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Messaggi del 19/11/2020

Nottate che tardano a passare

Post n°1422 pubblicato il 19 Novembre 2020 da fedechiara
 

San Remedio e santa pazienza.
Gira in internet un modulo su cui ogni negazionista del maledetto 'coviddi' può apporre la sua firma digitale e stamparlo per rivendicare un diritto fondamentale antichissimo l'habeas corpus.
Una semplice firma e rinunci alle cure e non intasi gli ospedali e le terapie intensive – riservate a chi il 'coviddi' ce l'ha dentro ai polmoni e ne devasta gli alveoli.
Ma è veramente così? Possiamo davvero rinunciare alle cure, se colpiti dalla malattia, e fare contenti tutti coloro che si arrabbiano un sacco quando leggono o ascoltano le ragioni di un 'negazionista' e/o 'riduzionista'?
Dizionario
habeas corpus
/hà·beas còr·pus,ˈa-/
locuzione
1. 1.
Nel diritto anglosassone, il principio che tutela l'inviolabilità personale, e il conseguente diritto dell'arrestato di conoscere la causa del suo arresto e di vederla convalidata da una decisione del magistrato.
2. 2.
ESTENS.
Il complesso delle norme che garantiscono, nelle Costituzioni dei vari paesi, la libertà personale del cittadino; nel 1679 divenne legge dello Stato inglese (“Habeas corpus act”), sancendo il principio della inviolabilità personale che ancora oggi tutela.
Definizioni da Oxford Languages
Non è chi non veda e riconosca l'ovvietà di un tale diritto antico, ma se provieni da un paese sotto forte stress pandemico ed entri in aeroporto e ti trovi davanti ad un marziano in scafandro bianco e visiera doppia che pretende di infilarti un tampone a fondo nel naso e ti rifiuti che succede?
Sei annoverato d'emblé tra i maledetti 'negazionisti' e quello stigma sociale ti si appiccica addosso. E i sani, veri e supposti, - e quelli che vogliono, giustamente, restare sani e ritengono la tamponatura universale un efficace, post moderno 'san Remedio' - pretendono che tu rinneghi pubblicamente il tuo credo e il tuo diritto e ti sottoponga alla lieve tortura che tutti ci salva, dicono.
Perciò tocca accettare il tampone e le procedure messe in campo dalle autorità sanitarie o subire l'arresto in quarantena ed essere isolato dall'universo dei viventi fino a che non accetti di dimostrare che sei sano. Addio all'habeas corpus, quindi, perché, come scrive una mia amica di lunga data:
'La tua libertà finisce dove comincia il mio diritto a restare sano.' Eccovi servita l'emergenza e la sospensione dei diritti fondamentali e l'apparizione del famigerato modulo 'mors tua vita mea' da firmare – messo in rete da chissà chi.
Personalmente ho risolto la cosa con l'antica tecnica dell'uccel di bosco.
L'ospedale di zona mi ha telefonato (come ha avuto il mio numero? Forse perché sono andato al cinema, or sono 20 e più giorni fa?) per chissà quale sua ragione di istituto – forse uno screening di massa riservato agli anziani o chissà quale altra diavoleria sanitaria di dubbia e pretesa efficacia ed io mi sono dato alla macchia, come gli antichi briganti e i banditi.
Ocnarf non abita più qui e il suo telefono non funziona e scatta la segreteria, inascoltata.
Entrare in una qualche struttura sanitaria pubblica, di questi tempi pandemici e paure universali e rancori reciproci e sospetti è, d'altronde, impresa titanica e tutte le procedure sono sbrigate per le vie telematiche - e finché dura lo stato di salute io men vivo in sereno auto isolamento, come raccomandano a gran voce le autorità ai membri di quella categoria fragile a cui mi hanno iscritto per ragioni di anagrafe.
Mala tempora currunt, cari lettori, 'adda passa' 'a nuttata. Portiamo pazienza.