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Braccato!!

Post n°775 pubblicato il 05 Febbraio 2009 da cloudbreak
 
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L'amico Writer ha lanciato l'idea per un gioco letterario: partendo da un incipit, c'era da sviluppare una storia, un raccontino. Mi ci son provato anche io. Non so se il risultato possa essere valido, ma è comunque un tentativo. Al termine della lettura, non lanciatemi pomodori, grazie.

Era una magnifica giornata, tiepida e trasparente. Le montagne formavano un semicerchio di vette innevate e sembravano così vicine da poterle toccare allungando un braccio. Le otto del mattino. Pareva impossibile che avesse potuto rovinarsi in quel modo la sera prima…
Ma non aveva affatto tempo per pensare. Nè per poter vedere lo spettacolo che lo circondava.
No, stava correndo, alla disperata ricerca di una via di fuga.
Una corsa a perdifiato, sui sentieri di quelle montagne.
Lo stavano inseguendo.
Sentiva i passi pesanti dietro se stesso, che lo braccavano.
Sentiva i rumori delle foglie calpestate, dei rami che si spezzavano con il peso dei suoi inseguitori.
Doveva correre. Sempre più forte. Sempre più veloce.
E ci stava mettendo tutte le sue forze.
Ma più correva veloce, e più sembrava che gli inseguitori si avvicinassero.
Che fare?
Accelerare. Il più possibile.
E contemporaneamente tentare di cambiare strada, alla prima occasione.
Vide un bivio davanti a sè, e prese la stradina che pareva essere più in ombra.
E si pentì quasi subito della scelta fatta: il sentiero saliva di più, si inerpicava sulla montagna. Presto avrebbe sentito la fatica aumentare a dismisura. E non era proprio allenato. Ma doveva resistere il più possibile, ne andava della sua pelle.
Fece attenzione ai rumori intorno a sè, e gli parve che gli inseguitori si fossero allontanati. Rallentò un istante, giusto per prendere meglio fiato.
Ma fu un ulteriore errore: i passi pesanti di chi lo stava inseguendo si fecero più vicini. Accelerò di nuovo. Svoltò nuovamente, infilandosi fuori dal sentiero. Lì era più difficile andare avanti, doveva fare molta più attenzione a dove metteva i piedi, doveva scansare gli arbusti ed i rami degli alberi ad altezza della sua faccia. Ma era sicuro che lo stesso tipo di problemi potessero averlo anche chi lo stava inseguendo.
Sì, ma dove stava andando?
Improvvisamente la domanda si fece evidente. Aveva già cambiato strada un paio di volte, si era infilato nel bosco, nella vegetazione, e non sapeva più esattamente dove si trovasse. Ed ancora non era riuscito a sfuggire a chi lo cercava.
E la sua resistenza diminuiva a vista d'occhio. Doveva fermarsi, prendere fiato, tentare di recuperare le forse rimaste.
Sì, ma dove?
Gli inseguitori erano sempre dietro a lui, sentiva i loro rumori ancora più vicini, e pareva non avessero alcuna intenzione di mollare la caccia.
Rallentò di nuovo.
Vide un albero più grosso, si nascose dietro, per prendere fiato.
Dieci secondi.
Venti secondi.
Trenta secondi di ossigeno, di aria che riempiva i suoi polmoni.
Un minuto.
I passi che aveva sentito dietro di sè erano ancora più vicini. Stavano arrivando.
Doveva ripartire.
Subito.
All'istante.
Fiato o non fiato.
Forza o non forza.
Via, di nuovo.
Riprese a correre, sfruttando le energie trovate, il più velocemente possibile.
E gli inseguitori erano ancora lì, dietro a lui, che si stavano avvicinando. Non demordevano.
Ancora uno scarto dal percorso intrapreso, prima verso sinistra, poi verso destra. Sperando che gli altri perdessero le sue tracce.
Niente da fare.
Erano ancora dietro a lui.
Ed i suoi muscoli gridavano, assediati dalla fatica nel correre. I suoi nervi chiedevano un po' di pace, un po' di relax, una tregua.
Ma non poteva rallentare, in nessun modo. Era sempre inseguito, e si stavano avvicinando ancora.
Poi, improvvisamente, si accorse di dove stava andando.
Davanti a sè vide che gli alberi stavano diminuendo di numero, soppiantati dall'azzurro del cielo.
Un attimo di smarrimento, poi la consapevolezza di qual'era la sua direzione: il nulla.
E vi arrivò, quasi subito.
Davanti a sè un precipizio.
Dietro a sè gli inseguitori sempre più vicini.
E adesso?
Si guardò intorno, alla ricerca di una problematica via di fuga.
Niente.
Avanti il nulla, dietro gli inseguitori.
Che fare?
Decisione da prendere in un istante.
Dove andare?
Continuò a guardarsi intorno, in cerca di una via d'uscita.
Mentre sentiva che ormai erano vicinissimi.
Si girò, e li vide, tra gli alberi, che arrivavano. Minacciosi.
Sempre più vicino.
Prese una decisione.
Saltare.
Giù.
All'istante.
Un attimo.
Un salto nel nulla.
Giù, verso il terreno.
Un secondo.
Due secondi.
Tre secondi.
Quattro secondi.
Il suolo che si avvicinava rapidamente, sempre di più.
Cinque secondi.
Sei secondi.......
Impatto....

Ma.......

Una stanza.
Vuota.
Buia.
Un raggio di luce che arrivava dal lato destro.
Dritto sulla sua faccia.
Qualcosa di morbido sotto di sè.
Aprì lentamente un occhio, e si sentì accecare dalla luce.
Morbido sotto.
Testa sul morbido.
Coperta.
Dov'era?
Aprì entrambi gli occhi, adattandosi al meglio alla luce che filtrava.
Sulla sua destra, un display luminoso che indicava le 8:00.
Si alzò, lentamente, ed andò verso la sorgente della luce.
Chiavistello da aprire.
E vide le montagne che circondavano la vallata dove c'era l'albergo che lo ospitava. Uno spettacolo, come tutte le mattine.
Si sedette nuovamente sul letto.
E pensò che non doveva più mangiare troppo pesante alla sera....

 
 
 
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...il racconto che ho scritto per il gioco lanciato da Writer (scrivere un racconto partendo da un incipit), sta qui: Braccato!!; se vi interessasse leggerlo....

 

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