Creato da: marialberta2004.1 il 03/12/2007
Ferrara

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Ultime visite al Blog

marialberta2004.1marialberta2004icarus510220ritafelloni74checcabonettifortunata.mgiorgio.2007a.pi1calcagnosasannachiara_95dennygobbialessandra_bertinichiaraluissereno.ghiottiITL39320
 

Area personale

 

Archivio messaggi

 
 << Aprile 2019 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30          
 
 
Citazioni nei Blog Amici: 1
 

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

I miei link preferiti

 

 

 

Maria Alberta Faggioli Saletti

Post n°411 pubblicato il 15 Aprile 2019 da marialberta2004.1
 
Foto di marialberta2004.1

 

 di Maria Alberta Faggioli Saletti

 

Post n°55 pubblicato l' 11 Gennaio 2008 da marialberta2004.1 Modificato

 

Clicca sull’immagine: Lucrezia Borgia incinta  presenta il figlio Ercole a San Maurelio, 1512, Lastra d’argento eseguita da Giovanni Antonio Lelj da Foligno, gioielliere degli Estensi.  Ferrara, Basilica di San Giorgio. E’ considerata fra le poche immagini certe di Lucrezia Borgia. 

 

I figli estensi della duchessa: 

Alessandro( 1505, vive appena un mese), Ercole (1508, il futuro Ercole II d’Este), Ippolito (1509, futuro cardinale), Alessandro(1514, morirà a due anni nel 1516), Eleonora (1515, diverrà suora clarissa), Francesco (1516, sarà marchese di Massalombarda), Isabella Maria (1519, morirà poco dopo la madre).

  

Nella Collezione  Autografi dell’Archivio Gonzaga, custoditi all’Archivio di Stato di Mantova, ci sono 327 lettere di Lucrezia Borgia ai cognati marchesi Gonzaga, Francesco II e Isabella d’Este sorella di Alfonso I; esse si stendono dal 1502, data del suo matrimonio estense al 1519, data della sua morte.

 

Particolarmente toccanti mi sono sembrate le lettere che annunciano la nascita, il parto o anche la morte dei figli avuti nei diciotto anni del matrimonio con Alfonso I d'Este (1502-1519). 

Il loro pregio evidenziato già da tempo [1] non è solo quello di precisare alcune date a lungo incerte, anche perché erroneamente ricopiate, bensì quello di alimentare l'interesse per le parole scelte da Lucrezia Borgia nel comunicare notizie sulle proprie maternità: un po' duchessa per i cognati marchesi, ma soprattutto donna e già madre.

Ne è un esempio la comunicazione doppia, al marchese e alla marchesa nello stesso giorno, con la quale, il 4 luglio 1515,la duchessa di Ferrara annuncia ai marchesi il suo felice parto: "Io me trovo tanto contenta del mondo e la figliuola ch'io ho partorita sta assai bene e me pare d'aver receputo da Dio una di quelle gratie grate che suol mandare Sua divina Maestà a qualche persona meritoria" [2].

 

E un'altra lettera, pure doppia, nella quale comunica la morte di un figlio (11 luglio 1516, da Belriguardo, una "Delizia"estense): "Lo ill.mo don Alessandro mio figliuolo ultimo de maschi, dopo una lunga infirmitade qual mai se gli è potesta levare, è stato soprassalito da un crudelissimo fluxo, qual avendol trovato debile per causa del longo malo, et de molte ulcerazioni che gli erano nate sul capo l'ha conducto a morte in poche hore. El poverino la nocte passata rese l'anima benedicta circa le quattro hore a N. S. Dio, et mi ha lasciata molto afflicta e piena de immenso dolore, sicome facilmente può credere v.ra ill.ma s.ria, essendo donna et tenera madre… qual so che me porterà compassione. Et perché reputo le actioni nostre, sì prospere come adverse, essere comuni, vostra ill.ma s. serà contenta far pregar N.S. che me doni fortezza, afinchè patientemente possa tolerar questa perturbation d'animo e colpi di fortuna. Et quel che non poco me afflige è che intendo lo ill.mo s. duca mio consorte sentirne grandissima displicenza…" [3].

