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Creato da anonimo.sabino il 06/09/2006

L'altra campana

Itinerario spirituale di un pagano

 

 

ADVERSUS GENTES

Post n°239 pubblicato il 21 Novembre 2009 da anonimo.sabino
 

89.

     Damasco e Israele son funebri marmi:

non è una ragione perché li risparmi;

con Ninive e Tebe altresì l’Abissinia

cadrà in ignominia.

     Terrore di tutti il leone di Giuda,

che l’Africa e l’Asia calpesta e denuda,

servito da popoli esangui, rimasti

quel tanto che basti.

     Ad Edom si sente tra i monti una voce:

“Arriva il mattino?” “S’avanza veloce,

ma al regno che il buio dei secoli inghiotte

sarà sempre notte”.

     Non toglier la sella al cammello che crolla,

Arabia, ma lancialo come una molla:

non c’è pei deserti né duna né rada

che fermi la spada.

     Oracolo vero. Io sto sentinella

in cima alla torre e Javè mi favella,

negli occhi la fiamma dell’ira e d’intorno

il buio d’un forno.

90.

     Son risse e chiassate anche dentro la torre,

di gente che beve, che alterca, che corre:

“Che serve l’impegno? A mare ogni remo!

Ché tanto morremo”.

     Parola verace: domani morrete,

voi tutti, s’intende, che Jah non temete.

Né spade né carri ti troncano i piedi,

ma il dio che non vedi.

     E tu, ciambellano del regio palazzo,

per farti stimare da morto un gran cazzo,

prenoti un sepolcro nel tempio: non sai

che in terra starai?

     Pensieri più gravi tu sì che dai, Tiro:

spremete, o navigli, l’estremo respiro!

E tu, grande fiera mercato, Sidone,

sai già la canzone:

    “ Ancheggia e passeggia, avvizzita mignotta,

se ancora tu vuoi rimediare la piotta”.

Né assiri magnaccia ingrassare più devi,

ma i preti di Levi.

Oracolo contro Damasco... Non sarà che un ammasso di rovine... e del residuo di Siria avverrà ciò che è avvenuto della gloria dei Figli d’Israele... Gli Assiri saranno abbandonati in massa agli uccelli rapaci... Lungo le rive del Nilo tutti i seminati, brulli per la secca, spariranno... e il paese di Giuda sarà il terrore dell’Egitto... Si grida da Seir: “Sentinella, a che punto è la notte?” ... “Si fa giorno e si fa ancora notte...”  Oracolo contro l’Arabia... Venite incontro all’assetato... che fugge davanti alla spada... Tutta la gloria di Kedar sarà scomparsa... Tu che hai che sei salita sui tetti, città di clamori, di tumulti e di chiassate? Sarà Javè dio degli eserciti a farvi piangere... voi che dite: mangiamo e beviamo, ché domani morremo... E tu chi hai o che hai qui nel tempio, che ti ci erigi un sepolcro? ... Oracolo contro Tiro. Urlate, o navi di Tarsis! ... E tu, mercato delle nazioni, sii confusa, o Sidone... ché ti accadrà quel che dice la canzone della meretrice: “Prendi la cetra e passeggia, battona dimenticata; suona bene e canta molto, perché qualcuno si ricordi di te” ... Ma i suoi guadagni, i suoi salari impuri saranno consacrati al dio Javè... (Isaia 17-23)

 

 

 

 
 
 

BABELE S'E' DESTA... TRA ALTRI ISAIA

Post n°238 pubblicato il 20 Novembre 2009 da anonimo.sabino
 

87.

     Il vero nemico del drago ormai stanco

di Ninive sorge dal sonno al suo fianco,

tra i fiumi fatidici che, con i molti

paesi più colti,

     lo zotico Assiro ha ridotto in colonia.

E’ il trono dei regni; sì, lei, Babilonia;

che antica sovrana, sorretta dai Medi

già scalpita in piedi.

     E vengono a Gebus di là ambasciatori,

cui mostra Zecchia borioso i tesori.

“Baggiano!” lo sgrida il profeta statista:

“Mo vuoi che desista?”

