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HOMO STUPIDENS. Una disamina storico-antropologica sull'uomo e sulle religioni

Post n°129 pubblicato il 22 Maggio 2014 da Piero_Calzona
 

PIERO CALZONA

HOMO STUPIDENS
(Una disamina storico-antropologica sull’uomo e sulle religioni)

 

Prefazione di TELMO PIEVANI

 

Siamo sicuri che Homo sia sapiens? Siamo sicuri che le religioni abbiano un’utilità per l’umanità? Per rispondere a queste due domande l’Autore ha dovuto dedicare tredici anni di ricerca serrata attraverso la lettura di circa cinquecento libri di varie discipline. L’antropologia, la paleontologia, l’etnologia, la biologia evolutiva, la microbiologia, la genetica e tante altre discipline relative all’evoluzionismo gli hanno dato le risposte che cercava. In questa ricerca storico-antropologica l’Autore apre nuovi scenari sulla natura dell’uomo e sulle origini della religione, scenari che evidenziano le catastrofi causate dall’uomo e che ci fanno presagire un futuro incerto per la specie Homo.

 

 

 

I proventi di questo libro verranno devoluti all’ AISLA Onlus Genova

 

Scheda

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Introduzione di Piero Calzona

 

Ho dedicato parte della mia vita a pormi domande su come gira questo nostro Mondo. Proprio da questa  esigenza interiore nasce la mia ricerca. Ho iniziato da ragazzo a leggere libri e riviste di scienza, la curiosità era talmente grande che presto ho lasciato i concetti obsoleti della cultura dominante per entrare in un mondo nuovo: il mondo delle scienze. Il mondo delle scienze è scevro da pregiudizi e falsità perché è fondato su prove inconfutabili, secondo il modello galileiano della riproducibilità dei fenomeni. Inizia così il mio percorso culturale. Il mio primo approccio con la scienza è stato affascinante, perché ho iniziato con la fisica, l’astrofisica e la cosmologia; in seguito l’interesse di approfondire si è spostato verso la fisica delle particelle, la relatività generale e quella ristretta. È stato per me un modo per conoscere il grande libro della natura cosmica: galassie, nebulose, pulsar, quasar, buchi neri, ecc. Ma tutto questo non mi bastava. La mia mente curiosa cercava altre risposte. Perché esistiamo? Così, per anni, ho cercato di dare delle risposte alle mie domande. Inizia così un’altra avventura culturale. L’antropologia, la paleontologia, l’etnologia, la biologia evolutiva, la microbiologia, la genetica e tante altre discipline relative all’evoluzionismo mi hanno fornito le risposte che cercavo. Ma il mio percorso non finisce qui, strada facendo mi sono accorto di aver trascurato un fenomeno che interagisce con tutta la popolazione: la religione. Tempo fa mi è capitato fra le mani un libro che ha innescato la mia curiosità su questo fenomeno mondiale. Lo studioso del fenomeno religioso, Massimo Introvigne, ha calcolato che oggi esistono più di 20.000 religioni alle quali si devono sommare 30.000 confessioni che si definiscono cristiane. Nel solo induismo si contano 33.000.000 di divinità, anche se solo tre sono le principali: Brahma, Shiva, Vishnu. Perché ci sono così tante religioni? Questa domanda ha acceso in me la curiosità di indagare il fenomeno dal punto di vista storico-antropologico. Oggi, dopo aver letto circa cinquecento libri di varie discipline e dopo aver preso tantissimi appunti, ho deciso di scrivere questo libro per trasmettere la mia esperienza culturale.

