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Creato da bluewillow il 31/03/2006

L'angolo di Jane

Tutto su Jane Austen e sui libri che mi piacciono!

L'ANGOLO DI JANE

Benvenuti nel mio blog!

Questo spazio è dedicato a recensioni di libri e film, ai miei racconti,  a riflessioni personali di varia natura e soprattutto a Jane Austen, una delle mie scrittrici preferite.

Sono una stella del firmamento
che osserva il mondo, disprezza il mondo
e si consuma nella propria luce.
Sono il mare che di notte si infuria,
il mare che si lamenta, pesante di vittime
che ad antichi peccati, nuovi ne accumula.
Sono bandito dal vostro mondo
cresciuto nell'orgoglio e dall'orgoglio tradito,
sono il re senza terra.
Sono la passione muta
in casa senza camino, in guerra senza spada
e ammalato sono della propria forza.

(Hermann Hesse)


 

JANE AUSTEN -RITRATTO

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Slime adottati dal blog grafico amico Stravaganza

(clicca sul nome degli slime per leggerne la descrizione)

PinkSlime

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InkSlime

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Come scrivere un best seller in 57 giorni - Luca Ricci

Post n°509 pubblicato il 19 Novembre 2009 da bluewillow
 

Titolo: Come scrivere un best seller in 57 giorni Autore: Luca Ricci Casa editrice: Laterza pag: 109 costo: 9,5 euro


Al contrario di quanto si potrebbe credere leggendone il titolo “Come scrivere un best seller in 57 giorni” non è un manuale per aspiranti emuli di Dan Brown e John Grisham, ma un racconto umoristico che ha per protagonisti quattro scarafaggi e per obiettivo quello di mettere alla berlina il best seller, rivelandone la pochezza artistica e i mezzi  per confezionarlo come un prodotto industriale.
John, Paul, George e Ringo sono quattro blatte parigine che si vedono costrette a trovare un modo di aiutare Briac, il giovane scrittore bohemienne di cui condividono l’appartamento: un ragazzo con grandi aspirazioni artistiche, ma così in bolletta da non riuscire a pagare l’affitto.
Partito Briac, nessun futuro proprietario sarà così sciatto da lasciare in pace i poveri scarafaggi, quindi aiutarlo a comporre un grande successo editoriale diventa questione di vita o di morte.
I quattro insetti si danno quindi a riflessioni letterarie e filosofiche sulla natura del libro di successo, di quello cioè che sale in cima alle classifiche e che tutti leggono o dicono di avere letto.

- Datemi la vostra definizione di best seller.
-Un libro idiota che risulta intelligente.
-Un libro scritto così male da sembrare già un film.
- Un libro che è stato scritto per vendere molto che vende molto e poi lo ristampano e vende ancora di più e tutti ne parlano perché ha venduto e dopo vende ancora.

Con molta leggerezza,per mezzo dei suoi speciali Fab Four Luca Ricci tratta tutti gli aspetti che servono a confezionare un campione delle vendite e sebbene siano stati scritti chissà quanti articoli e pile di volumi a riguardo, la sua definizione molto semplice è in verità davvero calzante. Fondamentalmente un best seller è un libro che invoglia alla lettura anche chi di solito non legge, che aspira solo a raccontare una storia, non a proporre tematiche che inducano ad una riflessione, che ha personaggi fortemente caratterizzati, descritti in maniera tanto minuziosa da sembrare veri. Libri fatti per catturare subito il lettore, ma anche per essere subito dimenticati: avvincenti, senza essere emozionanti. I best seller sono tutti così simili tra loro, secondo l’autore, che se un tempo il fatto che un libro diventasse un best seller era solo una conseguenza di un caso fortuito e che poteva comprendere libri di ogni genere letterario, oggi invece “il best seller” è una categoria a sé, un nuovo genere: il best seller appunto, che ha le caratteristiche sopra elencate. Qualcosa così facile da progettare che…possono riuscirci anche quattro scarafaggi!
Il libro ha la rara caratteristica di essere intelligente rimanendo divertente e si lascia leggere in soffio. Non mancano frecciatine alla poca efficacia della critica letteraria, che non sembra assolvere alla sua funzione di guidare ad un gusto differente dal libro preconfezionato, né al mondo della scrittura in generale.
Anche se condivido gran parte di quanto Ricci scrive, alla fine della lettura mi rimane un grosso dubbio. Il best seller è davvero sempre da deprecare? Una storia scritta solo “per raccontare una storia”, con personaggi forti e indimenticabili, non è e non sarà mai letteratura?
Allora mi chiedo perché “I tre moschiettieri” di Dumas assomiglino così tanto ad un best seller, ma continuino sempre a sembrarmi un gran libro. Certo Dumas scriveva meglio di Dan Brown (e soprattutto usava una trama diversa per ogni libro, anziché riciclare la stessa per tutti),ma allora la differenza fra un libro valido artisticamente ed uno che è paccottiglia sta nello stile?
Domande vecchie come la letteratura, o forse come i primi due scrittori che si azzuffarono per decidere chi dei due era il migliore, alla quale temo ognuno debba dare la propria personale risposta.

