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Come On You Slags

confessioni sotto le righe di un soundboy

 

 

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Presenza nei fatti ma non nella sostanza

Post n°187 pubblicato il 21 Settembre 2016 da maandrax

 








Roberto

Per loro Io ero Roberto. Lo ero sempre stato e ancor più
lo ero adesso, che mi ero legato così tanto al loro unico
figlio adottivo Massimiliano. I genitori di Max erano due
discreti signori di mezza età che vivevano nel Bellunese,
papà assicuratore, madre casalinga. Il figlio studiava a T.
ormai da due anni, con pessimi risultati e un'inclinazione
poco salutare per slot-machines e grappini. Io lo avevo
avvicinato una sera a una festa. Non so ancora cosa ci
abbia fatto finire l'uno sotto l'occhio dell'altro ma avevamo
iniziato fin da subito a esercitare una reciproca simpatia.
Io ero reduce da un periodo di isolamento quasi assoluto,
Lui era insicuro su tutto tranne che nella voglia autodistruttiva,
e mi serviva un chiacchierone panzanaro ubriacone e
sfuggente. Così mollati i rispettivi retroterra avevamo
cominciato a formare un sodalizio temibile e insoddisfatto,
perennemente alla ricerca delle feste più selvagge e delle
sbronze più atroci. I genitori di Massimiliano, nella loro
tranquilla base cattolica e benestante non sospettavano
minimamente della piega presa dal figlio, il quale pigliava
i soldi nel weekend e saliva il lunedì per sperperarli tutti
alle macchinette fottisoldi e nell'alcol. Un giorno l' amico
mi aveva fatto parlare con i suoi al telefono presentandomi
come ROBERTO. Eravamo entrambi fatti come delle rape
e Io avevo acchittato, strizzando l'occhio. I suoi erano rimasti
entusiasti della mia parlantina e della ridicola celebrazione che
avevo fatto di Max, al punto da invitarmi a casa loro per un
weekend. Tutto ciò, qualche mese dopo, era accaduto e così
mi ritrovavo a recitare la parte di un'altra persona, sotto falso
nome, mangiando a sbafo e facendomi scarrozzare attraverso
le bellezze del territorio bellunese. Avevo recitato sino in fondo
la mia parte: compìto, equilibrato, tranquillo ed educato. ROBERTO
aveva fatto il panegirico dell'amico, sostenendo che studiava
con determinazione e non aveva occhio per svaghi debosciati
o frequentazione con perdigiorno. Insomma, un attore non
avrebbe potuto muoversi con maggiore credibilità. Ricordo
ancora che l'ultima sera prima di lasciare la bella abitazione
dei deliziosi signori, mi era capitata fra le mani fra le nebbie di
un lieve stordimento alcolico l'edizione di un'opera di Victor
Hugo mentre recitavo come un mantra il nome Roberto, Roberto...
forse l'unico testo che avesse mai tentato di prendere in mano
il mio amico fraterno: il libro era L'UOMO CHE RIDE.









 
 
 
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