     Il re se ne ammala. Isaia se ne frega.

Ma tanto il migliore degli unti lo prega,

che poi lo risana. “E Babele, m’imbroglia?”

“Te no, non ti spoglia:

     verranno, ma dopo che tu sarai morto,

a far dei tuoi figli facchini di porto...”

“Purché mi assicuri ch’io viva in letizia,

che bella notizia!”

88.

     Un secolo dopo, ha l’esilio per reggia

l’ennesimo vate che il nome noleggia

da quelli che furono mentori e grinta

dei re della cinta.

     Schizzando veleno su tutte le Genti

scacazza gli atavici suoi rodimenti,

succhiata da antichi colleghi certezza

di piena salvezza.

     Già sogna distrutto da Medi e Giudei

quel trono di tutti tornato ai Caldei,

Babele mignotta, che d’ogni occupante

è l’astro cangiante.

     Del piano di pace stilato è il decreto:

sui Babilonesi sterminio completo,

l’Egitto asservito ad un Giuda gradasso,

Filiste all’ammasso.

     E un urlo di morte dal Moab testardo:

si scalmana e sanguina in bocca al ghepardo

che ancora reclama il tributo d’agnelli

dei tempi più belli…

... Intanto il re di Babilonia mandava un dono e una missiva ad Ezechia... che mostrò agli ambasciatori la segreta del Tesoro... Ma Isaia... : “...Ecco i giorni che tutto... prenderà la via di Babilonia... e dei tuoi stessi figli faranno eunuchi di corte”... Ezechia commentò: “La parola del dio, che tu annunci, è buona... purché ci sia pace e sicurezza durante i miei giorni” (II Re 20 – Isaia 38-39).

Oltre all’ultimo Isaia, del ritorno dall’esilio, rinviato al Quaderno seguente, anche le profezie Contro le Genti escono da mani diverse e mostrano frustrazioni, contraddizioni e notizie proprie di periodi successivi.

Oracolo contro Babilonia... Ecco, io suscito contro di loro i Medi... E  Babilonia, splendore dei regni, bellezza superba dei Caldei, sarà come Sodoma... Struggiti, o Filistia tutta... Oracolo su Moab: ...Le acque di Dimon son piene di sangue... Mandate gli agnelli al dominatore del paese... Mandateli alla figlia di Sion... (Isaia 13-16)

 

 

 

 
 
 

IL SECONDO ISAIA

Post n°237 pubblicato il 19 Novembre 2009 da anonimo.sabino
 

85.

     L’Assiro ripassa con schiere accresciute

e porge a Zecchia le tratte scadute:

“La mia protezione l’hai chiesta e la paghi.

O adesso tu indaghi

     le vie dell’Egitto? E’ una canna scheggiata

che scarna i polpastri di chi l’ha impugnata.

O ascolti la Chiesa? Lei salva i regimi

da quelli che opprimi;

     ma se del dio nostro è più forte il tuo nume,

perché fu il suo Efrem un passero implume?
Scommetto duemila cavalli, se conti

tu ed hai chi li monti”.

     Il re, costernato, pregava il suo Giave:

“Dimostragli quanto il tuo pugno è soave!”

E apparve Javè nel profeta Isaia,

speranza giudia:

     “Parola: non cedere e tieni coraggio!”

Sapeva: i soldati son qui di passaggio;

né contro una torre verrebbe davvero

l’esercito intero...

86.

     Ha forse il prelato altresì chi lo informa

del vero obiettivo di simile torma:

Egitto ed Etiopia le muovono incontro,

per l’epico scontro.

     E dice al pupillo: “Il dio nostro è più grande.

Gli basta che tu tenga su le mutande.

E a chi lo insultò puoi rispondere cacca;

ché manco t’attacca.

     Di’ ad Assur: a questa figliuola di Giuda

comanda Javè che le porte ti chiuda;

l’hai detto: ha soltanto uno scudo ed un’asta,

il dio che le basta;

     e tu che lo insulti, barbarico doge,

vedrai se ti mette l’anello alle froge”.

