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MAMMA EBE: CHI È VERAMENTE!(sull' eroicità delle virtù cristiane)

Post n°550 pubblicato il 03 Aprile 2013 da ugoabate

MAMMA EBE: CHI È VERAMENTE!

(sull' eroicità delle virtù cristiane)

 

Il sottoscritto, Abate Ugo, nato a Teverola - CE, nel 1954 e residente attualmente a Longiano - FC, attesta quanto di sua diretta conoscenza riguardo l'esercizio eroico di virtù cristiane da parte della Fondatrice dell'Opera di Gesù Misericordioso, Gigliola Ebe Giorgini, stimmatizzata, nata a Pian del Voglio - BO, nel Marzo del 1933, da una modestissima famiglia di contadini. Già figlia spirituale di Padre Pio, conobbe, negli anni '50, Teresa Newman, nel carcere del Santo Uffizio, a Roma. Qui era stata ristretta per essere sottoposta ad alcune perizie mediche alle sue ferite, presenti in tutto il corpo: mani, costato, ginocchia, piedi, fronte, capo, spalla destra, segni dei flagelli presenti su tutta la superficie del corpo ed, in modo particolare, le furono fatte diversi tipi di perizie alle ferite delle mani, apponendo, nelle ferite delle stesse, sigilli di cera lacca, spegnendo in esse cicche di sigarette, per verificare se ciò procurasse dolore, se cioè le ferite erano vive! Fu, pure, praticata un'ingessatura a mezzo busto, immobilizzando anche le braccia e ciò per verificare se le ferite, in queste condizioni, si fossero aperte lo stesso e da sole, per scartare il dubbio che la Giorgini si fosse potuta procurare o si procurasse in qualche modo e da sola quelle stesse ferite. Queste ultime, unitamente alle altre, in questo stato d’immobilità, si sono aperte lo stesso e da sole e, essendo quelle del costato e quella della spalla destra coperte dal gesso, le stesse stavano andando in cancrena. Nel frangente si trovò a passare per quel reparto sua Santità Pio XII, il quale, chiesto cosa facesse quella ragazza in quelle condizioni e messo al corrente del tutto, ordinò immediatamente di liberarla dal gesso e di rimandarla a casa! E tutto ciò fu sopportato dalla giovanissima Gigliola, allora poco meno che dodicenne, con assoluto silenzio, senza mai lamentarsi e senza mai ribellarsi minimamente a queste terribili sante “torture”!

Altra testimonianza della sua eroicità della sopportazione di terribili sofferenze sin dalla sua giovanissima età, fino ad oggi, sono il suo recarsi spesso all'Inferno, ad espiare tra le sue fiamme, con forti sofferenze, per la conversione delle anime e per sollevare dalle loro pene le anime del Purgatorio. Dopo tutte queste “escursioni”, era possibile osservare, un po' su tutto il corpo, ferite più o meno ampie, tipiche di traumi da ustioni ed, a volte, anche gli stessi indumenti da lei indossati, quali le vestaglie da notte, che presentavano segni evidenti di bruciature. Nonostante tutto, mai alcun segno di lamento, seppur lieve! Il fenomeno si verifica tutt'oggi. Operata circa 37 volte e forse più, per varie patologie (asportazione dello stomaco per cancro, poi di una ed ancora dell'altra mammella, asportazione di un lobo polmonare in metastasi, intervento alle vertebre lombari, asportazione alle due natiche di massa necrotica e purulenta, per menzionarne alcuni!), non ha mai dato segni di sofferenza, manifestata con gemiti e/o lamenti d’alcun tipo. Interrogata sul fatto del perché non si lamentasse mai per questi suoi tanti mali, rispondeva che non si risolveva nulla a lamentarsi! E non sono umanamente comprensibili le terribili sofferenze che lei ha provato e prova da ben 63 anni, da quando, cioè, le sono state donate le Stimmate, partecipazione piena alle sofferenze di Cristo, a tutta la Sua Passione e Morte, dall'arresto nell'Orto degli ulivi, alla Flagellazione alla Incoronazione di spine, alla Crocifissione ed alla Trasverberazione del costato e del cuore! Ed anche per ciò, mai un lamento, mai un calmante, se non in casi del tutto eccezionali, una fiala di morfina, ma mai praticata per lenire in qualche modo i terribili dolori della Passione! Ancora, all'esame radiografico, le ossa del metatarso e del metacarpo risultano chiaramente attraversate da un foro ed il cuore presenta una evidente lesione. Porta, ordinariamente, scarpe con tacco, a volte persino a spillo, cosa che le provoca  non poche sofferenze, specie durante la deambulazione e la stazione eretta, a causa, appunto, dei fori ossei suddetti.

Eroicità della sopportazione della sofferenza, appunto e smisurato amore verso le anime, per la cui salvezza tutte queste sofferenze ella accetta di patire!