PS: per rimanere in tema, la recensione del prossimo libro sarà, rullo di tamburi, proprio un best seller, stay tuned!

 
 
 

Piccione impossibile

Post n°508 pubblicato il 19 Novembre 2009 da bluewillow
 

Se volete passare qualche minuto veramente divertente con un filmato di animazione in computer grafica, che non ha niente da invidiare a quelli della prestigiosa Pixar o alla Disney, senza neanche dover comprare il biglietto del cinema, vi consiglio questo divertente filmato che fa il verso a Mission Impossible, dal titolo Pigeon Impossible, realizzato da Lucas Martell e caricato su Youtube l'8 Novembre di quest'anno: ha già realizzato oltre 600.000 visite. Il filmato non ha dialogo, come spesso capita per i brevi filmati umoristici di anzimazione, e quindi si può considerare internazionale, ma vi traduco la sintentica introduzione dell'autore:


“Una neo-agente segreto deve affrontare un problema raramente previsto nell'addestramento base: cosa fare se un piccione rimane intrappolato nella vostra governativa e multimilionaria valigetta nucleare.”

 

 

PS: L'autore ha realizzato questo filmato interamente da solo, impiegando ben 5 anni per la sua realizzazione. Tutte le informazioni su "Pigeon Impossible" sul sito di Lucas Martell http://pigeonimpossible.com/

 
 
 

Orgoglio e pregiudizio e zombie - Jane Austen (il cui sprito spero perseguiti…)Seth Grahame- Smith

Post n°507 pubblicato il 17 Novembre 2009 da bluewillow
 

Titolo: Orgoglio e pregiudizio e zombie Titolo originale: Pride and Prejudice and Zombies Autore: Seth Grahame-Smith e Jane Austen (ma solo per il fatto che Grahame-Smith a fatto il peggior copia-incolla possibile di un romanzo immortale) Traduzione: Isa Maranesi e Roberta Zuppet  Casa editrice: Nord pag: 367 costo: 15 euro


