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Post N° 12

Post n°12 pubblicato il 16 Luglio 2007 da le1000e1redazione

Futuri redattori editoriali
a scuola di entusiasmo

di Emanuela Catania

Nella giungla dei corsi, spesso poco seri, esistono ancora
valide iniziative: una corsista racconta soddisfatta il suo
percorso, tra lezioni e buon umore


Un giorno come un altro, navigando su internet o leggendo un giornale, può
capitare di imbattersi in notizie-annunci che promuovono una qualche iniziativa
che, chissà perché, cattura l’attenzione. L’annuncio di un corso, ad esempio.
Al giorno d’oggi, si sente parlare di corsi di Marketing, corsi di Informatica,
corsi di Inglese, corsi di Belle arti, corsi di Comunicazione… e tanti altri ancora
che stanno letteralmente spopolando. Il problema è che non sempre questi
annunci promuovono realtà all’altezza delle aspettative perché, inutile negarlo,
il mondo della formazione professionale è diventato un grande business, un
modo facile e veloce per fare soldi, senza che minimamente ci si preoccupi se,
a fare le spese di una così deprimente realtà, siano spesso giovani e
intraprendenti disoccupati che, nell’oziosa attesa che riempie le loro giornate,
cercano magari nell’iscrizione ad un corso quell’occasione in grado di cambiare la
loro vita o, essendo più realisti e meno ambiziosi, il pretesto per imparare cose
nuove da tirare fuori al momento opportuno. Ecco perché, forse, quando ci si
iscrive ad un corso di formazione, difficilmente si crede davvero di aver fatto un
buon investimento, essendo disillusi dalla conoscenza della realtà delle cose.

Nella giungla dei corsi-truffa, alcuni sono ancora una buona occasione
Il buon senso, però, insegna che non si può e non si deve far di tutta l’erba un
fascio ed ecco perché, alla fine, reduci anche da brutte esperienze, si ritenta e qualche volta si può essere più fortunati. Allora io ho riprovato iscrivendomi,
mesi fa, ad un corso il cui oggetto suscitava particolarmente il mio interesse:
un corso per redattore di case editrici: 60 ore distribuite in 4 mesi, con una
frequenza di due giorni la settimana. Non molte, forse, ma abbastanza per
offrire una panoramica generale sul mondo dell’editoria, colto nei suoi aspetti
salienti e nei suoi problemi intrinseci. Il tutto promosso e organizzato
dall’agenzia letteraria Bottega editoriale Srl. Mi ha convinto l’argomento, mi ha convinto il programma e mi sono iscritta. Una volta tanto mi sento di dire che
sì, ho fatto un buon investimento.
Già dalle primissime lezioni si cominciava a respirare in aula un’atmosfera
leggera e familiare. I tutor Christian Biancofiore, Carmine De Fazio, Maria
Assunta De Fazio, Annalisa Pontieri, Katia Stabile e Silvia Tropea diventavano,
incontro dopo incontro, degli amici con cui scambiare idee; gli argomenti
trattati soddisfacevano sempre o quasi sempre le aspettative, specie
considerando il poco tempo a disposizione che non consentiva eccessivi approfondimenti; infine, il quotidiano scambio di email con i tutor e con il
“maestro” Fulvio Mazza è, in breve tempo, diventato un’abitudine piacevole
che ha, per tutto il percorso, fatto sentire ai corsisti la presenza di
un’organizzazione compatta alle spalle. Organizzazione alla quale hanno
contribuito anche alcuni “esterni”, con interventi interessanti e formativi.
È il caso del professore universitario Fausto Cozzetto, del critico letterario
Marco Gatto, della giornalista Fiorenza Gonzales, dell’editore Demetrio Guzzardi,
del fotografo Attilio Lauria e dell’esperta di agenzia letteraria Germana Luisi.
Sono state anche organizzate interessanti visite guidate a tre case editrici
calabresi: la Rubbettino, che ha certamente sorpreso e interessato per le sue
grandi dimensioni e la sua rigorosa ed efficiente organizzazione; la Pellegrini,
più piccola, ma non per questo meno ben organizzata e impegnata in alcuni interessanti progetti; e, ultima ma non ultima, Editoriale progetto 2000 del già
citato Guzzardi, una realtà calata a pieno nel contesto editoriale calabrese e,
più specificatamente, cosentino.
Il corso ha anche offerto, ad alcuni, una concreta opportunità di
collaborazione a progetti culturali, primo fra tutti quello relativo alla
realizzazione, con la Rubbettino, dei volumi della collana Le città della
Calabria e della Sicilia
e, nel caso specifico, del libro su Messina e di
quello prossimo su Catania.

La parola ai corsisti
Che, in fin dei conti, la soddisfazione sia generale, lo si evince dai risultati
delle schede di valutazione che i corsisti hanno compilato, durante le
lezioni, per ben due volte: alla metà e alla fine. Lo staff organizzatore
ha infatti voluto, per due rapidi e purtroppo fugaci momenti, invertire le
parti e, invece che giudicare l’operato degli allievi, lasciarsi giudicare da
loro, per giunta, in totale libertà di espressione, essendo le schede
totalmente anonime (salvo l’ignorata presenza, all’interno del team
organizzativo, di esperti decifratori e riconoscitori di calligrafie).
Ed è in tutta libertà che i corsisti hanno dato il loro placet sulla
gestione del corso.
A questo giudizio positivo, avrà per caso contribuito la serata in
pizzeria generosamente offerta dai responsabili, subito prima della
quale i test sono stati compilati? Forse sì, ma questo aspetto, lungi
dall’essere indicativo di un qualche tentativo di corruzione, è invece
spiegazione di un entusiasmo, ampiamente manifestato quasi all’unanimità
dai corsisti, per un percorso formativo che, oltre a fornire utili
conoscenze, ha programmato e offerto momenti di socializzazione e
di spensieratezza, dando la possibilità di lavorare sempre in un clima
disteso e amichevole.
Ma vediamo cosa è emerso da queste schede di valutazione e analizziamo
i risultati più significativi.
Le risposte date hanno premiato, soprattutto, l’operato dei tutor e
del “maestro” Mazza in quanto a metodi espositivi e a disponibilità
dimostrata in caso di richieste di spiegazioni o approfondimenti. Quasi
tutti, inoltre, si dicono soddisfatti in merito al complessivo svolgimento
del corso e affermano che esso ha ampliamente soddisfatto le aspettative:
le lezioni iniziavano con puntualità, gli argomenti venivano esposti con
chiarezza e con metodi che stimolavano l’interesse e l’entusiasmo e
in molti hanno apprezzato l’argomento che ha dominato un po’ tutto
il percorso formativo e che è, in effetti, uno di quelli onnipresenti nella
vita di ogni buon redattore: l’editing dei testi. Qualche difficoltà iniziale,
ma poi una strada in discesa… l’occhio si abitua e gli errori o i refusi
sono spacciati!
Interessanti le proposte dell’ultima sezione delle schede, nella quale
ciascuno poteva dare consigli e suggerimenti o proporre soluzioni per
migliorare ulteriormente la struttura dei corsi futuri, chiara testimonianza
della volontà, da parte dell’organizzazione, di stabilire una sintonia con
i corsisti e di riceverne un feedback utile per non smettere di
perfezionarsi e di crescere.
Ovviamente, soprattutto perché esplicitamente richieste, non sono
mancate le critiche: esse hanno riguardato, in primis, la ripetitività di
alcune lezioni di correzione tecniche su carta, un metodo certamente
efficace per esercitarsi nell’editing dei testi, ma risultato, forse, un po’
noioso rispetto alla metodologia con cui sono state impostate le
altre lezioni.

