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Creato da bluewillow il 31/03/2006

L'angolo di Jane

Tutto su Jane Austen e sui libri che mi piacciono!

L'ANGOLO DI JANE

Benvenuti nel mio blog!

Questo spazio è dedicato a recensioni di libri e film, ai miei racconti,  a riflessioni personali di varia natura e soprattutto a Jane Austen, una delle mie scrittrici preferite.

Sono una stella del firmamento
che osserva il mondo, disprezza il mondo
e si consuma nella propria luce.
Sono il mare che di notte si infuria,
il mare che si lamenta, pesante di vittime
che ad antichi peccati, nuovi ne accumula.
Sono bandito dal vostro mondo
cresciuto nell'orgoglio e dall'orgoglio tradito,
sono il re senza terra.
Sono la passione muta
in casa senza camino, in guerra senza spada
e ammalato sono della propria forza.

(Hermann Hesse)


 

JANE AUSTEN -RITRATTO

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Slime adottati dal blog grafico amico Stravaganza

(clicca sul nome degli slime per leggerne la descrizione)

Pink Slime


 

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LIBROVORI PRESENTI

 

 

Quel bel biondone di Ulisse

Post n°857 pubblicato il 25 Maggio 2012 da bluewillow
 

La storia, specie quella molto antica, viene spesso riscritta quando si fanno nuove scoperte che illuminano zone d'ombra non chiarite, ma la teoria che verrà discussa il 6 giugno, in un convegno presso l'Università La Sapienza di Roma, è di quelle che ridefiniscono l'intero panorama.
Sembra che alcuni studiosi abbiano messo in dubbio l'origine greca dei poemi omerici: basandosi sulle abitudini di vita, di guerra e di alimentazione degli eroi descritti nell'Iliade e nell'Odissea, è stata avanzata l'ipotesi che quelli descritti non siano antichi greci, bensì vichinghi!
Se questa ipotesi trovasse fondamento, dovremmo dimenticare un Ulisse dalla pelle dorata, il marcato profilo greco e bei riccioli scuri che si aggira per il caldo Mediterraneo giocando tiri mancini a giganti monocoli e seducendo ninfe, per immaginare invece uno stangone biondo con le trecce, vestito non di pepli, ma di pelli conciate, intento a trovare il modo più astuto per cavarsi d'impaccio, nel suo periglioso e lunghissimo viaggio di ritorno a casa.
Questa originale teoria, che certamente risulterà indigesta ai greci, già provati da ben più di un problema, è stata esposta nel libro "Omero nel baltico. Le origini nordiche dell'Odissea e dell'Iliade" di Felice Vinci.
Ad avere spinto Vinci verso l'identificazione con il Baltico del mare omerico sono stati, testuali parole "un clima sistematicamente freddo e perturbato, battaglie che proseguono durante la notte, eroi biondi intabarrati in pesanti mantelli di lana, fiumi che invertono il loro corso, come avviene solo sulle coste oceaniche per effetto delle maree, il Peloponneso pianeggiante, isole e popoli introvabili".
Faccio fatica ad immaginare Iliade ed Odissea in climi freddi, ma è una ipotesi interessante.
Personalmente, però, faccio smaccatamente il tifo per i greci!

 
 
 

Il canto della rivolta - Suzanne Collins

Post n°856 pubblicato il 24 Maggio 2012 da bluewillow
 

Titolo: Il canto della rivolta Titolo originale: Mockingjay Autrice: Suzanne Collins Traduzione: Susanna Brogli Casa editrice: Mondadori pag: 419 costo: 17,00 €

