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Indagine al buio (14)

Post n°3077 pubblicato il 31 Maggio 2023 da paperino61to

Riassunto: Con tutte le problematiche del caso il commissario Berardi e i suoi uomini sono giunti all'epilogo. Gli assassini del corpo ritrovato sotto il ponte Balbis hanno un nome e cognome: Vettini e Ciardi, ex militari nella disfatta di Adua e disertori. Risalire a loro non è stato facile, come non è stato facile condurre una battaglia interiore per il commissario: riposarsi e avere possibilità di guarire dalla cecità(dopo un conflitto a fuoco) o rischiare di rimanere ciechi per sempre ma consegnare alla giustizia i due assassini?. Come ultimo atto Berardi concepisce un piano molto pericoloso, consegnarsi ai due uomini chiedendo dei soldi per non dire nulla alla polizia di cià che sa. I due uomini non riconoscono il commissario e cadono nella sua rete. I due accettano e conducono Berardi nei sotterranei dell'ospedale con la scusante di andare a prendere i soldi. 

 

Il silenzio è pesante in certi momenti, ammetto di non sentirmi a mio agio, poi uno scalpitio giunge alle mie spalle.

“Tenente, guardi chi ci fa compagnia?”.

Spero che i miei timori siano infondati e invece…

“Che ci fa questa donna? Chi è?”.

“Non la riconosci? E’ la moglie del Rista…te lo ricordi vero?”.

“Si, lo ricordo quel gran pezzo di carogna. Voleva denunciarci al sergente!”.

La donna urla qualcosa contro di loro, ma viene zittita immediatamente con uno schiaffo da parte di Ciardi.

“Qui la cosa cambia, che dobbiamo fare di questi due?”.

“Io non so chi sia questa donna, a me basta che mi diate i solti pattuiti e poi sparisco…di lei fatene quello che volete”.

“Vedi caro cieco, un proverbio dice che fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio. Chi mi dice che tu una volta uscito non vada alla polizia?”.

“Avete la mia parola!”.

Ciardi interviene dicendo che sarebbe meglio ucciderci.

“In effetti il mio amico non ha tutti i torti, voi che ne dite?”.

“Bastardi, non vi appaga ciò che avete fatto a mio marito, ai suoi commilitoni e a quella persona che vi ha riconosciuti? Volete ancora uccidere…siete solo dei miserabili assassini”.

Vettini ride al sentire queste parole:” Vedi cara vedova se tuo marito si fosse fatto gli affari suoi sarebbe ancora vivo…forse…o almeno non si sarebbe beccato un paio di pallottole nella schiena da parte nostra. Aveva capito che io e Ciardi volevamo approfittare della battaglia che ci sarebbe stata all’indomani per scappare, mica potevamo lasciarlo parlare. In quanto al paziente che era ricoverato qui in ospedale, era uno dei sopravvissuti del nono battaglione aggregato al nostro plotone. Ha avuto la pessima idea di riconoscerci e di minacciare di denunciarci”.

“Scommetto, che avete ucciso anche chi vi ha falsificato i documenti in quella regione?”.

“Per essere cieco sei perspicace. Si, lo abbiamo ucciso prima di imbarcarci per l’Italia. Qui non siamo riusciti, la polizia avrebbe svolto delle indagini e non era certo il caso di suscitare un vespaio”.

“Presumo anche abbiate ucciso l’uomo ritrovato sotto un ponte oltre che ad aver avuto un complice per portarlo via dall’ospedale o sbaglio? ’”.

“Esatto…”.

“Non dire nulla Vettini!”.

“Perché non dirlo Ciardi? Tanto sanno che devono morire. Si, abbiamo avuto un complice, la mia donna e scommetto anche che sai il suo nome?”.

“Credo proprio di si, Patriza Garbagna!”.

“E bravo il nostro amico, ti sei dato da fare, ma non è servito a nulla, lo sai vero? Per la tua curiosità l’uomo che hanno ritrovato si chiamava Alfio Civini.”.

“C’è una cosa che non capisco, come siete riusciti a sfuggire al massacro di Adua?”.

