Creato da beppenovara il 16/02/2007

Mina 1958 - 2011

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1975 - Seconda parte (Gli album)

Post n°109 pubblicato il 08 Luglio 2007 da beppenovara

LA MINA

Qual è la ragione per cui Mina aveva deciso di mettere l’articolo “La” davanti al suo nome per questo disco? Certamente ci sono domande più essenziali nella vita ma l’altra notte, riascoltando quest’album, ho avuto un’illuminazione: naturalmente è solo un’ipotesi ma molte cose mi fanno credere che possa avere un certo senso logico.  Non è un semplice uso lombardo dell’articolo davanti a nome, ma credo che quelle semplici due lettere abbiano un significato che impregna tutto l’album: “LA” come articolo femminile, articolo per la donna che è la protagonista principale di questo disco. Tutte le canzoni del disco sono storie profondamente passionali, che scavano nell’intimo dei ragionamenti umani, che analizzano storie e sensazioni, ma che partono da un punto di vista fortemente femminile: certamente un’interprete non può che fare diversamente, ma in questo lavoro più che in altri, una simile accezione si trova maggiormente accentuata. Partendo da questa considerazione, l’ascolto dell’intero album mi è sembrato miracolosamente diverso, e straordinariamente unitario.
C’è la donna sensuale ed erotica di Uappa che invita il suo uomo a un prendi e fuggi d’amore che avrà come finale la sua resa incondizionata: “tienimi, se ti scappo prendimi e non smettere, sono pronta ad arrendermi”. Di Uappa esiste anche una versione cantata in inglese da Mina, dal titolo “Love me”.

Ti accetto come sei.  Il bellissimo testo di Gino Paoli parte da un quadro differente: dal “velo di tristezza dentro me” iniziale, la protagonista inizia un’analisi lucida e pessimistica di una storia fatta di sogni e ideali che sta volgendo al termine ma al momento di decidere per il distacco, quelle che erano le motivazioni per finire diventano delle giustificazioni per rimanere:“ti accetto come sei”, “tiriamo avanti” “non mi importa più dei sogni che vorrei”.

Quasi come musica. Traduzione italiana di A song for you di Leon Russel, brilla per la soavità del suo arrangiamento: dalla ricchezza orchestrale data dagli archi, al momento in cui il sassofono si sostituisce alla voce di Mina. Che anche qui si presenta con voce lieve e sussurrata ad esaltare tutte le caratteristiche dell’uomo amato.

Racconto. Descrizione dell’esistenza di una donna dalla vita piccolo-provinciale: da “scolara assai disattenta”, passando per gli amori in balera (laddove anche sua madre “ha cominciato i guai”) dove ingenua, tra un passo e l’altro, arriva a “concludere” con un uomo E poi sentire passare gli anni con la sensazione di avere tutto ma, nonostante ciò, sentire il freddo di fronte all’inutilità di ciò che si ha.

Signora più che mai. Storia che tocca i più intimi risvolti della personalità di una donna, versi poetici che vengono sottolineati da una vocalità rigorosa, altamente espressiva, lirica e struggente. La storia dell’abbandono: la sensazione di cadere sul fondo dei pensieri dell’uomo amato, sentendosi solo un sacco vuoto, le ragioni inutili che si inventano per giustificare la sua assenza, ma anche un finale speranzoso cercando di carezzare un domani in cui si troverà la ragione e il riscatto per la propria sofferenza.

Immagina un concerto. Ritmi e sonorità da prima disco-music, per un pezzo in cui la protagonista dopo aver descritto il suo senso di vuoto, invita il suo uomo a tornare, lasciandosi alle spalle tutti i se e i dubbi.

L’importante è finire. Ecco la donna che decide tutto. Lui torna si mette a letto, lei decide di concedersi per l’ultima volta prima di lasciarlo, ma anche in procinto del secondo amplesso la protagonista non sa “se restare o rifarlo morire…l’importante è finire”. Si è scritto tantissimo su questa canzone…anche la cosa più ovvia, cioè che il titolo inizialmente proposto era “L’importante è venire”. Non cambia nulla: una canzone perfetta.

Come un uomo. Testo tradotto da Lauzi per una bellissima canzone,interpretata anche in francese da Mina. Analisi molto attenta del conflitto uomo/donna, con slanci femministi che però sono moderati da versi intimi e passionali. Gli archi di Yared si sposano perfettamente con la voce di Mina, sia nei versi in cui si presenta lieve e sottile, sia nel ritornello dove esplode l’orgoglio e la rabbia della protagonista. La copertina del 45 giri della versione francese, “Comme un homme”, ricorda il 1975 come “Année Internazionale de la femme”. Una coincidenza?

Tu no. La paura di abbandonarsi all’amore (se fosse un solo giorno per poi morire..io ti maledirei) in un pezzo lirico e di grande effetto dove la cautela e la fragilità di una donna vengono analizzate con precisione e con delle immagini molto toccanti.

Di già. Ecco la donna ironica e conquistatrice di Uappa, qui meno delicata e soave, che in un gioco di ammiccamenti e seduzione parte alla conquista della sua preda. La voce quasi metallica, il ritmo incalzante, le pause e i sospiri ne fanno un quadro perfettamente ben riuscito.

 
 
 
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Grazie, in ordine alfabetico, a Anna (per lo scanner), Andrea "Raffles306", ClaudioNA, Fabio, FedericoB, Francesco (Fortunato), MarioB,  MadameX e Maxbg per le foto.
E un grazie particolare a Loris per i preziosi suggerimenti iniziali.

 

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Le importanti fonti che mi permettono di portare avanti questo blog sono:

Paolo Belluso, Flavio Merkel: “Unicamente Mina” Gammalibri, 1983
Alberto Imparato: "MINA IN TV"
Loris Biazzetti, Antonio Bianchi: Le fanzine del Mina Fans Club
Fernando Fratarcangeli: "Mina talk", 2005
Romi Padovano: "I mille volti di una voce", 1998
Mina Disegnata Fotografata
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