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INVIDIA ED IRA

Post n°67 pubblicato il 11 Ottobre 2010 da giginosco
 

Mi sono accorto di aver lasciato qualche discorso in sospeso, nel blog.
Ad esempio, ho dimenticato di completare la mia analisi (ahahah, "analisi", mi faccio ridere da solo, mi faccio!) dei vizi capitali, commissionatami dalla dolce Abbi. Ho già parlato di superbia, di lussuria e accidia, di gola e avarizia, mi restano solo invidia ed ira, che tratterò (ahahah, "tratterò", ho scritto "tratterò", sono proprio una sagoma!) oggi. Meglio tardi che mai, no?

Il personaggio centrale di questa mia dotta trattazione è il personaggio ameno di cui ho parlato nell'ultimo dei tre post che ho linkato (ma che schifo!) qui sopra.
Oltre ad essere scroccone, ingordo e ladro di mance, il nostro protagonista aveva un'ulteriore qualità: era invidioso. Ma non di invidia "sana", quella che può anche spingere al miglioramento, bensì di invidia livorosissima, quella che fa percepire il bene altrui come un proprio male, sempre e comunque.
Qualcuno si fidanzava? La ragazza era una zoccola, soprattutto se con lei ci aveva provato prima lui, senza riuscirci.
Che, poi, ci provava con tutte, ma non ci riusciva mai.
Qualcun altro vinceva un concorso? Era solo un ignorante raccomandato, figlio di massone, soprattutto se al concorso aveva partecipato anche lui, senza vincerlo.
Che, poi, partecipava a tutti, ma non li vinceva mai.
La sua invidia livorosa colpiva soprattutto le persone che frequentava.
Ormai lo conoscevano tutti: quando gli partiva l'invidia, corrucciava la fronte, diventava paonazzo, socchiudeva un po' gli occhi ed alzava il tono della voce. C'era chi faceva finta di niente, chi si allontanava, chi gli intimava di stare zitto, chi si divertiva aizzandolo. Solite cose, insomma.
Solo due persone avevano il potere di neutralizzarlo. Lui lo sapeva bene, e cercava di tenerli fuori dalle sue esternazioni di livore. Non sempre ce la faceva, però, soprattutto quando aveva bevuto un po' (ma era anche colpa dei due, che avevano la sfrontatezza di far partecipi gli altri delle cose positive), ed ogni tanto sbroccava contro di loro, uscendone immancabilmente con le ossa rotte.

Il primo era l'iroso. Una persona splendida, un vero amico, uno che ti avrebbe difeso ed aiutato sempre, ma incazzosissimo e tendenzialmente manesco.
Ecco, appunto, manesco: dopo averlo avvertito un paio di volte, gli mollava quattro o cinque schiaffoni in rapida sequenza, in genere una volta al mese, e la cosa durava da anni, essendo stati compagni di scuola fin dai tempi delle medie.
Facendo un rapido calcolo..... avevano 30 anni,  30 meno 10 fa 20 (anni di schiaffoni), per 12 (mesi all'anno) fa 240, per 4,5 (media degli schiaffoni per sessione) fa 1.080. Pur togliendo le ferie estive, le vacanze di Natale e quelle di Pasqua, le malattie ed i periodi in cui non si vedevano, era di certo andato oltre quota mille. Auguri, champagne per tutti!
Incamerati gli schiaffoni, il tapino prendeva la via di casa, piagnucolando, mentre tutti consolavano il picchiatore, che, essendo un buono, era il primo ad essere dispiaciuto per l'accaduto..... mmmmmm..... il primo? Facciamo il secondo, dai.

L'altra persona che aveva il potere di neutralizzare il nostro eroe era un amico più recente. Giovane avvocato, era riuscito ad inserirsi rapidamente nel lavoro, grazie all'appoggio, mai nascosto, dei funzionari del suo partito.
Questa cosa faceva letteralmente impazzire il livoroso, che era in perenne ricerca di prima occupazione, ed aveva un travaso di bile ogni volta che lo sentiva parlare di lavoro e di guadagni.
Beh, il perfido avvocato aveva una tattica esattamente opposta a quella dell'incazzoso, per metterlo a posto: rilanciava all'infinito.
- Umpf..... ma chi ti vorrebbe come avvocato, se non ci fosse il partito?
- Nessuno. Però il partito c'è.
- Uuuumpffff..... e tu vorresti dire che all'università hai studiato?
- Certo che ho studiato: tressette e ramino.
- Uuuuuuumpfffffff..... scommetto che hai copiato, agli esami di procuratore.
- No, non ho copiato, il partito mi ha fatto avere le tracce prima degli scritti.
- Uuuuuuuuuumpffffffffff..... e come fai a trovare clienti? Non capisci niente.
- Perché dovrei trovarli? Me li manda direttamente il partito.
E così via. Dopo pochi scambi, il match terminava, per abbandono del livoroso, che restava zitto, rosso rosso. Dopo qualche minuto andava a casa, con il morale sotto i tacchi, e non si faceva vedere per giorni.

Beh, quello che ho imparato, assistendo varie volte a queste scene, è che l'ira non è il miglior stato d'animo per contrastare l'invidia. In fondo, l'amico incazzoso frenava sì le esternazioni, ma ne riceveva egli stesso un nocumento, al morale ed ai palmi delle mani. Senza contare che, per i successivi 29 giorni, il suo senso di colpa lo avrebbe spinto ad allevare nuovamente la serpe in seno.
Meglio l'altro metodo, datemi retta. Vale non solo per gli invidiosi, ma per tutti coloro che, in un modo o nell'altro, attentano al vostro equilibrio: se non hanno abbastanza corda per impiccarsi, dategliela voi.
In uno splendido pacco regalo, mi raccomando.

 

 
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