Quello che resta
Detto questo, dopo aver fornito i dati tecnico-pratici circa lo svolgimento
dell’iter formativo, i lettori saranno forse curiosi di sapere che cosa,
realmente, è stato insegnato e cosa stabilmente appreso su questo
intricato e affascinante mondo dell’editoria e quale bagaglio, ciascuno di
noi, si porta a casa finita l’esperienza.
Io, però, sono una persona sola e quindi posso solo dire che oggi, ad
esempio, a differenza di qualche mese fa, so che un libro, prima di arrivare
sul mio comodino, è stato manoscritto inedito e poi bozza e poi seconda
bozza e poi cianografica e poi tanti piccoli sedicesimi ciascuno per conto
proprio e poi tanti piccoli sedicesimi messi insieme e poi, finalmente,
ufficialmente, magnificamente libro.
Oggi, mentre leggo i miei romanzi preferiti, mi diverto a trovare refusi,
piccoli errori ortografici, piccoli difetti di impaginazione che mi consentono
di non scordare mai, durante la lettura, tutta la storia editoriale che quel
testo porta con sé.
Oggi ho la voglia, ma forse anche qualche mezzo in più, per giudicare
la qualità di una copertina, di una rivista, ma anche di un testo letterario.
Piccole cose che porto con me, dopo l’esperienza fatta, insieme a qualche
altro insegnamento più umano e generico impartitoci dal docente principale
nonché “Grande fratello” (come lo chiamavano alcuni per via del suo voler
essere sempre presente, in Cc, in ogni scambio di email con tutor e
collaboratori vari) nonché “maestro” Fulvio Mazza. Difficilmente dimenticherò
che il lavoro di redazione, come altri, è complesso e variegato, e pone
molteplici problemi, da risolvere, rigorosamente, cum grano salis, non
essendo possibile conoscere in anticipo tutte le eventuali problematiche
e tutte le eventuali soluzioni.
Le parole “tutto” e “sempre” ci sono state, infatti, rigorosamente vietate
dal nostro “maestro”, fautore di un approccio alle difficoltà sempre (anzi,
quasi sempre) guidato dal buon senso. Esistono, d’altra parte, nel lavoro
come nella vita, alcune questioni certe e moltissime questioni opinabili.
L’insegnamento impartitoci ci ha dato gli elementi per poter costruire e
promuovere le nostre idee. Ciascuno di noi, sicuramente, troverà le sue
difficoltà nel mondo del lavoro – non chiamandoci, ahinoi, Umberto Eco –
ma oggi abbiamo la speranza che lavorare nel settore che si ama
magari è possibile, se ci si crede veramente e si vince la pigrizia
della rassegnazione.

Emanuela Catania

Alleghiamo di seguito una lettera di saluto inviata da un collega a
noi tutti dopo la fine del corso. Righe sincere e sentite, testimonianza
di un clima sereno che ha accompagnato il percorso formativo, con
quel pizzico di ironia che lo ha caratterizzato. A seguire, dunque,
il contenuto della email.

La redazione

Oggetto: baci & abbracci
Data: venerdì 23 febbraio 2007 16.46

Ciao a tutti,
non riesco a percepirne con certezza il motivo, ma vi assicuro che
sento tanta nostalgia... Perché è già finito il corso? Vorrei mettermi
in auto e recarmi alla sede del “Quotidiano” o all’università (la “u” va
maiuscolo o minuscolo?!)
Vorrei fermarmi lì davanti e aspettare il “maestro” Mazza... meditare,
immaginare la voce di un uomo ricco di verve che è riuscito a insegnare
centinaia di cose nuove a una trentina di ragazzi tutti preparatissimi
(escluso me, ovviamente, e non per falsa modestia). Ricordo le
difficoltà di Annalisa quando ci illustrava i refusi del rivista Rnotes,
a dire il vero un po’ “pallosa” (nessun problema, “pallosa” si può dire)
e il mitico Scalercio scorgeva nuovi errori. “Ammazza – pensai –
questo sa tutto!”
Scherzi (o no) a parte porgo i miei più sinceri complimenti al pool
organizzativo (sempre disponibile e preparato) e, nuovamente, a
mister Mazza per il fiuto che ha avuto nel selezionare gli “artigiani
della sua bottega”...
E che dire dei corsisti?
Be’, tutti attenti e ciascuno preparatissimo nel suo campo…
Come dimenticare il “timido” (così un giorno si è etichettato, ma io
non direi…) e, come già accennato, indiscutibilmente il migliore
corsista Scalercio? Lo ritrovo nei miei sogni intellettuali, lo ricordo
 (e lo ricorderò) spesso pensando a voi tutti, come un uomo fuori
dal comune (ma del quale i “comuni” avrebbero tanto bisogno),
che con molta facilità ricorda date (e credo anche l’ora esatta),
cause e conseguenze di avvenimenti di ogni genere.
Ma non temete, anche per voi altri ho da fare alcune considerazioni
(ahimè, non citerò tutti perché con Pico della Mirandola non ho nulla
in comune). Pata, taciturno e di indubbia preparazione è stato
un’altra chicca del nostro “viaggio”. Li avrà pagati Mazza per
abbellire il corso? Non credo. E ciò indica palesemente la validità
del prof. e dei suoi collaboratori, i quali (e scusatemi se a volte
sono pleonastico) sono riusciti a “catturare” personaggi di una
certa portata culturale. A tal proposito rinnovo i miei complimenti
agli organizzatori (e al grande capo) e a questi due sapienti con
i quali sarei onorato di scambiare due chiacchiere anche ora che
il corso è giunto al termine.
Ricorderò la signorina Bruzzese con il suo sorriso particolare.
La sua cronaca sul “coVso” di redattore di case editrici pubblicato
su “dire fare scrivere” è stata molto originale e umoristica,
una vera “macchietta”. E ancora… le sorelle Ateniese,
simpatiche scrutatrici, onnipresenti in prima fila (avranno pagato
un supplemento?); La Donna, Petrone e tutti gli altri che volente
o nolente rimarranno nei miei pensieri.
Permettetemi (solo per un altro po’) di fare un grosso plauso al
playmaker della “squadra” (un tempo anche playboy), a colui che
emana gioia e basta guardarlo per sorridere e amare la vita, a quel
dolce bambinone dalle mille idee, a quella figura carismatica che
difficilmente passa inosservata, al paladino della nobiltà d’animo,
a un uomo il cui nome fa più o meno così: Aaaandreaaa. Ebbene,
se per i bambini Winnie the Pooh rappresenta una mascotte, per
me il top è il mieloso amico Vulpitta.
(Mia cara volpe Fulvio, occhio a questi ragazzi, sono tutti in
gamba!). Avrei ancora tante cose da dirvi, ma la mia noiosa
verbosità risulterebbe insopportabile. Perciò vi mando (e
soprattutto alle persone che non ho citato per la mia memoria
labile) tantissimi baci e abbracci virtuali.
Ad maiora.

