Creato da I_mie_racconti il 17/04/2013

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Insegnami a essere figlia: La perseveranza di Renato.

Post n°28 pubblicato il 13 Aprile 2014 da I_mie_racconti

Insegnami a essere figlia: La perseveranza di Renato.
Post n°599 pubblicato il 03 Maggio 2013 da lascrivana

 

-Devi essere un tipo davvero speciale se un ragazzino come quello si batte coraggiosamente per te!-

Esclamò Renato, mentre con il dorso della mano asciugava le gocce di sangue che gli colavano dalle labbra.

-Picchia duro però; sferra certi colpi davvero da maestro; o è l'amore per te che lo rende così forte?-  Cosi dicendo mi si avvicinò sghignazzando e cingendomi la vita con un braccio mi attirò a se facendomi aderire al suo corpo possente e muscoloso; incurante dalle mie proteste e dei calci e pugni  che gli assestavo per potermi liberare dalla sua repellente stretta. Allentò la presa solo all'arrivo dello sposo, che dall'espressione truce del viso si capì subito che era parecchio infastidito per l'accaduto.

-Forza Renato, lascia stare Danila! Per oggi hai creato parecchio disordine-

-Ma Cesare, vecchio mio, non è colpa mia se tra gli invitati hai una così bella ragazza... bella e indomabile! Che cosa avrà mai di speciale? Sono proprio curioso di saperlo... magari si può uscire insieme una sera di queste?-

-Scordatelo!- Risposi indignata,finalmente libera dalle sue manacce, mentre cercavo di ricompormi rassettandomi la gonna e risistemandomi i capelli scompigliati dalla colluttazione; attirando con questi gesti spontanei, ancora di più l'attenzione di Renato; che con i suoi piccoli occhi porcini, indugiò senza ritegno sui miei seni pieni e sodi.

- Ora basta Renato! lasciala in pace! Altrimenti dovrai vedertela con me- Stavolta il tono di Cesare era più duro e spazientito; e il suo sguardo, un misto tra il collerico e il geloso, che mi lasciò alquanto perplessa. E non solo me, ma intimidì anche Renato, che si dileguò immediatamente, ma non senza prima di avermi lanciato un'ultima e inquietante occhiata: una promessa a non finire qui il discorso.

A rompere quel silenzio imbarazzante che era sceso tra me e Cesare, fu l'arrivo di Simona che ci raggiunse correndo. Sembrava una nuvola sospinta dal vento, con quel suo bellissimo abito bianco che le metteva ancora di più in risalto i capelli corvini, trattenuti in testa da un elegante chignon che lasciava ricadere morbidi riccioli a incorniciarle il perfetto ovale del viso.

Con gli occhi lucidi e la bocca piena e tremante, a malapena colorata da un rossetto rosa perlato, s'informò con tono dolce e apprensivo di come stessi io e delle condizioni di Davide prima che l'autoambulanza se lo portasse via dopo il pestaggio subito dagli amici di Renato.

Eludendo le sue domande mi tuffai tra le sue braccia, stringendola forte e implorandole perdono per avergli rovinato il matrimonio.

-Ma che dici piccola?  Non hai rovinato un bel nulla! Al contrario, quanto è accaduto mi ha fatto ricredere su Davide. La certezza che ti ami ancora tanto mi mette l'animo in pace. Non immagini che pena sapere che presto sarei stata costretta a lasciarti da sola... senza nemmeno il tuo grande amore che ti consolasse!-

-Simona, ma dici sul serio non sei dispiaciuta per come sono andate le cose?-

-Tranquilla cara, Sai bene che non ho sposato Cesare per amore; e tra l'altro non vedo l'ora che questa giornata giunga alla fine-;

-Quindi non ti dispiace se raggiungo Davide?-

-Ma no! Vedi Danila, io e te abbiamo passato la nostra adolescenza a sobbarcarci tutti i problemi di casa come donne adulte e maritate. Abbiamo diritto a una fetta di felicità. Il sentimento che lega te e Davide, è semplicemente stupendo. Non si può dire di certo la stessa cosa per me e Cesare; ma almeno con lui farò una vita da signora e mio figlio potrà avere una famiglia. E questo è già molto credimi!-

-Oh Simona mi fai piangere... tu sarai per sempre la migliore amica. Ora devo scappare da Davide in ospedale. Ti prego non dire nulla ai miei dell'accaduto. Lascia che credano che io sia ancora al tuo matrimonio; altrimenti papà mi trascina a casa per i capelli!-