 

I contenuti delle lettere di Lucrezia Borgia sui figli la delineano come donna e madre dotata di profonda umanità.

 

[1] G.ZUCCHETTI, Lucrezia Borgia duchessa di Ferrara, estratto da"Gazzetta di Mantova", Mantova 1860, p. 7. 

[2] G.ZUCCHETTI, cit., p. 25.

[3] Ibid.

v.Tags (in alto, a sinistra) di questo blog:  LUCREZIABORGIA, notizie su Ferrara, la sua cucina e le prelibatezze, il suo Palio, ildelta del Po, gli Estensi, Mecenatismo estense, Ariosto, Bassani, gli scrittori locali, il Premio Estense. 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Filippo Valzano, Le dodici notti. Brani.

Post n°410 pubblicato il 12 Aprile 2019 da marialberta2004.1
 
Foto di marialberta2004.1

 Filippo Valzano, Le dodici notti. Racconto mitologico sul nuovo ordine universale, Book Sprint Edizioni 2018, pp. 258 (clicca sull'immagine). 

Brani scelti dall'autore

Lettura Brano 1 (pag.8): Fanciullo, mettiti a letto e ascolta la mia narrazione. Scoprirai nuovi mondi prima sconosciuti, verità nascoste, comprenderai meglio te stesso. Non permettere che la fiamma del tuo debole cuore venga uccisa dalla prepotenza delle tenebre. Io ti resterò sempre accanto, continuando a sperare in quel dono ancora sconosciuto. Impara che lo strumento vincente non è la distruttiva guerra ma l’eterno amore. Solo il passato può aiutarci a riflettere su tutto ciò. Quando saremo davanti a un bivio, che cosa sceglieremo? La guerra, conveniente e allettante, o l’amore, a volte travagliato? Molti hanno scelto la guerra e altri l’amore. I princìpi primari si scontrarono, diradando la fitta nebbia. Non scordare di amare e di rispettare chiunque. Non fare come molti divini che distrussero il nostro mondo. Ora ti narrerò le loro vite, tramate dal fato in un’intricata rete. Dormi sereno, piccolo Uomo.

Lettura Brano 2 (pag.12): L’eternità si susseguì implacabile e numerose creature videro la grandezza dell’universo creato in passato. Tra queste erano presenti i fratelli divini, tanto diversi alla nascita quanto al momento dei fatti narrati. Zeus,il minore, dopo aver affrontato l’ira paterna, possedeva l’animo più lucente. Il cuore di Ade, fin dal principio, era colmo di oscurità, destinata a espandersi e a infettare altre anime. Poseidone, infine, risultava nella terra intermedia, posta tra la cupidigia e la purezza fraterne, non potendo, perciò, prendere le parti o sostenere alcuna fazione. Zeus, dopo aver sconfittoil padre Crono, re di tutti i Titani, divenne il sovrano di ogni divinità, non curandosi della propria giovinezza, fomentando l’odio nei suoi confronti. I fratelli, perciò, non si arresero e continuarono quell’orribile guerra. Il rapporto che li univa con il tempo si sgretolò, precipitando in un burrone dioscurità. Ormai non erano più fratelli divini, non facevano più parte della stessa famiglia, erano diventati eterni rivali. All’improvviso Poseidone decise di deporre le armi, smettere di combattere contro il proprio sangue. Ciò scatenò l’ira di Ade e Zeus che decisero di esiliarlo nelle zone più profonde degli abissi marini.  

Lettura Brano 3  (pag.127): Quando Ade e Zeus visitarono Poseidone per convincerlo ad allearsi con loro, il dio marino vi si oppose dicendo: “Avete iniziato a soggiogare i regni ma, per controllare tutte le terre divine, avete bisogno del mio aiuto. Solo coloro a cui sono state affidate le zone più potenti dell’universo riusciranno a riunirle in un unico grande impero. Se il vostro intento è quello di garantire la pace e la prosperità a tutti i futuri sudditi, allora mi troverete sempre disposto ad aiutarvi. Ma se volete ottenere nuovo potere e soggiogare coloro che osano opporsi a voi, io mi unirò a queste impavide anime. Già sapete che non cederò all’oscurità come avete fatto voi in passato.”

