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AGGIORNAMENTI NO TAV

Post n°472 pubblicato il 13 Ottobre 2011 da tiger_papier4ever
 

 

Artepronotav, una mostra sull’alta velocità

di Maria LaCalce per NuovoSocietà.it

Anche l’arte scenderà in campo per affrontare il problema TAV.

A Palazzo Bertalazone, a Torino, verrà ospitata dal 15 al 25 ottobre una mostra dal titolo ARTEPRONOTAV, che avrà come oggetto proprio l’Alta velocità. L’evento, organizzato dai comitati contro i tagli alla cultura, in collaborazione con movimenti di lotta No Tav, avrà l’obiettivo di costruire una piattaforma di incontro e dialogo per dar voce sia a quanti sostengono l’utilità di questa faraonica opera, sia a quanti sono invece contrari. Proprio l’arte si proporrà dunque quale linguaggio e strumento pacifico di confronto attraverso incontri, dibattiti, proiezioni, performance, tecnici esperti di Tav e alta velocità, scrittori, registi, critici e storici d’arte.

Tra gli artisti che prenderanno parte alla kermesse: Piero Gilardi, Daniele Galliano, Giulia Caira, Lucia Nazzaro, Alessandro Sciaraffa, Ferdi Giardini, Mauro Biffaro, Costanza Costamagna, Francesca Arri, Nicus Lucà, Paolo Grassino, Yael Plat, Maya Quattropani, Francesco Sena, Francesca Ferreri, Cristina Pedratscher, Andrea Paolini, Coniglio Viola, Luciano Massari e Turi Rapisarda.

Durante l’inaugurazione, che si terrà il 14 ottobre alle ore 18.00, sarà possibile usufruire, all’interno dello spazio espositivo, di una zona “temporaneamente autogestita” per interventi creativi e spontanei.

 

Scritto il ottobre 10th, 2011 da VERSO IL 15 OTTOBRE VAL SUSA CHIAMA ITALIA in PRIMO PIANO, no tav, tags: 15 ottobre

Scriviamo queste righe dalle nostre montagne, sperando che dalle Alpi possano arrivare a tutto lo stivale, da Cortina a Lampedusa. La nostra valle vive un momento di lotta intensa, di resistenza: ogni giorno è qui, ormai, un giorno decisivo. Dai nostri presidi, dalle nostre baite, dai nostri paesi, dalle strade e dai sentieri che li collegano, attorno al fortino militarizzato creato dal governo a difesa del non-cantiere dell’Alta Velocità, stiamo resistendo. Ed è da resistenti che ci rivolgiamo a voi, che ci rivolgiamo all’Italia. La lotta No Tav è una lotta per la difesa della salute e del territorio, ma non solo: è una lotta contro la consegna della ricchezza prodotta collettivamente, in tutto il paese, nelle mani di pochi. È una battaglia contro l’alleanza strategica tra stato e mafia, ma è anche l’idea di un mondo diverso, costruito insieme attraverso nuove pratiche di decisione dal basso. È un movimento in difesa della nostra valle, che amiamo ora come non avevamo mai amato, ma è anzitutto un grido che si leva da un luogo nel mondo, rivolto a tutto il mondo.

Il 15 ottobre, in Europa e non solo, migliaia di persone risponderanno all’appello che giunge dagli indignados spagnoli: da coloro che, a partire dal marzo scorso, hanno deciso di trasformare, a modo loro, la vita politica del loro paese. Persone comuni – non eroi! – proprio come noi e voi, che hanno invaso le piazze delle loro città, parlando alla Spagna della società che vorrebbero costruire, sulle ceneri della classe politica che governa il loro paese. Come la Val Susa non può vincere senza l’Italia – e, lo diciamo con convinzione, un’Italia migliore non può nascere senza la vittoria della Val di Susa – così i ragazzi spagnoli non possono vincere senza l’Europa. Che cosa vogliono? Una politica e un’economia al servizio di tutte e tutti, il rispetto per l’essere umano e per l’ambiente, la morte definitiva dell’accentramento del potere mediatico, dell’abuso sistematico di quello politico, della corruzione, del commissariamento globale da parte della grande finanza. Ogni volta che ripetiamo questi stessi, identici concetti nelle nostre assemblee popolari, ogni volta che li gridiamo lungo le vigne o sotto le reti della militarizzazione, sentiamo di portare avanti una lotta che è la loro stessa; ma è la stessa degli studenti greci e tunisini, dei ragazzi che vengono arrestati sul ponte di Brooklyn e di quelli che cambiano la storia in piazza Tahirir.