Salvatore Tavernise

Rubrica a cura di Silvia Tropea

(www.scriptamanent.net, anno V, n. 41, aprile 2007)

 
 
 

Post N° 11

Post n°11 pubblicato il 16 Luglio 2007 da le1000e1redazione

Elle più apostrofo:
redattori si diventa
Cronaca semiseria di un corso
per lavorare in una casa editrice
di Tiziana Bruzzese
Chi scrive è una corsista che, “per grazia ricevuta” (diciamo così) non per particolari meriti acquisiti durante i mesi di corso, è stata chiamata dal “grande Capo” (chi? Il “temibile” Fulvio Mazza, ovviamente!), a illustrare i vari risultati di un questionario anonimo che noi futuri redattori di case editrici siamo stati invitati a compilare. Il compito della sottoscritta, dunque, è quello di esporre gli esiti finali del test e – sotto sotto – magari anche dare prova delle competenze (speriamo!) assimilate. «Ma di che corso stai parlando?» mi direte voi lettori. Ma di quello per “Redattori di case editrici”, ovvio! È così famoso... Ecco il sito da consultare: www.bottegaeditoriale.it/bottega/contenuti/programma.htm, per quei pochi che non lo conoscono ancora…
Si tratta di un compito a cui per niente al mondo mi sottrarrei: se non altro per sondare l’animo dei compagni di viaggio perché il mio, purtroppo, al momento è intorpidito dall’entusiasmo, necessariamente trapelante (è vero che sono qui per grazia ricevuta, ma dice un proverbio: «aiutati che dio ti aiuta» ed io mi sono fatta aiutare).
Ma le divagazioni diventano trappole mortali se aggirano il traguardo. Torniamo al senso del mio scrivere…

Il questionavio e le sue visposte
Sebbene, come accennato, anonimo e fortemente sollecitati dagli stessi organizzatori a una massima cattiveria e criticità, devo dire che il quadro generale che emerge dalle risposte è decisamente positivo (al che mi pongo un dubbio: fosse stato negativo, mi avrebbero ugualmente chiesto di stendere un articolo?) soprattutto per alcuni punti essenziali del corso: la didattica, i contenuti delle lezioni, i tutor, le dispense, la tempistica, e – udite udite! – il basso costo.
Ma analizziamo alcune delle risposte più interessanti.
Alla domanda «come ha saputo del corso?» emerge un inquietante paradosso: la maggior parte dei corsisti, compresa la sottoscritta, ha risposto di averlo appreso tramite il “passaparola”. Ed ecco reminescenze ancestrali attraversarmi la mente… Il tribale tam tam trasforma il villaggio globale in una piccola riserva in cui relegare noi corsisti…
Non faccio in tempo a focalizzare l’immagine che il trillo impietoso del telefono mi riporta alla realtà: «…Signovina si vicovdi di aggiungeve le visposte dei covsisti on line» dice una voce maschile, caratterizzata da una signorile (vi prego di notare il dispendio di aggettivi quando si accenna al “Capo”) “erre moscia”, dall’altra parte del telefono… (abbandonando il dovere di cronaca eviterò, nel prosieguo, di riportare l’evve (pardon: “erre moscia”).
Interpreto la telefonata come il tacito invito a svolgere con solerzia e attenzione il delicato compito (evidentemente Mazza ricorda di avere a che fare con un’indisciplinata di poca memoria) di interpretare la vox populi della classe. Metto da parte le peripezie immaginifiche e ritorno al questionario ma senza trascurare la necessaria precisazione che oltre ai corsi “frontali”, Bottega editoriale offre la possibilità, ai corsisti più impegnati, di seguire on line (non vi capiti mai di scrivere on-line oppure online) le lezioni.
Con l’occhio “stanco” (per carità, colleghi, che non vi sfugga mai con Mazza) continuo a leggere l’elaborato resoconto farcito di percentuali e numerini che fanno saltare il cervello.
Sono solo quattro i “navigatori” del web approdati per questa via sull’isolotto di Bottega editoriale e uno solo è stato informato dal moderno tam tam: la posta elettronica. Il misterioso corsista starà forse rimpiangendo il suo eremitaggio?
Noto, però, con piacevole sorpresa, che noi corsisti rappresentiamo una controtendenza: se a livello europeo noi italiani siamo tra gli ultimi a leggere quotidiani, ben dieci di noi hanno saputo del corso dagli articoli sui giornali… Infine, ma non ultima, nell’ordine di importanza, la cara, vecchia locandina che ha persuaso ben sei corsisti. Eh, il potere delle idee!
Ma quale forza arcana (non credo che Mazza abbia i “superpoteri”) ci ha spinti a cominciare l’impresa?
La risposta più gettonata è: «la possibilità di avere un’esperienza lavorativa tramite i volumi Le città della Calabria e della Sicilia». Gli intrepidi sono stati selezionati uno ad uno durante le lezioni e la divisione dei compiti è avvenuta in base ad un’attenta analisi delle professionalità. Lo staff non solo ha mantenuto l’impegno, ma è andato oltre (quelli di Bottega sono generosi): il supplizio di passare in rassegna foto, didascalie, testi della collana da editare, è stato inflitto non solo ai volenterosi “professionisti” selezionati per la collaborazione, ma anche a quelli che si erano defilati. Ma si sa, in questo lavoro il «tutti per uno e uno per tutti» è necessario...
Guarda, guarda… Spulciando tra le altre risposte mi accorgo che ci sono anche due corsisti spinti a partecipare dal «basso costo». E chi saranno mai?
Mhhhhh… Non è che vi viene il dubbio che io sia tra questi, che il mio questionario sia stato spedito tramite email e, quindi, non in forma anonima? Graditissima a quasi tutti noi è stata «l’organizzazione dei tempi». Per i pigri e gli insonni le ore pomeridiane sono le migliori. Il corso, infatti, si svolge dalle 15:00 alle 18:00 con una sola pausa che nell’ordine prevede: bagno/caffè/sigaretta e la possibilità di inquadrare, fugacemente (e solo quando non si è perso tempo andando al bagno, bevendo il caffè e fumando una sigaretta all’agghiaccio) il viso di qualche collega.
Per qualcuno la conoscenza di alcuni “bottegai” è stata una garanzia (chissà a chi si riferivano… E che non venga in mente a nessuno di pensare a raccomandazioni); per altri il corso sembra essere l’occasione per ampliare le proprie conoscenze (temo che le mie, invece, continueranno a rimanere anguste). Due soli corsisti, sembrano essere realmente motivati: a quanto pare conoscevano già la figura professionale del redattore di case editrici. Meno male, cominciava a venirmi il dubbio che non esistesse!
Vi vedo già editare questo testo perché il nostro lavoro è fatto di pignoleria e un errore, anche piccolo, è necessario trovarlo sempre (è professionale). Ma qui vi anticipo io: il testo è zeppo di aggettivi. Il motivo ve lo lascio intuire o, se siete creativi, immaginatelo.

