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ehi c'e nessuno qui

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CONTESTAZIONE NO TAV A BOLOGNA

Post n°468 pubblicato il 20 Settembre 2011 da tiger_papier4ever
 

 

PD …Smacchiatori di leopardi (contestazione No Tav a Bologna)

settembre 19, 2011   m3

pd2

Festa dell’Unità, contestazione NOTAV – Bologna, 18/09/2011

Sì, lo confesso: avevamo nella borse bandiere e fazzoletti No-Tav.

Ebbene sì: volevamo sollevare le bandiere durante il discorso di Bersani alla Festa dell’Unità, magari anche fargli qualche domanda sull’appoggio del PD al Tav, apoteosi di incoerenza da parte di un partito da cui pure ci si aspetta di tutto.

Tempo di riunirci davanti alla sala dibattiti e, pur non avendo addosso alcun segno di “riconoscimento” e pur non avendo facce poco raccomandabili, veniamo avvicinati da un paio di agenti della Digos. Ci chiedono i documenti. Qualcuno di noi pensa che abbiamo dato nell’occhio in quanto fermi in gruppo, anziché deambulanti tra gli stand. Personalmente penso che siamo intercettati: forse anche perché non mi rassegno all’idea che uno sparuto gruppo di persone sorridenti e pacifiche possa suscitare sospetti per il solo fatto di essere lì in crocchio e di lanciare qualche occhiata a una sala dibattiti.

Ci riconsegnano i documenti e dopo un po’ ci raggiungono altri due compagni. Ci incamminiamo verso l’interno della sala, ma i primi due vengono fermati: chiesti i documenti anche a loro, in più vengono perquisite le loro borse, dalle quali escono fuori due cartelli No-Tav. E’ la goccia che fa traboccare il vaso: “Seguiteci nel posto di polizia, procediamo all’identificazione”. Il tono è anche leggermente brusco, del resto se si arriva a tollerare dei cartelli, dove mai andremo a finire? Chiediamo di poter venire anche noi; ci dicono: “Stateci lontani”, e si avviano. Ci verrà poi concesso di aspettare i nostri compagni all’esterno del posto di polizia, ovviamente a una certa distanza.

Dopo un po’, gli “identificati” escono, seguiti da un agente della Digos, che ci comunica che la nostra presenza non è gradita al PD: c’è anche da esserne fieri, per carità, ma ci chiediamo che senso abbia tutto questo. Proviamo a discuterne con l’agente, che viene presto raggiunto da un canuto signore, che intuiamo essere uno degli organizzatori della Festa dell’Unità. L’uomo è indignato, ci dice che siamo a casa sua, che va benissimo il dissenso ma ci sono momenti e momenti (come se il momento in cui è presente il segretario del partito non fosse quello più logico), e che -fondamentalmente- potevamo restare lì ma standocene buoni.

Saprò poi che, nel frattempo, a Chiara -nostra compagna e fotografa freelance- viene perquisita la borsa della macchina fotografica. Le fanno  tirare fuori tutto, filtro per filtro, obiettivo per obiettivo. A quanto pare è famosa: “Sappiamo benissimo chi è lei”. Suspence.

A questo punto, riproviamo ad entrare nella sala dibattiti: niente da fare, accesso sbarrato dagli agenti della Digos.  Nel frattempo i poliziotti in divisa sono avanzati di una postazione, come nei giochi a premi, e sono pronti a intervenire in caso di necessità. Non potendo entrare, optiamo per un’alternativa: estraiamo le nostre armi (bandiere e fazzoletti) e cominciamo una piccola marcia silenziosa. Gli agenti della Digos ci seguono, creando la situazione paradossale di sembrare No-Tav anche loro, in marcia dietro le nostre bandiere.

Una signora coi capelli bianchi esce da uno stand e ci fa una ramanzina, aggiunge qualche frase fatta come “Non si può essere sempre contro” e sfiora il sublime quando dice che, a differenza del PDL, loro sono sempre pronti al dialogo. Un collega di stand la invita a rientrare e a non darci troppa confidenza.

