Creato da MrJakowski il 07/05/2006

L'arte di Jakowski

La sincerità è la dote di chi manca di obiettivi...

 

 

LA PODISTA

Post n°110 pubblicato il 03 Luglio 2015 da MrJakowski
 

Diciassette e trenta di ritorno dal lavoro, orario di punta ad affrontare file di macchine e code meccaniche su asfalti roventi. Lo stereo sbotta la voce di un giovane Rino Gaetano e il clima sbuffa gelida aria dai bocchettoni, vorrei essere altrove, abbracciare qualcuno, immaginarmi in un sogno ma la realtà è una squallida tangenziale che mi tiene bloccato, allora inserisco la freccia e svolto verso campagna, una piazzola di sosta, verso strade più strette e meno affollate, attraverso paesini e vecchine che attendono a bordo di striscie, semafori e un posto di blocco, normale controllo una battuta sincera e riparto più accaldato di prima.

Lungo un filare di siepi che nascondono ville inizio ad accelerare, ingrano di quinta e salgo di giri, sorpasso e penso a quanto sia adorabile il senso di compiacimento quando si riceve un complimento, a quanto sia intenso esprimere liberamente un proprio pensiero senza imbarazzi e mentre lo faccio vedo una bella signora che trotterella in divisa sportiva a cavallo del fosso, rallento e scalo un paio di marce, lei indossa due grandi cuffie bianche per ascoltare la musica, pantaloncini attillati bluastri, una canottiera sudata, quando le sono di fianco quasi arresto la macchina, mi giro e la guardo mentre lei si sfila le cuffie e tende le orecchie. La osservo come uno che vuole indicazioni precise poi respiro e con tono profondo le dico:

"Complimenti per la bellezza che ti porti addosso"

E mentre lei traduce la frase che non è abituata a sentire rimane nello sguardo perplessa, un angolo della sua bocca si tira ad emulare un accennato sorriso...Ora appare felice e io di riflesso mi vedo sorridere nello specchietto mentre ansioso riparto per tornarmene a casa, a parlare a chi davvero mi preme regalare un sorriso.

 
 
 

NOTTE INFERNALE

Post n°109 pubblicato il 13 Giugno 2015 da MrJakowski
 

Nel mezzo di una notte infernale, tra incubi, sudori e percentuali di umido in aumento, mi risveglio in preda ai postumi di un incubo che genera ansie...

Allora di fretta mi cambio e scendo le scale, seguo la strada che segue tornanti fino ai colli più alti su cui poggia la mia adorata città, strade deserte, semafori spenti e il buio che silenziosamente ancora mi avvolge.
All'inizio penso di stare scappando ma in breve capisco che sto andando incontro a qualcosa...
L'aria è più fresca, la distanza percorsa in aumento e le mie ansie in allontamento costante, cerco di capire il perchè di questo luogo, del perchè mi sono fermato proprio in questo piccolo paese di collina che il sole comincia a indorare e tostare, a riempire di vita, d'intenso colore.
Poi noto un bar dietro l'angolo...
...E la cassiera ha gli occhi gonfi e rossi, a tratti sbadiglia e a tratti ha la faccia bellina, un profilo divino, le guance amorevolmente arrossate mentre mi chiede con accento da bolognesina:

"Tu non sei di questi parti, vero?"

E a questa domanda il mio tempo sospende il suo corso...

Rifletto sulla mia posizione: quella geografica, quella sociale, sentimentale, politica e sperimentale...Mi chiedo cosa significhi essere parte di una comunità, appartenere a qualcuno, riconoscersi dentro qualcosa...
Ma poi ricordo che ancora devo bere il caffè che ho davanti e ho già fatto un mucchio di strada, il cervello fatica a lavorare con senso compiuto, allora meglio fermarsi, godersi il paesaggio, l'odore, la barista piacente che ora sorride mentre educatamente rispondo:

"No, non sono di queste parti. Ma sono comunque felice di essere qui; piacere, mi chiamo C." 

 
 
 

UNIVERSITARI

Post n°108 pubblicato il 26 Maggio 2015 da MrJakowski
 
Foto di MrJakowski

Non ho mai visitato l'università ma ho frequentato buona parte della sua popolazione; non ho mai partecipato a una lezione ma mi sono fatto largo in mille discorsi all'interno dei suoi cortili; non ho mai avuto un libretto statale su cui annotare numeri di alto profilo ma nella rubrica del mio cellulare ci sono numeri di tanti studenti quante stelle nel cielo notturno, per la verità in una giornata abbastanza coperta.