E’ una cosa universalmente riconosciuta che se uno scribacchino privo di qualunque talento tenta di rimettere mano ad uno dei migliori romanzi mai scritti, pervaso di una rara, raffinata, inimtabile ironia, il risultato possa essere solo pessimo . Ritengo anzi che se “Orgoglio e pregiudizio e zombie” fosse stato scritto da uno zombie qualunque, privo di cervello, con le ossa scheletriche legate dietro la schiena e ancora mezzo sepolto nella sua tomba,il risultato sarebbe stato assai più gradevole di quello ottenuto da Seth Grahame-Smith.  Dirò di più: se Moccia avesse tentato di scrivere questo libro avrebbe potuto essere più ironico di Seth Graham Smith. Spero sia chiaro quanto questo libro sia TOTALMENTE PRIVO DI IRONIA.
Ma cos’è esattamente “Orgoglio e pregiudizio e zombie”? Alcuni mesi fa un libro dal titolo vagamente familiare “Pride prejudice and zombies” ha scalato inaspettatamente le classifichedi Amazon, il maggiore rivenditore online di libri in lingua inglese. Il libro è stato pensato come un pastiche fra pezzi originali del “Pride and Prejudice” di Jane Austen e di paragrafi inseriti da grahame-Smith , nel tentativo di trasformare il volume in una parodia gotica dell’orginale. Nel mondo alternativo così creato la tranquilla campagna inglese si trasforma in un posto infestato da zombie e le cinque sorelle Bennet in combattenti votate alla sconfitta del mortale nemico.  In teoria l’idea non sarebbe stata malvagia: se realizzata forse da qualcuno con un minimo senso della scrittura (e forse anche della decenza), la versione umoristica del libro avrebbe potuto anche essere divertente.  Il risultato effettivo invece è, purtroppo,semplicemente disgustoso.  I pezzi  con gli zombie sono terribilmente e inutilmente splatter, senza alcuna reale funzione narrativa, se non quella di suscitare ribrezzo nel lettore. I pensieri dei personaggi sono deformati in modo da trasformare Elizabeth  e Darcy in assassini senza scrupoli e alquanto psicotici,che meditano continuamente di uccidere non solo zombie, ma anche chiunque “offenda” il loro onore. Ad esempio nella scena del ballo in cui Darcy ed Elizabeth si incontrano per la prima volta, quando Darcy offende Elizabeth con un commento sprezzante, la deliziosa fanciulla sta meditando di vendicarsi tagliandogli la testa, quando gli zombie irrompono a far strage dei domestici dei Bennet e i due devono vedersela con l’orda di mostri. Ma non sarebbe certo questo il pezzo peggiore (sebbene vi assicuro bastante a rendere già questo libro pessimo): io ho trovato orribile che questo volume sia disseminato di suicidi (narrativamente inutili), di fiumi di secrezioni corporee e di  assassini di esseri umani da parte dei personaggi (non degli zombie)fatti passare con noncuranza. Sono cose che non mi fanno ridere, mi fanno ribrezzo. Per riderne penso mi dovrebbe mancare una rotella.
La palma dello schifo (perdonate il termine), va però al trattamento riservato al personaggio di Wickham, il “cattivo” della storia, che inganna tutti con la propria ipocrisia: per punirlo Seth Grahame Smithe lo rende paraplegico e ironizza sul fatto che per le sue necessità corporeee la sua barella puzzi costantemente. C’è tutta una serie di scene con Wickham che se la fa addosso che dovrebbero essere umoristiche. Va bene,Wickam non esiste, ma come si fa a ridere dei problemi di un paraplegico? Che testa bacata si deve avere? Non si può ridere di questo. Non è ironia o umorismo:  si tratta di crudeltà e ignoranza.  Non si può riderne, nemmeno in un libro.
In definitiva credo che questo volume sia un autentico spreco di carta, ma se qualcosa di buono ne viene dall’averlo letto è la coscienza che ogni sillaba di un'opera appartiene a chi l’ha scritta originariamente (Jane Austen in questo caso) e che nessuno può appropriarsi impunemente del lavoro di qualcun altro se è privo di sensibilità e talento e soprattutto di rispetto per l’originale.

 
 
 

Balzac e la Piccola Sarta cinese - Dai Sijie

Post n°506 pubblicato il 15 Novembre 2009 da bluewillow
 

Titolo: Balzac e la Piccola Sarta cinese  Titolo originale: Balzac e la Petite Tailleuse chinoise Autore: Dai Sijie Traduzione: Ena Marchi Casa editrice: Adelphi  pag: 176 costo: 8 euro

