laziale, è possibile raggiungere a piedi la Casa di accoglienza anche a piedi dalla stazione FS di Albano (dista 15 minuti).

Via AUTOLINEE Cotral: gli autobus partono da Roma Anagnina (capolinea Metro Linea A) o dalla fermata sulla via Appia, all’uscita dell’aeroporto di Ciampino, in direzione Albano Laziale (partenze ogni 30 minuti). La fermata del Bus a cui scendere è a 15 minuti dalla Casa di accoglienza sede del Forum.

Il programma aggiornato del Forum è disponibile su

http://www.gionata.org/forumalbano2012.html

Per ogni comunicazione o richiesta scrivere a

forumcristianiglbt@gmail.com

 
 
 

Nella rete di Gesù (su e giù dalla barca)

Post n°555 pubblicato il 23 Gennaio 2012 da Ganimede.76
 

tratto dal sito: www.gioba.it di don Giovanni Berti.

Nella rete di Gesù (su e giù dalla barca)

DOMENICA 22 gennaio 2012

"Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui." (dal Vangelo di Marco 1,14-20)

La scorsa settimana i ragazzi e ragazze del gruppo adolescenti con i loro animatori si sono impegnati in una impresa davvero ardua: invitare al gruppo nuovi ragazzi.
Animatori e adolescenti hanno scritto e firmato, una per una, le lettere, da portare poi a mano, a tutti gli adolescenti della classe 1997, che nella nostra parrocchia sono circa una settantina. I ragazzi del ‘97 hanno celebrato la Confermazione lo scorso anno, ma poi solo in pochissimi hanno proseguito il cammino nel gruppo degli adolescenti. Da qui l’idea di invitarli di nuovo personalmente con queste lettere personalizzate…
L’invito era quello di partecipare alla riunione di mercoledì scorso.
Alla fine se ne sono presentati 3.
Ho visto chiara la delusione di ragazzi e animatori, anche se i 3 venuti sono stati accolti benissimo e con un sorriso.
Come mai una risposta così scarsa a tanto impegno ed entusiasmo?
Ho pensato a questa cosa dopo aver letto il breve passo del Vangelo di Marco che narra della chiamata dei primi discepoli.
Nel racconto tutto appare così facile e veloce: Gesù passa per la riva del lago, vede i pescatori, li chiama, ed essi, lasciando tutto lo seguono subito. Questo accade due volte, in rapida successione.
Magari fosse così facile! Magari bastasse un semplice “vieni” per mettere in moto le persone ad uscire dalle loro case e partecipare alle varie iniziative della parrocchia.
Mi viene in mente ora un’altra immagine, quella dei vari volontari nelle situazioni di emergenza, durante i disastri naturali. Molto si è detto e sottolineato riguardo la generosità di molti giovani e meno giovani, che si sono mossi subito e con generosità, immediatamente dopo l’alluvione di Genova lo scorso novembre. E’ bastato poco perché in molti si muovessero per spalare il fango e portare un po’ di solidarietà.
Sembra quindi che la maggiore resistenza e difficoltà a metter in moto i giovani si sperimenti proprio nei nostri ambienti parrocchiali. Dico “sembra”, perché non vorrei far troppo semplici le cose. Ma certamente non posso non riflettere ed interrogarmi sul “perché”.
La parte del Vangelo che racconta rapidamente la chiamata dei primi discepoli non va sezionata da ciò che la precede. Infatti l’evangelista Marco ha appena ricordato quello che Gesù sta facendo: Gesù si muove per la Galilea e lancia un annuncio chiaro e solenne: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo!”.
Sicuramente i discepoli rispondono alla chiamata di Gesù, abbandonando tutto per seguirlo, non per un cieco senso del dovere, ma perché sentono che realmente tutto quel che possiedono e che stanno facendo, vale molto meno di quello che Gesù propone e annuncia.
“Il tempo è compiuto” dice Gesù. In altre parole il Maestro dice che il tempo che viviamo non è un girare a vuoto, non è senza direzione, non è senza senso.