Il terzo e conclusivo capitolo della saga di "Hunger Games", ambientato nel futuristico e post-apocalittico mondo di Panem, segna il passaggio ad atmosfere molto più cupe e tragiche di quanto avvenuto nei volumi precedenti: se qualche critico ha talvolta accusato questo originale e coraggiosa saga Young Adult di confezionare una distopia "all'acqua di rose", forse per la mancanza di critiche esplicite alla società attuale, credo dovrà necessariamente ricredersi o quanto meno rileggere fra le righe con più attenzione.
Nel mondo di Panem l'informazione passa solo attraverso la televisione: le notizie sono scelte con cura, confezionate scegliendo le parole migliori e le inquadrature più efficaci. Che si riprenda una strage, un attacco aereo, o che la figura simbolo di una rivoluzione tenga un discorso per incitare gli indecisi alla ribellione, niente è mai spontaneo, tutto è artefatto, già scritto, programmato.
Quando, nei primi due libri, Suzanne Collins ci mostrava Capitol City  intrattenere il pubblico con i crudeli "Hunger Games", in cui due ragazzini di ogni distretto dovevano sfidarsi fino alla morte in una specie di reality-show, non stava parlando solo di un futuro lontano e forse impossibile: ci stava mostrando come sia facile adeguarsi e considerare normale la crudeltà, la disumanità, quando questa è confezionata con una  veste attraente, quando si ritiene accettabile mettere su un piatto della bilancia vita umana e dignità e sull'altro denaro ed onori e pensare che sia naturale che questo non si inclini mai dalla parte delle persone. Bei vestiti, sponsor e fama per i vincitori: la vita umana è in saldo solo nel distretto di Panem o forse anche anche adesso, nella nostra apparentemente non distopica società?
Suzanne Collins sceglie come protagonista una ragazza di appena diciassette anni cresciuta solo con l'obiettivo della sopravvivenza: Katnis Everdeen, che decide di prendere il posto della troppo giovane sorella Prim per affrontare una lotta mortale. Katniss non ha in sé un autentico spirito di opposizione al sistema in cui vive, il suo coraggio nasce solo dall'amore per la sua famiglia: vorrebbe fuggire, ma non ha mai la speranza di cambiare il sistema, che è troppo marcio fin nelle fondamenta perché questo avvenga. Accetta con fatica il ruolo di "leader" apparente della ribellione, scatenata dalla sua opposizione a Capitol City nell'arena dei giochi: pensa che questo potrebbe migliorare la posizione di chi ha sofferto come lei, ma allo stesso tempo è consapevole che la sua è ancora una volta una lotta per la sopravvivenza, in un gioco in cui è in fondo solo una pedina.
Katniss non è una eroina classica, con un mantello svolazzante e certezze in un bene superiore: ha paura, è a volte vigliacca, cerca perfino di sfuggire a responsabilità troppo grandi. E' una persona comune che non ha mai visto prevalere il bene una sola volta: eppure desidererebbe accadesse.
E' una visione credo tutt'altro che rosea e certamente realistica.
Nel precedente volume "La ragazza di fuoco" avevamo lasciato Katniss Everdeen nel mezzo di una azione concitata: con l'aiuto non previsto dei ribelli del distretto 13, Katniss, divenuta simbolo della stessa ribellione e soprannominata "Ghiandaia imitatrice" (in inglese "Mockinjay", titolo originale del volume), viene liberata dall'arena degli Hunger Games, a cui è stata costretta a partecipare per una seconda volta, per essere portata in un posto sicuro dai rivoltosi.
Il terzo libro si apre però "a freddo": Katniss è già stata liberata da tempo, Capitol City ha distrutto e fatto strage del suo distretto di origine, il 12, e la ragazza si trova nel distretto 13, fatto di cunicoli sotterranei, insieme ai pochi sopravvissuti scampati alle bombe dell'oppressore.
Katniss ha ritrovato madre e sorella, per le quali ha lottato nell'arena, e l'amico di un tempo Gale, ma la sua vita è ben lontana dall'essere tranquilla.
L'amico, e forse amato, Peeta è ancora nelle mani del malvagio presidente Snow, c'è una guerra in corso e tutti contano sulle capacità di Katniss di ispirare gli altri distretti a ribellarsi.
L'organizzazione del distretto 13 sembra una replica spartana di Capitol City : è povero, ma i metodi usati per combattere sono gli stessi degli antagonisti e passano anche attraverso una informazione televisiva manipolata.
La presidentessa Coin, a capo del 13, sembra una replica allo specchio dello stesso Snow: non è qualcuno su cui Katniss possa contare ed è forse altrettanto desiderosa di sbarazzarsi della troppo grande influenza della "Ghiandaia imitatrice" quanto lo poteva essere il suo vecchio nemico.
"Il canto della rivolta" segnerà ancora una volta una evoluzione, molto dolorosa, del personaggio di Katniss che, persa ogni speranza, e questa volta senza l'aiuto di figure di sostegno come Peeta, dovrà prendere decisioni fondamentali per porre fine una volta per sempre al dominio di Capitol City e all'infamia degli Hunger Games.
La parte sentimentale della storia, il triangolo amoroso Peeta - Katniss - Gale, passa decisamente in secondo piano rispetto alla progressione della disillusione della protagonista: in questo libro Katniss è davvero sola e assaggia fino in fondo il sapore amaro del calice della sua apparente vittoria, per capire che non basta cambiare divisa per cambiare lo stato delle cose, se ancora si continua a calpestare la vita come se non contasse nulla.
Il distretto 13 e Capitol City diverranno le facce di una stessa medaglia e questa volta le frecce di Katniss dovranno mirare a centrarle entrambe in un solo colpo.
Unico difetto di questo libro è forse la mancanza di qualche scena esplicativa su cose che avvengono fuori dalla portata delle voce narrante di Katniss, come la liberazione di Peeta: in un certo senso appaiono come buchi narrativi, qualcosa di cui vorremmo sapere di più, ma che possiamo solo immaginare. Una scelta fatta, forse, per segnare una maggiore indipendenza del personaggio di Katniss dai suoi tradizionali alleati.
Un libro che conclude degnamente la appassionante saga di Hunger Games: con un inizio spiazzante, ma un finale assolutamente efficace, che segna la conclusione della saga e della crescita del personaggio di Katniss.

I precedenti capitoli della saga:
"Hunger Games"
"La ragazza di fuoco"

 
 
 

L'Istat diffonde i dati sulla lettura nel 2011: meno lettori, più libri, l'importanza del buon esempio.

Post n°855 pubblicato il 22 Maggio 2012 da bluewillow
 

I lettori (anzi, le lettrici!)