Per motivi solo in parte spiegabili con la propria smania di potere, quasi tutti i dittatori hanno una fissa in comune: far fuori il maggior numero di intellettuali possibili e allestire roghi di libri.
Perciò se un giorno aveste la sfortuna di finire in un paese dove la cultura venisse costantemente umiliata, la scuola impoverita e l’opinione pubblica  modellata per esaltare la più crassa e volgare ignoranza, pensate a questo: è già accaduto qualcosa di simile altre volte.
Ad esempio sul finire degli anni ‘60 e all’inizio degli anni ‘70, in Cina venne attuata un’operazione che venne definita Rivoluzione Culturale, promossa dal presidente Mao. Secondo i principi di questa rivoluzione, la cultura cinese era infiltrata di influenze straniere e capitaliste, vero ostacolo allo sviluppo di uno stato proletario. A diffondere il virus del capitalismo sarebbero stati gli intellettuali, che spesso avevano studiato su testi occidentali, rei di non essere realmente convertiti al comunismo. Tradotto in parole povere: tutti coloro che potevano essere accusati, sia pur per i pretesti più assurdi, di essere nemici di Mao Zedong.
Milioni di persone vennero spedite nelle campagne cinesi a “rieducarsi”: per anni avrebbero abbandonato le attività di poeti, pittori,scrittori, medici, scienziati o qualunque cosa facessero fino a quando, dopo essersi dedicati esclusivamente al lavoro manuale, in condizioni spesso così precarie da minacciare la sopravvivenza, qualcuno non avesse stabilito che “sì, compagno, tu ami Mao come lo amiamo noi”
Anche allo scrittore e regista cinese Dai Sijie, all’epoca adolescente, venne riservato un trattamento simile: la sua incancellabile colpa era semplicemente quella di essere figlio di un uomo istruito e quindi potenziale nemico del popolo.
In “Balzac e la piccola sarta cinese” Dai Sijie fa tesoro delle proprie esperienze e racconta una storia, parzialmente autobiografica, che ruota attorno a tre giovani: un ragazzo che è la voce narrante ( il cui nome non viene mai rivelato) ,spedito nei campi perché figlio di due medici, Luo, il cui padre dentista ha osato rivelare di aver curato anche Mao (che quindi non è un semidio immune alla carie capitalista) e una ragazza ribattezzata da tutti Piccola Sarta, che è invece originaria della regione in cui i due cittadini sono stati spediti ad imparare la lezione di Mao.
Al centro della vicenda un triangolo amoroso che presto diventa un quadrilatero, con un inaspettato concorrente a contendersi l’amore della Piccola Sarta e persino dei due ragazzi: Balzac.
Tutti i libri sono proibiti ovviamente, possederli costerebbe anni di prigione, forse la morte, ma quando Luo e Dai (ma sì chiamiamolo così: voce narrante mi sembra un po’ impersonale) riescono a procurarsi fortunosamente, e in maniera non del tutto onesta, dei libri, fra cui quelli dell’immortale scrittore francese, e cominciano a leggerli alla Piccola Sarta, qualcosa cambia radicalmente nelle loro vite. Luo immagina che leggendo Balzac alla Piccola Sarta, potrà allargare i suoi orizzonti, ma ignora che mostrare a qualcuno il vasto mare potrebbe portarlo a desiderare di sondarne la profondità.
Le parole fanno  respirare ai tre ragazzi un’aria nuova, che sa di sogni esotici, di mondi lontani non solo chilometri e secoli, ma distanze siderali, dalla prosaica realtà della sperduta provincia cinese nella quale sono finiti, insegnando loro a desiderare di essere differenti.
Il libro illustra, non senza umorismo, la dura vita dei rieducati che fu anche quella di Dai Sijie. Si potrebbe pensare che lo scrittore abbia infarcito di risentimento verso i suoi “carcerieri” la propria opera, ma in realtà il quadro che ne esce non è invece privo di poesia: i poveri e ignoranti contadini “rieducatori” dei personaggi, fra cui l’autore ha vissuto, non vengono additati certo come colpevoli e il loro mondo semplice, senza istruzione, scienza e medicina, è intriso più di credenze magiche che di fede proletaria. Il risultato è un libro molto godibile che a volte sembra quasi una favola.
Anche se l’autore è di origine cinese, il volume è stato scritto in francese, infatti Dai Sijie vive da molti anni in Francia, dove si è stabilito e ha studiato non appena terminato il regime di Mao, dedicandosi prima al cinema, è infatti un regista, e in seguito riscuotendo un notevole successo con la sua opera prima come scrittore “Balzac e la Piccola Sarta cinese”(pubblicato in Francia nel 2000), da cui nel 2002 è stato tratto anche un film diretto proprio da Dai Sijie.

