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Creato da laura_torri il 18/12/2011

Il raccoglitore

ciapa e porta a ca'

 

da facebook

Post n°141 pubblicato il 01 Maggio 2013 da laura_torri

Ciao amici,

vogliate scusami se non trovo una sola ragione, per definire il 1 maggio la "festa dei lavoratori".

Per l'uomo il lavoro è importante, perché in ogni uomo che lavora c'è sempre una mente che pensa e provvede, c'è sempre una persona che fatica per sé, per i propri cari, per il bene dell'umanità.

Questa giornata, voglio dedicarla a tutta quella gente che ha perso la speranza, la dignità ma soprattutto la voglia di VIVERE...

Questo giornata, voglio dedicarla alle persone cha a causa del fallimento della propria attività lavorativa, hanno compiuto o sono in procinto di compiere azioni di suicidio.

Questo giornata, voglio dedicarla alle famiglie che in questo momento di crisi economica, hanno perso la loro casa, perché con i pochi soldi hanno preferito sfamare la propria famiglia, anziché prendersi a carico i nostri Governanti.

Questo giornata, voglio dedicarla alle persone che in questo momento di crisi, non hanno un lavoro (disoccupati, cassintegrati, e sodati).

Questo 1 Maggio, voglio dedicarlo a voi, 3 milioni di persone che vivete nell’incertezza, nella paura, nella più completa solitudine; per colpa di uno “STATO EGOISTA” , il quale é stato capace di calpestare e distruggere la dignità di un'intera Nazione. Andrea Mavilla.

 
 
 

Pace&Love

Post n°140 pubblicato il 28 Aprile 2013 da laura_torri
 

 

Ciao a tutti, io sono il Vince e sono uno dei fondatori del Movimento Catena Umana Attorno al Parlamento Italiano.

Sono il Responsabile della manifestazione che dal 21 Giugno 2013 ci porterà ad assediare Montecitorio.
I Politici che hanno portato in questa drammatica situazione il paese non solo non si sono dimessi ma sono addirittura ancora al potere. Con questo evento cercheremo di costringerli alle dimissioni e subito dopo ne chiederemo l'arresto per tradimento alla nazione, così come accaduto in Egitto con successo. 

Partecipare è un dovere di tutti gli italiani, basta Euro, basta pagare gran parte del debito Pubblico. Vogliamo un governo che pensi al bene del proprio popolo, non un governo che favorisce Banche e massoni. La manifestazione è pacifica, ma se non daranno le dimissioni, potremmo attaccare in massa montecitorio e licenziarli per sempre. Spero che possano capire che i loro tempi sono finiti... se vogliono guerra l'avranno.

Vi Aspetto Numerosi, con tende, sacchi a pelo, fornelli e tutto quello che serve per fare campo, occuperemo Roma fin tanto che ce ne sara' bisogno. Basta delinquenti nei palazzi del potere. L'Unica condanna in questi casi non la deve dare un giudice, ma Il POPOLO. 

Ciao il Vince

 
 
 

il dito medio

Post n°139 pubblicato il 19 Aprile 2013 da laura_torri

 

 

Si Stava meglio quando si stava peggio....
Solo un modo di dire...ma ne siamo proprio certi?
A questo punto ricordo con davvero grande nostalgia quando a 17 anni sn stata assunta come mio primo impiego nello studio di un commercialista.....allora le assunzioni erano a tempo indeterminato e si cercava di mantenere ben saldo il posto di lavoro non perchè nn se ne trovasse un altro (allora il lavoro cosidetto sicuro si trovava eccome e chi nn lavorava era solo ed esclusivamente perchè di lavorare non ne aveva voglia.....erano tempi diversi e per noi il potersi rendere economicamente autonomi era un modo come un altro per rendersi davvero indipendenti dai nostri genitori.....era impensabile anche solo il pensiero di farsi mantenere)ma semplicemente perchè il FAMOSO LIBRETTO DI LAVORO era un documento prezioso e se al giorno d'oggi cambiare lavoro con tanta facilita' significa avere piu' esperienza in diversi ambiti lavorativi (lavoro permettendo dal momento che è diventato un bene di lusso), allora se uno cambiava lavoro alla velocita' della luce, destava ai datori di lavoro negligenza e perplessita'.....insomma c'era qualcosa che non andava se uno cambiava sempre lavoro!!!!!
Sicuramente avevamo meno pero' quel meno bastava a fare sì che nn ci mancasse nulla.....internet nn c'era e meno male mi sento di dire.....dovevi sempre inventarti qualcosa e gli anni sn volati.....

Se ripenso a quegli anni non li cambierei mai con gli anni attuali della gioventu' di adesso....MAI e POI MAI.......staro' davvero invecchiando nn lo so....magari è una cosa normale affidarsi ai ricordi quando ti rendi conto che oggi come oggi nn c'è niente che vada per il verso giusto.....e allora non riesci nemmeno a immaginare un futuro......cioè se guardo avanti vedo solo un gran nebbione....a volte si dirada un po' e forma dei banchi di nebbia.....a tratti si vede un po' di chiaro.....tutto questo è davvero triste e dire che mi dispiace è davvero limitativo......

 

 
 
 

triccheballacche

Post n°138 pubblicato il 18 Aprile 2013 da laura_torri

 

 

Sono a casa con l'influenza così finalmente mi sn decisa a fare un post nel blog....consapevole del fatto che avere un blog deve essere un piacere e non un dovere.