L'Istat ha appena reso noti i nuovi dati su produzione e lettura di libri in Italia nel 2011: il numero complessivo di lettori, considerando tali coloro che hanno letto almeno un libro nell'ultimo mese, passa dal 46,8 % del 2010 al 45,3% del 2011. Inoltre fra i lettori coloro che hanno letto più di tre libri in 12 mesi sono appena il 45,6% del totale e solo il 13,8% ha letto almeno un libro al mese.
A leggere di più sono le donne: il 51,6%  contro un più basso 38,5% maschile.
I più forti lettori sono però ragazzi e ragazze fra gli 11 e i 17 anni, di cui circa il 60% dichiara di aver letto almeno un libro nell'ultimo anno. Il 53,9% dei giovani inoltre dichiara di scaricare news e riviste online e circa un quarto di coloro che acquistano qualcosa su internet  lo fa per comprare libri o ebook. La percentuale di coloro che acquistano libri su internet è molto più altra fra i lettori forti rispetto ai lettori deboli (17,5% contro 4,3%). In ogni caso i non lettori e i lettori deboli costituiscono un terzo, ci dice l'Istat, di coloro che comprano libri, giornali o riviste sul web (il che mi fa chiedere se li comprino per sé stessi e non li leggano o se li comprino per altri).
Dare il buon esempio aiuta molto: legge il 72% dei giovani che hanno genitori lettori e solo il 39% di coloro i cui genitori non leggono.
Il 9,9 % delle famiglie non ha nemmeno un libro in casa, ma tra costoro circa il 20 % ha almeno un computer. Fra coloro che hanno almeno 50 libri in casa la percentuale di chi ha un pc sale al 60%.
Le famiglie che posseggono al massimo 100 libri sono il 63,7 %, l'11,8 ne possiede da 101 a 200 e il 14,4 oltre 200.
La presenza di libri in casa aumenta grandemente la percentuale di giovani lettori: fra coloro che possiedono una biblioteca domestica la quota dei lettori è del 75,1% contro il 20,8% di chi non ne possiede affatto.
Ad incidere sul numero di libri letti sono anche le condizioni economiche: leggono di più dirigenti, professionisti e imprenditori (69%), molto meno pensionati (33,6%), operai (32%) e casalinghe (34,4%). Si legge maggiormente al Centro Nord che al Sud, la situazione del Mezzogiorno anzi si aggrava rispetto al 2010.
La regione più lettrice d'Italia è il Trentino Alto Adige con il 58,3% di lettori, quella con meno lettori la Campania con il 29,8 %. Nel Mezzogiorno la Sardegna è la regione più lettrice, con il 46,7% di lettori, dato superiore alla media nazionale.
Il maggior numero di lettori si trova inoltre nelle città rispetto ai piccoli centri.
Fra i giovani lettori il 92,3% ha una connessione ad internet e si è osservato che maggiore è il numero di libri letti e maggiore è la possibilità che si disponga di accesso al web. Inoltre tanto più si  legge, tanto più si fa ricorso alla consultazione di Wikipedia e simili.
Anche fra i giovani che non leggono mai libri circa il 79% dispone di connessione internet e circa un terzo di costoro dichiara di aver comunque scaricato un prodotto editoriale: forse non avremo più lettori di libri, ma c'è da sperare che avremo in generale più lettori di informazioni (è gia qualcosa!).

Le case editrici

La situazione non è rosea nemmeno per le case editrici: diminuisce il loro numero complessivo.
L'87,1% delle case editrici sono piccole  medie, ma le grandi case editrici producono il 77,5% dei libri proposti ai lettori.
Nonostante la crisi economica e di lettori, aumenta il numero di titoli stampati, soprattutto da parte dei grandi editori, mentre diminuiscono quelli delle piccole case editrici. Le tirature però sono più limitate rispetto al passato.
Il 26,2% di libri venduti è di tipo economico, con prezzo inferiore ai 10 euro: i libri economici rappresentano la quota più grande del mercato editoriale sia come percentuale che come tirature.
Diminuisce il numero di copie stampate per i libri con prezzo al di sopra dei 20 euro.
In media i libri proposti hanno un prezzo di 20,54 euro.
Tenendo conto del minor numero di copie, nel complesso la produzione libraria è in calo del 9,3 rispetto al 2010.
Le novità, i libri stampati per la prima volta, hanno rappresentato i due terzi dell'offerta complessiva nel 2011: le case editrici puntano soprattutto a trovare il best-seller, piuttosto che un libro di lunga vendita. Le ristampe sono meno di un terzo del totale.
Fra i libri pubblicati, la gran parte, il 26%, sono romanzi, libri gialli, racconti, libri d'avventura, poesia e testi teatrali, raggruppati dall'Istat sotto il genere "testi letterari moderni".
Il resto della produzione è distribuito tra una quarantina di materie, tre quarti delle quali nonsupera il 3% del mercato. Prevedibilmente, tra i libri più venduti che non sono romanzi ci sono quelli religiosi (7,1%), seguono diritto ed amministrazione (6,1%), storici e biografici (5,9%), arte e fotografia (4,5%).
Giochi e sport sono solo al 3%, ma non cantate vittoria pensando che non si vendano i libri di calciatori, perché questa percentuale è in aumento sia per tiratura (88%) che per numero di pagine (16,2%)  rispetto a 7 anni fa.
Anche se non si stampano moltissimo, sono solo lo 0,3% del mercato, sono in forte crescita le vendite di libri che riguardano moda, arredamento ed economia domestica (+ 142,5% di titoli e +122,9 % tirature), forse merito dei libri di cucina best-seller.
Anche i libri per ragazzi vengono stampati in quote maggiori: dal 2005 al 2011 i libri per giovanissimi lettori sono aumentate del 36% in numero di titoli e del 29,7% come tiratura. Ad aiutre la loro diffusione forse anche il fatto che il costo medio dei libri per ragazzi è di 10 euro a fronte di quasi 21 euro di quelli per adulti. La gran parte dei testi scolastici, invece, ha un prezzo non inferiore ai 15 euro.
Tutti questi dati sull'editoria sono relativi alla produzione di libri, non alla loro vendita: l'Istat non ce lo dice (ma i giornali spesso lo fanno) sappiamo che nell'ultimo anno e ancor più negli ultimi mesi si vendono sempre meno libri, a causa certamente in primo luogo della crisi economica.

