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Creato da bluewillow il 31/03/2006

L'angolo di Jane

Tutto su Jane Austen e sui libri che mi piacciono!

L'ANGOLO DI JANE

Benvenuti nel mio blog!

Questo spazio è dedicato a recensioni di libri e film, ai miei racconti,  a riflessioni personali di varia natura e soprattutto a Jane Austen, una delle mie scrittrici preferite.

Sono una stella del firmamento
che osserva il mondo, disprezza il mondo
e si consuma nella propria luce.
Sono il mare che di notte si infuria,
il mare che si lamenta, pesante di vittime
che ad antichi peccati, nuovi ne accumula.
Sono bandito dal vostro mondo
cresciuto nell'orgoglio e dall'orgoglio tradito,
sono il re senza terra.
Sono la passione muta
in casa senza camino, in guerra senza spada
e ammalato sono della propria forza.

(Hermann Hesse)


 

JANE AUSTEN -RITRATTO

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SLIME BOX

Slime adottati dal blog grafico amico Stravaganza

(clicca sul nome degli slime per leggerne la descrizione)

PinkSlime

 

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InkSlime

 

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CONTATTA L'AUTORE

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Salve! Vorrei segnalare, se può interessare,...
Inviato da: laura
il 09/02/2010 alle 18:31
 
Io resto con i miei dubbi, ciao!:)
Inviato da: bluewillow
il 08/02/2010 alle 16:52
 
Non ho suggerimenti, ma secondo me non ti perdi nulla.
Inviato da: bluewillow
il 08/02/2010 alle 16:51
 
ciao!:)
Inviato da: bluewillow
il 08/02/2010 alle 16:51
 
nn letto ma vedo che una buona parte si,,ciao vio
Inviato da: violette51
il 08/02/2010 alle 13:26
 
 

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Post n°546 pubblicato il 28 Gennaio 2010 da bluewillow
 

 

 

 

"Ad ogni modo, mi immagino sempre tutti questi ragazzi che fanno una partita in quell'immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno non c'è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull'orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere nel dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l'acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l'unica cosa che mi piacerebbe veramente fare. Lo so che è una pazzia."



"Io sono il più fenomenale bugiardo che abbiate mai incontrato in vita vostra. È spaventoso. Perfino se vado in edicola a comprare il giornale, e qualcuno mi domanda che cosa faccio, come niente gli dico che sto andando all'opera. È spaventoso."

[Il giovane Holden - J.D. Salinger]


Vorrei che anche questa volta fosse una bugia.  Un saluto ed un inchino.

 
 
 

La leggenda del santo bevitore, Fuga senza fine - Joseph Roth

Post n°545 pubblicato il 27 Gennaio 2010 da bluewillow
 

Titolo: La leggenda del santo bevitore - Fuga senza fine  Titoli originali: Die Legende vom heiligen Trinker; Die Flucht ohne Ende Autore: Joseph Roth Traduzione: Monica Pesetti, Madeira Giacci Casa editrice: Newton Compton pag: 139 costo: 3,90 euro (acquistato in promozione, il prezzo pieno è 6 euro)

Nel 1939 moriva, a soli quarantaquattro anni, Joseph Roth, scrittore austriaco considerato uno dei principali cantori della decadenza dell'impero austro-ungarico. A 70 anni dalla morte,  il limite legale per la decadenza dei diritti d'autore, le opere di Joseph Roth (da non confondere con l'americano Philip Roth, tuttora vivente) sono liberamente pubblicabili da qualunque editore, col solo ovvio limite di rispettare i diritti morali di proprietà dell'opera ( ovvero, come si direbbe su internet, di rispettare i crediti dell'autore!). Newton Compton ha colto al balzo l'opportunità e ha appena dato alle stampe ben tre libri, che raccolgono nel complesso quattro romanzi di questo scrittore: "La cripta dei cappuccini"e"La marcia di Radetzky", imperniati sulle vicende della famiglia Trotta in due fasi differenti della storia dell'impero, e il volume che raccoglie due scritti brevi, oggetto di questa recensione, "La leggenda del santo bevitore" e "Fuga senza fine". A breve dovrebbe essere pubblicato anche il romanzo "Giobbe".
La vita di Roth fu segnata, durante tutto il suo breve corso,da molte difficoltà, che spinsero l'autore sulla via dell'alcolismo. Mancò nella sua vita la figura del padre, che venne dichiarato pazzo e visse lontano dalla famiglia. Tristemente anche la moglie dell'autore, sei anni dopo il matrimonio, impazzì. A partire dal 1933 l'autore, di origine ebraica per parte di madre, fu costretto a lasciare l'Austria per timore delle persecuzioni naziste.
Al centro delle opere di Roth c'è  spesso un uomo solo, trascinato da eventi così grandi rispetto alle risorse del singolo, da lasciare i protagonsiti come sotto shock, stupefatti, quasi incapaci di reagire. I personaggi di Roth non possono opporsi al ritmo frenetico della Storia che li travolge e che finisce per influenzare non solo il destino delle masse, ma ancor più quello dell'individuo. Una barriera di solitudine, impenetrabile, sembra circondare i protagonisti di questo autore, un muro innalzato dalla incomunicabilità di sentimenti che sembrano sempre così poco in sintonia con il resto di un universo in cambiamento, dominato da ideologie ciniche e spersonalizzanti. I protagonisti di Roth sono "fermi" rispetto alla Storia e sembrano lanciare di tanto in tanto deboli S.O.S, non tanto per essere salvati, perché per esserlo dovrebbero rinunciare ad essere ciò che sono, ma solo per cercare un affinità, un simile, qualcuno che raccolga quel timido tentativo di stabilre un contatto con altri in grado di capire senza giudicare, senza tentare di cambiare quello che sono diventati, persone magari che hanno deciso di "fermarsi", di non seguire più gli eventi.