 

La prima parte, dal titolo “Alle radici di una falsa cultura”, è  basata su una ricerca scritta nel 2000 e pubblicata sul mio sito ufficiale nel 2004, nella quale prendo in esame tutte le falsità culturali che abbiamo ereditato da civiltà arcaiche. Ho voluto inserire questa parte per evidenziare l’evoluzione del mio pensiero in merito alle religioni dopo tredici anni di altre letture più specifiche, come la storia delle religioni, le origini delle religioni viste anche attraverso discipline come la neurobiologia, la neuropsicologia e l’antropologia cognitiva. Queste letture mi sono state d’aiuto per capire il fenomeno religioso dal punto di vista storico-scientifico. Tra questa prima parte e le altre si evidenziano alcune contraddizioni concettuali, dovute principalmente alla mancanza di dati scientifici, che ho risolto negli ultimi tredici anni; difatti, attraverso lo studio dell’evoluzionismo, i concetti sulle origini della vita sono completamente cambiati. D’altronde, come già detto, ho voluto inserire queste pagine proprio per evidenziare l’evoluzione del mio pensiero Non vorrei aggiungere altro perché in questa prima parte c’è già la prefazione.

 

Nella seconda parte, dal titolo “Homo stupidens”, prendo in considerazione la natura dell’uomo vista da un’ottica storico-scientifico-evoluzionistica, supportata da prove tangibili.

L’Uomo è un essere dall’indole distruttiva e autodistruttiva: Non è una mia opinione o una mia tesi, ma il risultato di un’indagine paleoantroplogica che parte da circa 40.000 / 50.000 anni, basata sulla ricostruzione delle prime distruzioni di massa ad opera di Homo Sapiens. La storia ci racconta che ci sono state tantissime guerre ed altri fenomeni che hanno seminato terrore e morte tra i popoli. In tutti questi genocidi e olocausti non bisogna trascurare il peso delle religioni, che per la supremazia del proprio credo hanno operato (in nome di Dio) con una ferocia che neanche gli animali della natura hanno mai manifestato.

Mentre tutti gli animali seguono un processo evolutivo e di sopravvivenza, secondo un modello ecologico che segue le leggi della Natura, l’uomo è un caso a parte; pur essendo dotato di ragione e autoconsapevolezza, tende all’autodistruzione. Quando un Essere consapevole della pericolosità dei suoi comportamenti persevera in quella direzione, vuol dire che non ha controllo, vuol dire che l’autodistruzione è parte della sua natura.

Il problema dell’inquinamento esiste da tantissimo tempo, ma ciò non ha prodotto nell’uomo la minima presa di posizione dinnanzi all’evidenza dei fatti. Ho stilato un lungo elenco delle catastrofi che l’Uomo sta producendo, tale elenco è il risultato di una lunga, inesorabile corsa verso il potere e la ricchezza. Che cosa significa ciò? Che l’uomo, nonostante le grandi catastrofi, continua imperterrito il suo cammino di distruzione. E’ facile dire che la colpa è dei politici o di persone che hanno monopolizzato il Pianeta, questo è estremamente vero e degno di essere preso in considerazione; sicuramente i cosmocrati, le multinazionali, il potere politico ed economico hanno la più grande responsabilità, ma anche la diffusa indifferenza delle persone comuni ha il suo peso. In questo capitolo ho cercato di analizzare la natura di Homo sapiens e mi sono accorto che l’Uomo usa la ragione per fini egoistici; sono proprio queste caratteristiche peculiari di Homo sapiens a porlo sul gradino più alto nella classifica degli Esseri feroci e autodistruttivi. Oggi si parla di evoluzione del pensiero umano, ma visto le cose come stanno, finalizzato a che cosa?

 

Nella terza parte del libro cercherò di dare delle risposte al fenomeno religioso.

Il sentimento religioso umano sarebbe un sottoprodotto dell’evoluzione del cervello: New Scientist esplora gli ultimi risultati scientifici a sostegno di questa ipotesi. Il senso del divino è una conseguenza dall’abilità tutta umana di costruire mondi fittizi, di pensare a persone assenti o inesistenti.

