Un blog creato da lucarossi82 il 11/06/2009

Bloggo blogghino

L'attualità dal mondo - Disinformazione progressiva

 
 
 
 
 
 

NUOVO SERVIZIO MAIL BLOGGO BLOGGHINO!

Volete segnalarci qualsiasi cosa? Volete comunicare con noi? Bene! Da oggi è disponibile l'indirizzo mail del presente blog! Scrivete a: bloggoblogghino@libero.it

Leggeremo ed eventualmente commenteremo le Vostre mail in 48 ore!

 
 
 
 
 
 
 

RISOLUZIONE BLOG

La risoluzione di questo blog è superiore alle impostazioni standard 1024x768; si consiglia di utilizzare monitor wide con risoluzione 1440x900 o superiori. Se non si visualizza correttamente la pagina, Vi prego cortesemente di segnalarlo. Grazie.

 
 
 
 
 
 
 

TAG

 
 
 
 
 
 
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Giugno 2019 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
 
 
 
 
 
 
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

FACEBOOK

 
 
 
 
 
 
 
 
Citazioni nei Blog Amici: 5
 
 
 
 
 
 
 

ULTIMI COMMENTI

 
 
 
 
 
 
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
 
 
 
 
 
 

NEWS IL SOLE 24 ORE

Get the Il Sole 24 ORE: finanza, economia, esteri, valute widget and many other great free widgets at Widgetbox!
 
 
 
 
 
 
 

ANDAMENTO INDICI DI BORSA

Andamento indici borsa

 
 
 
 
 
 
 

NEWS REPUBBLICA

Get the La Repubblica.it » Homepage widget and many other great free widgets at Widgetbox! Not seeing a widget? (More info)

 
 
 
 
 
 
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

COUNTER

 
 
 
 
 
 
 

 

 

Avanti a tappe forzate

Post n°6798 pubblicato il 21 Novembre 2011 da lucarossi82
 

domenica 20 novembre 2011

Avanti a tappe forzate





Era una fredda domenica di novembre, e le genti che vivevano nei territori del continente europeo non si rendevano conto che il mondo era in fiamme e che sopra queste fiamme stava prendendo forma un nuovo ordine mondiale.

Più poteri alla Commissione Europea

Un altro passo verso il consolidamento del potere a Bruxelles, un altro pezzo di sovranità (e di libertà) perduta.

Per una volta che in questo paese facciamo un governo in un paio di giorni per la prima volta nella storia, e ci sentiamo un po' normali, e proprio quando sogniamo di non essere più i soliti eterni secondi, ecco, arrivano questi e ci creano una manciata di dittature in un weekend.

Risulta infatti che la Commissione UE potrà decidere di sottoporre a ''vigilanza rafforzata'' un Paese dell'Eurozona con problemi di stabilita'. La Commissione Europea si è presa il diritto, all'insaputa dei più (invocando il terrorismo? l'immigrazione clandestina? ah già, la stabilità dell'economia) di:

  • inviare regolarmente ispettori per verificare l'operato del governo 
  • proporre al Consiglio di raccomandare aiuti finanziari
  • deportare, pardon, invitare i rappresentanti dei governi a riferire al Parlamento Europeo
  • presentarsi al Parlamenti nazionali per imporre, pardon, esporre il proprio volere



E' qui, succede ora, è proprio vero, sta succedendo adesso...!


Italia, arriva la moneta elettronica

Gli italiani, si sa, sono un po' indietro e non sono tanto avvezzi ai pagamenti con la moneta elettronica e preferiscono il contante. Che pero' ha il terribile difetto (per banche e governi) di non essere tracciabile.

Ora...come si fa a convincere un popolo intero ad usare meno il contante e di più le carte di credito e i bancomat, ingrassando tra l'altro le banche emettitrici di queste carte grazie alle ricche commissioni che si pagano su ogni pagamento?

Semplice: limitare per legge i pagamenti con contante a 350 Euro (invocando il terrorismo? l'immigrazione clandestina? ah già: l'evasione fiscale)

Un antico sogno, l'abolizione della moneta contante, sta per diventare realtà, proprio qui, nel nostro paese.

E non è un bel sogno.



Spagna: nuovo governo, vecchio programma

Il governo Zapatero, dopo aver estesamente messo le mani nei portafogli degli spagnoli, e dopo mesi di grandi manifestazioni di piazza più o meno represse, ha rassegnato il mandato. Ci sono state le elezioni , e mentre scriviamo pare che abbia vinto l'altro schieramento.

Il futuro presidente del consiglio spagnolo ha dichiarato "tagliero' tutto il tagliabile".

Una ventata di novità.

Saranno felici gli spagnoli che lo hanno votato e che gli hanno consegnato probabilmente la maggioranza assoluta.

Chiosa a margine: qualcuno a RaiNews ha detto che ci stiamo avvicinando all'Ognun Per Se', che è notoriamente la traduzione nel linguaggio quotidiano del concetto di Dissezione Geopolitica Globale che gli affezionatissimi ben conoscono.

Che precede la fase terminale del Si Salvi Chi Puo'.



Egitto, ritorno delle grandi manifestazioni

Un popolo unito puo' raggiungere risultati straordinari, lo sappiamo, e lo abbiamo visto quando gli egiziani in meno di 30 giorni hanno cessato di temere il loro governo ed hanno fatto cadere la dittatura.

La caduta della dittatura, pur essendo uno straordinario traguardo, era solo il punto di partenza per il nuovo Egitto.

E questi mesi non sono stati di particolare buon auspicio, con il potere nelle mani dell'esercito che ha continuato le pessime abitudini di ogni dittatura.

Così, dal 28 Gennaio ad oggi, si sono susseguite manifestazioni grandi e piccole a Piazza Tahrir. Quella che è inziata Venerdì è stata di nuovo una grande manifestazione, come non se ne vedevano nel dopo-Mubarak, e di conseguenza le forze al potere hanno dato sfoggio di grandi misure di repressione, con abbondante profusione di gas CS, manganellate e armi da fuoco da parte delle forze agli ordini del governo. Con successi alterni, in verità, ma è un'altra storia.

Presto si terranno le elezioni.

Non che ci sia molto da sperare, dal momento che il meccanismo elettorale è uno schema che appartiene al vecchio mondo, e come tale puo' solo dare risultati da vecchio mondo.

Anche se le persone hanno dimostrato che un altro mondo, a stare uniti, si puo' raggiungere in un lampo.



USA, le manifestazioni di piazza crescono

Continuano le manifestazioni in molte città degli Stati Uniti. Oggi si è unita l'università di Berkeley, che è stata l'epicentro e detonatore del grande movimento pacifista della fine degli anni 60 se secolo scorso. Non che sia servito a molto a suo tempo, ma è pur sempre un luogo evocativo, un simbolo.

Le forze agli ordini del governo hanno spruzzato estesamente spray al peperoncino su manifestanti fermi ed in ginocchio.

Continua anche Occupy Wall Street e gli Occupy delle altre città, nonostante i ripetuti sgomberi. Ormai i manifestanti invadono alcune strade, in sfida aperta all'ordine costituito, e la ragione è che sempre più persone stanno mettendo in discussione le fondamenta stessa del Vecchio Mondo.

Il livello del confronto si sta alzando.

Vedremo quando Obama getterà la maschera.





Era una fredda domenica di novembre, e mentre si sentiva in lontananza avvicinarsi lo stivale della dittatura, le genti del mondo leggevano articoli su internet, su facebook, su twitter.

Stavano iniziando ad aprire gli occhi.

Si preparavano alla fase finale.

Saluti felici

Felice Capretta

http://informazionescorretta.blogspot.com/2011/11/avanti-tappe-forzate.html

 
 
 

GEAB 59 italiano - 30.000 mld usd spariranno entro il 2013 (II PARTE)

Post n°6797 pubblicato il 20 Novembre 2011 da lucarossi82
 

3438652-4948080

Stati Uniti (in rosso) e greco (in blu) del settore privato in percentuale del PIL (2000-2010) - Fonte: SuddenDebt, 03/2011

Teniamo a mente che la situazione del debito privato americano è di gran lunga peggiore di quella greca! In questo contesto, siamo vicini al panico riguardo la capacità degli Stati Uniti di rimborsare il proprio debito, se non con una moneta svalutata. La fine del 2012, poi, vedrà molti detentori del debito statunitense fare serie considerazioni su questa capacità, e sul preciso momento in cui questa potrebbe improvvisamente essere messa in discussione da tutti i players finanziari (32).

Cosa potrebbero offrire gli Stati Uniti, dopo il fallimento della loro "Supercommissione"?

Non molto, soprattutto in un anno elettorale! Da un lato essa è stata creata perché altre azioni non funzionavano, mentre dall'altro il problema non è tanto sulla quantità, ma sulla capacità di intraprendere una duratura e significativa riduzione del deficit federale. Il fallimento della "Supercommissione" sarà giustamente considerato come prova di questa incapacità.

Riguardi i termini dell'importo in gioco, il rapido calcolo di un lettore statunitense del GEAB dà
il senso di quanto lo "sforzo" intrapreso per ridurre il deficit di bilancio sia ridicolo, in rapporto
al bisogno: se si tratta il bilancio federale degli Stati Uniti come quello di una famiglia , le
cose diventano molto chiare. Basta rimuovere 8 zeri dal bilancio federale, e questo diventerà
significativo per il cittadino medio:

  • Reddito familiare annuo (imposta sul reddito): + 21.700
  • Carichi familiari (bilancio federale): + 38.200
  • Nuovo debito della carta di credito (nuovi debiti): + 16.500
  • Debito consolidato della carta di credito (debito federale): + 142.710
  • Tagli di bilancio già fatti: - 385
  • Obiettivi di riduzione del bilancio della Supercommissione (per un anno): - 1.500


Come si può facilmente vedere, la Supercommissione (come il Congresso, lo scorso Agosto) non riesce finanche a mettersi d'accordo sulla riduzione del 10% ... dell'aumento annuale del debito federale. Questa è la situazione. A differenza dell'Europa, che nel corso dei mesi ha introdotto nuovi meccanismi, e che si adopera per ridurre le spese ed i debiti (33), gli Stati Uniti continuano semplicemente a funzionare precipitando a piena velocità dentro un debito crescente.


È un dato di fatto, nel prossimo semestre Washington prevede di emettere 846 miliardi di Dollari di T-Bonds, il 35% in più rispetto allo scorso anno (34).

3438652-4948082

Settembre 2011: inizio della perdita di fiducia dalle banche centrali straniere riguardo al Tesoro degli Stati Uniti - Tendenze transazioni in valuta estera della banca centrale in materia del Tesoro americano e le partecipazioni agenzia (2000-2011) (in marrone: aumenti mensili / linea verde: sopra, le banche centrali acquistano; sotto, stanno vendendo buoni del tesoro) - Fonte: CaseyResearch, 10/2011

Con il fallimento del fondo d'investimento globale MF, abbiamo visto come i Titani di Wall Street
possano crollare all'istante, a causa degli errori compiuti riguardo il debito pubblico in Europa. Jon
Corzine non è Bernard Madoff. In termini morali, egli gli è forse vicino ma, per il resto, non c'è
paragone. Madoff era un cane sciolto di Wall Street, ma Corzine era un membro della sua
aristocrazia: ex Amministratore Delegato della Goldman Sachs, ex governatore del New Jersey,
principale donatore della campagna per le presidenziali del 2012 di Obama, pensato come
possibile sostituto di Timothy Geithner (Segretario al Tesoro) lo scorso Agosto (35), ed infine uno
dei "creatori" di Obama nel 2004 (36). Questa vicenda va dritta al cuore del rapporto incestuoso tra
Wall Street e Washington, ed ora viene denunciata dalla maggioranza degli americani (37).

Nel mese di Agosto, sembrava che egli fosse un intoccabile sulla cima di Wall Street, tuttavia egli
aveva completamente sbagliato le valutazioni sul corso degli eventi. Egli credeva che il mondo
non fosse cambiato, e che i creditori privati ​ avrebbe continuato ad essere pagati a piè di lista. Il
risultato: perdite enormi, fallimento, innumerevoli clienti frodati e 1.600 datori di lavoro in mezzo
alla strada (38).

