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74. Quando un’imponente statua d’oro il re si erige, convoca i satrapi e da tutti esige che si genuflettano ai suoi piedi, dai più grossi ai moschettieri suoi testé promossi... Ahi! Costoro appresero a prostrarsi deferenti agli esseri viventi, ma l’anima giudia mai rimarrà fregata dall’idea che plastica o pittura rappresenti e non sia chi vi figura. “Mille inchini al re, ma al suo ritratto è da idolatri!” E i tre semiti lasciano i teatri regi per finire dentro un ventre di fornace, piuttosto che inchinarsi a un re che tace. Mentre discorrevano così dei fatti occorsi, sentendo quei discorsi le fiamme, per i brividi, divennero ghiaccioli e a sera i tre magnifici uscirono più freschi dei giaggioli. 75. Forse ne provò persino il re tanta vergogna da fare un sogno, poi, che un re mai sogna. C’era un pioppo enorme, da coprir con i fogliami il cielo. All’ombra dei superbi rami stavano pacifici il volatile e la belva. Ma udì tutta la selva la voce d’un vegliardo: “Abbattete quell’albero gagliardo!” Tagliato che fu il pioppo alla radice, non restò che il ceppo. Dopo sette tempi uscì dal ciocco un nuovo arbusto... Gli fa Daniele: “L’albero vetusto sei di certo tu, che perderai la tua poltrona, ma poi riavrai dal Cielo la corona”. Dicono le storie che così di fatto avvenne: quel re perse le penne, ma dopo sette tempora tornò sovrano ancora... Noi che Javè non tollera fossimo buoni a incoronarci un’ora! Il re Nebucadnetsar si fece fare una statua d’oro alta sessanta cubiti... e convocò tutte le autorità delle province per l’inaugurazione... Chi non si fosse prostrato in adorazione sarebbe stato gettato in una fornace ardente... Gli riferirono: “Ci sono tre giudei, preposti da te alla provincia... che non adorano la tua statua” ... “Il dio che noi serviamo ci libererà dalla fornace ardente e dalla tua mano, o re” ... Vi furono gettati vestiti... e camminavano tra le fiamme senza soffrirne danno... E Nebucadnetsar disse: “Benedetto il loro dio... Decreterò che chiunque ne dica male sia squartato”... “Il re Nebucadnetsar a tutti i popoli... Ho avuto un sogno...” E vennero maghi, indovini, caldei e astrologhi... “Io guardavo ed ecco un albero... la cui vetta arrivava al cielo... Ma uno dei Santi Veglianti scese dal cielo e urlò a gran voce di abbatterlo... lasciando solo il ceppo della radice... e di far passare su di lui sette tempi...” Daniele spiegò: “... L’albero sei tu, o re... Tu sarai bandito, per dimorare tra le bestie feroci... Il regno ti sarà restituito quando avrai riconosciuto che è il Cielo a dominare” ... In quello stesso istante quella parola si adempì... (Daniele 3-4)
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Vissuto nel III secolo avanti Cristo, come dimostra la sua precisa conoscenza delle lotte tra i regni alessandrini di Siria e d’Egitto a fronte della carente informazione circa la storia dei re babilonesi e persiani di cui si dice ministro, l’autore del Libro di Daniele si spaccia per il leggendario sapiente ebreo vissuto trecento anni prima, che ha lasciato l’unica traccia in una menzione da parte di Ezechiele (14,14). DANIELE DELL’ETERNO FUTURO 71. Di ragazzi ebrei questo Daniele era nel mazzo che re Nabucco volle nel Palazzo, scelti tra i più belli e intelligenti, da istruire per servi e diplomatici del sire. Tocca ad Anania, Misaele ed Azaria tenergli compagnia nella severa scuola che i cortigiani di Nabucco arruola; in quattro i soli ebrei tra decine dagl’ibridi vivai. Strazio quotidiano per i quattro moschettieri i prelibati cibi forestieri, tutti lievitati o cucinati nello strutto, ch’è il più peccato disonesto e brutto. Santo il nostro chef che li nutrì per giorni dieci con brodo d’erbe e ceci. E sembrerà incredibile, ma grazie a quei legumi i quattro superarono ogni altro in grazia e forza e sacri lumi. 72. Primi nel concorso e diventati ciambellani, serviranno così cento sovrani. Mo però Nabucco ti fa un sogno un po’ balordo e tutti i maghi convoca a tribordo: “Spiega il sogno!” “Quale?” “Via, dal boia! Un mago onesto saprebbe pure questo”. Sfugge alla sorte porca e salva gli altri maghi dalla forca Dan, che sognar tu fai, Geova nostro, pure i sogni altrui. “C’era nel tuo sogno un’alta statua, il capo d’oro, argento dalle scapole al piloro, ventre in rame, natiche e polpacci in ferro e stagno, piedi di latta e creta nel calcagno. La frantuma un sasso rotolandole tra i piedi”. “Ockèi, tu sì che vedi preciso! E che significa?” “Il tuo lignaggio regio, da te, sua vetta fulgida, a successori degradanti in pregio”. 