I tutor: custodi o angeli vendicatori?
Puntualmente, ogni martedì e sabato notte (i “bottegai” non amano lasciare niente al caso e nemmeno l’argomento delle lezioni, sempre anticipato per tempo) le nostre caselle di posta elettronica ricevono il materiale didattico necessario sia per le esercitazioni pratiche sia per familiarizzare con i tutor che ormai sono presenze fondamentali nella nostra esistenza e custodi della nostra serenità mentale. Quanti di noi non hanno sentito la mancanza, durante le vacanze natalizie, di Annalisa (Pontieri), Carmine (De Fazio), Christian (Biancofiore), Maria Assunta (De Fazio), Silvia (Tropea) e persino del “Capo”?
Quante volte, scaricando la posta e non trovando le “buone novelle” di Bottega editoriale, in preda al panico, hanno pensato: «ma non è che hanno preso l’influenza?», «non è che hanno avuto un imprevisto?», «chissà se hanno riposato durante le vacanze…».
Queste figure silenziose, composte e solerti, che accompagnano il “Capo” e i nostri lavori, con pazienza e competenza, meritano davvero la nostra stima.
Puntualissimi, impeccabili come orologi svizzeri, ma anche simpatici, gioviali, sembrano essere i vicini di casa con i quali siamo cresciuti, o gli amici con i quali condividere belle serate. Dalle nostre risposte i tutor, per motivi diversi, piacciono a tutti e a tutte (data la massiccia presenza di aspiranti redattrici).
Ma dentro ogni tutor che si rispetti si nasconde un angelo vendicatore: prima ci carezzano, poi ci bombardano con email cariche di pagine e pagine di materiale didattico da scaricare, da stampare, da ordinare, da leggere e da editare. Tanti verbi, tante azioni, tanta fatica.
La maggior parte di noi si considera stressato dall’eccessivo lavoro, altri, invece, gli “stacanovisti dell’editoria”, non si lasciano affatto impressionare: eccoli pronti e puntuali nella consegna di esercitazioni, di test, di recensioni perché il lavoro del redattore, Mazza docet, si basa: sulla puntualità, sulla creatività, sull’attenzione e sulla precisione.

Ma anche i “bottegai” non sono perfetti
Per fortuna anche quelli di Bottega editoriale ogni tanto sbagliano… D’altra parte, ogni cosa che si rispetti deve avere le sue imperfezioni. Persino gli amabili tutor se non risultassero umani per le loro timidezze e per i loro dubbi sarebbero odiosi e insopportabili.
La grande debolezza ascrivibile ai “bottegai” pare essere, almeno da quel che risulta dalla lettura dei questionari, la mancanza di uno stage finale: ma, loro, da abili strateghi, stanno già provvedendo ad assecondare le nostre richieste, organizzandone uno...
Altro neo, evidentemente più piccolo, visto che l’annotazione proviene da pochi, pare essere la ripetitività degli argomenti trattati. Evidentemente è lontano il repetita iuvant dei Latini che pare d’obbligo aggiornare con un: «dipende da che cosa si ripete». Su tale aspetto abbiamo, come noterete più avanti, posto una domanda specifica al “Capo”.
Certo è che qualcosa non quadra. Pare, infatti, che le lezioni più gradite siano state quelle relative alle regole di editing ma, paradossalmente, alcuni si sono stancati nell’applicarle praticamente.
Gradito a molti è stato il supporto di esperti esterni. Tre sono quelli che sinora si sono “esibiti” Germana Luisi (sulle «agenzie letterarie»), Demetrio Guzzardi (sulla questione del «conflitto collaborativo autore/editore») e Marco Gatto (sulle correzioni e titolazioni delle riviste on line).
La palma della vittoria, a leggere i questionari, è andata alla Luisi. Ma chissà se la manterrà sino alla fine. Nella seconda parte del corso abbiamo già avuto l’apporto di altri esterni, Fausto Cozzetto e Walter Pellegrini, e altri ancora sono previsti – Fiorenza Gonzales, Attilio Lauria e Florindo Rubbettino – e, quindi, non si sa se la Luisi riuscirà a rimanere al “top” dei gradimenti...

«Quando il discepolo è pronto il maestro appare…»
Credo di aver sintetizzato tutto.
Rileggendo il testo, però, mi accorgo di aver omesso qualcosa anzi, no, qualcuno: il “Capo”.
La sottoscritta, che è di ammutinamento facile, decide di prendere in mano la situazione andando oltre il compito assegnatole.
Sfodero la mia faccia tosta e lo chiamo chiedendogli se sia possibile inserire una sua intervista per mostrare, ulteriormente, l’immensa conoscenza assimilata.
Questi, inizialmente, rifiuta, spiegandomi come sia inopportuno far pubblicare un’intervista su una testata della quale è direttore responsabile. Ma notoriamente estranea alle buone maniere, insisto. Stremato dalla mia ostinazione, lo convinco. Esulto, ma per poco: cominciano così le assillanti incertezze su come impostare l’intervista, sulle domande da porgli… L’idea di “giocarmi la faccia” mi annichilisce. Dopo una notte insonne decido di chiamare nuovamente Mazza, questa volta con meno entusiasmo e con la voce impostata e moderatamente seriosa, per chiedergli un appuntamento.
Il “Capo” si offre di venirmi a prendere alla fermata dell’autobus e di fare in macchina l’intervista durante il tragitto verso Cosenza («odio i tempi “morti”» dice subito), dove il gruppo ci aspetta per una visita alla casa editrice Pellegrini.
L’idea di trovarmi, per un breve tragitto, in macchina, da sola con lui scatena tutte le mie nevrosi (che non sono poche!).
Salita in macchina passa ogni cosa. Dopo un cordiale saluto di rito, Mazza mi invita (sempre per bandire i tempi “morti”) ad arrivare subito al sodo.
«Che cosa vuole sapere?» mi dice con voce secca, puntandomi il suo sguardo glaciale che non mi lascia scampo…
Cerco rifugio tra gli appunti. Frugo nervosamente tra i fogli sparsi nell’agenda. Finalmente trovo le domande appuntate. Non ho più la tracotanza di prima ma, oramai, sono al “ballo” e devo “ballare”.