"La leggenda del santo bevitore", scritto profeticamente nel 1939, anno della morte dell'autore, è un brevissimo racconto,con molti elementi autobiografici, ambientato a Parigi,che ha per protagonista Andreas,un esule austriaco alcolizzato (come era lo stesso Roth), finito a vivere per strada dopo essere uscito di prigione, per aver ucciso il marito violento della donna che amava. L'uomo sembra ormai totalmente indifferente al degrado della propria vita e non v'è traccia alcuna nel suo cuore della passione precedente. Ancora una volta, un  uomo che ha rinunciato a lottare, che ha deciso di fermarsi. Un giorno, un misterioso benefattore regala duecento franchi all'uomo, chiedendogli in cambio solo di restituirli, se mai le sue condizioni miglioreranno e ne avrà l'occasione, a Santa Thérése (Thérese de Lisieux, detta anche Santa Teresa del Gesù Bambino, morta a ventiquattro anni e patrona di Francia), la cui statua si trova nella chiesa di St. Marie de Batignolle. Dal momento in cui riceve il denaro Andreas sembra "perseguitato" dalla fortuna e ha più volte l'occasione di resistutire il denaro, ma qualche evento imprevisto fa sempre in modo che non ci riesca. Andreas si sente profondamente in debito con Thérèse, a cui sente di dovere la propria buona sorte.Il finale rappresenta benissimo la psicologia dei personaggi dei libri di Roth: in cerca di un contatto umano, di un segno di vicinanza, l'uomo verrà infine travolto dall'illusione, frutto dell'alcool, che la piccola santa l'abbia degnato dell'onore di cercarlo personalmente.

 In"Fuga senza fine" (del 1927) , Joseph Roth finge di raccontare una storia vera (e che in parte lo è davvero, per gli spunti autobiografici), tratta dalle memorie di un amico: Franz Tunda, un tenente dell'esercito austriaco che nel 1916 finisce prigioniero dell'armata russa. Come un moderno Ulisse, Tunda impiega molti anni prima di riuscire a tornare in patria, costruendosi una vita alternativa in Russia, dove partecipa anche alla rivoluzione, cercando esteriormente di adeguarsi ai nuovi canoni di vita imposti dal regime, ma totalmente incapace in realtà di accettare un totale cambiamento del proprio sistema di pensiero. Il mito della patria perduta sembra sempre aleggiare nella mente di Tunda, portandolo infine alla fuga dalla Russia. Il ritorno in Austria è però profondamente deludente: l'impero è ormai un mondo perduto e la fuga di Tunda, dall'indifferenza e dalla solitudine, è destinata a non finire mai. Il romanzo finisce in maniera quasi tronca, con un Tunda che, giunto a Parigi, medita sulla propria condizione:

"In quell'ora il mio amico Tunda, trentadue anni, fresco e in salute, uomo giovane e forte, dai molti talenti, si trovava sulla piazza della Madeleine, al centro della capitale del mondo e non sapeva cosa doveva fare. Non aveva lavoro, non aveva amore, non aveva desiderio, non aveva speranza, non aveva ambizione e nemmeno egoismo.
Così superfluo come lui non c'era nessuno al mondo".

 
 
 

Il nostro agente all'Avana - Graham Greene

Titolo: Il nostro agente all'Avana Titolo originale: Our Man in Havana Autore: Graham Greene Casa traduzione: Adriana casa editrice: Mondadori pag: 276

"Il nostro agente all'Avana" è un caso curioso di romanzo: una storia di spionaggio, con risvolti decisamente umoristici, scritto da una ex-agente dei servizi segreti britannici MI-6, con elementi ispirati sia dalla storia personale dello scrittore, che da fatti storici realmente accaduti. Infatti anche se Graham Greene è noto sopratutto per la sua attività di autore di romanzi e di testi teatrali, durante la seconda guerra mondiale fu reclutato dalla sorella Elizabeth, già agente dei servizi, per essere spedito in Sierra Leone, continuando nel frattempo la propria attività di scrittore come copertura. Durante quell'esperienza, il supervisore e miglior amico di Greene nell'MI6, Kim Philby, si rivelò essere un infiltrato dell'Unione Sovietica che svolgeva il doppio gioco. Ne "Il fattore umano", un altro libro a tema spionistico, Greene si ispirò proprio a Kilby per uno dei suoi personaggi. Non si sa con esattezza quando terminò l'attività spionistica di Greene: uno suo biografo,Norman Sherry, sostiene che in realtà durò fino alla fine dei suoi giorni, avvenuta nel 1991.
"Il nostro agente all'Avana", scritto nel 1958, è un romanzo ambientato a Cuba, durante la fine del regime di Fulgenzio Batista, il cui potere era sostenuto dal governo americano a cui Batista aveva svenduto gran parte delle ricchezze del paese, poco prima che Fidel Castro e i suoi ribelli salissero al potere, per rimanerci fino ai nostri giorni. Nel romanzo si fa infatti riferimento a zone dell'isola controllate dai ribelli, poco sicure per gli stranieri.
A quell'epoca Cuba doveva essere un crocevia dello spionaggio internazionale, un ottimo terreno quindi per ambientarvi un romanzo. La vicenda raccontata da Greene è ispirata quasi sicuramente a quella di un vero agente segreto doppiogiochista che operava a Lisbona durante la seconda guerra mondiale, lo spagnolo Juan Pujol, nome in codice Garbo. Pujol lavorava per l'MI6, ma contemporaneamente fingeva di essere un traditore al servizio della Germania nazista. Lo spagnolo aveva inventato una intera rete di agenti infiltrati al proprio servizio, di cui scriveva personalmente i falsi rapporti, che poi venivano spediti ai tedeschi. Sembra che il lavoro di Garbo sia stato fondamentale per depistare i nazisti dall'intercettare il vero luogo dello sbarco in Normandia.
Il protagonista del libro di Greene, il venditore di aspirapolveri Jim Wormold, viene reclutato in maniera piuttosto sbrigativa dall'agente segreto britannico Hawthorne, interessato al fatto che Wormold abbia accesso, come responsabile della manutenzione degli aspirapolvere, a molte delle case più imporanti della capitale cubana. Pressato dalla necessità di denaro per mantenere la diciassettenne figlia Milly, decide di accettare. In realtà Wormold non ha la minima idea di come raccogliere informazioni importanti e fra i suoi compiti c'è quello di reclutare nuovi infiltrati: putroppo senza attività spionistica, niente denaro. L'uomo decide quindi di inventare di sana pianta i propri rapporti, fingendo di avere una serie di agenti, a cui viene corrisposta una paga intascata dallo stesso Wormold. Inizialmente tutto sembra procedere per il meglio, fino a quando qualcuno non prende sul serio i finti rapporti di Wormold e comincia ad uccidere persone che il venditore di aspirapolvere pensava non esistessero nemmeno.
Il romanzo ironizza sulla scarsa affidabilità dei servizi segreti e sui loro metodi. Alla fine, nonostante tutti gli errori commessi infatti, l'intero sistema copre sé stesso. Del resto chi controlla i controllori? L'intera storia è pervasa dall'umorismo, ma nonostante tutto non si può fare a meno di pensare che quanto raccontato da Greene non sia poi tanto lontano dalla realtà, ed infatti quasi certamente lo è. Anche se alla base sembra esserci una specie di giallo (chi è che uccide i finti agenti segreti?), in realtà la vicenda non è del tutto risolta, come probabilmente accade nella vita vera, e quindi la forza del volume non sta tanto nella vicenda spionistica in sé, quanto piuttosto nel modo in cui vengono presentate le forze in campo negli intrighi di stampo internazionale: di così esile affidabilità, ma di così grande importanza per le sorti del mondo.
Nel volume si fa riferimento a disegni di strani impianti militari che Wormold falsifica copiando lo schema dei propri aspirapolvere su scala gigante. Curiosamente qualche anno più tardi, nel 1962, proprio la presenze di impianti militari missilistici sovietici a Cuba fu la causa di una crisi della guerra fredda fra Cuba e gli USA, detta Crisi dei missili cubani. Che Graham Greene, in realtà, fosse all'opera come agente segreto anche quella volta?