Avevamo annunciato, nel GEAB precedente, di essere entrati in una fase che comporterà la decimazione delle banche occidentali. Questa fase sta ora veramente cominciando, ed i clienti di tutti gli operatori finanziari (banche, assicurazioni, fondi di investimento, fondi pensione) (39) stanno ora ponendosi domande sulla solidità di queste istituzioni. Come è evidente dalla vicenda Corzine, i clienti non dovrebbero presumere che queste istituzioni siano a priori più forti delle altre, solo perché i loro leaders sono famosi o godono di una solida reputazione (40). Non è la conoscenza delle regole del gioco finanziario di ieri, quelle che hanno formato le reputazioni, che ora conta qualcosa, ma è piuttosto la consapevolezza che le regole sono cambiate, ad essere diventata cruciale.

-------------------------------------------------------------------------------------------------------

E' tutto! Seguono le note.

Saluti felici

Felice Capretta







Note:

(1) Che ammonta a più di 45.000 miliardi di Dollari nei soli Stati Uniti, Regno Unito, Giappone ed
Eurolandia.

(2) Più la crisi peggiora, più aumenta la quantità di assets fantasma. Questo processo continuerà
fino a quando si tornerà ad un rapporto attività finanziarie/beni reali compatibile con uno sviluppo
socio-economico funzionante, vicino a quello degli anni 1950-1970.

(3) L'impegno contro la crisi del debito greco, significa la rapida liberazione dal Dollaro del sistema
finanziario di Eurolandia. Il fatto che questo processo sia stato inizialmente avviato da Wall Street
e dalla City, allo scopo di "spezzare" l'Eurozona, illustra da un lato l'ironia della storia, e dall'altra
che tutte le azioni dei players mondiali stanno tornando a perseguitarli.

(4) Anche il Financial Times riconosce che il Dollaro è diventato più fragile dell'Euro. Fonte: FT,
2011/04/11.

(5) Le nostre previsioni per quanto riguarda l'Unione Europea ed Eurolandia saranno presentate in
una prossima edizione del GEAB.

(6) L'unica cosa che è stata fortemente ostacolata dalla situazione greca, è il piano del presidente
francese Nicolas Sarkozy di utilizzare il summit europeo e del G20 come un doppio trampolino di
lancio per cercare di recuperare credibilità con i francesi. Questo piano si è rivelato, tuttavia, un
doppio fallimento. Lungi dall'essere risolta, come aveva annunciato in televisione, la crisi greca
è esplosa di nuovo alla vigilia del G20, quanto a quest'ultimo il risultato nullo dà il voto ai suoi
organizzatori: zero! LEAP/E2020 coglie l'occasione per ribadire la sua previsione del 15 novembre
2010 [il GEAB N.49 sosteneva che il candidato dell'UMP (Sarkozy o un altro), non parteciperà
al secondo turno delle elezioni presidenziali francesi del 2012, che saranno invece decise tra il
candidato del Partito Socialista, François Hollande, ed il candidato del Fronte Nazionale, Marine Le
Pen].

(7) E non possiamo non constatare che saranno due Decisori di livello europeo (Mario Monti, ex
commissario europeo italiano, e Lucas Papademos, ex vice-presidente greco della BCE) che,
in Italia ed in Grecia, stanno assumendo le redini del potere, fornendo così un altro segnale di
accelerata integrazione dell'Eurozona - anche a livello politico. Questo rafforzerà, inoltre, l'urgenza
di riforme istituzionali per un democratico governo di Eurolandia, poiché la gente non accetterà per
più di un altro anno ancora di essere semplice spettatrice dello svolgimento di questi sviluppi. Si
noti che la maggioranza dei tedeschi, dei francesi, degli italiani, degli spagnoli, etc. non hanno
trovato aberrante la proposta greca di un referendum sulle misure anti-crisi, a differenza dei loro

leaders. Senza rendersene conto, George Papandreou ha probabilmente fatto aumentare la
richiesta per un futuro referendum pan-europeo, riguardo il futuro della governance dell'Eurozona,
per il 2014/2015. Inoltre, si veda l'articolo di Franck Biancheri, pubblicato sull'Anticipolis Forum, il
2011/06/10.

(8) Il Regno Unito sta pagando un prezzo immediato (come vedremo in questo GEAB), con la
sua confermata e rafforzata marginalizzazione, e con la perdita della sua capacità d'influenzare
Eurolandia. Come segno dei tempi, Nicolas Sarkozy ha duramente rimproverato David Cameron,
dicendo che i leaders dell'Eurozona erano stanchi di ascoltare i consigli di Cameron per una
corretta gestione del partenariato dell'Euro, pur essendo quest'ultimo fondamentalmente contrario
alla moneta europea. Nicolas Sarkozy sa essere forte solo con i deboli, e questo è un indizio della
dimensione della caduta di Cameron. Fonte: AlJazeera, 24/10/2011

(9) Fonte: Business Week, 14/11/2011

(10) Ciò non significa che LEAP/E2020 ritenga che la situazione in Eurolandia vada bene nel suo
complesso, con l'UE già in recessione (come gli Stati Uniti), con la sfida del debito pubblico ancora
aperta (anche se gli strumenti per affrontare il problema si stanno moltiplicando, compresi i nuovi
tagli del debito pubblico), e con la rabbia popolare che, come altrove nel mondo, si è amplificata,
in particolare nei paesi in cui non sembra possibile un'alternativa politica. Fonte: Le Monde, 17/10/
2011, Libération, 18/10/2011, La Tribune, 2011/07/11, ANSA, 2011/08/11, Spiegel, 2011/11/11,
Les Affaires, 10/11 / 2011.

(11) Uno storico premier. Fonte: Spiegel, 2011/07/11.

(12) Entrambe le tendenze vanno di pari passo con i leaders politici. Il loro euroscetticismo è in
gran parte la medicazione ideologica di una realtà molto più terra-terra: il desiderio di continuare
ad esercitare il potere a proprio piacimento nei loro paesi. Da Vaclav Klaus nella Repubblica Ceca,
agli euroscettici conservatori in Gran Bretagna; dall'Euro-critica di Berlusconi, a quella dell'élite
euroscettica svedese, c'è una cosa in comune: "facciamo come vogliamo nel nostro paese, e
non venite a disarticolare i nostri cittadini con idee esterne". Per influenzare l'opinione pubblica,
basta cambiare il "noi", dal suo senso "maestoso" a quello "collettivo", e la si rende consapevole
che è il potere dei leaders ad essere messo in causa dall'integrazione europea! Questo, di solito,
funziona piuttosto bene, dato l'attuale numero di cittadini che giustamente risente della mancanza
di un dibattito democratico sui meccanismi finanziari attuati in Eurolandia per gestire la crisi, e
che alzano grida, insieme ai leaders dei loro paesi euroscettici ... quando in realtà essi non hanno
spesso idea di come questi meccanismi stessi funzionino nel loro paese. Prendiamo l'esempio
della Francia, dove coloro che hanno denunciato l'interazione tra banche private e debito pubblico,
in forza del Trattato di Maastricht, non sono a conoscenza che questa era già in essere in Francia
dal 1973!

(13) Fonte: Spiegel, 31/10/2011.

(14) Una "City" descritta da David Cameron come "sotto assedio" da parte di Eurolandia.
Incidentalmente, questa dichiarazione del Primo Ministro britannico conferma che c'è davvero
una guerra tra la City e l'Euro, contrariamente a quanto dicono i media anglo-sassoni. Fonte:
Telegraph, 28/10/2011.

(15) Fonte: Telegraph, 28/10/2011.

(16) Fonte: The Guardian, 23/10/2011.

(17) Secondo LEAP/E2020, l'inevitabile fallimento della "Sonderweg" (cfr. Heidegger, ndt)
britannica entro il 2020, porterà l'Inghilterra sulle stesse posizioni della Scozia e del Galles, che
si rifiutano di seguire "la strada verso il nulla" ... portasse questa finanche in America! Inoltre,
anche nell'euroscettico Daily Telegraph, dove la qualità dell'analisi è spesso in grado di superare
l'ideologia, si fa menzione del fatto che una crisi di Eurolandia approfondirebbe quella del Regno
Unito. Fonte: Telegraph, 2011/09/11

(18) Questo isterico atteggiamento britannico verso l'integrazione di Eurolandia (chiamata, oltre
Manica, "Euro-crisi"), è caratterizzato da fantasie deliranti, pubblicate sulla stampa mainstream,
che uniscono alla nostalgia per la vittoria del 1945, un vulnerabile sentimento, senza precedenti in
Gran Bretagna, secondo il quale l'integrazione franco-tedesca diventa una specie di macchina da
guerra volta contro la Gran Bretagna. Per gli appassionati di questo genere, l'articolo pubblicato
il 31/10/2011 sul Daily Mail è una lettura obbligata. Allo stesso modo, il Telegraph non ha potuto
resistere alla tentazione di scrivere, in un articolo del 22/10/2011, di un "Nuovo Impero Europeo".

(19) L'ex capo dell'esercito britannico sta anche considerando l'opportunità di aprire un dibattito sul
futuro delle forze armate scozzesi, alla luce della proposta di un referendum per l'indipendenza, in
arrivo tra tre o quattro anni. Fonte: GoogleNews, 18/10/2011

(20) Con una massiccia disoccupazione ed i giovani abbandonati a se stessi, senza istruzione,
senza lavoro e senza prospettiva futura. Fonti:Guardian,14/11/2011; Telegraph, 14/11/2011.

(21) Fonte: Telegraph, 2011/01/11.

(22) ... che continuerà la sua discesa nella classifica delle economie più importanti del pianeta, con
il Brasile pronto quest'anno a superarla. Con la continuazione della crisi finanziaria, il declino della
City ridurrà notevolmente la dimensione dell'economia del Regno Unito, che dipende così tanto da
questo centro finanziario mondiale. Fonte: Telegraph, 31/10/2011.

(23) Fonte: Guardian, 2011/12/11.

(24) Si tenga presente che il debito pubblico in Italia è pari al 120% del suo PIL. Fonte: Ahram,
2011/12/11.

(25) Fonte: New York Times, 2011/08/11.

(26) Fonte: Newsdaily, 2011/03/11.

(27) A parte l'assenza della Cina dal progetto, questa dichiarazione d'intenti è stata fatta senza
alcun dettaglio, rimandando ad un secondo momento gli aspetti concreti. Ma questa è solo una
mera promessa: "ci sarà un'unione doganale"! Gli scenari dei films di Hollywood sono spesso
irrealistici, ma questa storia è veramente fiabesca.

(28) Fonte: Guardian, 2011/12/11.

(29) Anche la più moderata delle voci, Jean-Pierre Jouyet, presidente dell'Autorità Francese per i
Mercati Finanziari, ora riconosce che c'è una guerra tra il Dollaro e l'Euro. Fonte: JDD, 2011/12/11.

(30) Questo si tradurrà, in ordine d'importanza crescente, nella riduzione delle prospettive elettorali
di Nicolas Sarkozy, nell'accelerazione dell'integrazione finanziaria e fiscale in Eurolandia, e
nell'idea che il grande debito pubblico di Eurolandia debba disimpegnarsi, una volta per tutte, dai
mercati finanziari anglo-sassoni. Quest'ultima opzione, secondo noi, dovrebbe essere messa in
atto entro la prima metà del 2013. Discuteremo della sua natura in un altro GEAB.

(31) Tralasciamo il fatto che la disoccupazione dia l'impressione di migliorare - non torneremo sulla
questione dell'affidabilità delle statistiche sulla disoccupazione negli Stati Uniti, che è già stata
affrontata in un precedente GEAB. Due fatti possono però essere riconosciuti: l'anno scorso, in
questo periodo, il 75% dei disoccupati era sotto indennità, rispetto al 48% di oggi, ed inoltre più
di 26 milioni di americani sono ormai considerati sotto-occupati, un record storico. Fonti: CNBC,
2011/05/11, Business Insider, 20/10/2011.

(32) Questi fenomeni, essendo essenzialmente di tipo psicologico, possono manifestarsi
all'improvviso.

(33) Ad eccezione della Francia, dove Nicolas Sarkozy, insieme al suo primo ministro François
Fillon, ha continuato a degradare la finanza pubblica, moltiplicando misure in miniatura, con una
ben scarsa efficienza di lungo termine, nella speranza di contribuire alla propria rielezione. La
Commissione Europea ha suonato l'allarme su questo argomento.