Detto questo, mi allontanai di corsa, alla ricerca di qualche amico patentato che mi desse uno strappo fino all'ospedale. Al pronto soccorso non mi fu per nulla difficile rintracciarlo: il motivo della scazzottata aveva già fatto il giro degli infermieri di turno, che mi accolsero con uno sguardo curioso e divertito,squadrandomi dalla testa ai piedi e confabulando tra loro, dopo avermi dato il numero della stanza e indicato il nome del reparto del ricovero di Davide.  Quando lo vidi, tutto fasciato e pieno di lividi, mi fece una gran pena e tenerezza e non riuscendo più a trattenere le lacrime mi gettai singhiozzando ai suoi piedi. Lui si chinò verso me accarezzandomi dolcemente la testa; poi mi sollevò il viso implorandomi di smetterla di piangere mi fece spazio nel suo letto e  m'invitò a sedere vicino a lui.

Una volta preso posto al suo fianco: appoggiai la testa sulla sua spalla e prendendogli la sua mano tra le mie mi lascia rassicurare dalla sua dolce voce mentre mi scongiurava che non aveva fatto nulla con Serena. Lasciai che il suo racconto mi rassicurasse, e placasse tutte le mie paure di perderlo. Dopo aver ascoltato la sua versione mi resi conto che mamma aveva ragione: Serena si era inventata tutto per potermelo portare via.

                                                          L@ur@

 
 
 

Insegnami a essere figlia: E venne il giorno...

Post n°27 pubblicato il 03 Novembre 2013 da I_mie_racconti

Insegnami a essere figlia: E venne il giorno...
Post n°598 pubblicato il 01 Maggio 2013 da lascrivana

 

Il giorno dopo mi alzai con una confusione in testa da mettere paura. Ciò che era accaduto la sera prima con Serena mi aveva scombussolato e privato di ogni sicurezza. Lei aveva preso sin da subito l'iniziativa, dimostrando di saper bene fino a che punto volesse arrivare. Ma nonostante il bellissimo corpo, le sensuali e mirate carezze che mi mettevano i brividi, il volto di Danila mi appariva davanti corrucciato e triste...accusatorio. Fu con sollievo che mi staccai da lei rivestendomi in fretta.- Ma che fai!?...- Esclamò mettendosi a sedere.- Non ti piaccio? O forse non sarai uno di quelli che...si insomma mi hai capito, uno a cui piacciono gli uomini...- A quei tempi, essere additato come omosessuale era un'onta insopportabile per qualsiasi ragazzo, ma l'offesa mi scivolò via in un baleno talmente ero ansioso di togliermi da quella situazione.- No...non è così...scusami, devo andare...- E la lasciai lì, il bellissimo corpo illuminato da uno spicchio di luna. Quel mattino dunque, uscii di casa deciso a recarmi al distretto, dovevo farlo. Dovevo uscire da quella situazione angosciante e terribile e che non aveva sbocco, mi sarei arruolato. Mi recai alla fermata della corriera attendendone impaziente l'arrivo, prima mi sarei sbrigato meglio sarebbe stato. Ma ancora una volta il destino ci mise lo zampino. Seduto sulla panca tenendomi la testa tra le mani, sentii chiamare il mio nome ad alta voce. Alzandola lentamente, vidi mia madre venirmi incontro, la vestaglia grigia e lunga sventolante nell'aria mattutina, il volto rigato di lacrime.- Non andare Davide...- Disse semplicemente quando mi fu dinanzi.- Andiamo a casa e parliamone...ti prego...- Io non risposi, ma mi alzai e lei mi cinse il fianco stringendomi a se. Fu così che, per il momento, decisi di abbandonare l'idea di arruolarmi. Ma le sorprese non erano ancora finite, e che sorprese! Qualche giorno dopo infatti, di ritorno da uno dei pochi allenamenti che ormai facevo, mi ritrovai di fronte Serena, e sul momento ebbi difficoltà a riconoscerla. Abituato a vederla in abiti succinti e provocanti, faticai a riconoscere in quella ragazza senza trucco e con una gonna lunga sino alle caviglie, la stessa donna che alcuni giorni prima si trovava distesa nuda accanto a me.- Che vuoi?- Dissi brusco. Lei accennò un timido sorriso ma, a differenza delle altre volte, non cercò nemmeno di sfiorarmi.- Mi dispiace per l'altra sera...io...non volevo...scusami...- Ero stupefatto, che fine aveva fatto la ragazza audace ed aggressiva di un tempo? Poi mi sovvenne un pensiero, a cui diedi voce quasi subito.- Cosa vuoi Serena, non è da te comportarti così. Ma di qualunque cosa si tratti...- Non mi lasciò finire. Congiungendo le mani a mo di preghiera fece un passo avanti guardandomi diritto negli occhi.- Voglio solo chiederti un favore Davide. Come sai domenica Simona si sposa e, ti sembrerà incredibile, ha invitato anche me. Io credo l'abbia fatto apposta, per farmi morire d'invidia. Sul momento avevo deciso di non andare, ma poi...- Io la guardai sbalordito.- Non mi starai chiedendo d'andarvi insieme vero?- Risposi truce. Lei mi afferrò le braccia stringendo forte.- Solo per il matrimonio Davide, poi ti prometto che ti lascerò in pace...- A volte non so quale strano meccanismo possa scattare nella mente degli uomini. Avevo di fronte la più bella donna del paese, una donna che mi aveva offerto il proprio corpo e che io avevo rifiutato per amore di un'altra. Eppure l'idea di presentarmi con lei mi eccitava, come l'avrebbe presa Danila? Stupidamente, pensai ancora una volta che tutto ciò sarebbe servito a farla ingelosire, che forse l'avrebbe convinta a concedersi, la cosa che volevo di più al mondo.- L'ultima volta Serena...- Mi ritrovai a rispondere.


