Creato da middlemarch_g il 24/01/2008
'Fallisci meglio' è il mio secondo nome
 

Messaggi del 03/12/2008

Che tu sia per me il coltello

Post n°368 pubblicato il 03 Dicembre 2008 da middlemarch_g

E' una legge non scritta: chi vuole starmi vicino deve assumersi la responsabilità della mia anima. Perché qualunque idiota può capire come sia facile uccidermi.

David Grossman

Questo l'ha postato Kleo.

L'ho letto e ho pensato: bello. Però sia chiaro che io sono l'esatto opposto. Perchè qualunque idiota può capire come sia facile uccidermi. Ma questa non è una buona ragione per pensare che qualcuno debba assumersi la responsabilità della mia anima. Nè quelli che vogliono starmi vicino, nè gli altri.

E a pensarci bene, anche uccidermi è meno facile di quello che sembra. Certe volte sembri morto solo perché ti piacerebbe. Ma respiri. Respiri eccome.

 
 
 

Amicizie necessarie

Post n°367 pubblicato il 03 Dicembre 2008 da middlemarch_g
 

Come capita a quasi tutti i quarantenni senescenti a me Facebook sta sul culo. Mi indispone epidermicamente, a partire dalla grafica, che per inciso, oltre ad essere priva di qualunque appeal estetico, inclina anche al biancoazzurro. E chi mi conosce sa che una cosa di questo tipo non contribuisce di sicuro a migliorare la mia disposizione d’animo nei suoi confronti.

Lì dove esco di testa però, è nell’opzione di certe dinamiche che servono alla creazione dei legami. Per esempio: stamattina sulla casella di posta mi trovo un messaggio di Beatrice tramite Facebook . Beatrice è la mia più vecchia amica. Siccome è laureata in fisica ed è molto smanettona, lei con queste cose ci va a nozze. E’ ancora giovane d’animo, diciamo, mentre io ero ottocentesca anche a vent’anni, per cui figuratevi adesso.

Beatrice ed io ci siamo conosciute nel 1978, in prima media, quando la professoressa di Lettere ci spiaggiò entrambe sull’ultimo banco a sinistra, entrando. Prima di allora non c’eravamo mai incrociate. Ci unirono a forza,  contro la mia volontà, sulla base dell’elevazione sul livello del mare, perché eravamo due perticone – situazione tristemente temporanea. Nel giro di pochi mesi sono cresciute anche le altre – e accanto all’amichetta che conoscevo e con cui volevo stare, mi fu proibito rimanere. Era una questione di sottili equilibri. Nella mia classe vigeva la democrazia dei centimetri. Simile con simile.

Abbiamo fatto insieme anche il liceo, poi abbiamo frequentato due diverse facoltà in due diverse università, siamo cresciute, ci siamo innamorate una sacco di volte, ci siamo raccontate a vicenda gli angoli più bui nei nostri amori, qualche volta – è inevitabile – c’è piaciuto perfino lo stesso uomo ma ce la siamo saputa gestire senza spargimenti di sangue. Poi abbiamo lasciato Roma, io restando in Italia e lei cambiando anche paese, ci siamo sposate, non abbiamo fatto figli, lei ha divorziato, io no. Insomma direi che da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. Trent’anni di vita condivisa, prima in senso letterale, poi un po’ più metaforico, a distanza, con contatti neppure troppo ravvicinati nel tempo, ma significativi nello spirito. Ci assomigliamo pochissimo, io e lei. Per certe cose non potremmo essere più diverse. Non è quel genere di amicizia che si basa sulle affinità elettive. E’ quel genere di amicizia cementificata dalla vita, dalle esperienze, dalla presenza necessaria.

Per farvela breve, mi arriva questo messaggio sulla mail perché Beatrice si è aperta un profilo su Facebook e mi ha trovata là. Io me n’ero aperto uno assolutamente anonimo qualche settimana fa perché ne ho avuto bisogno per lavoro. Non ci ho aggiunto niente: né foto né altri ammenicoli, solo lo stretto necessario, e poi l’ho lasciato lì a morire per anossia. Lei l’ha beccato subito, e m’ha mandato la richiesta di aggiungermi ai suoi amici. E cosa faccio, dico no a Beatrice? Ho detto si. Ho accettato la richiesta, e il sistema mi ha inviato un reply automatico con un contenuto di questo tipo: amicizia in attesa di approvazione.

Amicizia in attesa di approvazione. Fra me e Beatrice. Tutti quegli anni, quegli amori, quelle lacrime, quelle paturnie, quelle giornate saturnine. Tutta quella vita, quelle persone, quelle paure, quei salti nel buio, quei successi e quelle patetiche cadute dal trono da cui  ormai, a turno, eravano certe di non poter più essere spodestate. Tutto quel passato, tutto questo presente, tutto il futuro in potenza. In attesa di approvazione. E ce lo deve dire Facebook.

Mah. Sarà. Comunque, come dicevo: a me Facebook sta sul culo.

 
 
 

Great expectations

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.

Samuel Beckett

 

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