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« Amorevolmente e ....Pass..........Non si può morire... »

......A' livella......ricordando.....

Post n°92 pubblicato il 23 Marzo 2012 da angels1952
 

La livella(Traduzione in italiano)
 

Ogni anno, il due novembre, c'è l'usanza

per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno deve fare questa gentilezza;
ognuno deve avere questo pensiero. 

Ogni anno, puntualmente, in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado, e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo di zia Vincenza.

Quest'anno m'è capitata un'avventura ...
dopo aver compiuto il triste omaggio
(Madonna!) se ci penso, che paura!
ma poi mi diedi anima e coraggio. 
 
Il fatto è questo, statemi a sentire:
si avvicinava l'ora di chiusura:
io, piano piano, stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.  

"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del '31".

Lo stemma con la corona sopra a tutto ...
...sotto una croce fatta di lampadine;
tre mazzi di rose con una lista di lutto:
candele, candelotte e sei lumini. 
 
Proprio accanto alla tomba di questo signore
c’era un'altra tomba piccolina,
abbandonata, senza nemmeno un fiore;
per segno, solamente una piccola croce.  

E sopra la croce appena si leggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardandola, che pena mi faceva
questo morto senza neanche un lumino! 
 
Questa è la vita! tra me  e  me pensavo...
chi ha avuto tanto e chi non ha niente!
 Questo pover'uomo s'aspettava
che anche all’altro mondo era pezzente?  

Mentre rimuginavo questo pensiero,
s'era già fatta quasi mezzanotte,
e rimasi chiuso prigioniero,
morto di paura... davanti alle candele.  

Tutto a un tratto, che vedo da lontano?
Due ombre avvicinarsi dalla mia parte...
Pensai: questo fatto a me mi pare strano...
Sono sveglio...dormo, o è fantasia? 
 
Altro che fantasia! Era il Marchese:
con la tuba, la caramella e il pastrano;
quell’altro dietro a lui un brutto arnese;
tutto fetente e con una scopa in mano.  

E quello certamente è don Gennaro...
il morto poverello... il netturbino.
In questo fatto non ci vedo chiaro:
sono morti e si ritirano a quest’ora?  

Potevano starmi quasi a un palmo,
quando il Marchese si fermò di botto,
si gira e piano piano... calmo calmo,
disse a don Gennaro: "Giovanotto!  

Da Voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir, per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato! 
 
La casta è casta e va, sì, rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava, sì, inumata;
ma seppellita nella spazzatura! 
 
Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo, quindi, che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente". 

"Signor Marchese, non è colpa mia,
io non vi avrei fatto questo torto;
mia moglie è stata a fare questa fesseria,
io che potevo fare se ero morto? 
 
Se fossi vivo vi farei contento,
prenderei la cassa con dentro le quattr'ossa
e proprio adesso, in questo stesso istante
entrerei dentro a un'altra fossa".
 
 "E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!" 
 
"Fammi vedere! prendi 'sta violenza...
La verità, Marchese, mi sono stufato
di ascoltarti; e se perdo la pazienza,
mi dimentico che son morto e son mazzate! 

Ma chi ti credi d'essere...un dio?
Qua dentro, vuoi capirlo che siamo uguali?...
...Morto sei tu , e morto son pure io;
ognuno come a un altro è tale e quale".

"Lurido porco!... Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri, nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?". 
 
"Ma quale Natale, Pasqua e Epifania!!!
Te lo vuoi ficcare in testa... nel cervello
che sei ancora malato di fantasia?...
La morte sai cos’è?... è una livella.

Un re, un magistrato, un grand’uomo,
passando questo cancello, ha fatto il punto
che ha perso tutto, la vita e pure il nome:
non ti sei fatto ancora questo conto?  


Perciò, stammi a sentire... non fare il restio,
sopportami vicino - che t'importa?
Queste pagliacciate le fanno solo i vivi:
noi siamo seri… apparteniamo alla morte!"

                                   
                                                       
Antonio De Curtis.........alias  Totò


Un pensiero particolare e speciale lo rivolgo a tutti quelli che per cause umanitarie...come guerre, calamità naturali, ecc. ecc. hanno dato la loro vita per svolgere, con coraggio,  con valore, senza alcuna  esitazione e timore, missioni molto pericolose....... ma se mi permettete un abbraccio fortissimo lo rivolgo ad una persona che con dignità, lealtà, distinzione e rispettabilità, superando notevoli difficoltà, avvalendosi  diligentemente del solo proprio lavoro ha  contribuito con forza e determinazione al cambiamento sociale..........MIO PADRE.......

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Un blog di: angels1952
Data di creazione: 19/10/2006
 

IO E....TE

Farò della mia anima
uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene. 
Ti amerò come le praterie
amano la primavera,
e vivrò in te la vita
di un
fiore sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come
la valle canta l'eco delle
campane;
ascolterò il linguaggio
della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.
                          

 

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LE MIE.....

E' finita così senza un perchè.Io di notte ti sento con me e mi chiedo se anche tu, come me, resti sveglia e mi pensi con te. Non ha senso la mia vita vissuta così, se sei sola anche tu, anche tu come me, dimmi che io torni da te....Mi sento solo questa sera, questa stanza è sempre buia senza il tuo sorriso, guardo la poltrona vuota e sento tutta la solitudine del mondo. Se mi hai amato dovresti desiderare ancora di essere fra le mie braccia e.....allora se sei sola anche tu, come me, fai del tutto che io torni da te.  

 

SULLA SPIAGGIA 

Il vento geme e geme la ghiaia,
gemono gli sgangherati pali del molo;
un mare senile conta ogni singola
pietra impiastrata d'argento.
Dal lamentoso vento e dal più freddo
mare grigio lo avvolgo al caldo,
ne tocco la spalla dall'osso sottile
e il suo braccio infantile.
Attorno a noi paura, calante
tenebra di paura
e nel mio cuore quale profonda
fitta d'amore senza fine!

I tuoi occhi 

I tuoi occhi brillavano ancora per me,
     anche se vagavo solitario per terra e mare;
come quella lontana stella che vedo,
     ma che non vede me.
Stamattina sono salito sulla collina nebbiosa,
     ed ho percorso tutti i pascoli,
come brillava la tua forma lungo la mia strada
     fra la rugiada dagli occhi profondi!
Quando l'uccello rosso spiegò le scure ali,
     e mostrò il suo fianco acceso:
quando il bocciolo maturò in una rosa,
     in entrambi io lessi il tuo nome.