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COLLASSO

Post n°122 pubblicato il 23 Febbraio 2010 da Piero_Calzona
 

COLLASSO

Quando finirà il petrolio quali saranno le conseguenze?

Introduzione

I combustibili fossili sono un dono unico della storia geologica che ha permesso agli esseri umani di ampliare artificialmente e temporaneamente la portata del nostro habitat sul pianeta Terra.

Prima che i combustibili fossili, cioè carbone, petrolio e gas naturale, entrassero nell'uso corrente, meno di un miliardo di esseri umani popolava la Terra. Oggi, dopo circa due secoli di questi combustibili, e con la loro estra­zione che ha raggiunto il massimo storico, il pianeta sopporta una popolazio­ne di sei miliardi e mezzo d'individui. Toglietele i combustibili fossili e la razza umana sarà nei guai.

 

In genere, il petrolio e il gas sono stati così economici e abbondanti per tutto il XX secolo che persino gli appartenenti agli strati più bassi dell'ordinamen­to sociale ne hanno beneficiato: abitazioni dotate di energia elettrica, automo­bili, televisori, aria condizionata. Il petrolio è una sostanza straordinaria. Contiene un'enorme quantità di energia per peso e volume. È facile da trasportare. Si conserva facilmente a temperatura ambiente in serbatoi metallici non pressurizzati dove può rimanere a tempo indeterminato senza degradarsi. Lo si può pompare attraverso un tubo, lo si può mandare in tutto il mondo I sulle navi, lo si può trasportare su treni, automobili e camion, lo si può persi­no far volare su aerei cisterna per rifornire altri aerei in volo. È infiammabile, ma si è dimostrato sicuro se maneggiato con un minimo di attenzione. Si può raffinare mediante distillazione diretta in diversi gradi di combustibile - benzina, diesel, cherosene, combustibile avio, petrolio per riscaldamento - e trasformare in innumerevo­li prodotti utili: plastiche, vernici, farmaci, tessuti, lubrificanti.

 

Il futuro

A memoria storica, il mondo non si è mai trovato in circostanze così perico­lose come all'inizio del XXI secolo. Le nazioni del mondo si trovano a dover affrontare la lotta per la sopravvivenza per il possesso di risorse energetiche. Questo è un periodo ben più oscuro del 1938, vigilia della Seconda Guerra Mondiale. L'attuale popolazione mondiale di sei miliardi e mezzo di indivi­dui non ha alcuna speranza di mantenere l'attuale tenore di vita e le condi­zioni fondamentali di vita sulla Terra richiederanno presto una qualche deci­sione. Le sole domande sono: che forma assumerà l'inevitabile attrito, e come, in quali luoghi, quando? La risposta ad alcune di queste domande sarà deter­minata dalla calamità incombente dei cambiamenti climatici e delle implica­zioni ambientali associate ad essi, soprattutto la fame, la mancanza di acqua dolce e l'aumento delle epidemie. Nel frattempo, il mondo si trova di fronte manovre e atteggiamenti pericolosi di alcune nazioni per il controllo e il possesso del petrolio.

Al centro di tutto questo c'è la morbosa dipendenza dell'Occidente dal mondo islamico. Le nazioni islamiche possiedono gran parte del petrolio rima­sto sul pianeta. Noi dipendiamo da quel petrolio. Con la nostra disattenzione, il nostro narcisismo e un autocompiacimento di una stupidità quasi incredibi­le, abbiamo permesso a noi stessi di diventare ostaggi di quella dipendenza. Abbiamo arricchito le classi dominanti del Medio Oriente al di là delle più folli fantasie mai sognate da un emiro, uno sceicco, un pascià o un califfo in tutti i secoli di sogni. Quella ricchezza ha trasformato una religione poetica e pudica nell'agente virulento di una potenziale conflagrazione mondiale.

 

Il petrolio è la risorsa più cruciale del mondo. Senza di esso, nulla funzio­na in una civiltà industriale così come si configura attualmente. Pochi conte­stano l'idea che alla fine il mondo resterà senza petrolio e in molti ammetto­no che ciò accadrà entro questo secolo, ma quasi nessuno ha idea di cosa acca­drà da adesso ad allora, quando la spia indicherà "vuoto". L'opinione pubbli­ca americana presume di solito che per quando il petrolio sarà esaurito l'uma­nità avrà compiuto la transizione al successivo sistema energetico - attual­mente il candidato preferito è quello basato sull'idrogeno - e che questo arri­verà appena in tempo, per posta prioritaria, perché così vuole il libero merca­to e il libero mercato non ci tradisce mai, ma per produrre l’idrogeno c’è bisogno di energia, se non ci sarà più petrolio dove prenderemo questa energia? Inoltre le fonti di energia alternative, come l’energia eolica, energia solare, energia nucleare, energia idroelettrica, energia geotermica, saranno sufficienti per il fabbisogno mondiale? Le auto potranno funzionare? La ricerca scientifica sarà in grado di trovare e perfezionare fonti di energia alternativa? L’Uomo non doveva pensarci molto tempo fa per cercare altre forme di energia alternativa?

