Creato da maandrax il 08/04/2014

Come On You Slags

confessioni sotto le righe di un soundboy

 

 

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Skopcy

Post n°182 pubblicato il 14 Luglio 2016 da maandrax





Era maggio inoltrato, e le figure appassivano contro
il mare come fondali contro il paesaggio reale. "Dude"
Alafaci era avvinghiato a una malinconia terribile proprio
quando il tempo si faceva più promettente per le riprese.
Il suo manager Edoardo Rava non capiva e indicava con
lo sguardo Alafaci alla co-star Marianna Destroy per cercare
di carpirne qualcosa a livello di interpretazione, visto che
era donna, e quindi più sensibile a queste cose. Il film
doveva chiamarsi "L'Isola dei Focosi" ed era una produzione
Hard di tutto rispetto: per budget, attori e investimenti vari.
Oltre a Dude e Marianna erano coinvolti nel film anche
Simone Neri e Francesca Pozzato, Roy Gunner e Mariella
Ventre. Il regista era "Eternit" Fazio e la coproduzione era
italo-americana. Seccata dalle continue occhiate di Rava,
Marianna s'era infine levata ed era finita a fianco di Alafaci
per scuoterlo un pochino. Ma le parole non venivano facili
in quel settore, e non si era abituati a ficcare il naso in
faccende altrui mentre si recitava in una super produzione
porno. "Qualcosa non va? è da stamattina che Te ne stai
ficcato sulla spiaggia a guardare il mare. Cos'è? Una specie
di depressione? Io non me ne intendo." Aveva balbettato
l'attrice. Dude s'era girato verso di Lei con i capelli scomposti
e gli splendidi occhi verdi atteggiati a morso della tarantola.
non si era nemmeno degnato di rispondere ma aveva fatto
un gesto con la mano della serie :"Non ho tempo per le
chiacchiere". Poi, verso sera era arrivato l'attimo dell'ottavo
ciack e Alafaci s'era ordinatamente messo in fila per il suo
turno dai truccatori. Indossava un paio di shorts azzurri
 con strisce bianche, molto attillati e nient'altro. giusto quello
che bastava per mettere in risalto la prominenza della sua
sessualità e il carattere della sua recitazione. Di niente altro
v'era bisogno. La scena prevedeva una serie di accoppiamenti
rituali lungo il bagnasciuga, con Roy Gunner sovrastato da
Francesca Pozzato, la giovanissima Erika May e la più
matura Gabriella Ferro. Dude Alafaci sarebbe dovuto entrare
in scena al settimo minuto nel ruolo del marito geloso ma
conciliante. E tutto si sarebbe dovuto risolvere con una
riappacificazione generale sotto i totem fallici e all'ombra
degli ombrelloni e delle fanciulle in fiore. Eppure Edoardo
Rava aveva il presentimento che qualcosa non stava andando
per il verso giusto. Per tutto il giorno non era riuscito a parlare
con la sua star e, sebbene quest'ultima si fosse messa in riga
per sostenere il suo ruolo con apparente professionalità, nulla
sembrava in grado di levare la foschia dallo sguardo del manager,
nascosto fra le telecamere della vasta produzione e punzecchiato
da una tristezza indefinibile e contagiosa. Quando Eternit Fazio
aveva fatto cenno ad Alafaci di entrare in campo e di levarsi,
innervosito, i miseri shorts, Questi aveva obbedito ma al posto
di una drammatica erezione aveva brandito fra le mani un rasoio
da barbiere, lungo e, apparentemente, affilatissimo. E così, nudo,
aveva cominciato a lamentarsi della produzione, del regista, delle
attrici e degli attori, del tempo afoso. Poi, sempre restando in piedi
con il bellissimo corpo tagliato dalle lamine rosa e nere del tramonto
aveva appoggiato il rasoio poco sopra i testicoli e aveva cominciato
a parlare della sua famiglia a Trapani, della sua ragazza che si
imbibiva dei quattrini senza curarsi del mestiere del boyfriend,
della vita di merda e della solitudine che, sempre, s'accompagna
all'apparente Felicità e Sicurezza. Poi aveva parlato del suo cane,
Funny, l'unico che all'apparenza sembrava dedicargli quell'affetto
negato da tutti malgrado facesse un sacco di film sull'amore con
la A minuscola. Infine s'era tagliato le palle con un gesto teatrale
ed era crollato sulla sabbia in una mare di sangue. Subito era
stato soccorso, e i preziosi ammennicoli posti dento un sacchetto
di nylon. All'ospedale di Raggio Calabria gli erano poi stati ricuciti
dopo un'operazione durata sei ore. Ma la Malinconia, quella no,
non era stata placata e riattaccata al cervello senza essere più
in grado di nuocere al portatore sano. Alcuni ebbero in seguito
a dire che si trattava di un disturbo grave e di una malattia seria.

(Produzione propria 12/04/2014)









 
 
 
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