(34) Questa ammontare è da solo il triplo del debito pubblico totale della Grecia, prima dell'haircut!
Fonte: Zerohedge, 2011/01/11.

(35) Fonte: New American, 2011/05/08.

(36) Un altro terreno comune tra Barack Obama e Nicolas Sarkozy, due rappresentanti del mondo
pre-crisi: la loro contiguità con il settore finanziario. Fonte: Le Monde, 22/10/2011; Minyanville,
2011/04/11.

(37) E questo fallimento dimostra che tutto continua a Wall Street esattamente come prima del
2008, nonostante le cosiddette misure di controllo finanziario, adottate dalle autorità statunitensi.
Questo scandalo avrà un profondo impatto sulla elezioni del 2012 negli Stati Uniti. Fonti: CNBC,
2011/01/11, USAToday, 18/10/2011.

(38) Fonte: FINS, 2011/11/11.

(39) Per esempio ABP, il più grande fondo pensionistico olandese, dovrà ridurre i pagamenti ai
pensionati, a causa delle perdite degli ultimi mesi. Questa è una conseguenza assai realistica della
scomparsa di assets fantasma.

(40) Si può notare una crescente preoccupazione tra gli investitori e le imprese che investono a
New York e a Londra. Fonte: Huffington Post, 2011/12/11

Mercoledì 16 Novembre 2011

Traduzione effettuata da: http://informazionescorretta.blogspot.com/2011/11/geab-59-italiano-30000-mld-usd.html

Riadattamento effettuato da Bloggo Blogghino

Link originale: http://www.leap2020.eu/GEAB-N-59-is-available-Global-systemic-crisis-30000-billion-US-dollars-in-ghost-assets-will-disappear-by-early-2013_a8148.html

 
 
 

GEAB 59 italiano - 30.000 mld usd spariranno entro il 2013 (I PARTE)

Post n°6796 pubblicato il 20 Novembre 2011 da lucarossi82
 

GEAB 59 italiano - 30.000 mld usd spariranno entro il 2013



Grazie all'affezionatissimo Franco, il nuovo Geab.

GEAB N.59 - Crisi sistemica globale: 30.000 miliardi di Dollari di asset fantasma spariranno entro l'inizio del 2013 - La crisi entra in una fase di diffuso "haircut" del Debito Pubblico Occidentale

Arrivati alla fine della seconda metà del 2011 è immediato realizzare che, a partire dallo scorso Luglio, 15.000 miliardi di Dollari di assets fantasma sono andati in fumo, proprio come avevamo anticipato (GEAB N.56). Secondo noi, questo processo continuerà con lo stesso ritmo per tutto l'anno a venire.

Noi infatti pensiamo che, con l'introduzione di un haircut (in finanza, un haircut è la percentuale sottratta al valore di mercato di un asset usato come collaterale, ndt) del 50% sul debito pubblico greco, la crisi sistemica globale sia entrata in una nuova fase: quella del taglio generalizzato del debito pubblico occidentale e del suo corollario, la frammentazione dei mercati finanziari globali. Il nostro team crede che il 2012 porterà un haircut medio del 30% sul totale del debito pubblico occidentale (1), più un ammontare equivalente di perdite, in termini di assets, dai bilanci delle Istituzioni Finanziarie di tutto il mondo.

In particolare, LEAP/E2020 anticipa la perdita di 30.000 miliardi di assets fantasma per l'inizio del 2013 (2), con un'accelerazione nel 2012 del processo di compartimentazione del mercato finanziario globale (3) in tre aree valutarie sempre più scollegate fra loro: quella del Dollaro, dell'Euro e dello Yuan.

Questi due fenomeni si alimenteranno l'uno dell'altro.

Essi potranno anche essere la causa di un forte calo, pensiamo il 30%, della valuta degli Stati Uniti nel 2012 (4), come abbiamo anticipato lo scorso Aprile (GEAB N.54), calo che potrebbe verificarsi nel bel mezzo sia di una forte riduzione della domanda di Dollari statunitensi, sia dell'aggravarsi della crisi del Debito Federale degli Stati Uniti.

La fine del 2011 vedrà quindi la crisi del debito pubblico europeo fungere da detonatore per la "bomba" degli Stati Uniti.

In questo GEAB N.59 analizzeremo nel dettaglio sia questa nuova fase, sia il peggioramento della
crisi del debito federale degli Stati Uniti.

Inoltre, cominceremo a presentare, come indicato nel precedente GEAB, le nostre previsioni sul futuro degli Stati Uniti, fra il 2012 ed il 2016, (5) a partire da un aspetto fondamentale del rapporto Euro-USA (e, più in generale, del sistema mondiale in vigore dal 1945), e cioè dalle relazioni strategiche e militari tra gli Stati Uniti e l'Europa.

Riteniamo che, entro il 2017, l'ultimo soldato Usa avrà lasciato il suolo continentale europeo. Infine, LEAP/ E2020 presenterà le sue raccomandazioni che si occuperanno, questo mese, di valute, di oro, di
pensioni (quelle a capitalizzazione), del settore finanziario e delle materie prime.

In questo comunicato pubblico presenteremo i vari elementi che determineranno la successiva
escalation della crisi del debito degli Stati Uniti, nel mentre terremo un bilancio dei due summits di
Ottobre, quello dell'UE e quello del G20 a Cannes.

L'Europa continentale

Come anticipato da LEAP/E2020 per parecchi mesi, il vertice del G20 a Cannes si è rivelato un fallimento clamoroso, con la conseguente incapacità di prendere misure significative riguardo il sistema finanziario internazionale, la ripresa economica e la riforma della governance globale.

Se la questione greca è stata la protagonista del summit, è anche perché quest'ultimo era privo dei contenuti per poter cominciare sul serio. George Papandreou ha permesso ai Leaders del G20 di andare avanti "come se" gli affari greci avessero giusto interrotto il loro lavoro (6), quando in realtà la crisi greca ha permesso loro di nascondere l'incapacità di predisporre un programma comune.

Nel frattempo, le decisioni del vertice UE della settimana precedente quello di Cannes, hanno segnalato la comparsa ufficiale di Eurolandia (con ormai due vertici annuali) (7), il cui primato, rispetto ai singoli Paesi, le conferirà de facto l'autorità per prendere decisioni al suo interno (8).

La pressione di questa crisi ha contribuito, in questi ultimi giorni, a costruire le capacità politiche di Eurolandia, mettendola sul cammino di una maggiore integrazione (9), senz'altro un prerequisito
per eventuali sviluppi positivi verso il mondo del post-crisi (10).

3438652-4948075

Confronto del budget e dibito nazionale italianao(rosso), Tedesco (blu) e francese (grigio), in percentuale del PIL (2002-2011) - Fonte: Spiegel, 10/2011

Il Governo di Unità Nazionale finalmente insediatosi in Grecia, (11) deve costruire uno stato moderno partendo letteralmente dallo zero, con un giusto Catasto ed un'efficiente Amministrazione, che permetta ai Greci di diventare membri "normali" di Eurolandia, non più soggetti ad un sistema feudale dove le principali famiglie e la Chiesa si dividevano ricchezza e potere.

Trent'anni dopo la sua incondizionata integrazione nella Comunità Europea, la Grecia deve passare attraverso una fase di transizione lunga cinque o dieci anni, simile a quella dei paesi dell'Europa Centrale ed Orientale, prima della loro adesione all'Unione Europea: doloroso, ma inevitabile.

L'Italia, nel frattempo, è riuscita a liberarsi di un tipico leader del mondo pre-crisi, caratterizzato
dal suo stile vistoso, dal suo racket, dall'acquisizione senza scrupoli di denaro, dalla sua
infondata auto-soddisfazione, dalla sua presa sui media, dalla sua costante euro-critica e dal suo
nazionalismo-spazzatura (12), per non citare la sua traboccante libido.

Le scene di gioia lungo le strade d'Italia dimostrano che non tutto è sbagliato in questa crisi sistemica globale! Come abbiamo indicato nel GEAB precedente, crediamo che il 2012 sarà per Eurolandia un anno di transizione verso il mondo del post-crisi, invece che un anno di sola sofferenza per il collasso del sistema.


Cartoline da Londra

Allo stesso tempo, il Regno Unito è stato praticamente buttato fuori delle riunioni di Eurolandia
(13). I membri dell'Unione Europea al di fuori dell'Eurozona, hanno sostenuto Eurolandia quando
questa ha rifiutato la proposta britannica, riguardo il diritto di veto dei 27 singoli Paesi.

La deriva del Regno Unito è stata stimolata dagli sforzi degli euroscettici britannici (di solito le fanterie della City) (14) che cercano di tagliare il più rapidamente possibile i legami più forti con l'Europa continentale (15).

Lontano dall'essere la prova del successo della loro politica, tutto ciò è piuttosto l'ammissione di un completo fallimento (16). Dopo vent'anni di continui sforzi, essi non sono riusciti a distruggere il processo d'integrazione europea, che è stato invece rianimato dalla pressione della crisi.

Così ora stanno "mollando gli ormeggi" per il timore (fondato, tra l'altro) (17) di vedere il Regno Unito assorbito da Eurolandia entro la fine di questo decennio (18).

Nel complesso si tratta di un disperato passo in avanti che, come ha sottolineato Will Hutton in un lucidissimo articolo sul Guardian del 30/10/2011, non può che portare la Gran Bretagna verso la rottura con la Scozia [che cerca di recuperare non solo la sua indipendenza (19), ma anche il suo ancoraggio europeo], ed anche verso la condizione socio-economica di un mercato finanziario off-shore, senza protezione sociale (20) o base industriale (21): insomma, un Regno Dis-Unito alla deriva (22).

E con l'alleato Stati Uniti in una situazione disperata, la deriva può trascinare alla sventura il popolo britannico, che guarda alla City con sempre maggiore aggressività. Anche i "veterani di guerra" stanno cominciando ad unirsi al movimento "Occupy the City" (23); ovviamente, su questo punto, c'è piena convergenza tra le opinioni del popolo britannico e quelle di Eurolandia!

Per consolarsi, i finanzieri britannici possono dire di detenere la maggior quantità di assets Giapponesi esistenti fuori dal Giappone, ma quando il FMI mette in guardia il Giappone dal rischio sistemico costituito dal suo debito pubblico, superiore al 200% del PIL (24), che consolazione è mai questa?

3438652-4948077

Asset allocation giapponese (Stati Uniti, Regno Unito, Eurolandia, Cina, Asia), in (1) percentuale del PIL dei paesi 'e (2) percentuale del totale delle attività estere - Fonte: Banca centrale europea, 06/2011


Washington, il grande malato

Parlando di debito pubblico, è tempo di svoltare verso gli Stati Uniti d'America.

Le prossime settimane ricorderanno al mondo che è questo paese, e non la Grecia, all'epicentro della crisi sistemica globale.

Fra una settimana, il 23 Novembre, la "Supercommissione" del Congresso, incaricata di ridurre il deficit federale degli Stati Uniti, ammetterà la sua incapacità di acquisire risparmi per 1.500 miliardi di Dollari in dieci anni.

Ogni parte in causa sta già lavorando per dare la colpa all'altra (25).

Per quanto riguarda Barack Obama, a parte ogni considerazione sul suo lezioso passaggio televisivo con Nicolas Sarkozy, egli sta ora guardando alla situazione in modo passivo, pur rilevando di come il Congresso abbia fatto a pezzi il suo grande progetto, riguardo la creazione di nuovi posti di lavoro, introdotto solo 2 mesi fa (26).

E non è l'annuncio del tutto irrealistico di una nuova Area di Libera Circolazione di beni e servizi (esclusa la Cina) (27), alla vigilia di un vertice APEC, dove cinesi ed americani si confronteranno duramente l'uno con l'altro, che rafforzerà la sua statura di Statista, per non parlare poi della sua possibilità di rielezione.

Il prevedibile fallimento della "Supercommissione", che riflette la paralisi generale del sistema
politico federale degli Stati Uniti, avrà una drastica ed immediata conseguenza: il deterioramento
del suo rating.