Le mie conclusioni

Il numero di lettori totali diminuisce, ma l'Istat ci fa sapere che la gran parte dei giovani usa internet e che perfino tra i non lettori totali qualcuno scarica contenuti editoriali e, presumibilmente, li legge.
I media tradizionali fanno fatica ad arrivare ai non lettori, internet invece entra facilmente nelle case di tutti e perfino sui cellulari.
Se l'editoria capirà le potenzialità di questa opportunità, forse potrà salvarsi nonostante l'innegabile crisi che coinvolge tutti i settori produttivi, non solo i libri.
E' sconfortante che tante persone, soprattutto al Mezzogiorno, non leggano, ma l'Istat ci dice che avere a disposizione dei libri aumenta il numero di lettori fra i giovani: diffondere testi gratuiti, aumentare il numero di biblioteche, andare nelle scuole e regalare libri potrebbe certamente aumentare il numero di persone che da adulte leggono ancora.
L'Istat ci dice anche che la famiglia resta importantissima per formare la persona: se i genitori leggono, i figli leggono e se la famiglia possiede libri, i figli leggono di più.
Le difficoltà economiche restano il maggiore ostacolo alla lettura: meno si hanno soldi, meno si legge. Le persone che non leggono crescono figli che non leggono. Se si vuole che la lettura abbia spazio bisogna arrivare ai non lettori: a tutte quelle casalinghe, operai, pensionati, persone che non hanno libri in casa e che devono solo trovare l'occasione giusta, il libro giusto, speriamo anche ad un prezzo giusto per le loro tasche. Anche qui avere a disposizione gratuite biblioteche sarebbe fondamentale.
Noi lettori nel frattempo possiamo continuare a fare l'unica cosa possibile: dare il buon esempio e leggere, leggere, leggere.

Qui potete scaricare tutti i dati Istat nel dettaglio (in pdf)

 
 
 

10 ebook gratuiti su Bookrepublic (c'è anche Jane Austen!)

Post n°854 pubblicato il 21 Maggio 2012 da bluewillow
 

Vi segnalo che sul sito di Bookrepublic è possibile scaricare, previa registrazione, ben 10 ebook gratuiti, fino al 30 Maggio 2012, a questo indirizzo.
Vi farà certamente piacere sapere che fra gli ebook proposti gratuitamente c'è anche "Emma" di Jane Austen, nella edizione realizzata dalla casa editrice digitale Emma Books, quindi se non l'avete letto o ve ne manca una edizione digitale, approfittatene!
L'iniziativa è stata presa per festeggiare il Salone del Libro di Torino, che si è tenuto dal 10 al 14 Maggio, e per diffondere la lettura digitale. I titoli sono in formato epub e hanno solo il social DRM: è una protezione digitale che permette facilmente la conversione ad altri formati senza problemi, utilizzando programmi gratuiti come Calibre, perciò dovrebbero essere leggibili su tutti i tipi di lettori digitali.

I titoli gratuiti, che spaziano dai classici all'attualità (ce n'è perfino uno di Bruce Springsteen), comprendono:

"La governante e altri problemi domestici" di Charlotte Perkins, edito da Astoria
"Papalagi" di Tuiavii di Tiavea, edito da Stampa Alternativa/Nuovi equilibri
"Cuore di Tenebra" di Joseph Conrad, edito da Baldini Castoldi Dalai
"La mala informaciòn. Il male del nostro tempo raccontato da nove corrosivi comedian", AA. VV. edito da Sagoma
"Emma" di Jane Austen, edito da Emma Books
"Elettra" di Amélie Nothomb edito da Voland in collaborazione con Glamour
"Il deposito" di Alessandro Zaccuri edito da 40 K
"La nota giusta" di Bruce Springsteen edito da ISBN
"Flemma" di Antonio Paolacci edito da Perdisa Pop
"La scienza negata. Il caso italiano" di Enrico Bellone edito da Codice Edizioni

Per le trame vi rimando al link su bookrepublic: sono tutti titoli interessanti, alcuni ve lo posso garantire sono capolavori ("Emma" e "Cuore di Tenebra"), altri spero di leggerli presto.
Buone (gratuite) letture!

 
 
 

La distopia nella realtà

Post n°853 pubblicato il 20 Maggio 2012 da bluewillow

Ho letto molti romanzi che parlavano di società terribili, agghiaccianti, in cui le persone venivano private di ogni libertà. Distopia è la parola che si usa per questo genere letterario, in cui si immagina una umanità privata di ogni libertà e ridotta in condizioni di terrore.
Quello che accade nella realtà, l'attentato ad una scuola di giovani ragazze, la morte di una di loro, la paura che si diffonde non in una città, ma in una nazione, supera di gran lunga qualunque idea il più fantasioso dei romanzieri possa concepire.
Benché nessuno sappia ancora con certezza a chi attribuire quanto avvenuto a Brindisi, è evidente che quell'azione è una sfida allo Stato, alla società civile, a chi desidera istruirsi per crescere, a chi pensa che si possa vivere nella giustizia e credere nella legge.
Chi attacca una scuola lo fa forse perché la vede come il simbolo di ciò che odia, di ciò che può distruggerlo: istruzione, coraggio, dignità, volontà di essere padroni del proprio destino.
Spero che nessuna paura, nessun terrore, riesca mai neanche a scalfire il desiderio di migliorarsi e migliorare la società, di avere fiducia in soluzioni che nascono da un confronto pacifico e intelligente.
Anche se chi ha compiuto questo orrore voleva diffondere la paura, questa azione mostra invece che il più grande terrore, la paura più grande sta proprio delle mani vigliacche che hanno messo quella bomba, che ha cancellato una giovane vita innocente: le persone che pensano, che vogliono capire, che con passione vivono, studiano e cercano di essere padrone della propria esistenza sono il terrore di chi vive nell'ombra, lucrando su miserie morali e umane, di chi vuole vedere un mondo in disgrazia perché così è più facile predare coloro che potrebbero tenergli testa.
L'unica modo per cancellare la distopia dalle nostre esistenze è quello di non lasciarsi sconfiggere moralmente, credere che il rinnovamento e il miglioramento della società sono possibili e che nessuna bomba potrà mai mandare in pezzi questa consapevolezza.

