
Quando si allunga il rosso arcobaleno, è come sei il cielo si colorasse; quando splendono i bianchi raggi del sole, è come se il cielo si accendesse di luce. Ma il cielo, per sua natura, non è cosa che si possa illuminare. Né tingere. Con uno spirito simile, anch'io do colore alle più svariate forme pur sapendo che nulla rimane...
(Kawabata Yasunari)
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Skopcy
Post n°182 pubblicato il 14 Luglio 2016 da maandrax
Era maggio inoltrato, e le figure appassivano contro il mare come fondali contro il paesaggio reale. "Dude" Alafaci era avvinghiato a una malinconia terribile proprio quando il tempo si faceva più promettente per le riprese. Il suo manager Edoardo Rava non capiva e indicava con lo sguardo Alafaci alla co-star Marianna Destroy per cercare di carpirne qualcosa a livello di interpretazione, visto che era donna, e quindi più sensibile a queste cose. Il film doveva chiamarsi "L'Isola dei Focosi" ed era una produzione Hard di tutto rispetto: per budget, attori e investimenti vari. Oltre a Dude e Marianna erano coinvolti nel film anche Simone Neri e Francesca Pozzato, Roy Gunner e Mariella Ventre. Il regista era "Eternit" Fazio e la coproduzione era italo-americana. Seccata dalle continue occhiate di Rava, Marianna s'era infine levata ed era finita a fianco di Alafaci per scuoterlo un pochino. Ma le parole non venivano facili in quel settore, e non si era abituati a ficcare il naso in faccende altrui mentre si recitava in una super produzione porno. "Qualcosa non va? è da stamattina che Te ne stai ficcato sulla spiaggia a guardare il mare. Cos'è? Una specie di depressione? Io non me ne intendo." Aveva balbettato l'attrice. Dude s'era girato verso di Lei con i capelli scomposti e gli splendidi occhi verdi atteggiati a morso della tarantola. non si era nemmeno degnato di rispondere ma aveva fatto un gesto con la mano della serie :"Non ho tempo per le chiacchiere". Poi, verso sera era arrivato l'attimo dell'ottavo ciack e Alafaci s'era ordinatamente messo in fila per il suo turno dai truccatori. Indossava un paio di shorts azzurri con strisce bianche, molto attillati e nient'altro. giusto quello che bastava per mettere in risalto la prominenza della sua sessualità e il carattere della sua recitazione. Di niente altro v'era bisogno. La scena prevedeva una serie di accoppiamenti rituali lungo il bagnasciuga, con Roy Gunner sovrastato da Francesca Pozzato, la giovanissima Erika May e la più matura Gabriella Ferro. Dude Alafaci sarebbe dovuto entrare in scena al settimo minuto nel ruolo del marito geloso ma conciliante. E tutto si sarebbe dovuto risolvere con una riappacificazione generale sotto i totem fallici e all'ombra degli ombrelloni e delle fanciulle in fiore. Eppure Edoardo Rava aveva il presentimento che qualcosa non stava andando per il verso giusto. Per tutto il giorno non era riuscito a parlare con la sua star e, sebbene quest'ultima si fosse messa in riga per sostenere il suo ruolo con apparente professionalità, nulla sembrava in grado di levare la foschia dallo sguardo del manager, nascosto fra le telecamere della vasta produzione e punzecchiato da una tristezza indefinibile e contagiosa. Quando Eternit Fazio aveva fatto cenno ad Alafaci di entrare in campo e di levarsi, innervosito, i miseri shorts, Questi aveva obbedito ma al posto di una drammatica erezione aveva brandito fra le mani un rasoio da barbiere, lungo e, apparentemente, affilatissimo. E così, nudo, aveva cominciato a lamentarsi della produzione, del regista, delle attrici e degli attori, del tempo afoso. Poi, sempre restando in piedi con il bellissimo corpo tagliato dalle lamine rosa e nere del tramonto aveva appoggiato il rasoio poco sopra i testicoli e aveva cominciato a parlare della sua famiglia a Trapani, della sua ragazza che si imbibiva dei quattrini senza curarsi del mestiere del boyfriend, della vita di merda e della solitudine che, sempre, s'accompagna all'apparente Felicità e Sicurezza. Poi aveva parlato del suo cane, Funny, l'unico che all'apparenza sembrava dedicargli quell'affetto negato da tutti malgrado facesse un sacco di film sull'amore con la A minuscola. Infine s'era tagliato le palle con un gesto teatrale ed era crollato sulla sabbia in una mare di sangue. Subito era stato soccorso, e i preziosi ammennicoli posti dento un sacchetto di nylon. All'ospedale di Raggio Calabria gli erano poi stati ricuciti dopo un'operazione durata sei ore. Ma la Malinconia, quella no, non era stata placata e riattaccata al cervello senza essere più in grado di nuocere al portatore sano. Alcuni ebbero in seguito a dire che si trattava di un disturbo grave e di una malattia seria. (Produzione propria 12/04/2014) |
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