Bologna, praticamente notte con nessun parcheggio libero, i lampioni ad illuminare di arancio e di giallo le strade e la gente, un fiume di gente, centinaia di volti con in mano una storia che non sembra avere mai fine. E ci sono io che cammino per l'ennesima volta sotto questi portici del centro, venticello freddo, inebriante, fingo d'interessarmi al luogo ma non è vero, la mente è altrove, non molto distante...
Penso a come questo fiume di studenti in lento scorrere col tempo non cambia, nonostante il passaggio delle stagioni e i cicli della maturità, nonostante gli imprevisti, le variazioni di rotta, gli affitti e disdette di affitti, sostituzioni di amici, di corsi, le storie d'amore...
E ora che tutto è diverso mi è ancora più chiaro che tutto è uguale, non c'è differenza: i gesti, le azioni e le frasi, gli atteggiamenti, quel fiume di gente è diverso nelle facce e i colori ma dentro di sé racconta una storia che continua da anni e non cambia; qualcuno lo chiama costume sociale, alcuni vizi di giovane età, per altri non è nemmeno degno di rivolgergli un solo pensiero. 

Tutto è diverso e tutto è uguale.

Mi alzo da questo vecchio, sdrucito sgabello e raggiungo il bancone, allargo le spalle facendomi strada e sventolo una venti bluastra, ho la voce spezzata e un allegra attenzione verso la procace barista:
"Un altro giro di media rossa doppio maltata por favor."
E solo ora capisco che son due, nonostante il tempo che passa, le cose che rimangono uguali più delle altre: la birra alla spina e il sorriso di chi te la serve.

 
 
 

UN SOLO SECONDO DI UNA SERATA

Post n°107 pubblicato il 18 Maggio 2015 da MrJakowski
 

Venerdì sera da basso profilo, da stare seduti in salotti di buona provincia insieme al buon vino, insieme ai vapori di tabacco in pressione. Siamo in quattro: io, l’amico Barbuto, Uovo alla Cock e la Guardia Giurata; si parla di tutto e in fretta e con poca coscienza poi dopo un giro, l’ennesimo di vino rosso corposo, la mia mente precipita verso un lido assai improprio, inaspettato...

Perchè mi sta balenando un ricordo parecchio lontano, attutito dal tempo ma ben chiaro nel suo bel contorno, quasi una decade fa...E sono io che cammino sulla sabbia dura e compattata dall’inverno, la battigia che si perde all’orizzonte con le nuvole a coprire le distanze, mare calmo color pece; al mio fianco una persona ma non ricordo il nome, ricordo invece quelle tre parole:

“Io ti odio.”

Poi ritorno al presente e qualcuno mi riempe il bicchiere, mi chiede qualcosa e annuiscono; si torna al basso profilo, a stare seduti in salotti di buona provincia insieme al buon vino, insieme ai vapori di tabacco in pressione. Siamo in quattro: io, l’amico Barbuto, Uovo alla Cock e la Guardia Giurata.

 
 
 

LA NOTTE DEGLI UBRIACHI VIVENTI

Post n°106 pubblicato il 11 Maggio 2015 da MrJakowski
 
Foto di MrJakowski

Certe notti, lungo certe spiaggie, avvengono strani episodi di trasmutazione alcolica che trasformano ignari passanti in belve feroci pronte a rigurgitarti la loro vita infelice...
Ore 18 abbondanti, sole in tramonto che bacia la sabbia trasformandola in oro, odori di carne alla griglia, di sale marino e protezione solare; baristi e bariste intenti a pulire i banconi prima dei giochi. Io e l’amico barbuto attendiamo spalle al muretto una terza persona, ma intanto arriva la prima:

SILOS
Silos è una ragazza rotondetta dalla forma apparentemente cilindrica, fuma tanto, beve tanto e parla altrettanto; racconta di come è stato faticoso affrontare la separazione con il suo convivente, di come ha dovuto affrontare il suo tradimento, di come tutto fosse stato un macigno da dover sopportare. Dopo il calar delle tenebre però era già dietro una cabina con la birra in mano a dar di lingua a qualcun’altro.

Intanto la campanella dell’Happy risuona lungo la spiaggia e gli ubriachi viventi spuntano fuori da dietro pineta, aumentano e vanno all’assalto. Sembrano un’orda affamata, li vedo al barcollo con coppie di birre a tenere impegnate entrambi le mani mentre una di queste creature s’avvicina pericolosamente verso di noi, già tremo:

LA BIDELLA
La bidella è una ragazza di 37 anni di Ravenna che dice di avere due figli, una passione per la fotografia, una separazione alle spalle e gli ultimi cinque anni di matrimonio passati senza nemmeno baciarsi. Racconta aneddoti intraprendenti sui ragazzi dei licei ravennati, ci offre birra in cambio di starla a sentire ed invita ad andare al Tikoa. L’amico barbuto la segue mentre io resto nel mio Sottomarino in attesa del terzo.

