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Giotto, La Cappella degli Scrovegni a Padova (1303-1306).

Post n°421 pubblicato il 30 Aprile 2019 da marialberta2004.1
 
Foto di marialberta2004.1

 Maria Alberta Faggioli Saletti 1 (clicca sull’immagine: l'interno della Cappella degli Scrovegni a Padova) 

In un pomeriggio di fine agosto 2018 ho rivisitato, finalmente, la Cappella degli Scrovegni a Padova.[1]

 

Il restauro e la visita

Dopo l’intervento dell’Istituto Centrale per il Restauro di Roma (nel 2002 grazie ai proventi del gioco del Lotto), iGuzzini nel 2017 ha realizzato l’impianto illuminotecnico a Led (20 anni di restauri!).

 

Vengono così esaltate le tonalità calde (giallo, arancio, rosso) e le dorature delle aureole che incantano l’osservatore, conquistato dalla nuova luce quasi dorata.

Purtroppo il visitatore dispone di soli 15 minuti per la visita agli affreschi.

 

 



 

[1] Bibliografia di riferimento:

Giotto, a cura di Maurizia Tazartes, Presentazione di Giancarlo Vigorelli, Rizzoli Skira Corriere della Sera, Milano 2004;

Roberta D’Adda, Giotto a Padova, Skira, Ginevra-Milano 2008;

Giotto. La Cappella degli Scrovegni a Padova, contributi di Anna Maria Spiazzi, Giuseppe Basile, Serenella Borsella, Skira Guide, Milano-Ginevra 2013.

 
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Giotto, La Cappella degli Scrovegni a Padova (1303-1306).

Post n°420 pubblicato il 30 Aprile 2019 da marialberta2004.1
 
Foto di marialberta2004.1

 Maria Alberta Faggioli Saletti 

 clicca sull'immagine: Controfacciata, Enrico Scrovegni offre alla Madonna il "modellino" della Cappella.

La Cappella degli Scrovegni (1303-1306)   - Edificazione e architettura. 2

La Cappella con gli affreschi di Giotto (1303-1306) viene considerata il massimo capolavoro dell’arte occidentale.

L’edificio (il Palazzo e la Cappella di famiglia), voluto, come atto di penitenza, dal ricchissimo usuraio padovano Enrico Scrovegni, sorge nel terreno dell’originaria Arena (l’antico Anfiteatro romano di Padova) che conserva i suoi primitivi resti. Il Palazzo imponente e fastoso oggi non è più esistente. 

La Cappella, esempio mirabile di architettura religiosa, Oratorio di famiglia e futuro Mausoleo, è intitolata a Maria Vergine Annunziata, perché la sua prima consacrazione è avvenuta nel 1303, il 25 marzo, Festa dell’Annunciazione. 

La Cappella è intitolata anche a Santa Maria della Carità dell’Arena (così è citata nel testamento di Enrico Scrovegni, riportato da Chiara Frugoni[1]), titolo che svela il senso del ciclo pittorico di Giotto permettendo di coglierne il lato simbolico e di apprezzarne la profondità interpretativa delle Storie dei Vangeli.

L’architettura della Cappella è costituita da una Navata unica (lunga m. 20,88, larga m. 8,41, alta m. 12,65) con la Volta a botte e conclusa da un’Abside poligonale stretta e profonda che un grande Arco trionfale separa dalla Navata di cui diremo in seguito.

 

Nell’Abside sono  presenti varie opere d’arte: 

il gruppo scultoreo di Giovanni Pisano la Madonna con il Bambino tra due Angeli, in marmo bianco (probabilmente eseguito dopo la conclusione degli affreschi); 

è inoltre contenuto il monumento funebre in marmo di Enrico Scrovegni morto nel 1336 (è attribuita ad Andriolo De Santis di Venezia, 1340 ca.) e, sotto quella del marito, la tomba della sua seconda moglie, Iacopina d’Este.

Nell’Abside, c’è anche la data del 1881, quando, con un atto notarile, la Cappella fu acquistata dal Comune di Padova.

 

Tra gli affreschi dell’Abside, spiccano le sei grandi scene che rappresentano gli ultimi giorni di vita della Madonna, a completamento del ciclo di affreschi di Giotto. Essi sono stati eseguiti da un ignoto pittore, il Maestro del Coro Scrovegni, una ventina d’anni dopo la conclusione del lavoro di Giotto.

 

Il grande Arco trionfale che separa l’Abside dalla Navata, ha due superficiquella verso l’Abside attribuita al citato Maestro del Coro Scrovegni che, come detto, ha operato una ventina di anni dopo Giotto, e quella verso la Navata.