 

La Cina

Nei prossimi anni, la Cina avrà disperatamente bisogno del petrolio alme­no quanto gli Stati Uniti. La Cina non ha molti giacimenti ed è stata esplorata inesorabilmente, acro per acro, come una pura impresa statale, senza alcun limite imposto dalle normali considerazioni sui costi. Il partito comunista ha inviato squadre di perforatori assolutamente dappertutto, con risultati delu­denti, e non rimane più nulla da esplorare, ad eccezione del Mar della Cina meridionale, una regione contesa da molte altre nazioni. La Cina ha perfino meno petrolio di quanto ne rimane agli Stati Uniti, con una popolazione quat­tro volte più vasta, e ha sviluppato un'economia industriale che ne fa ora il secondo consumatore di petrolio al mondo, avendo sorpassato il Giappone nel 2004. Anzi, si potrebbe dire che la Cina ha avviato l'ultima economia indu­striale dell'era petrolifera, ma è entrata in gioco troppo tardi. Le sue importa­zioni di greggio sono raddoppiate negli ultimi cinque anni e aumentate di quasi il 40% nella prima metà del 2004. All'attuale tasso di crescita della domanda, la Cina da sola, tra tutte le nazioni del mondo, consumerà il 100% delle esportazioni mondiali ora disponibili in dieci anni, presupponendo che la domanda non cresca altrove nel mondo e che non si verifichi un calo della produzione globale.

 

Il benessere e la paura

I combustibili fossili ci hanno permesso di volare, di andare dove vogliamo rapidamente e di spostare facilmente le cose da un posto all'altro. I combustibili fossili ci hanno salvato dall'oscurità dispotica della notte. Hanno reso comuni ovunque le dimensioni faraoniche dei nostri edifici. Hanno consentito a una percentuale minuscola delle nostre popolazioni cresciute a dismisura di produrre quantità massicce di cibo. Ci hanno permesso di sviluppare industrie d'insuperabile ingegnosità e di spingere i limiti di ciò che significa essere umani fino alla strana frontiera dove l'uomo s'immagina in una sorta di immortalità meccanica.

Tutte le meraviglie e i miracoli del XX secolo sono stati resi possibili dal nostro accesso a forniture abbondanti di combustibili a buon mercato. Persino la tecnologia applicata della fissione nucleare, giunta a metà del secolo, sareb­be stata impossibile senza i combustibili fossili e forse non potrà continuare a lungo in futuro senza di essi.

L'era dei combustibili fossili sta per finire. Non abbiamo sostituti a portata di mano. Questi fatti sono scarsamente compresi dalla popolazione globale, presa negli ingranaggi della vita quotidiana, ma, quel che è tragico, neppure dalle classi colte degli Stati Uniti, che continuano a essere di gran lunga i mag­giori scialacquatori di combustibili fossili. È della massima importanza che ci sforziamo di capire cosa sta per succederci perché si ripercuoterà come un ter­remoto sul nostro modo di vivere, sull'ordinamento mondiale e sulla possibi­lità che il preziosissimo carico della cultura umana possa avanzare sano e salvo verso il futuro.

 

Il picco globale

La chiave per comprendere ciò che sta per succederci è contenuta nel con­cetto di picco della produzione globale di petrolio. È il punto in cui abbia­mo estratto la metà di tutto il petrolio esistente nel mondo, la metà più faci­le da ottenere, la metà raggiungibile più economicamente, la metà di qua­lità migliore e meno costosa da raffinare. Il petrolio residuo è quello che si trova in posti proibitivi di non facile accesso, come l'Artico e le profondità dell'oceano.

Molta della metà restante è difficile da estrarre e potrebbe richiedere, in effetti, così tanta energia per estrarla da non valerne la pena; se, per esempio, ci vuole un barile di petrolio per ottenere un barile di petrolio, sarebbe inuti­le. Se ci vogliono due barili di petrolio per ottenerne uno, sarebbe addirittura folle. Molta della metà restante si presenta sotto forma di greggio ad alto con­tenuto di zolfo, difficile da raffinare, o sabbie bituminose e catrame di scisto, che non sono liquidi ma solidi che devono essere scavati e poi liquefatti per la raffinazione, aggiungendo altre due voci ai costi per il loro recupero. Una parte notevole della metà restante delle scorte originarie di petrolio mondia­li non sarà mai recuperata.