Così rimango da solo tra il buio e le luci della pista da ballo, inerme, indifeso, in attesa del terzo che sembra goderci nel farmi aspettare. Accendo una meravigliosa per comprimere l’ansia e il fumo s’espande, qualcuno mi riconosce e intercetta, mi viene a parlare:

LA FINTA BIONDA
“Non è che faresti fumare anche me? Ti offro un po’ di birra...”
Lei è una finta bionda, finta riccia, finta santa, allunga una Moretti da 66  da dentro la borsa e si riempe il bicchiere; le chiedo come ha passato gli ultimi anni ma in realtà non è che m’interessi granchè, nonostante il suo aspetto belloccio, i vestiti succinti, il suo fare intraprendente; le chiedo come procede la sua storia d’amore con L. e lei risponde Game Over poi ripassa la brace di meravigliosa e scompare nel buio.

Mi chiedo se tutti quelli con in mano una birra abbiamo in ugual quantità tristezza nell’altra;  e sbirciando nei dintorni non riesco a notare nessuno che non sia contagiato. Poi l’amico barbuto ritorna da solo e con in mano due birre, dice di aver visto la Vale, la sua Vale e di stare da cani, di aver abbandonato la Bidella a se stessa durante la salsa&merengue.

Oddio non c’è soluzione, sono e mi sento nel mezzo di un’orda di ubriachi viventi ai quali fatico a sfuggire,  ma non sento minacce poi abbasso lo sguardo e mi guardo le mani e capisco; ho una birra calda ormai vuota, la lingua impastata, un senso latente di distorcimento.
Non è che anch’io mi sarò trasformato in ubriaco vivente?! 

 

 
 
 

DOPO 72 ORE

Post n°105 pubblicato il 04 Maggio 2015 da MrJakowski
 

Ho sempre pensato che correre troppo vuol dire scappare e dal passo tenuto in questi 3 giorni intravedo forse una fuga...
Attraverso un borgo diroccato ed arroccato sui colli di Romagna, attraverso il vibrante centro di una giovane Faenza, attraverso la spiaggia e battigia salmastra del mar Adriatico, attraverso i sincroni sbandieramenti in costume della trascurata Ferrara, attraverso bottiglie di birra e litri di diesel e file su asfalto e dietro a porte di bagni e banconi in cerca di cibo. Attraverso mille visi, mille frasi, mille suoni e mille colori, stimoli infiniti che non sembrano avere mai fine, non sembrano avere mai inizio.

Dopo 72 ore è di nuovo silenzio, la macchina ferma, le persone distanti e i ricordi un tenue brusio che inizia a ronzare, a dare fastidio.

 
 
 

IL MURO

Post n°104 pubblicato il 28 Aprile 2015 da MrJakowski
 
Foto di MrJakowski

Sperduta campagna emiliana, c’è una piccola strada d’asfalto increspato coperta di erba e saggina, fossi ai due lati prosciugati da pozzi moderni; è stretta e prosegue diritta senza una sosta, senza una fine con doppie file di pioppi a far da cornice mentre il buio l’avvolge.
Cammino da solo per dieci minuti fra mille pensieri poi arrivo; saranno passati almeno quindici o sedici anni dall’ultima volta che ho percorso questa strada ma nonostante il tempo passato lui è ancora lì, fermo e silente, freddo e distante: un muro di vecchi mattoni rossi alto due metri e largo altrettanto, immobile e senza più un senso, senza più il suo scopo di riparo e protezione. Mi avvicino, controllo la parete, la tocco ed è bello scoprire che ancora vi sono incisi i nomi degli amori della zona; ci sono le date, alcune promesse, pittogrammi sbiaditi di cuori in frantumi e nient’altro.

 

...Resto immobile per dieci minuti a fissarlo, a pensare e a riempirmi di fumo di meravigliosa i polmoni ma nonostante tutti gli stimoli la scena non mi appare triste e malinconica, nonostante tutto il tempo che è passato, tutte quelle ore perse, le vicende, gli episodi mancati e vissuti; l’unica emozione che davvero mi avvolge è la gioia di sapere che lui sia ancora lì...
...Ed io ancora qui.

 
 
 

INTERVALLO

Post n°103 pubblicato il 04 Novembre 2010 da MrJakowski
 

Scusate ma devo sospendere l'attività per un po', spero per molto meno tempo rispetto all'ultima volta (anche perchè altrimenti potrebbero trascorrere circa 3 anni xD)...Mi spiace d'aver lasciato alcuni discorsi in sospeso e alcune avventure solo a metà della loro storia, ero molto curioso di sapere come finivano; ma spero di tornare presto dandovi l'attenzione che meritate e nel frattempo vi mando un caloroso immenso e sentito abbraccio ^__^

 
 
 

IL GIOCO DEGLI SCACCHI

Post n°102 pubblicato il 03 Ottobre 2010 da MrJakowski
 

 

 

Inanzitutto non fatevi impressionare da tutto quel rosso; in realtà non è sangue vero ma solo smalto rosso per unghie che un giorno ritrovai per caso nel cassetto del comodino (e non fatevi strane idee perchè quel gingillo non era mio, probabilmente qualcuna lo avrà dimenticato nella fretta di scappare dalle mie braccia xD) Capita...Anche se raramente!

