Creato da middlemarch_g il 24/01/2008
'Fallisci meglio' è il mio secondo nome
 

Messaggi di Settembre 2009

Cose che mi sono successe in Provenza. Tre

Post n°560 pubblicato il 16 Settembre 2009 da middlemarch_g
 

Resta il fatto che quando visiti la Francia - e questo perfino quando ci vai prevenuta - la questione centrale diventa così tristemente prevedibile che l’avete indovinata tutti prima ancora che mi decidessi a metterla su carta, per cui è inutile, e più ancora fortemente autolesionista, che mi metta a starnazzare il cahier de doléance del confronto perdente fra un paese del menga, il nostro, e uno dove bisognerebbe essere scemi, ciechi e sordi per non aver voglia di trasferirsi all’istante, o restarci direttamente, sia pure solo con quello che ci siamo portati dietro per una vacanza di due settimane, che poi quando arriverà l’autunno una giacchetta in qualche modo si rimedierà. Restare un po’, almeno un semestre, così, per respirare quel genere di atmosfera da Conquiste-Sociali-Umanamente-Possibili invece del solito tanfo post-bassomedievale che qua oppone ancora guelfi e ghibellini, con identiche sinergie e immutabili scenari, il tempo che basta per prendere consuetudine con una serie di cose che potrebbero/dovrebbero/sarebbe normale e/o auspicabile che fossero consuete anche da noi, tenuto conto che siamo paesi che condividono buona parte del patrimonio genetico, e che invece ci stupiscono ancora come il teletrasporto sull’Enterprise o la smaterializzazione di Marthy McFly sulla Delorean di Ritorno al futuro.

Un paese che più lo conosco, e più pregi gli trovo. Con tanti di quei significativi attestati di civiltà ad ogni angolo di strada, che haivoglia a tentare di lenire il dolore raccontandosi che i francesi ci stanno sul cazzo perché se la tirano. E perché al posto loro noi invece reciteremmo il penitenziagite? Faremmo la stessa cosa, porco cane, e con fondatissimi meriti.

Ho rimuginato questi pensieri per tutta la durata del viaggio, ma lì dove sono esplosa - per la dire la misura in cui questo conflitto ha assunto in me tutti i connotati della vecchia trombona - è stato sotto il Pont du Gard. Ho osservato le arcate di quel miracolo di ingegneria tirato su da architetti romani 20 secoli fa, insieme agli anfiteatri di Nîmes e di Arles, al teatro di Orange, e a quasi tutti gli insediamenti della Francia del sud che sono stati fondati in prevalenza da veterani dell’esercito di Cesare, e mi sono incazzata come una biscia. Perché, santoddio, perché c’è stato un tempo in cui la civiltà la portavamo noi, e adesso l’unico titolo di oggettiva superiorità che possiamo vantare sui francesi è la pratica diffusa all’uso di un accessorio da bagno per pulirsi il culo? Che oltretutto porta un nome francese. Il che inasprisce ulteriormente l‘animo.

Il mio conflitto è stato puramente interiore, sia chiaro. Non l’ho condiviso con nessuno dei visitatori del Pont du Gard. Ho già i miei problemi a sembrare normale quaggiù, figuriamoci se mi sognavo di abbrancare per la pinna un coreano e rovesciargli addosso le mie lugubri meditazioni. Però mio marito, che è la persona che mi conosce meglio al mondo, me l’ha letto lo stesso sulla faccia. Mi si è avvicinato, si è fissato gli occhiali da sole su per il naso e mi ha detto:  comunque, nessuna squadra francese ha mai vinto la Champion’s League.

Sposare un uomo prosaico è una circostanza che possiede diverse e imprevedibili ricadute di bilanciamento emotivo.

