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AGGREGAZIONE LUDICA DI CERVELLI PENSANTI

 

 

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A ONOR DEL VERO

Post n°462 pubblicato il 13 Settembre 2011 da tiger_papier4ever
 

 

NEWS: Ritrovata Catapulta, si cerca il Cavallo di Troia!!!

 

Grande operazione congiunta dei reparti speciali della polizia di stato e della guardia  di finaza, che al culmine di una grande operazione investigativa di osservazione e di intelligence, hanno scovato, per la gioia di Maroni,  (mimetizzata) nel bosco della clarea, una micidiale arma di guerra. Tutti si aspettano un bazooka, un mortaio, un
lanciamissili, lanciarazzi, no, niente di tutto ciò, ma una preistorica catapulta in legno intrecciato, o meglio un prototipo che doveva essere ancora collaudato prima di iniziare la produzione in serie. La primitiva catapulta aveva l’uso specifico di tirare bombe d’acqua, in risposta agli idranti e ai lacrimogeni delle forze di polizia. Nelle prossime ore, su mandato del ministro maroni alla ricerca di armi assassine, i solerti funzionari, che con il loro modus operandi hanno sventato questa minaccia omicida, riceveranno solenne encomio  dal prefetto della provincia di torino, dall’onorevole stefano esposito, dal presidente cota il tutto sarà seguito dall’inviato speciale de la stampa massimo numa. Lauto bouffet offerto dalla prefettura  per tutti i partecipanti.

 

 

catapulta

Scoperta una catapulta nei boschi accanto alla recinzione del cantiere che non c’è alla Maddalena di Chiomonte! …che sbadatoni questi No Tav, dopo aver dimenticato tonnellate di esplosivi, di mortai, bombe carta, cisterne di ammoniaca, molotov, chidi a tre punte, spranghe, tubi lancia qualcosa, occhialini, maschere antigas, telefoni, centinai di tende tagliuzzate, stavolta hanno dimenticalo la catapulta persa da Annibale quando ai tempi dell’impero attraversò le alpi. Sbadati ogni oltre limite.

Stasera al TG1, le prime immagini del ritrovamento, il commento del giornalaio di turno che assicurava che la catapulta è perfettamente funzionante e costruita da mani esperte, probabilmente pronta da utilizzare per scagliare chissàchè dietro la recinzione e per colpire i poliziotti. Guarda caso il ritrovamento avviene subito il giorno dopo le dichiarazioni del ministro Bob Maroni “in valsusa qualcuno è pronto ad uccidere!”…PAF!!! …il giorno dopo ecco quà! Una bella catapulta preistorica pronta per il mainstream. Insomma perfetto!!!

immaginiamo già l’articolo di Numa domattina …sarà fantascientifico: probabilmente nella notte gli uomini della scentifica troveranno sulla catapulta le impronte i Asterix e Obelix, già identificati negli scontri con gli anarco insurrezionalisti della Provenza sull’ultimo numero del fumetto di Uderzo e Goscinny.

Notizia dell’ultim’ora: pare che le forze dell’ordine stiano cercando anche il cavallo di troia di un tale Ulisse, falegname greco, fuggito dopo la recente crisi ellenica e visto aggirarsi con fare sospetto nei dintorni della recinzione, purtroppo i cacciatori dell’appennino non sono riusciti a fermarlo per l’identificazione. Viceversa un tale di nome Mosè è stato fermato nei pressi del varco n°4 per un controllo, dal quale è emerso che nella sacca tenesse tavole di pietra con sopra incisi una decina di messaggi in codice. Sembra che queste tavole di pietra fossero destinate ad essere lanciate di piatto oltre il recinto per colpire gli operai. Sull’episodio sta indagando anche il mitico Sherlock Holmes.

