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Post n°53 pubblicato il 23 Gennaio 2008 da dodici67


 


Politica










Nella foto Romano Prodi (Infophoto)

Berlusconi e Casini: ''Farebbe bene a recarsi direttamente al Quirinale''

 


Prodi ottiene la fiducia alla Camera


I voti favorevoli sono stati 326, quelli contrari 275, su 601 votanti (guarda il video).
L'Udeur non partecipa e conferma il 'no' a Palazzo Madama. Mastella
smentisce il Cavaliere: ''Nessuna confluenza da nessuna parte''. Dini:
''Non votiamo la fiducia''. Bossi: ''Elezioni subito o ci sarà la
rivoluzione''. La crisi italiana sulla stampa araba. Dì la tua







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Roma, 23 gen. (Adnkronos/Ign) - Il governo Prodi supera il primo ostacolo, il più facile e dall'esito più prevedibile, e ottiene la fiducia alla Camera con 326 voti favorevoli mentre quelli contrari sono stati 275. I votanti erano 601, la maggioranza richiesta era di 301.

Dopo aver ascoltato il discorso del capo dello Stato a Montecitorio, questa mattina Romano Prodi si è recato al Quirinale per un colloquio di quasi mezz'ora. L'impasse è decidere cosa fare al Senato. La vera prova del fuoco è infatti il voto di domani dove la soglia per incassare la fiducia è 161 voti su 320 votanti e dove, però, al momento l'Unione pare che possa contare solo su 157 'sì'.

Il premier non ha ancora sciolto la riserva e prende tempo. A quanto si apprende il Professore sarebbe orientato a presentarsi domani a Palazzo Madama per prendere la parola e ascoltare il dibattito che ne seguirà perché tutto venga fatto in modo chiaro e trasparente acquisendo tutti gli elementi per una valutazione completa e definitiva. A questo punto, il Professore, apprende l'Adnkronos da ambienti del governo, valuterà sul da farsi: deciderà se attendere l'esito della votazione sulla fiducia al governo o chiedere al presidente dell'Assemblea Franco Marini di sospendere la seduta per recarsi al Quirinale.

"Non ha ancora deciso - informa anche il ministro Beppe Fioroni - Comunque, se decide di andare al Senato vuol dire che sa di avere la fiducia. Vediamo che cosa succede nelle prossime ore". Ma il titolare della Pubblica Istruzione fa notare che "un conto è la maggioranza numerica, un conto è la governabilità...".

I Liberaldemocratici, al termine di una valutazione congiunta dell'Ufficio politico presieduto dal senatore Lamberto Dini, oggi hanno annunciato di non votare la fiducia al governo, con l'eccezione di Natale D'Amico che si è dissociato. ''Se ci sarà un voto di fiducia sul governo Prodi in Senato io certamente voterò a favore del governo'' ha detto D'Amico.

L'Udeur non ha partecipato al voto alla Camera ed ha ribadito il 'no' al Senato. "Non c'è nessun cambiamento. Al Senato voteremo contro - ha dichiarato Tommaso Barbato, presidente dei senatori dell'Udeur - senza equivoci e in linea con quanto abbiamo sempre detto".

Posizione confermata anche da Mauro Fabris: "Ci siamo trovati davanti a un giochetto formalistico. In sostanza nella risoluzione da votare non si chiede solo la fiducia al governo Prodi ma anche di approvare l'azione dell'esecutivo dell'ultimo anno e mezzo, azione che noi abbiamo sostenuto per tutti questi mesi. Come potevamo votare contro? C'è un limite alla stupidità politica e umana...''.

"Noi abbiamo quindi detto che per noi la maggioranza è finita e che non rinnoviamo la fiducia a Prodi. Ma abbiamo deciso di non partecipare al voto - ha spiegato - proprio perché non volevamo votare contro quell'azione di governo che fin qui abbiamo sostenuto. Se Prodi ha capito il messaggio, andrà stasera al Quirinale a dimettersi. Se invece vuole andare al voto al Senato (dove non partecipare al voto vorrebbe dire far passare la fiducia) allora voteremo contro".

"Nessuna confluenza da nessuna parte". Con queste parole il segretario dell'Udeur, Clemente Mastella, oggi ha smentito l'annuncio del presidente di FI, Silvio Berlusconi, che aveva parlato del passaggio nel centrodestra del partito dell'ex Guardasigilli. "Al momento - ha precisato il leader dell'Udeur - penso soltanto a quello che è accaduto e potrebbe accadere a tutti gli italiani. Occorre ritrovare un corretto rapporto tra politica e magistratura. Le nostre scelte sono e saranno sempre di centro".

Per Silvio Berlusconi, con le dichiarazioni dell'Udeur ''il governo è politicamente minoritario e quindi credo che il presidente del Consiglio bene farebbe a recarsi al Quirinale senza passare al voto del Senato". "Penso che al Senato non ci siano incertezze - insiste - a meno di imprevisti francamente oggi non prevedibili".

Anche Pier Ferdinando Casini in Aula ha chiesto al premier di evitare il passaggio al Senato e di andare direttamente al Colle. ''Penso che Prodi abbia un'ottima opportunità di cambiare strada, quella di dirottare l'autista da Palazzo Madama al Quirinale. Sarebbe meglio per lui e anche per il Paese'', ha sottolineato il leader dell'Udc esprimendo in Aula alla Camera il no del suo partito alla fiducia al governo.

"L'accanimento terapeutico non ha senso - ha avvertito nel suo intervento a Montecitorio il leader di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, per il quale Prodi ''può anche ottenere la maggioranza al Senato, ma non si governa l'Italia con un voto. E allora stacchi la spina, si dimetta e si apra una fase nuova".

Mentre "bisogna andare subito al voto o ci sarà la rivoluzione, tuona il leader della Lega, Umberto Bossi che minaccia: ''Faremo la lotta di liberazione, ci mancano un po' di armi ma le troveremo". Dichiarazione che ha suscitato un vespaio di polemiche.

La posizione del Carroccio è stata poi confermata alla Camera dal capogruppo Roberto Maroni che ha chiesto "dimissioni del governo ed elezioni subito

 
 
 
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