Creato da maandrax il 08/04/2014

Come On You Slags

confessioni sotto le righe di un soundboy

 

 

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Vite II

Post n°190 pubblicato il 20 Ottobre 2016 da maandrax







Butler

Era il tempo di quella famosa nevicata. Butler aveva bisogno
di soldi e l'agenzia interinale l'aveva spedito allo scalo
dell'Interporto a tirare giù neve dai vagoni e a fare la rotta
tra le viuzze ricoperte da 40 centimetri di materiale bianco.
Gli avevano detto di farsi trovare all'altezza del distributore
in via Maccani e così aveva fatto. Aveva aspettato quindici
minuti fumandosi due paglie e poi era arrivata: era una panda
stracarica, due persone davanti e tre dietro, con Lui (se fosse
riuscito a entrare) quattro. C'erano l'autista, un tizio dell'Adecco,
poi Enrico un alcolista di 42 anni, fancazzista in progress, fungo
di Provincia nonché fenomeno itinerante da baraccone, Vikram
un indiano molto giovane, responsabile e timido, pulito ma povero,
saggio e lavoratore, Sturdy praticamente un barbone senza fissa
dimora, all the way from Caserta e alla ricerca di una professione
precaria qualsiasi e di un tetto sopra la testa, Pablo ex commesso
all'Elettrocommerciale parecchio musone e scassapalle, nonché
possibile frequentatore part-time del Centro di Salute Mentale, e
infine Artan un cinquantenne dai reni malandati che si lamentava
ogni secondo del freddo, degli sbalzi della macchina e dei propri
dolori fisici, un ipocondriaco maniacale depressivo. Butler fissò
l'interno dell'auto e, sorridendo, cercò di farsi posto. Alla fine, con
un gomito di Vikram in faccia e la coscia di Artan sulle palle riuscì
a sistemarsi. così partirono per l'Interporto malgrado Enrico premesse
petulantemente per farsi una grappetta mattutina (a occhio e croce
se n'era già fatte tre). Giunsero all'Interporto e furono scaricati nella
bufera e abbandonati al proprio destino. Il tizio dell'Adecco sgommò
con difficoltà e di Lui si persero ben presto le tracce all'orizzonte
fosco. Finirono in una baracca dove furono provvisti di pale da neve
da un coglione qualsiasi chiamato Amilcare Libardi. Un tipo stizzito e
bilioso, piccolo e acrimonioso che, evidentemente, si era già fatto l'idea
dei novelli spalatori come dei fannulloni fatti e finiti, mangiapane a ufo.
Li piazzò sparsi in un raggio di 600 metri a tirare su neve dai vialetti e
a farla estirpare dai vagoni spalancati. Poi, dopo avere dato le consegne,
tornò a rinchiudersi nella comoda baracchetta che gli faceva da base.
Enrico e Butler si ritrovarono a lavorare fianco a fianco ma fu subito
chiarissimo che Enrico non aveva voglia di fare un cazzo. Aveva preso
a lamentarsi di come erano stati scaricati e a raccontare a Butler (che nel
frattempo si spezzava la schiena) dei bei tempi a Genova e Bologna, dove
si beveva wild turkey e si fumavano splendidi cannoni. Butler un po' lo
assecondava, un po' guardava preoccupato la baracca di Libardi, da dove,
probabilmente, il piccoletto Li osservava con un binocolo elettronico e
prendeva prove del lazzaronare. Infatti non passò molto tempo che una
figura irsuta e alterata uscì dall'igloo sbattendo la porta e lasciandola
spalancata, correndo verso di loro. Era Libardi, che aggredì Enrico a male
parole e poi passò alle vie di fatto minacciandolo fisicamente. Il Tizio,
seccato, infreddolito e alterato prese a reagire e ben presto arrivarono alle
mani, con Butler che tentava di dividerli sotto una nevicata fittissima. Ben
presto, sul ring arrivarono Vikram, Sturdy, Artan e Pablo, stanchi della loro
inutile battaglia contro la bufera. Presero a fare il tifo per uno o per l'altro
e batterono i pugni. alla fine, tra minacce di tribunale, bestemmie e lamentele
fu chiamata l'Agenzia Interinale, furono rifilati a tutti un misero indennizzo
e furono rispediti ai loro luoghi di provenienza con mezzi propri. Affranto,
distrutto e congelato Butler si sorbì i due chilometri fino alla Città con Enrico
che si ripuliva del sangue e beveva da una fiaschetta estratta dal giaccone
sotto l'ascella. E intanto urlava improperi e cantava canzoni oscene contro
un indifferente, grigio cielo di merda...








(Fine)









 
 
 
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