La vita è un tempo prezioso nelle mani di Dio, e che si può vivere in modo pieno perché “il Regno di Dio è vicino”. Gesù annuncia qualcosa che in fondo è nei desideri più profondi dell’uomo, e quindi anche dei pescatori di Galilea. Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo lasciano le reti che hanno in mano per farsi prendere loro stessi dalla rete di Gesù. La barca su cui stanno, e che fino ad allora è stata tutta la loro vita, diventa troppo piccola rispetto alla barca che Gesù propone loro, per iniziare una avventura che non sarà facile, ma che riempirà la loro vita di senso pieno.
I primi discepoli entrano così nel dinamismo di Gesù, che non si ferma, e continua ad andare avanti, incontro alle persone, ai più poveri, a coloro che cercano Dio veramente.
E se anche cercheranno di fermarlo con la crocifissione, il cammino di Gesù non si ferma, anzi diventa ancor più universale e coinvolgente.
Anche se ho visto un po’ di delusione negli animatori degli adolescenti, dopo lo scarso risultato del loro invito, ho detto loro di continuare e non fermarsi. Infatti sono sicuro che l’entusiasmo e la generosità del loro servizio alla fine faranno breccia anche nei cuori deli adolescenti più distratti e insofferenti agli inviti in parrocchia.
Viviamo in una realtà che purtroppo sente il messaggio cristiano non più come novità sconvolgente che muove la vita. Oggi la fede, il Vangelo e la comunità cristiana sono avvertiti, specialmente dai giovani, come realtà passate, e non più così significative per la vita. E forse è anche colpa di noi cristiani “di Chiesa” che non sempre mostriamo entusiasmo nel nostro modo di fare e di credere.
Ma nel cuore di ogni uomo e di ogni giovane, c’è comunque il desiderio di un mondo nuovo, migliore, più solidale, giusto e in pace. In altre parole, in tutti c’è il desiderio del Regno di Dio, quello che Gesù ha predicato e mostrato.
Se, come cristiani, sappiamo mostrare che essere Chiesa e vivere il Vangelo, risponde a queste attese, allora forse più persone saranno disposte, come i primi discepoli, a mettersi in gioco con noi, ed entrare nella rete di Gesù.

    Giovanni don

     
     
     

    Diversamente uguali: essere omosessuali non significa essere diversi

    tratto da: www.queerblog.it

    Essere omosessuali non significa essere diversi: è questo il filo rosso che lega i video della nuova campagna di Arcigay Diversamente Uguali. L’idea, sviluppata insieme a DRAFTFCB, è quella di favorire l’ascolto e narrare un serena quotidianità che spesso non fa notizia. Per questo sono state raccolte delle video-testimonianze spontanee sia di giovani lesbiche e gay, sia di genitori di figli omosessuali che raccontano le proprie vite. I video sono molto semplici e ci concentrano sul messaggio trasmesso sia attraverso le parole che sull’espressione dei volti. Secondo Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay si tratta di una campagna che

    “va direttamente al cuore degli eterosessuali e che narra, fuori dallo stereotipo, la serenità che molti di noi vivono oggi. Sono sicuro che la campagna, che crea immediata identificazione, risolverà molti dei dubbi di coloro che faticano a confrontarsi con noi. Di più aiuterà molti gay e lesbiche che hanno ancora il terrore di raccontarsi a farlo. Sognavamo da tempo di poter parlare al ventre del paese, su settimanali, quotidiani e riviste a grande tiratura e di aprire un canale di dialogo sul web”.

    Alla campagna video è collegato un sito web che permette di inviare la propria video testimonianza (anche chiedendo l’anonimato, se si vuole); sono previste anche delle locandine con i quattro personaggi dei video e uno slogan del loro messaggio.

    TESTIMONIANZA DI MARIELLA

    TESTIMONIANZA DI VALERIA

    TESTIMONIANZA DI MARCO

    TESTIMONIANZA DI VANDA

     
     
     

    Il vescovo di Ragusa: "Lo Stato riconosca l'unione gay. Non è un matrimonio"

    Articolo di Giovanni Panettiere tratto da Quotidiano.net, 11 gennaio 2012

    Il vescovo di Ragusa:

    Il carismatico vescovo siciliano: "Sono convinto che la Chiesa debba essere una casa dalle porte aperte per tutti. Per gli immigrati, per le donne in fuga da mariti violenti, per chi è omosessuale e si sente escluso".

    Se il paradiso si conquistasse costruendo chiese, i ragusani l’avrebbero già in tasca. Solo scendendo fino alla punta estrema della Penisola, si può ascoltare la sinfonia barocca della più sontuosa orchestra di luoghi sacri in Italia.

    La strada per arrivarci è lunga, ma ne vale la pena. Non solo chiese, non solo muri. A Ragusa è l’Estetica che trasuda dalla storia e si spande lungo il reticolato di viuzze accavallate sulla roccia di Ibla. La città antica, con le sue case brune, gialle, rosa, a picco su un’impervia distesa di ulivi, in un’arlecchinata di colori.