 
 
 

Cose che mi sono successe in Provenza. Due

Post n°559 pubblicato il 16 Settembre 2009 da middlemarch_g
 

La seconda cosa che mi ha molto impressionato ad Aix, invece, è la percentuale oceanica di gambe femminili in perfetta forma che si vedono in giro per i viali della città. Lunghe, toniche, leggermente abbronzate, quasi sempre scoperte fino a metà coscia. Viste da dietro ti salta sempre agli occhi quel piccolo, delizioso doppio incavo del cavo popliteo che sembra una chiave di violino impressa su carne umana e che oggettivamente incanta perfino me che, a parte qualche generica curiosità erotica homo-oriented mai praticata con determinazione, sono piuttosto propensa all’eterosessualità. In altre parole, ne faccio una questione di estetica dei corpi. E di qualcos’altro di più mio, ecco, più personale. Diciamo nel distretto emotivo dell’invidia rosicona.

Dannatissime stronze.

 
 
 

Cose che mi sono successe in Provenza. Uno

Post n°558 pubblicato il 16 Settembre 2009 da middlemarch_g
 

Di Aix-en-Provence si possono dire molte cose, ma siccome sono quasi tutte facilmente reperibili in una quantità innumerevole di guide e anche in diversi siti specializzati della rete, non starà qui a ripeterle, tanto più che la letteratura di viaggio mi ha sempre sfracassato i maroni. Non sono il tipo che si sdilinquisce su Chatwin, per dire, e il genere viaggi e avventure lo tollero solo quando si legge nel senso della Grande Metafora Umana. Tipo Moby Dick, una storia in cui solo un tordo può scambiare l’ossessione di Achab per una vera megattera - anche perché come cazzo si fa a prendere seriamente una cicciona dei mari paciosa e assolutamente inoffensiva come una balena e farne simbolo di crudeltà della natura in senso darwiniano, ammenochè non se ne stia parlando in senso puramente astratto? Ma che ve lo devo dire io? Essù, andiamo. Un po’ di elasticità narrativa.

Un paio di cose che non troverete sulle guide invece penso di poterle dire. Non per altro: è che mi hanno sorpresa. La prima è questa. Io, si sa, sono cresciuta a Roma, la città che mi ha dato i natali e la patente, il che fa di me una pensioncina rotta a tutte le avventure in termini di peripezie su 2 e 4 ruote sublimate in una dimensione di totale e incontenibile anarchia. Ma ad Aix, che pure non è altro che una tipica e sonnacchiosa cittadina di provincia con meno di 150 mila abitanti, succede una cosa che ha dell’incredibile: è l’unica città al mondo dove l’arte del parcheggio a cazzo si pratica più talentuosamente che a casa mia. E più ancora del parcheggio, quella dell’accosto-alla-porca-puttana-perché-devo-scarica’. E’ vero che la topografia del centro non aiuta. Manca fisicamente lo spazio per farsi da parte senza intralciare il passaggio dei mezzi che seguono, per cui il guidatore medio si blocca sic et simpliciter in mezzo alla carreggiata e si fa i cazzi suoi per due, tre, in qualche caso anche cinque minuti. Ora, non è che io queste cose non le abbia viste mai. Si fanno anche a Roma, ci mancherebbe, è una questione di standing. Ma in consapevole spregio delle norme di convivenza civile, vivaddio! Con violenza, e con una carica debordante di sopraffazione mutuamente incontenibile in chi le fa e in chi le subisce. Lì dove Aix si distanzia da Roma come la terra da Betelgeuse invece, è nelle reazioni di chi si trova bloccato. Perché mentre il romano s’attacca al clacson, poi scende dall’auto intralciata e ti insulta, ti sputa, tira calci al tuo paraurti, maledice te e l’anima de li mortacci tua, ti stupra la figlia, rivende tua sorella a un pappone che organizza il traffico sulla Salaria, ti dà fuoco alla casa, e vaffanculo te e mezzo condominio tuo, il provenzale non si sogna nemmeno di scomporsi. Si ferma dietro al tuo mezzo e attende, come se le cause del blocco della sua auto fossero comparabili a qualche evento metafisico essenzialmente impredicibile su cui non è legittimo pensare di esercitare alcuno sforzo cosciente della volontà, come una nube che oscura il sole all’improvviso, o un terremoto al largo di Terranova che produce un immenso tsunami sulle coste del Canada. Va così. Cosa ci vuoi fare? E’ il fato. Se proprio gli girano magari gli sfugge un parbleu. Ma deve essere veramente arrabbiato.

