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CALIFFI E SUSSIDI

Post n°74 pubblicato il 21 Novembre 2010 da giginosco
 

Ma com'è finita, poi, la storia della legge Bacchelli, per Califano?
L'ha chiesto o non l'ha chiesto, il sussidio? Glielo danno o non glielo danno? Ho provato a leggere qualche cosa, prima di scrivere questo post, ma il buon califfo è completamente rincoglionito, dice ogni giorno una cosa diversa, "l'ho chiesto, nun l'ho chiesto, me pensavo ch'era n'onorificenza, nun me serve, me serve, dateme solo na casa, a magna' nun c'ho probblemi".
Anche il suo avvocato (o manager, non so) ha rilasciato una dichiarazione, in proposito. Non ricordo cosa abbia detto, ma non è importante, perché il messaggio vero era inequivocabilmente "non dategli retta, non ci sta più con la testa".

La legge Bacchelli (di cui hanno beneficiato, tra gli altri, Alda Merini, Umberto Bindi, Alida Valli e Salvo Randone, mica cotiche) prevede l'assegnazione di un sussidio alle persone che, nel corso della loro carriera, si sono distinte nel mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e dello sport, ma che versano in situazioni di indigenza. Se non sbaglio, duemila euro mensili, al massimo.
E' evidente che tale importo, per le casse di uno stato, è irrilevante: si potrebbero concedere migliaia di vitalizi, senza che questo incida concretamente nel bilancio.
Il problema, allora, è un altro: la persona che ne beneficia, lo merita?

Qualunque persona di buon senso, avrebbe due obiezioni inoppugnabili, alla concessione del sussidio a Califano:
1- tutta 'sta distinzione, nel mondo della cultura, dell'arte, dello spettacolo e dello sport, mica si vede. E chi è, Fabrizio De Andrè?
2- ma che cazzo vuole, questo? Ha sperperato tutto in auto, donne, droga, e adesso vuole i soldi da noi? Che esempio è? Che direbbero i disoccupati, i cassaintegrati, i precari, e così via? Tra l'altro, non ha problemi di sopravvivenza, perché i diritti d'autore gli consentono di sopravvivere.

Io, però, che persona di buon senso non sempre sono, voto a favore, e contesto entrambe le obiezioni inoppugnabili:
1- è vero per quel poco che le conosco, le canzoni di Califano non sono un granché. Ha sì scritto qualche bel brano (quelli che, quando scopri l'autore, pensi "ah sì? Ma va', non l'avrei mai detto!"), ma, in genere, fanno cagare. C'è poco da fare gli snob, però, sono certo che ha emozionato più persone lui di Alda Merini e, forse, anche di Umberto Bindi. Rassegniamoci, siamo in democrazia.
2- sarebbe facile dire che non sono proprio queste le cose che fanno incazzare i cassaintegrati. Duemila euro sono, più o meno, il costo di una scorta utilizzata per andare alla festa di una mignottella, o quello che diamo settimanalmente a migliaia e migliaia di dirigenti inetti e nullafacenti, messi dove sono dal potente di turno. O due mesi di una falsa pensione, di una falsa disoccupazione, e così via. Già, sarebbe troppo facile.
No, il punto è che io non voglio vivere in un mondo senza cicale. Sto imparando a mia figlia a dare sempre dei soldini, alle persone che suonano per strada, e questo ha un significato, per me. Oddio, ho trovato terreno fin troppo fertile, lei si ferma sempre a lungo e si avvicina, dicendo al musicista "tu sei troppo bravo!", almeno venti volte, e mi svuota le tasche per compensarli della felicità che le danno.
E allora, non vorrei mai che uno come Califano, che ha vissuto per tutta la vita da califfo, si trovasse, a 70 anni, a dover tirare la cinghia. A suo modo, è stata l'icona di un sogno, di un modo di vivere che, in fondo, non ha mai messo in conto a nessuno. In un mondo di persone che, per dirla alla Ricucci, fanno i froci col culo degli altri, lui l'ha fatto col proprio. 

E allora, io spero che il sussidio gli venga dato, e che lo spenda tutto in viagra, per ancora cento anni. Lunga vita al califfo, che continui a castigarne tante, e a dimenticarsene il nome la mattina dopo.
Sempre ammesso che ricordi il proprio, di nome, appena sveglio.

 
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