 
 
 

Il romance sotto mentite spoglie

Post n°543 pubblicato il 25 Gennaio 2010 da bluewillow
 

Per chi non lo conoscesse, io stessa in verità ho letto libri di questo tipo solo di recente, per romance si intende un genere molto variegato di romanzi rosa, in cui di solito le vicende romantiche sono molto passionali, con scene erotiche descritte in maniera decisamente esplicita. Così esplicita che Bukowski, in confronto a certi romanzi di questo tipo, sembrerebbe quasi casto.
Il romance è un genere molto vario, che comprende diversi filoni: il fantasy, detto anche paranormal, il romanzo storico, il noir, il giallo, etc. I romanzi possono essere classificati anche in base al grado di sensualità del volume: warm, hot, burning sono ad esempio, alcuni dei termini usati per indicare quando sia "bollente" il libro.
Non sempre però sono considerati romance solo romanzi tanto espliciti, difatti anche Georgette Heyer, scrittrice di storie romantiche ambientate in Inghilterra all'epoca della reggenza, tutte assolutamente caste, viene spesso annoverata tra le antesignane del romance. Proprio per la sua vastità definire il romance non è affatto semplice, forse sarebbe più corretto dire che si tratta di romanzi dove, al di là di qualunque variazione della trama, alla base del romanzo c'è una storia di immediata, forte attrazione fra un uomo e una donna, sulla quale si impernia poi una intera storia.
Il romance è un genere popolarissimo e vendutissimo, che conta milioni di lettrici in tutto il mondo, fra cui molte italiane. Anche molti blog si occupano di romance, a livello sia professionale che amatoriale: se volete farvi una cultura in merito potete fare un giro sul blog di LadyAileen "Una passione ed oltre", sempre molto aggiornato sulle ultime novità e sui diversi aspetti del romance.
Nonostante questo però il romance è un genere molto bistrattato e che ha assai poca considerazione nel mercato editoriale italiano. La gran parte di questi romanzi ha poco spazio nelle librerie e si vende in realtà in edicola: le due più famose case editrici sono la mondadori e la harmony, che  da sempre hanno una forte presenza in questo tipo di distribuzione. Spesso solo i più venduti in edicola finiscono poi  in libreria.
Non posso dire che la critica letteraria abbia parole di demerito per il romance: in realtà non lo considera proprio come genere, come già accaduto in passato per altri generi considerati minori come il giallo, il noir o la fantascienza, che solo nel corso degli anni hanno acquistato dignità letteraria.
Le cose ultimamente però stanno cambiando: sempre più romance si affacciano nelle librerie, senza il passaggio intermedio dell'edicola, questo grazie al grande successo del gotico-romantico di Stephenie Meyer, che ha spianato la strada a molti altri romanzi a tema ancora più rosa. Il risultato è che si vedono libri più curati, non ridotti o censurati (cosa frequente nei romanzi da edicola) dalle copertine molto più  belle: quelle da edicola sono infatti ORRENDE (giuro quasi vergognose, un insulto per gli occhi) e a parere di chi vi scrive influscono non poco nel far giudicare con commiserazione questo tipo di libri.
Tuttavia il pregiudizio che il romance sia un genere minore, forse rimane. Personalmente non amo questo tipo di libri, ma trovo comunque incredibile che un genere così popolare goda di così poca considerazione. In libreria potete trovare decine di romanzi pseudo-noir che si riducono a scene splatter con una storia intorno, di assai dubbia validità letteraria, ma non altrettanto romance che in confronto ha comunque un nutrito esercito di forti lettrici, capaci di macinare decine di libri l'anno.
Ieri stavo facendo un giro in libreria, quando l'occhio mi è caduto sulla accattivante copertina di un libro dal titolo "Il bacio di mezzanotte" di Lara Adrian.  Leggendo la quarta di copertina e sfogliando il volume mi è stato subito chiaro che si trattava di un romance di tipo fantasy-gotico, cioè tanto per parlare in maniera semplice: ancora vampiri! Mi ha molto incuriosita il fatto che il libro fosse pubblicato da una casa editrice a me sconosciuta, Zorro editore, ma che al tempo stesso il volume non avesse l'aria del prodotto di nicchia, di solito molto più spartano, visto che le piccole case editrici di solito  hanno grandi budget limitati, che non permettono grandi sfarzi grafici.
Leggendo bene, però, ho scoperto una cosa interessante: in realtà Zorro editore è solo un "alias" della molto più famosa Fanucci, casa editrice nota soprattutto per la pubblicazione dei libri fantasy e di fantascienza dei maggiori autori moderni, tra cui ad esempio Philip K. Dick, Richard Matheson o Terry Goodkind.
 Così il dubbio rimane: perché scegliere Zorro editore per pubblicare un romance. "Diego de la Vega" Fanucci ha bisogno della maschera di Zorro per pubblicare romance? Vendicatore mascherato di milioni di lettrici frustrate? Diego de la Vega doveva difendersi dalle autorità spagnole, in una California che aspirava ad essere libera, ma Fanucci da chi deve difendersi? Dal pregiudizio di alcuni lettori snob? Sul sito Fanucci, al momento, non c'è traccia di questo libro. Eppure non mancano fra le sue pubblicazioni anche molti libri a tema romantico, pensate per i giovani (tipo TVUKDB, titolo ammettiamolo, molto più terrificante dei romance) e anche altri romance come "Fantasy Lover" pubblicate a marchio Fanucci.
Naturalmente può darsi benissimo che io mi sbagli e che si tratti di una qualche strategia commerciale, dettata da altre esigenze. Mi sembra però strano rinunciare ad un nome molto noto, in favore di uno sconosciuto Zorro, personaggio che ha il suo fascino, ma non è detto che convinca una distratta lettrice o lettore all'acquisto.