L'agenzia cinese Dagon ha già aperto il fuoco, confermando che lo abbasserebbe ancora una volta, come conseguenza del fallimento della "Supercommissione" (28).

S&P probabilmente lo abbasserebbe di nuovo, mentre Moody's e Fitch non avrebbero poi altra scelta
che salire anch'essi a bordo, dopo aver dato tregua agli Stati Uniti fino alla fine di quest'anno, con
la condizione del raggiungimento di risultati efficaci nella riduzione del disavanzo pubblico. Per
inciso, al fine di diluire il flusso di informazioni negative, è probabile che ci sia un nuovo tentativo di
rafforzare la crisi del debito pubblico in Europa (29), abbassando il rating della Francia, allo scopo
di indebolire il Fondo Europeo per la Stabilità Finanziaria (30).

Tutto questo gioca perché ci sia una stagione ricca di eventi per i mercati finanziari e monetari, che darà colpi durissimi ai sistemi bancari occidentali ed a tutti i detentori di T-Bonds degli Stati Uniti. Ma, al di là del fallimento della "Supercommissione", sarà l'intera piramide del debito degli Stati Uniti ad essere accuratamente esaminata, in un contesto di recessione sia statunitense che globale: entrate fiscali in calo, aumento della disoccupazione e del numero dei disoccupati che non ricevono più benefits (31), ulteriore discesa dei valori immobiliari, etc.

 

 
 
 

Brunetta, "abbiamo fatto troppe riforme e abbiamo pestato troppi piedi"

Post n°6795 pubblicato il 20 Novembre 2011 da lucarossi82
 

domenica 20 novembre 2011

Brunetta, "abbiamo fatto troppe riforme e abbiamo pestato troppi piedi"

image

"Che il governo non abbia fatto le riforme è una balla grande come il mare, anzi, forse abbiamo fatto troppe riforme e abbiamo pestato troppi piedi e tutti insieme". Le elenca partendo da quella dell'Università, che ha provocato una "guerra civile indotta artatamente", a quella della pubblica amministrazione che, ricorda "mi è costata cinque scioperi a cui hanno partecipato il 2-3 per cento dei lavoratori" e non manca di citare le riforme del "federalismo e dello spettacolo". Dire che "non abbiamo fatto le riforme - ha sottolineato - è una falsificazione della storia che dovremo combattere in battaglia elettorale".

 

Questa è "frustrazione da ex ministro" ... a credere a ste baggianate c'è rimasto solo lui!

 

 

 

Fonte Quotidiano Nazionale - Via Nonleggerlo

 http://www.stopcensura.com/2011/11/che-il-governo-non-abbia-fatto-le.html

 
 
 

Tutte invenzioni quelle di Saviano eh?

Post n°6794 pubblicato il 20 Novembre 2011 da lucarossi82
 

domenica 20 novembre 2011

Tutte invenzioni quelle di Saviano eh?

La più imponente sentenza contro la criminalità organizzata al Nord arriva in tarda serata, dopo una camera di consiglio durata quasi due giorni, tra le proteste degli imputati. Alle otto, mentre i boss stavano per inscenare una nuova protesta, il gup Roberto Arnaldi arriva con il suo lungo elenco di nomi e articoli del codice penale: centodieci condanne e otto per i boss della 'ndrangheta che ha dominato la Lombardia negli ultimi anni, soltanto otto le assoluzioni, tre delle quali nei confronti di personaggi già condannati in altri processi come Vincenzo Rispoli, il padrino di Legnano che voleva (Repubblica)

E meno male che la 'ndrangheta non esisteva nel nord Italia ... tutte invenzioni quelle di Saviano eh?

'Il Giornale' del 18 novembre 2010

La prima pagina de 'Il Giornale' del 18 novembre 2010, dopo le accuse di Roberto Saviano dei forti legami tra la 'ndrangheta e il nord Italia

 http://www.stopcensura.com/2011/11/la-piu-imponente-sentenza-contro-la.html

 
 
 

Monti, un premier designato a tempo di record

Post n°6793 pubblicato il 20 Novembre 2011 da lucarossi82
 

Non ci sono precedenti, in Italia, di un primo ministro designato così rapidamente. La storia ha insegnato che le consultazioni politiche per la formazione di un nuovo governo duravano vari giorni.

Monti, un premier designato a tempo di record

di

Elena Llorente

- 19 novembre 2011Pubblicato in: Argentina
Traduzione di ItaliaDallEstero.info Print FriendlyStampa

Página|12

L'unico partito che si è opposto apertamente al governo tecnico è stata la Lega Nord, fino ad oggi alleata di Berlusconi. Gli altri partiti si sono mostrati più disposti ad accettare un'amministrazione di emergenza che affronti la crisi

Non ci sono precedenti, in Italia, di un primo ministro designato così rapidamente. La storia ha insegnato che le consultazioni politiche per la formazione di un nuovo governo duravano vari giorni. A volte fino a più di una settimana e durante le domeniche non si lavorava. Ma l'economista Mario Monti, nominato ieri primo ministro dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha ottenuto il nulla osta dai partiti alla velocità della luce. Ad ogni modo non è ancora detta l'ultima parola, perché Monti ha accettato l'incarico "con riserva". Vuole ancora fare un giro di consultazioni per decidere quale sarà il suo programma e quali i suoi ministri. Uscendo dall'incontro con Napolitano, alla stampa ha parlato di voler "sanare la situazione finanziaria" e "riprendere la crescita economica" con "equità sociale". "L'Italia vive una situazione d'emergenza, che può superare con uno sforzo comune", ha sottolineato. Non ha voluto entrare nei dettagli quando i giornalisti gli hanno chiesto quanto tempo ci sarebbe voluto per ritirare la riserva. Una volta ritirata, il suo gabinetto dovrà a sua volta essere confermato dal Parlamento.

L'accelerazione degli eventi della scorsa settimana, da quando martedì si è visto che Berlusconi non aveva la maggioranza in Parlamento, passando per l'approvazione venerdì e sabato della cosiddetta legge di stabilità che l'Unione Europea aveva chiesto urgentemente, la rinuncia di Berlusconi - sabato - e la nomina di Monti, hanno dimostrato che il paese ha realmente l'acqua alla gola. Solo la gravità della situazione spiega una simile velocità. L'Italia ha un debito pubblico tra i più alti d'Europa (1.900 miliardi di euro), cioè il 120% del PIL. Ma il PIL non crescerà più dello 0,5% quest'anno e poco di più l'anno prossimo, secondo le stime dell'Unione Europea. Si parla inoltre di circa 300 miliardi di euro in titoli di Stato a cui l'Italia dovrà far fronte nel 2012. Ma se gli interessi di questi buoni continueranno ad aumentare, come è successo la scorsa settimana a causa della poca credibilità del governo di Berlusconi, l'Italia potrebbe vedersi condannata alla bancarotta o, per meglio dire, al default. E non solo l'Italia, vista la sua posizione nell'Unione Europea.

Il Presidente della Repubblica, l'ex comunista Giorgio Napolitano, a 86 anni è stato l'unico capace di mettersi al di sopra degli interessi particolari. E' lui che, cosciente della gravità della situazione, ha esercitato pressioni per ottenere che Berlusconi si facesse da parte e perché fosse accettato un governo tecnico come quello che Monti è stato chiamato a formare.

Napolitano ieri ha tenuto tutte le consultazioni coi partiti che la prassi esige prima di nominare un nuovo primo ministro. L'unico partito che si è opposto apertamente al governo tecnico è stata la Lega Nord, fino ad oggi alleata di Berlusconi. Gli altri, con diverse sfumature, si sono dimostrati disponibili. "Abbiamo dato la disponibilità del Popolo delle Libertà (PdL) al Presidente Napolitano per la formazione di un governo formato solo da tecnici. La sua durata dovrà essere legata al programma che intenda seguire" ha detto Angelino Alfano, segretario del PdL, uscendo dall'incontro. Poco prima era stato il turno del leader del centrosinistra, Pierluigi Bersani del Partito Democratico (PD), che si è dichiarato favorevole a un governo di emergenza e tecnico. Ma ha anche aggiunto che il PD si sarebbe impegnato a fare tutto il necessario affinché il Parlamento concretizzasse riforme urgenti, tra cui quella della legge elettorale e quella istituzionale. La legge elettorale che vige dal 2006 sarà uno dei temi più controversi tra berlusconiani e antiberlusconiani. È considerata una delle cause della débacle politica esistente in Italia. Con la legge attuale, di fatto, si vota una lista senza poter scegliere il candidato. Quelli che vogliono cambiarla preferiscono tornare alla legge precedente in cui si votava il candidato con nome e cognome.

Nel frattempo a Roma nelle strade e nelle piazze vicine ai centri nevralgici della vita politica, presso la sede della Camera dei Deputati e, un poco più in là, presso quella della presidenza del Consiglio dei Ministri e, alcune centinaia di metri più lontano, di fronte al Quirinale, la gente continua a riunirsi per festeggiare le dimissioni di Berlusconi, come molti hanno fatto questa notte, cantando addirittura l'Alleluia di Händel. "Non capisco tutte queste manifestazioni di allegria. La mia rinuncia è la dimostrazione di un atteggiamento responsabile verso il paese", avrebbe commentato Berlusconi. E in un messaggio registrato, diffuso dalla RAI e dalle tre reti della sua famiglia, ha aggiunto: "Abbiamo onorato la fiducia che gli elettori ci hanno dato". La sua rinuncia è stata un "atto di responsabilità" per evitare "che l'Italia fosse soggetta a un nuovo attacco della speculazione", ha detto. Oltre a scaricare la colpa della crisi su altri, si è detto triste e addolorato per gli insulti, perché il suo governo aveva fatto "tutto il possibile per proteggere le famiglie e le imprese".
Ha terminato il messaggio con quella che lui stesso ha definito "una dichiarazione d'amore" verso l'Italia, la stessa - ha detto con punti e virgole - che aveva fatto nel 1993, quando si decise a entrare in politica dopo una lunga carriera da imprenditore: "L'Italia è il paese che amo, qui ho le mie radici e i miei orizzonti".

Il messaggio ha scatenato l'ira degli oppositori. "Con che diritto, dato che è un primo ministro dimissionario, Berlusconi ha diffuso il suo messaggio a reti unificate sulla RAI?", si è chiesto Leoluca Orlando, portavoce dell'Italia dei Valori. Secondo Orlando, che è avvocato oltre che deputato, il suo partito sporgerà denuncia nelle sedi competenti.

La verità è che, dopo le parole quasi commoventi che ha usato nel messaggio, non mancherà chi finirà per ricordare il Cavaliere come un uomo disinteressato e innamorato del suo paese, anche se non è vero. Come un politico che ha fatto tutto il possibile per salvare l'Italia dall'abisso, senza riuscirci perché non gli è stato permesso. L'Italia, però, è sempre sull'orlo del baratro. Vedremo se ce la farà Monti.

[Articolo originale "Monti, un premier designado en tiempo record" di Elena Llorente]

http://italiadallestero.info/archives/12967

 
 
 

Mario Monti prepara l'Italia a nuovi sacrifici mentre a Milano divampano gli scontri

Post n°6792 pubblicato il 20 Novembre 2011 da lucarossi82
 

Dopo i disordini tra studenti e polizia, il nuovo Presidente del Consiglio avverte gli italiani che per arginare la crisi potrebbero essere necessarie ulteriori misure finanziarie.

Mario Monti prepara l'Italia a nuovi sacrifici mentre a Milano divampano gli scontri

di

John Hooper

- 18 novembre 2011Pubblicato in: Gran Bretagna
Traduzione di ItaliaDallEstero.info Print FriendlyStampa

The Guardian

Il Senato sta per votare la fiducia al Governo del nuovo Presidente del Consiglio Mario Monti, subito dopo le sue anticipazioni su un ambizioso programma di riforme.

In un discorso al Senato, Monti ha affermato che l'Europa "sta vivendo uno dei momenti più difficili dal secondo dopo-guerra". E ha aggiunto che "la fine dell'Euro disgregherebbe il mercato unico".