 
 
 

Ironia

Post n°505 pubblicato il 09 Ottobre 2009 da bluewillow
 

Non sempre l'ironia, che in fondo non è altro che la capacità di ridere delle assurdità o delle contraddizioni della vita viene apprezzata. Per me è una qualità fondamentale e paragonerei l'esserne privi all'essere ciechi ai colori o al non sentire i sapori: forse si può vivere e vedere lo stesso senza problemi inaffrontabili, ma manca qualche elemento fondamentale per cogliere l'insieme. In un certo senso dà spessore all'esistenza colmando i vuoti lasciati da quello che sembra accadere senza alcun motivo al mondo. Per quelli che diffidano dell'ironia (ci sono persino movimenti letterari che ne diffidano) ecco a voi un passo da “Kafka sulla spiaggia” di Haruki Murakami, dove “ironicamente”, la necessità dell'ironia scaturisce dall'inevitabilità della tragedia.

-Ascoltami, Kafka. Quello che adesso ti affligge è un tema ricorrente nella tragedia greca. L'uomo che non sceglie il proprio destino, ma ne è scelto. Si può dire che sia la concezione alla base della tragedia greca. Però la dimensione tragica – almeno secondo Aristotele – non nasceva dai difetti del protagonista, bensì paradossalmente dalle sue virtù. Capisci ciò che voglio dire? L'uomo non è trascinato nella tragedia dalle sue pecche, ma dalle sue qualità. "L'Edipo re" di Sofocle ne è un perfetto esempio. A causare la tragedia di Edipo non sono pigrizia e stupidità, da cui è immune, ma il coraggio e il senso di giustizia che lo animano. E' da ciò che inevitabilmente scaturisce l'ironia.
-Ma non c'è salvezza.
-Dipende – dice Oshima-  In alcuni casi non c'è salvezza. Però l'ironia rende l'uomo più profondo, e più grande. E si apre così una via di salvezza ad una dimensione più elevata, dove si può trovare una speranza universale. Ecco perché ancora oggi le tragedie greche sono lette da tanti, e sono considerate uno degli archetipi della creazione artistica. Come ti ho già detto altre volte, ogni cosa nel mondo è metafora. Non tutti uccidono realmente il proprio padre e si accoppiano con la propria madre, è ovvio. Ma attraverso questo dispositivo chiamato metafora, diventiamo partecipi dell'ironia. E' la nostra dimensione più profonda e più grande.

PS: vi risparmio il post sul Nobel per la letteratura che quest'anno è andato a Herta Muller, scrittrice tedesca di origini rumene, perché, sinceramente mi sono un po' stufata di scrivere sempre le stesse cose, cioè  riassumendo "E chi è?". Trovo questa cosa  tutto sommato...ironica!

 
 
 

Zia Mame - Patrick Dennis

Post n°504 pubblicato il 06 Ottobre 2009 da bluewillow
 

Titolo: Zia Mame Titolo originale: Auntie Mame an irriverent escapade Autore: Patrick Dennis Traduzione: Matteo Codignola Casa editrice: Adelphi pag: 380 costo: 19,50 euro