PS: tanto per attirare ancora più l'attenzione il libroè stato messo in vendita con un gigantesco bollino che ne reclamizzail prezzo ridotto a metà, cioè 5 euro, fino al 15 Febbraio.

 
 
 

Jane Austen e vampiri

Post n°542 pubblicato il 22 Gennaio 2010 da bluewillow
 

Poteva forse sfuggire Jane Austen alla mania dei vampiri? Sembra che ancora una volta la mia scrittrice preferita sia vittima delle mode. Uno dei suoi primi romanzi, Northanger Abbey (L'abbazia di Northanger) non fu infatti pubblicato fino alla sua morte proprio perché sbeffeggiava la moda del gotico in letteratura, allora come oggi, imperante. La cara Jane aveva osato mettere alla berlina addirittura la Stephen King dell'epoca, Ann Radcliffe, adoratissima autrice di molti romanzi a tema soprannautrale ambientati in tetri castelli, anche se in maniera assai garbata ed elegante. La sua eroina Catherine infatti, avida lettrice di romanzi gotici, finisce per confondere fantasia e realtà, immaginando fosche trame dietro quelli si rivelano poi per essere comunissimi e meschini sentimenti umani. Tanto bastò però perché l'editore, a cui inviò il romanzo nel 1803, lo acquistasse con il preciso intento di non pubblicarlo mai. Alla morte della scrittrice il fratello Henry lo riacquistò per l'esatta esigua somma a cui era stato venduto, senza però menzionare il fatto che nel frattempo chi lo aveva scritto era divenuta  una delle scrittrici più popolari d'Inghilterra.
Chiunque abbia letto Northanger Abbey non può che concludere che la Austen, pur avendo evidentemente letto una buona parte della letteratura in voga, trovasse il gotico un tantino ridicolo.
Sembra quindi una beffarda ironia della sorte che oggi sia di moda pubblicare romanzi che abbiano per protagonsita Jane Austen e che, inevitabilmente, forse perché ancora una volta il gotico è di moda, la stessa si trovi spesso ad affrontare proprio quel soprannaturale che le ispirava più il sorriso che il terrore. Possiamo consolarci con il fatto che probabilmente la Austen avrebbe trovato la cosa divertente, visto che non era certo sprovvista di senso dell'umorismo.
Io devo dire che trovo incredibile come chi usi la Austen come personaggio o si ispiri ai suoi libri, poi non si preoccupi minimamente di rispettarne la psicologia.
In "Jane e la disgrazia di Lady Scargrave" di Stephanie Barron, romanzo in cui viene descritta una Austen detective, la scrittrice, che nei suoi libri mostra assai poca considerazione per la nobiltà, viene trasformata in una specie di beghina ossequiosa, onorata della considerazione di qualche dama importante. Inoltre proprio alla Austen, una donna così intelligente, vengono attribuiti sospetti su fenomeni paranormali. Ora sapete perché non ho recensito il libro!
In "Orgoglio e Preveggenza"( recensito nel post n°260), un libro ispirato a "Orgoglio e Pregiudizio" di cui vorrebbe essere una specie di sequel, il soprannaturale è addirittura il cardine di tutto il libro, che è un classico esempio di gotico di ispirazione ottocentesca.
Non considero nemmeno in questa lista "Orgoglio e Pregiudizio e Zombie" di SethGrahame- Smith (recensito nel post n°507) perchè qui la totale mancanza di rispetto del libro originale è proprio un intento dichiarato dell'autore.
Ora però la Austen mania e quella gotica si sono fuse in un nuovo libro, pubblicato attualmente solo in inglese, dal titolo "Jane Bites Back" (gioco di parole fra mordere e tornare), di Michael Thomas Ford, che recita in copertina:

"It is a Truth universally acknowledged that Jane Austen is still alive today...as a vampire"

cioè, rabbrividiamo pure:

"E' una verità universalmente riconosciuta che Jane Austen sia ancora viva oggi...come vampira!"