E il giorno del matrimonio fu un giorno drammatico, sotto molti aspetti. Appena arrivammo sul sagrato della chiesa, molte teste si voltarono a guardarci. La maggior parte delle donne storse la bocca, mentre gli uomini riservarono sguardi ammirati a Serena e invidiosi a me. Poi vidi Danila, mio Dio com'era bella! Mi resi conto immediatamente della sciocchezza che avevo fatto presentandomi con un'altra donna. Non appena mi vide, il suo volto si trasformò rapidamente. Vidi la rabbia e la delusione attraversarle gli occhi come una saetta, poi successe il finimondo. Un uomo le si avvicinò sorridente. Non era bello, ma l'abito costoso e la pettinatura ricercata lo rendevano presentabile. Lo vidi chinarsi verso Danila sussurrandole qualcosa all'orecchio, in un gesto molto intimo. Lei dapprima sorrise, quindi ridivenne seria e gli rispose decisa. Ma quando lo vidi afferrarla per le spalle e tentare di baciarla, persi il controllo di me stesso. Ignorando completamente Serena, mi lanciai verso di loro come una furia. Lo afferrai per le spalle proprio nel momento che Danila gli appioppava un calcio negli stinchi, quindi lo gettai a terra ed iniziai a tempestarlo di pugni. Quello che accadde dopo lo ricordo molto confusamente. Solo più tardi, ricoverato in ospedale, seppi chi era quel tipo. Gli altri cugini di Cesare, una decina circa, accorsero in aiuto di Renato, così si chiamava il maledetto che aveva messo le mani addosso a Danila. Mi massacrarono di botte e solo l'arrivo dei carabinieri mi evitò danni peggiori. Già, l'ospedale...e quella porta che si aprì all'improvviso...

C@nt@storie.

 
 
 

Insegnami a essere figlia: Il matrimonio di Simona.

Post n°26 pubblicato il 04 Settembre 2013 da I_mie_racconti

Insegnami a essere figlia: Il matrimonio di Simona.
Post n°596 pubblicato il 28 Aprile 2013 da lascrivana
 

Il matrimonio di Simona era ormai alle porte; ed io da lì a qualche giorno avrei perso anche la mia migliore amica, oltre a Davide.

Serena era stata ben felice di sbandierare ai quattro venti la sua storia con Davide; incurante del dolore che questo mi avrebbe provocato. In fondo che mi odiasse non era una novità; com'era evidente che fosse più bella di me. Non era difficile immaginare il perché Davide avesse scelto lei; aveva un vantaggio in più: lei aveva frequentato le scuole superiori; mentre io avevo conseguito solo la licenza media. Tra l'altro, rispetto a me, era anche più emancipata...  e anche più donna sotto certi appetiti sessuali che gli uomini sembravano non disdegnare affatto. A quel punto mi domandai a che mi servisse la verginità, giacché gli uomini preferivano quelle più libertine.