Di solito quando in un romanzo un orfano viene affidato ad una vecchia zia ci sono solo tre possibilità: o ci si trova di fronte ad una storia strappalacrime alla Oliver Twist sull’orfano bistrattato, o si sta per immergersi in una elegia della fantastica zia dal cuore d’oro, capace di affrontare intrepidamente le difficoltà nel crescere bambini, o infine si ha a che fare con un intrepido monello combinaguai come il Tom Sawyer di Mark Twain.
Patrick Dennis ,nome fittizio dello scrittore Edward Everett Tanner III (che finge nella narrazione in prima persona di raccontare una storia vera), scardina completamente i soliti clichè e decide di rendere protagonista di una travolgente avventura comica una zia fuori da ogni schema, soprattutto poi per il puritano 1955 americano. Zia Mame è una donna mondana, amante dei party e della bella vita, con un carattere mutevole come la direzione in cui spira il vento: pronta ad infiammarsi per ogni nuovo entusiasmo è capace di trascinare il nipote in situazioni al limite del paradossale e della classica zia ha solo una grande dose di affetto per il piccolo Patrick che le viene affidato orfano ed undicenne alla morte del di lui padre.
Come una campionessa di trasformismo Mame diventerà di volta in volta una arredatrice di grido, una gentildonna del Sud, una potenziale scrittrice di romanzi di grande successo, una benefattrice di bambini di strada e molte altre cose, il tutto naturalmente senza alcun rispetto per le convenzioni .  Una zia con molti amici che sono artisti, a cui non importa affatto quali tendenze abbiano nei gusti sessuali, così avantgarde da essere immancabilmente la più strana, ma che ha sempre il coraggio delle proprie opinioni . Grazie alla simpatica zia Mame, Patrick Dennis ironizza cinicamente su tutte le falsità piccole e grandi della buona società: dalla finta gentilezza ostentata per nascondere l’acrimonia,  alla beneficenza esercitata solo come passatempo finanche a comprendere argomenti duri come il razzismo, nascosto, ma nemmeno poi molto, dietro una facciata perbene.
In origine il volume era stato pensato come una raccolta di racconti  sulle avventure della rocambolesca zia, ma dopo che il manoscritto fu respinto dagli editori che lo trovavano poco fluido, lo scrittore pensò di creare un filo conduttore tra i diversi episodi paragonando in ogni capitolo l’intrepida Mame ad una classica zia dal cuore d’oro, alle prese con un orfano, di cui il narratore Patrick dice aver letto la biografia su “Selezione” . In ogni capitolo quindi si analizza la versione “zia classica” e “zia Mame” nelle varie questioni che concernono l’educazione. Inutile dire che Mame vince su tutta la linea.
Nella nuova versione il romanzo ebbe, all’epoca della prima pubblicazione, un grande successo e ne furono tratti sia una versione teatrale che un film, entrambe molto apprezzati dal pubblico. Il libro fu ristampato per molti anni, fino a quando negli anni ’70 smise di essere pubblicato, consegnando il nome di Patrick Dennis e della sua zia Mame all’oblio.
Molto curiosa è la storia dello scrittore, la cui vita non ha niente da invidiare a quella dei propri personaggi. Edward Everett Tanner infatti ha quasi sempre pubblicato sotto pseudonimi, sia maschili che femminili, talora trovandosi in uno stesso momento nelle classifiche dei libri più venduti con due diversi nomi. Sempre sotto pseudonimo ha persino scritto manuali e saggi sugli argomenti più disparati (e di cui aveva ben poca conoscenza) ricavando anche in questo caso un discreto successo. Sembra che nessun critico si sia mai accorto di nulla. Pur avendo avuto molto successo in vita però, Tanner dilapidò a tal punto il proprio patrimonio, da doversi risolvere negli ultimi anni a fare il maggiordomo, visto che i suoi vecchi libri, un tempo acclamati, erano ormai considerati fuori moda. Sembra che in veste di domestico si sia persino trovato ad occuparsi di persone che un tempo conosceva,senza che queste lo riconoscessero minimamente
Solo di recente “Zia Mame” è stato nuovamente ristampato, sia in Italia che all’estero, ed ha di ottenuto ancora un grande e forse inaspettato successo di lettori, probabilmente per la grande modernità di Mame che di sicuro è un personaggio più adatto a questi tempi che non agli anni ’50 . Non per nulla il film con Rosalind Russell che fu tratto dal libro non è che una versione molto edulcorata della vera irriverente Mame inventata dallo scrittore.
Nella versione pubblicata da Adelphi c’è anche un’appendice, molto interessante, che tratta della incredibile vita dello scrittore che sarebbe a sua volta degna di un film. Forse inizialmente Mame potrebbe spiazzarvi: è un personaggio molto riuscito, ma che come le persone vere ha i suoi lati antipatici e spigolosi, ma tempo pochi capitoli e credo che vi troverete ad amarla. Penso che in parte la sua follia possa aver ispirato la Becky Bloomwood di Sophie Kinsella: spesso mi sono ritrovata a pensare che gli straordinari entusiasmi di Mame avessero molto in comune con la protagonista di “I love shopping” . Ma forse c’è un lato “Mame” in ognuno di noi, chissà (io ve lo auguro).

