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Un'ultima canzone...

Post n°534 pubblicato il 12 Aprile 2018 da lab79

Goccia dopo goccia cade il cielo sulla terra. Ma è notte, a nessuno importa. Nessuno vede, nessuno sente, nessuno sa. Sento il respiro di mio figlio, da lontano, come un sollievo all'angoscia che mi porto dentro, chissà poi perché. In fondo vivo una vita qualunque, come tanti ne hanno vissuto ma migliore, meno accidentata e più banale. Pensavi di aver scoperto il segreto del mondo, quando hai realizzato che la felicità era banale. Ma ora ti rendi conto che anche l'infelicità sa avere il suo opaco grigiore, il suo tran-tran. E piove, ed è una notte talmente banale che non riesco nemmeno a essere triste, né ad arrabiarmi perché per una notte che potrei, e invece il sonno si allontana sempre di un passo troppo in là. Non riesco ad immaginare una fantasia su cui addormentarmi, figurarsi un sogno.

E allora canticchio una vecchia canzone che non avevo mai del tutto capito, e che invece ora mi illudo di riuscirci. Ma anche questo riesce male, che la gola fa male e maledico l'unico pomeriggio di mezza primavera in cui mi sono fatto fregare dalla tentazione di togliere la sciarpa. E no, non mi va di parlare, non mi va di cantare.

Non mi va di sognare, né di fantasticare.

E i miei occhi chiedono requie, e la mente invece veglia.

E il cuore che vorrebbe tanto far finta di saper volare.

Ma com'è, che non riesco più a volare?

 

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Commenti al Post:
anastomosidisabbia
anastomosidisabbia il 12/04/18 alle 09:49 via WEB
Ciao Lab, per il 24-25 aprile fai il ponte? (^_^) Io ho "festeggiato" domenica... Con pochi amici ho fatto una passeggiata sull'argine del fiume, abbiamo camminato a lungo tra il verde, senza arrivare in nessun posto...
 
 
lab79
lab79 il 16/04/18 alle 01:43 via WEB
Niente ponti, qui. Niente festività: si lavora, come sempre, quando gli altri riposano. E forse di camminare in compagnia, ora, non ne ho tanta voglia. Forse è ora di camminare in solitudine.
 
   
anastomosidisabbia
anastomosidisabbia il 16/04/18 alle 16:30 via WEB
A pochi metri dalla riva il mare fioriva di madrepore bianche. Era impossibile nuotare.

Sembrava che gli abitanti del mare volessero risalire la spiaggia per appropriarsene coi loro scheletri calcarei. La barriera impenetrabile avrebbe costretto chiunque a rinunciare all'idea di inoltrarsi a spiare sotto la superficie dell'acqua color turchese. La sabbia era finissima, morbida e leggera; sembrava quasi cenere bianca. Forse è tale la memoria delle emozioni quando vengono incenerite. Il cielo aveva lo stesso colore dell'acqua e il sole era bianco come la sabbia. SI dice che solo la ginestra possa fiorire sul suolo sabbioso; ma la rosa si adatta a qualsiasi tipo di terreno. L'acqua è salata e amara come le lacrime e i petali della rosa gonfi... di lacrime o di qualcos'altro? Dal desiderio alle lacrime il passo diventa breve quando non c'è avvenire. La vita non è che una soltanto ed è triste che il desiderio vada sprecato senza cogliere l'occasione. Cos'è che ci rende veri e consapevoli: sapere di esserci smarriti tra le madrepore senza riuscire a scorgere la via d'uscita verso il mare aperto? In fondo credere che sia possibile appropriarsi di tutti gli itinerari dell'oceano è soltanto un'illusione: noi siamo limitati e necessariamente limitati sono i sentieri che possiamo intraprendere. Anzi è soltanto uno quello che riusciremo a percorrere. La rosa spuntava dalla sabbia bianca. Era sola, non c'erano altri fiori. I petali carnosi era di colore rosso intenso e scuro, contrastavano in maniera quasi offensiva col colore del cielo e della spiaggia.

 
EMMEGRACE
EMMEGRACE il 15/04/18 alle 14:29 via WEB
https://youtu.be/Ux7QLUG6VRA
 
 
lab79
lab79 il 16/04/18 alle 01:43 via WEB
Grazie.
 
RavvedutiIn2
RavvedutiIn2 il 26/10/18 alle 12:33 via WEB
Dentro di me, a periodi, un qualcosa che mi dava l'idea di poter rovinare tutto. Ma cos'è questo tutto, se non un qualcosa che io immagino e mi costruisco, tenendo conto del fatto che basta un niente per modificare le situazioni, in senso positivo o negativo? Condivido il fatto che anche l'infelicità, così come la felicità, possono assumere i contorni di un tran tran continuo e imperturbabile, almeno per quanto mi riguarda essi, questi due stati d'animo sono, purtroppo da un po' di tempo, come le lancette di un orologio che scandisce un fondale costante, quello della solitudine, più interiore che esteriore.
 
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