    La Ragusa della fede ha il nome di Santa Maria delle Grazie, della Madonna dell’Idria, della Chiesa del Purgatorio. Il cuore, invece, riposa in piazza Duomo.

    Qui il passo si fa pendenza, gli occhi alzano il tiro e l’aria si frantuma davanti alla vertigine di San Giorgio.
    Il prospetto a tre ordini, tempestato di colonne, conferisce al duomo slancio e armonia. In certi casi la bellezza è un foglio bianco, non si descrive. Si ammira, in silenzio.

    Per secoli la città ha convissuto con la dialettica, anche aspra, tra i fedeli di San Giorgio e quelli di San Giovanni, la cui cattedrale impreziosisce la parte nuova del capoluogo.

    Dietro il campanilismo religioso ardevano i contrasti tra i nobili iblei e i massari sangiovannari. Da una parte, i ragusani storici, dall’altra, i cosentini, approdati a Ragusa nell’XI secolo al seguito dei normanni.

    Oggi quella diatriba va stemperandosi per farsi memoria condivisa, come sottolinea il vescovo Paolo Urso: "Ogni anno, il 29 agosto, giorno del martirio di San Giovanni Battista, la statua del patrono percorre le vie di Ragusa.

    Sangiovannari e sangiorgesi sono insieme, senza rivalità, animati da una fede sana che non cede al folklore né al devozionismo".

    Originario di Acireale, classe 1940, monsignor Urso è un uomo semplice, dai tratti garbati. Alla sera è facile incrociarlo per strada, chiuso nel suo pastrano nero.
    I ragusani raccontano che per tutti ha una parola di saluto e l’orecchio pronto all’ascolto. Lontano anni luce dalla figurina del vescovo ieratico, tutto incenso e anello pastorale, Urso é riuscito a entrare nelle simpatie anche di chi non crede.

    Sarà perché è un pastore intraprendente, sempre attento a cogliere le esigenze della gente per provare a seminare segni concreti della presenza cristiana a fianco degli ultimi.

    "Sono convinto - dice - che la Chiesa debba essere una casa dalle porte aperte per tutti. Per gli immigrati, che sbarcano sulle coste di Pozzallo, per le donne in fuga da mariti violenti, per chi è omosessuale e si sente escluso".

    Monsignor Urso, lei disegna una Chiesa dalle braccia larghe. Ma a Ragusa si respira ancora una religiosità diffusa o sono rimasti solo i templi?


    "La fede dei ragusani è convinta e affonda le sue radici in una formazione seria delle coscienze. In diocesi abbiamo due chiese, dove è possibile partecipare all’adorazione eucaristica perpetua, trecentosessantacinque giorni all’anno.
    Ad ogni ora c’è sempre qualche fedele in preghiera. È il segno di un bisogno corale di trovarsi in silenzio davanti a Gesù eucarestia".

    Una delle due chiese è quella di San Vito, nel centro di Ragusa città, che lei ha riaperto per permettere la contemplazione del Santissimo. Perché dà così importanza all’adorazione eucaristica?

    "Quest’anno abbiamo intitolato il piano pastorale Educhiamoci alla libertà. Introducendo il tema, ho citato una frase di papa Benedetto XVI: ‘Se adoriamo Gesù e ci inginocchiamo davanti a lui, non dobbiamo adorare e inginocchiarci davanti a nessun potere’.
    L’adorazione educa l’uomo al riconoscimento dell’unico primato, quello di Dio, e spinge il fedele alla donazione di sé agli altri, come Cristo eucarestia che non ha esitato a offrire la sua vita per la salvezza di tutti, anche di chi l’ha ammazzato".

    Non crede che l’adorazione eucaristica rischi di scivolare nel devozionismo?

    "È un pericolo vero, per scongiurarlo occorre unire alla contemplazione un’attenta opera di evangelizzazione. Ovvero bisogna aiutare la gente a capire come l’adorazione del Santissimo implichi una ricaduta nella vita di tutti i giorni.
    Il Cristo, che adoriamo nell’eucarestia, ci esorta a testimoniare nei fatti, in special modo nella carità, il Vangelo. Altrimenti i nostri sono solo sterili riti".

    Quando lei è entrato in diocesi ha subito potenziato l’attività della Caritas diocesana. State raccogliendo qualche soddisfazione?