 
 
 

3 Ottobre, Manifestazione per la libertà di stampa

Post n°503 pubblicato il 03 Ottobre 2009 da bluewillow

 

Tutte le informazioni sulla manifestazione per la libertà di stampa qui

Vi lascio due minuti (va bhe un paio di mesi) e ritrovo una mezza dittatura, ma si può?

Magari arrivo un po' in ritardo, ma come si dice...meglio tardi che mai!

PS: Io sto bene, in realtà in tutto questo tempo sono stata sopraffatta più che altro da problemi lavorativi, non di salute, scusatemi se non ho risposto nei precedenti post, provvederò (questa volta per davvero) nei prossimi giorni.

 
 
 

Aggiornamento

Post n°502 pubblicato il 24 Giugno 2009 da bluewillow

 

Giugno è stato un mese semplicemente orrendo per la sottoscritta, molto stress sul lavoro e quella perla del mio baby-commercialista (giovine laureato che lavora in uno studio più grande) ne ha combinata un'altra delle sue facendomi beccare una multa.

“Non ti preoccupare ci penso io, ti assicuro che te la faccio togliere, si sono sbagliati”

“Ma guarda che qui c'è scritto o paghi subito la multa ridotta o ti facciamo una multa da 700 euro”,

“No, non ti preoccupare, la prossima settimana vado a parlarci”

“Ma” (pezzo di idiota – non detto, ma pensato molte volte) "la multa devo pagarla entro 10 giorni, capisci? Vedi, forse hai da fare (a limarti le unghie suppongo), ma io devo sapere se risolvi la cosa subito”

“Guarda se ho sbagliato pago io”

“Ah, e quando?”

“Fra una settimana”

Sono stata in dubbio. Se questo simpaticone fa un altro errore e non paga la multa, convinto di aver risolto tutto strizzando l'occhio a qualche impiegata (purtroppo, DIO SOLO SA PERCHE', è il genere di persona che pensa che tutte le donne lo amino), io finisco per pagare 700 euro di multa.

D'altro canto lui si sta offrendo di pagare il suo errore. Sarebbe così sprovveduto da fare uno sbaglio così gigantesco da farmi pagare una multa cinque volte più grande di quella attuale?

Come in un film ho rivisto tutto quello che è accaduto negli ultimi mesi. Piccoli errori, ma che sommati insieme a quello più recente stavano rischiando di procurarmi un ictus a soli 34 anni.

“No, senti, io adesso pago questa multa, perché...perché... si sa la burocrazia...non puoi fidarti (dai, blue, puoi arrampicarti sugli specchi meglio di così)... si insomma” Ma in effetti non ho dovuto insistere molto.

“Ah, bhe grazie” detto con aria super-piaciona

Perchè a questo punto, invece di sentirsi un verme, 'sto tipo ha pensato (ve lo giuro, lo so che non ci si crede! Non è di questo mondo un simile comportamento), che pagassi questa multa in quanto, considerandosi un uomo molto fascinoso, (secondo me ci sono fotomodelli miliardari laureati ad Oxford più umili di questo ragazzo tutto occhiali e pose) io non volessi fargli fare la figura da grandisimmo XXXXX che si meritava con il suo capo.

Morale della favola: se vi scegliete un commercialista, che non sia mai nello studio di uno che è amico di vostro padre, perché nel caso voi voleste commettere un commercialicidio, o insultarlo con la delicatezza di un uragano, poi dovreste vedervela con il cuore infranto del vostro genitore che pensa di avere una figlia pazza.