Il primo giorno del Governo Monti è stato offuscato da un avvertimento di Silvio Berlusconi, secondo cui potrà resistere solo fino a quando lui e i suoi sostenitori lo vorranno. Berlusconi, che potrebbe ancora influenzare la maggioranza del Senato, sembra aver dichiarato ai parlamentari del proprio gruppo di voler valutare di volta in volta se sostenere o meno i provvedimenti del governo.

A Milano, nel frattempo, la polizia si è scontrata con alcuni manifestanti che protestavano contro le misure di austerity e contro l'importanza politica assunta dalla nuova elite finanziaria italiana. Monti è stato rettore dell'Università Bocconi e il suo Ministro dell'Industria Corrado Passera finora è stato a capo della più grande banca italiana, Intesa Sanpaolo.

Monti, ex-commissario europeo, nel presentare il programma del Governo al Senato ha avvertito che gli Italiani potrebbero aspettarsi ulteriori misure finanziarie volte alla riduzione del deficit. Ha assicurato di voler adottare in pieno iniziative già approvate dalle istituzioni europee, aggiungendo tuttavia di voler valutare "ulteriori correttivi".

Sabato scorso, il Parlamento aveva già approvato alcune misure per un valore complessivo di 80 miliardi di euro, ma l'idea di eliminare il deficit italiano entro la fine del 2013 è stata accantonata non appena la maggioranza è convenuta sulle scarse previsioni di crescita economica relative all'anno prossimo.

Secondo i calcoli svolti da Roma e Brussels questo potrebbe creare un divario di 25 miliardi di euro. Una delle prime sfide che Monti dovrà affrontare sarà trovare soluzioni di risparmio che non infieriscano contro i cittadini.

Ha dichiarato apertamente di considerare di reintrodurre l'ICI che era stata abolita dal Governo Berlusconi, definendo tale esenzione "una peculiarità, se non un'anomalia" del sistema italiano. Ma il nuovo Presindente del Consiglio ha anche dichiarato di voler promulgare riforme che rendano l'economia più flessibile, produttiva ed equa. Reintroducendo l'ICI si contribuirebbe alla politica di spostare gli oneri fiscali dal costo del lavoro ai consumi e alle proprietà.

In un discorso durato poco meno di 45 minuti, Monti ha fatto riferimento a riforme sul lavoro "per allontanarci da un mercato del lavoro duplice, in cui alcune persone sono fin troppo tutelate e altre sono totalmente prive di tutele". Un'altra priorità è quella di facilitare l'ingresso - e la permanenza - delle donne nel mondo del lavoro.

Monti ha poi affermato che il sistema pensionistico italiano è tra i più sostenibili d'Europa, ma è stato rovinato da squilibri nel modo in cui sono state trattate le persone in base all'età e ad altri parametri.

Ha anche suggerito che il suo Governo avrà tra gli obiettivi il miglioramento dei "livelli di istruzione, che sono tra i più bassi d'Europa".

Riuscire ad avviare i cambiementi da lui suggeriti potrebbe richiedere almeno un anno e mezzo, periodo massimo a sua disposizione. Le elezioni sono infatti previste per la primavera del 2013.

E' chiaro inoltre che Monti sarà sorvegliato a distanza dal suo predecessore. Pare che Berlusconi abbia dichiarato in privato di aspettarsi che il governo approvi leggi che fino ad una settimana fa erano sulla sua agenda. Tra queste, ci sono iniziative che avrebbero facilitato i problemi legali di Berlusconi.

[Articolo originale "Mario Monti prepares Italy for more pain as violence flares in Milan" di John Hooper]

 http://italiadallestero.info/archives/12951

 
 
 

Berlusconi, Bossi e le risposte senza senso

Post n°6791 pubblicato il 20 Novembre 2011 da lucarossi82
 

Berlusconi, Bossi e le risposte senza senso

di

Gerald Heidegger

- 17 novembre 2011Pubblicato in: Austria
Traduzione di ItaliaDallEstero.info Print FriendlyStampa

ORF

"Abbiamo un Ministro che da 20 anni invita ad imbracciare i fucili e un Presidente del Consiglio che da quando è entrato in politica ha devastato la cultura italiana". Il regista Nanni Moretti denuncia apertamente e seriamente la situazione del suo paese e da uomo di sinistra convinto non risparmia critiche neanche al suo partito.

Nel suo ultimo film "Habemus Papam" il combattivo regista e convinto comunista Nanni Moretti racconta i meccanismi del sistema Vaticano e Stato, gettando un occhio attento al lungo gioco delle parti in un grande ingranaggio. In occasione della presentazione del suo film alla Viennale il regista non si è limitato ad interrogarsi sulla situazione del Vaticano, ma si è infuriato per la situazione italiana ancora una volta.

"Sono spariti i valori fondamentali comuni"

"Da quando, nel 1994 Berlusconi è entrato in politica, i valori fondamentali della politica sono spariti", ha detto Moretti in un'intervista alla televisione austriaca ORF. Un tempo, ha dichiarato Moretti, un comunista e un democristiano, potevano discutere animatamente su argomenti di spessore, potevano però trovare sempre dei punti comuni su un sistema di valori fondamentali. Oggi l'Italia è un paese "politicamente e culturalmente lacerato in due" ed è difficile riottenere questa vecchia cultura di valori comuni. Moretti critica, oltre che la figura di Berlusconi, su cui circa 5 anni fa ha girati il film "Il caimano", uomini come il leader della Lega Nord Umberto Bossi - uomini che si fanno strada in politica senza essere puniti.

"Bossi - e questo è un ministro!"

Bossi da 20 anni parla di fucili, che il „popolo padano" vuole imbracciare per la secessione. "E questo è un ministro!", dice Moretti. "Se un parlamentare di sinistra avesse parlato così, non sarebbe sopravvissuto politicamente più di 20 minuti", ha dichiarato il regista. "Bossi parla così da 20 anni a questa parte", Moretti critica la decadenza della società: "Se si fa a Bossi una domanda impegnata, risponde con un: Bah! Centinaia di volte ha risposto ai giornalisti cose come: Non mi rompete le balle". Secondo Moretti i gesti di Bossi sono aggressivi. In un paese normalmente democratico una persona così non potrebbe fare il ministro..

"Berlusconi ha sempre parlato così"

"Anche se Berlusconi dovesse rassegnare le dimissioni o perdere le prossime elezioni, c'è da riflettere: siamo un paese, che ha permesso tutto ciò, Moretti lancia uno sguardo all'immediato futuro. Col suo film "Il caimano" non è stato profetico. Al contrario, si è soltanto ispirato a ciò che Berlusconi continua a ripetere. Alcuni giornalisti pensarono che Berlusconi avesse visto il film di Moretti e avesse ascoltato i dialoghi, che gli sono stati attribuiti: "Ma Berlusconi ha sempre parlato così". "Lui e' un premier che aveva dichiarato guerra all'intera amministrazione".

Se la sinistra nel 1998, dopo il governo di centro sinistra di Romano Prodi durato due anni, fosse stata unita, l'Italia si sarebbe potuta risparmiare molto, continua Moretti con le sue accuse verso la sua "patria" politica: "Prodi avrebbe potuto governare dieci anni ed ora avremmo di fronte agli occhi un Italia diversa".

"Molte personalizzazioni e poche personalità"

Moretti fa presente che in politica mancano personalità: "Anche nella sinistra vedo molte personalizzazioni e poche personalità". Alla domanda, cosa si augura per il suo paese nell'attuale situazione, Moretti, che viene sempre più indicato anche come alternativa alla guida di una coalizione di centro sinistra, anche se ha sempre declinato la proposta, dice: "Mi auguro progetti politici, che non si basino su 90 percento di propaganda e 10 di barzellette, che non fanno ridere nessuno. Mi auguro che la gente discuta di politica, ma che si basino sugli stessi valori fondamentali. Con la propria televisione."

[Articolo originale "Berlusconi, Bossi und die „Äääh"-Antwort" di Gerald Heidegger]

http://italiadallestero.info/archives/12939

 
 
 

L'industria del parmigiano salvata dai Sikh

Post n°6790 pubblicato il 20 Novembre 2011 da lucarossi82
 

Chi avrebbe mai immaginato che dietro la sopravvivenza della famosa industria del parmigiano ci fossero alcune comunità sikh trasferite in Italia da alcuni anni?

L'industria del parmigiano salvata dai Sikh

di

Slate

- 16 novembre 2011Pubblicato in: Francia
Traduzione di ItaliaDallEstero.info Print FriendlyStampa

Slate

Chi avrebbe mai immaginato che dietro la sopravvivenza della famosa industria del parmigiano ci fossero alcune comunità sikh trasferite in Italia da alcuni anni? E' quello che si scopre da una agenzia dell'AFP che racconta la storia di Manjit Singh, 34 anni, originario della regione del Penjab in India, arrivato a Zibello sette anni fa.

Si sa che moltissimi indiani sono immigrati in Europa e in altri paesi lontani dall'India alla ricerca di lavoro e di opportunità più interessanti. Eppure le storie di alcune comunità ben precise, in particolare quella dei 25.000 Sikh della Pianura Padana, sono davvero poco conosciute.

Secondo il New York Times da più di vent'anni numerosi abitanti del Penjab indiano si sono trasferiti nelle regioni rurali del nord Italia, spesso per lavorare nelle aziende agricole e nella produzione lattiero-casearia. Questa vicenda è anche la storia di Manjit Singh, padre di due bambini e presto di un terzo, diventato artigiano nel settore caseario in un'azienda familiare di Zibello.

I caseifici assorbono un'enorme quantità di questi operai Sikh, lavoratori instancabili, e alcuni come Manjit sono arrivati a ricoprire posti chiave in questo settore simbolo della gastronomia italiana. Graziano Cacciali, proprietario dell'azienda dove lavora Manjit Singh, l'ha assunto nel 2004 ed è veramente soddisfatto di aver insegnato a questo indiano un'arte che gli italiani non vogliono più imparare:

"Non ci sono proprio più italiani in questo settore. Bisogna lavorare per molte ore (dalle 6.00 alle 20.00 con una pausa a metà giornata di circa quattro ore), il fine settimana, i giorni festivi, tutti i giorni dell'anno [ ... ]. I giovani non vogliono più fare questo tipo di lavoro, gli italiani adesso hanno fatto i soldi."

I Sikh che lavorano nell'industria lattiero-casearia sono ormai diventati una mano d'opera essenziale, al punto che, secondo il New York Times il settore potrebbe quasi sparire se decidessero di scioperare tutti insieme. "Non so se la produzione si arresterebbe, ma la cosa procurerebbe molte difficoltà", ammette Simone Solfanelli, presidente della Coldiretti di Cremona, una delle principali associazioni agricole italiane. E aggiunge "ve lo assicuro, sono indispensabili per l'agricoltura".

L'AFP spiega che I Sikh sono pazienti con le vacche, che nella loro religione non sono considerate sacre, ma comunque molto rispettate come in tutta l'India. In una cooperativa di allevamento di Novellara, specializzata nella produzione di latte per il parmigiano, la metà degli operai sono Sikh. Secondo Stefano Gazzini, responsabile della stalla della cooperativa, i Sikh sono dei buoni lavoratori:

"Sono più coinvolti nel loro lavoro e sembrano essere bene integrati nella nostra comunità: hanno anche il loro tempio. Siamo stati davvero fortunati ad aver trovato degli stranieri che sanno come trattare le nostre vacche, altrimenti non ci sarebbe nessuno che lo faccia":

Se si tiene conto degli investimenti che dovrebbe fare, Manjit per il momento non può rilevare l'azienda di Graziano Cacciali, ma lui e la sua comunità già rappresentano la salvezza di un formaggio conosciuto in tutto il mondo e che molti temono di non poter più mettere sulla propria pasta.

[Articolo originale "L'industrie du parmesan sauvée par les Sikhs" di Slate]

http://italiadallestero.info/archives/12945

 
 
 

La crisi dell'Euro: Italia al collasso

Post n°6789 pubblicato il 20 Novembre 2011 da lucarossi82
 

StampaIl tanto atteso tentativo da parte dell'Europa di trovare una soluzione coraggiosa della crisi dell'euro ha calmato i mercati per un paio di giorni. Dopo aver digerito il piano e...