    "La nostra Caritas è una realtà molto bella e vivace. Pensa e opera per cercare di colmare i bisogni della gente. È chiaro, come Chiesa non siamo in grado – non è neanche il nostro compito – di risolvere i problemi sociali del territorio. Possiamo offrire solo dei segni di speranza".

    Come opera la struttura?

    "Fondamentali sono i centri di ascolto e le parrocchie che ci permettono di toccare con mano le difficoltà delle persone.
    Per esempio, in questi anni siamo entrati a contatto con donne in fuga dalle famiglie, perché vittime di violenze perpetrate dai mariti o dai conviventi".

    Come siete intervenuti?

    "Una parrocchia ha messo a disposizione dei locali e così é nato un centro di accoglienza per mogli o, più in generale, donne, con bambini e non, che hanno bisogno di un momento di pausa e tranquillità nella loro vita. Qui trovano quella pace smarrita in famiglia".

    Proprio a Ibla cinquant’anni fa si girò il film Divorzio all’italiana. Che cosa resta di quella Sicilia, con le mogli sottomesse ai mariti?

    "L’emancipazione femminile è arrivata un po’ dovunque, anche dalle nostre parti. C’è da chiedersi, però, che tipo di emancipazione, che tipo di inserimento è reso possibile oggi alle donne.
    Ho l’impressione che talvolta enfatizziamo troppo le dichiarazioni di principio, mentre le scelte concrete vanno in tutta altra direzione".

    A che cosa si riferisce?

    "Nella nostra società affermiamo il valore della donna in alcuni ruoli. Tuttavia, non si riesce ancora a metterle nelle condizioni di provvedere, una volta tornate a casa dal lavoro, anche alle faccende domestiche.
    Nel nostro tempo la donna non solo assume determinati incarichi nella vita civile, ma deve assolvere pure i compiti che già prima le erano attributi. Su di lei si caricano pesi aggiuntivi".

    Meglio rimettere indietro le lancette della storia?

    "Non si tratta di negare l’eguaglianza della donna in linea di principio. Tutt'altro. Il problema è come tradurre questo valore nella vita di tutti i giorni".

    Facile a dirsi, difficile a farsi.

    "Eppure il rapporto tra l’uomo e la donna, se vuole avere un futuro, deve fondarsi sulla parità. Molti drammi nascono proprio perché concretamente non si è riusciti ancora a stabilire un’eguaglianza".

    E nella Chiesa c’è parità tra Adamo ed Eva?

    "Provocatoriamente direi che nessuno ha difeso la donna come la Chiesa. Basti pensare al modo in cui Gesù ha valorizzato il ruolo della donna.
    È a Maria Maddalena, non a Pietro, che viene dato il primo annuncio della Resurrezione. Che poi nella storia ecclesiale ci siano state pagine di arretramento sul versante dell’eguaglianza ciò fa il palo con quanto è accaduto in altre comunità".

    Si può discutere di accesso delle donne al diaconato e al sacerdozio?

    "Sul sacerdozio credo che il dibattito, anche alla luce della lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis (1994), sia chiuso.
    Tuttavia, personalmente preferisco che la questione dei ministeri sia affrontata teologicamente e sotto il profilo storico. Chiediamo ai teologi e agli storici della Chiesa che cosa ne pensano".

    Altra emergenza, quella migratoria. Pozzallo, dopo Lampedusa e Mazara del Vallo, è il terzo polo di sbarco per gli immigrati in Sicilia: in che modo la Chiesa iblea è vicina agli immigrati che giungono sulla costa?

    "A Vittoria abbiamo un centro di accoglienza per i migranti. In più, la Fondazione San Giovanni, la Caritas diocesana e alcune cooperative hanno attivato tutta una serie di progetti per offrire soluzioni di lavoro e alloggio a chi decide di fermarsi in Sicilia".

    Avete mai avuto problemi di ordine pubblico?

    "No, non ci sono mai stati episodi apprezzabili, solo qualche caso isolato".

    Quali segni dei tempi si celano dietro il fenomeno migratorio?

    "Innanzitutto, emerge la necessità di mettere ogni popolo nelle condizioni di poter vivere in un contesto di serenità, libertà e rispetto.
    I migranti sono fratelli e sorelle, che per lo più scappano dai loro Paesi, non possiamo dimenticarlo. Alla logica dei respingimenti bisogna lasciare spazio ai valori dell’accoglienza e del rispetto".

    Rispetto di chi riceve i migranti, ma anche rispetto di chi arriva in una terra straniera.

