Creato da ochidea_blu il 23/01/2009

OCHIDEA BLU

L' albero dei sentimenti

 

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Post n°661 pubblicato il 18 Maggio 2014 da ochidea_blu

 

Efficace è il racconto che ho letto in questi giorni … mi piacerebbe
tanto sedermi davanti a voi e dirvi quello che provo. So che non posso
farlo materialmente ma virtualmente si! Pertanto, sedetevi comodi che
vi racconto questa storia per riflettere sulla sua morale:

 …. Jorge, sorrise, guardò l’amico Demian, sempre insicuro di se stesso, negli occhi e,
abbassando la voce come faceva ogni volta che voleva essere ascoltato attentamente
e senza aspettare il suo assenso, iniziò a parlare …

 “Quando ero piccolo, adoravo il circo, mi piacevano soprattutto gli animali.
Ero attirato in particolar modo dall’elefante che, come scoprii più tardi, era l’animale
preferito di tanti altri bambini. Durante lo spettacolo quel bestione faceva sfoggio
di un peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune.
Dopo il suo numero, e fino a un momento prima di entrare in scena, l’elefante
era sempre legato a un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli
imprigionava una delle zampe. Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno
piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri.
E anche se la catena era grossa e forte, mi pareva ovvio che un animale in grado
di sradicare un albero potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire.
Era davvero un bel mistero. Che cosa lo teneva legato, allora?
Perché non scappava?
Quando avevo cinque o sei anni, nutrivo ancora fiducia nella saggezza dei grandi.
Allora chiesi a un maestro, a un padre o a uno zio di risolvere il mistero dell’elefante.

Qualcuno di loro mi spiegò che l’elefante non scappava perché era ammaestrato.
Allora posi la domanda ovvia: “Se è ammaestrato, perché lo incatenano?”.

Non ricordo di aver ricevuto nessuna risposta coerente.

Con il passare del tempo dimenticai il mistero dell’elefante e del paletto e ci pensavo
soltanto quando m’imbattevo in altre persone che si erano poste la stessa domanda.
Per mia fortuna, qualche anno fa ho scoperto che qualcuno era stato abbastanza
saggio da trovare la risposta giusta: l’elefante del circo non scappa perché
è stato legato a un paletto simile fin da
quando era molto, molto piccolo.

 

 

 foto 04-1.gif  Chiusi gli occhi e immaginai l’elefantino
indifeso appena nato, legato al paletto.
Sono sicuro che, in quel momento, l’elefantino provasse a spingere, a tirare e sudava
nel tentativo di liberarsi … nonostante gli sforzi non ci riusciva perché quel paletto
era troppo saldo per lui. Lo vedevo addormentarsi sfinito e il giorno dopo provarci
di nuovo e così il giorno dopo e quello dopo ancora... Finché un giorno, terribile
per la sua storia, l’animale accettò l’impotenza rassegnandosi al proprio destino.

L’elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa perché, poveretto,
crede di non poterlo fare. Reca impresso il ricordo dell’impotenza sperimentata
subito dopo la nascita. E il brutto è che non è mai più ritornato seriamente su
quel ricordo e non ha mai più messo alla prova la sua forza, mai più”
“Proprio così, Demiàn. Siamo un po’ tutti come l’elefante del circo: andiamo in giro
incatenati a centinaia di paletti che ci tolgono la libertà. Viviamo pensando che
“non possiamo” fare un sacco di cose semplicemente perché una volta,
quando eravamo piccoli, ci avevamo provato e avevamo fallito.
Allora abbiamo fatto come l’elefante, abbiamo inciso nella memoria
questo messaggio: non posso, non posso e non potrò mai.

Siamo cresciuti portandoci dietro il messaggio che ci siamo trasmessi da soli,
perciò non proviamo più a liberarci del paletto.
Quando a volte sentiamo la stretta dei ceppi e facciamo cigolare le catene,
guardiamo con la coda dell’occhio il paletto e pensiamo:
non posso, non posso e non potrò mai”.

 … Jorge fece una lunga pausa. si avvicinò all’amico e proseguì:
“E’ quello che succede anche a te, Demiàn. Vivi condizionato dal ricordo
di un Demiàn che non esiste più e che non è riuscito, ha farcela.
L’unico modo per sapere se puoi farcela è provare di nuovo mettendoci
tutto il cuore… tutto il tuo cuore!”.

E noi? 

Ci mettiamo alla prova o pensiamo di non potercela fare? 

Molto spesso ci sentiamo incatenati da poteri finanziari,poteri politici
e poteri di criminali, organizzati o no e ci sentiamo impotenti.
Vediamo il nostro futuro pieno di ostacoli … ma siamo davvero sicuri
di non poter fare nulla?  E’ vero che sono troppo grandi per affrontarli
oppure siamo noi che sbagliamo la chiave di lettura?

 photo Ochidea_blu.gif


 

 

 

 
 
 
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PARIGI DI NOTTE

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte.

Il primo per vederti il viso

Il secondo per vederti negli occhi

Il terzo per vedere la tua bocca

E tutto il buio per ricordarmi queste cose

Mentre ti stringo tra le braccia

JACQUES PREVERT

 

  

 

 

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