La difficile intervista

Quale le sembra il punto debole del corso?
Crepi l’avarizia: gliene dico due. Il primo è la formazione molto “differenziata” dei vari corsisti. Il secondo è la mancanza di uno stage finale.

Non mi sembrano problemi da poco...
Non esageriamo! Anche perché, a pensarci bene, il primo degli elementi di debolezza potrebbe anche essere considerato un punto di forza. Avere una platea con laureandi, neolaureati, laureati “storici” e professionisti già avviati significa consentire ai corsisti una sorta di controllo sulla nostra didattica. Inoltre, le esperienze diverse di ciascuno si intersecano in modo orizzontale creando uno scambio che contribuisce ad arricchire l’intero gruppo.
Sul secondo punto, quello dello stage, non mi nascondo dietro a un dito: abbiamo sottovalutato la problematica; ma stiamo già facendo ammenda e, conseguentemente, organizzando uno stage che inizierà a breve.

Quali stimoli trovate nel corso?
Innanzi tutto la gratificazione di fare un lavoro che piace e la speranza di trovare collaboratori validi per Bottega editoriale. Non tutti, ovviamente, potranno lavorare con noi. Ma ci piace anche l’idea di contribuire a formare dei professionisti dell’editoria che, come è avvenuto in precedenza, vanno poi a lavorare presso case editrici di tutta Italia.

Quindi, in un certo senso, svolgete anche il compito di “talent scout”?
Assolutamente sì. È un compito che ci piace anche e soprattutto perché noto come i giovani, e specialmente quelli laureati, siano assolutamente abbandonati – al termine degli studi – a loro stessi.

Qual è la cosa che, nel corso, più vi ha più sorpreso?
Il fatto che alcuni corsisti, in particolari settori specifici, siano più bravi di noi. Valutando alcuni test abbiamo notato che diverse persone rispondevano agli input non “bene”, ma “molto bene”: in qualche caso rilevando particolari ed errori che a noi erano sfuggiti.
Questo significa che l’insegnamento sta andando a buon fine. Cosa che non sempre accade: all’università, ad esempio, noto come molti studenti (e anche laureandi) che inizialmente sembrava avessero appreso, arrivati gli esami (e alla laurea), non rispondevano come ti saresti aspettato: segno che l’input non era, in quei casi, arrivato a buon fine.

Cosa risponde a quei corsisti che si lamentano dell’eccessivo impegno che viene dato loro?
Che non hanno capito niente della vita. Più impegno proponiamo loro e meglio, sempre per loro, è. Innanzi tutto perché è un corso a pagamento e, dunque, è giusto non deludere le aspettative di chi ha deciso di iscriversi per avere una formazione solida. Inoltre: la pratica, che è un’altra parte indispensabile di questo aspetto, per chiunque voglia fare seriamente questo lavoro, è fondamentale.
Poi mi lasci aggiungere un’importante sottolineatura: se è vero che noi diamo tanto lavoro è altrettanto vero che i tutor si impegnano il doppio per correggere tutti i vostri lavori. In ogni caso mi preme evidenziare che i vari esercizi e i diversi test sono sempre assolutamente facoltativi. I corsisti che li vogliono fare: ok. Quelli che non li vogliono fare (o che li vogliono fare in parte): okk.

Cambiamo argomento. In base a quale criterio sceglie i suoi collaboratori?
In base all’efficienza. Il compito di Bottega editoriale è creare e vendere idee che sono il bene più immateriale che possa esistere. Quando un autore o un editore si rivolge a noi è per la credibilità che ci siamo guadagnati. Pertanto l’efficienza dei collaboratori è assolutamente necessaria.

Come si misura l’efficienza?
Facciamo fare piccoli lavori esterni dei quali valutiamo l’esito, la qualità, l’esattezza formale, la puntualità con i quali sono stati fatti.

Quanto conta la passione in questo lavoro?
La passione è basilare. È un lavoro che certamente ti ripaga economicamente; ma le soddisfazioni morali sono insostituibili.

Ha individuato già qualche probabile collaboratore fra i corsisti?
Mi avvalgo della facoltà di non rispondere… Ma solo fino al termine del corso. A qualcuno chiederò certamente di collaborare; ma non ora!

Allora ripenso alla frase che, ai tempi del liceo, un professore mi disse: «Quando il discepolo è pronto, il maestro appare…».
A voi le conclusioni…

Tiziana Bruzzese

(direfarescrivere, anno III, n. 12, febbraio 2007)
 

 
 
 

Post N° 10

Post n°10 pubblicato il 16 Luglio 2007 da le1000e1redazione

Adesso davvero i libri
ve li “facciamo” noi!
di Roberta Santoro

Proposto da Bottega editoriale, il corso si è rivelato un mezzo
assai utile a creare professionalità competenti, quella del
grafico e
dell’impaginatore

Dal 2 ottobre al 13 novembre 2006 si è tenuto presso la Caliò
informatica un corso per la grafica, e l’impaginazione. Promosso
da Bottega editoriale, tale corso si è posto l’obiettivo di formare,
attraverso strumenti adeguati, una nuova figura professionale,
in grado di destreggiarsi, nell’ambito editoriale, sia per quanto
concerne il piano creativo dello scrivere, sia – e soprattutto –
per quanto riguarda il piano meramente tecnico. Partendo da
questi punti imprescindibili, il corso si è
diviso in lezioni teoriche
ed esercitazioni pratiche, volte a far toccare con mano il lavoro
dell’impaginatore, figura rilevante tanto in ambito giornalistico,
per l’impaginazione di quotidiani e riviste, quanto in campo
editoriale per l’impaginazione di libri che possono andare dalla
narrativa alla poesia.
Vi offriamo qui la possibilità di godere di uno spaccato di quelle
che sono state le nostre lezioni, proponendovi una giornata
campione…
Crediamo infatti, che da ciò si possa riconoscere, non solo
l’alta serietà del corso, ma anche e soprattutto, l’armonia che
si riesce a creare quando un lavoro impegnativo come questo lo
si svolge con passione.