 
 
 

Harry Potter e la conferenza filosofale

Secondo quanto riportato dal Telegraph, la saga di Harry Potter è diventata ufficialmente materia di studio accademico, infatti il 17 e il 18 Maggio 2012, alla St. Andrews University, in Scozia, si è tenuta la prima conferenza internazionale di studiosi di letteratura dedicata al maghetto creato dalla scrittrice J.K. Rowling dal titolo "A Brand of Fictional Magic: Imaginative Empathy in Harry Potter " cioè "Un marchio di narrativa magica: empatia immaginativa in Harry Potter"

La conferenza verteva su vari aspetti del libro, addentrandosi soprattutto sull'evoluzione dei personaggi nei sette libri, sul modo in cui il lettore era portato a solidalizzare con in personaggi e sulle possibili fonti di ispirazione della Rowling che, secondo gli studiosi, andavano da Shakespeare a Platone, da C.S. Lewis a Tolkien, fino ai miti pagani.
Alcuni hanno sostenuto che Silente, il preside della scuola di maghetti di Hogwarts, abbia chiari tratti socratici, forse per il modo in cui non rivela nulla ad Harry del suo destino, per fare in modo che sia lo stesso ragazzo a giungere autonomamente alla decisione finale di sfidare l'acerrimo nemico Lord Voldemort.

Devo dire che trovo curioso che un gruppo di studiosi si riunisca per discutere il lavoro di una scrittrice vivente, cercando influenze e parallelismi nel suo lavoro, piuttosto che chiedere direttamente all'interessata se davvero Platone sia stato così determinante nello scrivere Harry Potter.
J.K. Rowling non era infatti presente alla conferenza: cosa che forse la pone di fatto sull'altare del mito, fra coloro che pur vivi, sono praticamente già assunti in cielo e delle cui azioni non si può chiedere conto, ma solo darne una interpretazione.

Fra i titoli dati dai conferenzieri ai propri interventi alcuni sembrano tratti davvero da uno dei libri di J.K. Rowling e risultano curiosamente buffi:

Effetto panottico di "Tu-sai chi".

Le origini e la retorica della Foresta Proibita.

Il ruolo di Piton: abbozzo di un modello di redenzione paterna.

Che dire dei Dursley? : una rilettura delle intrusioni fantastiche in Harry Potter.

La glorificazione di Neville Longbottom.

Da ragazzo nerd a maschio empatico: evoluzione di Harry Potter attraverso la serie.

Vari studiosi hanno sostenuto che la lotta contro Voldemort alluda a quella contro il nazismo e agli eventi della seconda guerra mondiale, soprattutto per la presenza del tema del razzismo: nel libro quello dei maghi Mangiamorte nei confronti dei babbani, gli umani privi di poteri, che essi desiderano conquistare e distruggere.

Gli studiosi hanno poi sottolineato come lo studio di Harry Potter sia fondamentale perché è probabilmente una delle opere più lette dalle giovani generazioni, che ne devono essere state inevitabilmente influenzate.

Questa dunque sarà forse la prima conferenza ufficiale sui libri di Harry Potter, ma di certo non sarà l'ultima!

 

 
 
 

Maggio dei libri: dal 19 al 23 sconti del 20% sui libri in tutta Italia

Post n°851 pubblicato il 18 Maggio 2012 da bluewillow
 

Buone notizie se dovete fare acquisti di libri in questi giorni: dal 19 al 23 Maggio, infatti, in tutta Italia, in oltre mille librerie, sarà proposto uno sconto del 20% su tutti i volumi degli editori aderenti all'iniziativa, che sono oltre 300.
L'iniziativa, chiamata "Leggere fa crescere", che si inserisce nel contesto del "Maggio dei libri", un mese dedicato alla promozione della lettura, è stata presa mediante un accordo tra editori, librai indipendenti e di catena, librerie online e grande distribuzione, quindi sarà possibile trovare gli sconti del 20% in quasi tutti i punti vendita, compresi i corner di vendita di libri delle grandi catene.
L'elenco di editori e librai (negozi fisici e online) aderenti all'iniziativa è disponibile sul sito dell'A.I.E (Associazione italiana editori) a questa pagina.
E' una promozione interessante, visto che coinvolge anche libri di editori che difficilmente si trovano in sconto ed è estesa anche ai venditori online.
La campagna di sconti è stata presa, secondo quanto riportato sul sito dell'A.I.E., con l'obiettivo di aumentare il numero di lettori.
Solo il 45,3% della popolazione con più di 6 anni legge libri (25,9 milioni di italiani) e meno della metà di costoro legge più di tre libri l'anno (il 45,6% dei lettori, pari a 11,8 milioni di persone).
La gran parte dei lettori non sono lettori forti, dice l'A.I.E e, al contrario di noi maniaci dei libri, cito testualmente "sono persone che hanno un rapporto debole con gli autori, i generi, i marchi editoriali, che entrano con fatica nei vari canali di vendita e nelle librerie". Detto in poche parole sono persone  che nel mondo dei libri si sentono un po' sperdute (più o meno come potrei sentirmi io se mi trovassi in un negozio di autoricambi o di attrezzature sportive).
L'iniziativa, a quanto pare, è rivolta proprio a questo tipo di lettori. Io credo che funzionerà soprattutto con i lettori forti, visto che tra il 15% del supermercato (dove probabilmente il lettore sperduto compra la gran parte dei libri) e il 20% di questa promozione non c'è poi gran differenza.
Invece per il lettore forte, che vuole solo quello che il supermercato non offre e compra più libri alla volta, può essere una buona occasione. Anche l'arco di tempo coperto dall'iniziativa è un po' breve, visto il poco preavviso della campagna, pubblicizzata solo a partire dal 17, perché un lettore poco informato ne abbia notizia in tempo: solo cinque giorni.
Spero che questo serva effettivamente a diffondere la lettura, anche se, a mio modesto parere, mettere questa iniziativa a fine mese smorzerà un po' la sua efficacia (i nonni finanziatori di nipotini lettori prendono la pensione all'inizio del mese e i giovani sono i lettori più forti).
In ogni caso auguro a tutti buone letture e buoni acquisti!