La crisi dell'Euro: Italia al collasso

- 15 novembre 2011Pubblicato in: Gran Bretagna
Traduzione di ItaliaDallEstero.info Print FriendlyStampa

The Economist

Il tanto atteso tentativo da parte dell'Europa di trovare una soluzione coraggiosa della crisi dell'euro ha calmato i mercati per un paio di giorni. Dopo aver digerito il piano e aver osservato una penosa asta di titoli di Stato italiani, le azioni sono in calo e le rendite delle obbligazioni sovrane intorno alla periferia della zona euro stanno crescendo. Questo sviluppo era da aspettarsi.

L'eurozona aveva bisogno di creare una rete di sicurezza forte e credibile per contenere il debito pubblico. Al contrario, i leader hanno messo insieme un piano per fornire garanzie contro alcune perdite del debito pubblico e per aumentare il leverage dell'irrisorio capitale pari a 440 miliardi di Euro del Fondo Europeo per la Stabilità Finanziaria. Ma pure un fondo aumentato usando tale leva finanziaria appare esiguo contro la scala del debito in scadenza, e l'impresa è indebolita dalla dipendenza dal sostegno dei sovrani periferici che sono a loro volta in pericolo.

E così l'attenzione torna ancora alla Banca Centrale Europea. Come spiega il recente premio Nobel Christopher Sims, le banche centrali furono create originariamente per gestire il mercato dei loro debiti sovrani. Poiché le banche centrali possono stampare moneta, la loro presenza come acquirenti di ultima istanza elimina essenzialmente il rischio di crisi. Dato il sostegno fiscale, una banca centrale può agire da prestatore come ultima risorsa senza generare il pericolo di un'inflazione galoppante (sebbene nella situazione economica europea attuale questa non sia certamente una preoccupazione; un'ondata di acquisti di debito pubblico farebbe del bene alla zona euro).

La Banca Centrale Europea è stata deliberatamente creata senza sostegno fiscale e senza il diritto a comprare il debito dei governi membri. È una pseudo-banca centrale, che lascia la zona euro con le ristrettezze di un'area a moneta unica, ma senza un ammortizzatore di cui godono la maggior parte delle economie.

Ovviamente, la BCE è intervenuta nel mercato del debito in misura limitata, ma i suoi leader non sono stati disposti a prendersi quel tipo di impegno che potrebbe porre fine alla crisi.

Una grande preoccupazione, presente sia alla creazione dell'euro sia adesso, è che la promessa del sostegno della BCE disincentivi gli stati membri a badare al proprio comportamento fiscale. Se la pressione della crisi attuale dovesse placarsi, l'Italia perderebbe un incentivo a riformare la sua economia e a tagliare il suo budget. Questo è sia vero sia, in gran parte, irrilevante.

La sostenibilità a lungo termine della zona euro dipende dal miglioramento del funzionamento della sua economia come area a moneta unica. Un certo numero di Paesi periferici affronta notevoli problemi di competitività che non possono essere risolti attraverso la regolazione del tasso di cambio. Maggiore inflazione dell'euro aiuterebbe a conseguire il necessario adeguamento dei prezzi relativi, ma la BCE è stata avara anche nella sua politica monetaria. Senza un sensibile consolidamento fiscale, i paesi insolventi affronteranno o la prolungata dipendenza dalle istituzioni dell'euro zona o la ricostruzione del debito.

Al momento, queste preoccupazioni impallidiscono di fronte alla minaccia dell'implosione dell'euro zona, a causa della mancanza di un'adeguata banca centrale. Il crescente panico minaccia di condurre metà dell'area euro nell'insolvenza. Data l'interdipendenza delle vaste economie dell'euro zona, non c'è speranza per gli stati membri di aprirsi la strada della salute; l'austerity in una nazione riduce la domanda a disposizione degli esportatori in un'altra, affogando all'unisono le economie dell'eurozona e minando gli sforzi di austerity.

L'Italia è stata caricata di una grande mole di debito e di un'economia moribonda per qualche tempo, ma per la maggior parte del primo anno di crisi, i mercati hanno trattato il paese in modo diverso da Grecia, Irlanda e Portogallo, soprattutto perché il paese aveva sgretolato il suo deficit e stabilizzato il debito nel decennio precedente alla crisi. In assenza di un compratore da ultima istanza, tuttavia, ha regnato la contaminazione, trascinando Spagna, Italia e Belgio nel vortice.

Le istituzioni europee hanno bisogno di verificare se l'eurozona funzionerà nei prossimi anni, ma la BCE deve agire con forza per essere la speranza del futuro. La responsabilità di questo cadrà su Mario Draghi, che domani sostituisce Jean-Claude Trichet come capo della banca. C'è un evidenze imbarazzo nella speranza che un italiano inizi immediatamente un acquisto massiccio di debito italiano dopo aver assunto il controllo. Certamente Draghi è conscio della difficoltà e del disagio che potrebbe creare ai suoi colleghi tedeschi. Non ci sono altre buone opzioni, tuttavia. Sarà lui a salvare l'euro o a permettergli di crollare.

[Articolo originale "Italy on the brink"]

http://italiadallestero.info/archives/12911

 
 
 

Irresponsabile fino alla fine

Post n°6788 pubblicato il 20 Novembre 2011 da lucarossi82
 

L'Italia entra in zona recupero

Irresponsabile fino alla fine

di

Miguel Mora

- 14 novembre 2011Pubblicato in: Spagna
Traduzione di ItaliaDallEstero.info Print FriendlyStampa

El País

Berlusconi ha tentato un ultimo trucco da gioco delle tre carte per prolungare la sua agonia con una doppia speranza

Non ci si poteva aspettare altro. Silvio Berlusconi entrò in politica con l'unico obiettivo di garantirsi l'immunità giudiziaria e di aumentare il suo patrimonio personale. E negli ultimi dieci anni, nove dei quali è stato al governo, ha trasformato l'Italia nel paese che secondo la ODCE è cresciuto meno, seguito solo dallo Zimbabwe e da Haiti, e in quello che si è indebitato di più.

Adesso i mercati suoi alleati e la Bundesbank gli hanno detto finalmente basta, ma lui è stato incapace di rendere un ultimo servizio al suo sfortunato paese e ad un continente che sarà sempre colpevole di avergli permesso tutto, fino ai limiti della decenza.

Annunciando le sue dimissioni, rimandate a martedì, Berlusconi ha tentato un ultimo trucco da giocatore delle tre carte per prolungare la sua agonia con una doppia speranza, quanto mai illegittima: da un lato recuperare i traditori che lo hanno lasciato in minoranza con l'idea di presentarsi a distanza di un mese da Napolitano con una fiammante e rinnovata maggioranza e continuare a governare; dall'altro, manovrare a suo piacimento il maxi emendamento parlamentare che include le riforme richieste dalla UE, per inserire in quest'ultimo, di straforo, alcune misure ad personam, ad empresam, ad processum e ad familiam.

Lo aveva già fatto nel 2006 e l'uomo avrà creduto che avrebbe potuto rifarlo. Alla fine, avrà pensato, il decreto deve essere approvato in fretta così nessuno avrà il tempo di leggerlo. Il problema è che stavolta coloro che devono autorizzare a tendere la stessa trappola non sono più Napolitano, né i suoi timorosi alleati, né' i suoi subalterni, né un'opposizione che alla fine sembra comportarsi con una certa coerenza.

Questa volta i giudici sono i mercati. E gli investitori hanno parlato stamattina con voce più chiara che mai. Lo spread italiano ha superato i livelli del debito greco, portoghese e irlandese. I detentori del debito non credono alle bugie di Berlusconi e non accettano più proroghe o trucchi. La classica politichetta italiana è finita.

Nel frattempo le cancellerie estere hanno passato tutta la mattinata facendo pressione su Roma, in pubblico e in privato, affinché il primo ministro si tolga di torno. E la Banca Centrale Europea, anche a rischio di sembrare complice della caduta di Berlusconi, sembra aver frenato l'acquisto di buoni del tesoro italiani, sapendo che nulla di quello che fa può ormai aiutarlo a salvare la baracca.

Irresponsabile fino all'ultimo minuto, preoccupato solo di salvare la propria pelle, incapace di prendere la decisione cruciale (aprire immediatamente ad un governo tecnico) che forse aiuterebbe l'Italia e l'Europa a respirare un po', Berlusconi si é mostrato in questo finale abietto per ciò che è sempre stato.

Un tiranno voltafaccia, senza etica né morale che ha piegato lo Stato di Diritto e le istituzioni ai suoi interessi. Adesso bisogna solo sperare che vada via al più presto e che la sua catastrofica eredità nazionale non conduca alla distruzione totale dell'Europa, come fece il suo adorato Mussolini - che ha citato stamattina con nostalgia - 75 anni fa.

[Articolo originale "Irresponsable hasta el final" di Miguel Mora]

 http://italiadallestero.info/archives/12926

 
 
 

Questo è tutto, gente

Post n°6787 pubblicato il 20 Novembre 2011 da lucarossi82
 

Articolo di copertina dell'Economist.

Questo è tutto, gente

- 13 novembre 2011Pubblicato in: Gran Bretagna
Traduzione di ItaliaDallEstero.info Print FriendlyStampa

The Economist

Perché l'euro sopravviva, l'Italia non deve fallire. Ciò richiederà leadership e coraggio.

[Articolo di copertina dell'Economist]

Sebbene sia giunta dopo scandali, complotti e un operato da presidente del Consiglio veramente penoso, la promessa di dimissioni di Silvio Berlusconi non è stata più catartica degli altri rimedi escogitati finora dalla zona euro. Il gesto è stato insufficiente, perché Berlusconi gode di così poca fiducia - dopo un totale di 8 anni e mezzo di disastroso incarico - che persino adesso si teme che trovi un modo per restare in carica o per ripresentarsi. Il gesto è arrivato troppo tardi perché, ora che ha promesso di dimettersi, i bond italiani erano già in preda al panico. Ad un certo punto, le rendite sono salite fino al 7,5%, un livello che alla fine getterebbe l'Italia nell'insolvenza e che, ancor prima, scatenerebbe un assalto agli sportelli delle banche.

Quando il terzo mercato obbligazionario più grande al mondo comincia a cedere, la catastrofe incombe. In gioco non c'è solo l'economia italiana, ma anche la Spagna, il Portogallo, l'Irlanda, l'euro, il mercato unico europeo, il sistema bancario globale, l'economia mondiale e più o meno tutto quello che riuscite a immaginare. La Grecia è importante perché stabilisce un precedente per l'euro - per cose come la svalutazione del debito e le misure di salvataggio. L'Italia conta molto di più perché è molto grande.

È chiaro che l'Italia sarà il banco di prova che testerà la distruzione dell'euro - o la sua sopravvivenza. Solo poche settimane fa, questo test sembrava ancora evitabile. Ora è alle porte. Se la zona euro vuole che la sua moneta sopravviva, deve arginare il panico e rendere credibile il teatrino della politica italiana. Entrambe le cose sono ancora nella sfera d'influenza dell'Europa. Ma ad ogni sbandamento della zona euro verso la corruzione morale, ad ogni maldestro cambio di governo e ad ogni riluttante intervento nei mercati finanziari, il compito diventa sempre più difficile e costoso. Mentre si apre questo scenario così opprimente, si affievoliscono le possibilità di sopravvivenza dell'euro.

Presto panico

Il compito urgente è quello di tamponare il panico finanziario - anche per dare ai politici l'opportunità di dimostrare che, ora che hanno capito cosa c'è in gioco, possono fare di meglio. Il panico ha preso piede il 9 novembre quando, sullo sfondo dell'impennata dei rendimenti dei Titoli di Stato italiani, l'agenzia di gestione del rischio LCH Clearnet ha innalzato i propri margini di garanzia. Ciò significa che chiunque operasse con i bond italiani doveva depositare più capitale per tutelarsi da possibili inadempienze. Questo costo extra ha reso più caro operare sul debito pubblico italiano, causando un'ondata di vendite, visto che gli investitori lasciavano il mercato.