    "L’azione educativa va indirizzata pure nei confronti degli immigrati. In quanto vittime di violenza, spesso queste persone non riescono a relazionarsi con gli altri se non in un’ottica di prepotenza".

    Che cosa ne pensa del reato di immigrazione clandestina, voluto dal ministro degli Interni, Roberto Maroni?

    "Il reato comporta una situazione molto diversa da quella di chi è in fuga dal proprio Paese. Mettere sullo stesso piano il criminale e il clandestino è un errore sotto il profilo intellettuale, culturale e giuridico".

    Nel 2005, in occasione del referendum sulla fecondazione assistita, lei dichiarò al Corriere della Sera che sarebbe andato a votare, lasciando libertà di coscienza ai fedeli. Eppure l’allora presidente della Cei, cardinale Camillo Ruini, era stato molto chiaro nel richiamare la Chiesa all’astensione. Rifarebbe quella scelta?

    "Senza dubbio la rifarei. Sono stato educato alla laicità dello Stato e al rispetto delle leggi civili. Quando il cittadino è chiamato a compiere delle scelte concrete, il compito della Chiesa è quello di offrire ai fedeli degli strumenti per decidere in autonomia e consapevolezza.
    Per questo ho detto alla mia gente: ‘Informatevi, documentatevi, vedete se questo tipo di soluzioni sono giuste e giudicate voi'".

    Quella di Ruini fu una mossa politica?

    "È stata un’azione di strategia politica. Ma io credo che i vescovi con la politica e le sue logiche non debbano avere nulla a che fare".

    Sei anni fa il dibattito era sulla fecondazione assistita. Oggi tiene banco, specie tra i giovani, quello delle convivenze. Quale è la sua opinione?

    "Il tema è molto complesso, anche perché potrebbe essere il segno di una paura di assumersi delle responsabilità. Allo stesso tempo potrebbe testimoniare una disistima nei confronti del matrimonio. In ogni caso la convivenza mi sembra un elemento di poca sicurezza".

    Davanti al quale che atteggiamento deve tenersi?

    "Se il problema è la scarsa considerazione del matrimonio, come Chiesa avremo il dovere di sottolineare la bellezza e l’importanza delle nozze; se, invece, alla base c’è una paura, occorrerà spingere i giovani ad avere coraggio. Scrive Louis Sepulveda: ‘Vola solo chi osa farlo’".

    Per gli omosessuali la convivenza civile è l’unica soluzione possibile per poter vivere stabilmente una relazione. Non crede che l’Italia abbia bisogno di un riconoscimento normativo per queste situazioni?

    "Quando due persone decidono, anche se sono dello stesso sesso, di vivere insieme, è importante che lo Stato riconosca questo stato di fatto. Che va chiamato con un nome diverso dal matrimonio, altrimenti non ci intendiamo".

    Siamo in ritardo sulla tabella di marcia?

    "Uno Stato laico come il nostro non può ignorare il fenomeno delle convivenze, deve muoversi e definire diritti e doveri per i partner. Poi la valutazione morale spetterà ad altri".

    Per il Catechismo cattolico l’omosessualità resta 'oggettivamente disordinata'.

    "La Chiesa fa le sue valutazioni, ma ciò non toglie che deve sempre essere una casa dalle porte aperte, anche per i gay e le lesbiche. Non va confuso il peccato con il peccatore".

    Proprio nel solco di un impegno al rispetto e alla valorizzazione di tutte le componenti ecclesiali può leggersi la sua scelta di collocare al vertice di molteplici uffici della Curia di Ragusa dei laici. Che cosa l’ha spinta a questa scelta, abbastanza inedita nella Chiesa italiana?

    "Ci sono ambiti nei quali i laici acquisiscono delle competenze particolari che possono essere d’aiuto all’azione della diocesi.
    Per questo ho affidato ai laici la responsabilità della Pastorale giovanile, delle Comunicazioni sociali, della Caritas, della Pastorale sociale del lavoro e della Consulta delle Aggregazioni laicali".

    Implicitamente il suo è anche un modo per fronteggiare l’emergenza lavoro nella provincia. Secondo gli ultimi dati della Cisl, l’occupazione a Ragusa, tra i ragazzi di età compresa fra i 15 e i 24 anni, è scesa nel 2009 al 17,7% (nel 2007 era al 31%), Che segni offre la diocesi sul versante dell’avviamento al lavoro delle nuove generazioni?