“Ciardi spiegalo tu al nostro amico”,

“Sapevamo che gli indigeni ci avrebbero attaccato, il nostro plotone assieme era aggregato alla Brigata Dobormida, ovviamente il plotone era comandato da Vettini, eravamo dislocati nel vallone di Mariam Sciauitù. Vicino c’era un guado quasi in secca, l’attacco delle truppe del Negus non si fece attendere Vettini diede ordine al plotone di andare all’attacco, lasciando libero il guado per poter scappare, nella confusione nessuno ci avrebbe visto. Purtroppo Rista mangiò la foglia e mentre stava andando a parlare al sergente di cosa volevamo fare, io ne approfittai subito per sparargli, nessuno notò la scena e nella totale confusione non fecero caso da dove venissero i colpi. Vicino a noi furono colpiti due soldati, decidemmo di sfigurarli il volto e di cambiare la loro casacca con la nostra, a uno dei dure mettemmo anche l’anello che portava il tenente così nessuno avrebbe avuto dubbi che non eravamo noi, poi lentamente io e il tenente facemmo finta di essere stati colpiti e rotolammo lungo il guado per poi allontanarci strisciando. Nella battaglia nessuno fece a caso a noi, né i nostri commilitoni né gli indigeni. Diverse miglia dopo vedemmo una carovana transitare, chiedemmo un passaggio al paese più vicino, da lì arrivammo al porto libico per imbarcarci”.

“Come mai siete venuti a Torino?”.

“Abbiamo girato un po’ per l’Italia ma sentivo nostalgia di casa. Eravamo a Genova quando qualcuno ci disse che qui alle Molinette cercavano personale e abbiamo deciso di venire qui. Più giravamo e più le nostre tracce sarebbero svanite nel nulla nel caso che qualcuno venisse in mente di indagare su di noi…e invece ci siamo sbagliati, ma ora si risolverà tutto non è vero Ciardi?”.

“Si tenente”.

Uno sparo rimbomba nei corridoi dell’ospedale, sento della gente che sta arrivando di corsa.

“Polizia, in alto le mani!”.

“Ciao ragazzi, era ora che arrivaste”.

“Commissario come sta? Signora Rista che ci fa qui?”.

La donna è sotto shock: “Fatela portare in infermeria, poi fate medicare questo delinquente, non vorrei che si lamentasse che non lo trattiamo bene”.

“Un commissario? Ecco perché sapevi troppe cose…hai avuto fortuna cieco…solo una dannata fortuna!”.

“Tu credi Vettini?”.

Un altro sparo echeggiò nei corridoi accompagnato da un urlo. La pallottola sfiora l’orecchio del disertore.

“Che dici ora? Fortuna anche questa? Forza portateli via!”.

Rientriamo nei corridoi dell’ospedale e ci viene incontro il dottor Sommi.

“Allora Berardi, come è andata? La mia bugia le è stata di aiuto?”.

“Si dottore, lei ha contribuito a fare arrestare due assassini, mi spiace che è andato contro la sua deontologia ma non potevo fare diversamente”.

Tirdi domanda di quale bugia si trattasse e Perino perplesso domanda come ho fatto a sparare colpendo Ciardi e sfiorando il Vettini.

“Voi che dite ragazzi?  Mica crederete che un cieco possa fare quello che ho fatto io, cioè sparare quei colpi di pistola così’precisi!’”.

“Commissario, ma allora ci vede di nuovo?”.

“Si, e mi spiace non avervelo detto, ma era l’unico modo per fare uscire allo scoperto e fare confessare gli assassini…se potete perdonatemi”.

“Perdonato commissario, però c’è una persona che la sta aspettando in quella stanza e non vorrei essere nei suoi panni”.

Entro nella stanza e vedo Maria. Mi viene incontro, e in un attimo sento il suo schiaffo sul viso e poi un bacio.

“La prossima volta giuro che ti ammazzo commissario!”.

“Da quando lo sapevi Maria?”.

“Dall’altro ieri, avevo notato che in strada schivavi le persone quando ti venivano incontro e attraversavi la strada non tenendomi a me”.

“Perché non mi hai detto nulla? Io non…”.

“Perché immaginavo che avevi i tuoi motivi legati all’indagine…in fondo sei uno sbirro”.

“Vieni qui”.

Mentre la bacio le sussurro all’orecchio.

“Sei sicuro Marco Berardi?”.

“Si! Lo sono!”.

 “Allora andiamo a dirlo a Tirdi e Perino poi andiamo da mamma Gina, bisogna anche avvertire Ettore e Lidia…e il parroco, le partecipazioni…il questore…”.

 “Calmati Maria, ora usciamo solo da questo ospedale, non vedo l’ora di lasciarmi alle spalle questo posto e il buio che ha rappresentato”. 

 

                                                   Fine

Come sempre il mio grazie va a tutti voi che hanno seguito questo nuovo racconto del commissario. Ho cercato e spero di esserci riuscito a renderlo ancora più umano con la sua lotta interiore contro l’avversità che ha dovuto affrontare.

Come sempre i personaggi sono di fantasia, l’unica cosa vera è la battaglia o disfatta di Adua nel 1896 contro gli uomini del Negus Menelik II. La Brigata Dobormida è esistita come il generale da cui ha preso il nome. Stessa cosa il nome del Vallone di Mariam Sciauitù.

 
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