Detto questo, dell'acqua sotto i ponti ne è passata dall'ultima volta che sn entrata qua......inutile dire che l'Italia sta sempre di ++++ toccando il fondo.....anzi lo ha gia' toccato e nn risale.....in aggiunta a tutte le cazzate (perchè nn è pensabile avere a che fare con una banda di pseudo politici che nn riesco ad accordarsi per fare un governo.....sembra un gioco di scommesse.....sicuramente d'azzardo) adesso ci viene comunicato (anche se gia' da tempo ventilava questa ignobile possibilita') che il comune di bologna svenda i suoi dipendenti alla fondazione ASP UNICA poichè nn ci sn i soldi per mantenere aperte le scuole pubbliche (intendo materne e nidi).....ieri alla assemblea ha partecipato una mia collega (io dovevo andare ma ho la febbre) queste le sue conclusioni:

 

"bene amici, ora ho le idee più chiare, dopo l'assemblea sindacale di oggi.
il nostro sindaco pd cioè di sinistra.....vuole cedere tutte le scuole dell'infanzia e i nidi all'asp irides, quindi saremmo la prima città italiana se non europea dove si verifica un totale disinteresse da parte dell'amministrazione rispetto alle sorti della SCUOLA PUBBLICA....
oggi siamo andate sotto il comune a liber paradisus a manifestare, ma ci aspettano periodi di grande battaglia...il primo punto importante è andare a votare il 26 maggio per il referendum (bisogna votare A) poi sensibilizzare i genitori e chi nemmeno si immagina cosa sta accadendo alle scuole.....sono molto amareggiata...."

 

ECCO QUESTO E' QUANTO.

Meno male che almeno è arrivata la primavera.....magra consolazione ma meglio che niente!!!

Un saluto a tutti.

 
 
 

la lettera

Post n°137 pubblicato il 19 Gennaio 2013 da laura_torri

 


"Grazie caro papà"

(trovate 5 minuti del vostro prezioso tempo per leggere questa lettera scritta dal figlio di Paolo Borsellino..)


Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l'esame di diritto commerciale, ero esattamente allo "zenit" del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del "taglio" fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell'attentato a Giovanni Falcone lungo l'autostrada Palermo-Punta Raisi.

Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull'accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola.

Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell'ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia. Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un momento di non ritorno. Era l'inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell'uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.

Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all'interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua.Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima. Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell'economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo "preparati" qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell'amico e collega Giovanni.

La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai abbastanza tardi, perlomeno rispetto all'orario in cui solitamente si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno (compresa la domenica) alle 5 del mattino per "fottere" il mondo con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti, come d'altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia, Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra, ci aveva invitati a pranzo il professore "Pippo" Tricoli, titolare della cattedra di Storia contemporanea dell'Università di Palermo e storico esponente dell'Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate stagioni estive.

Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia "loffia" domenicale tradendo un certo desiderio di "fare strada" insieme, ma non ci riuscì. L'avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre. Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega, mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre.Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell'85, quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati "deportati" all'Asinara, o quella dell'anno precedente, nel corso della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese. Ma quella era un'estate particolare, rispetto alle precedenti mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi all'apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone, lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni precedenti era riuscito ad assicurarci.

Così quell'estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e spensierati, era rimasta chiusa. Troppo "esposta" per la sua adiacenza all'autostrada per rendere possibile un'adeguata protezione di chi vi dimorava. Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello che sarebbe stato l'ultimo bagno nel "suo" mare e non posso dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D'Amelio, sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi quel sole e quel mare.Anche il pranzo in casa Tricoli fu un momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti. Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo, dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel "tenere comizio" come suo solito, decise di appisolarsi in una camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto, trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche di sigarette che lasciava poco spazio all'immaginazione.

Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno (restituitoci ancora bagnato dopo l'eccidio) e l'agenda rossa della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta. Mia madre lo salutò sull'uscio della villa del professore Tricoli, io l'accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina, sapevo che aveva l'appuntamento con mia nonna per portarla dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla. Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii.Ho realizzato che mio padre non c'era più mentre quel pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso dell'attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa. Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono salito sulla moto di un amico d'infanzia che villeggia lì vicino ed a grande velocità ci recammo in via D'Amelio.

Non vidi mio padre, o meglio i suoi "resti", perché quando giunsi in via D'Amelio fui riconosciuto dall'allora presidente della Corte d'Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna. Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all'interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell'esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell'ultima immagine del padre, è come se si fossero voluti salutare un'ultima volta.

La mia vita, come d'altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza "se" e senza "ma" a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in "familiari superstiti di una vittima della mafia", che noi vivessimo come figli o moglie di .....desiderava che noi proseguissimo i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva "Paolino" sin da quando avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il 20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo e, per il momento, unico nipote maschio.

Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo che ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza "farci largo" con il nostro cognome, divenuto "pesante" in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamo "montati la testa", rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l'onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra. E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l'avrebbe fatta.

Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ossia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben più grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall'evento drammatico che mi sono trovato a vivere.D'altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare dopo la morte di mio padre, una persona che in un modo o nell'altro avrebbe "sfruttato" questo rapporto di sangue, avrebbe "cavalcato" l'evento traendone vantaggi personali non dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto figlio di .... o perché di cognome fa Borsellino. A tal proposito ho ben presente l'insegnamento di mio padre, per il quale nulla si doveva chiedere che non fosse già dovuto o che non si potesse ottenere con le sole proprie forze. Diceva mio padre che chiedere un favore o una raccomandazione significa mettersi nelle condizioni di dovere essere debitore nei riguardi di chi elargisce il favore o la raccomandazione, quindi non essere più liberi ma condizionati, sotto il ricatto, fino a quando non si restituisce il favore o la raccomandazione ricevuta.

Ai miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita.

Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere

 

Avete letto? veramente molto toccante....

Buon week

 

 
 
 
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