Una giornata tipo…
Ore 15:30. Con Carolina e Annalisa, che ci fa da autista,
ci apprestiamo, dopo qualche titubanza durante il tragitto,
ad arrivare alla Caliò informatica… puntualissime, e spesso anche
in anticipo, come ogni lunedì e giovedì vi ci rechiamo per seguire
un corso di grafica e di impaginazione.
Arrivate in aula, dove sembra che le stagioni invernali non
esistano e il clima è sempre tropicale, troviamo Serafina, che,
ancora più di noi, è già lì ad aspettare. I successivi ad entrare in
aula sono i “decollati”, così nominati da Annalisa per la loro
provenienza decollaturese, si tratta di Angelo e Carmine e con loro
giunge anche
Antonella, la nostra esperta di impaginazione.
Ore 15:35. Con un po’ di ritardo, arrivano anche Lara e Giorgia e
fra qualche battuta iperbolica sui loro orologi, per così dire, svizzeri,
come sempre ad opera di Carmine, la classe è al completo
e si può iniziare!
La lezione di oggi sarà suddivisa in due parti: in una prima
Antonella ci spiegherà le immagini, la loro gestione e il modo
migliore per poterle riprodurre fedelmente senza alterare la qualità
di visualizzazione, e in una seconda parte correggerà i nostri lavori
di impaginazione modellati sull’esempio di una pagina di giornale.
Durante l’intera spiegazione non mancano, come al solito,
domande, delucidazioni, richieste di pronto soccorso per un
qualcosa di strano comparso magicamente sul proprio desktop;
richieste che alla fine non vengono mai
disattese e sono sicuramente constatazione tangibile di come si
abbia voglia di mettersi alla prova.
Ore 17:00… è finalmente pausa! Dopo un’ora e mezza di
lezione c’è bisogno di rifocillarsi, sgranchirsi un po’ le gambe,
parlare per un paio di minuti di qualcosa che non siano fogli stile,
tabulazioni o layout di pagina, insomma… ci vuole un caffè!!!
Ma non bisogna star troppo a crogiolarsi, infatti, alle 17:15
veniamo richiamati all’“ordine” per continuare la lezione!
Si prosegue, così, per un’altra ora e mezza, a controllare di
ognuno le prove di impaginazione di una pagina di quotidiano.
Antonella esamina i nostri lavori. Ci fa notare le pecche, che
spesso ad un occhio non esperto non sono evidenti e,
stampando ogni elaborato, ci presenta l’effettiva sembianza di
un lavoro a
stampa avvenuta. Questo proprio per metterci in
guardia
dagli inganni da monitor che il pc purtroppo crea. Non
scarseggiano, neanche in questo caso, le innumerevoli domande
che ognuno di noi è sempre intento a porre e l’immancabile verve
umoristica collettiva che, a dir il vero, è fin troppo viva per tutta
la durata della lezione.
Ore 18:30. Con il sottofondo della sigla di windows allo spegnimento
dei Pc, ci si appresta a lasciare l’aula, facendo giusto le ultime
domande di chiarimento ad Antonella, ovviamente per le scale!
Salutati i “decollati”, raggiungiamo la macchina di Annalisa e…
alla prossima!

Roberta Santoro

(Rubrica a cura di Silvia Tropea)

(www.scriptamanent.net, anno IV, n. 37, dicembre 2006)

 
 
 

Post N° 7

Post n°7 pubblicato il 07 Novembre 2006 da le1000e1redazione
 

Ecco svelati – senza pietà – i volti dei convitati a tale luculliano pasto...
nonostante la “magnata” siamo riusciti ad entrare nell'obiettivo!!!

immagineLadies and Gentlemen, TADADAAAN...
Annalisa Pontieri, Filomena Tosi e il suo moroso!

immaginesono più visibili le faccette assorte di Luigi Grisolia
e Marco Gatto o il ben di Dio gastronomico?

immagine Bruno Giurato pensa alla risposta da dare
al quesito precedente? ...forse!

immagine
Antonio Bonifiglio seduce l'obiettivo... ma
Simona Corrente se ne sarà accorta?

immagine
...e Antonio continua imperterrito a farsi fotografare
nei suoi sguardi languidi... e le donne al suo fianco
continuano imperterrite a non accorgersene!
Guardate Carolina Leonetti...

immagineLuigi Ambrosi e Mirko Altimari sullo sfondo
d

immaginea sua volta un'allegrissima Annalisa sullo sfondo
di una sorridente Roberta Santoro...

immagineLuigi A. e Mirko... salutate l'obiettivo!

immagineed ecco di nuovo il nostro Luigi A. che vede rosso...
sì: vede rosso il caro Bruno attraverso un bicchiere
di otttimo vino!

immaginema cosa mai starà dicendo Lara Esposito
al Grande Capo (AUGH!!!) Fulvio Mazza
per fargli lasciare a mezz’aria
l'ambita forchettata?

immagineeccallà... forchettata riuscita!
Guardate la faccetta innervosita di Lara.
Ha ragione: vorrei vedere voi
a dover competere con la soppressata...
ed esserne soppressate!

immagineSi sa, una donna non si arrende! E la discussione
col Grande Capo non si esaurisce... TO BE CONTINUED!

immagineneanche il Grande Capo si arrende, e gliela fa pure
sotto al naso: ritradisce Lara con una manata
di frittura mista e promiscua!

immaginel'evidenza è evidentemente evidente: così Fulvio
se ne esce dai rotti della cuffia e dalla rottura
di un probabile linciaggio tramite la solita scusa
di sentire delle voci mistiche che lo chiamano
per affidargli una missione. E pensare che prima
si diceva della telefonata "che allungasse la vita"

immaginebuono il dolce, eh?

immagineCarolina, Patrizia Niceforo e Manuela Santilli:
tre donne, un'unica protesta: BIIIIIIS!

immaginemi sbaglio o lorsignori hanno gradito?
dalla lucidità dei piatti si direbbe proprio di sì!


i un'allegrissima Annalisa!
immagineDicasi “abbiocco” «sonnolenza, intontimento, spec.
dopo un pasto ricco e abbondante». Definizione rispettata

Ed è probabile che uno dei prossimi post non risparmi loro, i grandi assenti alla feroce magnata: i DESAPARECIDOS!!! E la saga CONTINUA...

 
 
 

Post N° 4

Post n°4 pubblicato il 11 Settembre 2006 da le1000e1redazione

A volte ritornano! ...dunque, perché non dovremmo tornare
anche noi? così le "riunanze" continuano...


