Creato da middlemarch_g il 24/01/2008
'Fallisci meglio' è il mio secondo nome
 

Messaggi del 12/11/2008

Revenge

Post n°342 pubblicato il 12 Novembre 2008 da middlemarch_g
Foto di middlemarch_g

Non so se vi ricordate del mio parrucchiere, il feticista dei tacchi, quello che un mese fa mi ha fatto una scenata perchè secondo lui avevo preso un'anda da casalinga strascicata, e solo per  avuto il coraggio di presentarmi da lui con degli stivaletti sotto i dieci centrimetri.

Erano 4 settimane che covavo un orrendo desiderio di vendetta. Gliel'avevo anche detto: se la prossima volta le mie scarpe ti soddisfano, mi devi chiedere scusa in ginocchio. Lui mi aveva guardato dall'alto con aria di supponenza, come dire: eccome no? Voglio proprio vedere, voglio.

Oggi pomeriggio sono tornata da lui, ma prima sono passata da casa a cambiarmi le scarpe. Ho messo quelle che si vedono nella fotina. Scarpe da guerra. Poi sono salita in macchina, ho percorso i 3 km che ci separano, sono scesa al parcheggio e mi sono incamminata feroce come la regina delle Amazzoni.

Lui mi ha vista dalla vetrata del negozio mentre attraversavo la strada e non ha aspettato nemmeno che entrassi. E' uscito spalancando la porta e mi è venuto incontro urlando: tesoro! Di più non ha potuto perchè gli si sono strozzate le parole in gola dalla commozione.

E una cosa ve la devo dire. Sono consapevole che nulla di tutto questo può essere ascritto integralmente alla portata del mio fascino e che il merito va solo al potere del feticcio - e anche qui si ricasca sui simboli, vero? - però vi garantisco che un parrucchiere che singhiozza letteralmente ai tuoi piedi e ti piazza una squadra per tutta la lunghezza dei tacchi urlando: 11 centimetri e mezzo!  è un'esperienza che nella vita bisogna provare. Altrimenti qualcosa manca, e si finisce per rimpiangerlo.

 
 
 

Attenti ai colpi d'aria

Post n°341 pubblicato il 12 Novembre 2008 da middlemarch_g

Mhhh....l'articolo dice che l'incidente si è verificato quando ormai aveva toccato terra. Solo che tu guardi il video e non puoi fare a meno di chiederti: come sarebbe andata se una cosa simile le fosse capitata ancora in volo?!

Comunque fa sempre piacere vedere una giovane artista con un senso dell'autocritica così sviluppato.

 
 
 

Il cane nudo

Post n°340 pubblicato il 12 Novembre 2008 da middlemarch_g

Io sono affascinata dal potere dei simboli, specie quelli figurativi. I simboli verbali mi piacciono meno perché m’è sempre sembrata una brutta cosa cristallizare le parole e ingessarle. Le parole non sono fatte per stare ferme, sono fatte per rigenerare costantemente il senso delle cose. Quello che una parola significa oggi non può coincidere con quello che significherà domani. Quando ne prendi una e la crocifiggi a un’interpretazione unica, stai tagliando le sue radici, ne stai facendo un bonsai. E non è mica bello.

I simboli figurativi invece – quando non sono deleteri o mortiferi – mi mettono allegria. E mi piacciono particolarmente quando arrivano a dirti cose molto diverse da quelle per cui erano stati pensati. Per esempio: di recente ho letto una cosa sulla funzione di potere assolta dalle sfilate di animali esotici alla corte di Federico II. Nelle uscite pubbliche si faceva accompagnare, oltre che da una rappresentanza variegata dei membri della sua corte, da elefanti, dromedari, cammelli, pantere, leoni, linci, orsi bianchi, leopardi, e falchi. Dati i tempi, non è che sia difficile immaginare l’impatto visivo di un circo di questo tipo, e in che misura questo assolvesse alla funzione di legittimarne il potere in termini di assoluta eccezionalità.

Mi è venuto spontaneo ripensarci quando oggi ho letto del cane andino donato dal Perù alla famiglia di Obama per venire incontro all’allergia della figlia maggiore del presidente eletto. Siccome pare che per confermare la validità dell’elezione presidenziale, oltre alla cerimonia di insediamento, sia imprescindibile il possesso di un cane, ma al tempo stesso la bambina potrebbe morire per soffocamento, eccola là che il Perù ha pensato di salvare capra e cavoli col cane nudo, senza peli, privo di denti, e con temperatura corporea superiore alla media per sopperire all’assenza di pelliccia. Più che un cane, una borsa d’acqua calda con le orecchie. In più, il cane nudo non è quello che si definisce una vera bellezza. Ma non importa. A me gli animali piacciono sempre, e trovo simpatica anche questa strana creatura estremamente docile che forse traslocherà dalle Ande alla Casa Bianca. Il che, per un cane, costituisce pur sempre una bella parabola esistenziale.

Ma quello che trovo davvero buffo in questo caso è la misura in cui il valore simbolico di un animale associato al potere abbia completamente cambiato di segno dello spazio di 8 secoli, perché dice molto sull’immagine collettiva di noi che desideriamo proiettare. Federico usava animali per dire che era aggressivo, imbattibile, feroce, potenzialmente sanguinario, virtualmente mortifero. Obama, ammesso che accetti il cane avuto in dono, si prenderà in casa un animale simbolo di affettuosità, tenerezza, affidabilità, political corretness, rispetto per ogni creatura vivente, senso della famiglia e multiculturalità.

Ritengo probabile però che Federico non fosse così letale come voleva far credere, né Obama così buono come il valore implicito del cane peruviano potrebbe suggerire. Però questi sono i valori funzionali all’età di Federico e alla nostra. Non voglio trarre nessuna conclusione, sia chiaro.  Trovo solo che è sempre affascinante osservare come cambia il senso della storia, come si modificano i parametri  in cui siamo disposti collettivamente a riconoscerci. E come il lato oscuro di ogni uomo, al contrario dei simboli a cui attribuisce valore, non abbia subito poi tutti questi cambiamenti dalla notte dei tempi, come si capisce in tutte quelle circostanze in cui il contesto – che ne so, nella ex Yugoslavia, in Ruanda, ma può bastare anche l’abbattimento di ogni regola seguito all’uragano Katrina - consente alla sua vera natura di emergere. Forse il senso dell’evoluzione della civiltà sta tutto qui. Per cui sarà il caso di tenerceli cari, i simboli, proteggerli, prendercene cura, e fare attenzione a non sfottere troppo. Capace che siano la sola cosa che ci protegge dalla brutalità.

 
 
 

Great expectations

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.

Samuel Beckett

 

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