Torniamo davanti alla sala dibattiti, in attesa che Bersani -diffuso in stereofonia a beneficio dei pochissimi piddini rimasti fuori- termini il suo intervento. Nel frattempo vengono a intervistarci una giornalista del Fatto e uno di Repubblica, chiedendoci cosa sia successo. Il PD ha compiuto l’involontario miracolo di dare alla protesta molta più visibilità di quanto ne avrebbe avuta se ci avessero fatto entrare.

Plastica metafora del pomeriggio è l’uscita dell’uomo delle metafore, ormai avviato ad essere una metafora di se stesso: ad accompagnarlo, le note de “I cento passi”; Fellini non sarebbe riuscito a fare di meglio. Nel frattempo la radio del PD, come un cinegiornale LUCE, parla di un’inesistente ressa di fan attorno a Bersani, che in realtà non deve sgomitare molto per tornare all’aria aperta. Impossibile seguirlo: si allontana blindato. Come il PD.

Massimo Sanguinetti liked this post

Parigi: NO TAV alla Buissonnière il 25 settembre 2011

category internazionale | autogestione | eventi author sabato 17 settembre, 2011 20:51author by notav paris

proiezione e concerto benefit....

 

In Italia da una ventina d'anni la Val di Susa lotta contro la costruzione della linea ad alta velocità (TAV) che dovrebbe connettere Lione a Torino. Gli abitanti della valle sono risoluti a non lasciar distruggere il loro territorio per il profitto dello Stato e degli imprenditori, che vengono considerati come degli "invasori". Anche numerose persone venute da fuori partecipano alla lotta esprimendo la loro solidarietà contro questo progetto che incarna la logica capitalista. La costruzione del TAV è la manifestazione concreta di una visione del mondo che oscilla fra la volontà di ricavare sempre più profitti e l'utopia industriale e tecnologica. Per molti è una pietra in più nell'edificazione del nostro sfruttamento e della nostra oppressione.

Alla fine questa lotta è diventata una linea di fronte contro lo Stato e il capitalismo.

Questa battaglia conosce dei tempi forti e dei periodi di calma che sono delle riposte dirette all'avanzata effettiva del cantiere. I NoTAV si organizzano in assemblea. È qui che sono decisi gli orientamenti e le modalità della lotta. L'obiettivo è chiaro: impedire, attraverso gli strumenti considerati più appropriati, l'inizio dei lavori. L'occupazione dei vari cantieri, fino alla loro stessa distruzione come nel 2005, così come il sabotaggio del materiale, permettono il blocco immediato delle ruspe. A medio e lungo termine l'aumento del costo dei lavori ha lo scopo di costringerli a rinunciare al progetto, che ha già inghiottito delle somme colossali. Il solo apparato sbirresco e militare, presente in forza nella valle, costa ogni giorno allo Stato moltissimi soldi.

Lo scorso giugno il cantiere della Maddalena è di nuovo occupato al fine d'impedire i sondaggi, già effettuati sul lato francese. Gli occupanti sono stati sgomberati a colpi di bulldozer e di gas lacrimogeni. Sono in 50.000, disposti su tre cortei simultanei, ad attaccare il 3 luglio la gabbia nella quale gli sbirri hanno chiuso il cantiere. Tutto quello che è stato fatto, quel giorno, è stato assunto collettivamente, ivi compresa la solidarietà con i/le quattro imprigionati/e e questo malgrado i tentativi di divisione da parte del potere. L'assemblea ha risposto "siamo tutte e tutti black bloc".

In luglio, la Libera Repubblica della Maddalena in esilio si è organizzata in un nuovo accampamento per continuare l'assedio del cantiere, ma questa volta a Chiomonte. In agosto l'assedio si è esteso stabilendo un nuovo accampamento alla Baita, che è sul tracciato del cantiere. Malgrado la pressione quotidiana degli sbirri (pattuglie notturne nei boschi e sui sentieri, raid e controlli), la costruzione dell'accampamento continua! Concretamente le persone in loco invitano tutti e tutte a raggiungere la valle per partecipare all'occupazione. Questa potrebbe anche diventare l'occasione per incontrare della gente che lotta e per tessere nuovi legami con dei compagni locali e stranieri.