Anche se tutto questo, mi convinse che non valeva la pena di bruciarsi con uomo che al primo ostacolo sarebbe corso a consolarsi tra le braccia di un'altra. Davide non mi meritava! Era stato crudele con me.

-Come ha potuto farmi una cosa del genere! Io lo amo da morire mamma! Non riesco a vivere senza di lui....-

Singhiozzando mi buttai tra le braccia di mamma, che le richiuse intorno a me, ricoprendo di baci la mia testolina.

-Oh Danì mi fa male vederti soffrire così! Ti stai struggendo dietro ad una cattiveria. E se fosse solo una macchinazione di Serena per portartelo via? Non puoi lasciare che una donnaccia come lei l'abbia vinta! E poi gli uomini sono tutti uguali! Davanti a una donna consenziente perdono la testa; ma poi ritornano dalla loro donna... vedrai che anche Davide tornerà da te-.

-Ma mamma non capisci che lui mi ha tradito! Lui si vuole arruolare... vuole lasciarmi! Io non voglio più avere un altro ragazzo. Se lui mi lascia: io rimango zitella!-

-Su non fare così, vedrai che si sistemerà tutto. E ora vieni qui che ti metto i bigodini così ti faccio bella per il matrimonio di Simona: e lui rimarrà senza fiato. Per domani ti concedo pure di metterti la minigonna, quella bella che ti ha regalato Cesare l'americano. Sopra ti metti la mia maglietta con le perle sulla scollatura... e vedrai che figura che farai-.

E così fu. Il giorno dopo mi presentai al matrimonio di Simona che ero irriconoscibile. Mamma aveva fatto davvero dei miracoli! Mi sentivo bella e desiderabile come non mai; con gli occhi lucidi che brillavano dalla gioia perché finalmente Simona avrebbe coronato il suo sogno di sposare un uomo ricco e bello . Ero emozionatissima, e l'idea di incontrare Davide mi metteva ansia. Lo sguardo innamorato, la bocca colorata con una punta di rossetto, le gote arrossate dall'eccitazione, e quella minigonna mozzafiato: mi facevano sembrare irresistibile.

Lo notai dallo sguardo ammirato dei cugini americani di Cesare: che erano venuti per l'occasione del matrimonio. Qualcuno ebbe l'ardire d'infilare dolcemente le dita tra le nocche dei lunghi riccioli dei miei capelli dai riflessi ramati. E fu proprio in quel mentre che arrivò Davide accompagnato da Serena - bella più che mai in quel vestito di raso blu che le metteva in risalto le sinuose forme. Non c'è che dire: lei e Davide facevano una bella coppia! Già... anche lui era splendido, con il vestito scuro da cerimonia, la cravatta colorata e la camicia bianca: sembrava uno sposo. Pensai che avrebbe dovuto essere il mio sposo, ma a quanto pare lui aveva scelto un'altra.

Mi morsi le labbra per trattenere l'urlo di rabbia ed'indignazione; e camuffai la delusione facendo la civettuola con Renato, il cugino americano di Cesare, che mi stava palesemente corteggiando.

-Qualcosa non va? Hai cambiato subito espressione?-

Domandò Renato, notando il mio repentino cambiamento alla vista della coppia appena apparsa tra la folla degli invitati; poi si girò verso l'oggetto delle mie attenzioni, e riportando lo sguardo di nuovo su me, disse: -Ho capito... gelosa vero? Bene! Conosco un modo infallibile per fare ingelosire anche lui!- Poi strizzandomi un occhio aggiunse -Hai capito vero?-

Senza nemmeno darmi il tempo di acconsentire, si chinò e mi deposito un bacio sulla bocca, dapprima superficialmente, poi con insolenza, affondò la sua lingua nella mia bocca, abbracciandomi vigorosamente. Fui assalita da un impellente disgusto e mi dibattei come un uccellino per liberarmi dalla sua stretta. Con uno sguardo carico di repulsione, dopo essermi sottratta dalle sue grinfie: gli rifilai un calcio negli stinchi. Tutto quello che accadde dopo: fu come in un sogno. So solo che non dimenticherò mai lo sguardo inferocito di Davide mentre si dirigeva verso la nostra direzione..

