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Post n°128 pubblicato il 14 Giugno 2006 da lilith258

Si era vestita, presa da un impulso irrefrenabile di prendere una boccata d’aria…
Le mura la soffocavano sin dal mattino… aveva resistito fino al pomeriggio inoltrato, dentro quel malessere…
La casa grande che divideva con un’amica… ma oggi non voleva nemmeno andare in cucina per non dire “ciao”
La lavatrice finita dall’ora di pranzo ancora nn l’aveva stesa… per non incrociare nessuno che gironzolasse per casa…

Ognuno nella sua stanza… qui il freddo di un giugno insolito, di là il calore di un amore consolidato da tempo…

Esce di casa… senza fretta, il sole stonava rispetto al suo umore ombroso…
Una passeggiata senza meta, senza perché… solo il bisogno di respirare l’aria della città… nemmeno così salubre…
I piedi la portano nella metro… Piena di gente, di razze, di dialetti sconosciuti… gli odori di umanità sulle pareti, insieme ai cartelloni strappati…
Il primo convoglio verso la stazione…

Sale nella libreria… ci poteva passate ore nelle librerie, anche senza comprare niente… guardare le copertine, sfogliare le pagine, alcune leggerle… ma soprattutto odorare la carta le piaceva da sempre… lo faceva sin da piccola… quando passava i pomeriggi a sfogliare l’Atlante e sognare di viaggiarci dentro…

Ora vaga nel drug-store sotterraneo, controcorrente… sbattendo contro turisti in arrivo, valige rotelle-dotate che urtano i passanti… lo sguardo indugia verso le luci dei negozi … vetrine che vendono esteriorità: dai vestiti alle creme-miracolo-contro-l’invecchiamento-precoce-della-pelle… caramelle, cellulari, accessori… tutto il necessario per riempire i vuoti della vita: qualcuno li chiama conforts…

Cammina e si ritrova davanti all’edicola… vede la gente che fa la fila al fast food per un panino e qualcosa da bere prima di salire sul treno, che è quasi in partenza… coppie che si abbracciano, prima di lasciarsi, con la promessa che si rivedranno… disperati che chiedono soldi... vagabondi che vendono immaginine sacre…

"Ma che ci fai qui?", si sente chiamare
Si volta un po’ spaventata… i fuori programma la mettono in ansia… alla stazione poi…
Era sceso dal treno, lui e il suo cappellino… sempre insieme, loro…
“Ero venuta a respirare un po’ di umanità… e magari a prendere un amico…”, sorride lievemente
Lo abbraccia, sempre col timore di invaderlo, un impulso irrefrenabile... lo fa quasi senza pensarci…
"Ma che hai?", la scruta
“Boh, oggi mi sento così… variabile come il tempo…”
“E' uscito il sole… allora sei felice…”
“Beh, a dire il vero avrei preferito piovesse ancora…”
“Vieni qui… che oggi nn mi convinci per niente”
“...E quando mai ho convinto qualcuno…”
Un sorriso leggero si disegna sul volto di lui…
“Aperitivo ti va?”
“Si, dài, così annebbio il mio umore grigio, per un po’…”

Il solito baretto… quello vicino al ristorantino cinese, che è da vent’anni lì e la proprietaria ormai è conosciuta da tutti… anzi è lei che si ricorda di tutti, foss’anche che ci si entri una sola volta, lei si ricorda il nome… la bimba cinese parla con un bambino di un’altra nazionalità… forse sudamericano… si capiscono al volo… giocano a chi tira più in alto la palla… e nel frattempo ridono…
Lei li guarda… e li invidia un po’… a sua memoria forse non ha mai riso così…
Nemmeno quando era piccola e aveva già segreti troppo grandi per lei, da nascondere…

“Allora?... parlami del viaggio…”
“Il viaggio tutto ok… il matrimonio, due palle… l’unica cosa che si mangia aggratiss, almeno quello!”
Lei pensava al battesimo che l’aspettava a fine mese… già le montava l’ansia… un appuntamento a cui non sarebbe potuta mancare; la cui mancanza sarebbe stata giustificata solo se si fosse trovata in punto di morte…
…ma come fare a spiegare che in agonia ci stava già da troppo tempo?

“Che dici, ceniamo insieme?”
“Veramente sono stanco, magari un’altra volta… ora ho voglia solo di buttarmi sul letto e dormire… poi domani sveglia presto, sai per il corso…”
“Ok, allora in settimana… promesso eh?”
Si salutano… ognuno va nella sua direzione…
Lei ha ancora l’ingenuità di credere nelle promesse degli altri, perché lei nn ne fa se nn è più che certa di mantenerle… almeno nei confronti degli altri…
Troppe promesse disattese fatte a se stessa… troppe parole non dette, frasi accantonate dalla paura, ci avrebbe potuto riempire tutta la stazione…

Sorride, pensierosa… un’altra volta a casa, dentro le mura che soffocano con il loro silenzio… un silenzio assordante…

Muzìk: Editors, The fall

 

 
 
 
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