Comunque, ve lo posto non tanto per mostrarvelo ma per raccontarvi che grazie a questa piccola opera ho realizzato uno dei miei tanti piccoli sogni...E cioè scoprire con entusiasmo che una mia creazione è stata vittima di un furto. Sì sì un furto!
Purtroppo non so chi sia il responsabile ma posso dirvi dove e come; e con un po' di fantasia vi ricostruisco pure la scena anche se io non c'ero, quindi vado d'immaginazione:

Festa privata al secondo piano di un bed&breakfast di provincia; musica rock, punk, ogni tanto pezzi sbandati di ska...Tante donnette e tanti ometti con il calice in mano, la bottiglia di birra incollata tra i denti...Tra questi pazzi ci sono due persone, una coppietta che ubriaca e guardinga barcolla a destra e a sinistra fino a fermarsi di fronte a una vecchia libreria da cinque scaffali. In quello di mezzo (e quando mi hanno detto dove stava nemmeno io ci credevo) risalta la mia trucida e sanguinolenta creazione sul gioco degli scacchi, proprio in bella vista:

LUI: Cazzo è sta roba??
LEI: Boh?! Non so, mi ricorda il Grand Guignol.
LUI: Che?
LEI: Quella roba splatter che facevano in teatro agli inizi del '900...
LUI: Strana forte!
LEI: Già già e hai visto cosa dice la donnina che gioca con il cerchio?
Lui incuriosito si allunga a leggere la scritta in bianco poi strabuzza gli occhi:
LUI: Orcoboia questo ce lo portiamo a casa!

E da quel giorno del "Gioco degli Scacchi" nessuno seppe più nulla...

 

 
 
 

PERFETTE SCONOSCIUTE

Post n°101 pubblicato il 23 Settembre 2010 da MrJakowski
 

Mi hanno sempre affascinato i perfetti sconosciuti, mi piace sapere che qualcuno non sa niente di me e quindi diffida, mantiene distanze e intanto mi squadra dalla punta dei piedi fino ai capelli. Poi mi piace veder scorrere nuove impressioni in rapido cambio sui loro sguardi curiosi, nei loro gesti affrettati, in frasi e discorsi appena accennati...Mi piace e ogni volta che si crea l'occasione ne approffitto come un bimbo approfitta di un dolce lasciato senza custodia...

Non chiedetemi il perchè di questa situazione, sarebbe troppo lungo e non mi credereste, al massimo ve lo scrivo in pvt se proprio lo volete sapere...Comunque abbiamo appuntamento in centro a Firenze, lungo il Ponte Vecchio, accanto al busto del bullo Cellini; siamo io e Torta Sacher, un mio amico sbarazzino inconcludente.
Noi aspettiamo due giovani donzelle di Latina: Valentina e Nicoletta, tutte e due giovani e belline, tutte diffidenti, tutte con le mani avanti...Nicoletta ha 26 anni e una bimba di 6, separata da due, l'altra è una ragazza pseudo normale biondina, bassina e abbastanza bellina, occhi chiarissimi...

 

All'inizio passeggiamo stando a debita distanza l'uno dall'altra, parliamo autocensurando goffamente i nostri pensieri e sorridiamo automatici & forzati oltre Santa Croce, il Battistero, Piazza della Signoria e la copia grigiastra del David, davanti a Palazzo Pitti e Strozzi, dentro i vuoti giardini di Boboli, attraverso centinaia di asiatici pressati con in mano macchinette fotografiche...
Poi il tempo passa e le parole aumentano, le distanze calano, ormai passeggiamo uno affianco all'altro senza l'imbarazzo delle nostre braccia che vengono a contatto di frequente; parliamo in maniera sciolta senza troppi freni inibitori, di argomenti vari e delicati pieni di dettagli, coloriti dalle nostre idee ora libere di andare senza più censura; adesso sorridiamo anche sinceri ed istintivi ad una battuta, ad un osservazione simpatica, ad uno sguardo rubato in maniera innocente...Non ci sono più automatismi scontati fra di noi, nessun movimento o pensiero meccanico, nessun comportamento da manuale sbiadito.
Siamo solo quattro perfetti sconosciuti che si divertono senza pretese, senza chiedersi niente di più, niente di meno...

 

 

 
 
 
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