Non  ho ancora letto il volume, quindi siccome al di là di qualunque cosa si possa pensare della mia obiettività a riguardo, sono una persona equa e non posso perciò esprimere un giudizio. Io stessa non credo al soprannaturale, ma non posso escludere la soprannaturale possibilità che questo possa essere un bel libro! Magari potrebbe anche far ridere! Su Amazon il volume ha buoni voti, anche se divisi fra chi lo ama e chi lo odia. Ancora una volta è certo però che nessuno abbia tenuto conto del parere della Austen sul gotico. Mi dispiace Jane, deve essere una specie di vendetta postuma della Radcliffe!

 
 
 

Libera nos a Malo - Luigi Meneghello

Post n°541 pubblicato il 21 Gennaio 2010 da bluewillow
 

Titolo: Libera nos a Malo Autore: Luigi Meneghello Casa editrice: BUR pag: 278 costo: 7,00 euro

Difficile definire con esattezza questo libro, a metà fra la raccolta di memorie, il saggio linguistico e il documento storico. "Libera nos a Malo", pubblicato nel 1963, da Luigi Meneghello, autore nativo proprio di Malo, paese del vicentino, è quasi uno studio sull'uso della lingua, ma anche sul modo in cui la cultura ufficiale e nazionale si è sovrapposta, nel tempo, a quella popolare, senza mai in realtà soppiantarla, ma come una specie di appendice di secondaria importanza rispetto alle vere regole di vita del paese, basate non su impalpabili ideali, ma sulle solide basi della realtà di ogni giorno.
Il volume è una raccolta, in verità abbastanza frammentaria, di ricordi dell'autore dalla primissima infanzia fino agli anni del boom, tutti ambientati nel paese di Malo. A rendere molto particolare questo volume c'è la precisa scelta linguistica e stilistica dell'autore: usare per quanto possibile, sebbene il libro sia in gran parte scritto in un italiano assolutamente corretto, la lingua originale di Malo, che non è ovviamente quella nazionale, ma il dialetto veneto. Secodo Meneghello infatti il dialetto è una lingua che può parlare solo di realtà, perché ha parole solo per cose concrete: non c'è posto per ideologie imposte dall'esterno e lo spazio è limitato anche per la religione che, come l'educazione fascista da balilla imposta nell'infanzia all'utore (che guardacaso diventerà partigiano della resistenza da adulto),  racchiude in sé qualcosa di artificioso, di non reale che mai potrà davvero scalfire le regole morali ed etiche della mentalità paesana.
A Malo un uomo non è cattivo o malvagio ma solo "uno che pensa agli affari suoi", è sbagliato rubare al vicino, ma buggerare lo stato è quasi un dovere, ai preti si fa finta di obbedire, ma si sa che quel che dicono vale a metà e che la religione è in realtà una cosa  riservata solo alle donne.
Leggere di Malo, a mio modesto parere, è in fondo capire perché l'Italia è così differente da tanti altri Paesi del mondo, perché la mentalità di provincia ancora oggi è la vera mentalità italiana e quello che valeva a Malo negli anni '30 del secolo scorso, vale forse ancora oggi per molti.
Il libro è scritto con notevole ironia ed in certi passi, soprattutto riguardanti l'infanzia dell'autore, è semplicemente esilarante. Anche se nel nucleo fondamentale ogni paesetto italiano è un po' Malo amcora oggi, nella realtà materiale quello di Malo è però un mondo perduto: se volete tuffarvi nella nostalgia di posti dove nessuno chiudeva a chiave, dove per i negozi già esisteva l'orario continuato perché semplicemente non c'erano veri orari, in cui la ricchezza era avere l'acqua potabile in casa, ma almeno d'estate era sempre meglio bere quella della fontana in piazza, più buona, allora leggete pure questo libro, perché alcune cose hanno oggi un sapore di fiaba.
Da questo punto di vista "Libera nos a Malo" ha davvero il valore di un documento storico, ma di una storia viva, reale, quotidiana.
Il limite principale del libro, però, per la sottoscritta, che nemmeno parla il suo di dialetto, è proprio il fatto che anche se quello usato da Meneghello non è certo un uso stretto del veneto, molte cose per me sono state poco comprensibili, rendendo la lettura a volte faticosa e lasciando non pochi dubbi di interpretazione. Sicuramente chi conosce il veneto troverà questo libro molto più bello.
Faccio un esempio:

"Maggio in orto, api, calabroni; virgulti, germogli, foglie tenere, e bai dappertutto, in aria in terra sulle foglie. Mi vede questo bao? Vede un bao grando; è tutto fatto di bai il mondo, baibambissòli, bai-lumèghe, bai-sòrze, bai-càn, bai-òmini, bai-angeli, che zòla questo bao. Zòla via bao!"

Ecco, io non c'ho capito un bao. Però trovo belle le assonanze! Questo comunque è un caso estremo.
Altra cosa che non ho apprezzato del libro, ma è sempra qualcosa di estremamente personale, è il modo in cui Meneghello considera la vita sociale di paese, il formarsi di compagnie e gruppi chiusi, che finiscono poi per esercitare un controllo sulla vita del singolo.  Per usare un termine concreto, ma forse non molto elegante, Meneghello nel mondo di paese "ci sguazza" come un pesce nell'acqua. Invece la sottoscritta trova la vita di gruppo, soprattuto giovanile, asfissiante e limitante, una vera cappa oppressiva, il posto in cui si esercita l'attitudine al conformismo per il resto dell'esistenza.
Fatte queste precisazioni, trovo comunque che il libro valga la  lettura, in particolare per il suo valore storico, per l'uso massiccio dell'umorismo e forse anche per misurarsi con un modo diverso di utilizzare il linguaggio. 