 Lettura Brano 4 (pag.180): Dopo aver affrontato aduello Zeus e aver miracolosamente vinto, Tritone risponde alla madre Anfitrite che, preoccupata, gli domanda per quale ragione abbia deciso di affrontare da solo il re di tutte le divinità: «Non provo rimorso e mai lo proverò, perché affrontare Zeus è stata semplicemente la cosa giusta da compiere. Rifarei questa scelta mille e altre volte, fino al mio ultimo giorno. Se è questo ciò che serve per porre fine a un’inutile guerra, sono pronto a pagarne il prezzo. Anche tu, madre, hai compreso quest’unica verità. Noi non siamo nient’altro che pedine che si muovono seguendo un progetto già deciso. Se sul nostro percorso è presente l’oblio, non possiamo far altro che accettare la somma decisione, sperando che la nostra sofferenza non sia stata vana.»

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Filippo Valzano, Le dodici notti. Presentazione alla Biblioteca Ariostea di Ferrara, l’8 Aprile 2019.

Post n°409 pubblicato il 15 Marzo 2019 da marialberta2004.1
 
Foto di marialberta2004.1

 

Filippo Valzano, Le dodici notti. Racconto mitologico sul nuovo ordine universale,   

Book Sprint Edizioni 2018, pp. 258.

 Clicca sull’immagine. E' possibile scaricare l'invito e ingrandirlo, prima di stamparlo.

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Filippo Valzano, Le dodici notti. Recensione

Post n°408 pubblicato il 13 Marzo 2019 da marialberta2004.1
 
Foto di marialberta2004.1

 

Maria Alberta Faggioli Saletti, Recensione

 

Filippo Valzano, Le dodici notti. Racconto mitologico sul nuovo ordine universale, Book Sprint Edizioni 2018, pp. 258. 1    Clicca sull’immagine

  

Sorpresa, nel leggere, fin dal titolo, la scelta tematica di un giovane scrittore: la Mitologia.

 

Mi sono chiesta quali possano essere la sua capacità di incuriosire e gli elementi d’attualità in essa contenuti.

 

Fin dal Prologo, con la supplica alla divina Musa, l’autore fa capire a noi lettori che la Mitologia è  l’occasione di raccontare due vicende, quella  di un giovane (il principe Tritone, figlio di Poseidone) che conosce il valore dell’amoreluce, adatto a colpire il cuore di una fanciulla (la ninfa Aretusa), e la vicenda di un padre (Poseidone) abbandonato, ma inerme, che in vita era stato tentato dall’oscurità. 

 

Sullo sfondo, l’importanza di ogni organismo vivente, di ogni essere, umano o divino che sia, i valori umani alti, la forza materna (la Nereide Anfitrite, madre di Tritone), i buoni e forti sentimenti (luce) il significato di pace che alcuni atti di follia possono mettere a repentaglio, impedendo di imporsi all’amore, il dono più prezioso, pregiato come l’oro.

 

La luce è sentimento buono  e anche natura:  la luce più bella è quella che il sole emana sul grano (p. 214).

 

E nella natura, il mare.

Già nell’Introduzione, viene presentata la bella scena quieta del mare, con le sue creature che vivono nel profondo, conducendo una vita travagliata, e che, soprattutto, non osano raccontare quanto ricordano con disprezzo.

Quali i luoghi? Il monte Olimpo con il mare nel  quale esso si riflette. Basta un po’ di vento perché il mare frantumi il riflesso del monte in mille immagini scomposte (p.164).  Tra i luoghi ricordati, anche il monte Parnaso consacrato ad Apollo e alle Muse, e certi luoghi mitici della Sicilia.

 

Filo conduttore l’oscuro veleno che solo apparentemente viene distrutto.

 

Lo scrittore si rivolge al “piccolo uomo”, il “Fanciullo che è sempre in tutti noi (il  “fanciullino” della pascoliana poetica?) e lo invita ad ascoltare le storie di quei moltidivini” (le contemporanee mitizzazioni di personaggi?) che hanno distrutto il nostro mondo (p. 8).