Cronaca  dissacrante      
di un giorno speciale

Tante “chiocciolette” insieme per una consuetudine.
Ecco una "bella" redazione vibrare sopra le righe 
di Annalisa Pontieri

Quante @ popolano la “Rete”? Miliardi...
Quante storie rappresentano quelle “chiocciolette”? E soprattutto quali?
Beh, per una volta l’anno è bello vedere gli occhi e i sorrisi di questi “animaletti” e potersi dire: «Non mi dire... tu sei... Mah, guarda ti immaginavo davvero proprio così»!
Piccole api, pardon “chiocciolette”, operaie.
I nostri alveari sono diversi, dalle due riviste quasi “storiche” –
www.scriptamanent.net e Rnotes, edite dalla Rubbettino – alla collana dei
volumi Le città della Calabria, fino alla nuova esperienza trasversale di Bottega editoriale Srl e della connessa rivista direfarescrivere.
Una novità, quindi, c’è – a Decollatura il 30 luglio 2006 – nel consueto incontro estivo di redazione (cfr.
www.scriptamanent.net/scripta/public/dettaglioNewsCategoria.jsp?ID=1000633 e www.scriptamanent.net/scripta/public/dettaglioNewsCategoria.jsp?ID=1001070), a cui si accompagnano le consuete new entry di ogni estate, persone – come dire – “fresche”, che hanno iniziato a collaborare da poco e il cui entusiasmo rafforza anche quello più “consunto” di chi ormai da qualche anno è accanto a Fulvio Mazza, direttore delle riviste e a capo delle altre iniziative.
Chi scrive l’anno passato era una di quelle new entry, ma il clima è di quelli rari, quasi “familiare”, un termine, per una redazione che “macina” complessivamente almeno un centinaio di pezzi al mese, forse un po’ insolito, ma non improprio! Peccato per gli assenti...
Un’avvertenza è d’obbligo per i lettori: di seguito splendori e miserie di quelli che fino ad oggi avete creduto seriosi studiosi ricoperti di polvere. Un mito insomma che si smonta!

Diritto o dovere di cronaca?
Lo so, devo raccontare la cronaca di quella giornata, ma – una volta messa da parte la prescritta prima persona plurale – non posso non mettervi al corrente di una sensazione: in questo momento mi sembra di essere tornata indietro nel tempo, quando bambina, il giorno 6 gennaio, costretta ad abbandonare i nuovi sollazzi appena lasciatimi dalla Befana, mi sedevo al tavolo con il “quadernone” davanti e mi dovevo spremere le meningi per ricordare quello che avevo fatto nei precedenti venti giorni di vacanze natalizie. Era un must  per la mia maestra siciliana assegnarci la cronaca, ma povere mamme che dovevano subire il supplizio accanto ai figli!
Così, quando poco prima della pausa per Feria d’agosto mi appresto all’arduo compito di redigere il resoconto di quella giornata, il mio cervello si attiva nella ricerca di immagini da pescare dall’incontro di Decollatura.
E l’immagine che mi si staglia davanti immediatamente è la fuga della redazione da sotto il pergolato di vite americana dentro casa del direttore, causa la pioggia, improvvisa come sa essere solo nei temporali estivi. Quindi, un piccolo momento di esitazione e poi tutti a scappare, con la sedia incorporata come la corazza per una tartaruga. Ma era solo un monito inconsistente, il temporale si placava così com’era venuto.
Ma già che eravamo al coperto, non ci facevamo circuire dalla promessa di buon tempo e intorno al tavolo, concluse ormai le presentazioni ufficiali, si cominciava con le riflessioni sul difficile mestiere di redattore.

Le tante “questioni” sulla scrittura: dall’editing agli stili autoriali
Problematiche sempre nuove che in molti casi non abbiamo neanche idea di come si risolvano: pile e pile di libri di grammatiche italiane non ci aiutano e la “Rete” non fa che confondere le acque.
Questa lingua italiana, così complicata che chiunque può aver ragione! E anche se è risaputo che il nostro direttore è uno storico, a volte qualche idea geniale ce l’ha anche su come dirimere certe questioni di editing.
E poi le solite storie sull’importanza ed efficacia di titoli e sottotitoli, sulle maiuscole da evitare, quasi avessero la peste. Per non parlare delle fatidiche “storie” sul rispetto dello stile degli autori, ma anche dell’obbedienza agli schemi tecnici redazionali e alla leggibilità dei testi.
Non mancano anche argomentazioni per un’innovazione delle procedure di lettura/correzione in seno alla redazione: qualcuno propone che il correttore non intervenga direttamente sul testo, ma ponga solo le proprie riflessioni e proposte nei pressi del testo dove si renderebbe necessario l’intervento stesso. Piccole innovazioni e rivoluzioni che come ci insegna la Storia non sempre recano migliorie... ma anche chi inciampa è sempre più avanti di chi sta fermo, al sicuro.
E il “Capo” parla e parla e le pance degli astanti brontolano, tanto che alcune menti vengono sfiorate dall’acuto sospetto che l’astuto direttore abbia già fatto incetta di cibo.
Possibile che lui non senta i morsi della fame?

Quando si dice la fame... o la fama?
Finalmente la seduta si scioglie, e lo sciame di “chiocciolette” si dà da fare a preparare la tavola, di nuovo sotto il pergolato. Ovvio che la tradizione culinaria calabra la faccia da padrona, un trionfo di bontà e minaccia di aumento del colesterolo, ma non manca un tristissimo episodio di cucina, emanazione dell’esperienza del “Capo” tra i fornelli.
Patate bollite: un menù irrinunciabile per il nostro direttore che, come fa quotidianamente, mentre discetta al telefono del “Signor po’” che nessuno sembra conoscere, già alle 10:30 mette su la “casserola” con le patate, chiedendo alla malcapitata sottoscritta indicazioni e motivazioni sul procedimento. Mai tante domande su una semplice patata bollita e via a spiegargli che per vedere se son cotte, più che infilzare un coltello, il controllo si fa con una forchetta, perché con i suoi quattro rebbi permette una verifica più ampia e i fori praticati sono omogenei, senza rischiare che la patata crolli per implosione...
Ecco nella ciotola i risultati dei miei insegnamenti e – innovazione pari solo all’invenzione del telefono – le patate non sono solo condite con olio di oliva, ma anche con la menta, proveniente dalla rigogliosa coltura del nostro “Capo”.
Non oso toccarle, ma sorpresa... alla fine del lauto banchetto, la ciotola è miracolosamente vuota!
Chi avrà trovato il coraggio? Mi consolo che alla fine non tutti sanno chi è l’autore della prodezza e comunque le patate erano poche, per fortuna!