 
 
 

Shiver - Maggie Stiefvater

Post n°540 pubblicato il 20 Gennaio 2010 da bluewillow
 

Titolo: Shiver - Una storia di amore e di lupi Titolo originale: Shiver Autrice: Maggie Stiefvater Traduzione: Mari Accardi Casa editrice: Rizzoli Collana: 24/7 pag: 402 costo: 17,00 euro

Sulla scia gotico-adolescenziale lanciata da Stephenie Meyer, approda in Italia "Shiver"(letteralmente "brivido"), primo libro della trilogia dei lupi di Mercy Falls, composta anche dai seguiti "Linger" e "Forever" ancora non pubblicati nel nostro paese. Questa volta però, se siete allergici ai vampiri, potete tirare un piccolo, parzialie, sospiro di sollievo: niente cocktail a base di AB positivo o visi pallidi ed esangui. Ma se pensate che questa volta si tratti finalmente di un'opera originale, mi spiace deludervi: questo libro è dedicato ai buoni, cari vecchi licantropi, altrimenti noti come "lupi mannari".
Non ho citato Stephenie Meyer invano, non solo perché anch'essa in New Moon (secondo libro della serie di Twilight) ha nuovamente riportato alla gloria dei riflettori i vecchi lupi, ma anche per il fatto che Maggie Stiefvater si è certamente massicciamente ispirata all'opera della Meyer, tanto che questo libro ne sembra quasi uno spin-off, sia per l'ambientazione liceale, che per il modo in cui   è stato rappresentato il modo in cui comunicano i licantropi. C'è quasi da chiedersi se si tratti più di citazione che di plagio, visto che il protagonista lupo di questo libro si chiama Sam, come l'iniziale capobranco dei mannari di Twilight.
Al centro della storia c'è, come è logico aspettarsi da un clone di Twilight, una storia d'amore: quella fra la sedicenne Grace, morsa da piccola da un branco di lupi, e lui, anzi Lui, Sam, l'uomo-lupo che l'ha salvata, dagli incredibili occhi gialli,  fisico mozzafiato, prontissimo a fare di Grace il centro del suo mondo, tempo di  iniziare pochi capitoli del libro.
Naturalmente si tratta di una storia tormentata, non solo per il fatto che Grace potrebbe essere indecisa se regalare a Sam un antipulci o un dopobarba per San Valentino, ma anche perchè Sam non ha il controllo sulle sue trasformazioni: diviene un lupo nei mesi invernali e un uomo d'estate, al caldo, e sembra destinato, infine, a trasformarsi del tutto in lupo, fino alla fine dei suoi giorni.
Se ciò non bastasse, tutta la città dà la caccia ai lupi, accusati di essere responsabili della sparizione di Jack, bulletto del liceo, santificato nel ricordo dei suoi compagni che lo credono morto.
Naturalmente niente è come sembra, e Sam e Grace dovranno lottare per vivere il proprio amore e trovare una cura definitiva al "peloso" problema di Sam. Non entro nel dettaglio, ma se qualcuno leggerà questa recensione dopo aver letto il libro, sappia che secondo il mio personale parere quanto escogitato dalla Stiefvater per curare il licantropismo ucciderebbe chiunque, e per capirlo non si deve essere eccelsi scienziati, ma semplicemente studiare la teoria dei gruppi sanguigni!
Inattendibilità scientifica a parte (in fondo è un romanzo sui lupi mannari), a rendere questo libro poco interessante c'è anche la mancanza di spessore dei personaggi, tutti decisamente piuttosto stereotipati e caratterialmente"pallidi2, oltre che la trama estremamente prevedibile e ai limiti del banale. Il volume, nel quale si alternano capitoli scritti nella prospettivi di Grace ad altri visti in quella di Sam, sembra voler rappresentare i sogni di una sedicenne sola ed ignorata dai genitori, come viene descritta la stessa protagonista femminile: trovare qualcuno che ne faccia il perno sui cui si regge l'universo, magari un bel ragazzo muscoloso e dalla vita fuori dal comune.
Shiver è stata nel complesso una lettura piuttosto insipida, non il più terribile fra i libri gotici forse, ma con un difetto assai peggiore per un libro: una scialba mediocrità.

PS:Se lupi mannari e licantropi vi hanno davvero stufato, spero vi piaccia quella che tutti sembrano indicare come la nuova moda del momento in ambito fantasy: gli angeli!
A quanto pare i tenebrosi dai canini affilati stanno per essere soppiantati da un esercito di bellocci alati. Leggete questo articolo se non ci credete. Personalmente ho i miei dubbi che gli angeli abbiano lo stesso potenziale dei loro analoghi dall'oscuro passato per avere lo stesso successo in campo adolescenziale. Sinceramente quando penso ad un gruppo di adolescenti, mi vengono in mente molto più dei vampiri che dei serafici angeli! :)

 

 
 
 