L@ur@

 
 
 

Insegnami a essere figlia: Inaspettato incontro al fiume.

Post n°25 pubblicato il 12 Luglio 2013 da I_mie_racconti

Insegnami a essere figlia: Inaspettato incontro al fiume.
Post n°595 pubblicato il 28 Aprile 2013 da lascrivana

I giorni passavano, e la mia decisione di arruolarmi prendeva sempre più forma. Ero anche già stato al distretto militare per avere informazioni e, con un certo timore, avevo appreso che cercavano giusto dei volontari per il Libano, una terra martoriata da una guerra assurda. La paga era dieci volte superiore a quella di qualsiasi operaio o impiegato, ma era la cosa che m'importava di meno in quel momento. Sapevo benissimo che il mio desiderio d'andarmene era legato a Danila, alla paura che non mi amasse abbastanza. Complici i suoi continui rifiuti infatti, mi convinsi che fosse realmente così. Inutili anche le sue scuse riguardo al fatto che cercasse di evitarmi in continuazione. La più gettonata restava quella di Simona, al fatto che una volta sposato l'americano se ne sarebbe andata per sempre. L'ultima sera al casolare poi fu drammatica. Le comunicai la mia decisione tutto d'un fiato, cercando di leggerle negli occhi una minima traccia di scoramento o di sollievo, volevo sapere veramente. La sua reazione mi lasciò senza fiato e, d'un tratto, il Libano mi apparve una cosa lontana e assurda. Pensai veramente che quella sera mi si sarebbe concessa, i nostri giovani corpi erano talmente avvinghiati da risultare un tutt'uno. Ma poi lei parlò e tutto crollò di nuovo. Si sarebbe pentita? E di cosa santo Dio! Pentita d'amarmi? Pentita di desiderarmi quanto e forse più di me. 

La lasciai sola fuggendo dal casolare con la testa in fiamme e il cuore a pezzi. L'indomani stesso mi sarei recato al distretto, non potevo più aspettare. Ma la decisione di non andare subito a casa mi riservò una sorpresa. Una di quelle cose che possono cambiare per sempre la tua vita, e quella degli altri. Come vi arrivai non lo ricordo bene, so solo che dopo aver camminato a lungo a testa bassa, mi ritrovai sulla sponda del torrente che scorre poco lontano dal paese. La luna si rifletteva nell'acqua limpida facendole assumere una colorazione strana e ammaliante, ne restai ipnotizzato. Un pensiero subdolo e sino a quel momento a me sconosciuto mi procurò brividi lungo la spina dorsale. Come sarebbe stato immergersi in quelle acque fredde e lasciarsi semplicemente andare? Sarebbe durato molto? Ma un fruscio dietro le mie spalle mi distolse da quegli insani pensieri. Voltandomi lentamente, vidi Serena avanzare verso di me. Col passare del tempo la ragazza si era trasformata in una splendida donna, i lineamenti infantili erano spariti del tutto ed ogni lembo della sua pelle emanava un fascino incredibile. In un attimo mi fu di fronte, il suo profumo a stordirmi completamente. Alzò un braccio e mi accarezzò dolcemente la guancia.- Non ne vale la pena Davide...- Sussurrò piano. Anche la voce era cambiata, più profonda e più sensuale che mai.- Non per una come Danila. So tutto di voi, non ti ama, anzi è gelosa di Simona e sbava dietro a quel vecchio americano, e tu meriti ben altro...- Incapace di rispondere, tanto meno di muovermi, l'osservai togliersi il leggero abito estivo restando completamente nuda. Mio malgrado, non potei evitare di osservare i seni perfetti e le curve dei suoi fianchi snelli e ben modellati, sino alle minuscole mutandine che lasciavano intravedere una leggera peluria. Un istante dopo iniziò a spogliare me. La mia mente cercò invano di protestare, ma i comandi che il mio cervello inviava ai miei arti venivano semplicemente ignorati. Il pensiero di Danila mi attraversò la mente come un dardo infuocato, ma quando Serena si distese nell'erba umida attirandomi a se tutto scomparve...

C@nt@storie.

 
 
 

Insegnami a essere figlia: maledetti tabù.