Oltrepassare il picco della produzione petrolifera significa che tutte le nazioni della Terra messe insieme non potranno mai più estrarre dal terreno tanto petrolio quanto ne estraevano al momento del picco, quale che sia la domanda. Ciò ha implicazioni straordinarie per la civiltà industriale fondata sul petrolio, basata sull'espansione costante e regolare di tutto: popolazione, prodotto interno lordo, vendite, profitti, nuovi alloggi, e chi più ne ha più ne metta. Il superamento del picco della produzione petrolifera rappresenta una crisi economica senza precedenti che sconvolgerà le economie nazionali, rovescerà governi, altererà le frontiere nazionali, provocherà conflitti militari e metterà a repentaglio il proseguimento della vita civile. Al momento del picco la razza umana avrà generato una popolazione incapace di sopravvive­re con meno della quantità di petrolio prodotta in quel momento... e una volta superato quel punto l'offerta di petrolio diminuirà inesorabilmente. Quando ciò accadrà, complessi sistemi sociali e di mercato saranno sollecitati fino al punto di rottura, annullando la possibilità di una discesa indolore dal picco.

 

Conclusione

Com'è possibile che una simile catastrofe sia così imminente e persone civi­li e colte in paesi liberi con mezzi d'informazione liberi e istituzioni trasparen­ti siano così disinformate in merito?

La maggioranza degli occidentali sembra convinta che il  petrolio sia superabbondante, se non illimitato. Crediamo che il mondo sia pieno di enormi quantità di giacimenti petroliferi ancora da scoprire e che le "nuove tecnologie" di trivellazione ed estrazione faranno miracoli nel pro­lungare la vita dei giacimenti esistenti. Nell'immediato futuro, dovremo affrontare la fine dell'era del combustibile fossile a buon mercato. Non è un'esagerazione affermare che forniture affidabili di petrolio e gas naturale a basso costo siano alla base di tutto ciò che identifichiamo come i vantaggi della vita moderna. Tutti i beni di prima necessità, i comfort, i lussi e i miracoli del nostro tempo riscalda­mento centralizzato, aria condizionata, automobili, aeroplani, illuminazione elettrica, indumenti poco costosi, musica registrata, cinema, supermercati, elettrodomestici, operazioni di protesi dell'anca, la difesa nazionale, e chi più ne ha più ne metta, devono la propria origine o la loro esistenza protratta, in un modo o nell'altro, al combustibile fossile a buon mercato.

Perfino le centrali nucleari dipendono da ultimo dal petrolio e dal gas a buon mercato per tutte le procedure di costruzione e manutenzione e per l'e­strazione e la lavorazione dei combustibili nucleari. Le lusinghe del petrolio e del gas a basso costo erano così seducenti e hanno suscitato tali slanci di entusiasmo che abbiamo smesso di prestare attenzione alla natura essenziale di questi doni miracolosi della Terra, al fatto cioè che esistano in scorte limi­tate e non rinnovabili, distribuite in modo ineguale per il mondo. Per quel che ne sappiamo oggi, nessuna combinazione di cosiddetti com­bustibili o procedure energetiche alternative ci permetterà di continuare a condurre in Occidente un'esistenza quotidiana come quella a cui ci siamo abi­tuati nel regime del petrolio. Né alcuna combinazione di combustibili alterna­tivi ci consentirà di far funzionare una parte consistente dei sistemi che gestiamo attualmente in ogni settore, dalla produzione alimentare, all'indu­stria manifatturiera, alla produzione di energia e ai grattacieli, fino alle nor­mali attività domestiche e familiari che richiedono molteplici tragitti in auto ogni giorno, e al funzionamento di giganteschi istituti scolastici centralizzati con la loro flotta di scuolabus gialli. Siamo nei guai!!!

Le alternative note al petrolio convenzionale comprendono il gas naturale, il carbone e le sabbie bituminose, il catra­me di scisto, l'etanolo, la fissione nucleare, l'energia solare, eolica, idrica e delle maree, e gli idrati di metano. Ricorreremo sicuramente a molte di que­ste cose, e ai vari sistemi che comportano, per quanto potremo, ma non potranno compensare l'esaurimento delle nostre riserve petrolifere. In un certo grado, tutte le fonti di energia non fossili dipendono in realtà da una sottostante economia dei combustibili fossili. La colpa di tutta questa catastrofe annunciata ricade sull’Uomo e la sua politica miope, che non ha saputo prevenire, attraverso la ricerca scientifica, un evento che riporterà le società in uno stato di involuzione senza precedenti.

Bibliografia:

Collasso (sopravvivere alle attuali guerre e catastrofi in attesa di un inevitabile ritorno al passato)

di James Howard Kunstler

 
 
 
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