    "Stiamo pensando di realizzare a Ibla, in un antico convento, un centro enogastronomico del Mediterraneo. Sostanzialmente si tratta di una scuola di alta cucina, con annesso un ristorante. Abbiamo già restaurato i locali per gli alloggi.
    In questo centro i ragazzi potranno avere una formazione enogastronomica di livello, restando nella loro terra e guadagnandosi il pane lavorando. Dobbiamo capire che, quando un ragazzo va via di casa, il territorio si impoverisce".

    Uno dei volani per l’economia ragusana potrebbe essere l’aeroporto civile di Comiso. Inaugurato nel 2007 dall’allora ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, non è mai entrato in funzione.

    "Spero che possa finalmente decollare nel vero senso della parola. E nel più breve tempo possibile. È sotto gli occhi di tutti l’urgenza di un aeroporto nella nostra provincia. La popolazione ci spera, così come si augura che possa essere costruito un raccordo stradale migliore tra Ragusa e Catania".

    Vent’anni fa la base missilistica di Comiso fu al centro di forti contestazioni pacifiste. Che ricordo ha di quel periodo, segnato da scontri e incomprensioni tra la Curia e quei giovani - anche cattolici - soprattutto quando il suo predecessore, monsignor Angelo Rizzo, impartì la benedizione alla cappella della struttura militare?


    "Allora non ero nel Ragusano, ma non mi trovavo neanche troppo lontano. Ricordo quel periodo come un momento particolarmente doloroso per la diocesi in quanto si crearono all’interno del mondo ecclesiale posizioni diversificate.
    Per sanare la ferita, nel 2005, ho chiesto ed ottenuto, da Pax Christi e dalla Conferenza episcopale italiana, di far partire proprio dalla base di Comiso la marcia nazionale per la pace".

    Che cosa voleva indicare?

    "Il nostro intento era quello di far vedere come fosse possibile trasformare strumenti e luoghi di morte in strumenti e luoghi di pace e crescita civile".

    Missione compiuta?

    "A distanza di anni ho ancora amici di Bolzano che mi telefonano per ringraziarmi di quella marcia.
    Posso dire che è stata un’occasione molto bella: noi siciliani siamo di nostro accoglienti e anche in quel frangente riuscimmo ad imbastire uno straordinario evento di condivisione per chiedere al Signore il dono della pace".

     
     
     
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    "ho sollevato voi su ali di aquile e vi ho fatti venire fino a me” (Esodo 19,4)

    Gruppo"Ali d'Aquila"

     Email: gruppoalidaquila@libero.it

    Chiesa San Francesco Saverio

    piazza San Francesco Saverio all'Albergheria

    PALERMO

    Gruppo

    Il gruppo "Ali d'Aquila" nasce nel Natale 2008 col desiderio di creare un luogo di accoglienza e di preghiera per le persone omosessuali, per favorire una riconciliazione con se stessi, con Dio e con la Chiesa.

    Ci incontriamo nell'ascolto reciproco, nella condivisione delle nostre esperienze, nell'accettazione delle nostre umane diversità, con l'amore dei fratelli, mettendo a frutto quei talenti, doni e carismi che Dio ha donato a ciascuno per la crescita del gruppo.

    Poniamo Cristo al centro della nostra stessa esistenza, lasciandoci interrogare dalla Sua Parola per la nostra crescita, umana e spirituale, in una continua e instancabile ricerca della Verità che ci rende liberi.

    Vogliamo percorrere un cammino di riconciliazione con la Chiesa, attraverso il dialogo, il confronto e la conoscenza reciproca, nella consapevolezza che la dimensione omoaffettiva è un valore e può ben costituire un percorso di crescita e di approfondimento per vivere, senza pregiudizi, una relazione autentica con l'altro. 

     

    AREA PERSONALE

     

    SUGAR BABY LOVE

    Il video racconta con ironia il percorso sentimentale di un ragazzo diventato uomo, che, dopo aver scoperto di essere Gay, vive la sua identità sessuale benchè vittima di alcune disavventure ... 

     

    Criteri di discernimento vocazionale di persone a tendenza omosessuale per l'ammissione al seminario e agli ordini sacri (2005)

    Sempre nostri figli Un messaggio pastorale ai genitori di figli omosessuali e suggerimenti ai collaboratori pastorali (1997)

    - La Pastorale nei confronti degli omosessuali a Innsbruck (1998)

     

    PUBBLICITà PROGRESSO

    Dio non odia chi è gay

     

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    bandiera arcobaleno

    "Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione." (Art. 2 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo - 1948)

    "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali." (Art. 3 della Costituzione Italiana - 1948)

     

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