73. Pensa se Nabucco non lo fa primo ministro, per ragionar con lui su quel registro. Ché la religione dello schiavo dà in versione pop la filosofia del padrone... Dice: “ A tuo parere, può durare sempre un regno?” “Uno, ch’è nell’impegno dal dio del cielo assunto, eterno, universale ed inconsunto; regno che ogni altro annulli né nutra usurpatori tra i vassalli”. Vide il suo programma il re in quel regno ed il suo scopo; vide di tutti noi, dal divo al topo, l’unico motivo per cui siamo pervenuti al mondo: starvi e crescere nerbuti annullando gli altri; nostri mezzi naturali affari, furti e strali; come sui greggi s’ergono i capi di governo e i regni, che si alternano finché non ci sistemi un regno eterno… Il terzo anno del regno di Joiakim re di Giuda venne Nebucadnetsar... eccetera...Poi il re disse ad Ashpenaz, capo dei suoi eunuchi, di recargli giovani israeliti di famiglie reali, i più perfetti, belli e di talento... Tra questi i giudei Daniele Anania Misaele ed Azaria... Per non contaminarsi delle vivande del re... Daniele chiese al maggiordomo... da mangiare legumi e da bere acqua... E alla fine dei dieci giorni di prova erano i più belli e grassi di tutti... Il dio diede loro inoltre conoscenza e intelligenza... Per cui furono ammessi al servizio del re... fino al primo anno di Ciro... Il re fece chiamare magi, astrologi, incantatori e caldei (così in Caldea!) ... “Ho fatto un sogno...” ...“Raccontalo!” ... “Se non indovinerete sia il sogno che il significato, sarete squartati” ... “Nessuno può riuscirvi” ... E fu emessa la sentenza di morte... Ma l’enigma fu rivelato a Daniele in visione ... “Tu vedevi una grande statua... testa d’oro fino, petto e braccia d’argento, ventre e cosce di rame, gambe di ferro e piedi in parte di ferro e in parte d’argilla. Una pietra... le rotola al calcagno frantumandola... La testa d’oro sei tu. E dopo te altri troni, via via più scadenti... Al tempo di questi ultimi re, di ferro e di argilla, il dio del cielo farà sorgere il regno che non sarà mai distrutto e che non passerà sotto la dominazione di altri popoli. Esso spazzerà gli altri regni e durerà per sempre” ... E il re disse a Daniele: “Il vostro dio è davvero il dio degli Dei, il signore dei signori...” Ed elevò Daniele in dignità... gli diede il comando della provincia e lo prepose a tutti i savi di Babilonia. Daniele ottenne dal re che anche i compagni fossero preposti agli affari della provincia di Babilonia, mentre egli risiedeva alla corte del re (Daniele 1-2). |
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ANIMALI Sul finire della scorsa estate, camminando per un sentiero della montagna, mi arrestai di colpo vedendo, quasi alla base di un muro a secco dissestato, un rettile attorcigliato su un ciuffo d’erba. Ne so abbastanza per riconoscerla immediatamente, dalla testa triangolare e la serpentina scura sul dorso: era una vipera. Frenato l’istinto atavico di alzare il bastone, rimasi ad osservarla mentre si srotolava con calma e si rificcava tra i sassi, mandando probabilmente a quel paese il rompipalle che le faceva ombra. Amo gli animali. Li amo allo stato libero: i cavalli che corrono per i crinali del Monte Pellecchia con la coda al vento, le vacche che vagolano per i pascoli allo stato brado in cerca di erbe più fresche e più varie, i gatti che giocano a fare i felini con i topi e le lucertole, lupi cani e volpi che ti si avvicinano spontaneamente in cerca di un amico. Amo gli animali perché si godono la loro libertà senza toglierla agli altri, se non in caso di estrema necessità. Amo anche le piante, che sono esseri viventi come gli animali. Degli animali forse rappresentano la famiglia filosofica: acquisita la certezza che tutto il mondo è paese, svettano felici sull’angolo di terra sufficiente a garantire loro il nutrimento e la riproduzione. Ho invece una gran pena per gli animali ridotti in cattività, schiavizzati dall’uomo che li sfrutta, magari li ingrassa nel chiuso di un box e li destina alla fine al macello. Odio in particolare (l’ho scritto nel mio profilo) i cani al guinzaglio e i loro padroni; animali incapaci di urlare i loro sentimenti alle stelle, abituati ad abbaiare soltanto a difesa di chi gli dà la stozza e, alla fine, il colpo di grazia. Chissà perché, mentre scrivo queste ultime righe, mi viene ossessivamente davanti la faccia cupa di un Capezzone. |
