Creato da fedechiara il 14/11/2014
l'indistinto e il distinto nel suo farsi
 

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Messaggi del 21/10/2021

Amicizie a singhiozzo.

Post n°1798 pubblicato il 21 Ottobre 2021 da fedechiara
 

Lo spirito dei tempi e le amicizie ' su facebook'.
Ed ora che Zuckenberg si appresta a cambiar nome, e forse altro, alla sua straordinaria creatura - in crisi di iper crescita e conseguente esplosione di intolleranze tra i gruppi e i singoli e le censure e i 'bannamenti' conseguenti – possiamo considerare, come in un esame di coscienza d'antan, come è cambiato il concetto di amicizia e/o come siamo cambiati noi, resi più fragili e talvolta isterici a causa delle pandemie e dei greenpass, e del governo Draghi che non ci piace e del Mattarella messo nella vigna a far da palo costituzionale (un palo traballante perché male infitto nel terreno paludoso della mala Italia dai padri costituzionali ai tempi loro).
E abbiamo capito che essere 'amici su facebook' è cosa ben diversa da quelle amicizie costruite sul terreno più solido delle nostre vite e rodate nel corso delle scampagnate e dei pranzi comuni e dei balli - e il 'mandarsele a dire' per le vie traverse dei commenti e dei posts che pubblichiamo può costarci caro ed è da rivedere l'antico motto 'amici come prima'. Prima di facebook.
E c'è un tale che mi aveva tolto l'amicizia per chissà quali sue segrete ragioni qualche anno fa, ma, da poco più di un mese, me l'aveva rinnovata per poi subito ri-togliermela a cui vorrei chiedere:
'Va tutto bene?' 'Stai bene?' 'Che ti succede?' Perché non è normale questo dare e togliere senza una spiegazione su cosa ti ha fatto saltare la mosca al naso. E se castighi qualcuno dovresti fargli capire il perché del castigo, quantomeno.
Le amicizie sono (dovrebbero essere) cose importanti, come le parole – e bene lo spiegava Nanni Moretti in suo bel film – e, se è vero che facebook ha banalizzato le amicizie riducendole alla misura dell'umore nero di un nostro mattino per le vigliacche cose della politica nostrana e degli arrembaggi quotidiani e incessanti dei 'barconi', dovremmo sforzarci di ricondurre a ragione quei nostri umori 'di pancia' e privilegiare 'la cosa in sé', come la chiamano i filosofi: di un amicizia che è segno e nobiltà della comune volontà di capire e ordinare gli eventi delle nostre vite e contrastare la maledetta entropia che ci affanna.
Ed ho in mente di scriverci un libro su questa cosa dell'amicizia fatta labile e trasparente come il video del computer che si accende alla mattina e dove trascriviamo le nostre idiosincrasie e le irritazioni e le rabbie e chiedere all'universo mondo che ci legge che vuol dire 'essere amici su facebook'. Solluccheri e pinzillacchere?
O è, forse, il surrogato di una vita reale che abbiamo schiacciato dentro i video di casa e resa 'virtuale' e non abbiamo più tempo per uscire e andare a far visita agli amici, quelli veri e più solidi, e constatiamo, da tempo, che una vischiosa solitudine e una nebbia imprigiona le nostre anime e le rannicchia dentro gli asfittici palmari e/o gli smartphone, ragnatela di rappresentazioni virtuali che ci confondono e ci spengono?
Potrebbe essere un primo piano

 
 
 

L'italica difesa dell'aggressore

Post n°1797 pubblicato il 21 Ottobre 2021 da fedechiara
 

 

 

Del sentirsi assediati e indifesi 21 ottobre 2015
C'è l'esempio delle città sotto assedio. Che, se gli assedianti lanciavano i rampini e le corde e salivano su per le mura spesse due metri cogli elmi e gli spadoni intesi al massacro, da sopra, legittimamente, rovesciavano i pentoloni della pece bollente e gli arcieri finivano l'opera ricacciando gli aggressori. E nessun giudice si è mai sognato (o mi sbaglio? Qualcuno può ragguagliarmi in merito alla giurisprudenza che gira attorno alla legittima difesa degli assediati?), si è mai sognato, dicevo, di imputare i difensori delle città vigili sugli spalti di 'eccesso di legittima difesa' per quella guerra dichiarata con arroganza e pretesa di dominio da signorotti e conti e re e imperatori in fregola di maggior potere e sudditanze.
E la civile casa di abitazione non può essere paragonata a una città – ne è la sua cellula-base – che, se violata e scardinata la porta d'ingresso col piede di porco o rotti i vetri delle finestre, va difesa con ogni mezzo e strumento che ti capita a tiro - e ricacciato fuori il ladro pronto a colpirti e lasciarti mezzo morto se ti opponi al suo volere di ladro e/o rapinatore (vedi le abbondanti notizie di cronache al riguardo)? Che senso ha concedere il porto d'armi e una pistola a un pensionato - che già aveva subito tre o più violazioni di domicilio da parte dell'internazionale dei ladri che imperversa impunita in questo paese - e poi imputarlo di 'omicidio volontario' se, spaventato, fa fuoco e ci scappa il morto? Quali impulsi schizofrenici (punire la vittima e lasciare impunito l'aggressore) si agitano nelle menti di certi giudici e pubblici ministeri o quali follie legislative di legislatori balenghi hanno permesso che si potesse formulare l'accusa spaventosa di 'omicidio volontario' nei confronti di un poveretto che temeva per la sua vita ed era impaurito e/o esasperato dalla reiterazione del reato e dalla sostanziale impunità che la incentiva - e si sentiva 'sotto assedio' e indifeso da parte di forze dell'ordine che intervengono solo a reato commesso e la vittima finita all'ospedale o, peggio, morta?
E la sedicente 'sinistra' di s-governo non ha proprio nulla da rimproverarsi per aver trascurato il peso sociale dell'insicurezza dei cittadini e averli abbandonati e perfino bastonati giudiziariamente se colpiti dal trauma terribile di una violazione del domicilio - col suo corollario di spavento e l'impulso spontaneo a reagire per difendere la propria vita e le proprie cose?
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