Nina

settembre 13, 2011   m3

Nina

di Roberto Gastaldo
Nina si gira ma non vede. Troppo buio, troppo fumo, troppo male agli occhi. Anche se ha la maschera è una semplice, qualcosa passa, e i suoi occhi ora si annebbiano molto più in fretta. Hanno assorbito troppo gas CS negli ultimi due mesi, passati a correre attorno a quelle recinzioni, per soccorrere quelli colpiti alla schiena o al volto da lacrimogeni sparati tesi come proiettili. Qualcuno come il ragazzo che stava soccorrendo prima che quella pioggia di lacrimogeni la distraesse, e che ora non riesce a ritrovare. Ha chiamato, ha urlato, ma in mezzo a quel frastuono è impossibile sentirsi, le parole restano schiacciate tra gli spari, i fuochi d’artificio, e le altre voci che avvertono o incitano. Voci comunque e sempre dei tuoi, che gli altri pare quasi non abbiano voce. Nina chiama ancora, ma non ha neanche un nome da chiamare, perché non c’è nemmeno il tempo di un “come ti chiami”, solo quello di capire in fretta quanto è grave il problema, se bisogna intervenire sul posto oppure si può sgombrare il ferito in un luogo più sicuro. Non ha un nome da chiamare, così quando chiama nessuno risponde. Nina sa che è inutile restare lì, probabilmente la persona che voleva aiutare è scappata o è stata portata via, e quindi non resta, si muove verso la baita. La luce però è poca, il terreno sconnesso, e così cade. Nulla di grave solo una scivolata, ci si rialza e si riparte. Però respirando male tutto va a rilento, per rialzarsi ci vogliono un po’ di secondi, che aggiunti a quelli persi per cercare il ferito fanno quanto basta perché gli altri arrivino a prenderla. Perché sono tanti, armati, con le maschere antigas migliori. Hanno cambi frequenti per riposare, nessun altro lavoro da fare oltre a quello, e nessuna traccia di gas tossici nei muscoli. La raggiungono, la prendono e la trascinano nel loro recinto, lontano da chi ha cercato di curare, lontano da quelli che potrebbero curarla. Con lei solo un’altra ragazza, giovane, che intravede appena prima che venga portata altrove.
Il giorno dopo gli altri forniranno ai giornalisti delle foto di due maschere antigas e due zaini pieni di pietre. Così pieni che nessuna persona ragionevole potrebbe credere che due pesi piuma come loro corressero nei boschi con quel peso sulle spalle. Come se poi quegli stessi boschi non contenessero ovunque più pietre di quante ne potrebbero venir lanciate in un’intera giornata. Ma agli altri non interessa essere ragionevoli, e ai giornalisti neppure. Per loro basta apprendere quella versione per poterla amplificare, per creare il drago da sacrificare per allontanare l’incubo della ribellione. Così Nina nelle loro parole diventa il mostro, secondo uno dei capi degli altri una donna “che agisce con l’intento di uccidere”, con la garza ed i cerotti che aveva nello zaino, si suppone.
Una finzione, malamente architettata e costruita ma potentemente diffusa, che cerca schiacciare una piccola verità senza amplificatori, una fiammella resistente.

Resistente come Nina.

COMUNICATO STAMPA 11.09.2011 - Incendi

Ufficio Stampa comitatiApprendiamo dai quotidiani on line la notizia secondo la quale ieri notte alcuni mezzi sarebbero stati danneggiati nella cava di Meana di Susa.
Il Movimento NO TAV condanna apertamente il gesto che è di chiaro stampo MAFIOSO. Il Movimento NO TAV ha sempre operato alla luce del sole e con iniziative condivise. Sono i mafiosi che, come per gli incendi appiccati ai presidi di Bruzolo (tre attentati) e di Borgone, operano con questo metodo.

 

L’incendio di mezzi di cantiere (ricordiamo che già in giugno a Bruzolo anonimi aveva incendiato un vecchio mezzo della ditta Favro e poi a Susa della ditta Italcoge) non appartiene né alla metodologia né al DNA del movimento NO TAV, che è fatto dalla partecipazione e dalla resistenza di massa. Gesto mafioso anche se fosse frutto della rabbia di singoli individui che vogliono esprimere la loro contrarietà al clima di violenza e di militarizzazione in atto nei confronti di una valle intera. Non si può rispondere agli incendi dei presidi, del camper no tav, all’uso scriteriato delle ruspe e dei lacrimogeni con i loro metodi, si entrerebbe in una spirale senza senso. Respingiamo pertanto il tentativo di criminalizzare un movimento che sta risvegliando in tutta Italia le coscienze e la voglia di lotta contro questo Stato corrotto e pieno di politici che guardano solo ai loro interessi di casta. Quanto avvenuto rientra nel solco delle tesi fantasiose e falsate di una parte della stampa e indotta dai comunicati giornalieri delle forze dell’ordine che vorrebbero ridurre la lotta a una cosa di pochi non riuscendo a giustificare come un’opera ingiusta, militarizzata e prepotente, sia osteggiata da un popolo intero.

NOTAV, una garanzia per il futuro

 

 
 
 
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