La capacità di concepire una mente e una volontà in assenza di un corpo visibile è un grande vantaggio evolutivo: ha permesso ai nostri antenati di prevedere il comportamento dei possibili predatori e di acquisire un controllo maggiore sull’ambiente. Questa caratteristica, unita alla tendenza a trovare cause per ogni evento della vita - anche questa frutto dell’evoluzione -, avrebbe portato a una predisposizione del cervello umano per l’idea di dio.

Già a tre o quattro anni i bambini sono pronti ad accettare una visione soprannaturale del mondo. Sarebbe quindi il funzionamento della mente umana ad aver favorito la nascita della religione. La sua diffusione in quasi ogni cultura sarebbe dovuta al vantaggio che garantisce al gruppo: lo rende più compatto e solidale, e ne facilita quindi la sopravvivenza. Tanto che, speculano alcuni ricercatori, un gruppo di bambini lasciati a loro stessi svilupperebbe in modo autonomo una sua religione originale.

Dio, dunque, è nato dalla mente dell’uomo, attraverso un lungo processo evolutivo, per placare la paura della morte, le angosce, la paura dei cataclismi naturali e soprattutto la paura di perdere raccolti e allevamenti. Infatti la nascita degli dèi inizia a manifestarsi solo trentamila anni fa, quando Homo sapiens incomincia a formare le prime comunità. Prima di questo periodo non esistevano religioni, ma solo forme di totemismo, animismo, feticismo, magia, stregoneria e superstizione. Con l’avvento dell’agricoltura l’uomo ha inventato gli dèi per alleviare le proprie paure. Col tempo la magia si è trasformata in processi religiosi, attraverso la ierofania, la epifania, la cratofania, la teogamia e la cosmogonia. L’enorme numero di religioni e divinità spiega che dio è solo una pura illusione. Quasi tutte le religioni derivano da processi ritualistici arcaici assiro-babilonesi, sumeri, egiziani, iranici, ecc; difatti se andiamo ad analizzare le tre religioni monoteiste possiamo constatare che i culti sono simili. Dio non esiste! E se esistesse, cosa ce ne facciamo di un dio che non si preoccupa del male nel mondo? Cosa ce ne facciamo di un dio nascosto, indifferente, consapevole del male, ma inerte? È ormai accettato da tutti che la Bibbia è la trascrizione di racconti orali prei­storici, tramandatisi per secoli e le conclusioni cui giunsero i suoi redattori sono le stesse a cui giunsero i popoli contigui a Israele.

Nelle immediate vicinanze dell’antico Israele sono stati scoperti, alla fine del diciottesimo secolo, dei testi babilonesi in scrittura cuneiforme che raccontano la creazione e il diluvio in modo del tutto simile a quanto narrato nella Bibbia.

Nacque in proposito la disputa, definita “Controversia su Bibbia-Babele”, cioè su quale dei due testi fosse il più antico, la Bibbia o il testo babilonese dell’epopea di Enuma Elish, che tratta anch’esso della creazione. Il risultato fu l’ammissione che una dipendenza dei testi babilonesi da quelli biblici è impossibile, la dipen­denza dei testi biblici da quelli babilonesi è invece possibile e verosimile.

In realtà, i testi della creazione biblici traggono origine dalle primitive narra­zioni sumeriche, passate poi ai babilonesi, agli assiri e, infine, ai greci.

Vi sono anche testi egiziani, paralleli alla Bibbia, che trattano la creazione allo stesso modo, mediante la parola, come appare da un testo del santuario di Menfi. Questa è storia antropologica non leggenda teologica!!!

 

Nella quarta parte ho inserito parte delle lettere, riflessioni e risposte tratte dal mio blog che mi hanno consentito di approfondire ulteriormente i temi trattati. Il dibattito aperto a tutti ha consolidato la mia esperienza culturale in questi lunghi anni di affascinanti e costruttive letture. Sono profondamente convinto che la lettura abbia un ruolo determinante, se vogliamo veramente cambiare questo nostro Pianeta.

 

                                                                                                         Piero Calzona  10 / 6 / 2013

 

 

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