A questo punto, nulla può impedire una crisi del debito in Italia. I costi di finanziamento sono destinati a restare molto più elevati dei livelli pre-crisi. L'industria finanziaria non invertirà presto il margine di garanzia extra e anche se lo facesse, gli investitori non considererebbero il debito italiano come "senza rischio". Le agenzie di rating sicuramente faranno retrocedere il Paese. Se la situazione del debito è lasciata precipitare, l'Italia verrà esclusa dai mercati obbligazionari. Le sue banche diventeranno vulnerabili, poiché clienti e creditori concluderanno che loro e lo stato italiano potrebbero essere insolventi. Il contagio si diffonderà in tutta l'eurozona. La fine arriverà presto.

Ma l'Italia non è ancora insolvente. Sebbene il piano di salvataggio stabilito dall'eurozona lo scorso mese si è ridotto in brandelli, la Banca Centrale Europea potrebbe ancora guadagnare tempo impegnandosi a comprare il debito italiano in quantità illimitata e a proteggere le banche europee, come ha sostenuto The Economist. I segni questa settimana erano che la BCE fosse intervenuta per attenuare i rendimenti italiani. Ma non ha ancora fatto pubblicamente quella promessa fondamentale di fare qualsiasi cosa necessaria, senza limiti, per delimitare la crisi e fermare il panico.

La verità è che il rischio della frantumazione dell'euro è davvero aumentato. Durante il recente G20, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno ammesso per la prima volta che potrebbero abbandonare la Grecia al suo destino - un devastante cambiamento di rotta per dei leaders che erano stati sempre convinti del fatto che l'euro sarebbe sopravvissuto intatto a qualsiasi prezzo. Secondo alcune voci, starebbero contemplando l'idea di costituire un nuovo club del nucleo dei Paesi dell'eurozona in grado di rispettare le regole, liberandosi degli altri. Tali voci renderanno più difficile per la BCE convincere i mercati che l'euro è qui per restare. Ma forse darebbero solamente una solenne lavata di capo ai politici europei - in effetti, potrebbe essere questa l'idea.

In fin dei conti, i politici sono le sole persone che possono sistemare le cose. Se la BCE concederà un attimo di respiro, allora i politici dovranno usarlo per convincere il mondo che le democrazie della zona euro hanno la capacità di gestire i propri debiti e di riformare le proprie economie. Se i politici falliscono, alla fine anche l'euro fallirà.

L'uomo che ha mandato a rotoli un'intera valuta

Mentre il destino dell'euro era riposto sulla testa trapiantata di Berlusconi, le possibilità di successo erano molto esili. Amava descriversi come un riformatore liberale pro-business, ma sotto il suo governo l'Italia non è riuscita assolutamente ad abbandonare il sistema che prevedeva la svalutazione della lira per compensare l'inflazione e la produttività stagnante o in calo.

Tra il 2001 e il 2010 i costi del lavoro in Italia sono saliti, mentre l'economia è cresciuta meno di quella di ogni altra nazione, tranne Haiti e Zimbabwe. The Economist ha a lungo sostenuto che Berlusconi fosse inadatto a governare, ma anche noi siamo rimasti molto sorpresi da come lui continuasse indisturbato a politicheggiare e a fare feste, ignorando la necessità di riforme mentre la crisi dell'euro si avvicinava sempre più all'Italia.

Senza Berlusconi, l'Italia ha una possibilità. L'ammontare del debito, sebbene elevato, è stabile. Non ha sofferto il boom immobiliare né il connesso fallimento bancario. Gli Italiani sono bravi risparmiatori e gli introiti fiscali del governo non dipendono troppo dalla finanza o dalle proprietà. Prima di dover pagare gli interessi, l'Italia aveva persino degli utili fiscali.

Ora a Roma si discute per trovare un tecnocrate che guidi un nuovo governo dedicato alle riforme - Mario Monti, per esempio, che era un rispettato commissario europeo. Tale governo provvisorio avrà una parte importante nei prossimi mesi. Ma il processo di riforma ha bisogno di essere sostenuto per anni e ciò richiede, più di ogni altra cosa, la legittimità della democrazia. Pertanto qualsiasi governo tecnico ad interim dovrebbe prepararsi per elezioni urgenti che possano portare a un governo adatto per le riforme.

Perché l'euro sopravviva, l'Italia deve farcela. Perché l'Italia ce la faccia, i suoi politici bisticcioni devono trovare inconsuete risorse di unità e coraggio. Ciò dipende anche dal popolo italiano e dalla sua volontà di fare sacrifici, dall'appoggio della BCE all'Italia e dal risoluto supporto di Francia e Germania all'euro. È una lista spaventosamente lunga di cose che devono andare bene.

[Articolo originale "That's all, folks"]

 http://italiadallestero.info/archives/12890

 
 
 

Senza pressioni esterne nulla cambierà in Italia

Post n°6786 pubblicato il 20 Novembre 2011 da lucarossi82
 

StampaIl vero problema dell'Italia non è Berlusconi ma il sistema.

Senza pressioni esterne nulla cambierà in Italia

di

Maarten Veeger

- 12 novembre 2011Pubblicato in: Olanda
Traduzione di ItaliaDallEstero.info Print FriendlyStampa

het financieele dagblad

Il vero problema dell'Italia non è Berlusconi ma il sistema. "L'Italia è un muro di gomma. Più si cerca di cambiare qualcosa, più duramente si viene respinti".

Nemici e persino amici del premier Silvio Berlusconi concordano sul fatto che abbia fatto poco. La sua mancanza di incisività in realtà rispecchia meno l'uomo stesso che la tenacità del sistema italiano, che sembra impedire qualsiasi riforma.

Il bilancio così negativo dei suoi vari governi - un paio di mesi nel 1994, il periodo dal 2001 al 2006 e dal 2008 fino a probabilmente stasera - stupisce pochi italiani.

"In termini di efficacia non è molto diverso rispetto ad altri politici italiani", afferma il professor Carlo Galli, docente di storia politica dell'Università di Bologna. "La nostra politica è lontana mille miglia dai problemi della società. Le regole e le leggi che il Parlamento si inventa creano soprattutto problemi e nessuna soluzione".

È dubbio che tutto questo cambi con un altro premier. Infatti, poiché lo sviluppo della società italiana è fermo da almeno tre decenni, i leader devono avere il coraggio di andare in profondità. Perché, per cambiare davvero le cose in Italia, è necessario affrontare cinque aree.

1. Fare affari
"Il modo italiano di fare affari è stato per decenni garanzia di successo. Tutti ne erano convinti in Italia. In soffitte e in garage, menti creative inventavano i prodotti più belli. Ma, dice il professor Cargani dell'Università Bocconi di Milano, "'the Italian way' è ora diventato innanzitutto sinonimo di inefficienza aziendale. 'Piccolo è bello' è ancora la norma qui, ma non funziona in un contesto globalizzato".

Il problema è che per lungo tempo molte piccole aziende italiane avrebbero benissimo potuto crescere ma il capo non ha voluto, preferendo investire i profitti della sua azienda in una bella villa o nel mercato finanziario. Cargani: "Le regole del sistema rendono la crescita poco allettante. Se cresci devi sottostare a regole di sicurezza assurde. Se dài lavoro a più di quindici dipendenti le regole sul licenziamento diventano più severe. È molto conveniente restare piccoli e locali".

Sino alla fine degli anni Novanta, l'Italia è comunque riuscita ad esportare con successo grazie alla lira, che veniva regolarmente svalutata garantendo così la ripresa dell'economia.
"Il problema della bassa produttività che stiamo vedendo ora esisteva già con la lira", spiega Galli. "Era solo reso invisibile. Ciò indica che il capitalismo italiano è da lungo tempo inferiore alla variante europea. Ora che non abbiamo una nostra valuta, non possiamo più risolvere il problema così facilmente."

Secondo gli esperti, quello che manca in Italia è il pensiero sistemico. Cargani: "L'errore è che in Italia ci siamo sempre fatti guidare dalla fantasia, dalla creatività del singolo. Questo è un punto di forza ma deve essere incanalato in un sistema: per avere successo più velocemente, ma anche perché con il pretesto della creatività molti si sentono liberi di non rispettare le regole. "

2. La morale

Telefonare al volante è vietato anche in Italia, invece sembra quasi che sia obbligatorio. A molti automobilisti non viene in mente che questa regola sia stata pensata per aumentare la sicurezza stradale. 'Lo fanno anche i poliziotti', è la replica.

"Cambiare questa mentalità è la cosa più difficile da farsi", dice Cargani. "Ci vorranno generazioni per convincere un italiano del fatto che le regole hanno senso. Naturalmente, nel corso degli ultimi anni Berlusconi ha dato il peggiore esempio. Molti si sentono legittimati a evadere le tasse e a fregarsene di altre norme. L'italiano è molto più individualista rispetto agli altri europei. Solo la famiglia conta davvero. Anche l'influente chiesa cattolica dice solo da un anno che bisogna pagare le tasse ".

L'Unione Europea ha da tempo segnalato i problemi economici e di bilancio dell'Italia, ma per gli italiani questi problemi sono diventati urgenti solo quando hanno capito che il Paese minacciava di dover uscire dall'euro. Cargani: "Solo ora l'Italia si rende conto che non rispettare le regole ha un prezzo".

Secondo Cargani, il rispetto delle regole in Italia deve partire con il 'disboscamento' della giungla di leggi e regolamenti. "Abbiamo bisogno di una serie di regole di base e di una politica di tolleranza zero. Il sistema giudiziario deve però funzionare correttamente."

3. La giustizia

La durata media di una causa civile in Italia è di 1200 giorni, più del doppio che nei Paesi Bassi. Secondo la Banca Mondiale, la lentezza del processo giudiziario è causa di riduzione della competitività. Nella lista dei paesi più competitivi l'Italia è infatti all'87° posto, tra la Mongolia e la Giamaica, preceduta abbondantemente da tutti i partner dell'Unione Europea, compresa la Grecia. Per quanto riguarda il diritto commerciale l'Italia è al 158° posto ed anche in questo caso, secondo la Banca Mondiale, non si prevedono progressi a breve. "In realtà, la giustizia non è stata riformata quasi per niente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale", dice Cargani. "Poiché i governi erano spesso solo di breve durata, non è mai stato possibile fare riforme così complesse. Non guardare al lungo termine è diventato il DNA della politica italiana".

Per gli avvocati, il lento sistema giudiziario italiano è una benedizione. Devono andare su e giù in tribunale tre volte più spesso di molti loro colleghi stranieri, ma fatturano anche tre volte tanto. L'Italia ha 207.000 avvocati, mentre la Francia, che ha la stessa popolazione, ne ha 47.000. La sola città di Milano ha più di 20.000 avvocati.

4. La concorrenza

Nel corso dell'ultimo governo Berlusconi, grazie al fatto che gran parte dei deputati sono loro colleghi, gli avvocati si sono potuti congratulare per il ritorno delle tariffe minime, come del resto molti altri professionisti. È una delle tante iniziative prese in Italia per limitare il principio del libero mercato. Grandi aziende, cooperative e numerosi gruppi professionali fanno pressione con grande successo per mantenere chiusi i mercati.

La liberalizzazione delle ferrovie non decolla, nonostante i tentativi di individui coraggiosi. Le aziende municipalizzate escludono tutti quelli che potrebbero minare la loro posizione di monopolio con normative ad hoc. A Milano molte aziende si lamentano di non aver potuto partecipare alla spartizione dei miliardi stanziati dal governo per la World Expo 2015. "Nel profondo l'italiano è meritocratico", dice Galli. "Ma, anche grazie alla mafia, il clientelismo è molto dominante in questo Paese".

5. La politica

Molti degli attuali problemi sembrano in gran parte risolvibili dalla politica. I politici sono però visti come una casta che non ha né le capacità né il desiderio di risolvere i problemi alla radice. Un paio d'anni fa, due giornalisti del Corriere della Sera hanno scritto un libro sull'argomento. Spaventando molti politici, hanno raccontato in dettaglio i privilegi di questi ultimi e i costosi difetti del sistema. "In quale altro Paese è fiscalmente più invitante sostenere un partito politico che pagare per il trattamento di bambini malati terminali? In quale altro Paese un pranzo di lusso al Senato costa meno di un semplice spuntino alla mensa in fabbrica?"