Che vi devo dire: per una nata 900 km a sudest di Aix, questi sono eventi di natura rimarchevole.

 
 
 

Tutto puņ succedere

Post n°557 pubblicato il 15 Settembre 2009 da middlemarch_g

Lo dico per mettere le mani avanti nel caso di un mio eventuale e prolungato silenzio: è da ieri che mi sento svenire con una certa frequenza, anche da seduta. A parte questo sto benissimo: lucida incoerenza e assoluta mancanza di senso pratico, come al solito. Voglio dire: niente nausea, né brividi, e neppure un’ombra di dolori articolari. Ho solo un rapporto conflittuale con la forza di gravità. Ma magari è perché sto incubando una variante febbrile particolarmente estrosa, vai a sapere.

Pensavo che in fondo, dopo avere apertamente irriso gli inutili allarmismi influenzali di questi ultimi mesi, sarebbe proprio inappropriato andarmene così. Avrei auspicato un filino di poesia in più in occasione della mia dipartita. Cheneso, una tubercolosi che mi consentisse di agitare la manina guantata a soffocare a stento un singulto come Nicole Kidman in Moulin Rouge, oppure un mancamento improvviso in prossimità delle rotaie e in concomitanza col passaggio di un convoglio ferroviario con cui potersi spacciare per un’emula rincitrullita di Anna Karenina.

Perché cazzo, va bene tutto, e del resto me lo dico spesso anche da sola: so bene di rasentare con patologica frequenza il senso del ridicolo. Ma davvero adesso mi tocca trapassare per un’influenza con un nome da maiala?

 
 
 

Triste senz'altro il paese che ha bisogno di eroi. Tristissimo poi quando sono di questa caratura

Post n°556 pubblicato il 14 Settembre 2009 da middlemarch_g
 

In Provenza mi sono talmente divertita che in via del tutto virtuale ho partorito almeno una decina di post. E sia chiaro che se sperate che ve ne faccia grazia non avete ancora capito bene con chi avete a che fare. Ve li scrivo tutti, senza tralasciarne nemmeno uno, tanto più che ho preso appunti e non corro rischi di cedimento in ambito working memory, e intendo ammannirveli con regolarità prussiana nei prossimi giorni - al limite anche tutti insieme, se proprio non mi riesce di tenere a freno il mio super Io sadico latente. E questo per dire che ormai l’articolazione della mia vita interiore si gioca quasi esclusivamente all’interno del perimetro di questo blog.

Al di là delle mie occasionali memorie di viaggio, però, devo dire che è sempre bello rientrare a casa dopo quindici giorni e scoprire di vivere in un paese dove la memoria di Mike Bongiorno ha il diritto di vedersi riservare il duomo di Milano e i funerali di stato, e quella di Peppino Impastato nemmeno quello di tenersi una merdosissima targa.

Dice che è una questione di principio e che lo fanno solo perché il paese dov'era esposta si trova nel bergamasco e Impastato non può essere considerato un eroe locale. A me in fondo fa quasi piacere. Mi riferisco all'idea che Impastato non condivida nemmeno un'ombra di località ideologica con il sindaco leghista che ha ordinato la rimozione, naturalmente. Perché in effetti tra un sindaco leghista e Peppino Impastato non può esserci altro che un immenso, incommensurabile, sconfinato oceano di non-località. Finché Dio ci assiste, almeno.

 
 
 

Great expectations

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio.

Samuel Beckett

 

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