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69. Eccola, la biga che dai cieli dove iberna Elia riporti nella sua caverna; donde selezioni un gregge, non codesta muta di cani, al Cristo per la sua venuta. Vento sopra il fuoco che arderà come la stoppia la feccia iniqua e doppia, diventerà poi brezza che zompi ci darà di contentezza; e allora, non estorta, ricca ed olente tornerà l’offerta. Quando? Quando un becco come te sarà zelante, invece che imbroglione e petulante; e perfino ladro, nei confronti del Signore, fregando il sagrestano e l’esattore. So quello che dici: dallo zelo di una volta che messe fu raccolta? Inutile discutere con plebe tanto angusta, che ha perso fede e tremito. Ritorna, Elia! Ritorna, o santa frusta! 70. Mentre la parrocchia ch’è rinata in Palestina tra un nugolo di razze si trascina, pochi nell’attesa d’un messia in maglia ebrea che porti ancora sogni d’epopea, tanti a barattare tra i Gentili la chimera col fumo di zuppiera, il nostro Nume santo non solo (distrazione o pentimento) il sabato non paga, ma in cerca di se stesso ancora vaga: prima fra gli oriundi di Babele e d’Ecbatana passeggia intoccolando la campana; poi lo troveranno lì smagrito i Sacri Testi in casa dei cristiani meno pesti. Quivi soprattutto con Daniele il tempo passa; che tale fama ammassa di saggio e fedelissimo da viver trecent’anni, per infiorar di frottole tre secoli di pene e disinganni. Ecco, vi mando il messaggero che mi prepari la via davanti, dice il Signore... Chi potrà sostenere il giorno della sua venuta?... Purificherà i figli di Levi e li depurerà come si fa con l’oro... Allora sì che le offerte saranno gradevoli... L’uomo deve forse derubare il dio?... Avete detto: “E’ vano servire un dio...” Si proclamano dunque beati i superbi! Ma ecco che il giorno viene, ardente come fornace; e tutti i superbi e gli empi saranno stoppia... Vi mando Elia profeta, prima che venga il giorno di Javè... onde io, venendo, non debba sterminare tutto il paese (Malachia 3-4).
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67. Bestie! Sempre bestie! Malachia non v’alliscia; papa mancato, sullo schifo piscia. Se non foste bestie, da due secoli sareste regno divino e popolo celeste. Colpa del Signore, che ha mancato di parola? Ma chi vi ha fatto scuola? Javè dei suoi favori ha dato buona prova fino a ieri; da quando… Chi l’azzecca il primo maschio che figliò Rebecca? Primo fu Esaù; quindi in favore o per il sonno elesse il dio le corna di tuo nonno? Dici colpa sua? Oh, se t’è padre e ti è patrono, che zelo, che timore è nel tuo dono? Solo quando è tisica la bestia da immolare la porti sull’altare. Ché mentre ovunque gli esuli gli bruciano gl’incensi, al dio le palle fumano le rare volte che tu qui lo pensi… 68. Io son papa e transeat! Tu, prole iconoclasta, forse rispetti il resto della casta? E’ predestinato il tuo Levita a fame certa; fare il prete è un attendere l’offerta; mogli e figliolanza sono cani d’ogni razza... Se poi Javè s’incazza, invece dei cosciotti vieni ad offrirgli petizioni e fiotti; così che pure un torso d’offerta possa andargli di traverso. Non parliamo affatto di tua moglie: una miledi usata per lustrare i marciapiedi... Sì, partì da Abramo, grata al dio, quest’arte antica; così cercava un seme alla sua fica, mica li rompeva a Sant’Ermete Trismegisto perché piovesse un Cristo! Tu il Nume ricompensalo per ciò che ti fa avere e non chiedere e chiedere finché ti prenda a calci nel sedere! Oracolo e parola di Javè rivolti a Israele per mezzo di Malachia. Io vi ho amati, dice il Signore... Non era Esaù il fratello maggiore di Giacobbe? E nondimeno ho eletto Giacobbe e odiato Esaù... Un figlio onora suo padre e un servo il padrone... dov’è dunque l’onore, dov’è il timore che mi dovete? ... Voi offrite sul mio altare bestie malate... Presentatele al governatore!... Dovunque si offrono al mio nome profumi e oblazioni pure... mentre voi lo profanate dicendo: “E’ quello schifo di mensa del dio... Uffa, che strazio!” ... Vittime rubate, zoppe, malate... E io dovrei gradire? E ora questo ammonimento è per voi sacerdoti... che non osservate le mie vie... che fate personalismi nell’applicare la legge... Tutto Giuda profana la divinità di Javè... sposando figlie di Dei stranieri... E non fate altro che coprire l’altare di lacrime, di gemiti, sì da fargli andare di traverso le offerte... E il Signore è testimone fra te e tua moglie, che sfrutti e inganni... Voi dite: “Ma non fu il primo (Abramo) a far così, pur conservando la grazia?” Ma quel primo lo fece perché cercava il seme promessogli dal dio ... In che l’offendete? Nel chiedere dov’è il dio della giustizia! (Malachia 1-2) ...domani il seguito e la fine...
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