Ai lati dell’Arco trionfale, nella superficie verso la Navata, sono dipinte due finestre  (due “coretti”) che il grande critico Roberto Longhi definisce “illusione giottesca”:  spazio reale, profondità e punto di fuga.[2] 



 

[1] Chiara Frugoni, L’affare migliore di Enrico.Giotto e la Cappella Scrovegni, Einaudi, Torino 2008, pp. 14-15.

[2] Roberto Longhi, Giotto spazioso, “Paragone”, n. 131, pp. 18-22. 
 
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Giotto, La Cappella degli Scrovegni a Padova (1303-1306).

Post n°419 pubblicato il 30 Aprile 2019 da marialberta2004.1
 
Foto di marialberta2004.1

  Maria Alberta Faggioli Saletti                                                                      

Clicca sull'immagine: Padova, Capella degli Scrovegni, l'interno della Cappella con la Volta e la Navata, Giotto.

Gli affreschi di Giotto (1267 ca.-1337) nella Navata della  Cappella Scrovegni (1303-1306).           La Volta a botte, e la Navata   

Enrico Scrovegni, come detto, fa costruire, sull’antico Teatro romano di Padova, una Cappella votiva che vuole affrescata da Giotto il quale al momento della committenza ha 36 anni e un’ampia esperienza perché ha già lavorato a Firenze, Rimini,  Assisi, Padova. A Padova è stato chiamato dai Frati Minori Conventualiad affrescare la Sala del Capitolo, la Cappella delle Benedizioni e forse altri spazi nella Basilica di Sant’Antonio.

 

Nella Padova di inizio Trecento,  egli quindi è già ben conosciuto e dispone di una quarantina di collaboratori.

 

L’intera superficie interna della Navata è coperta dagli affreschi di Giotto.

L’ideazione dei dipinti è di Giotto, seguendo un programma teologico indicato dal Frate agostiniano Alberto da Padova, nel clima del Primo Giubileo della Storia (1300).

 

Il ciclo pittorico ha inizio con Dio che si riconcilia con l’umanità, affidando all’Arcangelo Gabriele il compito di cancellare la colpa di Adamo con il sacrificio di Suo figlio fatto uomo.

Seguono episodi del Nuovo Testamento: le storie di Gioacchino e Anna, genitori di Maria, le storie di Maria e le storie di Cristo che si concludono con la Pentecoste (50° giorno dopo Pasqua, che festeggia la discesa dello Spirito Santo, sui 12 Apostoli riuniti a Gerusalemme).

La storia della salvezza dell’umanità. Se l’ideazione è di Giotto, nell’esecuzione è rilevabile l’intervento di uno stretto collaboratore.

  

Preso avvio dalla Volta a botte, con il blu del cielo stellato, simbolo della sapienza divina, la decorazione prosegue nella Navata, per concludersi nella Controfacciata. 

 

Sulle pareti della Navata, il maestro fiorentino dipinge 38 scene distribuite su tre registri sovrapposti: la fascia alta con Storie della Vergine, episodi della vita di Gioachino e Anna, genitori di Maria, con l’aggiunta delle storie di Maria dalla nascita allo sposalizio (ispirate alla Legenda Aurea di Iacopo da Varazze e ai Vangeli Apocrifi), una fascia centrale con le Storie di Cristo.

 

C'è poi lo zoccolo monocromo con 14 figure allegoriche (dei 7 Vizi sulla sinistra, delle 7 Virtù sulla destra), che dimostrano il libero arbitrio (l’allegoria è la terapia agostiniana dei contrari).

Tra i vizi colpisce l’Invidia (una donna accecata da un serpente che le esce dalla bocca) il cui esatto contrario è la virtù della Carità (una donna che guarda in cielo e distribuisce frutta). La Cappella, come detto, è intitolata a Santa Maria della Carità. La grandezza dell’arte riesce ad imprimere con assoluta efficacia i precetti morali alla base della religione cristiana.

 

 
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Giotto, La Cappella degli Scrovegni a Padova (1303-1306).

Post n°418 pubblicato il 30 Aprile 2019 da marialberta2004.1
 
Foto di marialberta2004.1

Maria Alberta Faggioli Saletti 

La Controfacciata della Cappella. 4 

Clicca sull'immagine: Padova, Cappella degli Scrovegni, Controfacciata con il Giudizio Universale, Giotto 1306 ca.