Post n°24 pubblicato il 02 Luglio 2013 da I_mie_racconti

Insegnami a essere figlia: maledetti tabù.
Post n°594 pubblicato il 26 Aprile 2013 da lascrivana

Quando Davide mi comunicò la decisione di volersi arruolare come volontario nell'esercito, mi cascò il mondo ai piedi. Lui, il mio mondo, il mio amore, la mia vita... voleva lasciarmi per andare a morire chissà dove.

L'esercito, lo vedevo come i racconti del nonno sull'ultima guerra; di conseguenza un'improvvisa angoscia mi serrò la gola, facendomi venire anche i crampi allo stomaco. L'idea che andasse a combattere mettendo a repentaglio la propria vita: mi faceva impazzire! Davide non aveva il diritto di prendere una decisione così importante da solo! Allora io non contavo nulla per lui? Ero stata solo un gioco;un trofeo da dividere con i suoi amici? -No... Davide era diverso da tutti i ragazzi che avevo incontrato finora. Magari è solo deluso perché non mi sono concessa a lui-.

Avrei dovuto capirlo da quella sua espressione corrucciata ogni qualvolta mi rifiutavo di rimanere sola con lui. La paura di non riuscire a controllare quel desiderio di diventare finalmente sua: mi costringeva a mantenere le distanze.

Le raccomandazioni di mamma che mi diceva "tanto va il gatto al lardo finché ci lascia lo zampino", mi risuonavano in testa continuamente inibendo i miei istinti. Davide, tra l'altro, sembrava anche tanto infastidito dal fatto che stessi spesso con Simona e Cesare. Possibile che non riuscisse a capire che tra qualche mese Simona si sarebbe sposata e trasferita in America ed io non l'avrei più rivista! In meno di un minuto, mille domande affollarono la mia mente; mentre copiose lacrime mi rigarono il volto affranto dal dolore.

-Come puoi andartene e lasciarmi così Davide! Come faccio a stare senza di te!-

Lo implorai incurante del mio orgoglio e di sembrare patetica.

Alzai il viso inondato di lacrime verso di lui e puntai il mio sguardo nel suo.

Mi accorsi che l'espressione del suo viso, era mutata: da dura e decisa che aveva assunto nel comunicarmi la sua decisione; ora appariva sconcertato e sbigottito.Con le gote arrossate e la bocca tremante, allungò le braccia e mi attirò con forza verso di se. Mi avvinghiai a lui puntandogli la faccia sul suo petto. Asciugai le mie lacrime sulla sua camicia sbottonata e affondai il viso sul torace ricoperto da una lieve peluria: mi lasciai inebriare dal fresco profumo di colonia che esalava dal suo mento e dal collo, e assaporai il dolce salato delle mie lacrime intrise sulla sua pelle. Poi,lui, infilandomi un dito sotto il mento mi sollevò il viso e premette la sua bocca sulla mia, travolgendomi in un lungo bacio appassionato.

Le sue mani iniziarono a diventare più esigenti, mentre continuava a baciarmi dappertutto, con una foga e una passione incontenibile. I nostri cuori battevano così forte, mentre in nostri corpi tremanti aderivano sempre più l'uno all'altro. Mi sentivo braccata da quel desiderio possente di appartenere totalmente a lui. Piangendo, lo implorai di fermarsi altrimenti sarebbe stato difficile trattenermi oltre; e poi avevo una gran paura di fare qualcosa di cui mi sarei pentita in seguito.

Davide, a quelle mie parole, improvvisamente s'irrigidì, e mi allontanò da se imprecando e farfugliando parole incomprensibili.

Cercai di avvicinarmi stringendolo da dietro le spalle; ma lui mi respinse fermamente, implorandomi di non rendere tutto più difficile: altrimenti non avrebbe risposto di se stesso.

Poi senza aggiungere una sola parola in più, e senza nemmeno salutarmi: se ne andò lasciandomi da sola nel vecchio casolare.

Mi guardai intorno, e affranta mi appoggiai con le spalle alla grezza parete di pietra ricoperta di muschio e sostenuta da vecchie travi di legno infracidito. Esausta, mi lasciai cadere a terra pesantemente stringendomi le ginocchia al petto; e battendomi dei leggeri colpetti sulla testa con le nocche delle mani chiuse a pugno, maledendo la mia abilità nel rovinare sempre tutto.

-Perché non riesco a fregarmene come fanno tutte le altre?... Perché mi devo lasciare sommergere sempre dai miei sensi di colpa e dai miei tabù?- 

                                                                 L@ur@

 

 
 
 
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