 
 
 

Come Jane Austen mi ha rubato il fidanzato - Cora Harrison

Titolo: Come Jane Austen mi ha rubato il fidanzato Titolo originale: Jane Austen Stole My Boyfriend Autrice: Cora Harrison Traduzione: Stefania di Natale Illustrazioni: Susan Hellard Casa editrice: Newton Compton pag: 311 costo: 9,90 €

Una doverosa premessa: in questo libro Jane Austen non ruba il fidanzato a nessuna! Il titolo infatti è un riferimento ironico ai pensieri che vengono attribuiti ad alcuni personaggi, giudicati in maniera non esattamente benevola, che vedono Jane Austen come una rivale, a causa del suo fascino.

"Come Jane Austen mi ha rubato il fidanzato" è strutturato come le pagine di un diario tenuto dalla diciassettenne Jenny Cooper, cugina di Jane Austen e sua migliore amica.

Il libro è il seguito di un altro volume scritto da Cora Harrison, "I Was Jane Austen Best Friend" ("Ero la migliore amica di Jane Austen"), con i medesimi personagggi, non ancora pubblicato in Italia, ma è comunque leggibile in maniera indipendente, sebbene siano presenti diversi riferimenti a fatti avvenuti nel primo capitolo.

Cora Harrison si ispira ai Juvenilia di Jane Austen e alle più note lettere scritte dalla stessa Austen o da chi l'ha conosciuta, per tratteggiare un divertente "ritratto della scrittrice da giovane", descrivendola come una ragazza arguta, coraggiosa e affascinante, con una certa propensione alla civetteria.

Il libro si apre infatti con una citazione di una delle lettere meno lusinghiere scritte sul conto della giovane Jane di cui si dice "La mamma ha detto che a quell'epoca era la più graziosa, la più spiritosa, affettuosa farfallina a caccia di un marito di cui avesse memoria", declinata però in maniera meno positiva da una sua antagonista.

Nel volume la giovane Jenny Cooper, cugina di Jane che vive con gli Austen a causa della morte dei genitori, desidera sposarsi con l'amato capitano Thomas Williams, ma si vede ostacolata dal fratello James, sobillato dalla perfida moglie Augusta, che teme di perdere il vitalizio di 50 sterline attribuito alla giovane fino ai ventuno anni e fintanto sarà sotto la sua tutela.

La giovane Jane Austen farà di tutto per aiutare la cara cugina a coronare il suo sogno d'amore, aiutandola ad imbastire una corrispondenza segreta con l'amato, con l'aiuto di uno dei suoi spasimanti, Harry Digweed, e cercando di convincere tutti i suoi parenti a far cambiare idea a James ed Augusta.

Quando le due ragazze, grazie anche all'appoggio della affascinante Eliza de Feuillide, si trasferiranno a Bath, in casa degli zii Leigh-Perrot, Jenny e Jane avranno l'occasione non solo di partecipare a balli e fare passeggiate per negozi, ma anche di trovare il modo di mettere finalmente Augusta, la loro vera nemica, alle strette.

Insieme a numerosi altri flirt, in questo libro Cora Harrison attribuisce un amore anche alla stessa Jane Austen, quello per il timido vicino di casa Harry Digweed che nella storia aiuterà molto Jenny e Jane nei loro "complotti". Nella nota dell'autrice alla fine del libro, Harrison motiva questa scelta da un dubbio reale sul ruolo di Harry nella vita della Austen. Cassandra, la sorella di Jane Austen, distrusse gran parte delle sue lettere dopo la sua morte, ma in una di quelle rimaste si fa riferimento proprio ad Harry Digweed come "il mio caro Harry", espressione che secondo Cora Harrison era inusuale per l'epoca e per la stessa Austen, che invece si riferiva spesso ad altre persone, anche conosciute dall'infanzia come il vicino Harry Digweed, usando termini assai più formali.

Il libro è movimentato inoltre dal resoconto di un fatto realmente avvenuto e che mise in subbuglio la famiglia Austen: il processo per furto alla zia Leigh-Perrot, accusata di aver rubato un rotolo di pizzo da una merceria. Sebbene ora sembrerebbe incredibile, il fatto era considerato molto grave: per il furto di merce di valore superiore a quindici scellini si poteva rischiare l'impiccagione o la deportazione in Australia. Il tutto era nato dal tentativo di estorsione della merciaia, che spesso accludeva merce non richiesta ai pacchetti per i clienti, per poi minacciarli di denuncia per furto. Lo scandalo sarebbe stato tale che la gran parte dei ricchi clienti finiva per pagare una grossa cifra alla donna, pur di non essere trascinati nel fango. La zia Leigh-Perrot, estremamente facoltosa e che non aveva alcun bisogno di rubare, però non cedette al ricatto: affrontò il processo, durante il quale fu costretta a soggiornare in prigione, assistita dall'amorevole marito, e infine venne assolta.