Niente è cambiato dopo la pubblicazione del libro. Secondo Galli, gli italiani sono arrabbiati con la politica da decenni. "Berlusconi l'ha capito. Ha detto che le cose andrebbero meglio in Italia se si rispettassero meno regole. Ha mostrato agli italiani che la politica è anche suo nemico. Si tratta di una forma di populismo di infimo livello".
Inoltre, sia lo storico che l'economista constatano che la politica italiana reagisce come un muro di gomma anche senza Berlusconi. Più si cerca di cambiare le cose, più duramente si viene spinti indietro.
"Per cambiare le cose è necessario che incomba una catastrofe. La situazione attuale offre quindi un'opportunità e dobbiamo esserne grati all'Europa. É quindi molto importante che l'Europa mantenga la pressione sull'Italia nei prossimi anni".

[Articolo originale " Zonder externe druk verandert niets in Italië" di Maarten Veeger]

http://italiadallestero.info/archives/12935

 
 
 

"È finita, Silvio, è inutile insistere"

Post n°6785 pubblicato il 20 Novembre 2011 da lucarossi82
 

<strong>Da Roma</strong> - Hanno dovuto contare e ricontare per bene: i conti, a prima vista, non tornavano. Venerdì 4 novembre, appena rientrato dal G20 di Cannes, che ha stabilito di mettere l'Italia sotto la tutela degli esperti del Fondo Monetario Internazionale e della Commissione Europea che si incaricheranno di "verificare" l'avanzamento delle riforme promesse, Silvio Berlusconi si è rinchiuso nella sua residenza romana a Palazzo Grazioli con i suoi più stretti collaboratori.

"È finita, Silvio, è inutile insistere"

di

Philippe Ridet

- 12 novembre 2011Pubblicato in: Francia
Traduzione di ItaliaDallEstero.info Print FriendlyStampa

Le Monde

Da Roma - Hanno dovuto contare e ricontare per bene: i conti, a prima vista, non tornavano. Venerdì 4 novembre, appena rientrato dal G20 di Cannes, che ha stabilito di mettere l'Italia sotto la tutela degli esperti del Fondo Monetario Internazionale e della Commissione Europea che si incaricheranno di "verificare" l'avanzamento delle riforme promesse, Silvio Berlusconi si è rinchiuso nella sua residenza romana a Palazzo Grazioli con i suoi più stretti collaboratori. Loro non gli hanno nascosto la gravità della situazione. "Silvio, gli hanno detto, in questo momento, tu non hai più la maggioranza al Parlamento".

Presuntuoso ed ottimista per natura, il presidente del consiglio ha giurato che avrebbe tenuto fino alla primavera del 2013, scadenza ufficiale del suo terzo mandato. "Devi ritirarti", gli consigliano da alcune settimane i suoi amici più cari. "A torto o a ragione, il problema dell'Italia, sei tu", gli ha spiegato il Ministro dell'economia, Giulio Tremonti. "E' finita, è inutile insistere" ha rilanciato domenica 6 novembre Roberto Maroni, Ministro dell'interno e membro della Lega Nord.

Sabato 5 novembre, quando 100mila manifestanti del Partito Democratico (centro-sinistra), riuniti nella capitale italiana, hanno richiesto le sue dimissioni, palazzo Chigi - il Matignon transalpino - ha pubblicato il suo perpetuo comunicato: "Il governo va avanti".

IN ITALIA "I RISTORANTI SONO PIENI"

Chi può crederci ancora? A Cannes, i grandi del pianeta l'hanno snobbato. Se hanno diplomaticamente salutato gli sforzi fatti dall'Italia per raggiungere il pareggio del budget entro il 2013, o perfino 2012, e di ridurre il suo enorme debito pari a 1900 miliardi di euro (il 120% del PIL), non si fidano di questo Berlusconi che non vuole vedere tale debito perché, come dice lui, "In Italia i ristoranti sono pieni". Berlusconi può misurare quello che ormai lo separa dai suoi pari. In passato, i capi di Stato facevano la fila per i suoi inviti a Villa Certosa in Sardegna. Oramai evitano lui e quello che rappresenta.

Nessun incontro bilaterale sul suo programma, ma riunioni umilianti dove, come un cattivo alunno della zona euro, lo hanno obbligato a darsi da fare. Barack Obama gli ha concesso solamente una pacca sulle spalle, quando si sono incrociati davanti all'ascensore del Carlton. Il presidente americano andava a fare jogging. Silvio Berlusconi, 75 anni, risaliva nella sua stanza. Questa volta, nessuna foto tra il Primo Ministro cinese e il Presidente americano per dimostrare all'opinione pubblica italiana che il suo posto è sempre in mezzo ai primi. Lo si è visto sorridere, con l'aria un po' sprovveduta, per dare l'impressione di partecipare ad una conversazione da cui Barack Obama e Angela Merkel lo tenevano scrupolosamente alla larga.

LE DISERZIONI SI MOLTIPLICANO INTORNO A LUI

I perdenti sono soli. Da molti giorni, le diserzioni si moltiplicano intorno a lui. Come al principio di una tappa di montagna del Tour de France, sbucano fuggitivi da ogni parte. Tre deputati del suo partito, il Popolo della Libertà (PDL), sono passati con armi e bagagli tra i centristi di Pierferdinando Casini. Altri sei hanno firmato una lettera nella quale gli domandano "di ritirarsi" per permettere la formazione di un nuovo governo. Un'altra ventina d'altri sarebbero pronti a formare un gruppo indipendente. L'Italia sembra tornata ai tempi della "prima Repubblica", prima dello scandalo di Tangentopoli dell'inizio degli anni '90, quando i governi si facevano e si disfacevano al bar di Montecitorio, il Parlamento nazionale, o nelle sale private dei ristoranti dei dintorni.

Secondo la stampa italiana, il presidente del consiglio non disporrebbe che di circa 310 voti sicuri in Parlamento (su 630). Una miseria in confronto ai 344 deputati che lo sostenevano all'inizio del terzo mandato, nella primavera del 2008. In passato, il "Cavaliere" è sempre riuscito a richiamare i ribelli alla disciplina: le promesse di una carica, di un'onorificenza o di una nuova candidatura giungevano al termine di un eccesso di rabbia. Stavolta anche Denis Verdini, dirigente del PDL, l'uomo che è sempre riuscito a far rientrare i frondisti, ha dovuto confessare che i nuovi ribelli sono "coriacei". Non ha più molte posizioni da offrire al governo. E la promessa di una posizione eleggibile nelle liste elettorali non è più una garanzia, quando il Presidente del Consiglio "vale" meno del 22% nell'indice di gradimento nei sondaggi.

"Li incontrerò uno per uno", ha promesso Silvio Berlusconi. E quando gli analisti concordano nel pensare che la crisi di credibilità dell'Italia sia colpa sua, si aggrappa all'idea che l'Italia lo proteggerà. Lui vuol credere che nessuno si assumerà il rischio di fare vacillare l'Italia nel caos politico che si sommerebbe all'incertezza finanziaria. Ha predetto: "Quelli che oggi abbandonano la maggioranza tradiscono l'Italia". Ma tutto ormai può succedere. Sotto il suo naso, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano consulta i dirigenti dei principali partiti politici per verificare se ci sono le condizioni per un nuovo esecutivo. Senza Silvio Berlusconi, evidentemente.

SI DIMETTERÀ PRIMA DI ESSERE MESSO IN MINORANZA?

La sola domanda da porsi è ormai questa: quando cadrà? Martedì 8 novembre, quando il Parlamento dovrà votare ancora una volta sul rendiconto del bilancio 2010 dello Stato italiano, già rifiutato una prima volta un mese fa? Alla fine del mese, quando le misure presentate al G20 arriveranno davanti alla camera dei deputati? Si dimetterà prima di essere messo in minoranza o vorrà sfidare i suoi avversari con un ennesimo voto di fiducia per guardare negli occhi i suoi "traditori"?

E dopo... Tutti gli scenari sono possibili. I nomi dei suoi successori circolano. Alcuni sostengono Gianni Letta, storico braccio destro del "Cavaliere", che potrebbe garantirgli una tregua sul piano giudiziario. Altri, Giulio Tremonti, Ministro dell'economia, che ha il sostegno della Lega Nord. Per altri ancora, il "salvatore" non potrà essere che Mario Monti, ex-commissario europeo e rettore dell'Università Bocconi di Milano, un tecnico vicino al centro-sinistra, ma apprezzato a destra per il rigore e la discrezione.

La caduta sembra ineluttabile e per apprezzarne l'ampiezza, si impone un passo indietro, fino al momento in cui, senza saperlo ancora, Silvio Berlusconi camminava sul bordo del precipizio. Siamo al 25 aprile 2009, ad Onna, una piccola località dell'Abruzzo, vicinissima a L'Aquila, quasi interamente distrutta dal terremoto che è costato la vita a 309 persone, tre settimane prima. In questa occasione, il "Cavaliere" ha potuto fare dimostrazione di tutto il suo talento. Imprenditore, ha promesso nuove case per tutti. Compassionevole, ha saputo consolare, rassicurare, prendere su di sé il dolore dei compratioti.

DALLA VETTA, CADRÀ POI COME UN SASSO

Ma questo 25 aprile, giorno della commemorazione della liberazione dell'Italia dall'occupazione nazista, ha fatto ancora di più passandosi intorno al collo il fazzoletto dei partigiani. Questo gesto è stato un "vero" colpo politico, un equivalente peninsulare transalpino dell'apertura a sinistra di Nicolas Sarkozy dopo la sua elezione. Gli italiani, stanchi di decenni di questioni storico-politiche tra vecchi comunisti ed ex fascisti, hanno apprezzato il gesto. E se fosse nato un capo di stato? I sondaggi gli accordano circa il 70% dell'indice di gradimento. Una settimana più tardi, esplode il primo scandalo sessuale. E' dalla cima di questa vetta che poi cadrà giù, come un sasso.

Venerdì 4 novembre, di ritorno dal G20 di Cannes, l'aereo del Presidente del Consiglio avrà probabilmente sorvolato la città di Genova dove un nubifragio ha causato la morte di sei persone, tra cui due bambini, una settimana dopo che undici persone nelle cinque terre sono state travolte dall'inondazione. Silvio Berlusconi aveva fretta di rientrare a Roma per fare e rifare i conti dei parlamentari che gli sono ancora fedeli. Non si è ancora fermato.

[Articolo originale ""C'est terminé, Silvio, inutile de t'accrocher"" di Philippe Ridet]

http://italiadallestero.info/archives/12923

 
 
 

5 Novembre. Appuntamento tra un anno, fuori dal parlamento. Ma anche prima.

Post n°6784 pubblicato il 08 Novembre 2011 da lucarossi82
 

sabato 5 novembre 2011

5 Novembre. Appuntamento tra un anno, fuori dal parlamento. Ma anche prima.

Ieri, 4 Novembre, il governo italiano ha abdicato la nostra sovranità e l'ha consegnata ad UE e FMI. Siamo finiti sotto dittatura senza neanche accorgercene.


Oggi, 5 Novembre, e non c'e' miglior modo per ricordare a questo paese ed al mondo quello che ha dimenticato.

 

Saluti felici

Felice Capretta

http://informazionescorretta.blogspot.com/2011/11/5-novembre-appuntamento-tra-un-anno.html

 
 
 
Successivi »
 
 
 
 
 
 
 

PREZZO PETROLIO

Get the Pannello del petrolio widget and many other great free widgets at Widgetbox! Not seeing a widget? (More info)
 
 
 
 
 
 
 

ULTIME VISITE AL BLOG

ninnanannadgl0eleonora.garittaarianna.tassone1cecchetti60dariosarigumako58matelettronicaenzobenzolobenedettabarbagalloviolanaveluiginos2006luboposaulogiovannaamistad.siempremaxx.giunti
 
 
 
 
 
 
 

PREVISIONI METEO ITALIA OGGI

Previsioni per Oggi

 
 
 
 
 
 
 

PREVISIONI METEO ITALIA DOMANI

Previsioni per Domani

 
 
 
 
 
 
 

PREVISIONI METEO ITALIA DOPODOMANI

Previsioni per Dopo Domani

 
 
 
 
 
 
 

GUIDA SEMPRE CON PRUDENZA...

 
 
 
 
 
 
 

TERREMOTI,SISMA,CALMITÀ IN DIRETTA

 
 
 
 
 
 
 

PRIME PAGINE DEI GIORNALI ITALIANI ONLINE