Creato da carpediem56maestral0 il 23/09/2006

come le nuvole

le guardi e credi di poter parlare di loro, di aver catturato la loro essenza ed ecco che sono altro e ancora altro e non le puoi incasellare, descrivere e neppure toccare...

 

 

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Di quella pira...

Post n°626 pubblicato il 18 Novembre 2011 da carpediem56maestral0
 

“Amico, se chiedi cos’è il jazz non lo saprai mai!” (Louis Armostrong)

 

Dedicato a Ilike,

alle sue capacità vocali e di scelta del compagno di vita.

Non secondario il fatto che mi stia molto simpatica.

 

Carissima Ilike,

la mia “educazione” musicale è sintetizzabile in una parola:  pietosa.

Eppure amo la musica e, da quel che ricordo, da sempre.

Stavo appena in piedi e già, se udivo del ritmo, agitavo culo e pannolino con una armonicità tale che sembrava mi avessero adottata dalla Giamaica.

Essendo una artista completa inoltre cantavo, in piedi sulla sedia della cucina con in mano un mestolo quale microfono semi professionale (il semi è dovuto al fatto che il mestolo non sempre era perfettamente pulito e ciò incideva sulla purezza del mio sound).

                         

Tuttavia, nonostante questa evidente inclinazione e le mie indubbie capacità interpretative, quello che so sulla musica: autori, opere, utilizzo di strumenti, l’ho imparato da sola (e questo dovrebbe darti qualche indizio sulla profondità della mia cultura musicale).

Ma non credo che questo analfabetismo sia attribuibile a me.

 

Alle elementari, ad esempio, per essere sicuri che mai più avrei desiderato suonare uno strumento, con il consueto Metodo Montessori, me ne imposero solo uno: “il flauto dolce” e mi costrinsero a pietose e lunghe sessioni di soffio nella cannuccia nel disperato tentativo di far uscire suoni che non sembrassero barriti di elefanti in amore.

Tra noi fu subito odio, lo persì diverse volte ma lui trovò sempre la strada di casa. Lo ruppi e visto il suo scarso valore di mercato me lo ricomprarono.  Una cosa simil esorcista.

                                                                     

Alle medie fu assestato un significativo colpo al mio eventuale interresse per opere e compositori allor quando salì in cattedra una Prof. di Educazione Musicale il cui metodo pedagogico consisteva nel mettere su di uno stereo dei long playng mentre lei lavorava a maglia: un dritto, due rovesci e testa oscillante a mò di metronomo.

La classe, che non sapeva né chi fosse l’autore né il titolo del brano selezionato, incideva con perizia i banchi con romantiche iniziali  o urlava inappropriati  “colpito e affonda”.

 

 

                                

Quando raggiunsi la fase pre puberale mia madre, che la Montessori l’ha sempre precorsa, decise in piena autonomia che avrei imparato a suonare il piano. Ne comprò quindi uno con annessa bisbetica ed isterica insegnate di solfeggio che, vista l’età, doveva essere stata compagna di catechismo di Beethoven (alcuni studiosi sostengono che il poverino sia diventato sordo pur di non sentirla sbraitare).

Furono mesi di dolori ai polsi, di dooo ooo ooo o, e di orride scale che portarono a vibranti proteste dei vicini di pianerottolo, il tutto per un infimo traguardo: sò massacrare con discreta perizia uno sconosciuto “Valzer delle Rose”.

Poi mi fù consentito di ritirarmi dai palcoscenici internazionali.

                              

Eppure, se lasciata libera, avrei adorato suonare la chitarra davanti ad un tramonto sul mare, i capelli lisci sciolti sulle spalle e le pene d’amore appena sepolte sotto lo sguardo di quel ragazzo di I liceo dai grandi occhi azzurri di cui ancora oggi ignoro il cognome.

Oppure, chiusa definitivamente la fase di latenza, avrei trovato estremamente piacevole saper suonare il violoncello, strumento che si pone tra le gambe e che, dopo “Le streghe di Eastwick”, non è più possibile considerare asessuato.

O anche, perché no, la batteria o il sax che per i miei orecchi lussuriosi emettono suoni con un certo non so chè... (ascolta un esempio).

Ma nessuno chiese mai un mio parere e non potei quindi ambire ad assurgere a novello Ringo Star o Dizzy Gilespie.

                                                                    

Nonostante tutti questi diabolici tentativi di boicottaggio conservai in fondo al cuore la passione per la musica e, da sola, mi interessai ai romantici “Il lago dei cigni di Cajkovskij” o la Sinfonia n.5 di Malher (sì, intorno ai sedici anni, ero molto, ma moolto romantica!).

                                     

Da adulta ho compreso quanto avrei potuto sapere su di un brano, quanto approfondimento è necessario per accostarsi ad esso con competenza, quante sottigliezze ci sono dietro a quei segni neri sullo spartito ma per me, come direbbe in un momento di sconforto persino il Maestro Manzi “E’ oramai troppo tardi!”.

Mi rimane l’ammirazione per chi ne sa più di me, il mio essere fan entusiasta di persone che si impegnano in campo musicale con risultati egregi come te, carissima amica e tuo marito, il Maestro Molinini.

                                             

Altro non ho da aggiungere. Confido nella tua clemenza verso un così miserevole esemplare di conoscitrice della musica quale fui e sono.

                               

 
 
 
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