Ovviamente non tutti i fatti narrati in questo libro, anche se realmente accaduti, avvennero davvero tutti nello stesso periodo: Cora Harrison si prende qualche licenza, ma salva grosso modo la verosimiglianza. Ad esempio Jenny Cooper era più grande d'età di Jane Austen e si chiamava anch'essa Jane: per evitare confusioni la scrittrice sceglie di distinguerla da Jane Austen usando il diminutivo Jenny.

Inoltre, sebbene film e libri mostrino sempre il contrario, Jane Austen non andava in giro proclamando di voler fare la scrittrice a chiunque incontrasse: a quell'epoca non era una cosa considerata conveniente per una signorina e quindi sulla sua passione per la scrittura la Austen teneva un certo riserbo.

Cora Harrison decide di tratteggiare il ritratto di una giovanissima Jane Austen spumeggiante e sentimentale, con una certa passione per il romanzesco e le soluzioni romantiche ed eccessive, ma anche estremamente intelligente e determinata, a volte non poco dispettosa nei confronti di qualche rivale. E' una scelta che forse contrasta con quelle che furono poi le inclinazioni stilistiche della Austen, ma è anche vero che non sappiamo quasi nulla dei primi anni della scrittrice e che la gioventù è spesso più dominata dai sentimenti della maturità.

Nonostante le molte libertà d'interpretazione che Cora Harrison decide di prendersi in "Come Jane Austen mi ha rubato il fidanzato", nel complesso il risultato è estremamente grazioso: il libro sembra davvero scritto da una ragazza giovanissima e piena di entusiasmi, il ritratto di Jane Austen non sarà fedele, ma è piuttosto interessante, ed è accurato nel descriverne almeno la tendenza alla battuta e all'umorismo; ad ogni personaggio importante nella vita di Jane Austen viene dato un carattere pensato nei dettagli ed ispirato dai documenti storici (il più riuscito è Eliza de Feuillide), infine la ricostruzione storica di Bath, in cui avvengono gran parte delle scene, è vivida e interessante.

Il volume presenta numerose illustrazioni che, nella finzione, sono attribuite a Jenny che ama arricchire il suo diario con i disegni, ma che nella realtà sono state realizzate da Susan Hellard: questo rende ancora più vivida la sensazione di leggere un libro scritto davvero da una giovane ragazza.

Una lettura che ricostruisce in maniera giocosa la vita adolescenziale di Jane Austen: a patto di non prendere per oro colato ogni dettaglio della ricostruzione storica, sicuramente divertirà coloro che amano la scrittrice e ne conoscono la biografia.

 

 
 
 

Le edicole italiane sono in pericolo

Post n°849 pubblicato il 16 Maggio 2012 da bluewillow
 

Secondo un articolo del Corriere della Sera dal titolo "SOS: le edicole italiane chiudono" di Bernardo Iovene, in cui è incluso anche un interessantissimo video, circa 10.000 edicole hanno chiuso negli ultimi anni.
I motivi della difficoltà delle edicole sono da ricondurre sia alla crisi economica che alla diminuzione del numero di lettori, dovuto al diffondersi di internet, ma soprattutto a un modello distributivo sbagliato, in cui si accumula oltre il 50% di invenduto, scaricandone i costi proprio sull'ultimo anello della catena, cioè gli edicolanti.
Non sono infatti i singoli edicolanti a scegliere quali giornali ricevere e il numero di copie per ognuno di essi: spesso alle edicole vengono inviate copie in numero anche doppio a quanto normalmente venduto secondo le statistiche di vendita. L'edicolante è costretto a pagare immediatamente quanto ricevuto e solo dopo aver riconsegnato l'invenduto viene rimborsato, a un mese di distanza.
Per far fronte alla diminuzione degli incassi e ai continui esborsi, gli edicolanti finiscono per indebitarsi, molti sono costretti a chiudere.
I distributori provinciali dei giornali accumulano tonnellate di riviste e quotidiani che vengono rispediti agli editori, montagne di carta destinate a finire al macero.
Un sistema fatto di sprechi e grandi costi che vengono scaricati sull'anello più debole della catena: gli edicolanti, che spesso devono firmare fidejussioni se vogliono restare aperti.
Quando compriamo un giornale il suo prezzo comprende non solo quanto stiamo leggendo, ma anche la quota che deve coprire le perdite.
E' una débâcle per tutti: per la cultura, che perde una fonte preziosa di diffusione, per le foreste abbattute per stampare copie che nessuno leggerà, per gli edicolanti che si vedono soffocati dai pagamenti incombenti, per i lettori che avranno sempre meno offerta a prezzi inevitabilmente più alti.
E' una perdita che danneggerà sopratutto le generazioni più giovani: fumetti e giornalini sono spesso il primo passo verso la lettura.
Forse sarebbe il caso di rivedere questo sistema, fatto di buchi enormi, che sembra avvantaggiare solo chi sta in cima a questa specie di piramide alimentare, in cui il più grande e forte vive cannibalizzando i risparmi di chi invece lavora tutti i giorni lungo le strade delle città.

 
 
 

Gioielli storici e letterari e amorevoli famiglie reali.