Nella parete della Controfacciata, la raffigurazione del Giudizio Universale (soggetto nuovo nella pittura italiana e per di più interpretato in un grande affresco), interpreta la descrizione biblica dell’Apocalisse.

Cristo giudice il cui volto assomiglia al sole, siede al centro, all’interno di un arcobaleno, circondato dagli Angeli; sotto il trono di Cristo, sono rappresentati i simboli dei quattro evangelisti; il suo sguardo è rivolto verso i Beati, la mano destra è aperta in segno di accoglienza dei Giusti, mentre la sinistra respinge i dannati.

Dal centro del dipinto dominato da Cristo, nasce un fiume di sangue che arriva agli Inferi dove i dannati (tra loro molti religiosi e un papa misterioso) sono rappresentati con crudo realismo nel colore blu scuro: i loro corpi ghermiti e divorati dal Demonio, sono resi con verità anatomica (i peli e le carni massacrate), i sentimenti con realismo emozionante. 

 

La Controfacciata contiene anche il “modellino” della Cappella che Enrico Scrovegni offre alla Madonna.

 

Il Crocifisso in legno, un Cristo dolente (non trionfante come quelli bizantini) un tempo collocato nel centro della Cappella, dopo accurato restauro è ora ospitato nella Pinacoteca dei Musei Civici agli Eremitani.

 
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Giotto, La Cappella degli Scrovegni a Padova (1303-1306).

Post n°417 pubblicato il 30 Aprile 2019 da marialberta2004.1
 
Foto di marialberta2004.1

  Maria Alberta Faggioli Saletti 

Giotto Scrovegni. Scene indimenticabili. 5

Clicca sull'immagine: Padova, Cappella degli Srovegni, Giotto, Il bacio fra Gioacchino e Anna alla Porta di Gerusalemme.

Alcune scene degli affreschi sono indimenticabili: 

-L’incontro di Gioachino e Anna  alla Porta di Gerusalemme con il bacio vero e appassionato. I coniugi sono anziani, come dimostrano i volti solcati da rughe e il colorito scuro, ma si scambiano un abbraccio che unisce le aureole e le labbra, mente gli occhi si fissano.

 

-La natività di Gesù nella quale risalta la postura naturale di Maria stesa che prende il neonato.

I corpi di Maria e di Gesù si dispongono in uno spazio reale, in maniera libera e naturale.

 

-L’adorazione dei Magi con la Cometa di Halley (eccezionalmente luminosa) che Giotto ha visto tra il 1301 e il 1302.

 

-La strage degli innocenti in cui il gruppo delle donne, urlanti di dolore per la morte dei loro figli, ha le guance rigate dalle lacrime, riemerse durante il restauro.[1]

 

-Nel Battesimo di Cristo, per la prima volta viene presentato, insieme a quello rosso, il manto blu che  rappresenta la sapienza di Dio.

L’affresco contiene il primo piano obliquo (rispetto allo sguardo dell’osservatore) in cui Dio Padre si sporge a benedire il Figlio.

 

-Nel Miracolo delle Nozze di Cana, Giotto coglie i corpi in movimento da particolari angolature. Ne è un esempio, sulla destra, la bella figura femminile, di schiena e di scorcio, che con la brocca versa l’acqua nelle giare.  

 

-Il tradimento di Giuda, con il mantello giallo, indossato dal traditore posseduto dal demonio che lo tiene per le spalle da dietro, mentre accetta il sacchetto con i 30 denari.

Insieme con Il Bacio di Giuda (o Cattura di Cristo), rappresenta la lunga notte del traditore.

 

-Lo strazio degli Angeli, nella Crocifissione, e il bianco Crocifisso, corpo di luce, luce esso stesso.

 

-La deposizione di Cristo, o Compianto su Cristo morto, capolavoro di distribuzione nello spazio e di espressività dei volti e dei gesti.

Alla disperazione del dolore umano, partecipa il cielo azzurro, nel quale gli Angeli esprimono il dolore divino.

 

-Noli me tangere [“Non mi toccare.Va’ dai miei fratelli…e di’ loro…”]: sui passi del Cristo risorto nascono verdi cespugli. E’ proprio Giotto a dipingere una delle prime iconografie relative alla Resurrezione di Gesù. La bellissima Maddalena protende perplessa le braccia verso il Risorto quasi incredula che si tratti di una visione, mentre Cristo gentilmente ma fermamente respinge la donna e si allontana. L’amore umano ormai non gli appartiene  più perché Egli vive in una comunione di amore divino.


 

 

[1] Skira 2004, cit., p. 136. 

 

 

 

 
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