
Nel momento stesso in cui gli ormoni mi hanno fatto capire che non ero più un bambino, un essere “neutro”, nella mia vita è apparso un problema che, con ammirevole costanza, mi ha accompagnato giorno per giorno in tutte le relazioni che ho avuto con le donne, e cioè la questione dei ruoli maschili e femminili. In sostanza, saranno 15 anni che sento sempre il solito ritornello: non esistono più gli uomini di una volta.
In realtà, ammetto di averlo sentito declinare in vari modi a seconda del periodo, ma tutto trae origine dalla drammatica teoria seconda la quale "Donne e uomini sono uguali". Perché dopo la pretesa di uguaglianza, è cominciata la teoria della crisi. E nel momento stesso in cui l'uomo ha fatto un passo indietro dalle proprie posizioni, un passo dovuto, ci tengo a sottolineare, non è stato più in grado di difendere il terreno.
In pratica, nei miei 31 anni di vita e 15 anni di relazioni con l'altro sesso, ho assistito alla pubblica demolizione dell'uomo, partendo dal suo ruolo istituzionale, passando per quello sociale, per approdare a quello psicologico e, ciliegina sulla torta, l'ambito sessuale.
Quando avevo circa 16 anni, ricordo che si faceva un gran parlare della "sindrome di Peter Pan", di quest'uomo bambinone che non voleva crescere, coccolato dalla mamma.
Poi è arrivato "non ci sono più gli uomini con le palle", fiancheggiato spalla a spalla dal ritornello del "rispetto". Nei miei incubi sento ancora una delle prime orribili canzoni di Nek, che Dio gli strappi gli occhi, le cui tematiche sul "rispetto" erano oggetto di insopportabili discussioni con la mia fidanzata dell'epoca.
Col passare degli anni, sempre a mezzo stampa (eh sì, perchè la gogna del maschio DEVE essere mediatica) sono scorsi titoli di varia natura, da "il declino del maschio italiano" a "la fine del latin lover".
Poi sono arrivati gli articoli sulle prestazioni sessuali dei maschi italiani, ed è inutile ricordare un po' a tutti che, secondo l'opinione comune, il maschio italiano è praticamente impotente.
Inutile domandarsi come mai i divorzi in Italia siano aumentati così tanto.
Per me che vengo da una famiglia tradizionalista, seppure figlio di una sessantottina, la situazione è fra le più nere possibili. Sono cresciuto pensando che uomini e donne siano pari e diversi, e mi ritrovo in un mondo in cui gli uomini sono inferiori. Con il risultato che in tutte le relazioni che ho avuto finora, per quanto le abbia iniziate cercando un rapporto paritario, mi sono sentito definire alternativamente (e in maniera assolutamente schizofrenica) maschilista o smidollato.
Mi sono sempre visto costretto a dovermi in qualche modo giustificare o difendere.
Ultimamente mi era sembrato di notare qualche segnale di ribellione, qualche presa di coscienza maschile di questa situazione ingestibile. Da "gli uomini sono tutti stronzi" sentivo finalmente "le donne sono tutte stronze". Che magari non sarà vero, ma è pur sempre un passo avanti, un segnale di una specie di “resistenza partigiana”, un flebile tentativo di sottolineare che credere nella parità non vuol dire assolutamente essere degli zerbini.
Poi un giorno approdo al sito dell'Associazione Uomini casalinghi, dove gli uomini sono addirittura orgogliosi della loro condizione. Per me, che vivo da solo da un pezzo, le faccende di casa sono una condizione quotidiana. E trovo anche giusto che l'uomo contribuisca alla vita domestica.
Ma quando vedo uomini che preferiscono fare le casalinghe piuttosto che provvedere al mantenimento della famiglia, penso solo una cosa: se c'è gente così, questa situazione ce la siamo meritata.
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il 03/11/2024 alle 15:32
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