Post n°848 pubblicato il 15 Maggio 2012 da bluewillow
 

Proprio oggi a Ginevra verrà messo all'asta un prezioso diamante storico: Le Beau Sancy, donato nel 1610 alla regina Maria de' Medici, consorte di Enrico IV, re di Francia e di Navarra. Proprio quell'Enrico che disse "Parigi val bene una messa" e di cui parlò Dumas in quello che è un gioiello della letteratura "La regina Margot", che narra invece della sua ascesa al trono, quando ancora era sposato alla formidabile Margherita di Valois, sua prima moglie.
Il primo matrimonio fu dichiarato nullo nel 1599 e lo stesso Dumas aveva messo bene in evidenza, attribuendo ad entrambi nel suo romanzo degli amanti, come quello dei due sovrani fosse un accordo politico, piuttosto che un'unione d'amore, realizzata per tentare di riunire protestanti e cattolici sotto un'unica corona: Margherita era infatti cattolica, mentre Enrico protestante, per la precisione ugonotto.
I due scamparono alla strage di San Bartolomeo,  in cui si tentò di uccidere, in una sola notte, tra il 23 e il 24 Agosto 1572, tutti gli ugonotti presenti a Parigi per assistere alle nozze reali che, proprio per il molto sangue che fu versato, vennero soprannominate "Le nozze vermiglie".  Alla fine, però, il tentativo di sopprimere Enrico di Navarra diventò invece il modo in cui il futuro sovrano stanò tutti i suoi nemici.
regina margotAnche se forse né Margherita di Valois, né Enrico IV si afflissero troppo per la loro separazione, bisogna dire che è un peccato che nessuno dei due abbia potuto leggere il romanzo di Dumas, scritto solo nel 1845, in collaborazione con il consulente storico di sempre Auguste Maquet: sono certa che dopo essere stati così celebrati, avrebbero riflettuto seriamente se sarebbe valsa la pena di ispirare anche un ulteriore romanzo.
Dumas non ce lo racconta, ma il matrimonio fra i due fu piuttosto travagliato anche dopo la conquista della corona da parte di Enrico IV: Margherita di Valois passò gran parte del tempo in trattative per concedere l'annullamento delle nozze e riacquistare le sue ricchezze.
In pratica fu la stessa Margherita a influenzare la scelta della futura moglie di suo marito: per molti anni si rifiutò di assecondare Enrico IV, perché temeva sposasse una donna che non le era gradita, Gabrielle d'Estrées, e solo alla morte di quest'ultima, i documenti per l'annullamento furono firmati.
Margherita di Valois rimase a corte e divenne molto influente.
nozze di maria de' medici ed enrico IVQuando nel 1600 furono celebrate le nozze tra Maria de' Medici ed Enrico IV, il sovrano non aveva perso le sue consolidate abitudini: aveva infatti già una nuova amante e che per di più aspettava un bambino, una fra le tante che si avvicendarono durante il secondo matrimonio.
Al contrario di quanto si potrebbe credere, viste le circostanze, Margherita di Valois non fu affatto nemica della nuova sovrana, anzi fece del figlio di quest'ultima, Luigi, il suo unico erede, cosa che le permise ancora maggiore influenza a corte, nonché di ottenere aiuto per riconquistare varie proprietà che le erano state sottratte.
Enrico IV doveva avere un fato singolare riguardo alle cerimonie importanti. Il suo primo matrimonio fu segnato dalla strage di San Bartolomeo, ma ancora peggior sorte gli toccò quando si decise a consacrare la moglie Maria come regina, con una incoronazione ufficiale, cosa che le avrebbe permesso di ottenere la reggenza in sua assenza...o in caso di sua morte.
Fu in quella occasione, il 13 Maggio 1610, che il prezioso diamante "Le Beau Sancy", stimato attualmente fra i 2 e 4 milioni di dollari di valore, fu regalato a Maria de' Medici.
Si dice che spesso i diamanti famosi siano legati a grandi sfortune: fu un caso ben strano che appena dopo l'incoronazione di Maria, il 15 Maggio 1610, Enrico IV venisse pugnalato e morisse, lasciando il potere di fatto nelle mani della consorte, appena dopo averle concesso il potere di divenire reggente.
maria de' mediciFu inoltre solo grazie all'appoggio di Margherita di Valois che la neo-regina riuscì a tener testa a chi voleva impossessarsi della corona e a conservarla per il figlio Luigi XIII che aveva allora solo nove anni.
Si dice che la vendetta sia un piatto che va consumato freddo: nessuno può provare cosa abbia davvero unito Margherita di Valois e Maria de' Medici, se lo sfrenato amore per il potere o piuttosto un forte desiderio di rivalsa, sta di fatto che la corona cambiò testa.
Maria de' Medici non fu tenera nemmeno con il figlio, in nome del quale si era data tanto da fare: per diventare davvero re Luigi XIII,  appena sedicenne, realizzò un colpo di stato proprio contro la madre, che non aveva nessuna intenzione di abbandonare la reggenza, esiliandola nel castello di Blois, nella Loira.
Ah, le famiglie reali di una volta! A quei tempi non ci si annoiava mai, probabilmente anche prendere un calice di vino (sarà avvelenato?) o fare una passeggiata in carrozza (il cocchiere avrà un pugnale?) con i propri cari doveva essere fonte di grandi emozioni!
Divenuta povera, a causa dell'esilio, Maria de' Medici fu costretta a vendere il diamante che aveva ricevuto all'incoronazione che, nel tempo, è passato di mano in mano, spesso attraverso varie famiglie reali di tutta Europa.
Singolarmente, "Le Beau Sancy" verrà messo all'asta proprio oggi, da Sotheby's, nell'anniversario dell'assassinio di Enrico IV che lo regalò, molto probabilmente, proprio a colei che divenne mandante del suo omicidio.
Quasi certamente chi lo comprerà lo metterà in una teca da esposizione, ma spero davvero che nessuno si lasci tentare dal desiderio di regalarlo: si sa, la storia tende a ripetersi!

 
 
 
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