Comunque, nonostante tutto, non è per questo motivo che non scrivo assiduamente nel blog, ma perché nell'ultimo mese ho raggiuto il mio limite fisico. In tutto Giugno ho letto finito forse due libri, pur avendone iniziati una decina, e non sono riuscita minimamente a concentrarmi su nulla. Motivo: ho avuto una leggera anemia. Ora so con certezza che senza un buon apporto di ossigeno (portato dal ferro dell'emoglobina) in effetti il cervello non funziona benissimo (ma sempre meglio del commercialista, ci scommetto l'ultima emoglobina rimasta). Naturalmente ho preso la cosa con lo spirito tipico di chi di solito non ha mai problemi di salute: ho praticamente avuto paura di morire, fino a che non ho saputo cosa avevo di preciso! Lo so, non è molto coraggioso, ma per me è strano stancarmi subito dopo una paginetta, o non riuscire a tenere bene a mente le cose, o sentirmi perennemente giù di corda.

Adesso sto meglio, ma ancora non ho ripreso il mio pieno ritmo di lettura, direi anzi che sono abbastanza lenta, ma forse sarà anche colpa del fatto che l'estate per me è il peggiore periodo per leggere(a meno che ovviamente non ci si trovi in vacanza).

Spero di scrivere qualche recensione fra non troppo tempo, in ogni caso :)

 

 
 
 

Verità alternative

Post n°501 pubblicato il 17 Giugno 2009 da bluewillow

Mi rendo conto che in realtà non c'è molto da ridere , ma il bello è questo: fa ridere lo stesso. Forse si può ridere di qualunque cosa. Il video qui sotto è una divertente parodia degli ultimi scandali poltici di questo paese. Ormai siamo abituati a tutto. Rubano, si sa. Si spartiscono i posti di lavoro, non avevamo dubbi. Osteggiano chi gli è avverso, di che ci meravigliamo? Non fanno niente per i veri problemi del Paese, ma ormai chi si se li ricorda più quelli che facevano il contrario?
Per cosa potranno mai indignarsi gli italiani?
 In fondo basta dare uno straccio di spiegazione e tutto si mette a posto, e se non bastasse si può chiamare un team di esperti per creare una verità alternativa, anche per i casi più disperati.
Basta chiamare il team di sceneggiatori di Lost...

 

 
 
 

Al telefono

Post n°500 pubblicato il 16 Giugno 2009 da bluewillow

Blue: Mamy mi serve un favore urgente, andresti alla posta  a prendermi i moduli per una raccomandata con ricevuta di ritorno?
Mamy: Per cosa? Aspetta che me lo scrivo
Blue: Mà, dai, non te lo  devi scrivere, te lo ricordi è facile. RACCOMANDATA  CON RICEVUTA DI RITORNO
Mamy: Sì, sì, ho capito. Raccomandata con...e poi dopo?
Blue:...con ricevuta di ritorno.
Mamy: Va bene vado.

Passa un'ora. L'ufficio postale non è molto lontano. Ritelefono.


Blue: Mà dove sei?
Mamy: A fare la spesa.
Blue: E i moduli, li hai presi?
Mamy: Sì
Blue: E allora perché non me li hai portati?
Mamy: Tu mi hai detto solo di prenderli.
Blue: -__-, va bhe, ci vado domani alle poste.

 

 
 
 
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Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

____________________

Metto questo disclaimer molto alla moda su quasi tutti i blog, già mi sento più importante solo per averlo messo! Comunque la mia personale opinione al di là della legge è che non sono una testata giornalistica perchè :
-non vedo il becco di un euro, ma in compenso a scriverlo sto andando alla neuro
-nessuno mi regala i libri
-nessuno mi regala i biglietti del cinema
-nessuno mi paga per scrivere e per dire quello che penso...
- e nemmeno quello che non penso!
- perchè se il "Giornale del Grande Fratello" èuna testata giornalistica, va a finire che io sarei la CNN! (questa l'ho quasi copiata da un altro blogger!).
Se volete leggere altre definizioni simili e più divertenti (magari vi torna comodo) potete trovarle QUI

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