Parola divina: nel campo dei forti

fu un mucchio di morti.

     Così salverà tutti i martiri suoi

in seguito Dio da capestri e frantoi

e belve e fornaci; finché la mannaia,

ahi Jah, non li sdraia.

Da Lakis il re d’Assiria inviò ad Ezechia un grande esercito... “Vuoi appoggiarti all’Egitto? E’ un sostegno di canna fessa... O dite: noi confidiamo in Javè, nel dio nostro... Fa’ una scommessa con il dio nostro, Assur: ti darò duemila cavalli, se tu rimedierai tanti cavalieri da montarli”... Poi  Rabshaké gridò in lingua giudaica alla gente: “...Non date retta ad Ezechia, quando cerca d’ingannarvi dicendo che un dio vi libererà... Ha questo dio liberato Samaria dalla mia mano?” E la gente rimaneva ammutolita . Il re Ezechia si stracciò le vesti... e mandò a chiamare il profeta Isaia... “Non ti spaventare... che il re d’Assiria ritirerà le truppe” ... Infatti Sennacherib seppe che Tirhaca re d’Etiopia gli marciava contro... Poi dall’assedio di Libna... inviò altri messi ad Ezechia. Ma Isaia...: “Digli che la vergine figlia di Sion lo sprezza e lo beffeggia... E lui non ti lancerà una freccia...” La notte stessa lo spirito di Javè uscì e colpì nel campo degli Assiri 185.000 uomini. Quando la gente si levò al mattino, erano tutti cadaveri. Tornato a Ninive... Sennacherib fu poi ucciso dai figli... (II Re 18-19 – Isaia 36-37)

 

 

 

 
 
 

LA RABBIA DI NAHUM E LA SPERANZA DI SION

Post n°236 pubblicato il 18 Novembre 2009 da anonimo.sabino
 

83.

     A Nume Supremo elevato dai Giona,

nel vate di razza Javè si sprigiona:

su Ninive stessa Nahum il profeta

sterminio decreta.

     Parola del nume di nome Terrore,

celeste geloso che serba il rancore,

che spappola i monti ed inonda le valli

fischiandoci i falli.

     L’editto è stilato: quel ventre di boria

non abbia in futuro né nome né storia.

Su chi flagellava si volga il flagello.

Sconquasso. Macello.

     Tesori a montagne, madame e marchesi

in stracci volare per altri paesi

rimira, tu Ninive, a natiche fuori!

Grugnisci e poi muori!

     Né sai quanta festa faranno poi tutti:

è morta la tigre che umani prosciutti

portava a brandelli alla tana dei ghiotti

mai sazi tigrotti.

... Visione di Nahum di Elkosh. Javè è un dio geloso e vendicatore... Il suo furore divampa come il fuoco... Egli farà una totale distruzione della terra di Ninive... Ha dato l’ordine: il suo nome non abbia futuro... Un distruttore sale contro Ninive... E’ spogliata nuda e portata via; le sue serve gemono come colombe... Predate l’argento! Predate l’oro! ... Quivi il leone sbranava per i suoi cuccioli... Guai alla città di sangue... Eccomi a te, dice il Signore: ti alzerò la veste fino alla faccia... e tutti quelli che sentiranno parlare di te applaudiranno alla tua sorte: su chi non è passata la tua malvagità? (Nahum)

ISAIA SPERANZA GIUDIA

84.

     Ma prima che Giona la pieghi alla pace

e mentre l’arreso le attizza la brace,

non passa indolore la Ninive cruda

nemmeno su Giuda.

     Se ad Efrem mai più governanti concede,

qua in trono Zecchia suo suddito siede,

colui che l’Assiro svezzò per pupillo

zelante e tranquillo.

     Ed è per il Libro il perfetto monarca

che ogni idolo infrange e gli eretici marca,

benché, per pagare il tributo che deve,

dissangui la pieve

     e il tempio denudi del suo vasellame,

di utensili e fregi d’argento e di rame.

Finché l’Isaia non mostra in arrivo

Javè redivivo:

     l’Egitto s’è armato a sventar la minaccia

che viene dal nord; e Sionne l’abbraccia.