Allora che aspettiamo? Il tiranno che ci governa è a Roma! A Roma è il mandante politico dell’invasione militare della Valle, a Roma è il mandante politico del Tav: decrepito, vergognoso e trasversale, proprio come in Spagna, proprio come in Grecia. A Roma sono i palazzi che hanno partorito una manovra di assassinio di due o tre generazioni, e mentre con una mano rapinano gli italiani di 20 miliardi di euro, con l’altra firmano gli accordi con la Francia per regalarne 22 al malaffare, distruggendo con il Tav le nostre vite e la nostra vallata. Mentre già discutono la necessità di una manovra bis per attaccare ancora più a fondo, in nome dei diktat della BCE, la società italiana, spendono 90.000 euro al giorno per gasarci al CS e reprimere in ogni forma il nostro dissenso, per la sola colpa di esserci ribellati al loro decennale strapotere. Questo è ormai la Val di Susa, del resto: un pericoloso esempio per tutte e tutti, da sradicare con la forza. Cosa aspettate? Cosa aspettiamo? Se vogliamo un futuro, un futuro qualsiasi, non abbiamo scelta: dobbiamo sfidare la casta – tutta la casta! – e dobbiamo vincere. A Roma ci saremo per sentire ancora il vostro abbraccio, dopo mesi difficili in cui abbiamo sofferto, ma anche sognato; e tra i nostri sogni ci sarà sempre quello in cui vi vediamo marciare fin sotto i palazzi del potere, e lanciare tutti insieme il grido che arriva, forte e chiaro, dalla Spagna: Que se vayan todos!

SIEROPOSITIVO E NO TAV :<< SOSPENDO LE CURE PER DIFENDERE LA VALLE>>.

da “L’unità” di lunedì 10 ottobre 2011 di Salvatore Maria Righi.

Fabrizio ha 46 anni e probabilmente un destino montanaro. Nato e cresciuto in Abruzo e poi in Val di Susa, nel 1985. “Non c’è poi molta differenza,sono sempre montagne” scherza, ora che è diventato quasi piemontese e che come tanti altri da quelle parti ha fatto diventare la lotta al Tav la propria vita. Fabrizio, che di cognome fa Berardinelli  e che ama quella terra perchè ci ha fatto un pò di tutto, il contadino, l’allevatore di mucche, il maniscalco e il bibliotecario: per questo, spiega, Susa è diventata la “sua” valle. Per questo,  racconta, ha deciso di mettersi in gioco nella lotta alla grande opera :” Vorrei far coraggio a tutti quelli che come me lottano contro l’alta velocità”. Fabrizio ha scelto di rischiare per attirare l’attenzione sulla “militarizzazione” della valle: un rischio calcolato, va bene, ma sempre un rischio. Perchè Fabrizio è ammalato, sieropositivo dal1984 e in cura dal 1998. I farmaci e le terapie di ultima generazione gli permettono come a tanti altri, una vita normale e relativamente serena. ” Ho deciso di rischiare sulla mia pelle per questo dannato problema della Val di Susa che ci impedisce di vivere liberamente” racconta in un video nel quale lui, con una felpa grigia a righe, parla del virus, delle medicine, della Tav e di quella valle dove è diventato sempre più difficile vivere. Da martedì scorso, Fabrizio berardinelli, ha cominciato uno sciopero della fame, nella sua casi di Avigliana, e contemporaneamente ha smesso di prendere le medicine. ” Si tratta di inibitori della proteasi, la proteina di cui si nutre il virus. Significa che le mie difese immunitarie potrebbero scendere e insieme schizzare in alto la carica virale”. Quel virus che gli si è infilato dentro tanti anni fa e che fino adesso è rimasto latente, cioè assopito, potrebbe insomma svegliarsi. Fabrizio Berardinelli sta praticando la sua protesta in ambiente protetto, col supporto di persone competenti, e finora ha subito solo un dimagrimento dovuto al digiuno. Se non ci saranno complicazioni e il suo organismo non darà segnali preoccupanti, dovrebbe proseguire nella sua battaglia almeno fino a giovedì prossimo. “Anche se in modo controllato non significa che non rischio, so benissimo che su questa strada basterebbe per esempio un’infezione opportunistica come un raffreddore per mettermi nei guai seri”. Lo ha voluto fare lo stesso, però, perchè a  nome di tutti ripete che la valle è ormai occupata militarmente e non si riesce più a vivere serenamente. ” Hanno messo i check point di controllo perfino per chi fa la vendemmia, per andare a lavorare tra le vigne bisogna mostrare la propria carta d’ identità. Pensare che proprio la regione ha dato contributi per la coltivazione del vino Avanà, e adesso quelle viti dovranno essere spazzate via per far posto al cantiere Tav. Moltgi vengono  fermati quotidianamente ai posti di blocco, per non parlare delle perquisizioni che fanno nelle loro case e per non parlare di  quelli che vengono fermati e gli viene chiesto di togliersi gli abiti, per vedere se hanno tatuaggi”.

MI SCUSO PER IL COPIA INCOLLA MA NON HOTEMPO PER SCRIVERE

CIAO A TUTTI!!

 
 
 
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