L'importanza delle favole

Post n°539 pubblicato il 20 Gennaio 2010 da bluewillow
 

Secondo un recente studio inglese, citato da questo articolo di Repubblica, circa un bambino di due anni su sei in Inghilterra, e ben uno su quattro se si considerano solo i maschi ,  ha difficoltà nel linguaggio e possiede un vocabolario inferiore a quello ritenuto minimo per la sua età, che dovrebbe comprendere almeno venti parole.
Secondo l'articolo di Repubblica, anche i pediatri italiani confermano, secondo quanto è la loro esperienza, quanto riscontrato da quelli inglesi.
Sembra che questo problema sia legato al poco tempo che i genitori dedicano al parlare con in propri figli, lasciati spesso da soli davanti alla televisione:questa infatti non aiuta il bambino ad appropriarsi del linguaggio, perché lo lascia in un atteggiamento passivo che non spinge alla comunicazione.
Già l'Ottobre scorso era giunta notizia dall'Inghilterra (potete leggere qui un articolo che ne parla) che uno studio condotto fra bambini di cinque anni, mostrava come una percentuale sempre maggiore di essi possedesse un vocabolario così povero da essere considerato adatto a bambini di un anno e mezzo. Questa ricerca evidenziava come questo problema non si presentasse fra quei bambini i cui genitori avevano l'abitudine di leggere o raccontare favole la sera, prima di addormentarsi.
Su La7 viene trasmesso S.O.S. Tata, in cui alcune educatrici e psicologhe, indossati i panni a pois di una tata, vengono chiamate come ultima risorsa da genitori disperati, alle prese con figli piccoli e ribelli, renitenti a qualunque tentativo di domarli.  Trovo questo programma semplicemente ipnotico. Mi capita spesso di compiangere inizialmente gli sfortunati genitori di simili demonietti, che, sebbene armati delle migliori intenzioni e pieni di affetto per i propri figli, sembrano totalmente incapaci di avere il minimo potere di controllo sulle proprie creature. Dopo l'arrivo della tata però, diviene chiaro che sono i genitori a fare degli errori, di cui nemmeno si accorgono, fra cui il più frequente è  quello di non parlare con i propri bambini, non giocare con loro, non leggere mai loro una favola, non interessarsi al loro piccolo mondo. Infatti, anche se nelle varie puntate cambiano le strategie utilizzate, sembra che ce ne sia sempre una vincente: leggere le favole ai bambini, lasciandoli anche fare domande, interrompendo se necessario: l'importante è che i genitori passino del tempo a parlare con loro.
Non so che validità scientifica abbia il programma, ma se mi facessero vedere qualcuno che cammina sulle acque non lo troverei più stupefacente di come queste tate riescano a cambiare totalmente lo stile di vita di alcune famiglie disperate.
La mia esperienza personale, come figlia, se può interessarvi, supporta la teoria che le favole aiutino nello sviluppare correttamente il linguaggio: penso di aver sentito raccontare da mia madre almeno qualche centinaio di versioni differenti di "Cappuccetto Rosso", "Biancaneve", "Cenerentola" e soprattuto "I tre porcellini", che vince il premio favola con maggiori variazioni sul tema, visto che alla mia genitrice piaceva fare cambiamenti, per rendere la storia più interessante. Il risultato è stato che a scuola me la sono sempre cavata piuttosto bene in italiano.Aggiungo comunque che non avevo nemmeno un anno e già mia madre aveva comprato una enciclopedia generale in venti volumi,una sugli animali in quattro tomi, la racolta de "I quindici"  e un numero imprecisato di libri di favole e fiabe. Quindi se vi sembra che esageri con la lettura, potete anche dare la colpa a lei!
Per tornare all'argomento di questo post, sebbene io non abbia esperienza personale come madre, e mi renda conto che i consigli di questo tipo vengano presi con diffidenza da chi invece deve quotidianamente avere a che fare con dei bambini (a volte mi sembra sia come maneggiare bombe a mano), mi sembra evidente che sia davvero importante, per la loro educazione, passare del tempo a leggere loro favole e fiabe o anche solo a raccontarle a memoria (la lettura aiuta a raccontare usando un italiano corretto) per fare in modo che sviluppino in maniera adeguata le proprie abilità linguistiche e, aggiungo io, la propria fantasia, la sicurezza in sé e a sentire di essere amati e considerati dai propri genitori!

 
 
 

