Creato da vergine_e_martire il 22/11/2005

Per non dimenticare

un blog che è un calendario: quello che è stato, quello che sarà, i santi, gli eventi, i compleanni, le feste

 

 

150° anniversario delle apparizioni di LOURDES

Post n°238 pubblicato il 11 Febbraio 2008 da vergine_e_martire

1858 - 2008


11 febbraio 1858.

Lourdes è solamente un piccolo villaggio ai piedi dei Pirenei, sconosciuto ai più, piovoso ed umido in primavera, caldo afoso d’estate, freddo e nevoso d’inverno.
Piccola è pure Bernadette Soubirous, una quattordicenne alta appena un metro e mezzo, che soffre di continui attacchi d’asma: “Il mio mestiere è di essere malata” dice di sé la ragazza.


Piccola è davvero la grotta di Massabielle, una semplice rientranza della roccia, utilizzata per ricoverare i maiali. Eppure proprio in quel posto malsano avviene un incontro tra Bernadette ed “una piccola Signora giovane”, a suo dire più bassa di lei; un incontro destinato a ripetersi per altre 17 volte in quell’anno, fino al 16 luglio 1858. Bernadette la chiamava “Aquero”, che in dialetto locale significava “quella cosa lì”; il 25 marzo quella “cosa che ha un aspetto di signora” dirà di sé “Que soy era Immaculada Councepciou”, “sono l’Immacolata concezione” nel dialetto parlato dalla ragazzina. Difficile pensare che Bernadette, che non era mai andata a scuola e proveniva da una famiglia povera, potesse sapere qualcosa di quel dogma – secondo il quale la madre di Gesù è stata concepita senza peccato originale - proclamato da papa Pio IX solo quattro anni prima.


150 anni sono passati da allora e di quegli incontri resta la sorgente d’acqua, che sgorga senza sosta nel punto esatto in cui la “bianca Signora” aveva detto a Bernadette di scavare; un’acqua che da allora milioni di persone considerano miracolosa e che alimenta le piscine dove vengono immersi i malati e i disabili. La speranza di una guarigione miracolosa, da malattie spesso considerate incurabili, è certamente una delle ragioni che induce molti visitatori a partire per Lourdes; d’altra parte proprio lì sono avvenuti i 67 miracoli oggi ufficialmente riconosciuti: persone malate, vissute in epoche più disparate – dal 1862 al 2005 - estremamente diversificate per età anagrafica - dai 2 ai 64 anni –, guarite dalle malattie più diverse. Ma la forza di Lourdes non sta nella guarigione dalla malattia o dal dolore; troppo pochi i salvati in 150 anni, troppo alto il numero di coloro che rischiano di tornare a casa in preda alla disperazione. La stessa acqua di Lourdes, per quanto miracolosa, non è riuscita a preservare dalla sofferenza fisica la piccola Bernadette, morta a soli 35 anni, nel convento di Nevers, con il corpo martoriato da diverse malattie.


Il vero miracolo di Lourdes è certamente un altro. Basta incontrare le persone che ritornano da quel viaggio tutt’altro che agevole; non sono guariti dal dolore, ma sono in qualche modo trasformati, perché nonostante la sofferenza hanno trovato la pace interiore, la serenità. Proprio come Giovanni Battista Tomassi, un giovane romano gravemente malato che nel 1903 decide di andare proprio a Lourdes con una rivoltella; se non fosse stato miracolato si sarebbe suicidato. Il miracolo fisico non avvenne, ma successe qualcosa di così sconvolgente dentro di lui, da indurlo a tornare subito a casa per portare solidarietà a chi soffre. Rientrato a Roma fondò l’UNITALSI, l’organizzazione che da 105 anni si occupa di trasportare malati e pellegrini proprio a Lourdes. E’ davvero emozionante vedere oggi le migliaia di giovani volontari che serenamente decidono di dedicarsi agli altri nel modo più concreto, umile e faticoso che ci sia; sono i “barellieri” e le “sorelle” che con le loro divise bianche e blu colorano le stradine di Lourdes, spingendo pesanti carrozzine di persone malate o disabili. In una società che nega la sofferenza, rifiuta la malattia e nasconde il dolore, forse il vero miracolo di Lourdes è proprio questo: il miracolo della serenità.

http://www.comune.torino.it/pass/php/4/index.php?pag=38328

 
 
 

Giorno del Ricordo delle FOIBE

Post n°237 pubblicato il 10 Febbraio 2008 da vergine_e_martire






10 febbraio.
Giorno della memoria.

Un anniversario ed una celebrazione istituto per legge in Italia, nel 2004, dopo 60 anni di COLPEVOLE e SPAVENTOSO silenzio.

Chi di noi ha mai sentito parlare di Foibe prima della istituzione delle legge e di questi primi 4 anni di ricordo?
Nessuno.
Un silenzio voluto, un silenzio politico.
Un silenzio che parla da solo.



Perché non si può ricordare se non si conosce.




Le foibe sono cavità carsiche di origine naturale con un ingresso a strapiombo. È in quelle voragini dell’Istria che fra il 1943 e il 1947 sono gettati, vivi e morti, quasi diecimila italiani.