Riguardo all'eroicità della pazienza e della carità, essa è attestata da altri episodi.

C'è da dire che, verso gli ammalati, di spirito e/o di corpo, Gigliola ha mostrato sempre una disponibilità, una comprensione, una pazienza, una dedizione speciale, asserendo in non poche circostanze che nell'ammalato c'è Cristo e che l'ammalato ha sempre ragione. Spesso, specie nella sua casa di S. Baronto, incominciava a ricevere e visitare gli ammalati alle prime luci del giorno, conoscendo i loro disagi e la loro attesa che, a volte, durava quasi un'intera notte, trascorsa a volte in una macchina, al freddo. E non appena incominciava, prima di tutti faceva passare i più sofferenti ed i più deboli: bambini piccoli, anziani e donne incinte. Il tutto, solo dopo aver recitato il Breviario e dopo una breve visita al Santissimo Sacramento, nella cappellina della casa.

L'incontro con gli ammalati andava avanti fino a notte inoltrata, a volte fino alle tre o le quattro del mattino, senza praticamente alcuna sosta, ma solo una breve pausa per qualche caffè ed un fugace panino, per poi mettersi a tavola solo quando aveva terminato di visitare tutti gli ammalati giunti lì quel giorno. E di media erano dai tre ai quattrocento circa. L'indomani, riprendeva il suo ritmo usuale, dopo solo alcune ore di sonno, se di sonno si poteva parlare, poiché c'è da dire che durante le sue notti nella sua camera, c'era e c'è un continuo via vai di Angeli dei suoi figli spirituali, principalmente, oltre che di anime di defunti, cosa, questa, che non le consente, in pratica, di chiudere occhio per quasi tutto il tempo delle poche ore dedicate al riposo notturno. E dire che il fenomeno si verifica ininterrottamente da tanti anni e si protrae persino anche in tutte le ore diurne, anche mentre lavora, mentre parla con gli ammalati, mentre impone loro le mani, mentre benedice una persona, mentre fa un esorcismo, senza sosta alcuna, in un modo che resta nascosto agli occhi umani, poiché angeli ed anime dei defunti sono visibili solo da lei. Durante le ore notturne, nelle quali Gigliola suole quasi sempre dedicarsi anche alla preghiera, c'è da dire che non danno tregua nemmeno le telefonate da parte di molti ammalati, che chiedono di potersi recare da lei, prendono un appuntamento, chiedono una preghiera, chiedono un aiuto psicologico, chiedono una risposta ai loro più svariati problemi di ogni ordine e natura. In tutto ciò, mai un benché minimo atto di impazienza, di insofferenza o di insopportazione, ma sempre tanta calma, carità e pazienza! E ciò dura da tanti anni, ormai! Due brevi episodi che, tra i tanti, attestano la sua profonda carità verso il prossimo. Un giorno, nella casa di Sacrofano (Roma), che aveva preso in affitto e dove si recava il venerdì sera, dopo la giornata di lavoro nella sua casa di San Baronto, e lì stava anche il giorno di sabato per permettere agli ammalati del Centro - Meridione di più agevolmente raggiungerla, un giorno, nel lontano '79, il Consiglio dei Laici, sotto suo invito, aveva organizzato un Pellegrinaggio a Lourdes, da farsi in pullman. Era venuta lì una coppia di giovani sposi, già figli spirituali di Padre Pío, insieme alla loro unica figlia. Venuti a sapere di questo pellegrinaggio, manifestarono il desiderio di volevi partecipare ma erano impediti a realizzare ciò per il fatto di non possedere la somma necessaria per pagarsi il viaggio, il vitto e l'alloggio per tre giorni. Occorrevano loro ben trecentomila lire (che oggi, 2002, sarebbero quasi un milione di lire, l'equivalente di ben 516 Euro). Detto fatto! Gigliola, informata dal sottoscritto di questo problema, si rivolse a me e mi chiese di salire al piano di sopra, prendere dalla sua borsa le trecentomila lire e consegnarle, di nascosto di tutti, a questi sposi, che così poterono realizzare il loro desiderio di partire per Lourdes. Lo stesso fu per il sottoscritto che, per questo pellegrinaggio, non pagò nemmeno una lira! Altro analogo episodio, al quale anche ho assistito di persona, è accaduto a San Baronto. Una sera, nel rientrare a casa, Gigliola recava con sé un quadro. Qualcuno, vedendola, si meravigliò di una tal spesa, considerandola alquanto superflua e di nessuna o quasi utilità.

Gigliola, sentendo tutto ciò, con voce pacata ma decisa, sortì con tali testuali parole: "Lo sapete che quel poveretto, se non gli compravo questo quadro, non aveva i soldi nemmeno per mangiare, stasera!?" La frase è più che eloquente della nobiltà e della delicatezza di Carità dell'animo di questa stimmatizzata!

In fede

Ugo Abate - Teologo

 
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