Per la costruzione del campo e per la sua difesa servono braccia, materiale e attrezzi in quantità!

 

È in solidarietà con la lotta contro il TAV che organizziamo alla Buissonnière, uno squat nella banlieue parigina, una discussione-proiezione seguita da un concerto il 25 settembre a partire dalle 15 fino alle 22 (indirizzo : 3, place Moreau David, RER linea A, Fontenay-sous-bois).

La cena e le bibite saranno a offerta libera: i benefici serviranno a comprare del materiale per l'edificazione e la costruzione dell'accampamento e per le spese giuridiche legate agli arresti (mandati, avvocati).

Per maggiori informazioni: http://labuissonniere.toile-libre.org

No Tav: appello per la legalità in Val di Susa

 

I cantieri continuano a incombere sulla Val di Susa e politici e amministratori non mostrano alcuna voglia di ascoltare i cittadini, che lanciano un appello.

Ecco l'appello del Comitato No Tav Torino

Premessa
In questi giorni la Val di Susa sta vivendo momenti di tensione che ricordano quelli dell’autunno 2005 quando fu usata la forza per imporre l’apertura di un cantiere in vista della realizzazione del TAV Torino-Lione. Da allora nessun cantiere è stato aperto ma le promesse di governi di diverso colore di aprire un dialogo e un confronto con le istituzioni locali si sono dimostrate un inganno e le amministrazioni democraticamente elette, critiche sulla realizzazione della grande opera, non sono state riconosciute dal governo quali interlocutori affidabili e sono state estromesse dai tavoli di confronto.

Decine di migliaia di persone chiedono semplicemente di essere ascoltate, chiedono un confronto vero, pretendono che alle loro ragioni - scientificamente documentate - si risponda entrando nel merito. In cambio ricevono insulti e l’accusa di voler difendere il loro piccolo cortile, di volersi opporre al progresso, di non rispettare le regole: slogan e accuse infondate in risposta ad argomenti seri, a pratiche di protesta pacifica, all’utilizzo rigoroso di ogni spazio previsto da leggi e procedure.
L’opposizione al TAV Torino-Lione è diventata in questi anni un esempio di partecipazione democratica dal basso, di democrazia vera, di resistenza all’illegalità ed al sopruso in difesa dei beni comuni: un’opposizione popolare che può contare sul sostegno della comunità montana e di ben 24 consigli comunali.

Viceversa il governo e le potenti lobby che governano l’economia e la finanza, con l’appoggio di partiti di maggioranza e minoranza, non hanno esitato a stravolgere procedure, infrangere leggi e ingannare l’Unione Europea pur di assicurarsi un grande business da cui anche la grande criminalità organizzata e le mafie contano di trarre profitto. Hanno scatenato una grande campagna mediatica per nascondere le dimensioni e le ragioni dell’opposizione, per screditare il movimento notav presentandolo come covo di estremisti e sovversivi: la criminalizzazione del dissenso è un’arma micidiale a cui ricorre solo chi disprezza il confronto democratico e le regole condivise.

Oggi, fallito ogni tentativo di comprare il consenso e la benevolenza di cittadini e sindaci, il governo sta preparando una nuova prova di forza: il Prefetto assicura che “sarà il Questore a decidere tempi e modi” per installare il primo cantiere. E mentre la campagna di disinformazione si intensifica rispuntano le intimidazioni mafiose e le provocazioni che si ripetono puntuali dal 2005 ad oggi, dagli incendi dolosi dei presidi notav alle buste con le pallottole. In nessun caso indagini serie hanno portato a individuare i responsabili, ogni volta il movimento notav ha denunciato la natura mafiosa di tali gesti, ha riaffermato e rivendicato con orgoglio il carattere pacifico della propria lotta, ha invitato a cercare esecutori e mandanti tra chi ha interesse ad avviare i cantieri.