La prima ondata di violenza esplode subito dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943: in Istria e in Dalmazia i partigiani slavi si vendicano contro i fascisti e gli italiani non comunisti. Torturano, massacrano, affamano e poi gettano nelle foibe circa un migliaio di persone. Li considerano “nemici del popolo”. Ma la violenza aumenta nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupa Trieste, Gorizia e l’Istria. Le truppe del Maresciallo Tito si scatenano contro gli italiani. A cadere dentro le foibe ci sono fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, uomini di chiesa, donne, anziani e bambini. Lo racconta Graziano Udovisi, l’unica vittima del terrore titino che riuscì ad uscire da una foiba. È una carneficina che testimonia l’odio politico-ideologico e la pulizia etnica voluta da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i non comunisti. La persecuzione prosegue fino alla primavera del 1947, fino a quando, cioè, viene fissato il confine fra l’Italia e la Jugoslavia. Ma il dramma degli istriani e dei dalmati non finisce.






Nel febbraio del 1947 l’Italia ratifica il trattato di pace che pone fine alla Seconda guerra mondiale: l’Istria e la Dalmazia vengono cedute alla Jugoslavia. Trecentocinquantamila persone si trasformano in esuli. Scappano dal terrore, non hanno nulla, sono bocche da sfamare che non trovano in Italia una grande accoglienza. La sinistra italiana li ignora: non suscita solidarietà chi sta fuggendo dalla Jugoslavia, da un paese comunista alleato dell’URSS, in cui si è realizzato il sogno del socialismo reale. La vicinanza ideologica con Tito è, del resto, la ragione per cui il PCI non affronta il dramma, appena concluso, degli infoibati. Ma non è solo il PCI a lasciar cadere l’argomento nel disinteresse. Come ricorda lo storico Giovanni Sabbatucci, la stessa classe dirigente democristiana considera i profughi dalmati “cittadini di serie B”, e non approfondisce la tragedia delle foibe. I neofascisti, d’altra parte, non si mostrano particolarmente propensi a raccontare cosa avvenne alla fine della seconda guerra mondiale nei territori istriani. Fra il 1943 e il 1945 quelle terre sono state sotto l’occupazione nazista, in pratica sono state annesse al Reich tedesco.

Per quasi cinquant’anni il silenzio della storiografia e della classe politica avvolge la vicenda degli italiani uccisi nelle foibe istriane. È una ferita ancora aperta “perché, ricorda ancora Sabbatucci, è stata ignorata per molto tempo”. Il 10 febbraio del 2005 il Parlamento italiano ha dedicato la giornata del ricordo ai morti nelle foibe. Inizia oggi l’elaborazione di una delle pagine più angoscianti della nostra storia.



 
 
 

LA LEGGE CHE HA ISTITUITO LA GIORNATA DELLA MEMORIA IN ITALIA

Post n°236 pubblicato il 27 Gennaio 2008 da vergine_e_martire



E' vergognosamente  solo del 2000 la legge che istituisce nel 27 gennaio la celebrazione del Giorno della Memoria dell'Olocausto.





Legge 20 luglio 2000, n. 211




"Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti"
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000

Art. 1.

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2.

In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.


 
 
 

I Re Magi

Post n°235 pubblicato il 06 Gennaio 2008 da vergine_e_martire
 

Il Vangelo di Matteo ci parla di alcuni magi (parola che indicava i re-sacerdoti della persia, aderenti alla religione dello Zoroastrismo e dediti all'astronomia) che, dopo aver studiato il fenomeno celeste della "stella", capendo che segnalava la nascita di un grande re, la seguirono per rendere omaggio al Bambino.
Jacopo da Varazze nella Legenda Aurea, testo assai diffuso nel Medioevo, fa derivare il termine "magi" da "magni", cioè grandi, nella sapienza.
Attorno alle figure di questi personaggi, sin dai tempi più antichi, si sono diffuse storie e leggende che, ancora oggi, continuano ad affascinare.

Non sappiamo con precisione quanti furono; dodici secondo una Cronaca orientale dell'VIII secolo. La tradizione cristiana più diffusa ne conta tre a cui vennero dati i nomi di Caspar, Balthasar, Melchior.

Nel VIII secolo il Venerabile Beda descriveva Melchiorre come "un vecchio dai capelli bianchi, con una folta barba e lunghe chiome ricciute", Gasparre " un giovane imberbe" e Baldassarre "di carnagione olivastra e con una barba considerevole".

I doni offerti dai Magi al Salvatore, oro , incenso e mirra, sono quelli che Persiani e Caldei usavano portare ad un re e simboli di maestà divina, regale potestà ed umana mortalità.


 
 
 

La stella cometa

Post n°234 pubblicato il 05 Gennaio 2008 da vergine_e_martire
 

La dizione "stella cometa" è una locuzione popolare impropria per un fenomeno celeste e il suo significato è "astro chiomato".
La tradizione vuole che i re Magi fossero stati guidati nel luogo dove nacque Gesù proprio da una luminosa cometa, segno divino del glorioso evento. Ma quanto c'èdi verificabile, dal punto di vista astronomico, in questa affascinante rappresentazione? La stella dei Magi è esistita davvero?

E' generalmente accettato che la Stella di Betlemme non fosse una stella, né tantomeno una cometa (sappiamo che la Comet di Halley era stata visibile solo nel 12 a.C.), ma piuttosto un eccezionale allineamento fra Giove e Saturno.

La trasformazione di questo fenomeno celeste in stella in cometa risale addirittura al 1301 e il merito va a Giotto, che aveva osservato personalmente due anni prima una fantastica apparizione della cometa di Halley e, comprensibilmente, non resistette all'idea di dipingerla nella scena della natività nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Giotto non poteva saperlo perché tale allineamento sarebbe stato calcolato per la prima volta da Keplero nel 1604.

 
 
 
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