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Post N° 32INCOMPATIBILITA’ Molte forme di acidità nel sangue, di fermentazioni intestinali, di gonfiori, di digestione difficile o lenta, di stitichezza o di diarrea, di allergie, di mal di testa e di assimilazione parziale sono dovute all’ errore di abbinare nello stesso pasto vari alimenti che, per essere digeriti, richiedono simultaneamente la partecipazione di enzimi e di acidi opposti. E' il caso, per esempio, del riso, della pasta, delle patate (tutti amidi) la cui digestione avviene in un ambiente alcalino, mentre quelle della carne (proteine) si verifica in un ambiente acido. Il discorso si complica ancora, perché anche ogni categoria di proteine (animale o vegetale) richiede degli enzimi diversi che l’ organismo non può fornire contemporaneamente. Risulta cosi evidente che, per favorire il processo della digestione e tutte le sue conseguenze, si dovrà evitare l’accostamento delle proteine con gli amidi, nonché l ‘assunzione di diverse qualità di proteine nello stesso pasto. Anche le sostanze acide necessitano di un ambiente alcalino. E così, l’abitudine di bere succhi di frutta acida(agrumi) mentre si mangia, o di finire il il pasto con mele asprine, arancia, mandarino o ananas, ostacola la digestione delle proteine provocando delle putrefazioni intestinali. E’ più igienico consumare la frutta a stomaco vuoto e lontano dai pasti.
DA EVITARE : nello stesso pasto Carne con altre proteine (legumi, formaggi, uova, latte) con cereali con frutta acida o cereali con carne con altri amidi (amidi, pane) con frutta acida o legumi con proteine animali e loro sottoprodotti o zuccheri con carne e legumi con frutta acida Naturalmente, come in tutte le cose sia umane che universali, frutto dell’insieme di tanti fattori che interagiscono fra loro, si viene a determinare un gioco di equilibrio. Così nella salute dell’ essere umano: l’organismo aggiusta da sè i piccoli errori; se però esso è decisamente malato, il regime alimentare dovrà essere specifico, mirato esattamente a compensare il tipo di disturbo da equilibrare. Naturalmente, la sensibilità individuale permette ad ognuno di verificare su se stesso gli accostamenti che più danneggiano il proprio organismo. Vi è poi un criterio veramente generale e fondamentale riguardante la gestione del rapporto col cibo: la quantità danneggia o addirittura distrugge la qualità dell’alimentazione. In altre parole, qualunque cibo che sia qualitativamente valido e pregiato resta distrutto nelle sue qualità fondamentali, se assorbito in dose eccessiva. Dal libro Saper mangiare di Dominique Rosel
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Inviato da: Anonimo
il 12/12/2009 alle 19:33
Inviato da: vita1954c
il 28/01/2009 alle 18:38
Inviato da: verosassi
il 17/08/2008 alle 20:08
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il 10/05/2008 alle 15:43
Inviato da: simoveganblu
il 09/05/2008 alle 13:21