«Storie di ordinaria follia» da un capo...
Qualcuno dei presenti penserà: da che pulpito vien la predica!
Eh, sì! perché uno dei miei piatti forti, le polpette di carne, non sono sembrate ai commensali molto ben riuscite soprattutto in confronto a quelle della mamma di Luigi Ambrosi, altro “vecchio” del gruppo. Qualcuno ha anche sentenziato: sono anemiche!
E dire che le polpette si sono avvalse del prezioso contributo delle due stagiste di Bottega: Patrizia Niceforo e Manuela Santilli, in trasferta alla mia casa paterna per un’operazione di intricato marketing in quel di Cropani (cfr. www.scriptamanent.net/scripta/public/dettaglioNewsCategoria.jsp?ID=1001425).
Eh! si sa: per le operazioni di tal fatta, l’azienda – della serie “vai avanti tu, che a me scappa da ridere” – ha preferito avvalersi della piacente presenza di quelle che il “Capo” ha ribattezzato “le Tre Grazie”, anche se, come ebbe a dire egli stesso una volta, «la cultura diffida della bellezza... però ci si stropiccia gli occhi!».
Fatto sta che le polpette della sottoscritta e delle succitate stagiste hanno costituito il pranzo del giorno dopo, tranne quelle che per simpatia Luigi Grisolia, il coordinatore “scriptamanentiano” e direttore di direfarescrivere (uomo di responsabilità, insomma), senza pietà di se stesso, ha deciso di sottrarre al triste destino dell’invecchiamento da frigo. Il caro vecchio Luigi!
E mentre il vassoio della signora Ambrosi si svuotava delle polpette di carne piene di salute, Marco Gatto raccontava della sua esperienza al duello poetico cropanese della sera prima e dell’aspirante poeta americano, che aveva declamato le proprie strofe in un incomprensibile slang di fronte ad una platea alquanto perplessa.
Mirko Altimari e Lara Esposito confabulavano su illustrissimi sconosciuti della scena underground italiana, della serie “bravi ma sfigati”! E Bruno Giurato diceva la sua un po’ qua e un po’ là, a mo’ di santone, che lo è davvero per noi alla fine... basta solo dire che tutte le interviste da lui realizzate per la rubrica Pagina Tre di Rnotes sono rimaste una pietra miliare nella storia rnotiana (Il Foglio, il manifesto e Il Sole 24 ore).

...all’altro della tavola
Dall’altra parte della tavola, laddove giacciono le famose patate, i pomodori dell’orto del “Capo”: qualcuno – non diciamo chi – aveva promesso i “ciliegini” che, a detta sempre del “Capo”, sono i più comodi perché non hanno bisogno di molta manodopera e si possono mangiare anche senza tagliarli... non aggiungo altro per non rischiare il posto!
Accanto alla buonissima pizza rustica della giovane Roberta Santoro – vittima innocente del “Capo” in qualità di docente all’Università della Calabria – e alla fresca Simona Corrente, giunta fin lì dalla Puglia, qualcuno discute di affari di cuore. Eh, sì! in qualsiasi redazione che si rispetti, non può mancare tra minuscole e maiuscole la maiuscola per eccellenza: la “A” di Amore. Le interessate all’argomento sono le due succitate “Grazie” e Margherita Lasso, una brava scrittrice di fantasy.
Nel frattempo Carolina Leonetti, la giovanissima ascendente al trono “scriptamanentiano” dalla chioma esuberante, riesce a sottrarre alle maniacali cure del Grisolia la fotocamera digitale e con questa continua il suo operato: questa volta anche il cosiddetto “Griso” di manzoniana memoria resterà impresso su una pellicola (“mannaggia” non si può più dire, ecco un’altra romantica immagine che chi verrà dopo di noi non conoscerà più e scomparirà pian piano dal vocabolario comune!).
Naturalmente però il soggetto fotografico preferito da Carolina, a mo’ di David di Michelangelo, non può essere che Antonio Bonifiglio che, in quanto suo fidanzato, lo si può ritenere la persona più fortunata del mondo (!?), ma anche una persona dall’alto selfcontrol  in quanto, nonostante le distrazioni provocategli dalla sua dolce metà, riesce ad essere attento e pignolo come un monaco certosino!
Nel gruppo anche due nuovi volti, Eduardo Meligrana e Gregorio Paglianiti, “acquisiti” per l’occasione alla scuola estiva di giornalismo di Limbadi (cfr. www.scriptamanent.net/scripta/public/dettaglioNewsCategoria.jsp?ID=1001413). Sono nuovi ai meccanismi della redazione e chiedono incuriositi: io spero di essere stata convincente, la chiarezza non è il mio forte e mi si accusa spesso di essere sintetica. Giuro che lo sono anche quando racconto i fatti miei, essendo abituata a diverse persone care che di una piccolezza ne fanno un romanzo proustiano: mi è capitato di rivivere con diverse donne il loro parto, contrazione dopo contrazione, e ho rischiato il collasso... di attenzione.
Nel frattempo le bottiglie di buon vino che il “Capo” dispensa a ogni piè sospinto si accumulano sulla tavola, ma a quanto pare non scalfiscono la lucidità di nessuno: la regola vuole che un buon redattore debba resistere anche ai vaneggiamenti da vino.
Ecco affacciarsi al cancelletto che cigola – ah, a proposito, se non lo fa più è perché pietosamente gli ho fatto una spalmatura di olio di oliva!!! – un altro recente acquisto, Filomena Tosi: ecco chi si nasconde dietro le mail coloratissime e simpatiche.
Una accanto all’altra, mentre si discetta di Arte greca antica e delle miriadi di vasetti che angustiano gli studenti, gustiamo il gelato capolavoro di Lara.
Non resta che sgombrare la tavola ed ecco Bella e Nek, i due cani di casa (rigorosamente meticci!) che non hanno dimenticato la promessa del “Capo”: mangiare i resti del pranzo. Si aggirano silenziosi e con pazienza, ma con l’aria di chi non perdonerebbe la svista.

“Chiocciolette” in cammino...
Rimessa a posto com’è possibile la cucina, il “Capo” decide che il caffè è il caso di prenderlo in un bar accanto, con la scusa della passeggiata, in realtà per non torturare come l’anno prima la sua povera caffettiera. Tanto offre lui! Ci si incammina sulla strada, alla fresca ombra di maestosi alberi. Sembriamo una colonna di boy scout... i discorsi intrecciano il passato e le aspirazioni per il futuro, sospese nell’aria restano inespresse le speranze.

Arriva il momento dei saluti, alla spicciolata ci si avventura di nuovo per quelle curve, smaniose di velocità, le “chiocciolette” tornano a casa davanti ai loro pc, operaie della parola e della cultura, mirando e rimirando le migliaia di foto grisoliane.
Buona fortuna, dunque!

Annalisa Pontieri

(www.scriptamanent.net, anno IV, n. 34, settembre 2006)

 
 
 
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Data di creazione: 08/09/2006
 

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