Fidente in quel forte ed atavico aiuto,

rifiuta il tributo.

Ezechia figlio di Achaz regnò... ventinove anni in Gerusalemme... Egli soppresse i culti delle alture, frantumò le statue, abbatté l’idolo di Astarte... E il dio fu con lui, sì che riuscì in tutte le imprese. Si ribellò al re d’Assiria... Sconfisse i Filistei... Lasciò che Shalmaneser distruggesse Samaria... Poi Sennacherib... conquistò tutti i fortini di Giuda... Ezechia si arrese... Allora fu costretto a strappare dalle porte del tempio e dagli stipiti le lame d’oro... (II Re 18 e Isaia 36, che passa dal profeta foloassiro al profeta filoegiziano)

 

 

 

 
 
 

IL MISSIONARIO (conclusione libro di Giona)

Post n°235 pubblicato il 17 Novembre 2009 da anonimo.sabino
 

81.

     Il pesce, convinto d’avere capito,

a riva lo vomita un po’ arrugginito.

E ancora la voce: “L’Assiria è distante:

Profeta, adelante!”

     Così viene a Ninive, l’orca tremenda

a cui non c’è intrepido che non s’arrenda;

tre giorni di marcia, per fare il suo giro;

qui l’urlo è sospiro.

     Ma lui chiama il popolo contro la guerra:

“Perché tanta morte? Sia pace alla terra!

Sarà la tua spada a ridurti in tizzoni,

se non la deponi...”

     Ahò, non si crede, ma il volgo che adora

con Assur Astarte un Johvè vuole ancora;

Jah della gloria è più il nome mendace,

ma Jah della pace.

     Concordia tra gli uomini dentro le mura

e fuori, pertanto, il pentito procura.

Attonito Giave, la frusta che schiocca

su Ninive blocca.

82.

     Adesso il profeta ne prova rimorso

e al dio d’Israele piegato dà il dorso:

“Che nobile impresa! Profeta sbagliato,

non fossi mai nato,

     inerte hai veduto il tuo popolo in lutto

e storni il castigo da chi l’ha distrutto”.

La voce punzecchia: “Né il rischio del torto

né meriti ha il morto...”

     Davanti al suo buco di periferia,

un ricino verde, la sua compagnia,

appunto in quei giorni l’ha ucciso la secca.

“Mannaggia Rebecca!”

     “...La gente di Ninive, e vedi se è tanta,

non credi che meriti quanto una pianta?”

“Non so e non m’importa. Sto mondo l’ho a noia.

Io spero che muoia!”

     “Il mondo?” La voce s’incavola forte:

“Il mondo sei tu. Che risolve la morte?

E è patria dov’è comunanza d’impegno,

non questo o quel regno”.

La voce del dio Javè si fece sentire di nuovo: “Alzati e va’ a Ninive!” ... Era una città immensa davanti a Dio ( qui come altrove l’espressione significa: sede del potere ), tre giorni di cammino. Giona cominciò a inoltrarvisi per il cammino di una giornata predicando: “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta”. I Niniviti credettero... e giuntane notizia al re... fu pubblicato un bando...: “Ognuno si converta dalla sua malvagità e dalla violenza...” Così Javè, vedendo quello che facevano... si pentì dell’intenzione di far loro del male. E non lo fece. Giona però ne provò dispiacere...: “O Signore, non era questo che temevo...? Meglio morire...” Ma il dio gli disse: “Fai proprio bene a irritarti così?” Fuori città... Giona si era fatta una baracca... il dio vi fece crescere un ricino... che dava a Giona grandissima gioia. Ma al mattino Javè fece venire un verme che attaccò il ricino e lo fece seccare... e il sole picchiò sul capo di Giona tanto da fargli desiderare la morte. E il dio...: “Tu hai pietà del ricino ...  e io non dovrei averne per Ninive, per questa moltitudine di 120.000 persone che non distinguono  destra e sinistra?” (Giona 3-4. Manca al libro di Giona la conclusione esplicita, forse tagliata dai manipolatori)

 

 

 
 
 
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