Avatar 3D - Film

Post n°538 pubblicato il 18 Gennaio 2010 da bluewillow
 

avatar locandinaUn giudizio su Avatar, ultima fatica del regista James "Titanic" Cameron, nella sua versione 3D, potrebbe essere in breve il seguente: WOW!
Il film, progettato nel corso di dieci lunghi anni, è un kolossal nel vero senso del termine: lunghissimo (ben 2 ore e 40 minuti), costosissimo (sembra sia il fim più costoso della storia), con uso massiccio di animazione in computer grafica, mai così perfettamente integrata con sequenze dal vivo, animazione digitale semplicemente perfetta, e naturalmente, ciliegina sulla torta, tantissime sequenze 3D dall'inizio alla fine della pellicola.
Avatar è ambientato su Pandora, un pianeta incontaminato, dove, all'ombra del gigantesco albero casa, vivono i Na'Vi (pronuncia navì), popolo dalla pelle blu, grandi occhi gialli, coda e movenze feline, che venerano Eiwa, la grande madre che connette tutti gli esseri viventi del pianeta. Su Pandora Cameron ha deciso di spingere all'estremo la teoria di "Gaia", secondo cui un pianeta è esso stesso un essere vivente, in cui tutte le creature, animali o vegetali, sono indispensabili all'equilibro complessivo, facendo di Avatar un film profondamente ecolgoista. I Na' Vi ricordano molto gli antichi indiani d'America, per il rispetto verso la natura e la vita, per il modo in cui sentono di essere solo una piccola parte di un grande tutto a cui tributano rispetto.
Proprio come gli indiani, però, la felcità dei i Na'Vi è minacciata da un gruppo di avidi conquistatori, i terrestri, senza alcun rispetto per le loro tradizioni,  arrivati sul pianeta con l'intenzione di cacciarli dai loro luoghi sacri, che sorgono proprio sopra un gigantesco giacimento di un minerale molto prezioso sulla terra.
Per infiltarsi tra i Na'Vi e studiarli, i terrestri, composti in parte da  pacifici ricercatori, guidati dalla dottoressa Grace Augustine (Sigourney Weaver) e in parte da militari guerrafondai, hanno creato degli Avatar, corpi in tutto e per tutto simili a quelli dei Na'Vi, che sono decisamente più grandi dei terrestri, che possono essere comandati, anzi impersonati, come in una specie di realtà virtuale, a distanza.
Gli Avatar contengono parte del DNA del loro guidatore e quindi sono estremamente personali, oltre che molto costosi. Quando uno degli uomini addestrati per anni allo scopo di infiltarsi fra i Na'Vi muore, viene chiamato come sostituto d'emergenza il fratello gemello Jack Sully (Sam Worthington), un marines finito sulla sedia a rotelle, visto che realizzare gli avatar richiede tantissimo denaro.
Privo di  addestramento e indottrinamento, Jack non ha la mentalità predatoria di molti dei colleghi della missione, e finirà  per rimanere affascinato ed amare profondamente il popolo dei Na'Vi, che lo accetteranno, grazie all'intercessione della bella Neytiri (Zoe Saldana), la Pocahontas di questo film che con la storia della principessa indiana americana ha diverse cose comune, ma per fortuna non tutte.
Che sia rivoluzione ideologica, ecologica o amorosa non importa, forse tutte e tre,  ma alla fine Jack tenterà in ongi modo di aiutare i Na'Vi a cacciare l'invasore.
Questo era il primo film 3D mai visto della sottoscritta e ammetto di aver passato la prima mezz'ora a badare poco alla trama e molto più a fare "Ooooh" e "aaaaaah" per ogni elemento che sembrava proiettarsi su un piano più vicino rispetto al resto dello schermo, compresa la scritta "Dolby" iniziale. Il cinema che ho scelto usava infatti il sistema Dolby 3D che, insieme al RealD, è uno dei due maggioremente usati nelle sale italiane. Per vedere il film ho dovuto indossare degli occhiali polarizzati con una lente rossa ed una blu, dalla montatura piuttosto pesante che alla fine mi ha anche lasciato un bel segno rosso sul naso e nell'ultima mezz'ora mi ha dato davvero fastidio, visto che,pur essendo larghi sulle tempie, questi occhiali stringevano invece un po' nella parte terminale delle stanghette. Vedere un film 3D senza occhiali però è impossibile, o comunque assai poco divertente: gran parte delle scene appaiono sfuocate e i colori sono  tutti alterati in modo da dare le sfumature giuste solo indossandoli.
Nonostante tutto però, il film mi è davvero piaciuto moltissimo, soprattutto nell'ultima parte, molto più ricca di azione e dove in effetti quasi ci si scorda del 3D, che si finisce quasi per dare per scontato. Credo che Avatar sia un gran bel film di fantascienza, indipendentemete dal tipo di visione scelta, 2D o 3D, e alla fine si esce dalla sala pensando all'incredibile mondo dei Na'Vi, alla loro vita selvaggia e poetica, in armonia con la natura, piuttosto che ai soli effetti speciali, comunque eccezionali. Ancora più del 3D è straordinario infatti il grandissimo lavoro fatto nella computer grafica, utilizzato per tutte le sequenze con i Na'Vi o le creature di Pandora, che si fonde in maniera pienamente armoniosa con la parte "reale" del film. L'espressioni intense dei Na'Vi sono mille anni luce lontane dalla fissità delle prime realizzazioni di questo tipo e danno spessore e forza a tutta la storia.
Non so se il successo di Avatar continuerà ancora nei prossimi giorni in maniera così travolgente (la sala era pienissima), ma io vi consiglio, se volete gustarvi lo spettacolo di prenotare in anticipo e scegliere i posti. Io sono andata al cinema al primo spettacolo ed un'ora prima dell'inzio della proiezione, ma ho dovuto ripiegare sul secondo perché i posti erano stati tutti già venduti (e sono pure finita tra le prime file in basso, ma almeno in una zona centrale).
Altro record di Avatar è il seguente: mai vista tanta gente di tutte le età, non solo giovani, a vedere un film di fantascienza e mai una platea fu più compostamente e religiosamente silenziosa nel guardare un film. Spero che il messaggio ecologista abbia raggiunto tutti!

Qui sotto il link al trailer ufficiale:
http://www.youtube.com/watch?v=moSRMC5JNww

 
 
 

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Post n°537 pubblicato il 14 Gennaio 2010 da bluewillow

 

In memoria delle vittime di Haiti, di tutte le vittime di terremoti.

 
 
 
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L'ANGOLO DEL MISTERO

 

Pensava, infine, che i sogni di un poeta corrispondessero alla realtà della vita.

Chi è quest'uomo? Perché non fa che ripetermi questa frase?
So solo che mi ha chiesto di pubblicare su L'angolo di Jane.
Se qualcuno lo riconosce o sa qualcosa su di lui è pregato di darmi informazioni.
Nel frattempo leggo i suoi scritti e in effetti non li trovo malaccio. Penso che il suo genere abbia un futuro, potrebbe perfino ispirare una nuova moda!

 

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Canto di Natale - Charles Dickens

NOVEMBRE

Le anime morte - Nikolaj Gogol'

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Il professore - Charlotte Bronte

SETTEMBRE


Candido - Voltaire

AGOSTO


Via dalla pazza folla - Thomas Hardy

LUGLIO


La sonata a Kreutzer - Lev Tolstoj

GIUGNO

L'eterno marito - Fëdor Dostoevskij

 

 

BLOG-CALENDARIO 2009

Questo box è dedicato al calendario dei classici del mio blog. Ogni mese almeno un classico della letteratura si metterà in posa per il mio calendario.

 I classici a nudo! Non perdeteli!
 Solo su :"L'angolo di Jane"!

MAGGIO


Un matrimonio in provincia
Marchesa Colombi

APRILE

La cugina Bette
Honore de Balzac

MARZO


La donna in bianco

Wilkie Collins


La pietra di luna
Wilkie Collins


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I MIEI PROGETTI PER IL FUTURO

 

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Metto questo disclaimer molto alla moda su quasi tutti i blog, già mi sento più importante solo per averlo messo! Comunque la mia personale opinione al di là della legge è che non sono una testata giornalistica perchè :
-non vedo il becco di un euro, ma in compenso a scriverlo sto andando alla neuro
-nessuno mi regala i libri
-nessuno mi regala i biglietti del cinema
-nessuno mi paga per scrivere e per dire quello che penso...
- e nemmeno quello che non penso!
- perchè se il "Giornale del Grande Fratello" èuna testata giornalistica, va a finire che io sarei la CNN! (questa l'ho quasi copiata da un altro blogger!).
Se volete leggere altre definizioni simili e più divertenti (magari vi torna comodo) potete trovarle QUI

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La maschera della morte rossa - Edgar Allan Poe

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