Se questo è il quadro non possiamo rimanere indifferenti, non possiamo rimanere in silenzio e ci rivolgiamo a singoli cittadini, associazioni, sindacati, movimenti, esponenti del mondo della cultura affinché si uniscano a noi in questo appello.

Appello per la democrazia e il rispetto della legalità in Val di Susa

Come singoli cittadini, associazioni, sindacati, movimenti, esponenti del mondo della cultura:

  • rifiutiamo l’idea che la realizzazione di una grande opera possa ridursi ad un problema di ordine pubblico

  • condanniamo senza riserve l’invito ad usare la forza e a militarizzare il territorio lanciato nei giorni scorsi da rappresentanti del popolo eletti in Parlamento,  da alcuni partiti e da alcune associazioni di imprenditori

  • denunciamo il disprezzo delle più elementari regole della democrazia e pretendiamo dal governo il rispetto della legalità, il rispetto dei diritti dei cittadini, il rispetto nei confronti della amministrazioni locali democraticamente elette

  • respingiamo il ricatto e le strumentalizzazioni secondo cui chi si oppone al TAV non difende il lavoro: al contrario la realizzazione di questa grande opera inutile penalizzerebbe pesantemente le economie locali in cambio di pochi posti di lavorio precario e privo di tutele e di diritti, mentre un diverso utilizzo delle risorse pubbliche creerebbe numerose opportunità di nuova occupazione

  • le ragioni di chi si oppone a questa grande opera inutile, devastante, che sottrarrebbe enormi risorse economiche ai servizi pubblici di tutto il paese sono le nostra ragioni: non ci rassegniamo all’idea che il nostro futuro possa essere deciso da quell’intreccio perverso tra politica, affari e criminalità organizzata che governa ampie aree del nostro paese e inquina la nostra società.

Il nostro riferimento continua ad essere la Costituzione, quella Costituzione nata dalla Resistenza e oggi troppo spesso violentata. Per queste ragioni esprimiamo la nostra solidarietà alla resistenza notav e ci impegniamo a sostenerla concretamente.

Torino, 7 Giugno 2011


Primi firmatari (tra i promotori a Torino di "Presidiare la Democrazia"):

Comitato notav Torino
Laboratorio per la Democrazia - Torino
Unione Culturale Franco Antonicelli - Torino
Ferico Bellono, segretario generale FIOM Torino
Emergency Torino
Pro Natura Torino
Pro Natura Piemonte
Centro Sereno Regis
Giuseppe Sergi, docente storia medievale Univ. Torino
Alessandra Algostino, docente Diritto costituzionale comparato Univ. Torino
Caffè Basaglia - Centro di animazione sociale e culturale delle comunità
CUB Piemonte
Ass. L'Interezza non è il mio forte
Fabionews
Officine Corsare
Associazione La Fonte Acquariana
Comitato di cittadinanza attiva Rivalta Sostenibile
MAG4
IK Produzioni
Mani Tese Torino
Esposti no tav al ministro Maroni e al comune di Chiomonte

Submitted by admin on 19 settembre 2011 – 16:08No Comment

In allegato due importanti esposti presentati dal movimento no tav, in particolare da alcune associazioni ambientaliste e da molti esponenti istituzionali dei governi locali, provinciali e regionali, da sempre vicini alla lotta valsusina. Il primo esposto riguarda il ministro Maroni e il mandato da lui assegnato alle forze dell’ordine che oggi occupano militarmente una porzione di territorio valsusino. Il secondo riguarda le recinzioni del finto cantiere di Chiomonte ed è rivolto all’attuale sindaco Renzo Pinard. Entrambi i ricorsi sono stati presentati nel mese di settembre agli organi competenti.

Esposto rivolto al ministro Maroni

Esposto recinzioni rivolto al sindaco Renzo Pinard

 
 
 
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