 

Rassicurata, ho proseguito nella lettura (purtroppo durante le ore notturne).

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Filippo Valzano, Le dodici notti. Recensione

Post n°407 pubblicato il 13 Marzo 2019 da marialberta2004.1
 
Foto di marialberta2004.1

 

Maria Alberta Faggioli Saletti, Recensione

 

Filippo Valzano, Le dodici notti. Racconto mitologico sul nuovo ordine universale, Book Sprint Edizioni 2018, pp. 258. 2  Clicca sull’immagine

  

Nei dodici CapitoliNotti, l’autore ci ricorda che, dopo la guerra risoltasi con la sconfitta dei Titani, le nuove zone celesti vennero create da Oceano e dalla sorella /sposa Teti, per essere suddivise.

 

Ade ebbe la sovranità delle terre maledette (il mondo sotterraneo, gli Inferi), a Poseidone spettò la sovranità delle terre ghiacciate (il mare), e Zeus, il minore, quella delle terre volanti (terra e cielo)(p. 12).

 

I sovrani divini immortali erano le guide dei popoli, con il compito di preservarli da anarchia e corruzione, e soprattutto di aiutarli a rialzarsi dalla polvere, a trovare aiuti nei momenti di grande bisogno, ricordando che la ragione viene meno nella mente guerriera (p. 148).

 

Dagli antichi sovrani divini sono stati donati agli uomini emozioni e sentimenti forti, dopo  la guerra che ha sconvolto l’universo, ma ben presto gli uomini hanno scoperto che non sempre emozioni e sentimenti provati possono essere espressi appieno dal linguaggio (pp. 86-87). Tra i doni più rari, l’eterno fuoco della speranza alla quale si può affidare il futuro.

 

La suddivisione effettuata da Oceano e Teti non impedì infatti contrapposizioni.  

 

Il racconto prosegue con la narrazione della lotta tra fazioni di dei, che vede coinvolti i tre ricordati fratelli divini, figli di Crono (il dio del tempo): Ade (dio delle ombre e dei morti, colmo di oscurità cupida), e Zeus (re della terra e del cielo, dall’animo lucente) alleati contro Poseidone re della popolazione di tutte le acque, consapevole di non potersi schierare, perché anch’egli è stato colpito dal vento glaciale benchè nel contempo lo sia stato anche da enorme energia. I tre fratelli sono stati sovrastati dalla loro stessa oscurità. Poseidone viene presentato con il tridente dorato, a capo dei suoi guerrieri marini capitanati dal principe Tritone, figlio suo e della Nereide Anfitrite.

 

Intorno alle eccezionali figure di primo piano, animano il racconto numerosi personaggi mitologici  della genealogia divina, tratta dai grandi poeti greci della società di cultura orale: Esiodo e Omero anzitutto, poi Callimaco. 

Tra i tanti, bisogna ricordare la citata Teti e le sorelle Nereidi, fra tutte Anfitrite sposa di Poseidone, le Ninfe marine alle quali sono affidate le “fonti” perché vengano governate ( pp. 86-87), le Naiadi, Ninfe delle acque dolci, le Ninfe dei boschi e degli alberi, la Ninfa Aretusa amata da Tritone, le Sirene, gli dei olimpici, Apollo, la madre Latona e le Muse, la sorella Artemide (Diana), che ha curato la ninfa Aretusa, Atena, Nike, Efesto e le altre divinità che hanno subito castighi celesti. Con loro, le sorelle degli dei (Ade, Poseidone e Zeus), Era e Demetra, presso la quale si trovano amicizia (l’amore più bello), e alleanza. Demetra, la dea del grano, protettrice del matrimonio è rimasta sola senza abbandonarsi alla disperazione (p. 216)

 

Fra i personaggi non mitologici, esseri marini, come l’anziano pesce-gatto consigliere di Poseidone (p. 85),  e il cavalluccio marino dall’alabarda iridescente . 

 I protagonisti sono cinque, tra quelli già nominati: Teti, la sorella Anfitrite, Tritone (figlio di Anfitrite), Aretusa amata da Tritone, Callimaco, il “generale”, che non è divino né immortale.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
« Precedenti Successivi »